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Bioetica

Google e il piano per sterminare le zanzare sterilizzandole

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di un articolo apparso sulla testata Blomberg. Il tema della modificazione genetica e della sterilizzazione degli insetti sarà trattato in profondità in altri articoli. I rischi di una tracimazione di questa tecnica anche nei confronti del genere umano – già piagata da una non ancora del tutto spiegata bassa fertilità – speriamo siano evidenti ai lettori. Riuscite ad immaginare uno scenario dove la voce della scienza, che al momento tuona per la vaccinazione universale, chiede ed ottiene dagli Stati la sterilizzazione di massa? Noi sì, quindi ne scriveremo ancora ed ancora. Preparatevi: perché per Big Pharma, per la Necrocultura e per lo Stato-Moloch noi siamo, letteralmente, poco più che insetti.

 

 

I ricercatori della Silicon Valley stanno attaccando le sanguisughe volanti nella contea di Fresno in California. È la prima salva di una improbabile guerra per la Alphabet Inc., la società di Google: debellare tutto il mondo dalle malattie causata dalle zanzare.

 

Un furgone bianco Mercedes con tetto alto girava attraverso la distesa di sobborghi e l’area commerciale, mentre uno sciame di zanzare maschio del tipo Aedes aegypti, usciva all’improvviso da un tubo di plastica nero, dal finestrino sul lato del passeggero. Questi parassiti sono minuscoli e invisibili, con un’apertura alare di pochi millimetri.

Zanzare mature all’interno di un contenitore protetto nella fabbrica di zanzare del laboratorio di Verily.

«Senti quel leggero suono picchiettante?» dice Kathleen Parkes. una portavoce della Verily Life Sciences, un’unità di Alphabet. Sta seguendo il furgone con la sua auto, con il finestrino aperto. «Come un du-du-du? Quello è il rilascio delle zanzare».

 

Jacob Crawford, uno scienziato senior della Verily che viaggia con Parkes, inizia a descrivere una tecnica di controllo delle zanzare che ha un potenziale impressionante. Questi esseri infestanti, spiega, sono stati fatti riprodurre negli ambienti ultra high tech del sistema automatizzato di allevamento di zanzare della Verily, 200 miglia a Sud di San Francisco. Sono stati infettati con la Wolbachia, un comune batterio. Quando queste 80.000 zanzare maschio allevate in laboratorio e infette da Wolbachia si accoppiano con le loro femmine allo stato brado, il risultato è uno sterminio silenzioso: la progenie non si schiude.

Le zanzare sono state fatte riprodurre negli ambienti ultra high tech del sistema automatizzato della Verily, 200 miglia a Sud di San Francisco. Sono stati infettati con la Wolbachia, un comune batterio. Quando queste 80.000 zanzare maschio allevate in laboratorio e infette da Wolbachia si accoppiano con le loro femmine allo stato brado, il risultato è uno sterminio silenzioso: la progenie non si schiude

 

Meglio dire 79.999. «Una ha appena urtato il parabrezza», dice Crawford.

 

L’eliminazione della malattia trasmessa dalle zanzare è una cosa seria per Alphabet, benchè sia solo una delle molte iniziative da parte della compagnia, sulla salute, la cura e le scienze biologiche. Attraverso Verily e altri branche della compagnia, Alphabet sta studiando le lenti a contatto smart, applicazioni intelligenti per la cura della salute, e i meccanismi molecolari dell’invecchiamento. Solo in questo mese, Google ha assunto David Feinberg, l’amministratore delegato della Geisinger Health, per sovrintendere le sue molte iniziative sanitarie.

 

Verily sorveglia attentamente la sua tecnologia. Ma è logico che se riuscisse a rendere il controllo delle zanzare facile e abbastanza economico, avrebbe tra le mani un’offerta lucrativa. Molti governi e aziende da tutto il globo potrebbero essere felici di pagare per una soluzione ai loro problemi con le zanzare.

 

Nel clima arido della Central Valley in California, le A. aegypti (zanzara della febbre gialla, NdT) sono odiate per via della loro terribile puntura. Ma là, almeno, non trasmettono la malattia, come solitamente fanno. Altri luoghi non sono così fortunati. Questa specie di zanzare è tra le più mortali al mondo, che nei tropici e nei sub-tropici, diffonde malattie come la febbre dengue e la malattia chikungunya. Le malattie trasmesse dalla sua puntura uccidono decine di migliaia di persone ogni anno e ne infettano milioni altri. Rilasciare nella natura zanzare infettate dalla Wolbachia, alla fine eliminerà intere popolazioni di zanzare mortali e le malattie che esse trasmettono.  

 

Almeno questo è il progetto, se le prove sul campo in California danno risultati. Ogni mattina, nella stagione delle zanzare – che va da aprile a novembre – il furgone, con la scritta «Debug Fresno», gira tra i verdeggianti viali residenziali pieni di case a più piani. In luoghi predeterminati, un algoritmo, rilascia automaticamente un numero precisamente calcolato di zanzare, contando ogni singolo insetto con l’aiuto di un laser presente all’interno del furgone.

 

Dato che gli sforzi per eliminare le malattie portate dalle zanzare sono aumentati, emergono alcuni approcci diversi. Bill Gates, ha impegnato da sole più di 1 miliardo di dollari per le tecnologie che potrebbero essere d’aiuto nel debellare la malaria, inclusi degli sforzi controversi di modificare geneticamente le zanzare.

Bill Gates, ha impegnato da sole più di 1 miliardo di dollari per le tecnologie che potrebbero essere d’aiuto nel debellare la malaria, inclusi degli sforzi controversi di modificare geneticamente le zanzare

 

L’approccio della Verily fa affidamento su una strategia molto antica conosciuta come tecnica dell’insetto sterile, in cui una popolazione viene gradualmente sterminata ostacolando la loro capacità di riprodursi.

 

Non è chiaro cosa succederebbe a livello mondiale, se venissero eliminate le zanzare che causano la malattia. Il ruolo ecologico che svolgono le zanzare non è stato studiato a fondo, benché alcuni scienziati suggeriscono che potremmo semplicemente stare bene senza di loro. Ma è chiaro che le A. aegypti non ha alcun affare nella Contea di Fresno. Native di climi più caldi e umidi, nessuno sa da dove arrivarono quando nel 2013 fecero la loro prima apparizione. Quello che è certo è che si sono propagate molto rapidamente.

 

«Dopo che le abbiamo identificate, abbiamo fatto uno sforzo enorme ed esteso per prevenire il loro stabilizzarsi e le abbiamo eliminate», dice Jodi Holeman, il direttore dei servizi scientifici per la Fresno County’s Consolidated Mosquito Abatement District. «Non abbiamo avuto alcun tipo di successo, in nessuna forma».

Il ruolo ecologico che svolgono le zanzare non è stato studiato a fondo, benché alcuni scienziati suggeriscono che potremmo semplicemente stare bene senza di loro

 

La contea è passata dal non avere alcun minimo problema con le zanzare, a uno che ha fatto evitare ai residenti l’utilizzo dei propri cortili e verande. La  A. aegypti, a differenza di molte zanzare, vive e procrea in luoghi disabitati dalle persone, deponendo le uova, diciamo, in poche gocce d’acqua stagnante in un bicchiere di vino lasciato su un balcone, poi nascondendosi sotto i letti e negli armadi, pungendo gambe e caviglie. Questo le rende più difficili da combattere. Andare porta a porta a implorare i residenti di non lasciare ristagni d’acqua non aiutava a ridurle, quindi nel 2016 la contea di Fresno si è messa in contatto ad uno scienziato che si chiama Stephen Dobson e alla sua azienda MosquitoMate.

 

Fu il laboratorio di Dobson che capì come infettare le zanzare con una forma di Wolbachia che è diversa dal tipo di batterio che le zanzare sono solite portare. Quello è ciò che non permette alle uova di sopravvivere. MosquitoMate infetta con la Wolbachia due specie di zanzare, l’A. aegypti  e l’Aedes albopictus. Fresno diventa uno dei suoi luoghi test.

Un robot automatizzato per l’allevamento delle larve nella fabbrica di zanzare del laboratorio di Verily Life Sciences, a sud di San Francisco.

 

Le prove iniziali a Fresno vedevano le A. aegypti  maschio infettate per la prima volta col batterio, mai rilasciate prima negli Stati Uniti. L’anno successivo la Verily è intervenuta per aiutare ad aumentare gli sforzi, introducendo tecnologie più avanzate per l’allevamento e per la procedura di rilascio che avrebbe, speravano, reso enormemente scalabile la lotta contro le zanzare.

 

Sembra funzionare. Quest’anno la Verily ha sottoscritto un contratto per un’altra stagione di rilascio. Due camion della Verily hanno percorso quattro quartieri diversi, raggiungendo più di 3.000 case. Nel corso di sei mesi, la compagnia ha liberato più di 15 milioni di zanzare. I risultati del 2017 affermano che la popolazione di zanzare femmine pungitrici è calato di due terzi. Quest’anno, delle modifiche al programma hanno fatto scendere la popolazione delle zanzare di un enorme 95%. Un altro progetto della Verily a Innisfail, Australia, che è terminato a giugno, ha ridotto la popolazione dell’80%. Questo è di buon auspicio per portare, ad un certo momento, la tecnologia ad altre parti del mondo – regioni devastate non solo da caviglie pruriginanti ma da malattie mortali.

Nei quartieri generali della Verily, la «fabbrica» dove vengono allevate le zanzare, include persino altre automazioni. Una volta che vengono depositate le uova, dei robot si occupano della crescita delle zanzare fino all’età adulta, impacchettandole in containers riempiti di acqua ed aria, nutrendole e tenendole al caldo. Altri robot le smistano per genere sessuale, prima per misura (le femmine sono più grandi) e poi visivamente, utilizzando tecnologia brevettata 

 

All’inizio, gli executives della Verily erano preoccupati riguardo la resistenza della comunità verso l’uso di altri insetti per combattere gli insetti. Così la compagnia ha disposto una bancarella di sensibilizzazione con una gabbia piena di zanzare maschio dove la gente poteva metterci le mani per constatare che i maschi non pungono. (Solo le zanzare femmine pungono, motivo per il quale, questo ed altri progetti simili, fanno attenzione a rilasciare solo maschi).

 

«Apprezziamo molto la vostra presenza qui», ha detto alla compagnia un residente, Clifford Lopes. «Mi vanto con le persone per come mi posso sedere sotto la mia veranda senza essere punto».

 

Nei video delle sperimentazioni originali, si può vedere Holeman, lo scienziato della contea di Fresno, soffiare con con energia le zanzare  fuori da un tubo. Adesso il furgone è pieno di tecnologia brevettata, incluso un  software che determina esattamente in quale area di un quartiere dovrebbero essere rilasciate le zanzare, e un laser talmente sensibile da contare ogni singola zanzara appena esce, generando un sacco di informazioni che successivamente saranno usate per mettere a punto il procedimento.

 

Nei quartieri generali della Verily, la «fabbrica» dove vengono allevate le zanzare, include persino altre automazioni. Una volta che vengono depositate le uova, dei robot si occupano della crescita delle zanzare fino all’età adulta, impacchettandole in containers riempiti di acqua ed aria, nutrendole e tenendole al caldo. Altri robot le smistano per genere sessuale, prima per misura (le femmine sono più grandi) e poi visivamente, utilizzando tecnologia brevettata. A tutte le zanzare viene dato un identificatore digitale che rende possibile seguirle, a partire dallo stato di uova, fino alle coordinate specifiche del GPS su dove vengono liberate.

A tutte le zanzare viene dato un identificatore digitale che rende possibile seguirle, a partire dallo stato di uova, fino alle coordinate specifiche del GPS su dove vengono liberate.

 

Con questa stagione che si sta per concludere, la compagnia deve ancora decidere se estenderà il programma al prossimo anno. La Verily non vorrebbe dire quanto costa fabbricare e rilasciare decine di migliaia di zanzare ogni giorno, ma è una scommessa certa che è comunque un progetto costoso.

 

«La parte fondamentale è cercare di essere in grado di attuare un programma come questo in modo conveniente ed efficiente», dice Crawford, lo scienziato della Verily, cosicché possiamo andare in luoghi dove non ci sono molti soldi».

 

 

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Mons. Viganò loda Alberto di Monaco, sovrano cattolico che non ha ratificato la legge sull’aborto

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha lodato il principe Alberto di Monaco che nel principato dove è regnante ha rifiutato di firmare la legge per legalizzare l’aborto.

 

«Il Principe Alberto di Monaco, coerentemente con la Fede che egli professa e con l’autorità sacra che legittima la sua funzione di sovrano del Principato di Monaco, non ratifica la proposta di legge per la depenalizzazione dell’aborto, crimine esecrando» scrive Sua Eccellenza in un post sul social media X. «Nel 1990 fa il Re Baldovino del Belgio abdicò, piuttosto di dare la propria approvazione all’odiosa legge sull’aborto: anch’egli fu un Monarca veramente cattolico».

 

«Suscita sconcerto il silenzio del Vaticano dinanzi a questa testimonianza di Fede, che dovrebbe essere additata ad esempio: un silenzio che diventa assordante quando tace davanti all’uccisione di milioni di innocenti massacrati nel ventre materno. Un silenzio che è riecheggiato quando Joe Biden finanziava l’industria dell’aborto e lo autorizzava fino al momento del parto» continua monsignore.
«La “chiesa sinodale” presta ascolto al “grido della Terra”, mentre finge di non udire il gemito dei bambini sterminati. Essa è troppo impegnata a propagandare gli “obiettivi sostenibili” dell’Agenda 2030 (tra cui figura anche l’aborto, definito ipocritamente “salute riproduttiva”) per denunciare i sacrifici umani di questa società antiumana e anticristica. Troppo occupata a lucrare sul traffico di clandestini che dovrebbe invece denunciare come strumento di islamizzazione dell’Europa un tempo cristiana» tuona l’arcivescovo già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America.

 

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Come riportato da Renovatio 21, in passato il prelato lombardo ha definito l’aborto come «il sacramento di Satana».

 

«Morte. Solo morte. Morte prima di nascere. Morte durante la vita. Morte prima di morire naturalmente. Significativamente, chi è favorevole alla morte degli innocenti – bambini, malati, anziani – è contrario alla pena di morte. Si può essere trovati indegni di vivere perché poveri, perché vecchi, perché non voluti da chi ci ha concepito; ma se si massacrano persone o si compiono delitti orrendi, la pena capitale è considerata una barbarie» aveva scritto monsignore in un testo di due anni fa.

 

«Dovremmo iniziare a comprendere che i teorizzatori di questa immane strage che si perpetua da decenni e ci ripiomba nella barbarie del peggior paganesimo non si considerano parte dello sterminio: nessuno di loro è stato abortito; nessuno di loro è stato lasciato morire senza cure; a nessuno di loro è stata imposta la morte per ordine di un tribunale. Siamo noi, siete voi e i vostri figli, i vostri genitori, i vostri nonni che dovete morire, e che vi dovete sentire in colpa perché siete vivi, perché esistete e producete CO2».

 

«L’aborto è un atto di culto a Satana. È un sacrificio umano offerto ai demoni, e questo lo affermano orgogliosamente gli stessi adepti della «chiesa di Satana», che negli Stati Americani in cui l’aborto è vietato rivendicano di poter usare i feti abortiti nei loro riti infernali. D’altra parte, in nome della laicità si abbattono le Croci e le statue della Madonna e dei Santi, ma al loro posto iniziano a comparire immagini raccapriccianti di Bafometto» ha detto monsignore.

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«L’aborto è un crimine orrendo perché oltre alla vita terrena priva il bambino della visione beatifica, destinandolo al limbo perché sprovvisto della Grazia battesimale. L’aborto è un crimine orrendo perché cerca di strappare a Dio delle anime che Egli ha voluto, ha creato, ha amato e per le quali ha offerto la propria vita sulla Croce. L’aborto è un crimine orrendo perché fa credere alla madre che sia lecito uccidere la creatura che più di tutte, e a costo della sua stessa vita, ella dovrebbe difendere. E con tale crimine quella madre si rende assassina e se non si pente si condanna alla dannazione eterna, vivendo molto spesso anche nella vita quotidiana il rimorso più lancinante. L’aborto è un crimine orrendo perché si accanisce sull’innocente proprio a causa della sua innocenza, rievocando gli omicidi rituali dei bambini commessi nelle sette di ieri e di oggi. Sappiamo bene che la cabala globalista è legata dal pactum sceleris della pedofilia e di altri crimini orrendi, e che a quel patto sono vincolati esponenti del potere, dell’alta finanza, dello spettacolo e dell’informazione».

 

«Rifiutiamo l’aborto e avremo milioni di anime che potranno amare ed essere amate, compiere grandi cose, diventare sante, combattere al nostro fianco, meritare il Cielo».

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

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Bioetica

Nuovo libro per bambini insegna ai bambini di 5 anni che l’aborto è un «superpotere»

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Amelia Bonow, fondatrice del movimento social Shout Your Abortion («grida il tuo aborto») e tra le attiviste pro-aborto più note negli Stati Uniti, ha pubblicato un libro per bambini intitolato Abortion is Everything («L’aborto è tutto»), destinato a lettori dai 5 agli 8 anni. Lo riporta LifeSite.   Annunciato sui canali ufficiali di Shout Your Abortion, il volume – scritto insieme a Rachel Kessler e illustrato da Emily Nokes – presenta l’aborto in termini esclusivamente positivi e accessibili, definendolo un «superpotere unicamente umano»: la capacità di «immaginare il futuro e fare scelte che ci portino alla vita che desideriamo».   Nei post promozionali su Instagram e altri social si legge: «Genitori, educatori e operatori sanitari cercavano da tempo uno strumento per parlare ai bambini dell’aborto, soprattutto con tutto il rumore politico che lo circonda». Il libro, spiegano, «parla direttamente ai bambini di cos’è l’aborto, di come ci si sente e del perché lo si sceglie», omettendo completamente che l’aborto termina la vita di un essere umano.

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Un post descrive l’aborto come «uno strumento che permette agli esseri umani di plasmare il proprio destino e che ha plasmato il mondo intero che ci circonda». Il messaggio si chiude affermando che il libro serve a «riscrivere fin dalle basi i nostri copioni culturali sull’aborto».   I commenti sotto i post sono entusiastici: «Lo adoro. Parlo di aborto ai miei figli da quando erano piccoli ed è bellissimo sentire una bimba dire: “Non devi restare incinta se non vuoi”». Un’altra utente: «Lo compro oggi per la mia futura prole!!».   Molti degli stessi che celebrano questo libro per l’infanzia accusano invece Meet Baby Olivia – un video educativo che mostra semplicemente lo sviluppo prenatale umano, senza menzionare l’aborto – di essere «propaganda» e «lavaggio del cervello» ai bambini piccoli, solo perché si basa su fatti scientifici.     La Bonow non è nuova a iniziative di questo tipo. Nel 2019 era apparsa nella serie YouTube «Kids Meet» con l’episodio «I bambini incontrano una persona che ha abortito», dove aveva già annunciato l’imminente uscita di un libro per bambini sull’argomento. Il video originale è stato rimosso dalla piattaforma ufficiale, ma è ancora disponibile altrove.   Il libro rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga tradizione di materiale pro-aborto rivolto a bambini e adolescenti, spesso finanziato anche con fondi pubblici.  

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Nel video della serie «Kids Meet», Amelia Bonow racconta ai bambini (soprattutto preadolescenti e adolescenti) di essere rimasta incinta dopo un rapporto non protetto con il fidanzato, ma ha negato di essere stata irresponsabile e ha precisato che il compagno aveva appoggiato la decisione di abortire.   La maggior parte dei piccoli intervistati rimane impassibile alle sue parole; solo un ragazzo manifesta disagio ed è stato subito rimproverato dalla Bonow, che descrive l’intervento figlicida con termini volutamente disumanizzanti e imprecisi: «l’abortista ha semplicemente succhiato via la gravidanza», evitando di parlare di bambino o anche solo di feto. I bambini presto adottano lo stesso linguaggio riduttivo.   Un ragazzo più grande paragona il feto a un «cetriolo di mare», ridendo: «Non pensa, sta solo vivendo. È come il tuo braccio: non ha pensieri complessi. E nemmeno un bambino nel grembo». Bonow scoppia a ridere e ha replicato: «Mi piace la tua opinione».   Quando una bambina dice che «a volte l’aborto può essere sbagliato», la Bonow la interrompe bruscamente: «non lo so, non sono d’accordo. Vogliamo davvero che la gente faccia tutti quei bambini?». La donna poi scredita l’adozione, insinuando che far crescere il proprio figlio in un’altra famiglia sia peggio che eliminarlo con un aborto.   La Bonowa ha anche attaccato i pro-life: «non li chiamo pro-life, li chiamo anti-scelta. Quelli che si dicono pro-life non si curano delle persone che hanno figli che non possono mantenere e finiscono in povertà assoluta. Vogliono negare l’accesso all’assistenza sanitaria. Io dico: voi non siete pro-life. Io sì che sono pro-life».   Resta da capire contro quale «scelta» siano gli anti-scelta e a favore della vita di chi si dichiari «pro-life» mentre difende l’uccisione intenzionale di un essere umano – che, tra le altre cose, viene privato per sempre anche dell’«accesso all’assistenza sanitaria».   Un’altra attivista pro-aborto, Mary Walling Blackburn, aveva già pubblicato un libro per l’infanzia in cui i bambini abortiti venivano presentati come «fantasmi felici».

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«Estrema irrazionalità bioetica al servizio della biopolitica»: vescovo spagnolo denuncia la «tragedia dei 73 milioni di aborti» all’anno

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Il presidente della Conferenza episcopale spagnola ha denunciato la «tragedia dei 73 milioni di aborti» praticati ogni anno in tutto il mondo. Lo riporta LifeSite.

 

Nel suo discorso alla 128ª Assemblea plenaria dei vescovi spagnoli a Madrid, Luis Javier Argüello García, arcivescovo di Valladolid, ha parlato di come l’aborto venga messo a tacere dalla società secolarizzata e i sostenitori della vita vengano emarginati.

 

«Chiunque dichiari pubblicamente che l’aborto è oggettivamente immorale perché pone fine alla vita di un essere umano diverso dai genitori rischia una dura condanna personale, sociale e politica: “Mettere in discussione questa conquista? Dubitare di questo diritto? Questo è il culmine del pensiero fascista e autoritario e merita di essere immediatamente etichettato come estremismo di destra”», ha affermato monsignor Argüello.

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«Fornire informazioni alle donne incinte è considerato un abuso, e pregare fuori da una clinica per l’aborto è considerato una minaccia». «Perché questo rifiuto di pensare razionalmente e di lasciare che la scienza – DNA, genomica, ultrasuoni, ecc. – parli, informi e ci permetta di riconoscere la verità?» ha chiesto.

 

L’arcivescovo ha affermato che l’essere umano è «un organismo vivente della specie Homo Sapiens».

 

«Secondo questa definizione, il fatto che un feto o un embrione sia un essere umano è semplicemente un fatto biologico», ha osservato. «Basta dare un’occhiata a qualsiasi libro di testo di embriologia medica per vedere che gli scienziati confermano all’unanimità che, dal momento della fecondazione, nel corpo della madre si crea un organismo umano vivente e indipendente, con un proprio patrimonio genetico».

 

«Per questo non c’è bisogno di consultare la Bibbia, anche se essa ci insegna che la sua dignità è sacra e che è dotata di un’anima immortale», ha aggiunto il presule.

 

«La società occidentale ha completamente soppresso la questione dell’aborto», ha affermato Argüello. «La tragedia di 73 milioni di aborti in tutto il mondo ogni anno, di cui 100.000 in Spagna, è diventata la normalità. Siamo arrivati ​​a un punto di estrema irrazionalità nella bioetica, che è al servizio della biopolitica».

 

«Nello stesso ospedale, un gruppo di medici può essere determinato a salvare un feto di cinque mesi e mezzo, mentre un altro gruppo nella stanza accanto uccide deliberatamente un bambino della stessa età», ha affermato, sottolineando l’ipocrisia e l’incoerenza della posizione pro-aborto.

 

«Questo è del tutto legale. Allo stesso modo, la legge può punire la distruzione di un nido d’aquila con una multa di 15.000 euro e fino a due anni di carcere, ma garantisce il diritto di uccidere un bambino con sindrome di Down fino al termine della gravidanza».

 

«Tuttavia, una prospettiva cattolica non può limitarsi ad affermare la protezione della vita nascente e a lottare contro l’aborto», ha sottolineato l’arcivescovo. «Deve tenere conto della madre, del padre e delle circostanze ambientali, sociali ed economiche che accompagnano la gravidanza, il parto e i primi anni di vita».

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Monsignor Argüello ha sottolineato l’importanza di sostenere le madri in situazioni difficili prima e dopo il parto, un compito che molte organizzazioni e individui pro-life intraprendono regolarmente.

 

«Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le donne incinte e incoraggiarle a non esitare a chiedere aiuto quando si trovano ad affrontare lo stress di una gravidanza potenzialmente indesiderata», ha affermato. «La soluzione a una situazione così spesso difficile da sopportare da soli non dovrebbe essere l’interruzione della vita non ancora nata. Ribadisco l’impegno della Chiesa e di tante donne e uomini ragionevoli di buona volontà ad aiutare in questa situazione».

 

«La presunta soluzione ai problemi che richiedono politiche a favore della famiglia e della vita è un sintomo dell’indebolimento morale della nostra democrazia», ha concluso.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Arguello ha rilanciato lo scorso anno la causa di beatificazione della monarca spagnuola Isabella di Castiglia detta Isabella la Cattolica (1451-1504), tuttavia il Dicastero per le Cause dei Santi ha appena annunciato che, dato il contesto attuale, è «quasi impossibile» portare a termine il processo.

 

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Immagine di Iglesia en Valladolid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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