Essere genitori
Homeschooling e scuola parentale, intervista ad una Mamma
Monica Gibertoni Negrini è una giovane mamma e moglie della provincia di Bologna. Ha rinunciato al mestiere di chimico per dedicarsi alla casa e alla crescente famiglia. Ha due figli, che educa a casa, e una piccola attività artigianale che si chiama Monnicraft.
Renovatio 21 ha deciso di intervistarla per farsi raccontare la sua esperienza personale e familiare legata all’homeschooling. Una necessità, insieme alla scuola parentale, oggi più che mai urgente.
Homeschooling e scuola parentale sono oggi più che mai necessità urgenti
Signora Gibertoni Negrini, da quando ha iniziato a praticare homeschooling?
In realtà da quando è nato il primo figlio, cinque anni fa. Non essendo mai andato a scuola, il nostro percorso è stato graduale e continuo. In maniera ufficiale però da due anni, da quando cioè ho cominciato ad insegnare anche a mia nipote, che ora ha 8 anni.
La nostra fede cattolica ci ha spinto a cercare altre forme di educazione più libere rispetto alle scuole tradizionali
Cosa è stato ad ispirare in Lei e in suo marito questo desiderio?
Tanti sono stati i motivi che ci convinsero e tuttora ci sostengono. In primis la nostra fede cattolica, che ci ha spinto a cercare altre forme di educazione più libere rispetto alle scuole tradizionali.
A questo si aggiungono: la naturalezza dell’apprendimento, il poter seguire gli interessi dei bambini senza forzarli in lezioni programmate, il poter approfondire liberamente argomenti che nelle scuole vengono tralasciati, il non dover immergere i bambini in ambienti o compagnie diseducativi o che comunque divergono dai nostri valori.
… la naturalezza dell’apprendimento, il poter seguire gli interessi dei bambini senza forzarli in lezioni programmate, il poter approfondire liberamente argomenti che nelle scuole vengono tralasciati, il non dover immergere i bambini in ambienti o compagnie diseducativi o che comunque divergono dai nostri valori
Infine, sicuramente i costi e la scarsa qualità degli insegnamenti nelle classi «pollaio», e l’assenza di scuole parentali adeguate in zona sono un ulteriore fattore che ha incoraggiato la nostra scelta.
Dove ed in quale modo ha raccolto informazioni su come iniziare?
Dapprima su Internet: ci sono alcuni blog o siti internet che possono fornire interessanti informazioni. Consiglio Edupar.org, controscuola.it, parentalicattoliche.it come siti per informazioni generiche, mentre per blog di esperienze personali consiglio Bimbi Felici a Casa, Imparo in famiglia e La Scuola non esiste..
Dopo questo periodo di studio, ho trovato altre famiglie locali che stavano già praticando homeschooling e grazie a loro abbiamo fugato ogni dubbio. Sebbene queste scelte educative siano personali, vedere esempi pratici è sempre utile.
… i costi e la scarsa qualità degli insegnamenti nelle classi «pollaio»
Qual è la differenza fra scuola parentale e homeschooling?
Si basano entrambi sullo stesso principio: i genitori sono direttamente responsabili dell’educazione dei figli. In particolare nella scuola parentale varie famiglie decidono di mettere insieme risorse, bambini e insegnano loro stessi o assumono insegnanti, mentre nell’homeschooling l’apprendimento è ristretto alla propria famiglia.
L’homeschooling ha il vantaggio di permettere di gestire il proprio tempo in maniera molto più libera ed essere totalmente autonomi a livello di programmi e metodologia
Non crede che il primo modello sia meglio del secondo?
Dipende. Nella scuola parentale sicuramente si ha il vantaggio di avere altri compagni, ma non sempre è un progetto attuabile. Occorre infatti trovare altre famiglie disposte a mettersi in gioco ed è importante avere valori comuni, per evitare divergenze.
Si può sempre partire con l’homeschooling e trovare altre famiglie in corso d’opera. L’homeschooling ha il vantaggio di permettere di gestire il proprio tempo in maniera molto più libera ed essere totalmente autonomi a livello di programmi e metodologia.
In italia sia le scuole parentali che le famiglie che fanno scuola a casa sono molto rare, sebbene sia legale e non ci siano problemi burocratici
L’Italia è ancora arretrata su questo aspetto rispetto, ad esempio, all’America?
Assolutamente sì. In italia sia le scuole parentali che le famiglie che fanno scuola a casa sono molto rare, sebbene sia legale e non ci siano problemi burocratici.
Negli Stati Uniti il modello di homeschooling è molto diffuso, e anche da parecchi anni: ci sono persino famiglie di seconda generazione. Esistono sussidi creati appositamente per aiutare le famiglie nell’insegnamento, convegni dedicati, ritrovi specifici. Un altro mondo.
Nella Costituzione è ben scritto che sono i genitori a possedere la responsabilità educativa e che l’obbligo sia di istruzione, non di frequentazione di una scuola pubblica o privata
Come mai secondo Lei?
Sicuramente l’impianto liberale statunitense ha favorito molto questa tendenza. E anche il modello di privatizzazione capillare con conseguente riduzione drastica di tasse scolastiche ha creato un terreno fertile per la creazione di una forma mentis più libera.
In Italia è tutto più rigido, si pensa che le scuole dell’infanzia siano obbligatorie solo perché tutti le frequentano e, sebbene nella Costituzione sia ben scritto che sono i genitori a possedere la responsabilità educativa e che l’obbligo sia di istruzione, non di frequentazione di una scuola pubblica o privata, nel senso comune non si ha conoscenza di queste possibilità.
Di fronte alle norme scellerate che prevedono di rinchiudere e imbavagliare i bambini come in uno zoo, sicuramente molti genitori stanno seriamente valutando di non mandare i figli a scuola
Crede che il modello di scuola post-Coronavirus possa spingere le famiglie ad affacciarsi su questa realtà alternativa?
Sicuramente sì, ricevo infatti tante richieste di informazioni in questo periodo. Di fronte alle norme scellerate che prevedono di rinchiudere e imbavagliare i bambini come in uno zoo, sicuramente molti genitori stanno seriamente valutando di non mandare i figli a scuola.
Per chi però è già nell’ambiente da prima della pandemia, queste misure non sono altro che l’ennesimo attentato alle libertà personali da parte del sistema scolastico.
Per chi però è già nell’ambiente da prima della pandemia, queste misure non sono altro che l’ennesimo attentato alle libertà personali da parte del sistema scolastico.
In molti, però, credono ancora che la scuola parentale o l’homeschooling sia qualcosa di particolarmente difficile da organizzare e sostenere. È così?
E’ sicuramente impegnativo, non potrei dire il contrario. Ma è ad esempio più semplice della didattica a distanza che i genitori hanno dovuto subire in questi ultimi mesi.
Fare da sé è più semplice, si tratta solo di trovare sussidi e metodologie più adatti a genitori e bambini. A livello economico è assolutamente sostenibile: a parte i testi da acquistare (anche se per la scuola primaria si ha diritto al bonus libri e quindi i testi sono gratuiti), e i materiali artistici, le uniche spese sono quelle per viaggi e visite guidate, che si sarebbero pagati anche frequentando la scuola pubblica.
A livello economico è assolutamente sostenibile
Quello che oggigiorno risulta più difficile da trovare è il tempo da dedicare ai propri figli. L’ideale è che uno dei genitori stia a casa, ma ci sono anche alcuni casi di genitori lavoratori che si organizzano su turni.
Per quale motivo un genitore dovrebbe diffidare dal sistema dell’istruzione pubblica?
Per il semplice fatto che ora più che mai lo Stato pretende di possedere i nostri figli e quindi vede i genitori unicamente come tutori, cercando loro di togliere la responsabilità educativa.
L’ideale è che uno dei genitori stia a casa, ma ci sono anche alcuni casi di genitori lavoratori che si organizzano su turni
La famiglia è la cellula della società, non lo Stato. Lo dimostra anche la deriva della scuola paritaria: dovendo dipendere da fondi pubblici, deve sottostare ai programmi ministeriali, con ben poca libertà di manovra.
È un caso che, nonostante ogni bambino sia diverso, l’insegnamento è preconfezionato e uniformante? Per lo sSato è sicuramente molto comodo avere tanti piccoli robottini politically correct e poco pensanti.
Ora più che mai lo Stato pretende di possedere i nostri figli e quindi vede i genitori unicamente come tutori, cercando loro di togliere la responsabilità educativa
La vostra personale esperienza a quali risultati vi ha portati fino ad ora?
Abbiamo bambini spontanei, felici, sereni, e tendenzialmente più preparati dei compagni scolarizzati. La sera magari siamo stanchi, ma felici del fatto di sapere di stare facendo la cosa giusta.
Ma i bambini non si sentono soli?
No, tutto sta nel gestire bene il proprio tempo. Oltre al fatto di avere fratelli (e cugini nel nostro caso), cerchiamo di trovare occasioni di socialità con altri amici in maniera costante: ritrovi con altre famiglie homeschoolers, pomeriggi al parco, attività sportive….
È un caso che, nonostante ogni bambino sia diverso, l’insegnamento è preconfezionato e uniformante?
Quello che vorrei inoltre far capire è che la socializzazione tanto propugnata nelle mura delle classi sovraffollate…beh è sopravvalutata. La vera socializzazione avviene con età trasversali, in occasioni spontanee (come le numerose gite che effettuiamo, o con le attività quotidiane all’aperto e in paese), ed è molto più istruttiva.
La famiglia è la cellula della società, non lo Stato. Lo dimostra anche la deriva della scuola paritaria
Cosa direbbe di fare, per prima cosa, ad una famiglia che vuole iniziare a fare homeschooling?
Di valutare bene gli aspetti positivi e negativi, al di là dei preconcetti e pregiudizi ben diffusi. Si tratta di una scelta importante e di grande impegno. Poi, di trovare esempi di questo tipo di educazione ed incontrare queste famiglie. Coinvolgere e parlare coi propri figli, che ne sono principalmente coinvolti.
E alle famiglie che vorrebbero costituire una scuola parentale?
Abbiamo bambini spontanei, felici, sereni, e tendenzialmente più preparati dei compagni scolarizzati
Di mettere nero su bianco una «carta dei valori», così da capire subito se il gruppo che si vuole creare sia omogeneo e di stesse vedute. Di non scoraggiarsi di fronte alla burocrazia. Magari cercando altre scuole parentali e chiedendo il loro aiuto si possono risolvere la maggior parte dei problemi.
Pensa che questi modelli, alla luce di quanto sta accadendo oggi, possano diventare modelli solidi per il presente e per il futuro dei nostri figli?
È l’unico modo per cercare di cambiare la società moderna. Inutile lottare contro le istituzioni continuando a sfruttarle nella quotidianità
Certamente, me lo auguro di tutto cuore. A mio parere è l’unico modo per cercare di cambiare la società moderna. Inutile lottare contro le istituzioni continuando a sfruttarle nella quotidianità. Come dicevo prima, la famiglia è la cellula della società, e i nostri figli sono il futuro. Investire su di loro, oltre a riprendere possesso della patria potestà, è fondamentale per formare una nuova generazione.
Cristiano Lugli
Essere genitori
Nuovo studio rivela la correlazione tra pornografia e abusi sessuali sui minori
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Social Sciences ha confermato, ancora una volta, i legami «tra pornografia e abuso sessuale sui minori». Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro modalità principali attraverso cui l’uso della pornografia si intreccia con l’abuso sui minori. Lo riporta LifeSite.
L’articolo tratta della questione del modellamento sociale: i bambini tendono spesso a imitare ciò che vedono nella pornografia, il che può sfociare in comportamenti sessuali dannosi tra coetanei. Ad esempio, una terapista ha raccontato il caso di un bambino di 11 anni che ha replicato sul fratellino di 3 anni alcune scene osservate nella pornografia.
Vi è poi il fenomeno della normalizzazione: la pornografia può far percepire come «normali» comportamenti sessuali abusivi e irrealistici agli occhi dei bambini, o di chiunque la consumi. Molti operatori dei servizi sociali hanno riferito che le loro giovani assistiti di sesso femminile hanno subito strangolamenti durante i rapporti sessuali, perché i ragazzi adolescenti sono stati indotti dalla pornografia a considerarlo un comportamento sessuale standard.
Vi è inoltre il rischio di adescamento: gli abusatori utilizzano frequentemente materiale pornografico per mostrare ai bambini, come strategia per desensibilizzarli agli abusi sessuali.
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Gli abusatori spesso sfruttano la pornografia per controllare e manipolare le vittime, ad esempio minacciando di rivelare il consumo di materiale pornografico da parte del minore o di diffondere immagini sessualmente esplicite del minore stesso.
Lo studio, intitolato «Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell’infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori», è stato realizzato da docenti della New York University, dell’Università dell’Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University.
«L’esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo», hanno osservato gli autori. «L’età media della prima esposizione è la prima o la media adolescenza, con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l’84%. Il consumo di pornografia può influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti sessuali sia negli adolescenti che negli adulti. In questo contesto, rappresenta una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani».
In altre parole, la pornografia sta socializzando bambini e minori a un’ideologia sessuale straordinariamente crudele, violenta e degradante che si insinua in ogni aspetto della vita. Lo studio si è basato su dati qualitativi derivanti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore.
Gli intervistati hanno identificato negli smartphone dei bambini il problema principale. Claire, direttrice esecutiva di un CAC (Centro per l’infanzia), ha osservato: «I genitori non tolgono il telefonino (…) perché hanno paura di essere dei “cattivi genitori”». Un altro educatore ha affermato che i bambini si imbattono spesso in materiale pornografico su YouTube, anche quando cercano contenuti innocui come i cartoni animati: «Il genitore si alza, i bambini camminano e… il contenuto suggerito è porno hardcore, porno tripla X». Vale la pena citare per intero l’avvertimento degli autori sulla tecnologia con accesso a Internet:
Uno dei fattori di rischio più rilevanti emersi dalle nostre interviste riguarda l’accesso illimitato o insufficiente dei bambini a Internet tramite dispositivi come console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all’insaputa dei genitori. Marie, un’intervistatrice forense, ha sottolineato i numerosi dispositivi con accesso a Internet a cui i bambini hanno accesso. Natalie, una psicologa clinica, ha fatto eco ad altri partecipanti, paragonando i moderni cellulari a «mini-computer… che si tengono in mano» dotati di connessione a Internet.
Oltre a ciò, diversi partecipanti si sono concentrati in particolare sull’importanza dei social media, come ha evidenziato Nicholas, un altro intervistatore forense: «Quando sono usciti i telefoni con Internet (…) questo ha permesso ai criminali di entrare in contatto con i bambini (…) tramite Snapchat, Facebook e simili». Angela, un’infermiera specializzata in pediatria, ha concordato: «Non saprei dire quanti bambini di cui mi sono presa cura hanno incontrato (un criminale) conosciuto tramite i social media».
Lo studio ha inoltre confermato precedenti risultati già trattati più volte in questo spazio. «Ho notato che più precocemente una persona è stata esposta alla pornografia, maggiore è la probabilità che attualmente guardi pornografia violenta», ha affermato Natalie, una psicologa pediatrica. Questo porta a visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso in generale.
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«Non si tratta nemmeno di una semplice decisione cognitiva del tipo “È così che trattiamo le donne adesso” o “È così che dovremmo essere trattate come donne”… ora è “È così che proviamo piacere adesso”», ha detto Natalie. «Quindi, un uomo forse non riesce nemmeno ad avere un rapporto sessuale se non è in qualche modo aggressivo e violento… Stiamo parlando di strangolamento vero e proprio, di colpire qualcuno con qualcosa, di dare pugni, di immobilizzare, di quel genere di comportamento».
Carly, un’infermiera specializzata in casi di violenza sessuale, ha riscontrato la stessa dinamica: adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia. «Credo che la pornografia influenzi la violenza sessuale e i comportamenti sessuali in moltissimi modi», ha affermato.
Gli autori sostengono la necessità di un’educazione sessuale che includa gli aspetti digitali, di approcci basati sulla consapevolezza del trauma e individuano la pornografia come una delle «zone di violenza» che conducono all’abuso sui minori, ma questo non è chiaramente sufficiente.
Dinanzi ad evidenze scientifiche come queste la politica dovrebbe senza indugio optare per la censura totale della pornografia in ogni Paese. Il rischio è quello di perdere un’intera generazione, o forse due, dopo le generazioni devastate dalla cosiddetta «liberazione sessuale».
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L’AI progettata per gli adulti sta silenziosamente alimentando i giocattoli dei bambini
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Modelli di Intelligenza Artificiale limitati ai bambini, ma che continuano ad alimentare i giocattoli
Molte aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale affermano di vietare ai minori l’utilizzo diretto delle proprie piattaforme chatbot. Alcune limitano l’accesso agli utenti di età superiore ai 13 anni, mentre altre impongono limiti di età ancora più elevati. «OpenAI, Anthropic e xAI hanno tutti dichiarato pubblicamente che i loro chatbot non sono destinati ai bambini e non consentono agli utenti di età inferiore ai 13 anni di accedere direttamente ai loro modelli. Nemmeno Meta, stando alle sue condizioni d’uso», hanno scritto gli autori del rapporto PIRG. Google ha regole esplicite contro l’utilizzo dell’API Gemini nei prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, PIRG ha scoperto che queste stesse aziende consentono a sviluppatori esterni di accedere ai loro sistemi di intelligenza artificiale e di integrarli in prodotti di consumo, compresi i giocattoli. Ad esempio, ChatGPT permette agli sviluppatori di utilizzare i suoi prodotti, tramite la sua API, per creare applicazioni per bambini. Un’API è un insieme di regole e protocolli che consente a due diversi programmi software di comunicare tra loro e scambiarsi dati. ChatGPT, di proprietà di OpenAI, vieta l’uso della sua API solo nei casi in cui venga utilizzata per creare prodotti che potrebbero «sfruttare, mettere in pericolo o sessualizzare chiunque abbia meno di 18 anni». Tuttavia, sembra anche incoraggiare tali usi offrendo esempi di suggerimenti chiaramente rivolti ai bambini. PIRG ha scoperto 20 giocattoli dotati di intelligenza artificiale venduti online utilizzando la tecnologia di OpenAI. Tra questi, Bondu, un dinosauro di peluche commercializzato per bambini dai 4 agli 8 anni, e l’orsacchiotto «compagno di conversazione intelligente con intelligenza artificiale» in vendita online su Walmart. Anche FoloToy, che OpenAI ha dichiarato di aver bandito dopo che una ricerca di PIRG ha scoperto che trattava argomenti sessuali con i bambini e forniva loro istruzioni dettagliate su come accendere un fiammifero, è ancora in commercio. Ad esempio, sebbene l’API di Google vieti esplicitamente agli sviluppatori di utilizzare l’Intelligenza Artificiale generativa Gemini in prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni, PIRG ha scoperto giocattoli, tra cui un peluche chiamato BubblePal e un piccolo robot chiamato Miko, che utilizzano l’intelligenza artificiale di Google. Il rapporto di PIRG evidenzia una contraddizione nel modo in cui vengono regolamentati gli strumenti di intelligenza artificiale: la tecnologia può essere considerata inadatta ai bambini sulle piattaforme delle stesse aziende, eppure continua ad alimentare giocattoli progettati per loro. «Il risultato è un mercato per prodotti di Intelligenza Artificiale per bambini in cui il compito di garantire la sicurezza dei minori è in gran parte affidato a terze parti non verificate», ha scritto PIRG.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Secondo i ricercatori, le aziende non pongono quasi nessuna domanda.
Per testare la difficoltà di costruire un giocattolo basato sull’intelligenza artificiale, i ricercatori del PIRG hanno tentato di registrarsi come sviluppatori presso diverse importanti aziende del settore. Secondo quanto affermato, il processo richiedeva un controllo molto limitato. Si sono registrati usando il nome «PIRG AI Toy Inc» per rendere evidente che potrebbero star progettando prodotti basati sull’intelligenza artificiale per bambini. Quattro delle cinque aziende di intelligenza artificiale — Google, Meta, OpenAI e xAI — «non hanno posto domande di verifica sostanziali, richiedendo solo informazioni di base come un indirizzo email e una carta di credito, e una casella da spuntare per confermare di aver letto le clausole in piccolo», afferma il rapporto. Solo un’azienda, Anthropic, ha chiesto se gli sviluppatori intendessero creare prodotti per minori. Secondo i ricercatori, la scarsa supervisione facilita l’integrazione di potenti sistemi di Intelligenza Artificiale in prodotti destinati ai bambini. Dopo aver ottenuto l’accesso ai modelli, il team di PIRG ha tentato di creare un proprio giocattolo basato sull’Intelligenza Artificiale. «Una volta ottenuto l’accesso da sviluppatore, abbiamo creato un chatbot che simulava un orsacchiotto di peluche dotato di intelligenza artificiale per bambini su tre delle piattaforme», si legge nel rapporto. «Ognuno ha richiesto meno di 15 minuti». Hanno aggiunto: «ora è più facile che mai per chiunque creare applicazioni di intelligenza artificiale senza molta esperienza o competenze specializzate, inclusi prodotti per bambini».Aiuta Renovatio 21
I giocattoli dotati di intelligenza artificiale ascoltano, imparano e plasmano le giovani menti
Nel suo ultimo rapporto sui giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale, PIRG ha osservato che tali giocattoli sollevano anche preoccupazioni in merito alla privacy e all’influenza emotiva. Molti giocattoli includono microfoni o telecamere che permettono loro di ascoltare le conversazioni dei bambini. «I giocattoli dotati di intelligenza artificiale registrano le conversazioni dei bambini», hanno scritto i ricercatori del PIRG, sottolineando che alcuni prodotti raccolgono anche dati aggiuntivi, tra cui immagini o informazioni biometriche. «Come verranno utilizzati in futuro i dati sul comportamento dei bambini come questi? Che tipo di applicazioni potrebbero essere create? Il potenziale di sorveglianza di massa, manipolazione, lavaggio del cervello e distorsione della realtà è inimmaginabile!» ha dichiarato Tim Hinchliffe, direttore di The Sociable, a The Defender. Anche gli esperti di sviluppo infantile hanno espresso preoccupazioni riguardo agli assistenti virtuali basati sull’Intelligenza Artificiale per i bambini. «Non sappiamo quali effetti possa avere un amico virtuale basato sull’intelligenza artificiale in tenera età sul benessere sociale a lungo termine di un bambino», ha affermato Kathy Hirsh-Pasek, Ph.D., professoressa di psicologia alla Temple University e ricercatrice senior presso la Brookings Institution. «Se i giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale vengono ottimizzati per essere coinvolgenti, si rischia di soffocare le relazioni reali nella vita di un bambino, proprio quando ne ha più bisogno», ha aggiunto. «Oltre a raccogliere enormi quantità di dati sui bambini, inserire chatbot basati sull’intelligenza artificiale nei giocattoli è come avere dei mini robot influencer che sussurrano nelle orecchie dei bambini», ha affermato Hinchliffe. «Non solo li ascoltano, ma conversano con loro, plasmando le loro percezioni e distorcendo la loro realtà». Secondo alcuni, i bambini sono molto suggestionabili e non sempre possiedono le capacità per distinguere tra giocattoli dotati di intelligenza artificiale e persone reali. «La mente dei bambini piccoli è come una spugna magica. È predisposta ad attaccarsi», ha spiegato la dottoressa Jenny Radesky, pediatra specializzata in disturbi dello sviluppo e del comportamento, in un parere consultivo di Fairplay del 2025 sui giocattoli con intelligenza artificiale, firmato da circa 80 esperti e 80 organizzazioni. «Questo rende incredibilmente rischioso dare loro un giocattolo dotato di intelligenza artificiale che percepiranno come senziente, affidabile e parte normale delle relazioni», ha aggiunto.Rischi nascosti: l’esposizione dei bambini alle radiazioni wireless
I giocattoli dotati di intelligenza artificiale devono connettersi in modalità wireless a Internet per funzionare. Qualsiasi dispositivo che necessiti di una rete wireless per funzionare emetterà probabilmente livelli dannosi di radiazioni a radiofrequenza (RF), ha affermato Miriam Eckenfels, direttrice del programma sulle radiazioni elettromagnetiche (EMR) e wireless di Children’s Health Defense. Ha affermato che i bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi delle radiazioni wireless perché hanno il cranio più sottile, la testa più piccola e un sistema nervoso in via di sviluppo. Ha aggiunto: «una delle principali raccomandazioni per ridurre l’impatto delle radiazioni a radiofrequenza è quella di tenere le sorgenti a distanza dal corpo. Pertanto, se questa tecnologia è integrata nei giocattoli, è probabile che i bambini li tengano vicini, ci dormano insieme, ci stiano seduti per lunghi periodi di tempo o li tengano vicino alla testa, cosa che sconsigliamo vivamente». «Sappiamo fin troppo sui pericoli delle radiazioni wireless per poterle sottovalutare». Eckenfels ha citato una recente ricerca del dottor Paul Héroux, che ha stabilito un collegamento tra le radiazioni elettromagnetiche e il diabete di tipo 2, come uno dei molti gravi effetti sulla salute che i bambini possono subire a causa di tale esposizione. «Non è certo qualcosa a cui vogliamo che i nostri figli siano esposti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’integrazione della tecnologia wireless nei giocattoli può avere conseguenze devastanti a lungo termine e dovremmo essere molto cauti al riguardo», ha affermato. Meta, Google, Anthropic e OpenAI non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento. Brenda Baletti Ph.D. © 6 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Bambini nella neve, bambini nel bosco: pedolatria olimpica e pedofobia di sistema
Un bambino di undici anni è stato lasciato a terra dall’autista della corriera di linea che doveva riportarlo a casa dopo la scuola, da San Vito a Vodo di Cadore, perché il biglietto ordinario, di cui pure era in possesso, non era valido in costanza di celebrazioni olimpiche. Così, se ne è ritornato a piedi camminando all’imbrunire per sei chilometri e due ore. Per fortuna è arrivato alla meta sano e salvo.
Il signor Salvatore Russotto, dipendente della ditta di trasporti responsabile del misfatto, si è scusato con la famiglia del piccolo e si è detto mortificato per non aver avuto la prontezza di trovare lì per lì una soluzione congrua alle circostanze, soprattutto all’età del viaggiatore. Ha semplicemente fatto – automaticamente e stolidamente – quello che gli era stato detto di fare. «L’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque». «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato, chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia». «Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare».
È stata aperta un’inchiesta; intanto, il signor Russotto ha ricevuto un provvedimento di sospensione dal lavoro a tempo indeterminato. E intanto, la ditta opera a pieno regime.
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Sulla vicenda, che ha suscitato un grande clamore mediatico, si sono scatenati i commentatori sociali compulsivi invocando punizioni esemplari verso l’unico birillo esposto alla pubblica gogna e al libero insulto: l’autista disumano.
Ma ai giustizieri sommari, agli incontinenti da tastiera e in genere a coloro cui va bene così – capro espiatorio e via – andrebbe mostrata qualche altra faccia di quello che sembra un monolite, nella realtà è un poliedro. Perché, guardando all’insieme, il quadro forse si fa un po’ diverso, e come sempre c’è un dito e c’è una luna.
A partire dalla trovata del biglietto olimpico, che non è un’invenzione del signor Russotto. Per viaggiare da scuola a casa, infatti, l’undicenne avrebbe dovuto davvero esibire il biglietto speciale ultramaggiorato (di quattro volte tanto) imposto a chiunque, per qualsiasi motivo, tocchi percorrere un pezzo qualsiasi della tratta Calalzo-Cortina e viceversa durante il lungo arco temporale investito dai giochi invernali.
Per muoversi su e giù per la valle con mezzi privati, ai residenti e persino ai lavoratori abituali, è richiesto un permesso speciale, proprio allo scopo di disincentivare l’uso dell’auto a favore dei trasporti pubblici. Che però, appunto, costa(va)no una follia. Un modo come un altro, insomma, per costringere tutti, nessuno escluso, a prendere parte all’ultimo opulento rituale collettivo, offrendo sacrifici – non a Zeus, ma ad altre divinità sopravvenute.
Solo dopo il fattaccio, la provincia ha cercato di salvare la faccia: in prima battuta, con grande sprezzo del ridicolo, ha graziosamente concesso ai residenti che ne facessero regolare domanda di provare a ottenere un rimborso dei biglietti già acquistati, fino a esaurimento fondi, e tanti auguri; poi, crepi l’avarizia, ha addirittura ripristinato, per i residenti, il prezzo consueto dei biglietti.
Ci si chiede: serviva una storia come questa, e i riflettori puntati addosso a una fettina del sistema che sta dietro ai lustrini, per portare alla luce una fettina del latrocinio che si consuma all’ombra dei giochi? Perché di latrocinii e di sfregi e di soprusi olimpici in danno dei territori e dei loro abitanti, di lavoratori e di studenti, di incolpevoli cittadini e di poveri contribuenti, è difficile ormai tenere il conto. Per conferma, chiedere ai milanesi.
Ma non è tutto qui. Il tempismo e il genio risolutore delle istituzioni si sono magicamente manifestati – stavolta sub specie Malagò – anche nei confronti del bambino, al quale è stato offerto un ruolo nella cerimonia di apertura delle olimpiadi a titolo di compensazione. Motivazione a favor di telecamera: «per scaldargli il cuore». Famiglia entusiasta, dice festante la mamma: «siamo increduli, dalle stalle alle stelle». Da una scarpinata, insomma, è nata una star: giornaloni, trasmissioni TV, parti in commedia (occhio ora al San Remo all’orizzonte), foto, luci e sipari.
Dalla favola resta fuori l’autista, privato dello stipendio in attesa del verdetto della ditta di cui è dipendente. Non escludiamo che in questo tripudio di gioie, una volta scontata un po’ di graticola, ne uscirà graziato, e l’immagine dell’azienda lucidata a festa anche lei. Perché le Olimpiadi rendono tutti più buoni e più belli, dentro e fuori, come dice la pubblicità. Certo è che, nel mentre, il signor Russotto sta materialmente pagando: paga il proprio zelo spinto fin oltre il dovuto.
E qui sommessamente ricordiamo che, come lui, hanno agito tanti suoi colleghi in tempo di altri lasciapassare, quando ai bambini senza tessera verde era impedito di salire sul bus, o addirittura venivano costretti a scendere a corsa iniziata, magari in mezzo al nulla. Eppure, nessuno allora si stracciava le vesti. Anzi, la gente plaudiva ai bravi controllori, ai diligenti gregari rispettosi delle regole, perché è così che si fa: gli infedeli al culto di Stato andavano puniti in modo esemplare, senza limiti di età. Ai bambini si poteva infliggere impunemente ogni sorta di vessazione e infatti ogni sorta di vessazione è stata loro inflitta, nell’invasamento orgiastico fomentato da raffiche di dpcr e dalla loro libera interpretazione a senso unico non alternato. Si stava celebrando un altro rito, allora, i cui effetti devastanti sono oggi manifesti, e sono incalcolabili.
Evidentemente quella lezione lì qualcuno l’ha imparata, senza accorgersi che nel frattempo la scena era mutata, che ora vige in via provvisoria un’altra religione, e che i suoi sacerdoti preferiscono indossare la maschera dei difensori dell’infanzia perché si porta bene, e poi perché nella nuova fiction ecumenica manca un nemico oggettivo sul quale sfogare sadismi repressi, manca l’elemento dissenziente sul quale infierire: manca il mostro – o mostriciattolo – no vax.
La piega pedolatrica olimpica serve a lavarsi la coscienza, ad autoconvincersi e a convincere il pubblico pagante che questa società, pedofoba e pedofila, è una società che difende i bambini.
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E invece i bambini sono le sue prede privilegiate e fuori dalle quinte degli spettacoli di distrazione di massa continuano a essere programmaticamente maltrattati, indottrinati, manipolati, strappati alle loro mamme e ai loro papà se refrattari alle liturgie. Continuano a soffrire, defraudati di tutto quanto dovrebbe spettare all’età dello stupore e della scoperta.
Il paradigma con cui dobbiamo fare i conti non è, come vorrebbero farci credere, la bella festa di Riccardo, eroe olimpico per caso e per magnanimità dei potenti. Il vero paradigma è il Forteto, è l’infinita serie di famiglie dilaniate dai servizi sociali, è la scientifica distruzione della casa nel bosco e di mille altre case sui cui muri gli addetti alla sorveglianza hanno individuato una crepa attraverso la quale far penetrare la zampa del lupo, più o meno travestito. Storie dove manca il finale in cui vissero tutti felici e contenti grazie a un intervento dall’alto.
Nessuna carica istituzionale interverrà a fermare i lupi (che non sono gli autisti di autobus) e a consolare quel fiume carsico di dolore allo stato puro che scorre ovunque sotto di noi; nessuno arriverà mai a «scaldare il cuore» di quei bambini.
La vera guerra da cui proteggere i corpi e le anime dei nostri piccoli è una guerra silenziosa che ci tocca combattere da soli, a mani nude.
Elisabetta Frezza
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