Spirito
«Destatevi dal torpore che vi rende complici di un tradimento»: messaggio di Mons. Viganò ai vescovi
Renovatio 21 pubblica questo messaggio di Monsignor Viganò ai vescovi.
CARLO MARIA VIGANÒ
Arcivescovo, Nunzio Apostolico
Ai venerati Confratelli nell’Episcopato
La Santa Chiesa ci addita nei gloriosi Martiri un esempio di virtù eroiche da imitare, mostrandoci come la Grazia di Dio assista coloro che Lo amano al punto da affrontare i tormenti e la morte. E mentre gli empi si accaniscono invano sul corpo per colpire l’anima immortale, i Santi trionfano con Cristo proprio nel testimoniare il primato della Verità incarnata sull’errore, e quello della Carità immolata sulle seduzioni del mondo.
La palma del Martirio attinge la sua linfa al legno della Croce, e la corona dei Martiri splende dei raggi del Sacrificio redentore di Nostro Signore.
Guardiamo all’esempio del Πρόδρομος, il Precursore, San Giovanni Battista, che precedette il divino Maestro non solo nell’annunciare la Sua venuta e il Battesimo per la remissione dei peccati, ma anche nell’affrontare la morte per mano del Tetrarca della Galilea Erode Antipa, da lui ammonito per lo scandalo che egli dava al popolo di Israele con l’accompagnarsi in pubblico concubinato alla moglie del fratello di Erode il Grande, Erodiade.
Queste vicende, documentate dagli storiografi, sono accennate nel Vangelo insieme al ruolo di Salomé nel chiedere al patrigno la testa del Battista.
Così commenta Sant’Ambrogio: Ab adulteris justus occiditur, et a reis in judicem capitalis sceleris pœna convertitur. Il giusto viene ucciso dagli adulteri, e la pena di morte è usata dai colpevoli contro il loro giudice.
Clauduntur lumina non tam mortis necessitate quam horrore luxuriæ: gli occhi del Battista si chiudono non tanto a causa della morte, quanto per l’orrore della lussuria. Os aureum illud exsangue, cujus sententiam ferre non poteras, conticescit, et adhuc timetur: tace priva di vita la sua bocca d’oro, di cui tu Erode non potevi sopportare la condanna, ma la temi ancora.
Potrà tacere, fratelli carissimi, la vostra voce, dinanzi alla legittimazione dell’adulterio?
Vorrete rendervi complici di quanti si piegano allo spirito del mondo e al cortigiano ossequio dei potenti, giungendo ad ammettere alla Mensa eucaristica coloro che con la propria condotta violano i Comandamenti di Dio, disprezzano la legge della Chiesa e danno scandalo ai fedeli?
Quanto ancora permetterete che si calpesti la santità del Matrimonio e la testimonianza di San Giovanni Battista?
Quanto ancora ignorerete le parole di Sant’Ambrogio, sulla cui Cattedra siede oggi un successore che ammicca ai concubinari per rendersi accetto ai convitati del nuovo Erode? (qui e qui)
Il Precursore non temette di levare la voce contro Erode, affrontando la morte con il sereno abbandono del giusto alla volontà di Dio. Avrete voi timore di predicare la Parola, di insistere a tempo e fuor di tempo, di riprendere, di rimproverare, di esortare con ogni pazienza e dottrina (2 Tim 4, 2), quando gli errori e gli inganni di Amoris Lætitia sono ispirati da Salomé più che dal Precursore?
Quando l’autore di Amoris Lætitia può al massimo allontanarvi dalla vostra Cattedra a causa della vostra fedeltà a Cristo?
E quand’anche doveste essere condotti dinanzi ai tribunali, accettereste di rinunciare a proclamare Cristo, e Cristo crocifisso (1 Cor 2, 2), per salvare la vostra vita terrena e perdere la vita eterna?
Io vi esorto, fratelli dilettissimi, Successori degli Apostoli, Ministri di Cristo e dispensatori dei Misteri di Dio (1 Cor 4, 1), a considerare la vostra responsabilità nell’assecondare le deviazioni dottrinali e morali di chi abusa del proprio ruolo e della propria autorità per seminare l’errore, offendere la Maestà di Dio, umiliare la Santa Chiesa e perdere le anime.
Vi esorto, per le Piaghe di Cristo: destatevi dal torpore che vi rende complici di un tradimento, del quale dovrete render conto al giusto Giudice nel giorno della vostra morte. Considerate che il vostro silenzio sottrae alla gloria del Cielo le anime a voi affidate dal Supremo Pastore, al quale risponderà anche colui che siede in Roma.
Non rendete vana la Passione del Redentore, che ha versato il proprio Sangue preziosissimo per salvare i peccatori pentiti, e non per confermarli nel peccato.
Il Signore vi chiede di essere guida del gregge del Signore, usando il pastorale per condurre le pecore verso i pascoli del Cielo. Il vostro destino è di accompagnarli con Carità alla gloria eterna per la quale sono stati creati e redenti, e non di precederli nelle fiamme dell’inferno.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
29 Agosto 2022
In Decollatione S. Joannis Baptistæ
Spirito
Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo
Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.
Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».
Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».
«Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.
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«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.
«C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.
Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.
Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».
«Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.
Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».
«Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.
Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».
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Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.
Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».
«Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»
«Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Qual è la credibilità dottrinale e l’autorità morale del cardinale Fernandez?
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Uno sguardo retrospettivo alla dottrina eterodossa del Prefetto della Dottrina della Fede
Per comprendere appieno la natura paradossale – per non dire aberrante – di un decreto di scomunica dfirmato dal cardinale Fernandez, è utile ripercorrere alcuni momenti della sua carriera, iniziata sotto Francesco e fedelmente proseguita sotto Leone XIV. Quando fu nominato a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede nel 2023 da Francesco, il blog argentino The Wanderer ricordò opportunamente un’omelia di Tucho in cui dichiarava: «senza rendersene conto, la Chiesa ha sviluppato per secoli una dottrina piena di classificazioni che affermava: a) solo i battezzati che sono nella grazia di Dio possono ricevere la comunione e coloro che sono in stato di peccato mortale no; b) solo coloro che si pentono dei loro peccati ed esprimono l’intenzione di cambiare vita possono ricevere l’assoluzione sacramentale. Questa è una cosa terribile… Ma per fortuna questo è accaduto in passato, e ora c’è papa Francesco». Questa clemenza «pastorale» si applica a tutti (todos, come ha detto Francesco)… eccetto i sacerdoti e i fedeli della Tradizione. Il cardinale Fernandez sapeva perfettamente cosa si aspettasse da lui papa Francesco, poiché lo aveva chiarito al momento della sua nomina a capo del Dicastero per la Fede, in una lettera datata 1° luglio 2023, che rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti: «il dicastero che presiederete in passato ha fatto ricorso a metodi immorali. Erano tempi in cui, anziché promuovere la conoscenza teologica, si perseguivano possibili errori dottrinali. Ciò che mi aspetto da voi è senza dubbio molto diverso». —Ad eccezione dei cosiddetti cattolici «preconciliari»…Iscriviti al canale Telegram ![]()
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Un autore controverso
Il prelato, scrittore nell’ombra, non firmava i documenti del suo padrone e benefattore; tuttavia, ha firmato due opere scandalose che ha accuratamente rimosso dalla sua biografia ufficiale: Sáname con tu boca: El arte de besar [«Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», 1995]. Un libro che gli valse il soprannome di Besuqueiro [Il Baciatore], e che Tucho stesso presentò così: «Vi racconterò cosa provano le persone quando si baciano». Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una vasta esperienza in questo campo, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro… Spero che queste pagine vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio di voi stessi in un bacio… Un’altra opera omessa dalla sua voce bio-bibliografica: La pasión mística: espiritualidad y sensualidad [«Passione mistica: spiritualità e sensualità», 1988]. Questa esposizione sulle esperienze mistico-sensuali valse al suo autore un altro soprannome: Tucho besame mucho [«Tucho, baciami tanto», un riferimento al tango composto dalla pianista messicana Consuelo Velázquez, nel 1932]. Sotto la veste di temi «spirituali», il libro offre un’analisi meticolosa delle estasi non mistiche, sia maschili che femminili, e arriva persino a legittimare le relazioni omosessuali, affermando che non sono un peccato. Ad esempio, afferma: «Questo non significa, ad esempio, che un omosessuale cesserà necessariamente di essere omosessuale. Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando vi è un condizionamento molto forte. In questo caso, la persona può compiere azioni oggettivamente peccaminose, ma non essere colpevole e non perdere la grazia di Dio». [p. 80] In altre parole, gli omosessuali possono commettere atti oggettivamente peccaminosi, ma non sono colpevoli. Qui troviamo già un’allusione a ciò che verrà trovato in Fiducia supplicans: le relazioni omosessuali, sebbene oggettivamente peccaminose, non sono necessariamente colpevoli. Questa è l’opinione del Prefetto del Dicastero della Fede, difensore dell’ortodossia cattolica. Sostenitore della «moralità graduale», Tucho ha affermato: «Il matrimonio cristiano è un ideale bellissimo, ma quando parliamo di gradualismo intendiamo che dobbiamo tenere conto della realtà concreta di coloro che non possono raggiungere questo ideale, e dobbiamo quindi ricordare quella categoria del “bene possibile” evocata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, alla quale dobbiamo aspirare anche a costo di sporcarci le mani nel fango della strada». Come osserva con buon senso The Wanderer: «la teologia di Tucho sembra confusa. La grazia non si acquisisce gradualmente: o la si ottiene o non la si ottiene; o la si possiede o non la si possiede; o la si trova o la si perde. Un cristiano è o in stato di grazia o in stato di peccato. La teologia cattolica non ha mai affermato che si possa essere progressivamente in stato di grazia: mezza grazia o un quarto di grazia non sono misure comuni, nemmeno oggi». Sul quotidiano argentino La Nación, Tucho predica una società più «inclusiva» sotto la bandiera dell’uguaglianza: non guardiamo alle idee, agli orientamenti sessuali. Fratelli tutti! Siamo tutti fratelli… «In altri tempi», conclude The Wanderer, «queste tesi avrebbero condotto il loro autore direttamente alla deposizione. Nelle circostanze attuali, lo hanno condotto direttamente alla cattedra di custode della dottrina cattolica». Pertanto, come possiamo non porci queste domande sul cardinale Fernandez: perché è Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede? Come può Leone XIV mantenerlo in questa posizione? Quando verrà destituito? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT
Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.
Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».
Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».
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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.
Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.
Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.
Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.
Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).
Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.
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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.
Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.
Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».
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Immagine di 0713jp via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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