Economia
Grecia e Malta si oppongono alle ultime sanzioni UE alla Russia
Grecia e Malta si oppongono alla proposta dell’Unione Europea di vietare tutti i servizi marittimi legati al petrolio greggio russo, configurandosi come i principali ostacoli all’approvazione del 20° pacchetto di sanzioni del blocco nei confronti di Mosca.
La misura in discussione, avanzata dalla Commissione europea la scorsa settimana, sostituirebbe l’attuale price cap del G7 con un divieto assoluto su tutti i servizi di trasporto, assicurazione e portuali forniti dall’UE per il petrolio greggio russo, a prescindere dal prezzo di acquisto.
Lunedì, nel corso di una riunione degli ambasciatori dell’UE, Grecia e Malta hanno manifestato le loro riserve, temendo che tale cambiamento possa arrecare gravi danni al settore marittimo europeo e contribuire a un aumento dei prezzi dell’energia, come riportato da Bloomberg sulla base di fonti informate.
Secondo Lloyd’s List, autorevole pubblicazione del settore con sede a Londra, i funzionari della Commissione europea stanno attualmente conducendo negoziati interni con Atene e La Valletta. Dati analitici della testata indicano che le petroliere di proprietà o sotto controllo di armatori dell’UE – nella stragrande maggioranza greci – hanno gestito il 19% delle spedizioni di petrolio russo nel mese scorso.
La Grecia possiede la flotta di petroliere più grande al mondo. Un divieto totale sui servizi renderebbe immediatamente queste navi incapaci di trasportare petrolio russo, anche quello acquistato legalmente al di sotto del tetto attuale di 44,10 dollari al barile, provocando l’annullamento di numerosi contratti e perdite economiche rilevanti per l’industria navale ellenica.
Malta, d’altra parte, amministra uno dei registri navali più estesi a livello globale. La proposta di divieto metterebbe a rischio le entrate derivanti dal suo ruolo di Stato di bandiera.
Il ventesimo pacchetto di sanzioni dovrebbe essere finalizzato entro il 24 febbraio, esattamente quattro anni dopo l’escalation del conflitto in Ucraina. Grecia e Malta dispongono di diritto di veto sulle decisioni in materia di sanzioni dell’UE, per cui la misura non potrà essere adottata senza il loro consenso.
Dal 2022, i paesi occidentali hanno applicato sanzioni severe alla Russia, colpendo in particolare il suo commercio petrolifero attraverso il price cap sulle spedizioni e la black list di singole navi.
Le autorità occidentali accusano Mosca di aver creato una cosiddetta “flotta ombra”. Nelle scorse settimane, marine statunitense, britannica e francese hanno sequestrato diverse petroliere sospettate di violare le sanzioni. Il Regno Unito starebbe inoltre preparando il lancio di una flotta di droni marittimi per intercettare e sequestrare imbarcazioni collegate alla Russia.
I funzionari russi hanno definito questi sequestri una «palese violazione» del diritto internazionale marittimo. Mosca sostiene inoltre che le sanzioni non abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati e che la Russia sia riuscita ad adattarsi con successo alle restrizioni imposte.
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Economia
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Economia
Washington lancia un’offensiva economica contro l’Iran
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha reso noto un nuovo pacchetto di sanzioni ai danni dell’Iran e ha avvertito che qualsiasi nazione continui a mantenere rapporti finanziari con Teheran rischia di essere tagliata fuori dal sistema del dollaro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’Iran in un «paese emarginato economicamente».
Le misure colpiscono quasi 60 soggetti – società, persone fisiche e navi – operanti in più giurisdizioni, accusati di trafficare «tecnologie nucleari e missilistiche illecite» con l’Iran, di sostenere le «operazioni informatiche» iraniane e di trasportare petrolio iraniano, come comunicato lunedì dal Dipartimento del Tesoro. Più di un terzo dei destinatari – 21 – ha sede in Cina.
Il Tesoro ha inoltre segnalato asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi come settori che potrebbero finire sotto sanzioni secondarie.
Durante la conferenza stampa di lunedì Bessent ha annunciato l’avvio dell’«Operazione Esclusione Economica», definita «un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo».
Il segretario del Tesoro USA ha precisato che Washington punirà ogni Paese che non interrompa i propri rapporti economici con Teheran: «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha detto, aggiungendo che «il conto alla rovescia è appena iniziato».
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Secondo i dati più aggiornati della Banca Mondiale, l’Iran esporta verso 147 Paesi e importa da 114. Interrogato su come gli Stati Uniti pensino di costringere circa tre quarti delle nazioni del mondo a cessare i commerci con l’Iran, Bessent ha riferito che il presidente Donald Trump ha chiamato diversi leader nel fine settimana «con richieste specifiche di cessare le loro interazioni» con Teheran e che a ciascuno è stata assegnata «una scadenza precisa» per adeguarsi.
L’Iran ha replicato che «nemmeno una goccia» di petrolio uscirà dal Golfo qualora la regione si allineasse al piano americano.
Bessent non ha voluto entrare nei dettagli, spiegando ai giornalisti che «non faremo nomi» e che non avrebbe «stabilito delle tempistiche». Alla domanda se Washington si aspetti che la Cina, principale partner commerciale dell’Iran, rispetti le sanzioni, non ha dato una risposta netta.
«Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso la diplomazia discreta. E ci confrontiamo apertamente con ogni Paese per comunicargli le nostre aspettative. Noi sappiamo chi sono. Loro sanno chi sono», ha dichiarato, aggiungendo che «nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi».
A Teheran le minacce sono state liquidate. Il negoziatore di alto livello Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X, dopo la conferenza di Bessent: «Gli americani sanno che nessuno si lascia ingannare dalle loro spacconate».
«Gli Stati Uniti non sono in una posizione economica tale da poter ulteriormente limitare le proprie relazioni con altri Paesi», ha osservato il Ghalibaffo. «I partner commerciali dell’Iran, sia attraverso i media che tramite i messaggi che ci hanno inviato, hanno chiarito di non tenere minimamente in considerazione queste dichiarazioni».
Domenica Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Ormuzzo» se gli Stati del Golfo aderiranno alla campagna di pressione economica USA. Se Trump «vuole fare qualcosa, reagiremo in modo dirompente», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Trump aveva minacciato l’Iran di un «D-Day economico» dopo la scadenza, senza risultati, della finestra di 60 giorni per negoziare escludendo un ritorno al tavolo, tuttavia lunedì il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, i cui poteri sono stati appena ampliati, è arrivato a Teheran nel tentativo di riaprire i colloqui.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
L’UE sblocca 90 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di armi
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