Necrocultura
Dalla guerra civile alla «guerra biotica»
Nei primi anni Novanta uscì un libro del filosofo marxista Robert Kurz intitolato Il collasso della modernizzazione. In esso si rifletteva su cosa sarebbe successo al mondo dopo la fine del blocco socialista.
«Il mondo unitario e unificato, infine realizzato e generalmente riconosciuto (…) si rivela nell’orrenda visione di una guerra civile planetaria (Weltbuergerkrieg) in cui non vi saranno più fronti riconoscibili, ma solo una cieca esplosione di violenza ad ogni livello».
Kurz non aveva torto: in quei mesi, si assisteva al massacro yugoslavo, di fatto una guerra civile di violenza inaudita basata su una matrice etnica fino a poco prima totalmente impensabile.
«Il mondo unitario e unificato, infine realizzato e generalmente riconosciuto (…) si rivela nell’orrenda visione di una guerra civile planetaria (Weltbuergerkrieg) in cui non vi saranno più fronti riconoscibili, ma solo una cieca esplosione di violenza ad ogni livello»
Tuttavia, l’analisi psico-politica dello studioso tedesco voleva andare ancora più a fondo.
«Quando uomini, popoli, regioni e stati si accorgeranno che mai più gli si ripresenterà l’occasione di essere vincenti e che, continuando a perdere, saranno infine privati di ogni possibilità accettabile di vita, finiranno col rovesciare il tavolo da gioco e sputare su tutte le regole della cosiddetta Civiltà».
Il Kurz insomma prevedeva l’arrivo di una fase di caos sanguinario, quella che il filosofo Réné Girard, nella sua teoria riguardo La violenza e il sacro, chiama «crisi sacrificale».
Il mondo sazio avrebbe generato quantità di conflitti che avremmo chiamato «guerre civili», ciascuna tendente verso la barbarie. Non era un pensiero inesatto: a quei tempi vi era la pioggia di sangue sui Balcani (che si protrasse, tra un disastro ONU-NATO e l’altro, per un decennio) ma anche l’Algeria, che dimentichiamo tutti: centinaia di migliaia di morti; bambini, maestre di scuola, donne di Paese, monaci massacrati nel modo più belluino dagli stessi jihadisti che avrebbero affinato l’apprendimento della pragmatica della violenza iniziato con gli sgozzamenti di soldati sovietici in Afghanistan per finire con il granguignolesco circo stragista dell’ISIS della metà degli anni 2010. Non dimentichiamo, del resto, che il libro-guida del jihadismo si chiama Idarat at-Tawahhus, cioè «la gestione della barbarie». (Per inciso: lo sto traducendo, da diversi anni, e spero di finire il lavoro entro pochi mesi).
Barbarie e guerra civile, quindi, sono sfere che nell’ultimo secolo sono finiti quasi per coincidere
Barbarie e guerra civile, quindi, sono sfere che nell’ultimo secolo sono finiti quasi per coincidere; il tardo successo del filone revisionista di Pansa sui partigiani crudeli ne è una testimonianza. Il messaggio era semplice, nonostante il tabù imposto dalla Repubblica «nata dalla Resistenza» (e dalla magica manina di James Jesus Angleton, vabbè), anche la «guerra civile» seguita all’8 settembre fu di fatto un momento di estrema barbarie, da tutte le parti. I corpi appesi di Mussolini e della Petacci lo stanno a significare benissimo: la guerra civile è regressione nel primordiale, nel tribale, nel ferale.
Kurz avanzava con la sua teoria per trovare il respiro di insurrezione marxista: la guerra civile, storicamente, ha riguardato ceti superiori, con le masse proletarie solo recentemente chiamate alla mobilitazione. Bisogna che questa guerra civile sfoci in una rivoluzione, pensavano i vecchi-nuovi comunisti, bisogna che ne esca la dittatura del proletariato che aspettiamo da secoli, visto che quella che abbiamo vista realizzata in mezzo mondo non possiamo dire a voce alto che non c’è piaciuta tantissimo…
Tutti coloro che hanno studiato Marx oggi sono servi del capitale globale – sia da questa parte del muro, che dall’altra, dove i leader politici (per esempio, in Albania) sono invitati al banchetto di nozze di George Soros
Sono passati tanti anni da questo libro, e da queste idee.
Tutti coloro che hanno studiato Marx oggi sono servi del capitale globale – sia da questa parte del muro, che dall’altra, dove i leader politici (per esempio, in Albania) sono invitati al banchetto di nozze di George Soros.
Il marxismo è rivendicato come la base di movimenti sintetici come Black Lives Matter, sostenuto apertis verbis da miliardari e multinazionali sfruttatrici. La «guerra civile» che è consentita ora ai neri, con imposizione della barbarie a intere aree urbane americane, è applaudita dai politici progressisti sul libro paga della Silicon Valley e i miliardari della finanza.
Quindi, la «guerra civile planetaria», questo universo di barbarie perpetua che ci prometteva il filosofo marxista dopo la fine del Patto di Varsavia, si è realizzata in forma di cartapesta: una scenografia intercambiabile, finta, poco profonda, buona per un teatrino che tenga impegnati gli allocchi.
La «guerra civile planetaria», questo universo di barbarie perpetua che ci prometteva il filosofo marxista dopo la fine del Patto di Varsavia, si è realizzata in forma di cartapesta: una scenografia intercambiabile, finta, poco profonda, buona per un teatrino che tenga impegnati gli allocchi
O forse non è del tutto così.
In realtà, è da tanto tempo che su Renovatio 21 ve lo ripetiamo: si prepara un movimento di contrazione non pacifica della società. Il nostro consorzio umano era stato polarizzato in modo mai visto dapprima per tramite social media: la politica lo sa bene, e l’effetto massimo di quanto sto dicendo è stato Donald Trump, che portò ad una divisione dell’elettorato (e dei media, e degli enti statali) che creò gruppi incapaci anche solo di comunicare fra lodo.
Poi è venuta la pandemia. Il gap qui si è aggravato in modo molto più profondo, e su una linea completamente nuova: non più su un piano politico e civile, ma su un piano biotico. È la vita biologica stessa delle persone – il bios – che adesso è il dato rilevante per le fazioni contrapposte.
Poi è venuta la pandemia. Il gap qui si è aggravato in modo molto più profondo, e su una linea completamente nuova: non più su un piano politico e civile, ma su un piano biotico. È la vita biologica stessa delle persone – il bios – che adesso è il dato rilevante per le fazioni contrapposte
Io ho fatto il vaccino, perché tu no?
Io mi proteggo con la mascherina dalla minaccia biologica del millennio, perché tu no?
Io accetto le modificazioni cellulari per tramite dell’mRNA, perché tu no?
Io sono disposto a rinunziare alla mia privacy sanitaria, perché tu no?
Io ho sterilizzato mio figlio, perché tu no?
Sono tutte domande che strisciano, più o meno evidenti, sotto ogni discorso pubblico e privato, quando si parla di obblighi, di rischi, di no-vax, questo indicibile, inspiegabile cancro sociale che a nessuno salta in mente di definire, come una volta, «dissidenti», né tantomeno con il (brutto) termine giuridico che vi sarebbe pronto per la bisogna, «obiettori».
I no-vax, questo indicibile, inspiegabile cancro sociale che a nessuno salta in mente di definire, come una volta, «dissidenti», né tantomeno con il (brutto) termine giuridico che vi sarebbe pronto per la bisogna, «obiettori»
Ciò che divide ora la popolazione è un dato biologico, non etnico. Ciò che crea insiemi di contrasto all’interno della società, non è un’ideologia, ma una biopolitica.
Come visibile a chiunque, una delle due fazioni gode non solo dell’appoggio dello Stato, ma anche di tutto il sistema sovranazionale (OMS, Bill Gates, Big Tech, Big Pharma etc.) che di fatto elargisce ordini e prebende alle élite statali. Lo Stato moderno, dunque, non ha nessuna intenzione di placare lo scontro in seno al suo stesso corpo.
L’idea che può avere quindi l’Autorità, forte di un sostegno popolare che non ha avuto in altri periodo , quindi, può essere una e una sola: il sacrificio del segmento ritenuto sbagliato. L’annichilimento della minoranza tossica. La cancellazione del gruppo difforme – le cui idee, come il virus, sappiamo quanto siano contagiose.
I calcoli li hanno già fatti: se i dissidenti sono il 30%, come dice qualcuno, cancellandoli otteniamo comunque una situazione che consente la sopravvivenza del sistema.
Ciò che divide ora la popolazione è un dato biologico, non etnico. Ciò che crea insiemi di contrasto all’interno della società, non è un’ideologia, ma una biopolitica
È in base a questo conto che i social vi stanno censurando e buttando fuori: come ogni altro sistema (le scuole, gli ospedali, le chiese) hanno già accettato l’idea di fare a meno di voi, perfino del vostro portafogli, e continuare sereni con la massa bovina di chi non si pone problemi e obbedisce in cambio di una brucata qua e là, fino al giorno in cui (appunto) non le mucche non si portano al macello.
Voi, che disturbate la ruminazione della mandria e per di più la spaventata con questa storia del macellaio, siete in realtà un problema di cui sbarazzarsi – gli conviene non solo politicamente, ma anche economicamente. E conviene allo Stato che ha come unico sistema operativo la filosofia dell’utilitarismo: massimo godimento dei più tramite accettazione di eventuali sacrifici delle minoranze.
Non stupiamoci quindi, se lo Stato, tra gli applausi di chi fa la coda all’hub della siringa genica, ha affidato il processo biopolitico principale in atto ai militari
C’è più di una motivazione valida e concreta, quindi, per sbarazzarsi di voi.
Non stupiamoci quindi, se lo Stato, tra gli applausi di chi fa la coda all’hub della siringa genica, ha affidato il processo biopolitico principale in atto ai militari. Abbiamo sentito sui giornali ogni sorta di linguaggio guerresco, con discorsi sulla «caccia ai non vaccinati», e i no-vax «da stanare» etc. Sì, si tratta proprio di un’operazione militare, perché di fondo il manovratore sa che il quadro in arrivo è un quadro di scontro, e quindi ci ha messo i soldati, cioè degli uomini armati.
Perché sono in parecchi che, come noi, non si arrenderanno mai, preferendo – sul serio – la morte piuttosto che bruciare il granello d’incenso alla Necrocultura pandemica, alla sua dittatura biosecuritaria, ai suoi farmaci transumanisti.
In parecchi non si arrenderanno mai e non bruceranno il granello d’incenso alla Necrocultura pandemica, alla sua dittatura biosecuritaria, ai suoi farmaci transumanisti
«Si prepara una guerra civile, e voi lo sapete» avevano scritto i soldati francesi ai loro politici in una strana lettera qualche settimana fa.
Noi la pensiamo un po’ più articolatamente: Si prepara una guerra biotica, e nessuno lo ha ancora capito bene.
Per cui, cari lettori, stiamo vicini. Prepariamoci all’urto. Sarà tremendo, anzi, lo è già. Già ora vediamo gli effetti devastanti, sulle vite e sulle famiglie di tanti, del DL 44, la prima vera legge di discriminazione biologica di questo conflitto.
Si prepara una guerra biotica, e nessuno lo ha ancora capito bene
Ma ricordatelo sempre: nella guerra biotica planetaria, non siamo noi quelli dalla parte della barbarie.
Non siamo noi che facciamo i bambini a pezzi per farci le pozioni.
Non siamo noi che imponiamo al prossimo di divenire cavia di un esperimento scientifico.
Ricordatelo sempre: nella guerra biotica planetaria, non siamo noi quelli dalla parte della barbarie
Non siamo noi ad aver riempito le terapie intensive per svuotarle senza nessuna autopsia.
Non siamo noi che abbiamo cremato i resti di esseri umani senza che nessuno potesse piangerli.
Non siamo noi che abbiamo impedito alla gente di vivere, lavorare, abbracciarsi, pregare – per mesi.
Noi siamo la Civiltà, la Civiltà della vita – e per essa vale la pena di combattere fino a che avremo il cuore che batte
Non siamo noi quelli che, nemmeno per un istante, pensano alla violenza, pensano a chiamare i militari.
Noi siamo la Civiltà, la Civiltà della vita – e per essa vale la pena di combattere fino a che avremo il cuore che batte.
Roberto Dal Bosco
Bioetica
JD Vance paragona l’aborto al «sacrificio umano» pagano nel discorso alla Marcia per la vita di Washington
Il vicepresidente JD Vance, durante il suo discorso alla Marcia nazionale per la vita del 2026, ha ribadito il suo sostegno al movimento pro-life, ha sottolineato il fatto che ogni vita è un dono di Dio, non un peso o un inconveniente, ha paragonato l’aborto al sacrificio umano delle società pagane e ha elogiato le numerose vittorie pro-life ottenute durante il primo anno dell’amministrazione Trump-Vance. Lo riporta LifeSite.
«Dobbiamo essere chiari, non possiamo essere neutrali, il nostro Paese non può essere indifferente se le sue prossime generazioni vivranno o moriranno», ha detto il vicepresidente. «Pensateci, cosa dà in definitiva significato e vita agli Stati Uniti d’America? Ogni civiltà è stata costretta a rispondere (a questa domanda). Oggi marciamo perché avete una risposta a questa domanda, su che tipo di civiltà siamo, che tipo di civiltà diventeremo in futuro».
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Vance ha osservato che i maya e molte altre società pagane erano soliti sacrificare i propri figli, paragonando questo al modo in cui oggi i nascituri vengono trattati come un inconveniente.
«Nell’antico mondo pagano, scartare i bambini era una prassi comune», ha affermato, menzionando «il sacrificio dei bambini da parte dei maya» ha detto il presidente. Vale la pena di ricordare al lettore come la cultura maya sia improvvisamente emersa anche nella Chiesa cattolica con Bergoglio, che ha istituito un «rito maya».
«Il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come fastidi da scartare, anziché come benedizioni da custodire gelosamente. Ma l’eredità della nostra civiltà è un’altra cosa: il fatto che, come ci dice la Scrittura, ogni vita è ‘fatta in modo stupendo e meraviglioso’ dal nostro Creatore» (Salmo 139,14).
Come riportato da Renovatio 21, il Vance già in passato aveva equiparato l’aborto al sacrificio umano dei bambini.
«La Marcia per la Vita… non riguarda solo una questione politica… Riguarda se rimarremo una civiltà guidata da Dio o se alla fine torneremo al paganesimo che ha dominato il passato», ha continuato dal palco della manifestazione di Washington.
“The March For Life, my friends, is not about just a political issue… it is about whether we will remain a civilization under God, or whether we will ultimately return to the paganism that dominated the past.” – @VP JD Vance 🇺🇸 pic.twitter.com/CbqQPlpyo4
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
Vance ha sottolineato come oggi ai giovani venga spesso detto che avere figli e crescere una famiglia sono un peso, ma i pro-life sanno che, in realtà, sono un dono di Dio.
«Oggi, l’estrema sinistra in questo Paese dice ai nostri giovani che il matrimonio e i figli sono ostacoli, che è irresponsabile, persino immorale, a causa del ‘cambiamento climatico’ o per qualche altro motivo, incoraggiare i nostri giovani a crescere una famiglia. Ci dicono che la vita stessa è un peso, ma noi qui a questa marcia… sappiamo che è una bugia», ha detto. «Sappiamo che la vita è un dono, sappiamo che i bambini sono preziosi perché li conosciamo, li amiamo e vediamo come possono trasformare le nostre famiglie».
«Sappiamo che la famiglia non è solo fonte di grande gioia, ma fa parte del disegno di Dio per gli uomini e le donne, un disegno che si estende alla nostra famiglia, ai nostri quartieri, alle nostre comunità e agli stessi Stati Uniti d’America», ha aggiunto. «E qui sappiamo che trattare tutti con dignità non è sempre facile, non è sempre conveniente, ma è la cosa giusta da fare».
Vance sa bene quanto sia prezioso il dono della vita, dato che lui e la sua Second Lady Usha Vance hanno annunciato questa settimana che aspettano il loro quarto figlio a fine luglio. Il vicepresidente ha aperto il suo discorso commentando la notizia.
«Alcuni di voi ricorderanno che nel mio discorso dell’anno scorso, vi ho detto che una delle cose che più desideravo negli Stati Uniti d’America era più famiglie e più bambini», ha detto il vicepresidente. «Quindi, che sia messo agli atti, avete un vicepresidente che pratica ciò che predica».
Nel discorso di Vance alla marcia del 2025, il suo primo discorso pubblico dopo l’insediamento come 50° vicepresidente, aveva sottolineato il suo desiderio di vedere nascere più bambini e crescere più famiglie in tutto il Paese.
«Voglio più bambini negli Stati Uniti. Voglio più bambini felici nel nostro Paese. E voglio uomini e donne giovani e belli che siano ansiosi di accoglierli nel mondo e di crescerli», disse all’epoca. «È compito del nostro governo rendere più facile per le giovani mamme e i giovani papà permettersi di avere figli, portarli al mondo e accoglierli come le benedizioni che sappiamo che sono».
Vance ha anche elogiato diverse importanti politiche pro-life attuate sotto l’amministrazione Trump-Vance, come il taglio dei fondi pubblici destinati agli aborti, la fine degli arresti governativi di attivisti pro-life semplicemente per aver pregato fuori dagli aborti e l’applicazione di tutele di coscienza per le persone di fede.
«Mettere in prigione preti e nonne per aver pregato fuori da una clinica, è finita. L’abbiamo fermata», ha detto. «Laddove la precedente amministrazione imponeva il finanziamento pubblico degli aborti, comprese le spese di viaggio, in tutto il governo, questa amministrazione vi ha posto fine».
»Abbiamo ampliato le tutele di coscienza per gli operatori sanitari e difeso l’affidamento e l’adozione basati sulla fede», ha aggiunto. «Abbiamo smantellato le regole dell’era Biden e fatto in modo che nessuna suora, nessun infermiere, nessun farmacista e nessun medico debba mettere a nudo la propria fede e i propri valori all’ingresso del proprio posto di lavoro».
Nel suo discorso alla Marcia per la vita dello scorso anno, Vance ha elogiato in modo analogo la pronta inversione di tendenza da parte dell’amministrazione Trump nei confronti delle azioni penali mirate intraprese dall’amministrazione Biden contro i sostenitori della vita.
«Il governo federale non dirigerà più le incursioni dell’FBI nelle case di persone come Mark Houck e altri attivisti cattolici e cristiani che lottano ogni giorno per i nascituri», ha affermato Vance l’anno scorso.
Vale la pena notare che, nonostante i suoi commenti, Vance, un convertito cattolico, in passato ha rotto sia con il movimento pro-life che con la dottrina cattolica, esprimendo il suo sostegno alle eccezioni all’aborto. In precedenza aveva suggerito di sostenere l’ accesso alla pillola abortiva e aveva ribadito che l’amministrazione Trump-Vance non avrebbe sostenuto un divieto federale sull’aborto.
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L’amministrazione Trump 2 è stata anche duramente criticata dai pro-life statunitensi per non aver revocato la decisione dell’amministrazione Biden di non applicare la legge federale contro la spedizione di pillole abortive oltre i confini statali, nonostante la tattica indebolisca le leggi pro-life degli Stati.
I pro-life USA speravano che la posizione potesse cambiare con l’impegno dell’amministrazione di rivedere i dati sulla sicurezza delle pillole abortive, ma sono rimasti frustrati dalla mancanza di aggiornamenti, tra le accuse (che l’amministrazione nega) secondo cui la revisione sarebbe stata ritardata fino a dopo le elezioni di medio termine del 2026.
Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’aborto come sacrificio umano era già stato discusso pubblicamente dall’influente giornalista Tucker Carlson, suo grande fiancheggiatore nella corsa alla vicepresidenza.
Si tratta, come sa il lettore, il ritorno del sacrificio umano (non solo con l’aborto, ma anche con la fecondazione in vitro, la predazione degli organi, l’eutanasia, insomma la Necrocultura) di uno dei principali temi del lavoro di Renovatio 21, che ora vediamo andare verso il pensiero mainstream.
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Necrocultura
Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook
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Necrocultura
Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito
Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.
Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.
Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.
Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:
⚡SHOCKING! Lord Falconer says “pregnancy should not be a bar” to assisted suicide!
After Lord Mackinlay (@cmackinlay) tells Peers that Oregon protects viable unborn babies from assisted suicide, Lord Falconer seems completely unmoved & unbothered about this issue.… pic.twitter.com/xW5FxZxyNp
— Right To Life UK (@RightToLifeUK) December 12, 2025
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«C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».
«I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».
«A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».
«Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».
Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.
«Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».
La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».
«Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.
Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.
Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?
Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.
I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.
Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?
Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?
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