Spirito
Cristo Re, il cosmo divino contro il caos infernale. Omelia di Mons. Viganò
Renovatio 21 pubblica l’omelia nella festa di Cristo Re dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Israël es tu Rex
Omelia nella festa di Cristo Re
Israël es tu Rex,
davidis et inclyta proles;
nomine qui in Domini,
Rex benedicte, venis.
D’Israele Tu sei il Re,
di David la nobile prole;
Tu che vieni, Re benedetto,
nel Nome del Signore.
Teodolfo di Orléans,
Inno Gloria laus et honor.
Gloria, laus et honor tibi sit, Rex Christe Redemptor. Al canto di questo inno antichissimo, intonato nella Domenica delle Palme dinanzi alle porte serrate della chiesa, la processione del clero e dei fedeli entra solennemente nella nuova Gerusalemme, spalancandone i robusti battenti con il triplice colpo della Croce astile.
La suggestiva cerimonia della seconda Domenica di Passione rievoca l’ingresso trionfale di Nostro Signore nella Città santa, di cui era figura l’ingresso di Salomone (1Re 1, 32-40). Essa ha dunque un’indole eminentemente regale, perché con questa presa di possesso del Tempio, Egli è riconosciuto e osannato come Dio, come Messia e come Re dei Giudei: il Cristo, Χριστός, l’Unto del Signore. La Sua divina Regalità era già stata testimoniata e onorata dai Magi, nella grotta di Betlemme: con l’oro al Re dei Re, l’incenso al Dio Vivo e Vero, la mirra al Sacerdote e Vittima.
Poco meno di cent’anni fa, l’11 Dicembre 1925, il grande Pontefice lombardo Pio XI promulgò l’immortale Enciclica Quas primas, nella quale è definita la dottrina della universale Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo: Egli è Re in quanto Dio, in quanto discendente della stirpe regale della tribù di Davide e per diritto di conquista mediante la Redenzione.
L’istituzione di questa festa non ha in verità introdotto nulla di nuovo. Essa è stata voluta da Pio XI per contrastare e combattere la peste del liberalismo laicista, il massonico Libera Chiesa in libero Stato e la folle presunzione di estromettere Gesù Cristo dalla società civile. Pio XI non fu il solo a ribadire solennemente la dottrina cattolica: prima di lui Clemente XII, Benedetto XIV, Clemente XIII, Pio VI, Pio VII, Leone XII, Pio VIII, Gregorio XIV, Pio IX, Leone XIII e San Pio X avevano severamente condannato le logge segrete, la carboneria, la Massoneria e tutti gli errori che i nemici di Cristo avevano sparso e alimentato nel corso degli ultimi due secoli.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Dopo la grande frattura del Protestantesimo nel Cinquecento, i tre secoli successivi hanno visto affrontarsi in una serie di terribili battaglie la Chiesa Cattolica e l’Antichiesa, cioè la Massoneria: da una parte, il Principe della Pace e le Sue schiere angeliche e terrene; dall’altra, la scelesta turba, la folla sciagurata, aizzata dai mercanti asserviti a Lucifero.
Il mito del «popolo sovrano» ha sepolto sotto le rovine della Rivoluzione secoli di civiltà cristiana, mostrando sino a quali aberrazioni l’uomo potesse giungere. I Martiri di questi secoli di violenze inaudite e di eccidi ancora impuniti ci guardano dai loro scranni in cielo, chiedendo giustizia per il sangue che essi hanno versato, e con il loro silenzio – quasi di notte oscura per la Chiesa, alla vigilia della sua passione – essi osservano increduli i papi di questi ultimi decenni deporre le armi spirituali e cooperare con i nemici di Cristo.
Da quegli scranni ci guardano anche i Pontefici guerrieri che – anche a costo della propria vita, come Pio VI, imprigionato da Napoleone e morto di stenti in carcere – seppero affrontare a testa alta i più feroci attacchi contro Dio, contro il Papato, contro la Gerarchia Cattolica, contro i fedeli. Se la Storia non fosse stata falsificata dai momentanei vincitori di questa guerra – come avviene ancora oggi – nelle scuole i nostri figli studierebbero non la presa della Bastiglia, non le menzogne dell’epopea del Risorgimento, non le gesta di mercenari cospiratori o di ministri corrotti, ma le fasi del genocidio contro i Cattolici delle Nazioni un tempo cristiane.
Quando venne istituita la festa di Cristo Re, la Chiesa Cattolica non poteva più avvalersi della cooperazione dei Sovrani cattolici, che nelle leggi civili e penali avevano fatto osservare i principi del Vangelo e della Legge naturale. La prima autorità dell’ancien régime a cadere fu infatti la Monarchia di diritto divino, che attinge alla Regalità di Cristo la potestà vicaria nelle cose temporali.
La seconda autorità cadde pochi decenni dopo, e fu quella dei pontefici asserviti alla Rivoluzione. Con la deposizione della tiara papale, Paolo VI suggellò l’abdicazione della potestà di Cristo nelle cose spirituali e la resa alle ideologie anticristiche e anticattoliche della Sinagoga di Satana. «Anche noi, più di ogni altro abbiamo il culto dell’uomo», disse Montini alla chiusura del Vaticano II (1). E sotto le volte della Basilica Vaticana echeggiarono queste parole: «La Chiesa si è quasi dichiarata l’ancella dell’umanità», parole che solo pochi anni prima avrebbero scandalizzato qualsiasi Cattolico.
Paolo VI – e con lui il predecessore Giovanni XXIII – furono gli iniziatori del processo di liquidazione della Chiesa di Cristo e su di essi incombe la responsabilità di aver disarmato la Cittadella e averne spalancate le porte per meglio farvi entrare il nemico, salvo poi ipocritamente denunciare che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio» (2). E nulla si salvò da quell’operazione di disarmo: né la dottrina, né la morale, né la liturgia, né la disciplina.
Così venne sfigurata anche la festa di Cristo Re, la cui data fu spostata alla fine dell’anno liturgico, assumendo una valenza escatologica: Cristo Re del mondo a venire, non delle società terrene. Perché la Signoria del Verbo Incarnato non doveva rappresentare un ostacolo al dialogo con «l’uomo contemporaneo» e con l’idolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
I fautori di questo smantellamento suicida ebbero a rallegrarsi che finalmente si fosse posto fine al trionfalismo postridentino di una Chiesa che voleva convertire il mondo a Cristo, e non adattare la divina Rivelazione all’antievangelo dell’Antichiesa; di una Chiesa che onorava il proprio Signore come Re universale e a Lui voleva condurre tutte le anime, perché nel regnum Christi esse potessero vivere nella pax Christi.
Scelesta turba clamitat: regnare Christum nolumus (3) – cantiamo nel magnifico inno della festa odierna – La folla scellerata schiamazza: Non vogliamo che Cristo regni! Questa bestemmia è il grido di battaglia delle orde di Lucifero, dei figli delle tenebre; lo stesso grido che risuonò quando lo spirito ribelle e orgoglioso di Satana vomitò il suo Non serviam. Un grido che sovverte il κόσμος divino, fondato in Nostro Signore Gesù Cristo, nel Dio incarnato per obbedienza all’Eterno Padre, e per obbedienza morto sulla Croce propter nos homines et propter nostram salutem.
Alla fine dei tempi, ormai prossima, l’Anticristo contenderà a Cristo proprio la Sua universale Signoria, cercando di sedurre i popoli con prodigi e falsi miracoli, addirittura simulando la propria resurrezione. Affascinante, seducente, simulatore, orgoglioso, pieno di sé, l’Anticristo combatterà la Santa Chiesa senza esclusione di colpi, ne perseguiterà i Ministri e i fedeli, ne adultererà la dottrina, ne corromperà i chierici facendone dei propri servi.
Quello che vediamo accadere nella sfera civile e religiosa da almeno da due secoli, in un continuo crescendo, è la preparazione di questo piano infernale, volto a spodestare Nostro Signore, a rifiutarLo come Dio, come Re e come Sommo Sacerdote, a calpestare empiamente l’Incarnazione e l’opera della Redenzione.
Con la festa di Cristo Re noi cooperiamo al ripristino dell’ordine, del κόσμος divino contro il χαός infernale. Restituiamo a Cristo la corona che già Gli appartiene, lo scettro che Gli ha strappato la Rivoluzione. Non perché stia a noi rendere possibile la restaurazione dell’ordine, di cui sarà artefice unico Nostro Signore, ma perché non è possibile prendere parte a questa restaurazione senza che noi vi contribuiamo.
Ai tempi della prima Venuta del Salvatore, il regno di Israele e il tempio non avevano né un Re legittimo, né legittimi Sommi Sacerdoti: l’autorità civile e religiosa era ricoperta da personaggi di nomina imperiale. Nella seconda Venuta alla fine del mondo questa vacanza dell’autorità sarà ancora più evidente, perché Nostro Signore ricomporrà in Sé tutte le cose – Instaurare omnia in Christo (Ef 1, 10) – in un momento storico in cui sarà il Male a dominare in tutti gli ambiti della vita quotidiana, in tutte le istituzioni, in tutte le società.
E sarà una vittoria trionfale, schiacciante, totale, inesorabile, su tutte le menzogne e i crimini dell’Anticristo e della Sinagoga di Satana.
Aiuta Renovatio 21
Facciamo nostra la preghiera dell’inno Te sæculorum Principem:
O Christe, Princeps Pacifer,
Mentes rebelles subjice:
Tuoque amore devios,
Ovile in unum congrega.
O Cristo, Principe che porti la vera Pace: sottometti le menti ribelli e riunisci in un solo ovile quanti si sono allontanati dal Tuo amore. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
26 Ottobre MMXXV
D.N.J.C. Regis
Dominica XX post Pent., ultima Octobris
NOTE
1) Cfr. Discorso di Paolo VI alla IX Sessione Pubblica del Concilio Vaticano II, 7 Dicembre 1965.
2) Paolo VI, Omelia nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 1972.
3) Inno Te sæculorum Principem nella festa di Cristo Re.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Dominikosaurus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Leone ha approvato il documento del cardinale Roche a sostegno delle restrizioni alla Messa in latino
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«Non ci può chiedere di collaborare alla distruzione della Chiesa»: lettera della FSSPX al vescovo di Velletri
Renovatio 21 pubblica la lettera di don Giovanni Caruso Spinelli, del priorato di Albano Laziale della Fraternità San Pio X, a monsignor Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e Frascati, dopo che costui aveva disposto, per tutte le chiese della diocesi, una nota di ammonimento ai fedeli affinché essi non frequentassero le cappelle della FSSPX. Renovatio 21 ha contezza di situazioni simili accadute negli scorsi giorni in tutta Italia, con messaggi di tenore terroristico («se andate lì siete scomunucati») diffusi a piene mani durante le omelie.
Eccellenza, la lettura pubblica della Sua Nota, da Lei disposta domenica scorsa in tutte le chiese delle Sue diocesi, mi ha richiamato alla memoria il mio vecchio parroco, che faceva prediche durissime contro quelli che non andavano a Messa, davanti ai fedeli che a Messa c’erano.
Lei ha ritenuto opportuno avvertire i Suoi fedeli di non frequentare le nostre cappelle. Ma i fedeli che frequentano le nostre cappelle, la domenica mattina, non sono nelle Sue chiese: sono da noi. L’avvertimento è arrivato a tutti quelli che non ne avevan o bisogno e nessuno di quelli cui era destinato.Apparentemente, appunto.
Nelle stesse settimane, in diverse diocesi d’Italia, sono uscite note quasi identiche alla Sua, tutte con la stessa disposizione: lettura pubblica, in tutte le Messe, e/o spiegazione ai fedeli. Si è mobilitata una macchina notevole.
Ora, si guardi la proporzione. Da un lato decine di migliaia di persone raggiunte dal pulpito; dall’altro qualche centinaio di fedeli che frequentano una cappella, e di questi solo una piccola parte proveniente dalle Sue diocesi. Nessuno impiega mezzi simili contro una cosa così piccola.
Sostieni Renovatio 21
Se davvero l’oggetto fosse la Fraternità San Pio X, l’operazione sarebbe comunicativamente insensata: per mettere in guardia qualche centinaio di persone se ne informano decine di migliaia che ignoravano perfino la nostra esistenza e che da domenica mattina, invece, sanno che vicino casa loro si celebra ancora la Messa di sempre. Lo hanno saputo dal loro parroco, che è il modo m igliore perché una notizia sia creduta. In anni di apostolato non saremmo mai riusciti a farci conoscere così. Dunque, la conclusione logica è che l’oggetto della Sua Nota non siamo noi.
La preoccupazione è più larga, e Lei la conosce meglio di me: sono i molti – Suo clero, nelle famiglie che Le stanno davanti ogni domenica – nelle Sue parrocchie, nel che si accorgono che qualcosa nella Chiesa non funziona. Non frequentano ancora le nostre cappelle, ma la domanda se la pongono. È a loro che la Nota è rivolta, ed è la Nota stessa a rivelare quanti siano. Sono tanti, siamo tanti.
Noi questo disagio non l’abbiamo creato. L’abbiamo trovato, e non da ieri.
Lei siede sulla cattedra di Segni. Per oltre quindici anni, a cavallo del Concilio Vaticano II, vi sedette Mons. Luigi Maria Carli, che fu la mente teologica del Coetus Internationalis Patrum, il gruppo dei Padri fedeli alla Tradizione: con lui Marcel Lefebvre, de Castro Mayer, de Proença Sigaud.
Nel 1969, quattro anni dopo la chiusura del Concilio, il vescovo di Segni scriveva che la sua fede non lo autorizzava a escludere, per la Chiesa di quel tempo, «apostasie vaste e clamorose, smarrimenti di pastori, lagrimevoli perdite di anime». Individuava la radice del male in una crisi di fede, e osservava che essa era esplosa «in nome di un Concilio e strumentalizzando un Concilio».
Dell’accusa di integrismo, che gli veniva mossa allora e viene mossa a noi oggi, diceva che essa «nonché accusa infamante, è inderogabile dovere e altissimo onore». Mons. Carli non era un contestatore. Accettò il Concilio, ne applicò le disposizioni nella sua diocesi, e servì la Chiesa fino alla fine come vescovo di Segni e poi arcivescovo di Gaeta.
È precisamente questo che rende il suo giudizio inaggirabile: quella diagnosi non viene da un «ribelle», viene da «dentro», e viene dalla cattedra su cui Lei oggi siede.
Ed è qui il punto che Le sottopongo. Sono passati sessant’anni. Quell’elenco smarrimento dei pastori, perdita di anime – – apostasie, chi oggi potrebbe dire che i fatti l’hanno smentito? Le domande che Mons. Carli poneva non hanno mai ricevuto risposta: so no state semplicemente archiviate. E nel frattempo qualcosa, nella Chiesa, ha continuato a produrre gli stessi effetti, con un’implacabile regolarità che non è più imputabile alle circostanze: chiese vuote, seminari chiusi, catechismo evaporato, la fede ch e si spegne nelle nostre famiglie di generazione in generazione.
Noi non abbiamo inventato questa crisi e non abbiamo la pretesa di risolverla. Noi continuiamo solo a fare quello che la Chiesa ha sempre fatto, nella certezza di non poter sbagliare ricalcando le orme di chi ci ha preceduto.
Aiuta Renovatio 21
Un’ultima cosa. La Sua Nota ricorda che a Velletri, da molti anni, c’è una comunità di suore legate a noi. Molti anni: hanno pregato, fatto catechismo, assistito malati e famiglie, e a nessuno era venuto in mente di mettere in guardia i veliterni. La loro fede è quella di sempre, le loro preghiere sono quelle di sempre, la Messa cui assistono è quella di sempre. In loro non è cambiato niente. È arrivato un decreto. E in una settimana sono diventate un pericolo pubblico.
Eccellenza, continueremo a pregare per Lei e per il Suo clero, perché cattolici siamo e cattolici intendiamo morire. Ma non ci può chiedere di collaborare alla distruzione della Chiesa. Il nostro venerato fondatore, in un tempo in cui i bastioni della fede crollavano da ogni parte –e non hanno purtroppo smesso – scriveva che mentre assistiamo ad distruzione sistematica «noi abbiamo la felicità di ricostruire».
È tutto ciò che facciamo, e non abbiamo altra ambizione , con la grazia di Dio. quest’opera siamo a Sua disposizione.
Ed è per questo, e in spirito di rispetto filiale, che Le chiedo la Sua benedizione.
Don Giovanni Caruso Spinelli
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
Spirito
Monaca benedettina si consacra a Dio
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Nucleare2 settimane faEx generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
-



Gender6 giorni faMons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
-



Gender1 settimana faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Spirito2 settimane faIl peccato mortale è peggiore della possessione demoniaca: parla l’esorcista
-



Arte3 giorni faPatti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa
-



Immigrazione5 giorni faL’invasione è incontrovertibile. Immagini da Ceuta
-



Animali2 settimane faLe orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?
-



Ambiente1 settimana faLa Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini









