Persecuzioni
Terra Santa: una fragile tregua
Dalla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, padre Gabriel Romanelli racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) una situazione sanitaria disastrosa e una quotidianità minata dalla mancanza di risorse per la ricostruzione.
«Il mondo deve sapere che qui più di due milioni di persone non hanno nulla e hanno bisogno di tutto», ha dichiarato il 23 novembre. «La comunità internazionale deve affermare chiaramente che vivere sulla loro terra è un loro diritto naturale, in conformità con il diritto internazionale». Ha aggiunto: «dobbiamo pregare. Molto. Per la pace, per tutti gli abitanti di questa Terra Santa, a Gaza così come in Palestina e in Israele», ha insistito il sacerdote dell’unica parrocchia cattolica di Gaza.
«Alcuni stanno cercando di ripulire le loro case… o ciò che ne resta», confida. Nonostante tutto, «non c’è alcun segno di ricostruzione. La mancanza di risorse sta causando sofferenza e l’assenza di prospettive impedisce alle persone di vivere serenamente», spiega.
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Dopo il cessate il fuoco, gli aiuti umanitari sono arrivati con maggiore regolarità. «Fin dall’inizio della pausa dei combattimenti, il Patriarcato Latino di Gerusalemme è riuscito a inviare un’ingente fornitura di beni di prima necessità, e siamo così riusciti ad aiutare più di 12.000 famiglie», afferma padre Romanelli. Altre organizzazioni stanno fornendo frutta, verdura e beni di prima necessità. Ma le necessità superano di gran lunga le risorse disponibili. Di conseguenza, i prezzi, sebbene in calo sui mercati, rimangono inaccessibili per molti.
Ciononostante, la vita spirituale della parrocchia rimane vivace: adorazione quotidiana, lodi, rosario e messa nel pomeriggio, e compieta la sera. Inoltre, dopo il cessate il fuoco sono state organizzate tre gite al mare. La più recente, il 21 novembre, ha offerto un raro momento di tregua a 130 rifugiati, tra anziani, malati e famiglie.
La scuola ha riaperto anche per 150 bambini e adolescenti rifugiati, ma non c’è abbastanza spazio per accogliere altri studenti. Le tre scuole cattoliche di Gaza, danneggiate durante la guerra, continuano a ospitare molti sfollati.
Ad oggi, il complesso parrocchiale ospita circa 450 rifugiati, tra cui una trentina di musulmani con disabilità. Anche la maggior parte dei cristiani di Gaza, sia cattolici che ortodossi, ha cercato rifugio lì. Circa sessanta parrocchiani sono riusciti a trovare una sistemazione alternativa o a tornare alle loro case, o a ciò che ne rimane.
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«Tutti si sentono traditi»
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha visitato l’Università di Friburgo per ricevere la laurea honoris causa dalla Facoltà di Teologia. In questa occasione, ha parlato della situazione in Terra Santa il 14 novembre 2025. Ha affrontato le profonde ferite, sia materiali che spirituali, causate dalla violenza e ha sottolineato l’urgente necessità di ricostruire non solo le infrastrutture, ma anche la fiducia e l’umanità tra le comunità.
«I rapporti tra le religioni, un tempo considerati consolidati, ora sembrano sospesi. Tutti si sentono traditi, incompresi, indifesi e senza sostegno. (…) La politica degli ultimi anni ha diffuso incessantemente e abbondantemente parole di odio, disprezzo e rifiuto dell’altro».
Il cardinale, vescovo di Gerusalemme, ha lamentato la mancanza di voci forti e unificanti da parte dei leader religiosi e la prevalenza di un linguaggio che alimenta l’odio e la disumanizzazione. Ha affermato che «c’è molto odio da entrambe le parti. Gli israeliani hanno davvero percepito la guerra del 7 ottobre come una guerra esistenziale. L’empatia per l’altra parte è molto bassa. Oggi ci sono meno gruppi pacifisti rispetto al passato. Tutti sono stanchi».
La situazione a Gaza? Il Patriarca Latino di Gerusalemme la descrive come «ancora molto incerta. La questione cruciale su chi governerà il territorio rimane senza risposta. Tutto deve essere ricostruito nella Striscia di Gaza; il 90% della popolazione vive in tende. Gli ospedali sono disperatamente a corto di medicine e la gente continua a morire per mancanza di cure adeguate».
Ha aggiunto: «decine di rifugiati, sia cristiani che musulmani, sono ancora ospitati nel complesso parrocchiale della Sacra Famiglia. Il personale parrocchiale sta facendo tutto il possibile per aiutarli, anche fornendo supporto educativo ai bambini».
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Verso la Nuova Gerusalemme
«Il cuore del mondo batte a Gerusalemme. Lo testimoniano i milioni di pellegrini che giungono nella Città Santa da tutto il mondo. I pellegrini sono parte dell’identità della città. Senza di loro, come purtroppo possiamo constatare in questi giorni, la città rimane incompleta». Il cardinale italiano ha osservato che molti cristiani lavorano nel settore turistico, come autisti di autobus, ristoratori, personale alberghiero, artigiani della madreperla o guide turistiche.
L’assenza di pellegrini negli ultimi due anni a causa della guerra a Gaza è stata per loro un disastro economico, poiché hanno perso una parte significativa del loro reddito. Hanno aggiunto: «non stiamo ancora vivendo una pace completa, ma la guerra è finita e il pellegrinaggio è ora perfettamente sicuro. Pertanto, è tempo di venire in Terra Santa per esprimere la vostra vicinanza a questa Chiesa».
Passando dalla situazione attuale alla vocazione spirituale della Città Santa, il Cardinale Pizzaballa si ispira all’immagine della Nuova Gerusalemme tratta dall’Apocalisse: «La piccola comunità cristiana di Gerusalemme è chiamata a vivere, qui e ora, nella drammatica realtà del conflitto, a immagine della Gerusalemme celeste. A essere un ponte, non una barriera. A essere una luce pasquale che squarcia le tenebre del risentimento».
«Essere una casa dalle porte aperte, dove l’altro è accolto come un dono e non temuto come una minaccia. Essere uno strumento di guarigione che non si stanca mai di rimarginare le ferite. Gerusalemme, la città terrena, con le sue ferite, è chiamata a diventare sempre più segno, sacramento di quella Gerusalemme che discende da Dio, ricca di pace, aperta a tutti, e il cui unico scopo è guarire il mondo».
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Preparativi natalizi, ritorno vitale dei pellegrini
Le festività e le tradizioni popolari legate alle celebrazioni religiose del Natale sono tornate nella città natale del Principe della Pace. Dopo una pausa di due anni, il comune di Betlemme ha deciso di ripristinare le luci natalizie, incluso il tradizionale albero di Natale gigante in Piazza della Mangiatoia, di fronte alla Chiesa della Natività.
Dal 12 al 14 dicembre si terrà anche un mercatino di Natale e il 19 dicembre si terrà una Notte Internazionale, durante la quale le missioni diplomatiche saranno invitate a condividere le tradizioni natalizie dei loro Paesi, ha annunciato il municipio.
Il luogo di nascita di Gesù è tra le località della Cisgiordania maggiormente colpite dalle conseguenze del 7 ottobre 2023. L’assenza di turisti, unita alla revoca dei permessi di lavoro in Israele e al fallimento dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha avuto un impatto grave su una popolazione in cui la disoccupazione è ora al 60%, secondo il comune.
Maher Nicola Canawati, sindaco di Betlemme, ha espresso la sua preoccupazione durante l’incontro con papa Leone XIV il 24 settembre. L’emigrazione sta svuotando Betlemme e altre città palestinesi, privando la Terra Santa della sua presenza cristiana. «Ci sono solo 168.000 cristiani palestinesi rimasti in Terra Santa, mentre ce ne sono più di 4 milioni in tutto il mondo. Questo dimostra l’immensa pressione a cui sono sottoposti i cristiani», ha osservato.
La piccola città palestinese di Taybeh, a maggioranza cristiana, regolarmente scossa dalla violenza dei coloni israeliani, si prepara alla nascita di Gesù con iniziative spirituali, sociali e culturali. Oltre alle decorazioni natalizie che sono apparse per le strade e sulla facciata della chiesa, anche i cuori dei fedeli si stanno preparando, seguendo il tema: Il nostro Natale è la storia di una terra.
«La fede nasce dal cuore delle ferite e porta frutti di pace e speranza nonostante la durezza delle circostanze», afferma padre Bashar Fawadleh, parroco della chiesa latina di Taybeh, in un’intervista ai media vaticani. Spiega che le veglie della vigilia di Natale sono «un momento di festa che unisce le famiglie, illumina i volti e ci riporta alla fonte della nostra gioia».
La situazione economica e la cessazione dei pellegrinaggi negli ultimi due anni continuano a destare preoccupazione nella regione. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme esorta i cristiani a tornare in Terra Santa.
«Dobbiamo ora iniziare una nuova fase, dove l’aiuto concreto si traduca anche in una presenza fisica concreta che, oltre a rappresentare un beneficio per chi ha la fortuna di poter compiere il pellegrinaggio, porti anche un sorriso a tante famiglie che hanno bisogno non solo di un aiuto economico, ma anche di vedere la presenza dei loro fratelli cristiani in Terra Santa», ha detto il cardinale Pizzaballa alla Radio Vaticana il 19 novembre.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Roman Catholic Archdiocese of Boston via Flickr via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Persecuzioni
Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
Persecuzioni
Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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