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Elezioni presidenziali USA: aprite gli occhi!

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il risultato delle elezioni statunitensi non segna il trionfo dei Democratici e di un vecchio senatore, ma della corrente repubblicana sui jacksoniani; lungi dal riflettere le opinioni politiche dei cittadini, cela la crisi di civiltà che affonda il Paese.

 

 

 

 

Le elezioni presidenziali del 2020 confermano la tendenza generale, in atto dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica: la popolazione statunitense attraversa una crisi di civiltà e si sta inesorabilmente avviando verso una nuova guerra civile che, secondo logica, dovrebbe sfociare nella divisione del Paese. Quest’instabilità dovrebbe concludersi con la fine dell’Occidente come iperpotenza.

 

La popolazione statunitense attraversa una crisi di civiltà e si sta inesorabilmente avviando verso una nuova guerra civile che, secondo logica, dovrebbe sfociare nella divisione del Paese

Per capire quanto accade è necessario ignorare il terrore che suscita nelle élite europee la prossima sparizione della potenza che le protegge da tre quarti di secolo e guardare con onestà intellettuale alla storia mondiale degli ultimi trent’anni.

 

Occorre altresì reimmergersi nella storia degli Stati Uniti e rileggerne la Costituzione.

 

 

L’ipotesi della dissoluzione di NATO e Stati Uniti d’America

Quando, dopo tre quarti di secolo di dittatura assoluta, l’Unione Sovietica crollò, quanti se lo auguravano da tempo vennero tuttavia colti di sorpresa. Per anni la CIA aveva organizzato il sistematico sabotaggio della sua economia e denigrato ogni sua realizzazione; ma non aveva previsto che il regime sarebbero stato rovesciato dalle popolazioni sovietiche, in nome degli stessi ideali.

 

Tutto cominciò con una catastrofe che lo Stato non seppe evitare: l’esplosione nel 1986 della centrale nucleare di Chernobyl. Circa 250 mila persone dovettero lasciare definitivamente la propria terra. L’incompetenza all’origine della catastrofe mise fine alla legittimità della dittatura.

 

Nei successivi cinque anni gli alleati del Patto di Varsavia riacquistarono l’indipendenza e l’URSS si smembrò. Il processo, condotto dal principio alla fine dalla Gioventù comunista in ogni Paese satellite, fu all’ultimo momento strumentalizzato dal sindaco di Mosca Boris Eltsin e dalla sua équipe, formatasi a Washington. Il saccheggio dei beni collettivi che ne seguì e il conseguente crollo economico fecero regredire di un secolo la nuova Russia.

Il crollo sarà preceduto dalla perdita della forza centripeta e dall’abbandono dei vassalli. Chi avrà lasciato la nave prima del naufragio avrà più possibilità di riportare danni minori

 

Gli Stati Uniti dovrebbero dissolversi allo stesso modo: il crollo sarà preceduto dalla perdita della forza centripeta e dall’abbandono dei vassalli. Chi avrà lasciato la nave prima del naufragio avrà più possibilità di riportare danni minori. La NATO dovrebbe estinguersi prima degli USA, così come il Patto di Varsavia morì prima dell’URSS.

 

 

La forza centrifuga degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono un Paese molto giovane, con una storia di soli duecent’anni. Ancora oggi la popolazione si forma con ondate successive di migranti provenienti da ogni parte del mondo.

 

Secondo il modello britannico, ogni comunità conserva la propria cultura e non si mescola con le altre. Il concetto di «crogiuolo» (melting pot) si è concretizzato solo dopo il ritorno dei soldati neri dalla seconda guerra mondiale e con l’abolizione della segregazione razziale che ne seguì sotto Eisenhower e Kennedy, per poi scomparire di nuovo.

 

Per una ventina d’anni la popolazione si è cristallizzata. E dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si sta di nuovo ghettizzando, non più secondo differenze razziali, ma culturali. Il Paese è di fatto già diviso

La popolazione statunitense si sposta molto da uno Stato all’altro. Dalla prima guerra mondiale, fino alla fine della guerra del Vietnam, le sue componenti hanno tentato di coabitare in alcuni quartieri. Per una ventina d’anni la popolazione si è cristallizzata. E dal crollo dell’Unione Sovietica a oggi si sta di nuovo ghettizzando, non più secondo differenze razziali, ma culturali. Il Paese è di fatto già diviso.

 

Già ora gli Stati Uniti non sono più un’unica nazione, bensì 11 distinte.

 

Il conflitto interno della cultura anglosassone

La mitologia delle origini degli Stati Uniti collega la nascita del Paese ai 67 «Padri Pellegrini», gl’immigrati del Mayflower, un gruppo di cristiani fanatici inglesi che vivevano in «comunità» nei Paesi Bassi. Ottennero dalla Corona l’incarico di insediarsi nel Nuovo Mondo per combattere l’impero spagnolo. Alcuni di loro sbarcarono nel Massachusetts, dove edificarono una società settaria, la colonia di Plymouth (1620). Facevano indossare il velo alle donne e punivano con duri castighi corporali chi aveva peccato, così allontanandosi dalla «Via Pura», da qui il loro nome: i Puritani.

 

Gli statunitensi non conoscono quale fosse la missione politica dei Padri Pellegrini né il loro settarismo

Gli statunitensi non conoscono quale fosse la missione politica dei Padri Pellegrini né il loro settarismo, tuttavia li celebrano con la festa del Thanksgiving. Questi 67 fanatici ebbero notevole influenza su un Paese che oggi conta 328 milioni di abitanti. Otto dei 46 presidenti degli Stati Uniti – tra cui Franklin Roosevelt e i due Bush – ne sono diretti discendenti.

 

I Puritani organizzarono in Inghilterra una rivoluzione imperniata su Lord Oliver Cromwell. Decapitarono il re, fondarono una repubblica intollerante, il Commonwealth, massacrarono gli eretici irlandesi (papisti). Avvenimenti chiamati dagli storici Prima Guerra Civile (1642-1651).

 

Oltre un secolo dopo i puritani del Nuovo Mondo si ribellarono allo schiacciante peso delle tasse imposte dalla monarchia britannica, dando inizio a quella che gli storici statunitensi chiamano Guerra d’Indipendenza (1775-1783).

 

Gli storici britannici la considerano invece «Seconda Guerra Civile». Infatti, se i coloni che la combatterono erano povera gente che lavorava duro, a organizzarli erano i discendenti dei Padri Pellegrini, bramosi di affermare il proprio ideale settario di fronte alla monarchia britannica restaurata.

 

Ottant’anni dopo gli Stati Uniti si lacerarono con la Guerra di Secessione (1861-1865) – che alcuni storici chiamano «Terza Guerra Civile» anglosassone – in cui gli Stati fedeli alla Costituzione originaria, che volevano mantenere i dazi interni, si scontrarono con gli Stati che volevano invece instaurare dazi a livello federale, sì da creare un unico grande mercato interno. Ma questa guerra opponeva anche le élite puritane del Nord alle élite cattoliche del Sud, riverberando le divergenze delle due precedenti guerre.

Anche la «Quarta Guerra Civile» anglosassone che si sta delineando è ordita dalle élite puritane

 

Anche la «Quarta Guerra Civile» anglosassone che si sta delineando è ordita dalle élite puritane. La continuità è mascherata dalla trasformazione di queste élite, che ora non credono più in Dio ma sono animate dallo stesso fanatismo. Sono le classi dirigenti dedite oggi alla riscrittura della storia del Paese; secondo loro, gli Stati Uniti sono un progetto razzista degli europei, che i Padri Pellegrini non sono riusciti a correggere.

 

Sono convinti che bisogni ripristinare la «Via Pura» distruggendo i simboli del Male, come le statue dei monarchi, degli inglesi e dei confederati. Usano un linguaggio «politicamente corretto», affermano che esistono diverse «razze» umane, scrivono «Nero» in maiuscolo e «bianco» minuscolo, e si avventano sugli astrusi supplementi del New York Times.

 

 

La storia recente degli Stati Uniti

Ogni Paese ha i propri demoni. Il presidente Richard Nixon era convinto che il primo pericolo da cui gli Stati Uniti dovessero difendersi non fosse la guerra nucleare con l’URSS, ma una possibile «Quarta Guerra Civile» anglosassone. Si avvaleva della consulenza di uno specialista in materia, lo storico Kevin Phillips, il consigliere elettorale che gli consentì di accedere due volte alla presidenza. Ma gli eredi dei Padri Pellegrini non condividevano la sua preoccupazione e lo fecero precipitare nello scandalo Watergate (1972), ordito all’indomani della sua rielezione, dal vice e successore di J. Edgar Hoover.

Il presidente Richard Nixon era convinto che il primo pericolo da cui gli Stati Uniti dovessero difendersi non fosse la guerra nucleare con l’URSS, ma una possibile «Quarta Guerra Civile» anglosassone

 

Quando la potenza USA cominciò a perdere slancio, la lobby imperialista, dominata dai Puritani, issò al potere un diretto discendente dei 67 Padri Pellegrini, il repubblicano George Bush figlio che, sotto lo sguardo attonito dei concittadini, organizzò uno choc emozionale (gli attentati dell’11 settembre 2001) e adattò le forze armate alle esigenze del nuovo capitalismo finanziario.

 

L’opera fu continuata dal successore, il democratico Barack Obama, che vi adattò l’economia. A tale scopo scelse i suoi più importanti collaboratori tra i membri della Pilgrim’s Society.

 

Nel 2016 accadde un fatto dirompente. Un conduttore televisivo, che aveva contestato la trasformazione del capitalismo e la versione sugli attentati dell’11 settembre, Donald Trump, si candidò alla presidenza. Conquistò dapprima il Partito Repubblicano, poi la Casa Bianca.

 

Gli stessi che si erano liberati di Nixon cominciarono ad attaccare Trump ancor prima dell’investitura. Adesso sono riusciti a sventare il pericolo di una sua rielezione stipando maldestramente le urne. Ma quel che importa è che durante il mandato di Trump sono emersi secoli di malumori inespressi. Grazie ai Puritani, gli statunitensi sono di nuovo divisi.

Quando la potenza USA cominciò a perdere slancio, la lobby imperialista, dominata dai Puritani, issò al potere un diretto discendente dei 67 Padri Pellegrini, il repubblicano George Bush figlio che, sotto lo sguardo attonito dei concittadini, organizzò uno choc emozionale (gli attentati dell’11 settembre 2001) e adattò le forze armate alle esigenze del nuovo capitalismo finanziario.

 

Per questa ragione, sebbene sia evidente che la maggior parte degli statunitensi non abbia votato con entusiasmo un vecchio senatore, mi sembra sbagliato affermare che quest’elezione 2020 sia stata un referendum pro o contro Trump. Si è trattato invece di un referendum pro o contro i Puritani.

 

 

Un risultato utile al progetto dei Padri Pellegrini

Quando finì la Guerra d’indipendenza – o, se si preferisce, la Seconda Guerra Civile anglosassone – i successori dei Padri Pellegrini redassero la Costituzione. Non fecero mistero di voler creare un sistema aristocratico sul modello inglese, né nascosero il loro disprezzo per il popolo: la Costituzione degli Stati Uniti non riconosce infatti la sovranità popolare, ma quella dei governatori.

 

Il popolo, che aveva fatto e vinto la guerra, accettò, ma impose dieci emendamenti: la Dichiarazione dei Diritti (Bill of Right), che stabilisce che la classe dirigente non può in alcun caso calpestare i diritti dei cittadini in nome di una supposta «ragione di Stato». La Costituzione così emendata vige ancora oggi.

Quel che importa è che durante il mandato di Trump sono emersi secoli di malumori inespressi. Grazie ai Puritani, gli statunitensi sono di nuovo divisi

 

Se si prende atto che gli Stati Uniti costituzionalmente non sono, e mai sono stati, una democrazia, il risultato delle elezioni non può indignare. Nel corso di due secoli nelle elezioni presidenziali il voto popolare, benché non previsto dalla Costituzione, si è progressivamente imposto in tutti gli Stati federati. Nella designazione dei 538 delegati al Collegio elettorale presidenziale, i governatori devono seguirne le indicazioni.

 

Per questa ragione alcuni governatori hanno con poca abilità stipato le urne: in oltre una contea su dieci il numero dei votanti è stato superiore a quello della popolazione maggiorenne. Non se ne dispiacciano i commentatori: è impossibile stabilire quanti elettori abbiano realmente votato e per chi.

 

 

Un cupo avvenire

In simili circostanze, il presidente eletto, Joe Biden, non potrà ignorare la giustificata furia dei partigiani dell’avversario. Non potrà unire il popolo. Quattro anni fa ho scritto che Trump sarebbe stato il Gorbaciov degli Stati Uniti. Mi sbagliavo: ha saputo ridare nuovo slancio al Paese. Alla fin fine sarà Joe Biden che non riuscirà a preservare l’unità territoriale degli Stati Uniti.

Alla fin fine sarà Joe Biden che non riuscirà a preservare l’unità territoriale degli Stati Uniti

 

Gli Alleati che non vedono avvicinarsi la catastrofe ne pagheranno pesanti conseguenze.

 

 

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Muore a 82 anni il primo presidente bianco dello Zambia

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Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid, è scomparso all’età di 82 anni, secondo quanto reso noto dal governo.

 

Scott è deceduto mercoledì a causa di una malattia nella sua fattoria a Lusaka, capitale del Paese africano, secondo una dichiarazione firmata dal Segretario di Gabinetto Patrick Kangwa.

 

Il presidente zambiano Hakainde Hichilema ha concesso a Scott i funerali di stato «in riconoscimento del suo illustre contributo professionale e politico alla nazione», ha riferito Kangwa, precisando che i dettagli relativi alla sepoltura saranno comunicati in seguito.

 

In una dichiarazione separata, Hichilema ha descritto Scott come un «vero patriota zambiano» che ha dedicato molti anni al servizio pubblico, sottolineando che l’ex leader ha guidato lo Zambia attraverso una difficile transizione «con mano ferma e impegno per l’ordine costituzionale» dopo la morte del presidente Michael Sata.

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Scott aveva ricoperto la carica di vicepresidente sotto Sata dal 2011 fino alla scomparsa del leader, avvenuta nell’ottobre del 2014. Aveva assunto la presidenza in base alle norme di successione costituzionale dello Zambia e aveva ricoperto la carica di capo di Stato ad interim per circa tre mesi, fino all’insediamento di Edgar Lungu in seguito a elezioni speciali nel gennaio 2015. Lungu è morto in Sudafrica nel giugno 2025, ma non ha ancora ricevuto sepoltura a causa di una disputa tra la sua famiglia e il governo zambiano riguardo alle disposizioni per il suo funerale.

 

La nomina di Scott lo aveva reso il primo capo di Stato bianco in Africa dai tempi di Frederik de Klerk, l’ultimo leader sudafricano sotto l’apartheid, che aveva lasciato l’incarico dopo le prime elezioni multirazziali del Paese, le quali avevano portato Nelson Mandela al potere nel 1994.

 

Nato in quella che si chiamava Rhodesia settentrionale da genitori scozzesi e inglesi, era stato anche il primo leader bianco del paese dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964. Non aveva potuto candidarsi alle elezioni del 2015 perché la costituzione zambiana dell’epoca impediva ai candidati i cui genitori non fossero zambiani per nascita o discendenza di concorrere alla presidenza.

 

La sua breve presidenza era stata caratterizzata da una lotta di potere all’interno del Fronte Patriottico al governo. Scott aveva destituito Lungu dalla carica di segretario generale del partito nel novembre 2014, ma aveva revocato la decisione il giorno successivo, dopo che la mossa aveva provocato proteste e scontri a Lusaka.

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Economista laureato a Cambridge, Scott era entrato in parlamento nel 1991 e in seguito aveva ricoperto la carica di ministro dell’agricoltura, ottenendo riconoscimenti per aver contribuito a gestire una grave siccità regionale e la conseguente carenza di cibo. Successivamente aveva rotto con il Fronte Patriottico e aveva sostenuto il Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale, guidato dall’attuale presidente Hakainde Hichilema.

 

Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.

 

Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il prsidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK,  riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.

 

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Muore il senatore falco Lindsey Graham: misteri e oscenità

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Il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham della Carolina del Sud è morto all’età di 71 anni, secondo quanto riportato sul suo profilo ufficiale su X.   Graham è deceduto sabato sera «a causa di una breve e improvvisa malattia», si legge in un comunicato diffuso domenica dall’ufficio del senatore.   «La famiglia del senatore Graham ringrazia per le preghiere in questo momento e chiede rispetto per la propria privacy durante questo periodo incredibilmente difficile», si legge nel comunicato.   Secondo quanto riportato da NBC, che ha ottenuto l’audio delle comunicazioni radio della polizia, sabato sera i servizi di emergenza sono intervenuti presso la residenza di Graham a Capitol Hill in seguito a una chiamata per «arresto cardiaco». L’emittente ha inoltre affermato di aver visionato delle foto che mostrano i paramedici trasportare una persona su una barella dalla casa del senatore all’ambulanza.   La morte di Graham giunge un giorno dopo il suo ritorno da Kiev, dove venerdì aveva incontrato Volodymyr Zelens’kyj. Il parlamentare, fervente sostenitore dell’assistenza militare statunitense all’Ucraina e aspro critico della Russia, aveva visitato la capitale ucraina almeno dieci volte negli ultimi anni, come celebrato dallo stesso Zelens’kyj.  

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Nel suo ultimo viaggio il Graham aveva visitato una fabbrica di droni militari, rivelandosi entusiasta: si trattava dell’impianto di produzione top secret chiamato «Skyfall», dove vengono prodotti i micidiali droni bombardieri «Baba Yaga» Vampire. Secondo quanto riportato, la Russia ha attaccato l’impianto poco dopo.     Subito dopo aveva girato un video a Kiev dove diceva che una volta avrebbe trovato a Washingtone un accordo legislativo per nuove sanzioni alla Russia, Paese che lo ossessionava. Si è trattata dell’ultima apparizione pubblica del senatore.     Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dapprima reagito alla morte del suo alleato, affermando che Graham «ci mancherà moltissimo». In un post sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha descritto il senatore come «una delle persone e dei senatori migliori che abbia mai conosciuto… Lavorava sempre ed era un vero patriota americano».   Più tardi Trump ha dichiarato al programma Meet the Press che Graham lo aveva chiamato in prima serata per dirgli che era «tutto pronto per il Save America Act», e che quella potrebbe essere stata l’ultima telefonata di Graham. «La cosa ancora più strana è che ieri sera ho ricevuto una chiamata, verso le 19:00. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Siamo pronti per il Save America Act“», ha raccontato Trump alla conduttrice Kristen Walker. «Stava spingendo per il Save America Act come un matto. È tornato e ha detto di essere appena atterrato dall’Ucraina. Ho pensato: “Che viaggio lungo!”»   Da notare che Graham nel 2016 era acerrimo nemico di Trump, per poi diventare suo fedele scudiero, e compagno di partite di golf. Riguardo a questo sport, il commentatore Alex Jones aveva suggerito che qualcuno con conoscenza delle partite di Trump avrebbe potuto informare il secondo attentatore del 2024, il filo-ucraino Ryan Routh. Lo stesso Jones, che lo chiama «criminale di guerra internazionale», in un post del 2025, ora riemerso, notava scherzosamente la simiglianza tra il Graham e la moglie di Netanyahu, la temutissima Sara.   Graham, eletto per la prima volta al Senato nel 2002, si è fatto un nome nel corso degli anni come uno dei più importanti falchi di Washington, sostenendo a testa bassa i conflitti a guida neocon, in particolare Russia e Ucraina.   In rete circolano ora video-compilation delle sue sparate più inumane: nel 2022 «qualcuno in Russia dovrebbe eliminare Putin»; nel 2023: «i russi stanno morendo… i soldi meglio spesi in assoluto»; ancora nel 2023: «Gaza dovrebbe essere rasa al suolo»; nel 2024: «È Hiroshima e Nagasaki sotto steroidi (…) Se fossi Israele, farei lo stesso (…) Fate tutto il necessario (…) Sradicate il sistema scolastico palestinese e distruggetelo»; nel 2025: «Stiamo uccidendo tutte le persone giuste¨; nel 2026: «Li annienteremo» nello Stretto di Ormuzzo.  

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Era noto inoltre per aver chiesto apertis verbis l’assassinio del presidente russo Vladimir Putin dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.   Durante un’apparizione su Fox News, il senatore ha citato esempi storici di complotti per uccidere famosi leader politici, tra cui Giulio Cesare e Adolf Hitler. «C’è un Bruto in Russia? C’è un colonnello Stauffenberg più di successo nell’esercito russo? L’unico modo in cui tutto questo… finirà, amico mio, è che qualcuno in Russia si sbarazzi di quest’uomo», ha detto Graham, riferendosi a Putin.  

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Durante il suo viaggio a Kiev l’anno successivo, il senatore descrisse gli aiuti militari statunitensi inviati all’Ucraina come «i soldi meglio spesi» perché «i russi stanno morendo».   Graham ha ripetutamente chiesto maggiori pressioni economiche su Mosca, minacciandola con quelle che ha definito sanzioni «devastanti». Negli ultimi mesi, ha promosso attivamente un disegno di legge che imporrebbe dazi del 500% su tutti i paesi che acquistano petrolio di origine russa.   Parlando di Graham lo scorso anno, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che il parlamentare faceva parte del «gruppo dei russofobi più incalliti» in Occidente. Il senatore era presente nella lista russa degli estremisti e dei terroristi dal 2023.   In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.   Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».   La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere   Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.   La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».   In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.   Speculazioni di ogni tipo, nel frattempo, si assiepano riguardo alla sua morte.   In rete sostengono si sia trattato di un’operazione iraniana. L’Iran, a sua volta, ha rilasciato uno dei suoi video di propaganda a base di Lego che mostra la morte di Graham.  

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Altri dicono che invece potrebbero essere stati gli israeliani, nel tentativo di mandare un segnale a Trump per continuare la guerra in Iran – gli stessi, sostengono che l’assassinio di Charlie Kirk, intimo di Trump e dei suoi figli, sarebbe da leggere nello stesso modo   La giornalista Kim Iversen ha esposto una teoria ancora diversa.     «È ovvio che i russi lo abbiano ucciso, ma gli Stati Uniti non vogliono entrare in guerra con la Russia, quindi sostengono che si sia trattato di una “malattia improvvisa”. Questa reazione di insabbiamento da parte degli Stati Uniti dice tutto. Chiaramente non ci sentiamo in grado di affrontare militarmente la Russia o un’altra potenza. La situazione si è ribaltata. Ogni leader statunitense che sostiene la guerra dovrebbe temere per la propria vita. Gli Stati Uniti hanno assassinato leader impunemente perché nessuno voleva affrontarli. Ora sembra che la situazione si sia invertita. Potremmo assistere a un aumento degli assassinii e, onestamente… cosa potremmo fare se non insabbiare tutto ogni volta?»

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Il Graham era considerato un «moderato» che ha a lungo frustrato i conservatori a causa delle sue posizioni su questioni come l’immigrazione clandestina e il sostegno «bipartisan» ai candidati democratici, anche se negli ultimi anni Graham ha tentato di ingraziarsi alcuni della destra diventando uno dei più grandi sostenitori del presidente Donald Trump, sostegno che Trump pare ricambiare. Per il suo comportamento riguardo al 6 gennaio 2021 Graham fu attaccato pubblicamente dalla base trumpiana.   Di fatto, varie volte Graham ha parlato pubblicamente dell’amicizia che lo lega a Joe Biden, un uomo conosciuto per decenni per la sua carriera irta di menzogne plateali.   Va ricordato, ad ogni modo, il suo ruolo nella ratifica dei giudici della Corte Suprema Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, dove diede battaglia pure suscitando simpatia.     Come riportato da Renovatio 21, il Graham era nella pattuglia dei soli cinque parlamentari USA a favore di una risoluzione a sostegno dell’industria della fecondazione in vitro, colpita fortemente anni fa da una sentenza della Corte Suprema dell’Alabama che considera gli embrioni come bambini.  

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I giudici mettono il braccialetto elettronico alla Le Pen ma le consentono di candidarsi

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Marine Le Pen ha annunciato la sua candidatura alla presidenza nel 2027, dopo che una corte d’appello ha ridotto la durata del divieto di ricoprire cariche elettive, imposto lo scorso anno, confermando al contempo la sua condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo.

 

La Le Pen, candidata alla presidenza per tre volte e arrivata al ballottaggio nel 2017 e nel 2022, era ampiamente considerata la favorita per succedere al presidente Emmanuel Macron prima che la condanna dello scorso anno la estromettesse dalla corsa elettorale. Ha sempre negato ogni addebito.

 

Martedì la Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna di Le Pen, ma ha ridotto la sua interdizione di cinque anni dai ruoli elettivi a 45 mesi, di cui 30 con la condizionale, rendendola eleggibile per le elezioni del 2027. La Corte l’ha inoltre condannata a tre anni di reclusione, di cui due con la condizionale, ha disposto che il restante anno venga scontato agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e le ha inflitto una multa di 100.000 euro.

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I giudici hanno affermato che Le Pen stava già scontando la squalifica dal 31 marzo 2025 e hanno tenuto conto di tale periodo nel ridurre la restrizione.

 

Il caso verteva su fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari che, secondo quanto accertato dalla Corte, erano stati invece utilizzati per pagare il personale del Rassemblement National impiegato in Francia. Le indagini andavano avanti da tempo.

 

La sentenza ha stabilito che tale pratica ha causato perdite per 2,8 milioni di euro al Parlamento Europeo. Il Rassemblement National è stato inoltre condannato e multato di 2 milioni di euro, di cui metà con la condizionale. Secondo quanto riportato dalla stampa francese, la Le Pen ha lasciato il tribunale senza parlare con i giornalisti e avrebbe dovuto rilasciare un’intervista televisiva nel corso della giornata di martedì.

 

Le Pen ha preso le redini del Fronte Nazionale dal padre Jean-Marie Le Pen (presenza talmente persistente nella politica francese al punto che la tomba viene vandalizzata) nel 2011 e ha trasformato il partito – ribattezzato Rassemblement National nel 2018 – nella principale forza di opposizione in Francia. Il suo protetto Jordan Bardella si stava preparando a sostituirla come candidato presidenziale del partito qualora le fosse stata impedita la corsa elettorale. I sondaggi d’opinione li hanno costantemente collocati tra i principali contendenti per le elezioni del 2027.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Rassemblement National aveva subito un raid di polizia nel luglio 2025.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Le Pen ha incassato all’epoca la solidarietà del presidente USA Donaldo Giovanni Trump, che ha definito la condanna da parte del tribunale francese come «un grosso problema».

 

In quell’anno Macron aveva sostenutola sentenza che impedisce la ricandidatura della Le Pen.

 

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