Economia
Fico: l’UE si comporta come una «nave suicida» mantenendo le sanzioni contro la Russia
Il primo ministro slovacco Robert Fico ha esortato l’UE a revocare le sanzioni sulle esportazioni di energia dalla Russia e a riprendere il dialogo, paragonando le politiche del blocco a una «nave suicida».
Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, alla fine di febbraio, i prezzi del petrolio sono aumentati del 60% e quelli del gas del 70% nell’UE, secondo quanto affermato dal commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen. Il blocco aveva già subito aumenti di prezzo in seguito alla decisione di interrompere gradualmente le forniture dalla Russia a causa del conflitto in Ucraina.
In un post pubblicato sabato su Facebook, Fico ha criticato duramente l’UE per «cecità ideologica e incompetenza» e ha accusato il leader ucraino Vladimir Zelensky di aver esacerbato la crisi.
«Non chiedo altro, solo un ritorno al buon senso. L’intera UE, e in particolare la Commissione europea, comincia ad assomigliare a una nave suicida in materia di sicurezza energetica», ha scritto Fico.
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Il Fico esortato l’UE a revocare «le sanzioni assurde» e ad adottare «misure energiche» per ripristinare i flussi attraverso l’oleodotto Druzhba, risalente all’epoca sovietica, che trasporta petrolio russo nell’UE attraverso l’Ucraina.
Kiev, che da tempo cerca di fare pressione sulla Slovacchia e sulla vicina Ungheria affinché abbandonino le forniture energetiche dalla Russia, ha affermato che il gasdotto è stato reso inutilizzabile da un attacco russo. Il mese scorso Zelens’kyj ha dichiarato che l’Ucraina lo riparerà se l’UE impedirà a Ungheria e Slovacchia di bloccare un prestito di 104 miliardi di dollari a Kiev.
All’inizio di questa settimana, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha avvertito che il blocco potrebbe trovarsi ad affrontare «una delle crisi economiche più gravi della sua storia» se non verranno revocate le sanzioni contro l’energia russa.
Come riportato da Renovatio 21, il commissario per l’energia UE, Dan Jorgensen, ha escluso un allentamento delle sanzioni, nonostante l’avvertimento lanciato venerdì di un potenziale shock energetico «di lunga durata» che potrebbe costringere gli Stati membri al razionamento del carburante.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
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Economia
L’AD dice che la Mercedes-Benz è «disposta» a entrare nel settore della produzione per la difesa
Mercedes-Benz sta considerando l’ipotesi di entrare nel settore della produzione per la difesa, nel caso in cui ciò si dimostrasse economicamente conveniente. Lo ha affermato l’amministratore delegato Ola Kallenius al Wall Street Journal.
L’azienda con sede a Stoccarda produceva in passato materiale bellico su vasta scala, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1937 cominciò a fornire camion e motori per aerei ai nazisti.
Dopo l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica nel 1941, tutti i veicoli realizzati da Mercedes-Benz vennero destinati all’esercito o ad aziende ritenute essenziali per lo sforzo bellico. In quel periodo, quasi la metà dei 63.000 dipendenti della casa automobilistica erano lavoratori forzati, prigionieri di guerra e detenuti dei campi di concentramento, secondo quanto riportato sul sito ufficiale di Mercedes-Benz.
Adolfo Hitler e i vertici nazisti scelsero Mercedes-Benz come simbolo supremo del potere e della propaganda del Terzo Reich. Il dittatore, pur non guidando personalmente, utilizzò modelli mastodontici come la Mercedes 770K (chiamata «Großer Mercedes») per le sfilate di regime.
Tali veicoli erano vere e proprie fortezze su ruote: lunghi 6 metri, pesavano quasi 5 tonnellate a causa di pesanti blindature in acciaio, pavimenti antimina e vetri antiproiettile spessi 40 millimetri. Per le parate pubbliche, lo Hitler esigeva sedili posteriori rialzati di 13 centimetri. Questo accorgimento visivo lo faceva apparire dominante rispetto alla folla, trasformando l’automobile in un’arma di sottomissione psicologica.
Nell’intervista concessa venerdì al Wall Street Journal, il Kallenius ha sottolineato che «il mondo è diventato un luogo più imprevedibile e credo sia assolutamente chiaro che l’Europa debba rafforzare il proprio profilo di difesa. Se potessimo svolgere un ruolo positivo in tal senso, saremmo disposti a farlo».
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Secondo l’amministratore delegato, le attività nel settore della difesa rappresenterebbero probabilmente «una quota minore» del business di Mercedes-Benz, che continuerebbe a concentrarsi sulla produzione di automobili civili.
Tuttavia, ha indicato che la produzione per la difesa potrebbe trasformarsi in «una nicchia in crescita» capace di aumentare i profitti dell’azienda. «Vedremo», ha aggiunto Kallenius.
La Germania e altri Paesi dell’UE hanno intensificato negli ultimi anni la spesa militare e gli acquisti nel settore della difesa, con Bruxelles che ha invitato gli Stati membri a espandere la produzione di armamenti e a diminuire la dipendenza dalle forniture militari statunitensi.
La spinta al riarmo giunge in un momento in cui l’industria tedesca affronta una crescita debole, costi energetici elevati e una competitività in calo, inducendo alcuni produttori a valutare i contratti di difesa come nuova fonte di reddito.
A febbraio, Mercedes-Benz ha annunciato un calo del 57% degli utili nel 2025 rispetto all’anno precedente, mentre le case automobilistiche europee continuano a soffrire per l’aumento dei costi di produzione dovuto ai rincari energetici, alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, alle pressioni normative e alla concorrenza cinese.
A marzo, il Financial Times ha riferito che un’altra casa automobilistica tedesca, la Volkswagen, era in trattative con l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems per convertire lo stabilimento in difficoltà di Osnabrück alla produzione di missili antiaerei. Un portavoce della VW ha smentito la notizia.
Nel 2022, l’allora cancelliere Olaffo Scholz aveva presentato un piano di modernizzazione militare da 100 miliardi di euro per le forze armate tedesche. Il mese scorso, la rivista germanica Der Spiegel ha riportato che da allora il ministero della Difesa di Berlino ha firmato circa 47.000 contratti di appalto.
Come riportato da Renovatio 21, Tesla negli scorsi mesi ha superato Mercedes nelle vendite.
Il piano di riarmo europeo sembra, di fatto, la riconversione dell’industria automobilistica tedesca – che versava da anni in crisi strutturale – in industria militare.
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Immagine di Wolfmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
Le riserve petrolifere mondiali si stanno esaurendo a un ritmo record
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