Autismo
Finestra di Overton per l’inarrestabile incremento dell’autismo: dal vaccino al sacrificio umano dell’eutanasia infantile
Il 2 aprile si è celebrata la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Si tratta di una delle tante festività sociopolitiche indette dall’ONU che tempestano il calendario tentando di sostituire santi e solennità.
A molti può venire da ridere: il giorno globale della consapevolezza sull’autismo avanza nell’inconsapevolezza – tutta programmata – delle cause della malattia.
Come sa il lettore, sull’autismo vige un tabù assoluto – è lecito qualsiasi scienzioso scaricabarile per spiegarlo, dalla «mamma-frigorifero» (che incolpa, con poca cavalleria, le genitrici) a improbabili cause genetiche (con letteratura debolissima, ma che si sentono ancora ripetere alla TV pubblica italiana), epigenetiche, etc. ma in nessun modo si deve sfiorare il tema della possibile correlazione con lo stato di ipervaccinazione in cui sono incorsi i bambini, in America come in Italia, quando i governi hanno deresponsabilizzato le farmaceutiche mettono i danni da vaccino a carico dello Stato, moltiplicando il numero di sieri e dosi iniettati sotto la spinta commerciale dei colossi di Big Pharma che non devono più pagare in caso di problemi.
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È la teoria portata avanti, fra gli altri, dal candidato presidenziale USA Robert F. Kennedy jr. – e con probabilità dalla sua scelta vicepresidenziale, l’ex moglie del fondatore di Google Sergej Brin Nicole Shanahan, linciata a scatola chiusa come creatura dell’oligarcato senza che potesse raccontare la sua storia di mamma di una bambina perfettamente sana divenuta autistica dopo la sierizzazione pediatrica.
Chi scrive sa quale ostracismo può causare anche solo avvicinarsi al tema del collegamento tra autismo e vaccini: il termine «nessuna correlazione» Renovatio 21 lo aveva sentito ben prima di malori, miocarditi e mRNA. Un’enorme impresa di fact checking, con ex ministri angloamericani ed ex direttori CIA nel board e «collaborazioni» con Microsoft, ci contattò per la prima volta nel 2019 per censire il grado di disinformazione di cui sarebbe affetto il sito che state leggendo.
Nella lunga telefonata che ci fecero da Nuova York, capimmo in particolare che erano disturbati dagli articoli che trattavano la questione di autismo e vaccini – Renovatio 21 già traduceva su permesso gli articoli di Kennedy e del suo gruppo, Children Health Defense, che all’epoca si chiamava ancora Mercury Project.
Le cose in seguito sarebbero divenute più chiare: emerse che Gates, quello di Microsoft, non solo aveva investito centinaia di milioni nei produttori di vaccini e nella stessa OMS, ma era fuggito da un incontro con Kennedy che voleva organizzare il presidente Donald Trump. Lo stesso RFK jr. pubblicò poi memorabili lunghi articoli in cui dettagliava con precisione spaventosa il piano di Gates per l’umanità e il mondo: farmaci, media mainstream, istituzioni, id digitale, campagne vaccinali internazionali, censura elettronica, «Quantum dots», agricoltura in Africa e negli USA, aborto, contraccezione, energia nucleare, alimentazione OGM e cibo sintetico, geoingegneria, bioingegneria sempre più cringe.
Quindi, quando parliamo di autismo e vaccini, in verità stiamo sulla punta di un iceberg, dove il sommerso è il più oscuro piano mondialista mai veduto, un progetto che è ora in corso, che è sotto i nostri occhi.
La giornata della consapevolezza inconsapevole sull’autismo, tuttavia, ha una certezza: l’aumento impressionante dei casi. È, di fatto, un’epidemia, che non riescono a curare né a prevenire – dire che non c’è vaccino per l’autismo è un gioco di parole che non sappiamo se ci sentiamo di fare.
Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), la prevalenza dell’autismo tra i bambini statunitensi è aumentata in modo significativo negli ultimi anni.
Come visibile in una infografica di Statista, mentre nel 2000 a 6,7 bambini su 1.000 era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (ASD), quel numero è salito a 27,6 su 1.000 bambini entro il 2020.
Ciò significa che attualmente a 1 bambino su 36 negli Stati Uniti viene diagnosticato l’ASD, rispetto a 1 bambino su 150 20 anni fa.
Troverai altre infografiche su Statista
«La Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo di quest’anno, celebrata il 2 aprile, offre alle persone autistiche di tutto il mondo la possibilità di condividere la loro prospettiva su come le diverse società stanno affrontando il disturbo dello spettro autistico» scrive il sito di infografiche. «”Passare dalla sopravvivenza alla prosperità: gli individui autistici condividono prospettive regionali” è il motto della celebrazione di quest’anno, organizzata dal Dipartimento delle Comunicazioni Globali delle Nazioni Unite in collaborazione con l’Istituto di Neurodiversità (ION), un’organizzazione fondata e gestita da persone neurodivergenti per persone neurodivergenti e alleati».
Potete già sentirlo dalle parole – «neurodiversità», «neurodivergenti» – nuove e piuttosto orwelliane: è in atto una manipolazione pubblica riguardo l’autismo, una vera Finestra di Overton che vuole farcelo sembrare sempre più come un fatto normale, comune, anzi, forse è un superpotere.
È il caso della glorificazione dello spettro autistico visibile ovunque. Della diagnosi di sindrome di Asperger di Greta Thunberg i giornali hanno fatto un complimento.
Elon Musk, ospite principale di un’edizione del popolare programma satirico della TV americana Saturday Night Life, ha confessato di essere il primo presentatore Asperger nella storia della trasmissione.
Di recente, abbiamo avuto in Italia il caso della scrittrice Susanna Tamaro, che in varie occasioni ha dichiarato di soffrire della sindrome di Asperger. «Da piccola mi sentivo in un corpo sbagliato e prendevo psicofarmaci. A 3 anni dissi a mio fratello di chiamarmi Carlo» hanno titolato i giornali riportando una sua recente intervista.
Le dichiarazioni della Tamaronel 2019 portarono una famosa testata femminile a pubblicare un articolo acchiappa-click con «10 personaggi famosi con la sindrome di Asperger». Apprendiamo che in lista ci sono Darryl Hannah, Tim Burton, Courtney Love (interessante), Dan Aykroid, Anthony Hopkins, Andy Warhol, persino Stanley Kubrick. Tutta gente di estremo successo…
Film e serie TV vanno nella medesima direzione: ecco la pellicola di azione The Predator (2018), dove l’alieno cacciatore vede come avversari non aitanti maschi veterani dell’esercito, ma un bambino autistico, definito «grande guerriero».
Ecco The Accountant (2016), una pellicola di azione in cui il protagonista (Ben Affleck) è un uomo autistico che, oltre a saper sparare e pianificare trappole, fughe e quant’altro, è ovviamente un genio della matematica, cosa che lo rende un commercialista insuperabile.
Alcuni ritengono che Reed Richards detto «Mr. Fantastic», il personaggio dello scienziato elastico ed infallibile dei Fantastici 4, abbia un autismo conclamato: decisamente, un superpotere.
La stessa cosa capita a Billy the Blue Ranger, personaggio della insopportabile serie per bambini Power Rangers: ecco un supereroe autistico che combatte mostri giganteschi, e vince.
Tutta questa continua glorificazione, mentre la logica potrebbe far pensare che l’autismo, che impedisce l’empatia verso il prossimo, può sfociare in psicopatia. Quanti Serial Killer sono classificabili nello spettro autistico?
Senza andare a toccare questo tema, pensiamo a quanto sta emergendo in tanta letteratura scientifica, come sottolineato di recente anche dal dottor Peter McCullough: una correlazione netta tra autismo e transgenderismo.
In pratica, il bambino che dice di voler cambiare sesso potrebbe essere, innanzitutto, un bambino che soffre di autismo. Di qui parte la filiera dell’orrore: ormoni, mutilazioni, castrazioni.
Aggiungeteci la consapevolezza che tutto potrebbe essere partito – giurano tanti genitori – dalla vaccinazione, o meglio dall’ipervaccinazione del bimbo, e il quadro vi può diventare ancora più chiaro, simmetrico, ridondante.
A quei papà, a quelle mamme che si chiedono in lacrime perché mai qualcuno voglia portare avanti un programma tanto malvagio, possiamo rispondere solo che, di fatto, la persona autistica è il cittadino ideale del Nuovo Ordine Mondiale: totalmente dipendente (per ora dai genitori, domani dallo Stato), totalmente prevedibile (non concepisce di uscire dalle routine programmate per lui), totalmente disposto a restare in casa e non uscire (come da imperativo visto con i lockdown).
Quale Stato totalitario non desidererebbe un cittadino così?
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I numeri che abbiamo visto sopra sono, in realtà, ancora poco disturbanti. Perché il numero che circola tra gli addetti ai lavori – quelli non venduti – è che a breve avremo probabilmente un bambino autistico ogni quattro, forse ogni tre.
Bisogna capire che non tutti sopravvivranno, forse, anzi, il programma è di farne sopravvivere pochissimi. Perché – e abbiamo visto che in Olanda stanno iniziando – a breve proporranno alle famiglie di eliminare questi figli «imperfetti», con tutta la strisciante quantità di argomenti hitleriani del caso: la Lebensunwertes Leben, la «vita non degna di essere vissuta», i costi per la collettività, la possibilità di sostituire il figlio difettoso con uno nuovo, magari fatto con l’eugenetica delle provette e domani del CRISPR.
Non pensate che sia possibile un’alternativa: studi degli ultimi mesi prevedono che i sistemi sanitari, davanti a questo «tsunami dell’autismo», non potranno che collassare. E quindi, la questione verrà risolta alla radice: dolce morte per i bambini autistici – e non solo loro.
Lo avevamo detto, oramai sette anni fa, in una delle prime conferenze di Renovatio 21, in un hotel del centro di Reggio Emilia, all’altezza dell’entrata in vigore della legge Lorenzin che ipervaccinò i bimbi italiani, pena l’esclusione dalle scuole.
Il video è stato, ovviamente, censurato e tolto da YouTube, e neanche tanto tempo fa. Proviamo comunque a caricarne altrove una clip.
Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale» dicevo.
Poi parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».
«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»
Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.
L’eutanasia dei bambini autistici sarà una proposta che la realtà globale comincerà a discutere, e ad accettare, a brevissimo. Il cittadino del futuro è dipendente, prevedibile, domestico – e soprattutto spendibile. Scartabile a piacere, eliminabile magari pure con l’assenso dei famigliari.
Il capolavoro della Necrocultura di Satana è più visibile che mai: come con l’aborto – dove è la madre ad uccidere il suo figlio indifeso – anche qui l’eliminazione massiva di questa parte della popolazione in crescita verrà fatta passare per il consenso della famiglia, distruggendone, di fatto, ogni suo tessuto morale. La famiglia da luogo della vita, diventa luogo della Morte.
La famiglia, la cellula primaria della società nella quale visse lo stesso Dio incarnato, il cuore della legge naturale, viene pervertita in modo sanguinario.
È il Regno Sociale di Satana: parte dalle siringhe dei sieri e, dopo dolore e malattia, torna alle siringhe, ma dello sterminio biomedico di Stato. Dalla siringa al sacrificio umano. Lo Stato moderno fa così
Quanto ci piacerebbe che la «consapevolezza sull’autismo», e le sue giornatone ONU pagate dal contribuente, parlasse di queste cose.
Un’ultima cosa detta ai censori e ai «normalisti» che leggono queste righe e ridacchiano, o si scandalizzano, magari presi dalla voglia di segnalarci alle «autorità competenti» per «disinformazione»: ecco a voi il nostro dito medio, e ve lo siete meritato tutto, perché le vostre azioni stanno portando avanti nei decenni questo programma di morte e devastazione che usa i bambini come strumenti, come armi per la rivoluzione biologica che sta rovinando il mondo.
Siatene consapevoli: la Necrocultura travolgerà anche voi e le vostre patetiche esistenze di volonterosi carnefici di Moloch.
Svegliatevi. Convertitevi.
Roberto Dal Bosco
Autismo
Gli scienziati pubblicano una «mappa» su come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che scatenano l’autismo
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La revisione confuta l’affermazione secondo cui «i vaccini non causano l’autismo»
Hooker ha definito il rapporto «rivoluzionario» perché spiega scientificamente il nesso causale tra vaccini e autismo, che «è stato negato e respinto per oltre 30 anni». Nel novembre 2025, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno finalmente rivisto la loro pagina web sull’autismo, affermando che non ci sono prove a sostegno dell’affermazione generale secondo cui i vaccini non causano l’autismo. La pagina web in precedenza affermava che non esiste alcun collegamento tra vaccini e autismo e che «i vaccini non causano l’autismo». Ora afferma: «L’affermazione “i vaccini non causano l’autismo” non è un’affermazione basata su prove, perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino l’autismo». Il nuovo studio di Hooker rafforza la tesi secondo cui i vaccini infantili causano l’autismo. Gli autori dimostrano come gli oltre 200 studi da loro esaminati soddisfino collettivamente tutti e nove i criteri di causalità di Bradford Hill. «I tribunali statunitensi fanno regolarmente riferimento ai criteri di Bradford Hill come metodologia riconosciuta e affidabile per passare dall’associazione alla causalità, a condizione che vengano applicati correttamente», ha affermato Hooker. Christopher Shaw, Ph.D., neuroscienziato e professore presso la facoltà di medicina dell’Università della British Columbia, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato di sperare che il documento catturi l’attenzione del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP) del CDC. Ha affermato: «Speriamo che l’ACIP esamini il documento e concluda che l’alluminio non dovrebbe essere presente nei vaccini e inizi il processo per rimuoverlo almeno dai vaccini pediatrici, per non parlare di tutti i vaccini». «Oppure, costringere l’industria farmaceutica a creare vaccini senza alluminio o avviare il processo di ricerca e sperimentazione di adiuvanti più sicuri». Gli adiuvanti di alluminio sono presenti in molti vaccini raccomandati dal CDC, tra cui quelli contro l’epatite B (Hep B), DTaP, Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), poliomielite, malattia pneumococcica, epatite A (Hep A) e papillomavirus umano (HPV), secondo una presentazione dell’aprile 2025 della dott.ssa Evelyn Griffin, membro dell’ACIP .Sostieni Renovatio 21
L’articolo fornisce una spiegazione meccanicistica di come i vaccini contenenti alluminio possano causare l’autismo
Nel loro rapporto, gli autori analizzano una serie di dati scientifici relativi agli adiuvanti di alluminio e all’autismo, inclusi studi su animali e studi post-mortem su esseri umani. Gli studi esaminati spaziano dall’immunologia alla neuropatologia, dall’epidemiologia alla genetica e alla tossicologia. Secondo il dottor James Neuenschwander, medico di medicina integrativa e uno degli autori del rapporto, questo studio è il primo a collegare meccanicamente l’impatto noto delle nanoparticelle di alluminio nei vaccini con la patologia riscontrata nell’autismo. «Chiunque legga questo articolo capirà come un vaccino adiuvato con nanoparticelle di alluminio possa creare un percorso di lesione e infiammazione in grado di alterare la potatura sinaptica, l’architettura cerebrale e l’infiammazione», ha affermato. La potatura sinaptica si riferisce a ciò che il cervello normalmente fa tra i 3 mesi e i 3 anni, periodo durante il quale subisce un «rimodellamento radicale», hanno scritto gli autori. Le sinapsi ridondanti o immature vengono eliminate, mentre si stabiliscono nuovi schemi di connettività che saranno utili alla persona in età adulta. Gli adiuvanti di alluminio possono interrompere questo processo innescando una risposta immunitaria che provoca un’infiammazione nel cervello, o encefalite, durante il periodo di massimo sviluppo del cervello di un neonato o di un bambino piccolo. Gli autori hanno osservato che il CDC raccomanda che i bambini di età compresa tra 3 mesi e 3 anni ricevano numerose dosi di vaccino. Altri ingredienti comuni dei vaccini, tra cui il polisorbato 80, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di autismo nei bambini, hanno scritto: «La portata dell’attuale crisi dei disturbi dello spettro autistico, che colpisce 1 bambino su 31 con costi sociali che si avvicinano a mezzo trilione di dollari all’anno, richiede niente meno che un completo cambiamento di paradigma nel modo in cui valutiamo e regoliamo i componenti dei vaccini che entrano nel sistema nervoso in via di sviluppo durante il suo periodo più vulnerabile».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una «mappa» di come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che portano all’autismo
Il dott. Clayton Baker, medico di medicina interna e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato che il documento «dovrebbe sensibilizzare tutti sulla tossicità dei composti di alluminio per il sistema nervoso umano». Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD e autore dello studio, concorda: «si tratta di una mappa che mostra come un vaccino possa causare lesioni cerebrali che si manifestano come autismo». Jablonowski ha affermato che il documento è davvero importante ora perché contraddice i rapporti pubblicati di recente che sostengono che gli adiuvanti di alluminio sono sicuri. Nel dicembre 2025, Pediatrics, la rivista di punta dell’American Academy of Pediatrics (AAP), ha pubblicato una revisione in cui si affermava che «le prove supportano fortemente la sicurezza degli adiuvanti di alluminio e la loro necessità in alcuni vaccini». «Sarebbe meraviglioso se fosse vero, ma non lo è», ha detto Jablonowski.Aiuta Renovatio 21
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Autismo
Ecco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
E così ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio dove la manipolazione dei padroni del vapore supera il grottesco divenendo intollerabile.
Mattel, il grande produttore americano di giocattoli ha lanciato la prima bambola Barbie in versione autistica. L’«inclusione» nella linea delle Barbie era già presente: Barbie di tutte le razze vi erano già, e vi era già qualche altro esempio di bambola malata o affetta da sindrome. Ora tuttavia abbiamo una bambola psicopatologica – una Barbie con l’autismo.
La stampa dell’establishment – che è fatta, per chi non lo sapesse, da comunicati che arrivano da aziende e PR – ci fa sapere che la creazione della bambola è avvenuta con il coinvolgimento diretto della comunità autistica per oltre 18 mesi, ha spiegato l’azienda. Si tratta dell’ultima aggiunta alla serie «Barbie Fashionistas», che già comprende modelli raffiguranti: c’era la Barbie diabetica di tipo 1, la Barbie Down, la Barbie cieca.
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Fino al 2019 non vi erano praticamente modelli patologici Barbie. Ora la collezione comprende bambole con cecità, sedie a rotelle, apparecchi acustici, protesi agli arti, vitiligine, nonché modelli Ken con protesi alla gamba o sedia a rotelle. Mattel ha inoltre realizzato una bambola con hijab in omaggio all’atleta musulmana americana Ibtihaj Muhammad, prima donna statunitense a competere alle Olimpiadi indossando il velo. Anche altri produttori hanno intrapreso iniziative simili: nel 2016 Lego aveva presentato una minifigura di un bambino in sedia a rotelle nella campagna «Giocattoli come me».
Ci dicono che l’obiettivo di far sentire più bambini «rappresentati» da Barbie. Secondo l’azienda, gli occhi della bambola sono leggermente spostati di lato per simboleggiare la tendenza di alcune persone autistiche a evitare il contatto visivo diretto. Le articolazioni di gomiti e polsi sono flessibili per consentire movimenti psicopatologici ripetitivi chiamati in gergo stimming (l’autostimolazione: battere le mani, dondolarsi, ripetere parole). Tra gli accessori inclusi figurano una trottola, cuffie antirumore e un tablet con applicazioni di comunicazione a simboli. Inoltre, ci viene detto, la bambola indossa un abito ampio e confortevole, studiato per rispondere alle esigenze sensoriali.
«Si tratta di un ulteriore passo avanti nel rendere il marchio Barbie un riflesso più inclusivo dei bambini che ci giocano», ha dichiarato la multinazionale del giocattolo.
La Barbie è stata lanciata nel 1959 e fino al 2019 la linea non includeva bambole con disabilità. In risposta alle critiche di lunga data sulla scarsa rappresentatività dei modelli classici – bionde, occhi azzurri, vita sottile –, negli ultimi anni Mattel ha ampliato notevolmente l’offerta, introducendo la più ampia varietà di tonalità di pelle, tipi di capelli, corporature e caratteristiche.
Molte famiglie, che hanno magari figli autistici non verbali di trenta anni che vagano per la casa con il pannolone e vanno trattenuti dall’autolesionismo, hanno espresso la loro indignazione per il lancio della nuova bambola, con la dissidenza cognitiva dell’evidente «glamourizzazione» ad uso pediatrico di un problema tremendo che affligge la società.
Come noto, grazie ad una grande produzione hollywoodiana con la diva Margot Robbie, il marchio Barbie negli ultimi anni si è pure riposizionato su versanti femministi. Secondo alcuni critici il film ha una matrice di femminismo radicale con a tinte gnostiche. Le tendenze maschili di Ken, che ad un certo punto si avvicina a movimenti di protezione del maschio, sono derise e condannate.
Con evidenza, la Barbie, prima che una bambola, è uno strumento evidente di operazioni psicologiche, fondamentale per plasmare la mente delle nuove generazioni. Le bambine – che in poco tempo divengono donne – sono così esposte a determinati frame psicologico-valoriali a partire dalla tenera età. Sono, in breve, dispositivi di induzione di determinati zeitgeist, di concezioni del mondo che dall’alto si fanno percolare verso il basso.
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Il produttore di giocattoli in questione è già arrivato alle cronache per bambole, diciamo così, controverse.
Ricordiamo, nel novembre 2024, le scuse per un errore di stampa sulle scatole di alcune delle sue nuove bambole, che indirizzava erroneamente gli acquirenti a un sito web pornografico.
La Mattel ha lanciato pure una bambola «Laverne Cox»; Cox è l’attore transessuale che è apparsa sulla famigerata copertina di TIME nel 2014 con il titolo «Transgender Tipping Point», il «punto di svolta transgender.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il membro della Duma di Stato russa Maria Butina, ha chiesto la rimozione delle bambole Barbie dal mercato russo, sostenendo che il loro produttore Mattel stava promuovendo un «agenda LGBT» invece dei valori della famiglia.
Nel 2019 Renovatio 21 riportava che il grande produttore di giocattoli lanciava, con un marchio «cugino» di quello di Barbie (Creatable Word), bamboline senza etichette, senza «stereotipi di genere», personalizzabili in tutto, dal taglio di capelli – lunghi, corti, rasati, asimmetrici – agli abiti, dalle felpe al tutù passando per minigonne e jeans, senza seno e senza spalle. In pratica, veri pupazzi gender.
«I giocattoli sono il riflesso della cultura e, dal momento che il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, abbiamo sentito che era arrivato il momento di creare una linea di bambole libera da ogni etichetta» spiegava all’epoca il senior vicepresident di Mattel Fashion Doll Design. «Attraverso la ricerca – continua Culmone – abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata».
Lo scorso luglio è emerso che Mattel aveva firmato un accordo con OpenAI per utilizzare i suoi strumenti di intelligenza artificiale non solo per progettare i giocattoli, ma anche per alimentarli. C’è da dire che gli esempi precedenti non sono incoraggianti: un orsacchiotto parlante dotato di AI di un’azienda di Singapore pochi mesi fa è stato ritirato dal mercato perché dava ai bambini consigli sul sesso.
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Con l’autismo, tuttavia, si arriva a lidi piuttosto nuovi per la questione del giocattolo.
Il motivo per cui ora venga posto l’accento sull’autismo nella bambole scatena le analisi di alcuni, che vi vedono un ulteriore prova del fatto che sulla sindrome sta venendo effettuata da anni una grande operazione psicologica di normalizzazione.
Le parole sempre più diffuse da stampa ed accademia lo rivelano già di per sé: la chiamano «neurodiversità», «neurodivergenza» – termini nuovi e dal sapore vagamente orwelliani, parole che mirano a farci percepire la psicopatologia dello «spettro» come qualcosa di sempre più normale, diffuso, addirittura positivo, forse persino un superpotere.
È evidente la tendenza a celebrare lo spettro autistico in ogni ambito. La diagnosi di sindrome di Asperger di Greta Thunberg è stata trasformata dai media in un vero e proprio complimento. Elon Musk, ospite d’onore in un episodio del celebre show satirico americano Saturday Night Live, ha dichiarato di essere il primo presentatore con Asperger nella storia del programma, e chi lo critica per i suoi modi talvolta viene redarguito per la mancanza di rispetto per le persone nello spettro.
Di recente in Italia è emerso il caso della scrittrice Susanna Tamaro, che in diverse interviste ha rivelato di essere affetta da sindrome di Asperger. «Da piccola mi sentivo in un corpo sbagliato e prendevo psicofarmaci. A 3 anni dissi a mio fratello di chiamarmi Carlo» hanno titolato i giornali riprendendo una sua recente dichiarazione.
Le rivelazioni della Tamaro del 2019 spinsero una nota rivista femminile a pubblicare un articolo virale intitolato «10 personaggi famosi con la sindrome di Asperger». Tra questi troviamo Daryl Hannah, Tim Burton, Courtney Love (un’accoppiata curiosa), Dan Aykroyd, Anthony Hopkins, Andy Warhol e persino Stanley Kubrick. Tratto in comune: tutti individui di straordinario successo.
Anche cinema e serie TV seguono la stessa linea: nel film d’azione The Predator (2018) l’alieno cacciatore si trova di fronte non a muscolosi veterani dell’esercito, bensì a un bambino autistico, descritto come un «grande guerriero». Poi c’è The Accountant (2016), action thriller in cui il protagonista (Ben Affleck) è un uomo autistico che, oltre a eccellere in combattimento, pianificazione di trappole e fughe, è ovviamente un genio della matematica, rendendolo un commercialista imbattibile.
Alcuni interpretano Reed Richards, alias Mr. Fantastic, lo scienziato elastico e geniale dei Fantastici 4, come un personaggio con autismo conclamato: chiaramente, un ulteriore superpotere del supereroe . Lo stesso vale per Billy, il Blue Ranger della serie per bambini Power Rangers: un supereroe autistico che affronta e sconfigge mostri giganteschi.
Questa incessante glorificazione contrasta con la logica, secondo cui l’autismo, riducendo l’empatia verso gli altri, potrebbe sfociare in forme di psicopatia. Domandiamo agli esperti, quanti serial killer rientrano nello spettro autistico? E ancora: pensiamo a quanto sta emergendo in tanta letteratura scientifica, come sottolineato di recente anche dal dottor Peter McCullough: una correlazione netta tra autismo e transgenderismo.
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Ma chi importa, la glorificazione dell’autismo prosegue imperterrita.
È un fenomeno di cui Renovatio 21 ha già parlato: è lo spalancarsi della Finestra di Overton per l’inarrestabile incremento dell’autismo, dove dal danno da vaccino si passerà in poco tempo al sacrificio umano massivo dell’eutanasia infantile, i cui esempi, se seguite questa testata, sapete sono ovunque – anche per i bimbi autistici.
I dati oramai li conoscete: nel 2000 a 6,7 bambini su 1.000 veniva diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (ASD). Attualmente si parla di 1 bambino su 31 negli Stati Uniti viene diagnosticato l’ASD, rispetto a 1 bambino su 150 di 20 anni fa. Si stima che in California, Stato dittatoriale dove persino le esenzioni religiose al vaccino (un tempo sacre ed intoccabili per l’ordinamento americano) sono state abolite, circa 1 bambino autistico ogni 19 (prevalenza di 53,1 casi ogni 1.000 bambini di 8 anni).
Non sono opinioni folli: sono quelle dell’attuale segretario della Salute USA Roberto F. Kennedy jr., che Renovatio 21 pubblicava già sei anni fa, prima della pandemia. In un futuro molto prossimo, secondo questi numeri, qualcuno che potremo arrivare a 1 bambino ogni 4, o persino 3, nello spettro autistico.
Ciò comporterà quello che chiamano lo «tsunami dell’autismo»: il costo della società per prendersi cura della popolazione autistica in espansione e in invecchiamento raggiungerà i 5,54 trilioni di dollari entro il 2060, divenendo chiaramente insostenibile per la società. Prima che ciò avvenga, metteteci la mano sul fuoco, saranno implementate leggi di eutanasia di massa delle persone nello spettro. In pratica, il genocidio degli autistici – e il collasso della sanità e della società – potrebbe essere di qui a poco. Un’ecatombe, e prima ancora un cambiamento definitivo della morale umana.
E così ci troviamo, tra bambole, film, cartoni e leggi varie, dinanzi all’ennesimo esempio di predictive programming, un concetto che circola con sempre maggiore forza nel mondo della dissidenza. Secondo l’idea della «programmazione predittiva», il potere – sia esso governativo, finanziario oligarchico, etc. – utilizza cinema, serie e libri di narrativa, i media tutti come mezzo di controllo mentale, o meglio, di preparazione psicologica della massa: mostrando in forma di fiction ciò che sta per accadere (cioè, ciò che si vuole che accada, cioè che accade per disegno) la popolazione diviene più disposta ad accettare gli eventi futuri pianificati dal potere stesso.
Ne parlò per primo il ricercatore Alan Watt, che nei decenni scorsi ne ha parlato in diverse trasmissioni radiofoniche e podcast; solo ora molti paiono convincersi della profonda verità delle sue tesi. Per Watt «la programmazione predittiva è una sottile forma di condizionamento psicologico fornita dai media per far conoscere al pubblico i cambiamenti sociali pianificati che devono essere implementati dai nostri leader. Se e quando questi cambiamenti verranno attuati, il pubblico li conoscerà già e li accetterà come progressioni naturali, riducendo così la possibile resistenza e agitazione del pubblico».
Conosciamo esempi recentissimi, segnalati sempre su Renovatio 21: ad esempio il film Contagion (2011), che dieci anni prima dell’accaduto mostrava per filo e per segno cosa sarebbe arrivato con la pandemia: lockdown totali, panico nelle strade, la corsa al vaccino sperimentale, la punizione dei dissidenti complottisti (che per il film sono falsi e corrotti).
Il film Netflix tratto da un romanzo di Don Delillo, White Noise, dove la storia ruota intorno alle conseguenze di un catastrofico incidente ferroviario che scatenava una nuvola di rifiuti chimici tossici su una piccola cittadina dell’Ohio. A fine gennaio 2023, a East Palestine, in Ohio, un treno carico di sostanze tossiche deraglia creando il più grande disastro ambientale americano degli ultimi anni. E ancora, l’anno scorso, il film (bizzarramente prodotto dai coniugi Obama) Il mondo dietro di te, che parlava di un blackout degli USA che sfocia nel caos, e ancora Civil War, film che parla esattamente di una nuova guerra civile americana che termina con l’assassinio di un presidente trumpesco.
Comprendiamo il disegno generale: per qualche ragione (no, non sono i vaccini iniettati in quantità spropositata, e con ogni sorta di sostanza al loro interno, nei bambini, e per obbligo: no?) aumentano a dismisura gli autistici. Che non saranno più gestibili, per cui il loro massacro – a cui si aggiungeranno altre categorie della Lebensunwertes Lebens, la «vita indegna di essere vissuta» – diverrà l’unica via.
Lo avevamo detto nel lontano 2017, in una delle prime conferenze di Renovatio 21, in un hotel del centro di Reggio Emilia, all’altezza dell’entrata in vigore della legge Lorenzin che ipervaccinò i bimbi italiani, pena l’esclusione dalle scuole.
Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
Ci stanno preparando, in breve, ad un mondo non post-cristiano, ma anti-cristiano, dove il sacrificio umano massivo sarà inevitabile. Ci stanno preparando, una bambola alla volta, un film alla volta, una legge alla volta, al Regno Sociale di Satana.
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Immagine generata artificialmente
Autismo
L’autismo non è una malattia genetica, dimostra un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria
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Oltre 1 miliardo di dollari in ricerca e ancora nessun gene «autistico» identificato
Per anni, la narrazione dominante sull’autismo si è concentrata sulla genetica. Autism Speaks, la Simons Foundation e organizzazioni simili hanno investito negli ultimi 10 anni oltre 1 miliardo di dollari nella ricerca di una base genetica per la malattia. Tuttavia, dopo decenni di sforzi, i ricercatori non sono riusciti a identificare un fattore genetico in grado di spiegare la crescente prevalenza dell’autismo o i modi significativamente diversi in cui il disturbo si manifesta negli individui, affermano gli autori del nuovo studio. Studi su coppie di gemelli e dati sulla popolazione suggeriscono sempre più che la genetica racconta solo una parte della storia. Secondo il nuovo studio, la maggior parte della ricerca sull’autismo ha trascurato un fattore chiave: il sistema immunitario. Gli autori descrivono in dettaglio un ampio e crescente corpus di prove che mostrano una neuroinfiammazione cronica – inclusa un’attività anomala nelle cellule immunitarie e di supporto del cervello – nelle persone con autismo. Descrivono studi che documentano cambiamenti nelle citochine infiammatorie, alterazioni nell’attività delle cellule T e B e autoanticorpi che colpiscono il tessuto cerebrale. Alcune evidenze indicano anche che l’attivazione immunitaria materna durante la gravidanza è un potenziale fattore scatenante in grado di influenzare lo sviluppo neurologico ben prima della nascita. La comprensione di queste dinamiche, sostengono, «ci fornisce una piattaforma non solo per esaminare il ruolo del sistema immunitario nell’eziologia, patogenesi e fisiopatologia dell’ASD, ma anche per comprendere i processi sociali e di coscienza di livello superiore per gli individui nello spettro». La pubblicazione arriva mentre le agenzie sanitarie federali hanno iniziato a indagare sui fattori ambientali che determinano la malattia, compresi i vaccini.Sostieni Renovatio 21
L’autismo emerge da pressioni ambientali cumulative
Invece di descrivere l’autismo come il risultato di un singolo fattore scatenante, la revisione inquadra la condizione come derivante dalla pressione cumulativa di fattori di stress ambientali, dai metalli pesanti e sostanze chimiche industriali ai pesticidi, ai farmaci usati in gravidanza, alle radiazioni elettromagnetiche e ai composti che alterano il sistema endocrino. Queste esposizioni possono sopraffare la capacità del corpo di mantenere l’«allostasi», ovvero l’atto di equilibrio adattivo neurobiologico che mantiene stabili i sistemi biologici, hanno affermato gli autori. Quando troppi fattori di stress si verificano contemporaneamente, soprattutto durante periodi critici dello sviluppo, i sistemi allostatici dell’organismo possono essere sovraccaricati, spingendoli verso un «punto di non ritorno». L’organismo può superare una soglia che influenza la regolazione immunitaria, il metabolismo e lo sviluppo cerebrale. Questo stress può compromettere il processo di disintossicazione dell’organismo e alimentare malattie croniche. Gli autori sottolineano il ruolo dell’intestino nell’autismo, sottolineando che i bambini autistici spesso soffrono di problemi gastrointestinali. I ricercatori hanno scoperto che le alterazioni del microbioma intestinale sono correlate alla gravità dei sintomi comportamentali. Spiegano che cellule immunitarie, nervi, microbi e metaboliti comunicano costantemente lungo l’«asse intestino-cervello». Quando questo sistema viene disturbato, le conseguenze possono estendersi ben oltre la digestione, influenzando la produzione di neurotrasmettitori, le risposte immunitarie e la barriera emato-encefalica. Questa prospettiva fisiologica più ampia porta gli autori a mettere in discussione alcune delle ipotesi del settore sul cervello autistico. Le differenze osservate nel cervello delle persone con autismo nelle risonanze magnetiche (RM) e negli studi post-mortem potrebbero non essere tutte congenite o permanenti, hanno affermato gli autori. Potrebbero invece indicare gli effetti a valle dell’infiammazione, dello stress ossidativo o della disfunzione metabolica – processi che, in linea di principio, possono cambiare nel tempo. Le risonanze magnetiche potrebbero offrire solo un’istantanea dei cambiamenti biologici di una persona.Iscriviti al canale Telegram ![]()
È tempo di passare dal paradigma della «bacchetta magica» alla medicina di precisione
Secondo gli autori, il trattamento dell’autismo è stato modellato su un paradigma medico «magico» che cerca di gestire i sintomi con farmaci mono-bersaglio piuttosto che affrontare la complessità biologica sottostante. « Le nuove terapie per affrontare i sintomi principali dell’ASD sono state ampiamente ignorate dalla medicina tradizionale e sono disperatamente necessarie», ha affermato Hooker. «I potenziali trattamenti necessitano di prospettive neuroimmunologiche e di un approccio olistico, integrato con un’alimentazione personalizzata e mirata e con modalità mente-corpo». Riconoscono inoltre i punti di forza, le capacità e l’individualità delle persone autistiche. La loro tesi non è che l’autismo sia una malattia da «curare», ma che le sfide biologiche che molti individui autistici sperimentano meritano una maggiore attenzione scientifica e che la comprensione di tali sfide può aprire le porte a un supporto migliore, a una migliore qualità della vita e a interventi più personalizzati. Il loro messaggio è che l’autismo non è una storia unica raccontata dal DNA, ma una complessa interazione tra biologia e ambiente, e questa storia potrebbe essere molto più dinamica di quanto pensassimo in passato. Concludono che: «Solo quando comprenderemo che l’ASD non è geneticamente inevitabile o una tragedia genetica, ma una catastrofe ambientale e fisiologica, saremo veramente in grado di comprendere e affrontare le cause profonde del drammatico aumento della sua prevalenza. … «D’ora in poi il punto non sarà solo quello di supportare e cercare la completa guarigione di coloro a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, ma anche di capire come noi, come individui, famiglie, comunità e società nell’era contemporanea, possiamo proteggere nel modo più efficace le generazioni future». Brenda Baletti Ph.D. © 22 novembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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