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Caso Bibbiano, Foti condannato a quattro anni

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Lo psicoterapeuta Claudio Foti è stato condannato in rito abbreviato a quattro anni dal tribunale di Reggio Emilia.

 

Per Foti, 70 anni, la procura aveva domandato una condanna di sei anni « per le accuse di abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni gravissime (il giudice ha quindi ritenuto fondate le accuse mosse nei suoi confronti, in particolare quella di lesioni ai danni di una ragazzina che ebbe in cura tra il 2016 e il 2017, sottoposta a sedute “con modalità suggestive”)» riporta il Corriere della Sera.

 

Tuttavia, «il giudice ha invece deciso di condannarlo a 4 anni e lo ha assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato” dall’ipotesi di frode processuale» riporta Sky TG24.

 

«Foti è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Il giudice Dario De Luca ha inoltre disposto la sospensione dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per 2 anni. Il fondatore del centro Hansel e Gretel dovrà inoltre risarcire i danni in favore delle parti civili Gens Nova Onlus, Unione Val d’Enza, Unione dei Comuni Modenesi Area Nord, Ausl di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Ministero della Giustizia, Comune di Montecchio Emilia» continua il Corriere della Sera

 

«Ho fiducia che in Appello possa essere rivista questa condanna che ritengo ingiusta. Penso di essermi comportato correttamente in scienza e coscienza. Rifarei tutto ciò che ho fatto» avrebbe commentato Foti fuori dal tribunale secondo Il Resto del Carlino. I suoi avvocati avrebbero quindi affiancato il suo caso a quello di Enzo Tortora

 

Oltre alla condanna a Foti, il GUP ha inoltre disposto 17 rinvii a giudizio, 5 proscioglimenti e un’assoluzione, quella di un assistente sociale unica altra imputata ad aver chiesto il rito abbreviato – nel suo caso «il fatto non sussiste».

 

«Il GUP di Reggio Emilia ha anche rinviato a giudizio il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti per abuso d’ufficio; ma lo ha prosciolto dalle accuse di falso» scrive sempre il Corsera.

 

Secondo Foti si è avuto «uno scontro in quest’aula, che non doveva avvenire in ambito giudiziario ma in accademia, fra posizioni teoriche diverse. Io credo che sia stata criminalizzata la psicoterapia del trauma: una posizione che non c’entra nulla col metodo Foti distorto e criminalizzato» scrive La Repubblica riprendendo dichiarazioni in uscita dal tribunale.

 

 

 

 

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Da madri a matrigne: la mutazione pandemica della maternità

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Il virus, alla fine, è passato anche di qua. Lo hanno accolto in casa i miei figli minori che, vedendo cosa sta succedendo in giro, aspettavano prima o poi la sua venuta. Il che suona vagamente blasfemo, ma così ci hanno ridotti nel fantastico mondo nuovo della tecnocrazia biosecuritaria e della psicopatologia generalizzata. Non fosse stato intercettato con l’epifania della seconda tacca rosa nello stick del tampone – riedizione pandemica dei mitici test di gravidanza che ci hanno tenuto tutti, qualche volta nella vita, col fiato sospeso – nessuno di loro teenager si sarebbe accorto del suo transito, tanto fugace quanto indolore.

 

In tempo di normalità – concetto sepolto – avrebbero continuato ad andare a scuola, come nulla fosse e come sempre si è sempre fatto in compagnia di un raffreddore. Invece, test, DAD e quarantena di famiglia, fino a futuro decreto di scarcerazione da parte dell’autorità competente: quella che elargisce a discrezione brandelli di libertà vigilata.

 

È grossomodo questa l’entità del malanno per il quale una percentuale bulgara di ragazzini è sottoposta – con religioso slancio, con dose variabile di scetticismo, o con la morte nel cuore, a seconda dei casi – alla somministrazione di un farmaco tuttora in fase di sperimentazione.

 

Basta il dato incontrovertibile del carattere sperimentale del trattamento, al netto della sua dannosità, a rendere pazzesca da un lato l’intimidazione esercitata dall’alto, dall’altro l’adesione offerta dal basso

Basta il dato incontrovertibile del carattere sperimentale del trattamento, al netto della sua dannosità, a rendere pazzesca da un lato l’intimidazione esercitata dall’alto, dall’altro l’adesione offerta dal basso.

 

Non c’è proporzione tra il rischio e il beneficio, la vittoria del primo è schiacciante, eppure i superstiti al rito iniziatico-sacrificale sono già una esigua minoranza, e siamo solo a gennaio.

 

L’effetto gregge è implacabile e non concede spazio alle riflessioni più elementari: pur di non fare la parte del diverso, uno accetta a tavolino l’inversione dell’onere della prova sulla propria salute e firma, bendato, un’ipoteca sul proprio futuro.

 

Ma, se si può umanamente comprendere la propensione di un giovanissimo a omologarsi ai suoi pari, a causa della micidiale pressione del gruppo unita alla spinta di una propaganda mediatica senza precedenti e al moltiplicarsi di ricatti criminali, più sconvolgente appare la fenomenologia dell’involuzione adulta, e in particolare di quella materna.

 

Vero è che le istituzioni si esibiscono, da due anni a questa parte, in un crescendo rossiniano di demenza mista a tracotanza, nel cui vortice è risucchiata ogni traccia di cultura giuridica e ogni conquista di civiltà.

 

Bisogna prendere atto di come la forza di gravità delle istituzioni non tenda più verso il bene comune, ma verso male comune

Vero è che bisogna prendere atto di come la forza di gravità delle istituzioni non tenda più verso il bene comune, ma verso male comune, e di come l’inversione di un principio acquisito come questo, e interiorizzato, possa a buon diritto provocare capogiri in chi non abbia già maturato in sé almeno un dubbio pregresso.

 

Vero è, ancora, che il martellamento compulsivo sul senso civico, sull’educazione alla legalità, sul rispetto delle regole quali che siano ha scavato pian piano la pietra forgiata nel senso di giustizia, nel buon senso e nel senso comune, nell’orgoglio e nell’onore, fino a sgretolare un patrimonio di sostanza cristallizzato nel cuore degli individui e nell’anima della collettività.

 

Vero è, infine, che la sbornia libertaria e la ricreazione perenne, la perdita del centro e di ogni riferimento morale, l’edonismo e l’egoismo resi pilastri dell’esistenza, abbiano privato i più di ogni difesa contro la menzogna, lasciando sguarnito un terreno di conquista sterminato.

 

Alla fine, il punto è che non si è più capaci di elaborare un pensiero, di elevare lo sguardo e riconoscere dove abiti la verità delle cose.

Tutto vero.

 

E tuttavia non può non lasciare sbalorditi il pullulare dei concorrenti alle gare di obbedienza sfrenata e masochista, allestite spontaneamente di fronte a disposizioni non solo vessatorie, non solo irragionevoli, non solo arbitrarie, non solo pretestuose, ma autenticamente surreali, idiote, provocatorie e grottesche.

Vero è che la sbornia libertaria e la ricreazione perenne, la perdita del centro e di ogni riferimento morale, l’edonismo e l’egoismo resi pilastri dell’esistenza, abbiano privato i più di ogni difesa contro la menzogna

 

Altrettanti test di obbedienza, sempre più arditi, sempre più folli e temerari, giusto per sperimentare fino a dove può spingersi la prepotenza gratuita.

 

E così si arriva senza colpo ferire alla direttiva con cui l’azienda socio-sanitaria onnipotente, disponendo la temporanea chiusura di un asilo nido, prescrive che gli alunni in quarantena debbano «mantenere lo stato di isolamento», «evitare i contatti con i conviventi», «utilizzare stanza e bagno non condivisi con altre persone con adeguato ricambio d’aria», «assicurare di essere raggiungibili telefonicamente per le attività di sorveglianza sanitaria», «monitorare il proprio stato di salute e, in caso di comparsa di sintomi, contattare il pediatra». E tante grazie per la collaborazione, cari bebè.

 

Il dramma è che ci saranno madri zelanti e zelote che si impegneranno a seguire con la massima diligenza possibile il libretto di istruzioni dell’autorità – chiamiamola così, nel nostro gioco di società – se tocca persino leggere della signora texana che, per evitare che il figlioletto positivo la contagi, lo trasporta nel bagagliaio dell’auto come nemmeno un cane.

 

Insomma, un potere idiota e beffardo vomita a getto continuo sui sudditi tutta la sua disumanità, distillata in grida sgangherate. E i sudditi ci si rotolano dentro con voluttà morbosa. Ma cosa può spingere la gente a bearsi di tanto degrado?

 

Un potere idiota e beffardo vomita a getto continuo sui sudditi tutta la sua disumanità, distillata in grida sgangherate. E i sudditi ci si rotolano dentro con voluttà morbosa. Ma cosa può spingere la gente a bearsi di tanto degrado?

Non ne scriverei se non avessi toccato con mano in prima persona la metamorfosi di madri fino a ieri presunte amorevoli: parliamo di genitrici sollecite, piene di premure e di ambizioni, pronte a seguire i figli nelle loro prodezze scolastiche, sportive o di varia altra natura.

 

Ebbene, arriva la supposta emergenza e, istantaneamente, le signore si mostrificano in ossequio ai deliri del despota di turno.

 

Il luogo per eccellenza delle confessioni più incredibili sono le famigerate chat scolastiche, dove si sono potuti leggere racconti dell’orrore, seguiti da applausi in effige (file di manine gialle battenti) e parole compunte di comprensione e di stima.

 

Ed ecco si legge di figli positivi al fatidico test – sintomatici o no – chiusi in camera per giorni e giorni, in compagnia del telefonino o dell’iPad, avvicinati solo con bardature da palombaro per la consegna del rancio; di figli relegati in capanni in giardino allestiti come ricovero di fortuna; di figli costretti a indossare continuativamente il bavaglio in casa, anche nel sonno, e stare a distanza; di figli spediti in terrazza per la mezzora d’aria senza bavaglio; di figli tamponati a ripetizione senza un perché.

 

Prodezze riferite tutte con compiacimento e raccolte tutte con sentita ammirazione dalla colleganza conforme. Così si comportano le brave persone, quelle serie, diligenti, che hanno a cuore la salute dei propri simili. Applausi, manine.

 

Ma cosa può essere esploso nella testa di queste signore? Quale incantesimo può ridurre una madre a vedere suo figlio come un oggetto da scansare, un pericolo da cui difendere se stessa?

Ma cosa può essere esploso nella testa di queste signore? Quale incantesimo può ridurre una madre a vedere suo figlio come un oggetto da scansare, un pericolo da cui difendere se stessa?

 

Atteggiamenti del genere, al di fuori da ogni immaginazione, e ancor più la loro accettazione diffusa, presuppongono non soltanto un totale azzeramento critico e cognitivo, ma anche e soprattutto un annientamento umano e affettivo che, solo, può fare da anticamera all’instaurazione della barbarie.

 

È valso per i nostri vecchi, condannati alla reclusione negli istituti concentrazionari e alla solitudine siderale in punto di morte.

 

Vale, ancor più, per i cuccioli d’uomo, verso i quali quantomeno l’istinto dovrebbe funzionare da antidoto all’abbandono.

 

La facilità e la velocità con cui si è manifestata questa combinazione tra lobotomia e sterilizzazione emotiva si spiegano solo guardando a un processo che viene da molto lontano. Viene da una programmatica demolizione della figura femminile e della sua essenza più profonda, del suo ruolo e della sua attitudine naturale.

 

Il martellamento ossessivo sui cervelli a suon di pari opportunità, emancipazione, uguaglianza; l’elevazione della carriera a obiettivo fondamentale della vita; la cosiddetta pianificazione familiare; l’aborto libero e legalizzato, la selezione degli imperfetti; la fabbricazione in laboratorio di esseri umani su ordinazione, la separazione biologica tra sesso e procreazione nel nuovo paradigma della fertilizzazione su modello zootecnico.

 

Un grumo di artificio è stato innestato nella testa delle masse e sta producendo i suoi frutti avariati. Fino a tollerare che una mamma, anziché proiettarsi fisicamente sul figlio malato, o triste, o indifeso di fronte a un mondo farneticante, e curarlo prima di tutto con il calore della sua prossimità facendogli da scudo contro ogni male, lo isoli e lo allontani da sé.

 

Col concorso esterno delle istituzioni di ogni ordine e grado, spento ogni recettore di umanità, stiamo diventando dei mostri senz’anima.

 

È in via di allestimento il futuro psichedelico e allucinato di cui mai e poi mai ci presteremo a essere parte.

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

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Epidemie

Mascherine dannose per i bambini: lo ritiene l’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori

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Un’organizzazione tedesca dei consumatori ha scoperto che le maschere FFP2 sono dannose per i bambini dopo aver effettuato test su 15 diversi modelli etichettati come adatti ai bambini. Lo riporta Lifesitenews.

 

La Stiftung Warentest, una delle più grandi organizzazioni di consumatori tedesche, ha condotto uno studio sulle mascherine FFP2 per verificare se si adattavano alla potenza respiratoria e al volume polmonare dei bambini e se consentivano loro di ricevere abbastanza ossigeno. 

 

L’organizzazione ha pubblicato i risultati all’inizio di dicembre e ha concluso che «tutti i modelli di mascherine FFP2 testati non erano adatti ai bambini e offrivano troppa resistenza respiratoria e non abbastanza comfort respiratorio».

 

«Gli standard specificano criteri molto chiari per le mascherine FFP2 per adulti, ma non esistono criteri di questo tipo per le mascherine per bambini»

Alcuni studi hanno suggerito che queste mascherine sono più efficaci delle mascherine chirurgiche o in tessuto grazie al loro sistema di filtraggio.

 

Stiftung Warentest ha testato i modelli per l’idoneità su bambini di età compresa tra 6 e 12 anni e ha rivelato che, a parte la confezione colorata e una dimensione adattata per adattarsi alla testa di un bambino, le mascherine FFP2 per bambini non erano diverse dalle mascherine per adulti e generavano lo stesso livello di resistenza respiratoria.

 

«Gli standard specificano criteri molto chiari per le mascherine FFP2 per adulti, ma non esistono criteri di questo tipo per le mascherine per bambini», afferma il rapporto dello studio. «Una cosa è chiara, tuttavia, i bambini generalmente hanno una respirazione meno potente rispetto agli adulti sani e spesso solo la metà del loro volume polmonare».

 

Sulla base di ciò e dopo aver consultato gli esperti, l’organizzazione dei consumatori ha stabilito come requisito una resistenza respiratoria per le mascherine per bambini FFP2 che fosse la metà di quella consentita per gli adulti. A seguito dei test, nessuna delle mascherine per bambini testate si è nemmeno avvicinata alla soglia inferiore.

 

«Una cosa è chiara, tuttavia, i bambini generalmente hanno una respirazione meno potente rispetto agli adulti sani e spesso solo la metà del loro volume polmonare»

Inoltre, lo studio ha anche concluso che un certo numero di mascherine non soddisfaceva nemmeno i criteri di respirazione appropriati per gli adulti.

 

Prima del rapporto della Stiftung Warentest, numerosi esperti e studi in altri Paesi avevano già suggerito che indossare una mascherina non solo è inefficace nel rallentare la diffusione del COVID-19, ma potrebbe anche avere effetti dannosi sulla salute fisica e mentale delle persone, in particolare dei bambini.

 

Una delle osservazioni più rivelatrici e preoccupanti è arrivata dalla dott.ssa Margarite Griesz-BrissonMD, PhD, uno dei principali neurologi e neurofisiologi europei focalizzati su neurotossicologia, medicina ambientale, neuro-rigenerazione e neuroplasticità che ha dichiarato che «la respirazione della nostra aria espirata creerà senza dubbio carenza di ossigeno e inondazioni di anidride carbonica. Sappiamo che il cervello umano è molto sensibile alla privazione di ossigeno».

 

Le mascherine FFP2  sono in circolazione dall’inizio del COVID-19 e sono di divenute obbligatorie per decreto del governo italiano in situazione come spettacoli, locali, eventi sportivi, voli commerciali, navi, traghetti interregionali, treni interregionali, autobus interregionali, funivie e tutti i trasporti pubblici locali.

 

 

 

 

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Essere genitori

Pupazzi giganti vaccinano i bambini

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A Praga, quello che sembra un centro per la vaccinazione pediatrica ha utilizzato nella sua attività grandi pupazzi ritraenti i personaggi cartoni preferiti dei bambini.

 

Nel video, pubblicato dal canale britannico GBN, abbiamo potuto riconoscere, in versione gigante, Pikachu, un Minion monocolo, Minnie la fidanzata di Topolino più una ragazza senza maschera ma vestita presumibilmente come Biancaneve, che rammentiamo essere una fanciulla che finita in stato comatoso dopo l’assunzione inavvertita di una sostanza, quindi non esattamente la storia che andrebbe raccontata in questa situazione, ma si tratta solo della nostra umile opinione.

 

Altro dettaglio interessante, una delle infermiere impegnata nell’inoculo dei piccoli porta in testa due corna rosse. Il motivo, anche qui, ci sfugge.

 

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