Droga
Gli USA valutano la possibilità di dichiarare il fentanyl «arma di distruzione di massa»
Tom Homan, responsabile delle politiche di frontiera del presidente Donald Trump, ha suggerito che le autorità statunitensi dovrebbero considerare di classificare il fentanyl come arma di distruzione di massa (WMD).
Parlando a un forum sulla difesa organizzato da Axios, Homan ha evidenziato la gravità della crisi, con circa 73.000 morti all’anno negli Stati Uniti attribuibili al fentanyl, sottolineando che il tema merita «almeno una discussione».
Ha invitato i funzionari a elaborare raccomandazioni da sottoporre al Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) per un’ulteriore valutazione.
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La crisi del fentanyl ha spinto Trump a imporre dazi a numerosi paesi, accusati di contribuire alla catena di approvvigionamento che alimenta l’epidemia. L’amministrazione ha anche intensificato i controlli alle frontiere con Messico e Canada e condotto operazioni contro presunte navi di narcotrafficanti al largo del Venezuela.
Queste misure, secondo l’amministrazione Trump, mirano a interrompere le rotte di contrabbando e smantellare le reti di produzione legate alla crisi degli oppioidi. Tuttavia, gli economisti avvertono che dazi così estesi potrebbero inasprire i rapporti con i principali partner commerciali e rallentare il commercio globale.
Nel 2024, la Drug Enforcement Administration (DEA) ha sequestrato oltre 380 milioni di dosi letali di fentanyl, di cui 262 milioni entro settembre. Tuttavia, i dati preliminari dei Centers for Disease Control and Prevention indicano un calo del 26,9% dei decessi per overdose nel 2024, con circa 80.000 morti rispetto ai 110.037 del 2023, il livello più basso dal 2019.
Dal 2019, il DHS ha valutato la possibilità di designare il fentanyl come arma di distruzione di massa in determinate circostanze. Diversi tentativi legislativi per riclassificare il farmaco sono stati presentati, ma nessuno è stato approvato.
Un disegno di legge della deputata Lauren Boebert, proposto quest’anno, obbligherebbe il DHS a classificare formalmente il fentanyl come arma di distruzione di massa.
Come riportato da Renovatio 21, il dibattito sul ruolo del fentanil come arma massiva è risalente.
Nel 2022, il fentanil avrebbe ucciso più di 71 mila cittadini americani. L’overdose è oggi la prima causa di morte degli americani di età compresa tra 18 e 45 anni. Come riportato da Renovatio 21, abbiamo assistito anche allo sconvolgente aumento di overdosi tra donne incinte.
Come riportato da Renovatio 21, i cartelli della droga messicani portano oltreconfine il fentanil (di fabbricazione cinese) tramite la massa di migranti e pure con incursioni di droni, che utilizzano talvolta pure in versione armata.
La pandemia ha portato un aumento delle morti per overdose tale che tra il 2020 e il 2021 si è raggiunta la cifra di 100 mila morti: una vera ecatombe. Già due anni fa era chiarissimo che le morti per droga superavano quelle per il COVID.
Il fentanil può provenire da laboratori in Messico che utilizzano sostanze chimiche fornite dalla Cina. Altre volte, pare che il fentanil arrivi direttamente negli USA dalla Cina, addirittura tramite ordini che è possibile piazzare online. I cartelli messicani possono produrre fentanil, ma la materia prima o il prodotto già pronto arriva decisamente dalle coste cinesi.
«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti. Sia l’amministrazione Obama che quella Trump hanno dedicato un significativo capitale diplomatico per convincere la Cina a reprimere la fornitura di fentanyl dalla Cina agli Stati Uniti, con la Cina che ha finalmente annunciato nell’aprile 2019 che la produzione, la vendita e l’esportazione di tutti i farmaci di classe fentanyl sono vietate, ad eccezione delle aziende autorizzate a cui il governo cinese ha concesso licenze speciali» scrive un saggio della Brookings Institution intitolato Fentanyl and geopolitics: Controlling opioid supply from China.
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«Nonostante il fatto che la Cina sia orgogliosa di avere una forte posizione e reputazione antidroga – scriveva nel suo essay Vanda Felbab-Brown – è altamente improbabile che la Cina inizi una cooperazione antidroga con gli Stati Uniti (…) a meno che non inizi a sperimentare la propria epidemia di oppioidi sintetici. Inoltre, il significativo deterioramento delle relazioni USA-Cina potrebbe minare ulteriormente la volontà della Cina di applicare diligentemente il nuovo regolamento sul fentanyl».
In poche parole, diventa chiaro a tutti che il traffico di fentanil esiste per volontà cinese. Si tratta di una vera arma biologica stealth lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società.
Parimenti, è difficile non vedere che potrebbe trattarsi di una vendetta contro il mondo angloide, che fece subire al Regno di Mezzo l’orrore delle guerre dell’oppio.
Come riportato da Renovatio 21, il Pentagono sta finanziando un vaccino contro il fentanil – si tratterebbe del primo caso di vaccino comportamentale, una porta che si apre su una società del controllo biologico sempre più distopica.
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Le carceri canadesi forniranno ai detenuti kit per l’inalazione sicura di droghe
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
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I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina
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