Spirito
Burkina Faso, la fede resta viva nonostante la jihad
Il Burkina Faso sta vivendo da diversi mesi l’espansione jihadista sul suo territorio. Ma l’escalation di violenza ha un effetto inaspettato agli occhi degli osservatori: il ritorno di molti cristiani a una pratica religiosa che talvolta avevano avuto la tendenza ad abbandonare.
«È un messaggio bellissimo e pieno di fede», spiega Maria Lozano. Questa attivista della ONG Aiuto alla Chiesa che soffre (AED) ha avuto l’opportunità di parlare con i sacerdoti del Burkina Faso che le hanno detto che molti residenti, constatando che «le loro vite sono in pericolo, sono più propensi a tornare al cristianesimo per prepararsi per la vita eterna, qualora dovesse accadere il peggio».
Per Maria Lozano «questo la dice lunga sulla fede di queste persone, sul fatto che per loro questa vita sulla terra non è il fine ultimo, che c’è una vita dopo la morte, quella che a volte noi stessi dimentichiamo».
Questa osservazione, che rimane un paradosso dal punto di vista umano – ma Tertulliano non scriveva già nel II secolo che «il sangue dei martiri è il seme del cristianesimo»? – è stato osservato anche da padre Pierre Rouamba: «è davvero sorprendente constatare che i cristiani, che avevano in una certa misura abbandonato la pratica religiosa prima della crisi, ritornano alla fede in un momento in cui i terroristi fanno tutto il possibile per sradicare ogni traccia del cristianesimo», rimarca il religioso.
Perché la furia del jihad non è riuscita a spegnere la miccia che ancora arde: «mentre i terroristi vietano ai cristiani di entrare nelle chiese, le famiglie si riuniscono nelle case per ravvivare la fiamma della fede attraverso sessioni di catechismo e preghiere comuni, quando non ci sono sacerdoti» spiega il religioso.
«Il Burkina Faso è uno dei Paesi in cui i cristiani sono più perseguitati al mondo. Negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata davvero in modo spaventoso, è difficile viaggiare su strada, al punto che i sacerdoti stanno pensando di optare per l’elicottero», spiega Maria Lozano.
Fatti corroborati dal rapporto 2023 sulla libertà religiosa pubblicato lo scorso giugno che conferma che il Burkina Faso è uno dei 13 Paesi africani dove i cristiani sono più perseguitati. Un rapporto che elenca anche Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Niger, Somalia, Eritrea e Libia come i Paesi dell’Africa dove è più difficile vivere da cristiani.
Il terrorismo religioso che non risparmia i musulmani che rifiutano di unirsi al jihad: «sul posto ho constatato che i musulmani moderati hanno subito la stessa sorte, ma i cristiani restano il principale obiettivo degli attentati, perché considerati nemici a causa della loro fede», riferisce l’attivista dell’AED.
Dal 2015 il Burkina Faso è coinvolto nella spirale di violenza perpetrata da gruppi jihadisti affiliati allo Stato Islamico (IS) e ad Al-Qaeda. Secondo la ONG Armed conflict location and event data project (ACLED), specializzata in conflitti armati e dati sugli eventi, gli abusi hanno causato più di sedicimila morti tra civili e militari, di cui oltre cinquemila dall’inizio del 2023.
Questa violenza ha anche portato allo sfollamento di oltre due milioni di persone all’interno del Paese. A metà luglio 2023, il presidente e capitano Ibrahim Traoré, salito al potere un anno fa con un colpo di Stato, ha deplorato «gli attacchi sempre più ricorrenti contro i civili», giudicando che i jihadisti abbiano mostrato «codardia».
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di Le Soleil dans la Main via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Mons. Aguer elogia la rinascita della Messa in latino tra i giovani e dice: l’inventore della Messa nuova era massone
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Spirito
Germania-AfD: L’incubo di un episcopato senza radici
Bisogna risalire molto indietro nel tempo per trovare una divisione così abissale tra un episcopato nazionale e una forza politica di rilievo. La condanna unanime pronunciata dai vescovi tedeschi, che definiscono Alternativa per la Germania (AfD) un partito «nazional-razziale», riflette le tensioni che scuotono la Chiesa in Germania, alla vigilia di un’elezione regionale storica il cui esito si preannuncia già drammatico.
Il partito nazional-conservatore, forte delle più recenti proiezioni elettorali in Sassonia-Anhalt per le prossime elezioni del 6 settembre 2026, è pronto, in caso di vittoria, a guidare il primo governo regionale della sua storia. Un’ascesa fulminea che testimonia la totale disconnessione tra la base e le «élite» al potere. Questa aperta guerra di parole e le ripetute accuse di deriva estremista non devono però oscurare il fatto che il partito di opposizione, forte di una crescente base popolare nell’ex Germania dell’Est, sta ora adottando posizioni decisamente ostili ai privilegi finanziari storici delle confessioni religiose.
Questo è sufficiente a terrorizzare la burocrazia elefantiaca ed estremamente ricca della Chiesa in Germania, composta da migliaia di laici e personale lautamente retribuito. La leadership ecclesiastica non è chiaramente disposta a rinunciare a un sistema fiscale statale che garantisce la sua ricchezza materiale. «Dal momento che le chiese non trasmettono più il cuore del messaggio cristiano e sono impegnate principalmente in attivismo politico di sinistra, non possono più beneficiare di agevolazioni fiscali», sostengono i sostenitori dell’AfD, che prendono di mira direttamente il sistema di lunga data della tassa ecclesiastica (Kirchensteuer) e dei sussidi statali diretti.
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Mons. Gerhard Feige di Magdeburgo è uno dei principali prelati che tentano di invertire questa tendenza, esortando i fedeli ad abbandonare il partito ribelle. Nella sua diocesi, tuttavia, i dati sono allarmanti: dei 66.000 cattolici registrati a fini fiscali, appena 7.000 frequentano ancora la Messa domenicale. Questo evidente vuoto spirituale riflette il fallimento di un approccio pastorale secolarizzato, in cui le chiese si svuotano mentre l’apparato amministrativo si gonfia.
Luke Coppen, scrivendo sulla rivista cattolica The Pillar, ha fatto eco a questo sentimento, sottolineando che la leggendaria ricchezza dei vescovi tedeschi costituisce in realtà la loro «massima vulnerabilità» di fronte a un governo risoluto.
L’ironia è palpabile, soprattutto considerando che il deputato dell’AfD Malte Kaufmann ha recentemente rivelato di aver incontrato Papa Leone XIV in Vaticano, affermando che il pontefice si era mostrato ricettivo alla sua difesa dei valori familiari tradizionali: uno schiaffo in faccia per l’episcopato locale, dato che ormai «non c’è motivo di credere» che i prelati conservino alcuna autorità morale sulle scelte degli elettori.
A pochi mesi dalle cruciali elezioni del 6 settembre, l’offensiva finanziaria pianificata dall’AfD contro un episcopato già duramente criticato per gli eccessi eterodossi e stravaganti del suo «Cammino sinodale», invia un segnale molto negativo al progressismo ecclesiastico tedesco.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Thomas Guffler via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
Sacerdote della Messa in latino blocca e immobilizza un sospetto ladro d’auto fino all’arrivo della polizia
Too many priests were scared of their own shadows during COVID. This priest chases down a carjacker and subdues him for police.
More of the latter, please God. pic.twitter.com/JVE8jLWG77 — Eric Sammons (@EricRSammons) June 3, 2026
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