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Ormoni

Bambini italiani: l’apocalisse ormonale è già qui

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La notizia – che abbiamo letta qua e là durante la settimana santa – è che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via libera all’inserimento della triptorelina (principio attivo che inibisce lo sviluppo ormonale) nell’elenco dei medicinali erogabili ai bambini a carico del Servizio Sanitario Nazionale in presenza di una diagnosi di «disforia di genere» (che significa identificazione nel sesso opposto a quello biologico), allo scopo di bloccare la pubertà e preparare la strada alla cosiddetta «riassegnazione del sesso» in via chirurgica.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

La carriera faustiana del famigerato dottor Money prosegue implacabile post mortem la sua ascesa trionfale. I protocolli partoriti dalla mente perversa e criminale del medico di Baltimora diventano pratica seriale nell’intero orbe terracqueo per un fenomeno, immane e incredibile, di psicosi collettiva e contagiosa.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

E sarà un’altra strage di Stato, una modalità alternativa per massacrare gli indifesi. L’accanimento contro la vita innocente è dappertutto fuori controllo. Abbiamo appena inaugurato l’eutanasia nostrana, lugubre eredità di un governo necrofilo che assicurerà presto anche all’Italia i suoi Charlie, Isaiah, Alfie, piccole vite inidonee a superare il controllo di qualità della commissione tecnico-scientifica che stabilisce chi deve vivere e chi deve morire.

 

Ma non bastava. Il sacrificio umano legalizzato – e barbaramente perpetrato anche contro la pietas famigliare, violando il cordone protettivo dei legami di carne e di sangue, e di amore vero – va declinato anche nella chiave della intima manipolazione dei fanciulli, manipolazione fisica e mentale: e alla teoria del gender, programma obbligato di lavaggio del cervello nelle scuole, fa seguito la pratica del gender, sempre a spese del contribuente e, sempre, a prescindere dalla volontà dei genitori, se ci sono.

 

 

La filiera dell’ormone è già piazzata

 

Il placet dell’AIFA, tuttavia, non fa altro che vidimare usi e costumi già diffusi, e non solo in Olanda, nel Regno Unito, in Australia; anche in Italia.

Per dirla con il solito Overton, si tratta di pratiche già «popolari» pure dentro casa nostra. Non soltanto perché sgravate ormai del disagio dell’anomalia – compensata dal fascino invincibile della moda inoculata per via mediatica – ma anche perché bel che organizzate in un meccanismo poderoso, pronto per l’uso, programmato su vasta scala e realizzato con dovizia di uomini e di mezzi

 

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

 

L’UNAR, ente arcobaleno annidato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sovrintende le operazioni e impartisce le linee di indirizzo. Tanto fondamentale il compito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (dove «razziali» sta abusivamente per: «sessuali e di genere») che Gentiloni, con uno dei tanti colpi di coda del mostro esecutivo di cui era a capo, ha provveduto in articulo mortis a rinnovarne le cariche di vertice, dopo la figura non troppo lusinghiera di Spano, beccato in flagranza dalle Iene a foraggiare con soldi pubblici le orge gay.

 

Ma l’esercito addestrato alla realizzazione del piano eversivo a suon di corsi «di aggiornamento» è sparpagliato un po’ dappertutto, e in buona parte non sa neanche per cosa sta combattendo e al servizio di chi. Come i giornalisti vanno rieducati all’uso di un linguaggio inclusivo, gli insegnanti formati alla lotta continua contro gli stereotipi sessuali e sociali per formare a loro volta i discepoli alla fluidità permanente, così le forze di polizia devono anteporre l’allarme-discriminazione al meno impellente, quasi trascurabile, allarme-criminalità. Soprattutto, le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti.

Le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti

 

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari.

 

Si sono inventati i bambini trans e la loro «disforia di genere», e ora puntano a monetizzare la scoperta, rovinando la vita a bambini che avrebbero tranquillamente superato una naturale fase di transizione identitaria proprio grazie a quella pubertà che si pretende di inibire chimicamente.

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari

 

La rete stesa – dicevamo – non lascia scampo, ed esercita una forza adescatrice straordinaria su giovani corpi messi a fluttuare in mezzo alle correnti senza saper nuotare, figli persi di genitori più persi di loro.

 

Un caso visto con i miei occhi

 

Mi è capitato per caso, l’anno passato, a margine di una delle mie conferenze sul gender, di raccogliere lo sfogo di una nonna.

 

Il suo nipote maschio, adolescente, si era convinto di voler vivere da femmina. Lei se ne è accorta per i capelli sempre più lunghi (e passi..), poi per le unghie laccate di rosso, e da lì è partito un flash back di mesi e mesi trascorsi, durante i quali a sua insaputa la macchina sanitaria e socio-assistenziale aveva cucinato a fuoco lento il contorno, oltre alla vittima. Eppure non è effemminato – mi dice la nonna – si sta sviluppando in modo del tutto normale, è grande e grosso, gode di ottima salute, cresce bene, è bravo a scuola; solo, è un po’ chiuso e ha sempre privilegiato la compagnia delle coetanee femmine (circostanza che la nonna aveva interpretato in modo diametralmente opposto a quello rivelatosi corretto).

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La mamma – continua la signora – lo ha accompagnato subito in un centro specializzato da cui è uscito con la diagnosi di «disforia di genere» in mano; da qui è stato reindirizzato presso una équipe di psicologi, psicoterapeuti ed endocrinologi preposta a gestire il transito, tutto compreso. Gli hanno consigliato di frequentare regolarmente il circolo dell’Arcigay con tanti nuovi amici tutti molto arci, che lo hanno accolto benissimo, lo hanno messo a proprio agio, arciaccettato e arcisostenuto. È seguito in particolare da una psicologa, che lo riceve tassativamente da solo e nessun altro può essere presente alle sedute. Intanto, fa gli esami clinici propedeutici alla terapia ormonale, che – come ha spiegato il ragazzino alla nonna – gli procurerà alcuni effetti collaterali ma di lieve entità, tipo rossore al volto qualche sbalzo di umore o altri piccoli fastidi, tutti innocui.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce. Non si può stare a guardare questo film surreale – mi dice, tra il titubante e l’arrabbiato – senza provare a suggerire al protagonista un altro finale. Ma la regia è troppo forte. Non sapendo dove sbattere la testa, è persino andata a sua volta a colloquio da una psicologa, per sentirsi dire, come da copione, che deve rispettare le scelte del ragazzo e deve volergli bene per quello che è (appunto).

 

Ma in tutto il racconto di questa povera nonna, un racconto lucido, accorato, sofferto, di una storia vera di straordinaria follia – probabilmente una delle tante storie che si stanno apparecchiando in giro per l’Italia, sicuramente una delle innumerevoli considerando anche il resto del mondo, dove l’esplosione delle disforie è dirompente e le vittime dell’epidemia non si contano più – in tutto questo, dicevamo, manca qualcuno.

 

«E il padre, signora?» – chiedo – «C’è un padre? Dov’è?».

 

Sì, mi risponde, certo. Ma mio nipote ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la mamma, si confida solo con lei, tant’è che di tutta la prima parte del percorso nessun altro era stato messo a parte. E mio figlio – dice la signora, quasi a volerlo proteggere, o giustificare – sta volutamente ai margini, desidera evitare tensioni, accetta. Penso gli dispiaccia un po’ per il figlio, ma non lo dice, non vuole creare scompiglio in casa, se ne è fatto una ragione.

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine

Ecco, la soluzione del caso si scopre alla fine. L’abdicazione paterna.

 

Credo che la chiave di lettura non solo di questa vicenda – una tra le tante che fa irruzione sotto i nostri occhi e dentro le nostre vite – ma del delirio fattosi norma e della sua vittoria sulla realtà, stia proprio qui: nella assenza del padre. Da decenni, ma forse da secoli risalendo alle origini del processo rivoluzionario, si lavora giorno e notte per demolire la figura paterna e questo è il risultato: l’annientamento del maschio, per la precisione del pater familias.

 

La cancellazione del padre

 

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine.

 

E allora un bambino, privo per definizione della capacità di intendere e di volere, ma titolare di molti diritti, può ficcarsi in un infernale imbuto a senso unico, magari con la complicità unilaterale di una madre che ha perduto il lume della ragione identificando il bene del figlio con il benessere fallace e passeggero che discende dall’assecondare pulsioni e mode del momento.

 

Eppure l’alternativa ci sarebbe, e sarebbe pure tanto più semplice della strada tortuosa, cruenta, dolorosa, mutilante, irreversibile, che i soloni della scienza ci indicano come obbligata: basterebbe aiutare questo bambino ad affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze, a vincere la propria supposta inadeguatezza; a crescere sviluppando l’uomo che è in lui, o che lui già è. Basterebbe fare quello che ogni vero padre dovrebbe fare.

 

Ma, prima di questo, bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro.

bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro

 

Intanto, non ci resta che guardare l’inferno trasferito sulla terra e riflesso nelle immagini dissonanti dei volti di questi bambini. Su di loro l’AIFA ha solo apposto l’ennesimo timbro dell’ennesima falsa Autorità venduta alla più orrenda delle ideologie.

 

La chiesa tace e acconsente. Il Padre Nostro ha fatto il suo tempo.

 

Elisabetta Frezza

 

Fonte: Riscossa Cristiana

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Fertilità

La corte d’appello di Londra ribalta la storica sentenza sulla transizione di genere

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Un caso storico britannico sul trattamento dei transgender per i minori di 16 anni è stato ribaltato.

 

Il Tavistock Trust, che gestisce l’unico servizio di sviluppo dell’identità di genere (GIDS) del Regno Unito, ha vinto un ricorso contro una sentenza dell’Alta Corte del 2020.

 

I medici possono ora giudicare da soli se i bambini sotto i 16 anni possono dare il consenso informato ai bloccanti della pubertà, senza chiedere il permesso a un giudice.

 

I medici possono ora giudicare da soli se i bambini sotto i 16 anni possono dare il consenso informato ai bloccanti della pubertà, senza chiedere il permesso a un giudice

La decisione della Corte d’Appello ribalta la decisione dell’Alta Corte secondo cui i minori di 16 anni non avevano la capacità di dare il consenso informato ai bloccanti della pubertà.

 

I giudici hanno riconosciuto «le difficoltà e le complessità» della questione, ma hanno affermato che «spetta ai clinici esercitare il proprio giudizio sapendo quanto sia importante che il consenso sia correttamente ottenuto in base alle particolari circostanze individuali».

 

Un portavoce del Tavistock ha dichiarato ai media:

 

«La sentenza sostiene i principi legali stabiliti che rispettano la capacità dei nostri medici di impegnarsi attivamente e premurosamente con i nostri pazienti nelle decisioni sulla loro cura e sul loro futuro. Afferma che spetta ai medici, non ai giudici, decidere sulla capacità dei minori di 16 anni di acconsentire alle cure mediche».

 

«È una fantasia profondamente preoccupante che qualsiasi medico possa credere che un bambino di 10 anni possa acconsentire alla perdita della propria fertilità»

Keira Bell, una giovane donna che ha intrapreso la transizione verso un maschio all’età di 16 anni, è stata il volto umano del caso contro la clinica di genere Tavistock.

 

Dice di essere molto delusa dalla decisione e chiederà il permesso di appellarsi alla corte suprema, «Una conversazione globale è iniziata ed è stata plasmata da questo caso», ha detto.

 

«C’è altro da fare. È una fantasia profondamente preoccupante che qualsiasi medico possa credere che un bambino di 10 anni possa acconsentire alla perdita della propria fertilità».

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Contraccezione

I nuovi anticoncezionali: nanomateriali magnetici iniettati nei testicoli

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La creazione di un contraccettivo medico per uomini, talvolta chiamato dai giornali «pillolo», non ha mai dato esiti positivi, generando effetti collaterali indesiderati e creando involontariamente il consumo ricreativo di certe sostanze – i SARM (acronimo che sta per modulatori selettivi dei recettori degli androgeni) – presso atleti e culturisti quando si è scoperto che taluni di questi farmaci sperimentali potevano aiutare i muscoli.

 

Ora un team di scienziati dell’Università cinese di Nantong ha appena completato i test sugli animali per un nuovo approccio alla contraccezione maschile. Si tratta di una tecnica totalmente differente, e cha ha un accento che ben stiamo imparando a conoscere con la vaccinazione COVID: l’uso di sostanze magnetiche

 

La tecnica cinese consiste nell’iniettare nei topi nanomateriali magnetici, usando magneti esterni per guidare le particelle nei loro testicoli, e poi usando un altro campo magnetico per riscaldare i loro genitali al punto tanto che i topi hanno temporaneamente smesso di produrre sperma

La tecnica cinese consiste nell’iniettare nei topi nanomateriali magnetici, usando magneti esterni per guidare le particelle nei loro testicoli, e poi usando un altro campo magnetico per riscaldare i loro genitali al punto tanto che i topi hanno temporaneamente smesso di produrre sperma.

 

La ricerca  è stata pubblicata questo mese sulla rivista Nano Letters .

 

Il mondo scientista è pronto ad abbracciare immediatamente la magnetizzazione dei testicoli: del resto in ballo c’è uno dei valori più alti e più belli del mondo moderno, del progresso, : l’infertilità.

 

Senza contraccettivi, come sarebbe possibile diminuire il numero di esseri umani sul pianeta? Sarebbe quasi impossibile, anche qualora istituissero un lockdown sessuale non dissimile a quello a cui hanno sottoposto l’universo in questi due anni di demente clausura.

 

«Che ci crediate o no, questo approccio alla contraccezione maschile è in realtà molto meno sgradevole di tentativi simili» scrive Futurism, house organ dell’ente transumanista californiano Singularity University, riportando il comunicato stampa della ricerca.

 

Il mondo scientista è pronto ad abbracciare immediatamente la magnetizzazione dei testicoli: del resto in ballo c’è uno dei valori più alti e più belli del mondo moderno, del progresso, : l’infertilità

«Altri esperimenti utilizzavano temperature più elevate per ottenere risultati più duraturi, ma rischiavano anche di causare ustioni o richiedevano iniezioni dolorose direttamente nei testicoli stessi, entrambi evitati da questo nuovo esperimento».

 

Capito? Cari uomini, per impedirvi di fare figli, o accettate che vi magnetizziamo le pudenda, oppure vi cuociamo i testicoli.

 

Nell’esperimento, i ricercatori cinesi hanno avuto successo dopo aver riscaldato a 40°C i piccoli magneti iniettati nei testicoli dei topi.

 

Bisogna quindi gioire: «sicuramente una notevole quantità di calore e considerevolmente più calda della temperatura corporea tipica, ma è comunque apparentemente sicura. Secondo il National Institute of Standards and Technologies, la tua pelle inizierà a sperimentare ustioni di primo grado 47°C , quindi è ragionevole suggerire che i magneti riscaldati non danneggeranno nulla che non dovrebbero».

Cari uomini, per impedirvi di fare figli, o accettate che vi magnetizziamo le pudenda, oppure vi cuociamo i testicoli

 

Come usiamo dire su Renovatio 21: non una grinza.

 

Pare che il trattamento avvia funzionato per mesi , dopodiché i topi a cui sono stati iniettati i nanomateriali magnetici sono tornati alla loro normale salute riproduttiva.

 

La promessa dell’infertilità reversibile, insomma, è mantenuta: come per la pillola prescritta in libertà a tutte le donne, un potente steroide di cui ovviamente non si dicono degli effetti collaterali irreversibili, tipo la trombosi (ora invocata magari in coppia con il vaccino COVID per giustificare i danni), le modifiche al cervello delle donne, il cancro, la depressione, l’inquinamento ambientale, o anche la morte.

 

La promessa dell’infertilità reversibile, insomma, è mantenuta: come per la pillola prescritta in libertà a tutte le donne, un potente steroide di cui ovviamente non si dicono degli effetti collaterali non reversibili, tipo la trombosi, le modifiche al cervello delle donne, il cancro, la depressione, l’inquinamento ambientale, o anche la morte.

La contraccezione globale, come riportato da Renovatio 21, è da sempre un obbiettivo della Bill & Melinda Gates Foundation, che per lo scopo ha appena annunciato la donazione 2,1 miliardi di dollari. Sai quante calamite ci compri con quei soldi.

 

Qualcuno di recente ha definito i no-vax «sorci». In realtà, topi lo sono soprattutto quelli che accettano la biotecnologia imposta dalla Necrocultura che governa il mondo moderno. Topi da laboratorio, cavie, a cui giustamente anticipano ciò che vogliono fare poi all’umanità tutta.

 

 

 

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Big Pharma

«Lo scopo del DDL Zan è plasmare “precari assoluti”». Femminista contro la propaganda LGBT

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La giornalista e scrittrice Marina Terragni ha rilasciato una densa intervista al quotidiano la Verità riguardo il DDL Zan e la penetrazione della propaganda LGBT nelle scuole e in ogni angolo della società.

 

Secondo la Terragni la propaganda è già apertamente diretta all’infanzia.

 

Gli ormoni per i bambini trans: «C’è un mercato.Tra i più grandi sostenitori di Barack Obama c’è stata la famiglia Pritzker: Big Pharma»

«Ho visto addirittura dei cartoni animati con la famiglia arcobaleno di castori e la castorina che aveva la doppia mastectomia», cioè l’amputazione del seno cui vanno incontro le donne che vogliono divenire «uomini».

 

«La propaganda è pesantissima, soprattutto in Canada e negli USA. E in Gran Bretagna ci hanno dato un taglio: evidentemente, hanno messo in correlazione questo lavoro di propaganda con l’aumento vertiginoso delle transizioni infantili».

 

Qui la giornalista femminista che cita la problematica degli ormoni dati ai bambini come nel caso inglese di Keira Bell (di cui Renovatio 21 ha dato conto).

 

Dopo aver raccontato di precisi casi italiani di spettacoli teatrali transessualisti e di pupazzi trans-friendly per aiutare i bambini aspiranti trans a parlarne ai genitori, alla Terragni è posta una domanda: «Scusi, ma lo scopo qual è? Aumentare i casi di transessualità infantile?».

«L’obbiettivo è creare individui sciolti da ogni relazione, perfino quella con il proprio corpo»

 

«A quanto pare» risponde la femminista.

 

«C’è un mercato. E non è un concetto banale. Tra i più grandi sostenitori di Barack Obama c’è stata la famiglia Pritzker: Big Pharma». Qui l’allusione è agli ormoni che bloccano la pubertà. Una mostruosa follia di cui si ignorano – come per i vaccini genici – gli effetti a lungo termine.

 

La Terragni, che ricorda come molti bambini che vogliono cambiare sesso siano in realtà autistici o semplicemente depressi (e quindi necessitano di ben altro aiuto), racconta che al Gay Pride milanese si sarebbe inneggiato al cosiddetto «self id», ovvero alla possibilità di accedere al cambio di sesso senza alcun consulto psicologico.

 

«Questi sono precari assoluti: non hanno più nemmeno la certezza del corpo. Sono perfettamente funzionali a produzione, consumo… Quello che mi serve, sei»

«Lei domani si sveglia e fa un atto amministrativo in cui, senza alcuna perizia, senza sentenze, senza testimoni, chiede di essere registrato come donna. Esiste a Malta, in Canada. In Inghilterra, invece, dopo anni di lotte hanno chiuso».

 

In Spagna invece, dopo le prime  resistenze da parte del Partito Socialista Spagnolo (PSOE) sugli alleati goscisti del partito Podemos, è partita la disanima della ley trans, la legge per cui basta andare in un ufficio pubblico e dichiarare il cambio di sesso per poi riconfermarlo tre mesi dopo».

 

La scrittrice infine cita un «libro profetico del 1984, Gender» di Ivan Illich. «L’obbiettivo è creare individui sciolti da ogni relazione, perfino quella con il proprio corpo».

 

Perché? «Perché questi sono precari assoluti: non hanno più nemmeno la certezza del corpo. Sono perfettamente funzionali a produzione, consumo… Quello che mi serve, sei».

 

«Il gay “femmineo” non è più una figura apprezzata: sono tutti palestrati, barbuti… c’è una maschilizzzione del mondo gay, che ci riporta in dinamiche di contrasto tra donne e uomini»

La Terragni si accorge infine una maschilizzazione del mondo gay.

 

«Il gay “femmineo” non è più una figura apprezzata: sono tutti palestrati, barbuti… c’è una maschilizzzione del mondo gay, che ci riporta in dinamiche di contrasto tra donne e uomini».

 

Ciò ci è noto da anni: la stessa sigla LGBT è solo un paravento per la seconda lettera, la G dei gay, cioè dei maschi omosessuali. Che mai hanno amato le lesbiche: chi conosce San Francisco, sa che le chiamano con epiteti offensivi, e che le due tribù vivono perfino in quartieri separati – tuttavia abbiamo notato negli anni che l’egemonia dei gay maschi ha contribuito a «maschilizzare» il mondo lesbo, per esempio introducendovi una promiscuità mai prima conosciuta nei rapporti saffici. Per quanto riguarda i transessuali, essi, nonostante i primi casi di parlamentari e funzionari arrivati alle alte cariche, non hanno alcun rilievo politico nel movimento, e non sempre sono visti di buon occhio dai maschi homo. La patetica finzione dell’arco LGBT crolla quando si pensa che B sta per «bisessuali». Chi ha mai visto un serio attivista per la bissessualità in piazza ce lo faccia sapere.

 

In realtà, sarebbe bastato guardare gli ultimi 20-25 anni di sfilate di moda milanesi: modelle sempre più secche, fino all’anoressia plateale, cioè alla negazione delle forme femminili portatrici della vita – della fertilità. Corpi di donne abbrutiti, umiliati, ammalati…

«Ora c’è una specie di emancipazione del mondo gay dal femminile» dichiara la Terragni.

 

In realtà, sarebbe bastato guardare gli ultimi 20-25 anni di sfilate di moda milanesi: modelle sempre più secche, fino all’anoressia plateale, cioè alla negazione delle forme femminili portatrici della vita – della fertilità. Corpi di donne abbrutiti, umiliati, ammalati…

 

Corpi poi finiti sulle copertine delle riviste di moda, così da influenzare migliaia di ragazzine alle prese con le turbe dell’adolescenza. Il risultato lo conosciamo tutti.

 

Qualcuno si è mai chiesto pubblicamente da dove è venuto tutto questo?

 

 

 

 

Immagine di Tim Evanson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

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