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Bergoglio nel 2015 aveva negato ai trans di fare i padrini

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Prima dell’«apertura» vaticana all’omotransessualismo segnata dal recente documento di risposta del capo del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) cardinale Victor Manue «Tucho» Fernandez ai dubia espressi dall’arcivescovo brasiliano José Negri, la Santa Sede si era espressa contro il permesso a transessuali ed omosessuali di fare da padrini durante le cerimonie religiose.

 

Agendo sotto la direzione di Papa Francesco nel 2015, il comitato di vigilanza della dottrina del Vaticano si era pronunciato contro i transessuali che fungono da padrini per i battesimi, affermando che le persone che si identificano come transgender «non possono essere ammesse alla posizione di madrina o padrino». Lo riporta il sito cattolico statunitense Church Militant.

 

Nel luglio 2015, mons. Rafael Zornoza, vescovo di Cadice e Ceuta in Spagna, ha respinto la richiesta di tale Alex Salinas, una donna biologica che aveva iniziato a portare con sé una carta d’identità maschile ed era in attesa di un intervento chirurgico di cambio di sesso, di diventare padrino dei suoi due nipoti.

 

La ventenne Salinas si era registrato per diventare padrino della chiesa di San José Artesano, ma il prete gli disse che non poteva «cambiare 2.000 anni di storia della Chiesa” e che la transizione di genere «non era consentita dalla moralità cristiana».

 

Un’associazione transessuale andalusa aveva quindi presentato una denuncia alla commissione per l’uguaglianza del governo spagnolo, etichettando la decisione della chiesa come un crimine d’odio. Salinas aveva lanciato anche una petizione online, che ha raccolto più di 35.000 firme.

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La nota dottrinale del cardinale Fernandez è quindi un ribaltamento di 180 gradi di una decisione del 2015 dello stesso dicastero.

 

Sotto intensa pressione, monsignor Zornoza aveva revocato la sua precedente decisione e approvato la richiesta di Salinas in agosto, scrivendo tuttavia al DDF per chiedere chiarimenti sulla controversia.

 

Salinas, che aveva descritto il rifiuto iniziale come un «calcio nello stomaco», aveva detto ai giornalisti: «Sono molto felice per quello che questo significa per me, ma soprattutto perché ciò che è bene per me è bene anche per gli altri transessuali cattolici che vogliono far parte della Chiesa».

 

Nel settembre 2015 Zornoza aveva rilasciato un comunicato in cui annunciava che, in base a una decisione del DDF, non poteva permettere che i transessuali diventassero padrini poiché non potevano svolgere i compiti richiesti dal ruolo.

 

Monsignor Zornoza aveva spiegato che il DDF ha respinto la richiesta di Salinas di diventare padrino, sulla base di «un’oggettiva mancanza dei requisiti che per loro natura sono necessari per assumere la responsabilità ecclesiale di essere padrino».

 

Salinas aveva confermato il secondo rifiuto ai media spagnoli, dicendo che il vescovo lo aveva chiamato proprio il giorno in cui si sarebbero recati in parrocchia per confermare la data e l’ora del battesimo.

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Salinas si è detta triste per la notizia e si è lamentata di sentirsi «usata e delusa dalla mia stessa Chiesa», dichiarando ai giornali che sua sorella non aveva quindi più intenzione di battezzare suo figlio.

 

«Lo stesso comportamento transessuale rivela pubblicamente un atteggiamento contrario all’esigenza morale di risolvere il proprio problema di identità sessuale secondo la verità del proprio sesso», affermava il DDF nella sua risposta al vescovo Zornoza.

 

«È dunque evidente che questa persona non ha l’esigenza di condurre una vita secondo la fede e l’incarico di padrino (CIC, can 874 §1,3), e quindi non può essere ammessa all’incarico né di madrina né padrino», ha chiarito il DDF.

 

Church Militant scrive di aver visto un comunicato pubblicato sul sito diocesano dove monsignor Zornoza osservava che «Papa Francesco ha affermato in più occasioni, in continuità con il Magistero della Chiesa, che questo comportamento è contrario alla natura dell’uomo».

 

Zornoza citava l’enciclica Laudato si’ di Bergoglio, sottolineando che «l’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: il rapporto necessario della vita degli esseri umani con la legge morale scritta nella loro stessa natura, necessaria per poter creare un ambiente più dignitoso».

 

Continuando a citare la Laudato si’, lo Zornoza aggiungeva che «pertanto, un atteggiamento che cerca di “annullare la differenza sessuale perché non sa più come affrontarla” non è sano».

 

«C’è una “ecologia dell’uomo “perché “anche l’uomo ha una natura che deve rispettare e che non può manipolare a suo piacimento”», osservava il vescovo spagnuolo citando Papa Benedetto XVI. «L’accoglienza del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune, mentre una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile del dominio sulla creazione».

 

Il vescovo chiariva che la consultazione del DDF era necessaria a causa della cosiddetta confusione dei fedeli riguardo alle sue stesse parole e dell’attenzione dei media sul caso di Salinas.

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Mercoledì scorso papa Francesco ha autorizzato le risposte pubblicate dal prefetto del DDF cardinal Fernández ai sei dubia riguardanti la partecipazione delle persone LGBT ai sacramenti del battesimo e del matrimonio.

 

«La nota dottrinale è un ribaltamento di 180 gradi di una decisione del 2015 dello stesso dicastero che ha impedito a un uomo transgender in Spagna di servire come padrino, nonostante il sostegno del vescovo locale al coinvolgimento dell’uomo», ha detto trionfante Francis DeBernardo, attivista cattolico LGBT. «Questa affermazione, di per sé un ribaltamento di una precedente decisione vaticana, contrasta in modo sorprendente con le restrizioni che alcuni vescovi statunitensi hanno imposto alle persone LGBTQ+ negli ultimi anni», ha sottolineato il DeBernardo, cofondatore del ministero dissidente pro-LGBT New Ways.

 

«Significativamente, non solo questa nota dottrinale», ha affermato, «rimuove le barriere alla partecipazione delle persone transgender, ma dimostra che la Chiesa cattolica può – e cambia – idea su determinate pratiche e politiche».

 

Va ricordato che il DeBernardo ha incontrato Papa Francesco a Santa Marta il 17 ottobre con la sua collega attivista LGBT suor Jeannine Gramick mentre era in corso il Sinodo sulla sinodalità.

 

«L’incontro con Papa Francesco è un grande incoraggiamento per Suor Jeannine e New Ways Ministry a continuare il nostro lavoro nella Chiesa cattolica», aveva affermato DeBernardo.

 

A nome della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), l’allora presidente cardinale Francis George ha avvertito che New Ways Ministry ha «criticato gli sforzi della Chiesa per difendere la definizione tradizionale di matrimonio tra un uomo e una donna e ha esortato i cattolici a sostenere le iniziative elettorali per stabilire il ‘matrimonio’ ​​tra persone dello stesso sesso».

 

«Nessuno dovrebbe lasciarsi fuorviare dall’affermazione che New Ways Ministry fornisce un’autentica interpretazione dell’insegnamento cattolico e un’autentica pratica pastorale cattolica», sottolineava la dichiarazione dell’USCCB, scrivendo che il gruppo «non ha alcuna approvazione o riconoscimento da parte della Chiesa cattolica».

 

Tuttavia, in apparente contrasto con i suoi vescovi americani, il 10 dicembre 2022, Bergoglio ha inviato una lettera scritta a mano su carta intestata ufficiale del Vaticano a suor Gramick, riconoscendo di sapere «quanto ha sofferto» e descrivendo la religiosa come «una donna valorosa che prende le sue decisioni in preghiera».

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Noto blogger gay ricoverato dopo aver mandato in streaming scene di autolesionismo estremo. Pianificava la conversione al cattolicesimo

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Il blogger omosessuale Perez Hilton, che a marzo aveva dichiarato l’intenzione di tornare alla Chiesa cattolica dopo una malattia che lo aveva quasi condotto alla morte, è stato ricoverato in ospedale dopo essersi apparentemente procurato una serie di gravi ferite sanguinanti durante una diretta TikTok martedì. Lo riporta LifeSite.   I video originali sono stati prontamente rimossi da TikTok, ma non prima che clip e screenshot iniziassero a diffondersi sui social media tra la tarda serata di martedì e le prime ore di mercoledì. Hilton appare in uno stato di profondo dolore, nudo e ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, dopo essersi inflitto le ferite in modo intenzionale.   Le immagini risultano troppo raccapriccianti per essere riprodotte da LifeSiteNews. Alcuni si sono subito interrogati se si trattasse di un grave attacco spirituale successivo alla sua ritrovata fede. Altri hanno ipotizzato che Hilton sia soltanto un’altra celebrità della cultura pop che si esibisce ricoperta di sangue.

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Il blogger quarantottenne e i suoi tre figli, nati tramite maternità surrogata, convivono nella stessa abitazione della madre. Nessuno dei bambini era presente in casa al momento dell’episodio, protrattosi per diverse ore.   I soccorritori sono arrivati sul posto dopo che l’ufficio dello sceriffo di Miami-Dade ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti la preoccupante diretta streaming. Hilton è stato quindi trasferito in un ospedale locale per accertamenti e cure.   Secondo la rivista People, le autorità di Miami hanno ricevuto segnalazioni di un «possibile suicidio» intorno alle 18:51 di martedì presso l’indirizzo di Hilton. Il report di People prosegue:   Intorno alle 22:41, la registrazione audio descriveva un «tentativo di suicidio» presso l’abitazione di Hilton, durante il quale la polizia ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. La sua casa è stata descritta come una «scena di intervento della polizia». Secondo la centrale operativa, le autorità sono entrate nella sua abitazione poco dopo. Intorno alle 23:30, le unità di soccorso erano in viaggio verso un ospedale locale.   A marzo Hilton aveva utilizzato i social media per spiegare che, durante la convalescenza da una lunga e grave malattia, aveva incontrato Dio, si era convertito e aveva promesso di tornare alla Chiesa cattolica, che aveva abbandonato da adolescente per vivere come omosessuale.   «La mia stupidità mi ha mandato in ospedale per 21 giorni ed è stata la cosa peggiore e migliore che mi sia mai capitata», ha detto Hilton, che aveva raccontato di essere finito in ospedale a causa di un’ulcera gastrica perforata, provocata da farmaci che stava assumendo, con conseguente sepsi, accumulo di liquidi nei polmoni e problemi cardiaci.   Anziché iniziare il suo racconto di 25 minuti del suo terribile incontro con la morte, Hilton ha immediatamente condiviso il suo incontro con Dio. «Dio si è manifestato a me», ha dichiarato Hilton. «Non è stata una sensazione. Dio si è manifestato a me».   «Sono cresciuto cattolico. Sono stato battezzato, ho ricevuto la Prima Comunione, la Cresima, ho frequentato una scuola gesuita per sette anni, ma non sono mai stato credente, fino ad ora», ha spiegato. Visibilmente commosso, ha ribadito: «Dio si è manifestato a me e poi ha fatto qualcosa, qualcosa che posso definire solo “miracoloso”».   «Ero lucidissimo, era tutto reale», ha detto Hilton, «e questo mi ha cambiato la vita». «Sono davvero grato. Non vedo l’ora di iniziare a portare i bambini in chiesa e di sapere che Dio esiste davvero», ha continuato.   Hilton aveva affermato che in passato aveva desiderato credere in Dio, ma che ora non ha più bisogno della speranza per credere «perché ora so». Aveva anche dichiarato di sperare ora di iscrivere i suoi figli alle scuole cattoliche.   Hilton, il cui vero nome è Mario Armando Lavandeira Jr., ha a lungo ostentato il proprio stile di vita omosessuale. Nel corso degli anni ha avuto tre figli tramite maternità surrogata: un figlio di 13 anni e due figlie di 11 e 8 anni. In un video pubblicato due settimane dopo, Hilton ha espresso preoccupazione per il suo percorso spirituale. «Dio, mostrami la via!», ha pregato.   In molti non avevano creduto a questa conversione, sostenendo che si trattava dell’ennesima trovata pubblicitaria del personaggio.   Perez Hilton era divenuto famoso nei primi anni Novanta come pioniere del «celebrity blogging»: aveva cioè un sito di pettegolezzi sui personaggi famosi (da cui il nom de plume, ispirato a Paris Hilton, bionda ereditiera che era all’epoca la donna famosa – per essere famosa – per antonomasia), che molestava rivelando particolari della loro vita privata, ovviamente senza il loro consenso, e mettendo in giro voci di ogni tipo.   Lo Hilton era quindi odiato e temuto dalla comunità di Hollywood, di fatto tenuta in scacco dalla popolarità del suo sito di gossip.

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Negli anni 2010, dopo aver perso molti chili, aveva inscenato una «conversione» comparendo nella trasmissione TV di Elle DeGeneres per annunciare che sarebbe stato più buono.   La sua protervia gay, tuttavia, ha ingenerato un episodio significativo, che ha ramificazioni ancora oggi, vista l’ascesa sulla stampa della dissidenza americana di Carrie Prejean Boller, ex Miss California ora convertitasi al cattolicesimo e divenuta estrema avversaria di sionisti, cristiani sionisti e dello Stato di Israele.   Nell’aprile 2009, a Las Vegas, si svolgeva il Miss USA. Carrie Prejean, 21 anni, Miss California allora studentessa al San Diego Christian College e ancora di fede evangelica, era secondo molti decisamente la favorita. Tra i giudici c’era il Perez Hilton, che nella fase finale a domande e risposte, Hilton chiese alla bellissima Carrie:  «il Vermont è recentemente diventato il quarto Stato a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Pensi che ogni Stato dovrebbe fare lo stesso? Perché sì o perché no?»   La Miss ebbe qualche esitazione, per poi però rispondere con risolutezza: «penso che sia fantastico che gli americani possano scegliere una cosa o l’altra. Viviamo in un paese dove si può scegliere il matrimonio same-sex o quello opposite. E sai cosa? Nel mio Paese, nella mia famiglia, credo che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna. Nessuna offesa a nessuno, ma è così che sono stata educata e credo che debba essere tra un uomo e una donna».   Il pubblico reagì con un mix di applausi e fischi. Carrie arrivò seconda dopo Miss North Carolina, di cui nessuno si ricorda.   Subito dopo, lo Hilton pubblicò un video-blog furioso sul suo sito. definendo  la risposta «la peggiore della storia dei concorsi di bellezza» e disse che la Prejean aveva perso non per le sue opinioni, ma perché era una «dumb bitch» («stupida troia»). Aggiunse che una Miss USA doveva unire e non alienare milioni di persone. In interviste successive non si scusò e dichiarò di aver pensato pure ad altri insulti.   Prejean divenne un’eroina per conservatori e cristiani, che la difendevano per aver detto ciò che pensava senza compromessi («biblicamente corretta», non politicamente corretta).  Donald Trump (allora proprietario del Miss USA) la difese in parte, ma la situazione degenerò: emersero immagini erotiche di quando era più giovane, notizie su protesi al seno pagate in parte dall’organizzazione californiana, e tensioni contrattuali. A giugno 2009 Prejean fu destituita dal titolo di Miss California per presunte violazioni contrattuali. Lei sostenne che fosse una ritorsione per la risposta a Hilton. La vita della Prejean fu senata da quell’episodio, che epperò la rese simbolo di fede e resistenza al «politicamente corretto».   In un podcast recente i due hanno parlato, e Carrie sostiene di averlo, cattolicamente, perdonato.

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La Prejean ha sposato un giocatore di Football americano, da cui ha avuto due figli – tutti ora battezzati nella Chiesa cattolica. Non ha avuto problemi, quando i sionisti la fecero espellere dalla Commissione per la Libertà religiosa dove l’aveva voluta il presidente Trump, a richiamare alle loro responsabilità vescovi e cardinali (come Barron e Dolan) che, dopo averle detto in privato che aveva ragione Lei, la hanno pubblicamente abbandonata, lasciandola da sola a difendersi dagli attacchi.   A difenderla fu, invece, il vescovo Joseph Strickland, rimossa dalla sua diocesi da Bergoglio negli ultimi anni del papato del gesuita argentino.   La Prejean ha intrapreso battaglie contro gli eventi con trans nelle scuole americane, le mascherine anti-COVID e il brand di alta moda Balenciaga, che finì l’anno passato in uno scandalo per riferimenti a pedofilia e satanerie varie.  

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Attrice gender dell’Odissea dice che gli animali possono essere trans

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Durante un’apparizione al podcast TransLash, Elliot Page già nota come Ellen Page, contestata attrice dell’Odissea di Cristoforo Nolan attualmente nelle sale cinematografiche, ha affermato che le lezioni di biologia vengono usate come arma «contro le persone queer e trans» perché non trattano l’argomento degli «animali queer».

 

«Il mondo naturale e ciò che impariamo a lezione di biologia, in quanto apparentemente un sistema cis-etero-patriarcale (…) comunque lo si voglia definire, a mio avviso viene usato contro le persone queer e trans, facendoci apparire come disadattati, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi o come se fossimo una cosa moderna, cosa che ovviamente sappiamo essere falsa», ha dichiarato la/il Page.

 

L’attrice transessuale hollywoodiana ha poi insistito sul fatto che esistono animali che si identificano come transgender e che gli esseri umani devono liberarsi di quello che Page ha definito uno stigma ingiustificato che circonda queste realtà biologiche. «Gli esseri umani sono l’unica specie così ridicola da sembrare avere un enorme problema con le persone trans», ha concluso

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La/il Page ha anche parlato del suo ruolo di Sinone nell’Odissea nolaniana, un personaggio coinvolto nell’inganno del Cavallo di Troia, che la conduttrice di TransLash, Imara Jones, ha definito un genocidio.

 

Figlio di Esimo e cugino di Ulisse, Sinone è un personaggio della mitologia greca e romana, celebre per essere la spia greca che convinse i Troiani ad accogliere il Cavallo di Troia all’interno delle mura della città. Il personaggio non compare nell’Odissea originale di Omero. Il personaggio non viene mai menzionato né nell’Iliade né nell’Odissea, bensì nell’Eneide di Virgilio, Sinone si fece catturare intenzionalmente dai Troiani. Raccontò una storia falsa, dicendo di essere fuggito dal campo greco per evitare di essere sacrificato agli dei.

 

Guadagnata la fiducia del re Priamo, spiegò che il gigantesco cavallo di legno era un’offerta sacra. Una volta introdotto il cavallo in città, di notte, Sinone aprì la botola segreta per far uscire i soldati greci nascosti all’interno, decretando la fine di Troia.

 

Nella versione cinematografica, in una totale riscrittura del mito Sinone non sa che i soldati sono nascosti all’interno del cavallo: il personaggio interpretato dal trans, insomma, è «innocente». Ciò con buona pace di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia colloca Sinone all’Inferno tra i falsari di parola (Inferno, canto XXX, verso 99 e 117: «L’una è la falsa ch’accusò Gioseppo; / l’altr’è ’l falso Sinon greco di Troia: / per febbre aguta gittan tanto leppo (…) “S’io dissi falso, e tu falsasti il conio”, / disse Sinon; «e son qui per un fallo, / e tu per più ch’alcun altro demonio!».

 

Nell’attuale trasposizione cinematografica tutto, materialmente, è invertito: Sinone affronta Ulisse nell’Ade per il tradimento e le morti che ne sono seguite. «In questa situazione, il mio personaggio non sa che questi uomini sono sul cavallo», ha detto la/il Page, riferendosi al famoso inganno del Cavallo di Troia. «E quindi, nello scontro con Ulisse nell’Ade, in quella scena, lo affronta dicendogli: “Come hai potuto mentirmi? Mi sono sacrificato per te e per questa causa. Come hai potuto mentirmi?” E tutte queste persone dietro di me sono le persone che sono morte per te e per la tua missione».

 

«Credo che il personaggio di Sinon porti sulle spalle questo terribile peso, ovviamente, e si penta di far parte di tutto questo, oltre a sentirsi, per molti versi, usato e ingannato in questa situazione».

 

L’Odissea nolaniana ha riscosso un enorme successo commerciale sin dalla sua uscita, conquistando il primo posto al botteghino statunitense nel weekend di apertura e incassando oltre 700 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando uno dei film di maggior successo dell’anno e il film di Nolan con il maggiore incasso fino ad oggi.

 

Tuttavia, poche testimonianze raccolte da Renovatio 21, sia da parte di critici professionisti che di pubblico comune, raccontano di un film pessimo, mancato, che chiaramente non sa dove andare a parare.

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Moltissimi hanno accusato Nolan di aver ceduto alla dittatura del politicamente corretto e del DEI (diversità, equità e inclusione) – attori trans e afroamericani, compresa Elena di Troia, la donna «dalle bianche braccia» interpretata dalla nerissima Lupita Nyong’o – non tanto per scelte personali, ma per aderire a criteri che consentiranno alla pellicola di vincere ai premi Oscar l’anno prossimo. Dal 2024 (96ª edizione dei premi) sono in vigore i Representation and Inclusion Standards , cioè criteri di eleggibilità per la categoria Miglior Film..

 

Il film è stato inoltre oggetto di critiche per numerose inesattezze storiche, come l’utilizzo di armature non adatte al periodo in cui è ambientata la storia.

 

In opposizione alla pellicola ora nelle sale, Elon Musk ha dichiarato di essere disposto a finanziare Mel Gibson con 100 milioni di dollari per realizzare un adattamento storicamente accurato dell’Odissea omerica.

 

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 Immagine di PhilipRomano via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

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Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.   Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.   «Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

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«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».   «In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.   «Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».   Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».   Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».   Come sa il lettore di Renovatio 21, Don Milani negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.   Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine 386-391.   «… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

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Un piccolo scandalo in merito era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».   Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».   Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.   Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.   La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata  
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