Persecuzioni
Diciassette missionari hanno pagato la vita per il loro impegno nel 2025
Lontani dai riflettori e dai grandi discorsi, erano i volti del cattolicesimo nelle regioni più frammentate del globo. Il rapporto annuale dell’Agenzia Fides, pubblicato all’inizio del 2026, dipinge un quadro doloroso: nel corso dell’anno 2025, diciassette missionari cattolici – sacerdoti, suore, seminaristi e laici – sono stati assassinati in tutto il mondo.
Una geografia del dolore: l’Africa in prima linea
Per l’ennesimo anno consecutivo, l’Africa rimane il continente più letale per i servitori della Chiesa. Delle 17 vittime registrate, 10 hanno perso la vita in terra africana. La Nigeria, in particolare, continua a sprofondare sempre più in una spirale di insicurezza, un mix di rapine in autostrada, conflitti intercomunitari, terrorismo e persecuzione dei cattolici.
Il destino del giovane seminarista Emmanuel Alabi illustra questa cieca crudeltà. Rapito durante un attacco al seminario minore di Ivianokpodi, è stato costretto a una marcia forzata imposta dai suoi aguzzini. Questa tragedia ci ricorda che i rapimenti sono diventati, in alcune regioni, una vera e propria industria, che colpisce indiscriminatamente clero e civili. Oltre alla Nigeria (5 morti), anche Burkina Faso, Sierra Leone, Kenya e Sudan sono stati teatro di questi omicidi.
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America e Asia: il prezzo della lealtà
Seguono le Americhe con 4 vittime. Ad Haiti, un paese in preda al collasso statale e al dominio delle gang, suor Evanette Onezaire e Jeanne Voltaire sono state giustiziate a sangue freddo per essersi rifiutate di abbandonare i quartieri poveri immersi nel caos. La violenza ha colpito anche Messico e Stati Uniti, a riprova del fatto che l’insicurezza non conosce confini.
In Asia, il bilancio delle vittime di due persone testimonia i più brutali conflitti civili. In Birmania (Myanmar), il corpo mutilato di padre Donald Martin, il primo sacerdote cattolico birmano ucciso dall’inizio dell’attuale guerra civile, è stato trovato all’interno della sua parrocchia. Il suo martirio simboleggia una Chiesa che si sforza di rimanere salda in mezzo alla feroce repressione militare.
Un quarto di secolo di testimonianza silenziosa
Le statistiche dell’Agenzia Fides rivelano una tendenza di fondo agghiacciante: tra il 2000 e il 2025, sono stati uccisi 626 missionari. Questo «martirologio» contemporaneo non è composto da personaggi politici o attivisti di alto livello, ma da persone comuni.
«Non cercavano la gloria, ma rendevano testimonianza a Cristo nelle occupazioni della vita quotidiana», sottolinea il rapporto. Questi missionari spesso scelgono di rimanere in aree che le ONG internazionali e il corpo diplomatico hanno abbandonato per motivi di sicurezza.
Che si tratti di gestire una scuola in un’area controllata da bande o di gestire una clinica in una zona di guerra, la loro morte è quasi sempre una conseguenza diretta del loro rifiuto di fuggire. Diventano “danni collaterali” di una violenza diffusa o bersagli deliberati perché rappresentano la luce della Fede che disturba le forze delle tenebre.
Mentre l’Europa ha registrato un solo decesso – un sacerdote in Polonia – la distribuzione globale mostra che l’opera missionaria è diventata un’attività ad alto rischio. Queste 17 vite donate alla Chiesa testimoniano una realtà spesso nascosta: dove l’umanità soffre di più, ci sono sempre anime pronte a dare tutto, fino alla fine.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di All India Christian Council via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine ingrandita.
Persecuzioni
Sacerdote tradizionalista arrestato dopo aver benedetto una chiesa destinata alla demolizione
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Persecuzioni
Cristianofobia: il Parlamento Europeo infrange il tabù
Il 21 gennaio 2026, il Parlamento europeo ha adottato la sua risoluzione annuale su «Diritti umani e democrazia nel mondo». Ma per la prima volta, l’istituzione riconosce esplicitamente il termine «cristianofobia» e denuncia la portata globale della persecuzione dei cristiani.
Si tratta di un importante passo avanti per la diplomazia europea. Adottando la risoluzione TA-10-2026-0014, i deputati hanno scelto di denunciare una realtà rimasta a lungo nell’ombra dei resoconti ufficiali: la discriminazione sistemica e la violenza mirata contro le popolazioni cristiane in tutto il mondo. Il testo sottolinea che il cristianesimo rimane «la religione più perseguitata al mondo», con oltre 380 milioni di persone vittime di abusi o discriminazioni a causa della loro fede.
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Un testo sostenuto da una coalizione di centro-destra
Mentre la relazione annuale sui diritti umani è tradizionalmente coordinata da un relatore principale – quest’anno, l’eurodeputato portoghese Francisco Assis (Gruppo S&D, Socialisti e Democratici) – la sezione specifica sulla cristianofobia è stata il risultato di un’intensa battaglia sugli emendamenti. Queste disposizioni sono state sostenute principalmente dal Partito Popolare Europeo (PPE) e dai gruppi Conservatori e Riformisti Europei (ECR).
Tra i principali esponenti di questa iniziativa c’erano l’eurodeputato olandese Bert-Jan Ruissen (ECR) e l’eurodeputato croato Davor Stier (PPE), che lavoravano da mesi con organizzazioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) per sancire questo riconoscimento nel diritto europeo. A loro si è unito il gruppo Patrioti per l’Europa (PfE), i cui membri francesi hanno ampiamente sostenuto il testo.
Nella votazione finale, è emersa un’ampia maggioranza. Oltre alla destra e ai conservatori, una parte significativa del gruppo Renew Europe (liberali) ha aderito al testo, ritenendo che la difesa della libertà religiosa sia un pilastro indivisibile dei diritti umani. Al contrario, i gruppi della sinistra radicale e alcuni Verdi hanno espresso riserve, temendo che questa specifica menzione avrebbe creato una «gerarchia» tra le vittime dell’odio religioso.
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Verso la nomina di un coordinatore europeo
L’articolo 83 della risoluzione è inequivocabile: chiede che alla lotta contro la cristianofobia siano concesse le stesse risorse istituzionali della lotta contro l’antisemitismo. Il Parlamento deplora un’«asimmetria istituzionale» e invita la Commissione europea a nominare con urgenza un coordinatore dedicato alla lotta contro la cristianofobia.
Il testo pone particolare enfasi sulla difficile situazione dei «cristiani orientali». Il considerando «N» specifica che queste comunità, tra le più antiche del mondo, subiscono «gravi persecuzioni, sfollamenti forzati e restrizioni alla loro libertà di credo». Per gli osservatori, questo chiarimento costringe l’Unione Europea ad adottare una posizione più dura nelle sue relazioni bilaterali con alcuni paesi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, dove la pratica del cristianesimo può portare alla prigione o alla morte.
Un segnale forte per il futuro
Questo voto segna la fine di un tabù. Secondo l’indice 2026 pubblicato dalla ONG Open Doors, un cristiano su sette è attualmente perseguitato in tutto il mondo. Riconoscendo la cristianofobia, il Parlamento europeo non si basa più semplicemente sulle statistiche, ma fornisce un quadro giuridico e politico per l’azione. Questa risoluzione servirà ora da base per l’azione esterna dell’UE per il 2026.
Resta da vedere se la Commissione Europea seguirà queste raccomandazioni e se oserà finalmente fare della protezione dei cristiani una priorità della sua diplomazia.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Palestina, coloni israeliani attaccano una famiglia cristiana: donna ferita gravemente
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