Economia
Bosch taglierà migliaia di posti di lavoro
Il fornitore tedesco di ricambi per auto Robert Bosch ha annunciato l’intenzione di tagliare la sua forza lavoro globale di 5.500 posti di lavoro nei prossimi anni, citando la stagnazione delle vendite globali di automobili. Lo riporta l’emittente statale germanica Deutsche Welle.
Secondo la portavoce dell’azienda, citata da DW, circa 3.800 dei tagli di posti di lavoro saranno effettuati in Germania. Il numero esatto di licenziamenti sarà negoziato nei colloqui con i rappresentanti dei lavoratori, ha detto venerdì.
Entro il 2027 il gruppo taglierà 3.500 dipendenti nella sua divisione software per auto; circa la metà dei posti di lavoro persi si verificherà in Germania.
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Bosch ha inoltre dichiarato di voler tagliare fino a 1.300 posizioni tra il 2027 e il 2030 presso la sua divisione di direzione con sede a Schwaebisch Gmuend, nella Germania sudoccidentale.
L’azienda ha affermato in una nota, citata dall’emittente, che la debole domanda di veicoli elettrici ha avuto un “impatto diretto” sul numero di ordini effettuati dai produttori a Bosch.
«L’industria automobilistica soffre di una notevole sovracapacità», ha affermato Bosch, aggiungendo che la concorrenza e la pressione sui prezzi hanno continuato a intensificarsi.
Il responsabile della Bosch Stephan Hoelzl ha affermato che l’azienda ha dovuto adattarsi al mutevole contesto di mercato e ridurre i costi in modo sostenibile «per rafforzare la nostra competitività».
A ottobre, in un’intervista rilasciata a Der Tagesspiegel, il presidente Stefan Hartung aveva messo in guardia da un calo dei ricavi nel prossimo anno, affermando di non poter escludere ulteriori tagli ai posti di lavoro in Germania.
Già a dicembre 2023 la Bosch aveva annunciato l’intenzione di tagliare 1.500 posti di lavoro nel settore delle forniture per autoveicoli.
Frank Sell, a capo del consiglio dei lavoratori della divisione automotive della Bosch in Germania, ha descritto i licenziamenti programmati come uno «schiaffo in faccia», promettendo di combatterli.
Il settore automobilistico in difficoltà della Germania ha suscitato preoccupazione per la salute della più grande economia manifatturiera dell’UE. Questa settimana, Ford ha annunciato piani per tagliare 4.000 posti di lavoro in Europa, poiché la domanda di veicoli elettrici è rallentata. I dipendenti di un altro colosso automobilistico tedesco, Volkswagen, stanno minacciando scioperi dopo che l’azienda ha dichiarato di star meditando chiusure di stabilimenti e tagli significativi di posti di lavoro.
L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica ha lanciato l’allarme lo scorso anno: il Paese sta “perdendo drasticamente la sua competitività internazionale” a causa dell’impennata dei costi energetici.
Un recente sondaggio dell’associazione dell’industria automobilistica VDA ha ipotizzato che la riorganizzazione dell’industria automobilistica tedesca potrebbe comportare la perdita di 186.000 posti di lavoro entro il 2035, circa un quarto dei quali si sono già verificati.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 il capo della Bosch Stephan Hartung si oppone all’embargo del gas russo. «Abbiamo bisogno di gas per la produzione», aveva detto il CEO di Bosch all’Handelsblatt. «La stessa Bosch copre il 20% del proprio fabbisogno energetico con il gas. Quindi non abbiamo bisogno di grandi quantità, ma alcuni dei nostri fornitori sì».
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Una settimana fa si sono registrate proteste violente dei lavoratori negli stabilimenti Audi in Belgio.
Come riportato da Renovatio 21, in Germania Volkswagen, dopo averlo annunziato in lungo e in largo, sta pianificando licenziamenti di massa.
Lo scorso mese scioperi di massa avevano scosso l’industria automotive tedesca, cui per taluni si prospetta una «caduta orribile».
Nella UE sono crollati i livelli di immatricolazione di auto nuove, secondo i dati dell’Associazione Europea Costruttori Automobili (ACEA).
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Herbert Diess, capo di Volkswagen, aveva chiesto all’UE di perseguire una soluzione negoziata della guerra in Ucraina per il bene dell’economia del continente.
Gli alti costi dell’energia hanno spinto i grandi nomi dell’automotive tedesco a delocalizzare. Volkswagen a inizio anno aveva annunciato che non costruirà più la sua Golf a combustione a Wolfsburg, ma in Polonia.
L’anno passato le principali case automobilistiche tedesche – Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes 2 hanno prodotto circa mezzo milione di auto in meno tra gennaio e maggio, rispetto allo stesso periodo del 2019, con un calo di circa il 20%.
Il crollo della produzione di auto nel contesto attuale riguarda anche l’Italia.
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Immagine di Mike Haller via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Economia
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Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
Secondo un alto diplomatico statunitense, gli investitori stanno esagerando la probabilità di uno scontro militare su Taiwano.
Michael DeSombre, sottosegretario di Stato americano per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, ha dichiarato giovedì alla CNBC che gli investitori stavano «sopravvalutando il rischio che accadesse qualcosa nello Stretto di Taiwan».
«Sia la Cina che gli Stati Uniti non vogliono il conflitto, e noi siamo in grado di scoraggiarlo», ha affermato.
Pechino considera Taiwan parte integrante del proprio territorio sovrano e dichiara di perseguire la riunificazione pacifica, pur non escludendo l’uso della forza. L’isola autogovernata rimane una fonte di attrito tra la Cina e gli Stati Uniti, che mantengono una politica di «una sola Cina» ma continuano a fornire armi a Taipei.
Gli esperti, tuttavia, avvertono che i mercati finanziari potrebbero non essere preparati alle ripercussioni economiche di una crisi.
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Taiwan domina la produzione globale di semiconduttori avanzati, fornendo chip essenziali per smartphone, veicoli e sistemi di intelligenza artificiale. Un blocco o un’escalation militare potrebbero interrompere la produzione e le principali rotte di spedizione, provocando ripercussioni a catena nel commercio globale e nelle catene di approvvigionamento tecnologiche.
Uno scontro potrebbe anche compromettere le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, innescando nuove tariffe, restrizioni alle esportazioni e controlli sugli investimenti. I mercati asiatici e le aziende tecnologiche americane sarebbero particolarmente vulnerabili. Secondo MarketWatch, gli investitori hanno già incorporato i rischi geopolitici nei prezzi delle azioni legate a Taiwan, tra cui quelle del colosso dei semiconduttori TSMC.
Secondo le stime di Bloomberg Economics risalenti a febbraio, una guerra tra Stati Uniti e Cina per Taiwan potrebbe causare una perdita di 10.600 miliardi di dollari, pari al 9,6% del PIL globale, nel suo primo anno. L’Unione Europea sarebbe tra le regioni più colpite, secondo il think tank britannico Chatham House.
Hal Brands, professore alla Johns Hopkins University, ha avvertito che Pechino potrebbe optare per un blocco o una quarantena doganale piuttosto che per un’invasione su vasta scala.
«Nessuno ha una buona idea di come quantificare il rischio di un conflitto militare tra Stati Uniti e Cina per Taiwan», ha dichiarato a una conferenza sugli investimenti a settembre, secondo quanto riportato da Business Today.
Nel frattempo, Pechino ha ripetutamente denunciato la vendita di armi statunitensi a Taiwan come un’ingerenza nei suoi affari interni, chiedendo a Washington di interrompere le spedizioni.
Sinora, lo status quo nella questione tra Pechino e Taipei è stato assicurato dal cosiddetto «scudo dei microchip» di cui gode Taiwano, ossia la deterrenza di questa produzione industriale rispetto agli appetiti cinesi, che ancora non hanno capito come replicare le capacità tecnologiche di Taipei. Aziende europee hanno dichiarato di poter spengere da remoto gli impianti di produzione a Taiwan in caso di invasione da parte dell’Esercito di Liberazione del Popolo.
La Cina, tuttavia, sta da tempo accelerando per arrivare all’autonomia tecnologica sui semiconduttori, così da dissolvere una volta per tutte lo scudo dei microchip taiwanese. La collaborazione tra Taiwan e UE riguardo ai microchip, nonostante la volontà espressa da Bruxelles, non è mai davvero decollata.
Come riportato da Renovatio 21, il colosso del microchip TSMC ha dichiarato due anni fa che la produzione dei microchip si arresterebbe in caso di invasione cinese di Formosa.
I microchip taiwanesi sono un argomento centrale nella tensione tra Washington e Pechino continuata da Trump a Biden, che qualcuno ha definito come una vera guerra economica mossa dall’amministrazione USA contro il Dragone.
Come riportato da Renovatio 21 la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno consegnato i primi due dei 66 nuovi caccia F-16 ordinati da Taipei nell’ambito di un accordo da 8 miliardi di dollari. La consegna è avvenuta dopo i colloqui tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, durante i quali Xi ha esortato Washington a opporsi all’«indipendenza di Taiwan» e a «gestire la questione di Taiwan con cautela».
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Lo scorso dicembre Washington ha approvato un pacchetto record di armi da 11 miliardi di dollari per Taiwan. Secondo alcune fonti, Trump avrebbe ritardato l’approvazione di un altro accordo da 14 miliardi di dollari, definendo la potenziale vendita una «ottima carta da giocare» nei colloqui con Pechino.
Funzionari statunitensi hanno affermato che Xi avrebbe ordinato all’esercito cinese di tenersi pronto per una potenziale operazione contro Taiwan entro il 2027, sebbene Pechino non abbia confermato tale affermazione.
DeSombre, tuttavia, ha descritto il leader cinese come «un attore molto razionale» che avrebbe valutato attentamente le conseguenze di un’azione militare.
Come riportato da Renovatio 21, all’inizio del mese, in un’intervista al programma CBS 60 Minutes, Trump aveva riferito che i dialoghi con Xi, tenutisi a fine ottobre in Corea del Sud, si sono concentrati sul commercio, mentre la questione taiwanese «non è stata toccata».
Lo scorso mese la neopremier nipponica Sanae Takaichi aveva suscitato le ire di Pechino parlando di un impegno delle Forze di Autodifesa di Tokyo in caso di invasione di Taiwano.
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Immagine di xiangyang17 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
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