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Droni

Fico: i droni ucraini potrebbero scatenare una guerra tra NATO e Russia

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Il primo ministro slovacco Robert Fico ha messo in guardia sul fatto che i sorvoli di droni ucraini sul territorio dei membri della NATO potrebbero provocare un’escalation militare incontrollabile se i leader occidentali continueranno a rifiutare un dialogo diretto con la Russia.

 

Dalla metà di marzo, i droni ucraini a lungo raggio hanno ripetutamente attraversato lo spazio aereo baltico e nordico, e diversi Stati membri della NATO hanno segnalato incidenti con droni sul proprio territorio. Mosca ha accusato i membri della NATO di permettere tacitamente all’Ucraina di utilizzare il loro spazio aereo per colpire obiettivi russi, in particolare impianti energetici nella regione di Leningrado.

 

L’ultimo grave incidente si è verificato in Lettonia, dove il mancato intercettamento di due droni che hanno colpito un deposito di petrolio il 7 maggio ha provocato le dimissioni del ministro della Difesa e ha portato alla caduta del governo del primo ministro Evika Silina.

 

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi giovedì, Fico ha suggerito che le operazioni dei droni ucraini potrebbero innescare un conflitto più ampio, pur astenendosi dall’accusare esplicitamente Kiev di aver pianificato un attacco sotto falsa bandiera.

 

«Temo moltissimo che qualche provocazione possa innescare un meccanismo poi inarrestabile», ha affermato. «Se i droni iniziassero a sorvolare le teste degli Stati membri della NATO e la maggior parte di questi droni fosse ucraina, sarebbe un problema serio».

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Fico ha avvertito che anche un incidente relativamente piccolo potrebbe degenerare rapidamente se le comunicazioni tra la Russia e i leader occidentali dovessero rimanere bloccate.

 

«Cosa faremo quando un drone del genere, da qualche parte, sarà una provocazione e non una semplice coincidenza? Un obiettivo viene colpito, poi qualcuno dice che uno Stato membro della NATO ha attaccato e ora andiamo tutti a combattere. Questa sarà una situazione terribile», ha affermato.

 

Il leader slovacco ha inoltre criticato quella che ha definito «l’infinita ipocrisia» dell’Occidente nei confronti dei contatti diplomatici con Mosca, affermando che i politici condannano pubblicamente i suoi incontri con il presidente russo Vladimir Putin, mentre in privato chiedono aggiornamenti al riguardo.

 

«Se i leader si parlassero come dovrebbero, ci sarebbe una possibilità minima che una provocazione [con i droni] possa sfociare in un conflitto di grandi proporzioni. Se tutti tacciono e nessuno vuole parlare, anche una piccola provocazione può causare un disastro», ha affermato.

 

Fico si è a lungo opposto alla posizione di Bruxelles nei confronti di Mosca, compresi gli aiuti militari a Kiev e le sanzioni contro la Russia. È stato l’unico leader dell’UE a partecipare alle commemorazioni del Giorno della Vittoria di quest’anno a Mosca, dove ha messo in guardia contro una «nuova Cortina di Ferro» e ha chiesto un rinnovato dialogo.

 

La posizione di Fico sui sorvoli dei droni ucraini contrasta nettamente con quella di alcuni partner della NATO. Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha dichiarato giovedì che i paesi della NATO dovrebbero in realtà aiutare Kiev a «indirizzare» gli attacchi dei droni «nella giusta direzione». L’ex ministro della Difesa lettone Andris Spruds ha difeso le operazioni, affermando che l’Ucraina «ha tutto il diritto di difendersi», dopo un’analoga dichiarazione del ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna.

 

All’inizio di questa settimana, il Servizio di Intelligence estera russo ha accusato la Lettonia di aver permesso all’Ucraina di utilizzare il suo territorio per attacchi con droni sul suolo russo. Riga ha negato l’accusa, sebbene Aleksey Roslikov, ex consigliere comunale di Riga, abbia dichiarato all’agenzia RIA Novosti che era «un fatto assoluto» che gli Stati baltici stessero tacitamente permettendo tale attività e stessero persino cercando di «abituare» i residenti a vivere sotto la costante minaccia dei droni, in modo che «una cantina diventi la norma per loro».

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Droni

L’Iran distrugge un drone-spia marino americano a Ormuzzo

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Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran ) ha dichiarato di aver distrutto un sommergibile da ricognizione statunitense Saildrone Explorer all’imboccatura dello Stretto di Hormuz, diffondendo un filmato che mostra il velivolo senza equipaggio in fiamme in mare.   La Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha detto giovedì che l’imbarcazione, identificata con il numero di scafo 5838, è stata colpita mentre operava vicino alla via navigabile strategica. I media statali iraniani l’hanno presentata come un drone di sorveglianza americano, ma l’esercito statunitense non ha confermato la perdita.   «L’esercito americano, terrorista e aggressore, negli ultimi giorni, per timore di avvicinarsi e affrontare i combattenti dell’Islam, ha inviato i suoi droni nello Stretto di Hormuz», ha dichiarato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.   La via navigabile strategica resta sotto il controllo e la «sorveglianza dei servizi segreti» di Teheran, hanno aggiunto i pasdaran, avvertendo che «qualsiasi presenza ostile in questo stretto strategico sarà presa di mira».   Il Saildrone Explorer, lungo circa sette metri, è un’imbarcazione di superficie senza equipaggio dotata di telecamere, sensori e sistemi di comunicazione per la sorveglianza e la ricognizione marittima. La Marina degli Stati Uniti ha già usato questa piattaforma con la Task Force 59 della Quinta Flotta, con base in Bahrein, che integra sistemi senza equipaggio e intelligenza artificiale nelle operazioni regionali.  

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L’ultimo incidente arriva appena due giorni dopo che i pasdarani hanno catturato un drone sottomarino statunitense all’imboccatura dello Stretto di Ormuzzo. Il filmato diffuso da Teheran mostra quello che sembra un veicolo sottomarino autonomo Dive-LD, costruito da Anduril e entrato in servizio nel 2025. Il Pentagono ha ammesso di aver perso il sommergibile, ma ha detto che era vecchio e guasto e che non trasportava dati sensibili o apparecchiature classificate.   Gli incidenti si inseriscono in un quadro di crescente tensione marittima tra Stati Uniti e Iran.   Gli Stati Uniti hanno distrutto diverse petroliere iraniane dopo aver accusato le Guardie Rivoluzionarie di aver lanciato missili balistici contro navi da guerra statunitensi. L’Iran, a sua volta, ha attaccato navi e petroliere commerciali americane accusate di violare le restrizioni sullo Stretto ormusino.   Lo scontro ha interrotto in modo grave il traffico su uno dei corridoi energetici più importanti del mondo e ha spinto il petrolio Brent oltre i 107 dollari al barile, mentre più a ovest le forze Houthi, allineate con l’Iran, stanno rafforzando la presa su Bab al-Mandeb, un altro snodo strategico che collega il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.

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Immagine screenshot da Twitter  
   
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Droni

L’Iran sequestra il più moderno drone sottomarino USA

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Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha annunciato il sequestro di «uno dei sottomarini senza equipaggio più moderni e sofisticati» in possesso delle forze armate statunitensi. Il Pentagono ha minimizzato l’incidente, affermando che si trattava di un vecchio drone privo di apparecchiature sensibili.

 

Martedì le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno pubblicato un video di quello che hanno definito un drone sottomarino statunitense di ultima generazione, in grado di svolgere un’ampia gamma di compiti, dalla mappatura dei fondali marini alle operazioni di intelligence e sorveglianza, dall’ispezione di oleodotti al supporto nella guerra antisommergibile.

 

Il filmato mostra un veicolo sottomarino cilindrico, grigio e metallico, a forma di siluro, lungo circa 5,8 metri e largo 1,2 metri, con un peso di circa 2,7 tonnellate. Secondo quanto dichiarato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il sottomarino può rimanere sott’acqua fino a 10 giorni e raggiungere una profondità massima di 6.000 metri.

 

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L’esercito iraniano lo ha identificato come un drone Dive-LD sviluppato dall’azienda di difesa statunitense Anduril Industries, entrato in servizio nell’aprile del 2025.

 

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha cercato di ridimensionare l’incidente, sostenendo che l’Iran si era impossessato di un drone di vecchio modello malfunzionante che non trasportava alcuna apparecchiatura sensibile.

 

Il sottomarino stava sorvegliando le acque regionali e «non ha raccolto dati sensibili né trasportato apparecchiature sonar o radar classificate», ha dichiarato in un comunicato il capitano della Marina statunitense Tim Hawkins, portavoce del CENTCOM.

 

L’incidente si verifica nel contesto di un’ulteriore escalation tra Stati Uniti e Iran. Martedì sera l’Iran ha lanciato missili balistici contro basi militari statunitensi in Medio Oriente, in quella che ha definito una rappresaglia per un precedente attacco statunitense contro petroliere iraniane vicino all’isola di Kharg. I pasdarani hanno inoltre emesso un «avviso urgente» martedì sera, intimando agli equipaggi delle petroliere nei pressi dei porti e delle zone di ancoraggio del Bahrein e del Kuwait di abbandonare immediatamente le proprie navi in previsione di potenziali attacchi.

 

La Anduril è un’industria di armi fondata e portata avanti dal geniale giovanissimo imprenditore tecnologico Palmer Luckey, già inventore del visore di realtà virtuale Oculus che rivoluzionò il settore e fu comprato poi da Facebook, che poi licenziò il Luckey a causa del suo supporto a Donald Trump. Luckey è inoltre il cognato dell’ex rappresentante floridiano Matt Gaetz.

 

Il miliardario investitore Peter Thiel è stato tra i primi a fornire capitale ad Anduril (un altro nome Tolkeniano, come Palantir, o Mithril…) che produce dispositivi militari che sembrano usciti da un videogioco tipo Metal Gear Solid, di cui il Luckey è appassionato.

 

Il suo prodotto centrale è Lattice OS, una piattaforma di comando e controllo basata su Intelligenza Artificiale che integra sensori, droni, sottomarini e altri asset difensivi in un’unica rete operativa.

 

Attorno a Lattice ruota una famiglia crescente di sistemi autonomi: il drone Ghost, l’intercettore riutilizzabile Roadrunner, il caccia da combattimento autonomo Fury e il programma di visori AR IVAS, ereditato da Microsoft. A questi si aggiungono i missili da crociera della famiglia Barracuda e i droni Altius per missioni in sciame.

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Nel campo sottomarino, Anduril produce i veicoli autonomi Dive-LD e Dive-XL, piattaforme di grandi dimensioni pensate per missioni di sorveglianza e per il trasporto di sistemi più piccoli. Da questi possono essere lanciati i Copperhead, droni-siluro presentati nel 2025 in due varianti (Copperhead-100 e Copperhead-500), capaci di superare i 30 nodi e dotati di sensori, sonar e magnetometri. Nella versione armata, chiamata Copperhead-M, il sistema funziona come un vero siluro autonomo, pensato per costare molto meno delle soluzioni tradizionali legate a sommergibili e navi da guerra.

 

Sul fronte indossabile, Anduril ha sviluppato EagleEye, presentato nel 2025 dopo aver rilevato dall’Esercito USA il programma IVAS, originariamente affidato a Microsoft. È una famiglia modulare di dispositivi (casco integrale, visiera, occhiali) con realtà mista, sensori e connessione diretta a Lattice: proietta mappe, identificazione di minacce e dati tattici direttamente nel campo visivo del soldato, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i costi rispetto a IVAS.

 

Nel 2026 l’azienda ha avviato la produzione presso Arsenal-1, un impianto produttivo vicino Columbus, Ohio, con oltre 5 milioni di piedi quadrati e più di 4.000 lavoratori previsti. Ha inoltre firmato con l’Esercito USA un contratto quadro decennale fino a 20 miliardi di dollari, consolidando l’ecosistema Lattice come infrastruttura unificata per la difesa multi-dominio.

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Immagine screenshot dal sito di Anduril

 

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Droni

Lavrov: la reazione tedesca alla bufala del drone «l’inizio di una vera guerra»

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In un’intervista rilasciata al corrispondente di Vesti Pavel Zarubin il 6 settembre, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha condannato le reazioni tedesche al presunto «drone russo» rinvenuto all’aeroporto di Lipsia. I tedeschi avevano «trovato» un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia e hanno immediatamente iniziato ad accusare la Russia.   In risposta, il governo tedesco ha chiuso il consolato russo e il centro culturale russo, misure estremamente draconiane che, secondo Lavrov, precedono generalmente l’inizio di una guerra.   «Lipsia, l’aeroporto… Hanno trovato un drone. Hanno detto che era un drone russo e nessuno ha indagato. Questo è a tutti gli effetti l’inizio di una vera guerra. Hanno cacciato il Console Generale da Bonn e annunciato la rescissione dell’accordo. Stanno chiudendo la Casa Russia a Berlino. Ricordo che prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, o meglio della Grande Guerra Patriottica, anche i tedeschi chiusero le loro missioni diplomatiche», ha affermato Lavrov.   Il ministro degli Esteri russo definito le azioni «assolutamente inaccettabili», sostenendo che i Paesi occidentali «vogliono di nuovo la guerra».   Il presidente americano Donald Trump ha inoltre alimentato la tensione sull’intera vicenda di Lipsia quando, il 4 settembre, un giornalista tedesco gli ha posto una domanda in merito durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, ribadendo la sua convinzione che Putin non abbia alcuna intenzione di attaccare alcuna nazione europea.

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La notizia potrebbe avere un senso preciso nella nuova narrazione del riarmo tedesco – ed europeo.   Come riportato da Renovatio 21, la Germania ad ottobre ha annunciato che investirà 10 miliardi di euro in droni militari nei prossimi anni per potenziare significativamente la sua flotta di droni militari. Ciò mentre la crisi economica attanaglia il Paese, con Volkswagen che sta per licenziare 100.000 lavoratori.   A fine 2025 era emerso che la Germania stava approntando un budget di rimilitarazzione per quasi 400 miliardi di euro, mentre la coscrizione viene reintrodotta con divieti di espatrio per i giovani e pure una grottesca lotteria.   Significativamente, in ballo c’è anche un accordo di condivisione di armi atomiche anche britanniche in Germania.   Come riportato da Renovatio 21, il neocancelliere Federico Merz ha promesso, appena eletto, di escludere le armi atomiche, ma non è facile credergli. Credere ad un cancelliere tedesco, in una Germania che ripudia le centrali atomiche ma invoca le bombe atomiche, potrebbe essere difficilissimo, soprattutto ora che ha perso rovinosamente le elezioni in laender importanti a favore di un partito, AfD, che non vuole in alcun modo la guerra con Mosca.  

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Immagine di pubblico dominio CCO via Wikimedia  
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