Economia
Blackout, il ministro della Difesa austriaco: europei impreparati a giorni senza elettricità
Il ministro della Difesa austriaco Klaudia Tanner ha dichiarato che gli europei potrebbero trovarsi di fronte a blackout che andranno avanti per giorni, lasciando un terzo dei cittadini incapaci di «approvvigionarsi». Tali affermazioni sono contenute in un’intervista rilasciata alla testata tedesca Die Welt.
«La domanda non è se [il blackout] arriverà, ma quando arriverà», ha detto la Tanner, incolpando la guerra in Ucraina.
«Per Putin, gli attacchi hacker alle forniture elettriche occidentali sono uno strumento di guerra ibrida. Non dobbiamo fingere che questa sia solo una teoria. Dobbiamo essere preparati ai blackout in Austria e in Europa», ha avvertito il ministro di Vienna.
Il ministro Tanner ha quindi specificato quanto gli europei siano impreparati alle paralisi conseguenti a blackout prolungati. «Un terzo dei cittadini non sarebbe in grado di rifornirsi al più tardi il quarto giorno di blackout».
Come riportato da Renovatio 21, la Tanner aveva già iniziato a parlare dei blackout un anno fa, quando comunicazioni di possibili interruzioni di corrente saltarono fuori anche in Austria. A metà ottobre 2021 il ministero della Difesa austriaco aveva lanciato la campagna di affissioni in tutta l’Austria «Blackout – Cosa fare quando tutto è a posto?», dove si iniziava a parlare di blackout su larga scala. «L’Austria non è un’isola dei beati, ma si trova nel cuore dell’Europa. Ciò significa che anche noi dobbiamo aspettarci un blackout nel prossimo futuro», aveva dichiarato la Tanner al quotidiano viennese Wiener Zeitung, che informava che le forze armate austriache si stanno gradualmente preparando al blackout «per poter offrire protezione e aiuto in questi casi». Con caserme autosufficienti, attrezzature moderne ed esercitazioni regolari, le organizzazioni di emergenza dovrebbero essere fornite e supportate nel miglior modo possibile dalle forze armate».
«Cosa fare se davvero non funziona più niente? Niente elettricità, niente acqua e nessuna infrastruttura funzionante. Il verificarsi di un blackout ha gravi conseguenze. Con la nostra campagna vogliamo sensibilizzare la popolazione su questo possibile pericolo e allo stesso tempo offrire suggerimenti e le informazioni su come farlo possono prepararsi allo scenario peggiore. Un blackout in tutta l’Austria può accadere in qualsiasi momento e il nostro esercito si sta preparando nel miglior modo possibile», ha affermato il ministro della Difesa.
Come riportato da Renovatio 21, i giornali tedeschi hanno rivelato un piano segreto del governo di Berlino per consegnare scorte di danaro contante ai cittadini tedeschi in caso di blackout, per evitare che la società collassi e si inneschino quelle rivolte tanto temute dal governo «semaforo» di Olavo Scholz. Lo scorso mese il capo della Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK), cioè l’Ufficio federale tedesco per la protezione civile e il soccorso in caso di calamità, Ralph Tiesler, ha avvertito i cittadini di prepararsi a interruzioni di corrente a breve termine, in particolare a gennaio e febbraio, e di fare scorta in anticipo di generi alimentari
Anche in Austria il capo dei servizi di sicurezza ed intelligence (DSN) Omar Haijawi-Pirchner ha avvertito di non escludere la possibilità di rivolte nel Paese.
Blackout sono previsti anche in Francia, Danimarca, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America. Secondo alcuni calcoli, ben un miliardo di persone sarebbero a rischio di trovarsi senza energia elettrica. L’«inevitabilità» dei blackout è stata candidamente ammessa al World Economic Forum di Davos a inizio 2022.
Nonostante l’allarme dell’organi di controllo dei servizi segreti COPASIR lanciato in Parlamento un anno fa, l’Italia, al momento, pare fischietti alla grandissima.
Viste le difficoltà che sta affrontando uno dei nostri fornitori di elettricità, la Francia, alle prese con improvvise manutenzioni delle sue centrali atomiche, c’è da chiedersi se Parigi potrà mandare il blackout il nostro Paese.
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
L’Arabia Saudita ha annullato alcune consegne di greggio destinate all’Europa dopo una serie di attacchi con droni che ha imposto la chiusura del suo oleodotto strategico Est-Ovest, lo riporta l’agenzia Reuters.
Si accresce così la tensione sulle forniture mondiali di petrolio in un quadro di instabilità che mette a rischio le infrastrutture energetiche in Medio Oriente e Nord Africa.
Secondo Reuters, Riad avrebbe comunicato ai clienti europei che alcune partenze di greggio previste per fine settembre verranno cancellate, mentre le operazioni di imbarco nel porto di Yanbu sul Mar Rosso sono state sospese, secondo fonti del settore petrolifero e marittimo. Saudi ARAMCO, la principale compagnia petrolifera del Regno, ha evitato di commentare.
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L’interruzione arriva dopo gli attacchi dei droni che hanno danneggiato l’oleodotto Est-Ovest, che collega le principali zone di produzione petrolifera orientali dell’Arabia Saudita a Yanbu sul Mar Rosso. Riad ha attribuito gli assalti a una milizia irachena.
Negli ultimi sei mesi questa rotta era divenuta particolarmente rilevante perché consentiva al greggio saudita di evitare lo Stretto di Ormuzzo, dove la navigazione è stata gravemente ostacolata dal conflitto con l’Iran. La sua interruzione rende Riad sempre più dipendente dalle esportazioni attraverso il Golfo, in un momento in cui il traffico ordinario di petroliere via Ormuzzo resta limitato.
Secondo Reuters, gli operatori di mercato si aspettano che l’Arabia Saudita cerchi di far passare maggiori volumi di greggio attraverso lo stretto tramite le cosiddette «spedizioni occulte», analoghe a quelle usate dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Iraq. Tali spedizioni hanno consentito ai produttori del Golfo di esportare una quantità stimata tra i 7 e i 9 milioni di barili al giorno, pari a circa il 30-40% dei volumi precedenti al conflitto, secondo i dati di navigazione.
La contrazione dell’offerta ha già spinto al rialzo i prezzi. Martedì i future sul Brent si attestavano intorno ai 108 dollari al barile, mentre i carichi fisici in Europa risultavano sensibilmente più cari, con il Brent di riferimento a circa 122 dollari al barile, secondo i dati LSEG citati da Reuters.
La Polonia è tra i Paesi che subiscono pressioni immediate. La raffineria statale Orlen sta cercando in fretta carichi sostitutivi dal Mare del Nord e da altri fornitori, secondo quanto riferito da Reuters da cinque fonti del settore.
Nel 2022 Saudi ARAMCO è diventata il principale fornitore di greggio di Orlen e oggi copre circa il 40% del suo fabbisogno, contribuendo a far cessare la dipendenza polacca dal petrolio russo, ma lasciando il Paese fortemente esposto a interruzioni nelle forniture saudite.
La pressione sulle infrastrutture di esportazione saudite cresce nel quadro dei rinnovati scontri con gli Houthi yemeniti. Il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro obiettivi all’interno del regno, mentre l’Arabia Saudita ha ripreso i raid aerei in Yemen. Le autorità saudite hanno dichiarato che 13 civili sono rimasti feriti negli attacchi di lunedì a Khamis Mushait, Abha e Taif.
Sono scattati allarmi antiaerei in tutto il sud dell’Arabia Saudita per il timore di ulteriori assalti. Il rischio è particolarmente elevato intorno a Jizan, dove si trovano importanti infrastrutture energetiche saudite, tra cui una grande raffineria.
L’escalation sta contemporaneamente gravando sulla rotta del Mar Rosso. Gli Houthi hanno ampliato la loro presenza lungo la costa occidentale dello Yemen e si sono impadroniti di un territorio strategico vicino allo stretto di Bab al-Mandeb, attraverso il quale le navi devono transitare tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden.
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La crescente pressione sul Paese espone l’Arabia Saudita a rischi su entrambi i versanti della penisola arabica: Ormuzzo resta gravemente compromesso a Est, mentre le infrastrutture e le rotte marittime usate per aggirarlo sono sempre più vulnerabili agli attacchi a Ovest.
Il problema potrebbe risultare particolarmente serio per l’Europa, che contemporaneamente affronta un’altra interruzione delle forniture in Libia.
La National Oil Corporation (NOC) libica ha dichiarato martedì che la produzione e le operazioni sono state interrotte nei giacimenti di Hamada e Al-Tahara e nella stazione NC5 dopo che i membri della Guardia degli Impianti Petroliferi hanno chiuso con la forza una valvola sull’oleodotto principale Hamada-Zawiya. La chiusura ha provocato un improvviso aumento di pressione nel punto di connessione di Tahara e ha costretto tutti e tre gli impianti a sospendere le attività.
La NOC ha avvertito che potrebbe dichiarare la forza maggiore se la valvola restasse chiusa o se le interruzioni forzate si estendessero ad altri giacimenti, affermando che interruzioni prolungate danneggerebbero l’economia libica e la sua reputazione di fornitore di energia affidabile.
Immagine di Planet Labs, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
L’oleodotto saudita colpito da un drone rimarrà fuori servizio per settimane
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Economia
Gli Stablecoin in declino?
Un articolo uscito l’8 settembre su Kucoin uno dei siti più noti dedicati alle criptovalute sosteneva che l’uso internazionale degli stablecoin è in calo («si è arrestato»), soprattutto per la contrazione delle quantità in circolazione delle due principali, l’USDT di Tether e l’USDC di Circle.
Gli stablecoin vengono presentate come strumenti per accumulare riserve internazionali in dollari, perché gli emittenti, come Tether dovrebbero comprare e tenere titoli del Tesoro (buoni a breve termine) a garanzia di ogni unità venduta. In pratica il meccanismo è diverso: gli emittenti potrebbero gonfiare il valore apparente in dollari con commissioni, «bonus» e «premi» che imitano gli interessi sui depositi in dollari veri; e la loro «garanzia in titoli del Tesoro» è spesso fatta di accordi di riacquisto, non di titoli effettivamente posseduti, scrive EIRN.
«Le aspettative iniziali che gli emittenti di stablecoin sarebbero diventati i principali acquirenti di debito statunitense si sono affievolite a causa della minore domanda. L’USDT di Tether ha perso quasi 3 miliardi di dollari [nella prima metà del 2026], e l’USDC di Circle ha registrato un calo simile… Gli analisti affermano che le stablecoin non forniranno una soluzione rapida» scrive Kucoin.
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Il grafico indica che l’uso globale delle principali stablecoin è rimasto «stabile» (in calo) da gennaio 2026, proprio quando il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva detto con sicurezza che sarebbero cresciute in modo esponenziale fino a un mercato da 3 trilioni di dollari per i titoli del Tesoro. Oggi USDT e USDC valgono circa 250 miliardi di dollari.
La ragione, peraltro riconosciuta, è semplice: gran parte della «domanda» di stablecoin arriva da chi vuole fare transazioni opache o illecite sulle blockchain, non da masse di investitori in attesa del modo più facile per entrare nel mercato dei titoli del Tesoro statunitense.
«Le tendenze recenti indicano che gli emittenti di stablecoin faranno fatica ad alleviare la pressione sul mercato dei titoli del Tesoro statunitense nel breve termine» è la formula eufemistica usata dal sito per alludere alle difficoltà ben più ampie di quel mercato nel trovare acquirenti diversi dagli hedge fund speculativi, un mondo da cui proviene il segretario Bessent – nel 2000 aveva fondato un hedge fund da 1 miliardo di dollari chiamato Bessent Capital.
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