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«Dove non regna Cristo vige la dittatura di Satana»: omelia di mons. Viganò per la Domenica delle Palme

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Renovatio 21 pubblica l’omelia per la Domenica delle Palme 2025 dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

 

Regnavit a ligno

Omelia nella seconda Domenica di Passione o delle Palme

 

 

 

Exsulta satis, filia Sion;
jubila, filia Jerusalem:
ecce rex tuus veniet tibi justus, et salvator:
ipse pauper, et ascendens super asinam
et super pullum filium asinæ.

Zc 9, 9

 

La scuola della Santa Liturgia ripete ciclicamente, ogni anno, i Misteri della vita del Salvatore, mostrandoceli alla luce dell’Antica Legge che li prefigurava, della Nuova Legge che li realizza e della fine dei tempi che li riconduce nella loro dimensione escatologica ed eterna.

 

Come la ruota di un carro o un pianeta, l’anno liturgico gira sul proprio asse mentre si muove lungo un più ampio percorso, sicché ad ogni giro che ha compiuto la meta finale è sempre più vicina e, per certi versi, più chiara. I Misteri della Settimana Santa rispondono a questa impostazione altamente pedagogica, richiamando le figure dell’Antico Testamento, mostrando la realtà del Nuovo e diradando progressivamente la nebbia che avvolge il futuro della Chiesa e dell’umanità intera.

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In questa luce, l’entrata trionfale di Nostro Signore in Gerusalemme, che ripete il regale cerimoniale liturgico dell’incoronazione di Davide (1Re 1, 38-40), compie la profezia di Zaccaria (Zc 9, 9) e anticipa il ritorno nella gloria del sommo Giudice: è sul monte degli Ulivi, infatti, che si rivelerà il Signore nel giorno del giudizio (Zc 14, 4).

 

I mantelli stesi dal popolo al passaggio del Re Messianico, e in particolare lungo i gradini del tempio (2Re 9, 13), alludono parimenti all’ascesa al trono e realizzano perfettamente le parole del Salmista: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, vi benediciamo dalla casa del Signore. Il Signore è Dio e c’illumina. Festeggiate il solenne giorno con folti rami, sino agli angoli dell’altare. (Sal 117, 26-27).

 

Tutto, nell’economia della Salvezza, è ricapitolato in Cristo Re, Alfa e Omega, Principio e Fine: Heri, hodie et in sæcula. La mentalità odierna, nella sua ignoranza che la sradica dal passato e la priva di un futuro, non tollera che si possa ancor oggi acclamare un Re (anche se proprio in questi giorni ne abbiamo visto uno aggirarsi nel nostro Paese, acclamato dalle Autorità con tutti gli onori…).

 

Non lo tollera perché ogni sovrano, specialmente se cristiano, richiama l’unico Re universale, dal Quale promana ogni terrena autorità. Non lo tollera perché la Monarchia terrena – quella temporale e quella spirituale – è intrinsecamente coerente con il κόσμος divino, al punto che anche le creature organizzate in società, come le api, hanno una propria regina.

 

Non lo tollera perché la potestà regale è di origine necessariamente divina: Regnum meum non est de hoc mundo (Gv 18, 36), dice il Signore a Pilato, a significare non che la Sua autorità non è esercitata sulle società umane, ma che l’origine di questa autorità è soprannaturale e quindi superiore. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù (ibid.).

 

Per questo la Rivoluzione, che è la realizzazione terrena del χάος infernale, ci impone come modello la «democrazia»: non perché non sia lecito agli uomini darsi un regime in cui la moltitudine governa, ma perché proprio nel proclamare «sovrano» il popolo essa intende spodestare Nostro Signore Gesù Cristo, Re divino.

 

E il popolo che si illude si essere padrone di se stesso e dei propri destini finisce inesorabilmente per essere schiavo di potentati e di lobby tiranniche, votate al male. Perché dove non regna Cristo vige la dittatura di Satana. Il potere temporale, che nell’ordine voluto da Dio è vicario in terra della Sua potestà, una volta strappato alla sua origine e pervertito nel suo fine ultimo diventa illegittimo, perché esercitato contro la Maestà divina e contro la Sua Legge.

 

La Rivoluzione è entrata anche nella Chiesa Cattolica, e con essa l’idea blasfema che anche il Papato possa essere stravolto nella sua essenza, «riletto» – come piace ipocritamente dire ai bergogliani – in chiave sinodale, ossia democratica. Era tutto anticipato nei testi conciliari, nei quali, come gli avvelenatori dei pozzi, i neo-modernisti hanno riversato le loro eresie, lasciando che il tempo le facesse riemergere al momento opportuno nella loro devastante distruttività.

 

La collegialità di Lumen Gentium non è che il germe infetto della sinodalità bergogliana. L’usurpatore che occupa empiamente il Soglio del Principe degli Apostoli sa bene che le premesse poste dalla Rinuncia di Benedetto XVI e della creazione di un «papato emerito» gli consentono di ipotizzare un «presidente» del Papato che detenga il munus petrinum, e un collegio di Cardinali – e Cardinalesse, perché no – che eserciti il ministerium. Anche in questo caso l’autorità papale, separata da Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, diventa illegittima.

 

La vacanza dell’autorità civile e religiosa è un elemento ricorrente nella storia sacra. Quando Nostro Signore Si incarnò e nacque da Maria Santissima, tanto i Sommi Sacerdoti Anna e Caifa quanto il re Erode erano saliti al potere con frodi e nomine manipolate e non rappresentavano quindi il potere legittimo. Quando Gesù Cristo tornerà a prendere possesso di ciò che è Suo per diritto divino, di stirpe e di conquista, l’autorità civile e religiosa saranno parimenti vacanti. E questo, per chi sa leggere gli eventi sub specie æternitatis, è già presente sotto i nostri occhi.

 

Riporre le proprie speranze negli uomini, per quanto ben intenzionati, è sempre un inganno: Maledictus homo qui confidit in homine, dice il Profeta (Ger 17, 5); e continua: ti renderò schiavo dei tuoi nemici in una terra che non conosci, perché avete acceso il fuoco della mia ira, che arderà sempre (ibid., 4).

 

Noi oggi non riconosciamo più la nostra terra, sconvolta nella natura, invasa da orde di barbari, devastata da crimini e peccati che gridano vendetta al Cielo. Siamo stranieri nella nostra Patria e nemici di chi pretende di governarci. Pensare che la salvezza provenga dagli uomini è illusorio e blasfemo. La nostra unica salvezza, infatti, è la Croce di Cristo: o Crux, ave, spes unica! Una salvezza che il Signore ci accorda solo a patto che Lo seguiamo, fino a regnare con Lui nell’eternità.

 

Nel Signore accolto trionfalmente in Gerusalemme, vediamo compiersi la profezia di Zaccaria: Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina (Zc 9, 9). Umile, cavalca un asino.

 

Perché la Regalità divina di Cristo vuole essere riconosciuta nell’umiltà: nell’umiltà di Colui che, per obbedienza al Padre, Si è incarnato, propter nos homines et propter nostram salutem, per noi uomini e per la nostra salvezza, offrendoSi come Vittima divina. Se Cristo non fosse stato riconosciuto Re e Pontefice nell’atto supremo del Sacrificio, Egli non avrebbe rappresentato dinanzi al Padre né i singoli né le nazioni oggetto della Redenzione.

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Ma, allo stesso tempo, se vogliamo regnare con Cristo, con Cristo dobbiamo ascendere al trono della Croce. Ce lo ricorda San Pietro: A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme (1Pt 2, 21).

 

Egli è giusto e vittorioso, umile (Zc 9, 9). La giustizia violata dal nostro peccato richiedeva riparazione: Egli è giusto. La riparazione richiedeva la Passione e la Morte, per vincere sulla morte: Egli è vittorioso. Il trono è un patibolo, la corona è di spine, lo scettro una canna, il manto la veste dei pazzi: Egli è umile.

 

In questa umiltà regale non possiamo non riconoscere come Nostra Signora e Regina Maria Santissima, Regina Crucis appunto. PrendiamoLa a nostro modello, in queste ore di tenebre che, come nell’oscurità della Parasceve, preludono al trionfo della Resurrezione. Non dimentichiamolo mai: è ai piedi della Croce, trono dell’Agnello, che il Re divino ha costituito la Vergine Augustissima nostra Madre, e noi Suoi figli. E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

13 Aprile 2025
Dominica II Passionis seu in Palmis

 

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Immagine: Jacopo Tintoretto (1519–1594), Crocifissione (1565), Gallerie dell’Accademia, Venezia.

Immagini di Didier Descouens via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

 

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Foto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama

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Una foto del 1995 ora riemersa mostra l’allora padre agostianiano Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, partecipare ad un rituale agricolo pagano dell’idolo della Pachamama, la «Madre Terra» della cultura sudamericana. Il rituale idolatrico si sarebbe tenuto durante un simposio teologico agostiniano ufficiale. Il futuro pontefice appare inginocchiarsi assieme ad altri partecipanti.   Lo scoop è un’esclusiva di LifeSite, un cui collaboratore, padre Charles Murr, sta scrivendo un libro su Leone XIV. Tre sacerdoti agostiniani hanno ora confermato indipendentemente a padre Murr che Robert Prevost è chiaramente visibile tra i partecipanti inginocchiati nella fotografia centrale. Sebbene nessuno dei tre fosse presente al rituale del 1995, hanno riconosciuto immediatamente e senza ombra di dubbio il loro confratello dall’immagine pubblicata.  

Immagine da LifeSiteNews

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L’immagine appare negli atti ufficiali del IV Simposio-Taller Lectura de San Agustín desde América Latina (San Paolo, 23-28 gennaio 1995), pubblicato nel libro  (Messico, 1996). La didascalia ufficiale sotto la foto dei partecipanti in ginocchio recita «Celebración del Rito de la pachamama (madre tierra), che è un rito agricolo offerto dalle culture del Sur-Andino in Perù e Bolivia», ossia «Celebrazione del rito di Pachamama (Madre Terra), un rito agricolo praticato dalle culture della regione sud-andina del Perù e della Bolivia».   Lo stesso volume include una grande fotografia di gruppo con la didascalia esplicita «Foto de todos los participantes del Simposio Sao Paulo Brasil», che colloca il futuro Papa a pieno titolo tra i partecipanti a un evento che celebrava apertamente il rituale della Pachamama come parte del suo programma di «ecoteologia».  

Immagine da LifeSiteNews

  «L’uomo che ora è Leone XIV è stato ripreso mentre si inginocchiava durante un rituale pagano dedicato a una dea della terra, in una riunione ufficiale del suo stesso ordine religioso. Le implicazioni per la direzione della Chiesa sotto questo pontificato sono profonde» ha detto don Murr al programma di Lifesite Faith&Reason. Padre Murr ha ottenuto scansioni ad alta risoluzione degli atti (compresa la nitida fotografia con Prevost inginocchiato per la Pachamama) dalla Biblioteca Centrale Salesiana di Buenos Aires.   Un’altra immagine tratta dal libro mostra che, oltre alla cerimonia della Pachamama, i partecipanti hanno celebrato una Messa, e si può vedere Prevost in piedi, mano nella mano con altri partecipanti come in un cerchio, nello stesso punto in cui si è svolto il rituale della Pachamama.  

Immagine da LifeSiteNews

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Un’altra foto dell’evento, che ritrae tutti i partecipanti al simposio, conferma ulteriormente la presenza di Prevost.   LifeSite ha confermato che le foto di Leone al rituale lo ritraevano effettivamente, confrontandole con immagini dello stesso periodo trovate nella rivista agostiniana in lingua spagnola OALA , dove è indicato con il nome di «Roberto Prevost».   L’autore dello scoop don Murr ha sottolineato come ciò violi il Primo Comandamento e come i martiri della Chiesa abbiano dato la vita piuttosto che partecipare, anche minimamente, a cerimonie dedicate a falsi dèi.   Il culto della Pachamama ha con ogni evidenza radici più antiche del papato bergogliano, quantomeno nel sistema ecclesiale sudamericano, di cui lo statunitense Robert Prevost è pienamente parte: ha vissuto talmente tanti anni in Perù da ricevere la cittadinanza del Paese, e ci si chiede se è la sua seconda nazionalità che ha pesato al conclave per continuare l’opera del sudamericano Bergoglio.   La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.   Ricordiamo, en passant, come un rito pagano amazzonico sia stato eseguito sul palco di una recente edizione World Economic Forum di Davos, al quale partecipano prelati di alto grado dopo che il papa Francesco aveva mandato lettere di augurio a Klaus Schwab.   La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

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Tantissimi sanno della venerazione della Pachamama da parte del papa e dei membri del sinodo amazzonico nel 2019, ma ben pochi ricordano un altro importante episodio di paganizzazione nel cuore della Santa Sede: nell’estate del 2017 si era tenuta in Vaticano, per l’anniversario dei rapporti diplomatici con il Giappone, una rappresentazione del Teatro Nō, con il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina, una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità.   Andando più indietro, Giovanni Paolo II, il più longevo dei papi conciliari, prese parte a quantità di riti pagani: per esempio la preghiera nella Foresta sacra in Togo con l’invocazione degli spiriti da parte di uno stregone, e una purificazione rituale con partecipazione attiva del defunto romano pontefice. Nel 1986 in India Wojtyla fu ricevuto con il canto di inni vedici (quindi pagani e apertamente panteisti) e numerose cerimonie di chiarissima natura induista, mischiate anche alla celebrazione della Messa.   Prima ancora, si ricorda come Paolo VI nel settembre 1974 divenne il copricapo di piume indiano fu addirittura Paolo VI.   Tirando le somme, è più che mai evidente al lettore di Renovatio 21 che la chiesa leonina intenda portare avanti un progetto di paganizzazione della chiesa cattolica, e quindi la sua riprogrammazione verso il ritorno del sacrificio umano.   Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo.  Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.   È, quindi, la chieda degli dèi dei gentili– dei demoni perché come dice il Salmo omnes dii gentium daemonia –  e cioè la chiesa dello sterminio, la chiesa della fine degli esseri umani – previa la loro sottomissione ai demoni pagani che, come scrive la preghiera a San Michele Arcangelo, «ad perditionem animarum pervagantur in mundo».  

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«Danno alla Chiesa, svilimento del pensiero e dell’azione di papa Leone XIV»: lettera del prof. Sinagra al cardinale Zuppi

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Renovatio 21 pubblica la lettera circolante in rete che al segretario CEI cardinale Matteo Zuppi ha scritto l’eminente giurista .Augusto Sinagra, Il professor Augusto Sinagra (Catania, 1941) è un eminente giurista italiano, professore ordinario di Diritto dell’Unione Europea e Internazionale, noto per il suo lungo ruolo accademico alla Sapienza di Roma (fino al 2013) e la sua attività come avvocato patrocinante davanti alle magistrature superiori e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Egregio Cardinale,

 

con molto disagio mi rivolgo a lei con il suo titolo ecclesiastico di alto rango.

 

Il mio disagio è motivato dal fatto che io sono cattolico e lei mi pare di no; sia nel senso della doverosa e corretta testimonianza dei Vangeli, sia nel senso della liturgia e della tradizione. E ora anche nel suo modo diplomaticamente denigratorio nei confronti dell’attuale Pontefice.

 

È vero che lei è «figlio» del Concilio Vaticano II che tanti guasti, divisioni e contrasti ha provocato nella Chiesa cattolica. Bastano due esempi: il Vescovo Marcel Lefebvre e l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

Quel che lei dice e fa mi ricorda le parole del prof. Franco Cordero nel suo famoso libro Risposta a Monsignore (si trattava di monsignor Colombo responsabile spirituale della Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano), quando ammonì – anche lui in controtendenza rispetto agli esiti nefasti del Concilio Vaticano II – che il «Messaggio» sarebbe rimasto e lo si sarebbe raccolto nelle piccole chiesette di lontana periferia.

 

Lei, Signor Zuppi, (chiamandola così mi sento più a mio agio) non si rende conto del danno che fa alla Chiesa cattolica svilendo ingiustamente il pensiero e l’azione di papa Leone XIV che, secondo lei e secondo un’espressione romanesca a lei nota, «non se lo filerebbe più nessuno».

 

Si dice che lei è un diplomatico ma la sua non è un’espressione diplomatica ma è qualcosa che somiglia di più a un siluro subacqueo, e questo, Signor Matteo Zuppi, non è commendevole per l’apparente finalità che lei vuol perseguire.

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Attingendo ancora al linguaggio romanesco che lei conosce, penso che a lei ancora «rode» (non dico cosa per decenza) il fatto di non essere stato eletto papa. Ma la sua mancata elezione conferma la presenza in Conclave dello Spirito Santo.

 

Lei è degno «figlio» di Bergoglio da me sempre chiamato «il pampero argentino». Peraltro a lei manca qualsiasi capacità diplomatica se solo penso che, nominato dal suo dante causa Bergoglio mediatore per la guerra in Ucraina, nonostante i suoi plurimi viaggi e contatti, le sue parole si persero nel vento. E ora lei si permette di criticare Leone XIV del quale non può negarsi quantomeno la grande cultura agostiniana.

 

Lei dice che i fedeli non gli danno retta. Se la cosa la può tranquillizzare, i fedeli per fortuna non danno retta neanche a lei ma sono obiettivo: i fedeli non danno retta e le Chiese sono vuote non per colpa sua o di altri ma per colpa proprio del Concilio Vaticano II.

 

Un ultimo commento alla sua omelia del 17 marzo 2026 nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. In tale circostanza lei, ormai intriso di «santegidiismo» e dunque più di politica che di fede, ha affermato che l’azione delle FF.AA. per essere efficace «deve essere accompagnata dall’intesa» in mancanza di che la F.A. non sarebbe un «deterrente«, mancando il dialogo e il confronto.

 

Egregio Zuppi, ma lei cosa pensa che le FF.AA. debbano rapportarsi al nemico dialogando in vista di un’intesa? Oppure che il ricorso alle FF.AA. debba essere deciso all’esito di un’intesa o di un dialogo? Ma con chi? Non le basta il Parlamento?

 

Devo concludere, mio buon Zuppi, nel senso che lei non si rende conto di quel che dice.

 

E il bello è che lei dice che la «storia insegna» anche perché lei per primo non conosce la storia e dovrebbe studiarla perché la storia non è quella di cui si discute nella Comunità di Sant’Egidio della quale lei è coerentemente parte.

 

Augusto Sinagra

 

Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Il cardinale olandese Eijk celebra la prima messa pubblica in rito tradizionale a Utrecco

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Il cardinale olandese Willem Jacobus Eijk, arcivescovo metropolita di Utrecco, ha celebrato domenica la sua prima Santa Messa tradizionale in latino pubblica nella storica Chiesa di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione. Lo riporta LifeSIte   La messa solenne di Laetare del 15 marzo, a cui hanno partecipato numerosi fedeli e che è visibile al link sottostante, si ritiene sia stata anche la prima messa pontificale celebrata da un cardinale olandese dal 1969. Il cardinale Eijk è noto per la sua ferma difesa della dottrina cattolica e per la promozione di pratiche liturgiche improntate alla riverenza.   Il cardinale Eijk è arcivescovo di Utrecco (che gli italiani, pur avendo un toponimo nella loro lingua, perseguono a chiamare cacofonicamente Utrecht) dal 2007 ed è stato creato cardinale da papa Benedetto XVI nel 2012. In precedenza, dal 1999 al 2007, è stato vescovo di Groningen-Leeuwarden.   Il porporato neerlandese, noto come uno dei prelati più ortodossi dell’Europa occidentale, ha costantemente difeso la dottrina cattolica sull’aborto e l’eutanasia, così come sul matrimonio e il celibato sacerdotale. In particolare, si è opposto alla «benedizione» delle «coppie» omosessuali e alla distribuzione della Santa Comunione ai divorziati risposati civilmente.  

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Il cardinale olandese ha criticato anche papa Francesco e altri membri della gerarchia ecclesiastica per l’ambiguità del loro insegnamento su questi temi. Meno di un mese dopo l’elezione di papa Leone XIV, ha esortato il nuovo pontefice a essere «chiaro» e «inequivocabile» nel suo insegnamento. Eijk celebra regolarmente la Messa del Novus Ordo ad orientem.   In risposta ai cattolici progressisti che lo hanno criticato per la postura liturgica tradizionale, il cardinale ha affermato in precedenza: «non celebro la Messa dando le spalle al popolo; la dico rivolgendo il mio volto verso Cristo… insieme al popolo, siamo veramente rivolti a Cristo».   Nel suo ministero, il cardinale ha ulteriormente sottolineato la centralità dell’Eucaristia nella fede cattolica. In una riflessione pastorale ha scritto: «attraverso il sacramento dell’Eucaristia siamo uniti a Gesù; quindi, a Dio stesso e pertanto al Suo amore infinito».   La Messa solenne di Eijk è significativa anche perché le celebrazioni della Messa tridentina sono rare nei Paesi Bassi. Il Latin Mass Directory elenca solo 13 luoghi in cui viene celebrata in tutto il paese, che ospita circa 3,4 milioni di cattolici.  

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