Connettiti con Renovato 21

Politica

Elezioni presidenziali USA: aprite gli occhi!

Pubblicato

il

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il risultato delle elezioni statunitensi non segna il trionfo dei Democratici e di un vecchio senatore, ma della corrente repubblicana sui jacksoniani; lungi dal riflettere le opinioni politiche dei cittadini, cela la crisi di civiltà che affonda il Paese.

 

 

 

 

Le elezioni presidenziali del 2020 confermano la tendenza generale, in atto dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica: la popolazione statunitense attraversa una crisi di civiltà e si sta inesorabilmente avviando verso una nuova guerra civile che, secondo logica, dovrebbe sfociare nella divisione del Paese. Quest’instabilità dovrebbe concludersi con la fine dell’Occidente come iperpotenza.

 

La popolazione statunitense attraversa una crisi di civiltà e si sta inesorabilmente avviando verso una nuova guerra civile che, secondo logica, dovrebbe sfociare nella divisione del Paese

Per capire quanto accade è necessario ignorare il terrore che suscita nelle élite europee la prossima sparizione della potenza che le protegge da tre quarti di secolo e guardare con onestà intellettuale alla storia mondiale degli ultimi trent’anni.

 

Occorre altresì reimmergersi nella storia degli Stati Uniti e rileggerne la Costituzione.

 

 

L’ipotesi della dissoluzione di NATO e Stati Uniti d’America

Quando, dopo tre quarti di secolo di dittatura assoluta, l’Unione Sovietica crollò, quanti se lo auguravano da tempo vennero tuttavia colti di sorpresa. Per anni la CIA aveva organizzato il sistematico sabotaggio della sua economia e denigrato ogni sua realizzazione; ma non aveva previsto che il regime sarebbero stato rovesciato dalle popolazioni sovietiche, in nome degli stessi ideali.

 

Tutto cominciò con una catastrofe che lo Stato non seppe evitare: l’esplosione nel 1986 della centrale nucleare di Chernobyl. Circa 250 mila persone dovettero lasciare definitivamente la propria terra. L’incompetenza all’origine della catastrofe mise fine alla legittimità della dittatura.

 

Nei successivi cinque anni gli alleati del Patto di Varsavia riacquistarono l’indipendenza e l’URSS si smembrò. Il processo, condotto dal principio alla fine dalla Gioventù comunista in ogni Paese satellite, fu all’ultimo momento strumentalizzato dal sindaco di Mosca Boris Eltsin e dalla sua équipe, formatasi a Washington. Il saccheggio dei beni collettivi che ne seguì e il conseguente crollo economico fecero regredire di un secolo la nuova Russia.

Il crollo sarà preceduto dalla perdita della forza centripeta e dall’abbandono dei vassalli. Chi avrà lasciato la nave prima del naufragio avrà più possibilità di riportare danni minori

 

Gli Stati Uniti dovrebbero dissolversi allo stesso modo: il crollo sarà preceduto dalla perdita della forza centripeta e dall’abbandono dei vassalli. Chi avrà lasciato la nave prima del naufragio avrà più possibilità di riportare danni minori. La NATO dovrebbe estinguersi prima degli USA, così come il Patto di Varsavia morì prima dell’URSS.

 

 

La forza centrifuga degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono un Paese molto giovane, con una storia di soli duecent’anni. Ancora oggi la popolazione si forma con ondate successive di migranti provenienti da ogni parte del mondo.

 

Secondo il modello britannico, ogni comunità conserva la propria cultura e non si mescola con le altre. Il concetto di «crogiuolo» (melting pot) si è concretizzato solo dopo il ritorno dei soldati neri dalla seconda guerra mondiale e con l’abolizione della segregazione razziale che ne seguì sotto Eisenhower e Kennedy, per poi scomparire di nuovo.

 

Per una ventina d’anni la popolazione si è cristallizzata. E dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si sta di nuovo ghettizzando, non più secondo differenze razziali, ma culturali. Il Paese è di fatto già diviso

La popolazione statunitense si sposta molto da uno Stato all’altro. Dalla prima guerra mondiale, fino alla fine della guerra del Vietnam, le sue componenti hanno tentato di coabitare in alcuni quartieri. Per una ventina d’anni la popolazione si è cristallizzata. E dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si sta di nuovo ghettizzando, non più secondo differenze razziali, ma culturali. Il Paese è di fatto già diviso.

 

Già ora gli Stati Uniti non sono più un’unica nazione, bensì 11 distinte.

 

Il conflitto interno della cultura anglosassone

La mitologia delle origini degli Stati Uniti collega la nascita del Paese ai 67 «Padri Pellegrini», gl’immigrati del Mayflower, un gruppo di cristiani fanatici inglesi che vivevano in «comunità» nei Paesi Bassi. Ottennero dalla Corona l’incarico di insediarsi nel Nuovo Mondo per combattere l’impero spagnolo. Alcuni di loro sbarcarono nel Massachusetts, dove edificarono una società settaria, la colonia di Plymouth (1620). Facevano indossare il velo alle donne e punivano con duri castighi corporali chi aveva peccato, così allontanandosi dalla «Via Pura», da qui il loro nome: i Puritani.

 

Gli statunitensi non conoscono quale fosse la missione politica dei Padri Pellegrini né il loro settarismo

Gli statunitensi non conoscono quale fosse la missione politica dei Padri Pellegrini né il loro settarismo, tuttavia li celebrano con la festa del Thanksgiving. Questi 67 fanatici ebbero notevole influenza su un Paese che oggi conta 328 milioni di abitanti. Otto dei 46 presidenti degli Stati Uniti – tra cui Franklin Roosevelt e i due Bush – ne sono diretti discendenti.

 

I Puritani organizzarono in Inghilterra una rivoluzione imperniata su Lord Oliver Cromwell. Decapitarono il re, fondarono una repubblica intollerante, il Commonwealth, massacrarono gli eretici irlandesi (papisti). Avvenimenti chiamati dagli storici Prima Guerra Civile (1642-1651).

 

Oltre un secolo dopo i puritani del Nuovo Mondo si ribellarono allo schiacciante peso delle tasse imposte dalla monarchia britannica, dando inizio a quella che gli storici statunitensi chiamano Guerra d’Indipendenza (1775-1783).

 

Gli storici britannici la considerano invece «Seconda Guerra Civile». Infatti, se i coloni che la combatterono erano povera gente che lavorava duro, a organizzarli erano i discendenti dei Padri Pellegrini, bramosi di affermare il proprio ideale settario di fronte alla monarchia britannica restaurata.

 

Ottant’anni dopo gli Stati Uniti si lacerarono con la Guerra di Secessione (1861-1865) – che alcuni storici chiamano «Terza Guerra Civile» anglosassone – in cui gli Stati fedeli alla Costituzione originaria, che volevano mantenere i dazi interni, si scontrarono con gli Stati che volevano invece instaurare dazi a livello federale, sì da creare un unico grande mercato interno. Ma questa guerra opponeva anche le élite puritane del Nord alle élite cattoliche del Sud, riverberando le divergenze delle due precedenti guerre.

Anche la «Quarta Guerra Civile» anglosassone che si sta delineando è ordita dalle élite puritane

 

Anche la «Quarta Guerra Civile» anglosassone che si sta delineando è ordita dalle élite puritane. La continuità è mascherata dalla trasformazione di queste élite, che ora non credono più in Dio ma sono animate dallo stesso fanatismo. Sono le classi dirigenti dedite oggi alla riscrittura della storia del Paese; secondo loro, gli Stati Uniti sono un progetto razzista degli europei, che i Padri Pellegrini non sono riusciti a correggere.

 

Sono convinti che bisogni ripristinare la «Via Pura» distruggendo i simboli del Male, come le statue dei monarchi, degli inglesi e dei confederati. Usano un linguaggio «politicamente corretto», affermano che esistono diverse «razze» umane, scrivono «Nero» in maiuscolo e «bianco» minuscolo, e si avventano sugli astrusi supplementi del New York Times.

 

 

La storia recente degli Stati Uniti

Ogni Paese ha i propri demoni. Il presidente Richard Nixon era convinto che il primo pericolo da cui gli Stati Uniti dovessero difendersi non fosse la guerra nucleare con l’URSS, ma una possibile «Quarta Guerra Civile» anglosassone. Si avvaleva della consulenza di uno specialista in materia, lo storico Kevin Phillips, il consigliere elettorale che gli consentì di accedere due volte alla presidenza. Ma gli eredi dei Padri Pellegrini non condividevano la sua preoccupazione e lo fecero precipitare nello scandalo Watergate (1972), ordito all’indomani della sua rielezione, dal vice e successore di J. Edgar Hoover.

Il presidente Richard Nixon era convinto che il primo pericolo da cui gli Stati Uniti dovessero difendersi non fosse la guerra nucleare con l’URSS, ma una possibile «Quarta Guerra Civile» anglosassone

 

Quando la potenza USA cominciò a perdere slancio, la lobby imperialista, dominata dai Puritani, issò al potere un diretto discendente dei 67 Padri Pellegrini, il repubblicano George Bush figlio che, sotto lo sguardo attonito dei concittadini, organizzò uno choc emozionale (gli attentati dell’11 settembre 2001) e adattò le forze armate alle esigenze del nuovo capitalismo finanziario.

 

L’opera fu continuata dal successore, il democratico Barack Obama, che vi adattò l’economia. A tale scopo scelse i suoi più importanti collaboratori tra i membri della Pilgrim’s Society.

 

Nel 2016 accadde un fatto dirompente. Un conduttore televisivo, che aveva contestato la trasformazione del capitalismo e la versione sugli attentati dell’11 settembre, Donald Trump, si candidò alla presidenza. Conquistò dapprima il Partito Repubblicano, poi la Casa Bianca.

 

Gli stessi che si erano liberati di Nixon cominciarono ad attaccare Trump ancor prima dell’investitura. Adesso sono riusciti a sventare il pericolo di una sua rielezione stipando maldestramente le urne. Ma quel che importa è che durante il mandato di Trump sono emersi secoli di malumori inespressi. Grazie ai Puritani, gli statunitensi sono di nuovo divisi.

Quando la potenza USA cominciò a perdere slancio, la lobby imperialista, dominata dai Puritani, issò al potere un diretto discendente dei 67 Padri Pellegrini, il repubblicano George Bush figlio che, sotto lo sguardo attonito dei concittadini, organizzò uno choc emozionale (gli attentati dell’11 settembre 2001) e adattò le forze armate alle esigenze del nuovo capitalismo finanziario.

 

Per questa ragione, sebbene sia evidente che la maggior parte degli statunitensi non abbia votato con entusiasmo un vecchio senatore, mi sembra sbagliato affermare che quest’elezione 2020 sia stata un referendum pro o contro Trump. Si è trattato invece di un referendum pro o contro i Puritani.

 

 

Un risultato utile al progetto dei Padri Pellegrini

Quando finì la Guerra d’indipendenza – o, se si preferisce, la Seconda Guerra Civile anglosassone – i successori dei Padri Pellegrini redassero la Costituzione. Non fecero mistero di voler creare un sistema aristocratico sul modello inglese, né nascosero il loro disprezzo per il popolo: la Costituzione degli Stati Uniti non riconosce infatti la sovranità popolare, ma quella dei governatori.

 

Il popolo, che aveva fatto e vinto la guerra, accettò, ma impose dieci emendamenti: la Dichiarazione dei Diritti (Bill of Right), che stabilisce che la classe dirigente non può in alcun caso calpestare i diritti dei cittadini in nome di una supposta «ragione di Stato». La Costituzione così emendata vige ancora oggi.

Quel che importa è che durante il mandato di Trump sono emersi secoli di malumori inespressi. Grazie ai Puritani, gli statunitensi sono di nuovo divisi

 

Se si prende atto che gli Stati Uniti costituzionalmente non sono, e mai sono stati, una democrazia, il risultato delle elezioni non può indignare. Nel corso di due secoli nelle elezioni presidenziali il voto popolare, benché non previsto dalla Costituzione, si è progressivamente imposto in tutti gli Stati federati. Nella designazione dei 538 delegati al Collegio elettorale presidenziale, i governatori devono seguirne le indicazioni.

 

Per questa ragione alcuni governatori hanno con poca abilità stipato le urne: in oltre una contea su dieci il numero dei votanti è stato superiore a quello della popolazione maggiorenne. Non se ne dispiacciano i commentatori: è impossibile stabilire quanti elettori abbiano realmente votato e per chi.

 

 

Un cupo avvenire

In simili circostanze, il presidente eletto, Joe Biden, non potrà ignorare la giustificata furia dei partigiani dell’avversario. Non potrà unire il popolo. Quattro anni fa ho scritto che Trump sarebbe stato il Gorbaciov degli Stati Uniti. Mi sbagliavo: ha saputo ridare nuovo slancio al Paese. Alla fin fine sarà Joe Biden che non riuscirà a preservare l’unità territoriale degli Stati Uniti.

Alla fin fine sarà Joe Biden che non riuscirà a preservare l’unità territoriale degli Stati Uniti

 

Gli Alleati che non vedono avvicinarsi la catastrofe ne pagheranno pesanti conseguenze.

 

 

Continua a leggere

Politica

Re Aroldo di Norvegia muore a 89 anni

Pubblicato

il

Da

Il palazzo reale ha comunicato venerdì la scomparsa di Aroldo V, re di Norvegia, all’età di 89 anni. Il sovrano, sul trono dal 1991, si è spento serenamente in un ospedale di Oslo, secondo quanto reso noto dalla corte.

 

Al suo posto salirà l’unico figlio, Acone VIII, 53 anni; la moglie Mette-Marit diventerà la nuova regina di Norvegia.

 

Il passaggio di corona arriva dopo anni in cui la famiglia reale è stata segnata da diversi scandali. Mette-Marit è finita al centro delle polemiche per i suoi contatti passati con il criminale sessuale Jeffrey Epstein dopo che documenti pubblicati negli Stati Uniti a gennaio 2026 hanno rivelato una corrispondenza con il misterioso pedomiliardario tra il 2011 e il 2014, ben dopo la sua condanna per reati sessuali, con quasi mille menzioni della principessa nei documenti, inclusi scambi definiti «intimi».

 

La vicenda ha suscitato aspre critiche, al punto che il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha accusato pubblicamente la principessa di scarso giudizio. Mette-Marit si è scusata parlando di «profondo rammarico». Come riportato da Renovatio 21, negli Epstein files è emerso anche il nome dell’ex premier di Oslo Thorbjørn Jagland, il cui rammarico lo avrebbe portato a tentare il suicidio. L’ex ministro degli esteri norvegese Borge Brende pure è stato trovato nei documenti epsteinici, ed ha dovuto dimettersi dal ruolo di CEO del World Economic Forum di Davos.

 

Ancora più problematica è la vicenda il figlio avuto da una precedente relazione con un uomo condannato per reati di droga e abusi, Marius Borg Hoiby, è stato condannato per violenza sessuale, violenza domestica e altri reati minori, dopo una condanna in primo grado a giugno per due casi di stupro.

 

Anche la figlia maggiore di Aroldo, la principessa Martha Louise, è stata oggetto di critiche dopo aver lasciato gli incarichi ufficiali per occuparsi di medicine alternative e aver sposato Durek Verrett, un americano negro che si è autodefinito «sciamano delle celebrità».

Sostieni Renovatio 21

Aroldo (ma si può tradurre anche «Araldo»), era stato ricoverato il 17 agosto per una malattia del sangue. Durante le cure le condizioni sono peggiorate e giovedì il palazzo le ha definite «estremamente gravi».

 

Secondo la stampa locale, i membri della famiglia reale hanno cancellato gli impegni pubblici e si sono raccolti al capezzale del re nei suoi ultimi giorni, mentre i cittadini deponevano fiori davanti al palazzo.

 

Nonostante le polemiche che hanno riguardato i suoi familiari, Aroldo è rimasto una figura amata in Norvegia e gli è stato riconosciuto il ruolo avuto nella modernizzazione della monarchia, anche grazie al matrimonio con una donna di origini non nobili e a una maggiore trasparenza sulle spese della casa reale.

 

La monarchia norvegese affonda le radici nell’epoca vichinga, quando Aroldo I Bellachioma unificò il paese nell’872, dando avvio alla prima dinastia. Per secoli i re norvegesi governarono un regno indipendente, ma nel 1380 la Norvegia entrò in unione con la Danimarca, perdendo di fatto la propria corona autonoma per oltre quattro secoli.

 

Nel 1814, dopo le guerre napoleoniche, la Norvegia passò sotto la Svezia, pur ottenendo una propria Costituzione (17 maggio 1814, ancora oggi festa nazionale). L’unione con la Svezia durò fino al 1905, quando un referendum sancì la piena indipendenza norvegese. Il Paese scelse allora la forma monarchica invece che repubblicana, chiamando sul trono il principe danese Carlo, che prese il nome di Acone VII.

 

Da allora si sono succeduti Olavo V (1957-1991) e Aroldo V (1991-2026), appena scomparso. La monarchia norvegese è oggi costituzionale e parlamentare: il sovrano ha funzioni prevalentemente rappresentative e simboliche, mentre il potere esecutivo spetta al governo.

Va notato che nel 2012 una modifica costituzionale ha posto fine al ruolo del re come capo della Chiesa di Norvegia.

 

Ora ascende al trono di Norvegia il principe Acone, con la moglie problematica, già al centro di un incidente diplomatico quando tentò di esfiltrare dall’India una bambina prodotta da una surrogata locale per dei suoi amici collaboratori omosessuali.

 

Il matrimonio di Haakon con Mette-Marit nel 2001 fu contestato soprattutto negli ambienti della Chiesa luterana norvegese, poiché lei non era nobile, era separata e aveva già un figlio piccolo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Sámediggi Sametinget via Wikimedia pubblicata su licenza; immagine tagliata 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Parlamentare israeliano distrugge un monumento palestinese sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane

Pubblicato

il

Da

Martedì, un parlamentare israeliano di estrema destra ha distrutto un monumento commemorativo dedicato ai palestinesi uccisi nel conflitto con Israele nella Cisgiordania occupata. L’azione è stata compiuta sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha suscitato la condanna dell’esercito e di esponenti politici israeliani.   Zvi Sukkot, membro di HaTzionut HaDatit, il partito ultrasionista religioso del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essersi recato nel villaggio di Madama, in Cisgiordania, per rimuovere un monumento che «glorificava gli assassini di ebrei».   Un video dell’incidente, diffuso online, mostra Sukkot e un altro uomo che distruggono il monumento a colpi di mazza, mentre un soldato israeliano con un fucile d’assalto osserva la scena da vicino.

Sostieni Renovatio 21

Le immagini riprese da un corrispondente di RT mostrano il monumento deturpato, con le piastrelle attorno alla base in pietra parzialmente frantumate.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che il Sukkot aveva ricevuto il permesso di condurre un «tour dei monumenti» in Cisgiordania con scorta militare, ma ha «agito in modo ingannevole» e senza autorizzazione danneggiando il monumento.   L’ufficio del primo ministro dello Stato Giudaico Benjamin Netanyahu ha sottolineato che «farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di personaggi pubblici, è inaccettabile». La dichiarazione non menzionava esplicitamente il Sukkot.   Gadi Eisenkot, principale rivale politico di Netanyahu, ha definito la bravata del parlamentare «una vergogna». «Ha mentito e ingannato le Forze di Difesa Israeliane e i loro comandanti, ha compromesso la sicurezza e ha infangato lo Stato di Israele nel suo complesso», ha dichiarato l’ex capo militare su X.   Il partito sionista religioso ultranazionalista di Sukkot è stato in prima linea nella recente spinta di Israele per un maggior numero di insediamenti nella Cisgiordania occupata, considerati illegali dal diritto internazionale dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale.   La scorsa settimana, lo Stato degli ebrei ha aperto le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 nuove abitazioni nell’area, nell’ambito del progetto di espansione degli insediamenti presentato a luglio. I critici sottolineano che, se realizzato, il progetto rischia di dividere di fatto la Cisgiordania in due.   Anche la violenza da parte dei coloni è aumentata sensibilmente. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite il mese scorso, nei primi quattro mesi di quest’anno si sono verificati circa 190 attacchi contro i palestinesi.   La spinta verso gli insediamenti è stata condannata a livello internazionale, con i leader di oltre una dozzina di Paesi europei che l’hanno definita «inaccettabile» in una dichiarazione congiunta di giovedì.

Iscriviti al canale Telegram

In settimana coloni israeliani hanno sparato e ucciso un adolescente palestinese vicino a Hebron, nella Cisgiordania occupata.   A fine luglio due moschee erano state attaccate, con una data alle fiamme. Negli stessi giorni, un gruppo di coloni armati ha fatto irruzione in case e terreni agricoli alla periferia di Tel, a sud-ovest di Nablus, nelle prime ore del mattino. Gli abitanti si sono radunati per respingere l’aggressione, ma lo scontro è degenerato in una colluttazione tra palestinesi disarmati da una parte e coloni armati di fucili e soldati israeliani dall’altra. Le truppe israeliane e le guardie degli insediamenti hanno quindi aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi, uccidendo quattro persone.   Come riportato da Renovatio 21, coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata.   Poche settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.   Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa l’esercito israeliano ha designato Taybeh, l’unico villaggio rimasto in Cisgiordania interamente abitato da cristiani, come «zona militare chiusa». La decisione è stata adottata nel contesto di un’escalation e di continui attacchi terroristici ebraici perpetrati dai «coloni» israeliani contro queste comunità.   Due mesi fa avevano hanno incendiato Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.

Aiuta Renovatio 21

A giugno era emerso che il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.   L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.   A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.   In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra, almeno al momento, voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
       
Continua a leggere

Politica

AfD vuole uscire da Schengen

Pubblicato

il

Da

Il forte afflusso di migranti nell’enclave spagnola di Ceuta dimostra, secondo Alice Weidel, co-presidente di Alternativa per la Germania (AfD), che la Germania starebbe meglio fuori dallo spazio Schengen.

 

Il sistema di libera circolazione «senza frontiere» dell’UE costituisce una minaccia per la Germania finché le frontiere esterne del blocco resteranno in gran parte sguarnite, ha dichiarato domenica alla ZDF la leader del partito più popolare in Germania.

 

Alla fine di luglio circa 72.000 persone sono entrate illegalmente a Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana, in poche ore. L’ondata ha provocato un grave sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie insufficienti; le autorità locali hanno poi segnalato un’epidemia.

 

Nell’enclave sovraffollata sono stati denunciati almeno 15 stupri. Anche se la maggior parte degli arrivati è stata rimpatriata in tempi rapidi, le autorità cittadine stimavano che la scorsa settimana a Ceuta restassero ancora circa 10.000 persone.

 

«Quando vedo qualcosa come quello che sta succedendo a Ceuta, allora [dico] che usciremo da Schengen», ha detto Weidel. «Dobbiamo iniziare ad agire in modo preventivo, non possiamo semplicemente lasciare entrare tutti senza controlli».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La Germania deve «chiudere» i propri confini perché l’UE non sta onorando gli impegni presi sulla sicurezza delle frontiere esterne, ha sostenuto.

 

«Schengen funziona solo con frontiere esterne sicure e frontiere interne aperte. Nessuna delle due funziona», ha affermato Weidel, sostenendo che né Frontex, né gli «accordi di riammissione», né le norme europee sulle frontiere funzionano in modo adeguato.

 

«Usciremo dall’area Schengen in modo che persone come quelle di Ceuta non possano più venire da noi», ha aggiunto.

 

L’AfD detiene poco più del 23% dei seggi nel Bundestag ed è la principale forza di opposizione. Resta però in gran parte esclusa dall’influenza legislativa per la cosiddetta politica del «muro di fuoco», in base alla quale gli altri grandi partiti tedeschi rifiutano di collaborare con essa.

 

Weidel ha sostenuto che la situazione potrebbe cambiare dopo le prossime elezioni parlamentari, previste per il 2029, che a suo avviso l’AfD potrebbe vincere.

 

La crisi di Ceuta ha già scosso l’UE. Diversi leader europei hanno chiesto l’esclusione della Spagna da Schengen, con l’Italia che per prima ha introdotto controlli temporanei alle frontiere per i viaggiatori provenienti dalla Spagna dal 1° agosto. Madrid ha controrisposto con misure analoghe.

 

Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha collegato l’afflusso alla decisione di Madrid di concedere l’amnistia ai migranti senza documenti arrivati in Spagna prima del 1° gennaio 2026. Il provvedimento, che potrebbe riguardare oltre un milione di persone, avrebbe creato un forte incentivo a raggiungere la Spagna e poi proseguire verso altri Paesi dell’UE, ha detto all’inizio del mese.

 

La Germania è da tempo la principale destinazione nell’UE per i richiedenti asilo. Nel 2025 ha ricevuto oltre 163.000 domande, circa un quinto di tutte le richieste presentate nei 27 Stati membri, secondo l’Agenzia europea per l’asilo.

 

Il Paese ha inoltre la più grande popolazione nata all’estero in termini assoluti nell’UE, con quasi 17 milioni di persone nate fuori dai confini, pari a circa il 20% della popolazione.

 

Berlino ha già intensificato i controlli alle frontiere con gli altri Paesi dell’UE e aumentato i respingimenti nel tentativo di contenere l’immigrazione clandestina.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Olaf Kosinsky via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0-de

 

 

Continua a leggere

Più popolari