Economia
Gazprom taglierà il gas alla Moldavia che non paga
Il colosso energetico russo Gazprom ha annunciato sabato che interromperà le forniture di gas naturale alla Moldavia dal 1° gennaio, citando il rifiuto dell’ex repubblica sovietica di pagare i debiti, che ammonterebbero a circa 709 milioni di dollari, sostiene l’azienda.
Il governo moldavo sostiene che la cifra non è così alta e propone di pagare solo una piccola frazione del numero indicato dai russi.
Gazprom ha dichiarato che ridurrà le consegne a zero a partire dalle 8:00 ora di Mosca del 1° gennaio, in base ai termini del contratto e alla legge russa. La società sostiene di riservarsi tutti i diritti, tra cui la risoluzione unilaterale del contratto e la richiesta di danni a Moldovagaz, di cui Gazprom detiene una quota del 50%.
In risposta, il CEO ad interim di Moldovagaz, Vadim Ceban, ha assicurato ai cittadini che i volumi di gas contrattualizzati dai mercati europei e regionali avrebbero soddisfatto il fabbisogno di consumo della riva destra del fiume Dnestr, territorio controllato da Chisinau, fino a marzo 2025.
La Moldavia sostiene che da dicembre 2022 ha inviato l’intero volume di gas ricevuto dalla Russia a una centrale idroelettrica sulla riva sinistra del Dniester in Transnistria, la sua regione autonoma separatista, ricevendo in cambio elettricità a basso costo.
La Moldavia riceve gas russo tramite la rete di transito dell’Ucraina in base a un contratto quinquennale con Gazprom, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre. L’Ucraina ha ripetutamente dichiarato che l’accordo non verrà esteso e che il flusso scenderà a zero il 1° gennaio, nonostante le preoccupazioni degli Stati europei che continuano a dipendere dalle forniture energetiche russe.
Il vice primo ministro moldavo Oleg Serebrian ha avvertito all’inizio di questo mese che è improbabile che l’Ucraina accetti di continuare il transito «solo per il bene della… Moldavia», e il parlamento del Paese ha dichiarato uno stato di emergenza nazionale di 60 giorni a partire dal 16 dicembre, che include interruzioni di corrente programmate, citando la prospettiva di «risorse energetiche insufficienti» e «incertezze» per quanto riguarda le forniture energetiche derivanti dalla decisione di Kiev.
Per decenni, il settore energetico della Moldavia è stato quasi interamente dipendente dal gas russo consegnato tramite l’Ucraina. Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, questa dipendenza è stata formalizzata con la creazione nel 1999 di Moldovagaz, una joint venture tra la russa Gazprom, il governo moldavo e la regione separatista della Transnistria.
Nonostante i primi accordi offrissero prezzi relativamente bassi, le tensioni iniziarono a emergere con l’aumento dei costi del gas. Nel 2007, la Moldavia pagava 170 dollari per 1.000 metri cubi, un forte aumento rispetto agli 80 dollari che pagava nei primi anni 2000. Le controversie sui debiti e sui prezzi sono aumentate, culminando in una controversa verifica nel 2022 che contestò gran parte del debito di 709 milioni di $ affermato da Gazprom. Tuttavia, il gigante dell’energia lo aveva calcolato senza il debito della Transnistria.
La relazione si è ulteriormente inasprita durante la crisi del gas del 2021, quando la Moldavia ha rifiutato di accettare i termini di Gazprom per un nuovo contratto. Chisinau ha affermato di avere motivazioni politiche per aver stracciato un accordo energetico con l’UE a causa delle richieste della Russia, mentre Gazprom ha affermato di non essere semplicemente disposta a operare in perdita.
Nel 2021, le autorità moldave avevano raggiunto un accordo con Gazprom per un audit del debito storico del gas di Chisinau. I consulenti selezionati dalla Moldavia senza coordinamento con Gazprom hanno messo in dubbio la validità del debito di centinaia di milioni di dollari, con i funzionari moldavi che hanno dichiarato la loro disponibilità a pagare solo 9 milioni.
Il primo ministro della Moldavia Dorin Recean ha descritto la mossa di Gazprom di sabato come una tattica oppressiva, ribadendo che la Moldavia respinge il debito, affermando che il governo non riconoscerà la cifra e ha in programma di perseguire un arbitrato internazionale per proteggere gli interessi del Paese.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, il Cremlino si è rifiutato di riconoscere pienamente la vittoria del presidente Maia Sandu al referendum sull’adesione UE di due mesi fa, sostenendo che il processo elettorale non è stato né equo né democratico, a causa delle significative irregolarità procedurali che hanno ostacolato il diritto di voto dei cittadini moldavi residenti in Russia.
L’opposizione moldava dice che la presidente Sando è «controllata dall’estero». Sotto la guida della Sandu, il governo moldavo è diventato sempre più critico nei confronti della Russia e ha represso i sentimenti filo-russi all’interno del Paese, bandendo di recente il partito Sor, che le autorità hanno accusato di essere uno strumento degli «oligarchi».
La Sandu in questi anni aveva accusato Mosca di complottare per rovesciare il suo governo e destabilizzare la situazione in Moldavia. Mosca ha respinto con veemenza tali affermazioni. Vari canali TV sono stati bloccati in Moldavia, russi o considerati «filorussi», e vi era stato anche l’episodio dell’ingresso nel Paese vietato al noto musicista balcanico Goran Bregovic, ritenuto favorevole a Mosca.
Come riportato da Renovatio 21, prima del voto moldavo, il portavoce degli Esteri Maria Zakharova aveva dichiarato che la UE rende «schiavi» gli stati membri.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Alexandra Brovco via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Gli Stati Uniti minacciano l’Europa con il divieto di esportazione del diesel
Gli Stati Uniti stanno spingendo Francia e Germania ad attingere alle proprie riserve di emergenza di gasolio per contribuire ad abbassare i prezzi mondiali, minacciando di bloccare le esportazioni di carburante in caso di rifiuto. Lo riferisce l’agenzia Reuters.
Washington chiede all’Unione Europea di rilasciare 120 milioni di barili nell’arco dei prossimi sei mesi, nel quadro della strategia con cui il presidente Donald Trump intende ridurre i costi del carburante all’interno del Paese in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Il prezzo del diesel ha toccato livelli record sia negli Stati Uniti sia nell’UE. Secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione energetica (EIA), nella terza settimana di settembre la media americana ha superato i 6,50 dollari al gallone, con un rincaro di 2,60 dollari su base annua, mentre nell’UE i prezzi sono saliti a 2,23 euro al litro, stando ai dati della Commissione Europea.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La crisi del carburante è particolarmente acuta in Texas, dove domenica il governatore Greg Abbott ha dichiarato lo stato di calamità in tutto lo Stato, a causa dell’impennata dei prezzi del diesel e delle interruzioni negli approvvigionamenti. Alcuni distributori hanno esaurito le scorte, mentre la scarsità ha spinto altri a razionare il carburante o a ritoccare drasticamente i prezzi. Il provvedimento ha temporaneamente allentato le restrizioni sui carburanti e sul trasporto su strada, consentendo fra l’altro un uso più ampio sulle strade pubbliche del gasolio colorato non tassato.
Alla base della crisi c’è la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto i flussi di rifornimento dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Ormuzzo. La Russia, tra i maggiori esportatori mondiali di gasolio, ha ridotto le spedizioni per tutelare le forniture interne dopo che gli attacchi dei droni ucraini hanno danneggiato le sue raffinerie. Anche la Cina ha sospeso le esportazioni di carburante previste per ottobre, per rafforzare le proprie scorte.
Washington ha intensificato la pressione su Parigi e Berlino. Giovedì la testata ha riferito, citando fonti a conoscenza dei colloqui, che l’amministrazione Trump è particolarmente «frustrata» perché Francia e Germania non hanno onorato fino in fondo gli impegni assunti in precedenza sul rilascio delle scorte di emergenza di petrolio e prodotti petroliferi. «È nell’interesse dell’Europa collaborare con gli Stati Uniti mentre perseguiamo diverse strade per incrementare l’offerta di prodotti raffinati e ridurre i costi per i consumatori», ha dichiarato a Reuters un funzionario americano.
La minaccia arriva dopo che Trump ha affermato, all’inizio della settimana, che Washington sta valutando «molto seriamente» di limitare le esportazioni di diesel statunitense per far scendere i prezzi interni in vista del voto di metà mandato. Un divieto colpirebbe l’Europa con particolare durezza, dato che l’UE si è in larga parte sganciata dal carburante russo ed è sempre più dipendente dalle forniture americane.
I dati di Vortexa mostrano che a settembre le importazioni europee di gasolio sono già scese a un minimo storico di circa un milione di barili al giorno, con spedizioni via mare inferiori di oltre il 25% rispetto allo scorso anno. La Russia, che prima delle ultime restrizioni pesava per circa il 9,5% dell’export mondiale di gasolio, ha prolungato i blocchi alle esportazioni fino a ottobre. Sempre a settembre gli Stati Uniti hanno coperto il 41% delle importazioni europee, con circa 400.000 barili al giorno, e le loro esportazioni complessive di gasolio sono rimaste vicine ai massimi, attorno a 1,6 milioni di barili al giorno.
L’impennata dei prezzi ha già messo sotto pressione diverse economie europee, tra cui Finlandia, Danimarca, Grecia e Germania, mentre la Francia ha segnalato carenze in alcune stazioni di servizio.
Secondo la Commissione Europea, le raffinerie del continente lavorano già quasi al massimo della capacità, e anche la distribuzione è messa a dura prova dai livelli eccezionalmente bassi del Reno, dovuti alla siccità, che limitano le spedizioni di carburante via nave verso l’entroterra. Per compensare le perdite di approvvigionamento, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto all’inizio del mese alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di allentare temporaneamente le norme UE sulla qualità del diesel e di aumentare l’impiego di biocomponenti, una misura che potrebbe far crescere la produzione fino al 20%.
Il segretario all’Energia americano Chris Wright ha detto giovedì di essere «molto fiducioso» che l’Europa rilascerà più carburante, sostenendo che servono forniture aggiuntive in vista del riscaldamento invernale e della stagione del raccolto. «Ora è il momento di immettere più gasolio sul mercato, e quel gasolio è disponibile», ha dichiarato a Fox News.
Intanto i governi europei hanno tenuto una serie di riunioni d’emergenza per cercare una via d’uscita, sotto la crescente pressione di Washington per lo sblocco delle riserve. Giovedì Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Commissione europea hanno discusso di un possibile prelievo, prima che i Paesi dell’UE e la Commissione si ritrovassero venerdì per nuovi colloqui di crisi. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha definito un nuovo rilascio di gasolio «una possibilità», mentre l’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, ha descritto il mercato del diesel come «molto teso».
I 120 milioni di barili richiesti corrisponderebbero a circa il 40% delle scorte di emergenza di gasolio dell’Unione, secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, risalenti a maggio 2025. Francia e Germania detenevano insieme circa il 35% delle riserve strategiche di gasolio del blocco. L’Europa ha già attinto alle proprie scorte una volta quest’anno, impegnando 107,5 milioni di barili nel rilascio record di marzo coordinato dall’AIE, di cui il 68% costituito da prodotti raffinati. I dati comparabili per il 2026, che indicano quanto gasolio di emergenza sia ancora disponibile, non sono ancora stati pubblicati.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il direttore generale dell’AIE, Fatih Birol, ha sollecitato i Paesi europei a utilizzare le proprie riserve di gasolio, mentre Berlino ha precisato che l’agenzia non ha ancora chiesto formalmente alla Germania di rilasciarle.
Anche la Francia spinge per una risposta coordinata. Macron ha parlato di crisi energetica con Trump durante la notte, e la presidenza francese ha riferito che entrambe le parti sono favorevoli a un’azione concertata «senza restrizioni alle esportazioni».
Secondo quanto riportato, Parigi avrebbe proposto che i Paesi europei mettano sul mercato 50 milioni di barili di gasolio, mentre i membri dell’AIE ne rilascerebbero altri 50 milioni di greggio. I governi dell’UE hanno inoltre discusso l’ipotesi di vincolare qualsiasi ulteriore rilascio di gasolio all’impegno degli Stati Uniti a non imporre un divieto unilaterale di esportazione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Impennata dei costi energetici, le esportazioni di acciaio dell’UE calano di un quinto
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione4 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito2 settimane faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Misteri1 settimana faLe indagini sull’Arca di Noè entrano in una nuova fase con le trivellazioni vicino all’Ararat
-



Animali2 settimane faLupi liberi tra le case, 15 pecorelle massacrate
-



Salute2 settimane fal malori della 39ª settimana 2026


Acquista la t-shirt













