Spirito
Continuano le persecuzioni anticristiane in Medio Oriente
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
È quanto emerge dal 12mo rapporto sulle «Restrizioni globali alle religioni» del Pew Research Center. In calo gli attacchi di gruppi terroristi, ma crescono le restrizioni e i vincoli imposti dallo Stato o agenzie governative. I cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, almeno 153 le nazioni in cui subiscono attacchi di varia natura.
Su scala globale la persecuzione dei governi contro le religioni ha raggiunto un livello record nell’ultimo anno, mentre il terrorismo di matrice confessionale è in continuo calo, facendo registrare un nuovo minimo storico.
È quanto emerge dal 12mo rapporto annuale sulle «Restrizioni globali alle religioni» elaborato dagli esperti del Pew Research Center, che prende in esame 198 fra nazioni e territori; le maggiori criticità si registrano nell’area mediorientale dove è maggiore la persecuzione.
I cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, almeno 153 le nazioni in cui subiscono attacchi di varia natura
Il rapporto è basato sui dati raccolti nel 2019, gli ultimi disponibili prima della pandemia di COVID-19. Esso misura l’ostilità sociale e le restrizioni imposte per legge al culto. Ad esempio, una nazione può avere un livello basso di violenza sociale legata alla fede, ma un ordinamento giudico che impone pesanti restrizioni alla pratica, e viceversa.
Pubblicato nei giorni scorsi, il documento registra un calo degli attacchi terroristici, degli omicidi a sfondo confessionale e della violenza di folle e gruppi che colpiscono per motivo di fede. Fra le nazioni con un alto livello di ostilità sociale troviamo India, Iraq, Israele, Pakistan, Sri Lanka e Siria.
Le due sole nazioni «europee» considerate nella fascia a rischio molto elevato sono la Turchia e la Russia, quest’ultima anche l’unico Paese a maggioranza cristiana.
I cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo: sono almeno 153 le nazioni o i territori in cui essi sono vittime di discriminazioni, abusi o attacchi mirati di enti legati allo Stato o ad altri gruppi religiosi.
Per quanto riguarda i musulmani sono 147 i Paesi in cui sono oggetto di molestie o attacchi. Nel 2007, quando è stato pubblicato il primo studio annuale del Pew, le nazioni o territori al mondo in cui i cristiani subivano molestie o attacchi da agenzie governative erano 79; in meno di 15 anni sono quasi raddoppiati.
Fra i primi 25 Paesi al mondo per numero di abitanti, nel Medio oriente e Nord Africa l’Egitto è quello che registra i dati peggiori per violenze e persecuzioni per mano dello Stato, di agenzie filo-governative o di gruppi religiosi. Per le persecuzioni di matrice governativa, anche Iran e Turchia rientrano nella categoria “molto alta”.
Su scala da uno a 10, la media globale relativa alle restrizioni governative nella pratica del culto è di 2,9.
Vi sono almeno 28 Paesi con politiche di restrizione, pari al 14% del totale. Di queste, sono 10 quelle provenienti dal Medio oriente
Il dato relativo al Medio oriente è però ben al di sopra delle altre regioni con un punteggio di 6. La seconda in cui vi sono più vincoli è l’Asia-Pacifico, con un 4,1. Analizzando le violenze relative alla società e ai gruppi etnico-confessionali presenti sul territorio, il dato è di 1,7 a livello globale. Anche qui il Medio oriente ha un valore significativamente più alto con 3,8. L’Europa è alle sue spalle con 2,1. Allargando il campo dell’indagine alla rete internet e alle violazioni online, vi sono almeno 28 Paesi con politiche di restrizione, pari al 14% del totale. Di queste, sono 10 quelle provenienti dal Medio oriente.
A livello globale il 22% delle nazioni rientra nella categoria «alta» o «molto alta» per persecuzioni di matrice sociale o di gruppi religiosi estremisti. Infine, si registra il dato record per abusi e violenze governative, con il 29% delle nazioni a un livello “alto” o «molto alto».
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Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
La Santa Sede invitata al Consiglio per la Pace di Trump
Mentre Donald Trump ha appena annunciato ufficialmente la creazione del suo «Consiglio per la Pace» (Board of Peace), l’invito rivolto a Papa Leone XIV pone la Santa Sede in una posizione delicata. Sospesa tra il desiderio di dialogo e l’impegno per il multilateralismo, la diplomazia vaticana si sta prendendo il suo tempo per rispondere, pur esprimendo le riserve di una Chiesa che si rifiuta di vedere l’ordine mondiale dettato da un «club privato».
Anche se probabilmente non gli verrà richiesto di pagare il miliardo di euro «in contanti» richiesto agli altri capi di Stato dall’occupante della Casa Bianca per entrare a far parte del suo Consiglio per la Pace, il pontefice si sta prendendo il tempo per riflettere.
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Un’istituzione con poteri esorbitanti
E per una buona ragione: inizialmente concepito lo scorso settembre per supervisionare la ricostruzione di Gaza, il Consiglio per la Pace ha visto le sue prerogative espandersi notevolmente. Il suo statuto, pubblicato il 18 gennaio 2026, delinea un «secondo Consiglio di Sicurezza», libero dai vincoli dell’ONU, che considera «obsoleto e inefficace».
Il funzionamento di questo nuovo organismo è piuttosto semplice. Donald Trump ha poteri discrezionali: sceglie i membri, può revocarli e ha persino il diritto di designare il suo successore. Ancora più sorprendente, lo statuto prevede una membership «premium».
Infatti, gli Stati che versano un miliardo di dollari nel primo anno si assicurano un seggio permanente, aggirando il processo di rinnovo triennale. Mentre alleati come Viktor Orban (Ungheria), Javier Milei (Argentina) e Re Mohammed VI (Marocco) hanno già firmato, altri sono esitanti.
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La prudenza diplomatica della Santa Sede
È in questo contesto di accresciute tensioni che il Vaticano ha ricevuto il suo invito. La risposta, fornita dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, è improntata a «vigile prudenza». Sebbene Papa Leone XIV abbia sempre sostenuto una cultura del dialogo, il formato proposto da Washington sembra scontrarsi con gli attuali principi fondamentali della diplomazia pontificia.
Interrogato su questi sviluppi, il cardinale Pietro Parolin ha sottolineato la preoccupazione della Santa Sede per l’erosione del diritto internazionale. Per il numero due del Vaticano, la pace non può essere il prodotto di un “giudizio pragmatico” esercitato da una manciata di Stati «volontari», ma deve essere perseguita nel quadro delle istituzioni multilaterali esistenti. La Santa Sede teme che questo Consiglio possa diventare uno strumento di pressione politica piuttosto che un autentico strumento di stabilità.
Inoltre, la composizione del consiglio esecutivo – composto esclusivamente da stretti collaboratori del presidente americano (Marco Rubio, Jared Kushner), con l’eccezione di Tony Blair – rafforza l’immagine di una diplomazia «transazionale». Per la Santa Sede, aderire a un simile organismo rischierebbe di comprometterne la neutralità, essendo spesso chiamata ad agire come mediatore imparziale nei conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.
Mentre Vladimir Putin sta ancora valutando le «sfumature» del suo invito, il Vaticano sembra prendere tempo. Preso tra la tentazione di influenzare le decisioni della Casa Bianca dall’interno e la necessità di proteggere l’ordine internazionale, il Papa cammina su un filo teso: un ruolo di osservatore al Consiglio per la Pace – come alle Nazioni Unite – potrebbe rappresentare una via di mezzo?
Una cosa è certa: la Santa Sede non darà carta bianca a un organismo in cui la pace sembra avere un prezzo «premium».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Immigrazione
Il vescovo Strickland contro i vescovi americani per il loro loro silenzio sul traffico di bambini
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Spirito
La Chiesa cattolica in Germania mira a mettere i laici «allo stesso livello» dei vescovi: possibile scisma?
Papa Leone XIV la settimana scorsa ha incontrato il suo nunzio apostolico per la Germania, per l’arcivescovo croato Nikola Eterovic, incombe la possibilità concreta di uno scisma con la Chiesa cattolica in Germania. Lo riporta Il Giornale.
In praica, si sostiene che la Chiesa tedesca voglia mettere i laici tedeschi sullo stesso piano dei vescovi e lasciare loro il controllo del denaro, secondo quanto riportato da Il Giornale.
«Si tratta di un progetto, già approvato dal potentissimo Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che farà nascere un organo permanente in cui i laici saranno equiparati ai vescovi. Questa Conferenza sinodale avrà potere decisionale e potrà introdurre modifiche alla dottrina a colpi di maggioranza, costringendo chi è in dissenso a fornire una motivazione pubblica. Inoltre, la Conferenza si impossesserà della gestione delle risorse finanziarie della ricchissima Chiesa tedesca».
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La preoccupazione della Santa Sede per quella che molti interpretano come una traiettoria verso lo scisma si estende ben oltre i confini nazionali della Germania.
Il Giornale ipotizza che la Chiesa tedesca vorrebbe innescare un contagio che si diffonderebbe nel resto della Chiesa cattolica romana.
Un documento inedito mostra che nel 2021 Benedetto XVI contattò il cardinale Reinhard Marx, allora capo della Conferenza episcopale tedesca e principale promotore del «Cammino sinodale» in Germania, per esprimere la sua «grande preoccupazione» per il processo sinodale in Germania.
«Fonti vaticane ci confermano che negli ultimi anni Ratzinger era molto scettico sull’andazzo preso dalla Chiesa tedesca ed era convinto che “questo Cammino farà male e finirà male se non viene fermato”», scrive il quotidiano milanese. Il cardinale Reinhard «Marx ignorò l’appello del Papa emerito che poi, qualche mese più tardi, venne screditato pesantemente in patria a causa di un rapporto sugli abusi commissionato proprio dall’arcidiocesi di Monaco, senza venire difeso dal suo successore in carica».
«Ora tocca a Leone XIV. Un assist gli arriva dalla relazione del cardinale Mario Grech al concistoro in cui si legge che «spetta sempre al vescovo di Roma se necessario sospendere il processo sinodale» prosegue il quotidiano che fu di Montanelli e Berlusconi. «Prevost condivide le perplessità di Benedetto XVI, ma se non avrà la forza di dire no al progetto di Conferenza Sinodale, il rischio è che la slavina tedesca possa diventare per la Chiesa universale una valanga chiamata scisma».
«Prevost condivide le preoccupazioni di Benedetto XVI», ha detto Spuntoni, che ha avvertito che se Papa Leone «non avrà la forza di dire di no al progetto della Conferenza sinodale, c’è il rischio che la valanga tedesca possa trasformarsi in uno scisma per la Chiesa universale».
Il Cammino sinodale è un progetto di riforma eterodosso lanciato dalla Conferenza episcopale tedesca e dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi nel dicembre 2019, ricorda LifeSite.
Entro il 2023, la stragrande maggioranza dei membri del Cammino sinodale, tra cui più di due terzi dei vescovi tedeschi, ha votato a favore di documenti eretici che chiedevano il diaconato delle donne , la «benedizioni»delle unioni omosessuali e persino sacerdoti «transgender» in un testo pieno di ideologia di genere.
Il cardinale Gerhard Müller, già presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), all’epoca criticò duramente l’eretico Cammino sinodale tedesco, affermando che era peggio di uno scisma e definendolo una variante della «cultura woke materialista e nichilista» che ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo».
Müller ha spiegato in un’intervista alla rivista conservatrice tedesca Tichys Einblicke che, mentre la Chiesa ortodossa scismatica ha mantenuto la sua attenzione su Cristo, il Cammino sinodale in Germania ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo … a favore della sua trasformazione in una variante della cultura woke materialista e nichilista dell’auto-redenzione e dell’auto-creazione dell’uomo».
«Invece della parola di Dio nella Sacra Scrittura e nella Tradizione della Chiesa, ci si riferisce ad “autorità” come Michel Foucault, Judith Butler, Helmut Kentler o Yuval Harari», ha continuato il porporato germanico.
Il cardinale tedesco ha inoltre affermato che la «cultura woke», rappresentata anche nel Cammino Sinodale, conduce l’umanità ulteriormente verso l’autodistruzione. Alla radice di questo problema Müller individua una «antropologia sbagliata che fa del matrimonio tra uomo e donna una variante arbitraria della libido egocentrica».
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I sostenitori del «Cammino sinodale» tedesco sono «propagandisti di una Chiesa secolarizzata che si è allontanata da Cristo, che vogliono scacciare le violazioni dell’antropologia naturale e rivelata e della morale sessuale distruggendola», ha scritto il cardinale Müller s nel 2022.
«L’obiettivo principale dell’intera campagna è la preservazione del cristianesimo come religione civile dello Stato laico e della società nel suo complesso, in gran parte agnostica e indifferente alla religione», ha affermato Müller. «Pertanto, ci si propone al “mondo moderno” – qualunque cosa si voglia intendere – come un’organizzazione religiosa e di servizi sociali utile dal punto di vista socio-psicologico».
«Si pretende che la Chiesa non sia stata fondata da Dio per essere il sacramento della salvezza per il mondo in Cristo (Lumen gentium 1; 48; Gaudium et spes 45), che quindi non debba in alcun modo legittimarsi davanti agli atei per quanto riguarda la sua convenienza per lo stato sociale o per un paradiso terrestre di carattere socialista (modello di società cinese rossa) e capitalista (Great Reset entro il 2030)», ha dichiarato il fedele cardinale tedesco.
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Immagine di Elke Wetzig via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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