Geopolitica
Azerbaigian e Iran sul piede di guerra?
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.
Repubblica islamica e azeri schierano truppe e armamenti al confine. Tensioni riemerse nel 2018, dopo il ritiro Usa dall’accordo sul nucleare iraniano. Ondata di profughi spinge per entrare in Azerbaigian. Turchia pronta ad aiutare i “fratelli” di Baku. Il peso dello scontro tra sunniti e sciiti. Gli azeri vogliono un ruolo guida nel Caucaso.
Sale la tensione al confine tra Azerbaigian e Iran, con i due eserciti al massimo livello di allerta.
Gli iraniani hanno portato al confine tutta la potenza di fuoco possibile, arrivando al limite dell’esplosione del conflitto. Secondo l’agenzia Avia.pro, gli iraniani hanno lanciato nei giorni scorsi diverse manovre belliche con mezzi corazzati, droni, lanciarazzi multipli e missili tattici. Ciò ha spinto gli azeri a schierare a propria volta truppe e sistemi d’arma.
Teheran accusa Baku di essere il primo colpevole della escalation bellica
Teheran accusa Baku di essere il primo colpevole della escalation bellica, aggiungendo che le proprie manovre erano previste da tempo.
L’Azerbaigian è consapevole della netta inferiorità militare rispetto alla Repubblica Islamica, e questo nonostante la già dichiarata disponibilità della Turchia a soccorrere i «fratelli azeri». Ogni minima provocazione, come aver dato fuoco nei giorni scorsi a Baku ai ritratti di Qasem Soleimani (comandante Pasdaran ucciso dagli USA) e dei leader supremi iraniani, può condurre a veri scontri armati.
Teheran è molto preoccupata anche per gli stretti rapporti dell’Azerbaigian con la Turchia, il principale avversario dell’Iran nella politica mediorientale
I contrasti tra Iran e Azerbaigian sono riemersi nel 2018, dopo il ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, a cui è seguito un rinnovato embargo statunitense sul petrolio iraniano di Teheran, insieme ad altre, nuove sanzioni. I problemi della Repubblica Islamica con gli Stati Uniti hanno avuto effetti sul sistema di sicurezza dell’intero Caucaso meridionale. Ai propri confini meridionali l’Azerbaigian ha visto arrivare un flusso incontrollato di profughi, tra cui molti estremisti islamici; di fronte all’ondata migratoria Baku ha chiuso la frontiera con l’Iran.
La questione non riguarda soltanto la sicurezza, ma soprattutto il ruolo dell’Azerbaigian come leader della regione caucasica, imposto l’anno scorso con la vittoria sull’Armenia per il controllo del Nagorno Karabakh. Baku ha intenzione di trarre il massimo profitto dalla circostanza, facendo del Paese il principale hub di collegamento tra Europa e Asia, tagliando fuori proprio l’Iran.
Nel 2001 il presidente Gaydar Aliev, padre dell’attuale capo di Stato, aveva detto che «l’Azerbaigian non diventerà mai una repubblica islamica di tipo iraniano»
I due Paesi sono in realtà molto simili per una serie di caratteristiche sociali, culturali e religiose, ma le relazioni reciproche sono da sempre complicate e piene di insidie. In tutto il periodo post-sovietico, secondo la definizione dei politologi azeri, i rapporti sono stati «neutrali-negativi». Le parti hanno cercato di non provocarsi a vicenda; ogni tanto però le tensioni riemergono, come in questi giorni.
L’Iran è uno Stato islamico, mentre l’Azerbaigian è una repubblica laica, che cerca in tutti i modi di contenere le possibili manifestazioni di estremismo religioso. Nel 2001 il presidente Gaydar Aliev, padre dell’attuale capo di Stato, aveva detto che «l’Azerbaigian non diventerà mai una repubblica islamica di tipo iraniano».
Sul territorio azero è in corso una guerra culturale tra le due massime forze islamiche nella regione, oltre che un confronto a livello militare e strategico
Teheran è molto preoccupata anche per gli stretti rapporti dell’Azerbaigian con la Turchia, il principale avversario dell’Iran nella politica mediorientale. A livello religioso questo comporta una diffusione dell’islam ottomano sunnita tra gli azeri, che per tradizione sono sciiti come gli iraniani.
Sul territorio azero è in corso una guerra culturale tra le due massime forze islamiche nella regione, oltre che un confronto a livello militare e strategico.
Gli iraniani accusano anche Baku di essere troppo filo-occidentale, e di concedersi spesso alle lusinghe degli USA e di Israele, soprattutto nel settore dell’informazione e della sicurezza.
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.
Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
Sauditi e alleati bombardano il porto Houthi
Sabato la coalizione a guida saudita ha colpito obiettivi nel porto yemenita di Hodeidah, controllato dagli Houthi, in seguito agli attacchi contro navi saudite nel Mar Rosso.
Gli Houthi, un gruppo sciita sostenuto dall’Iran che controlla ampie zone dello Yemen, dilaniato dalla guerra civile, hanno annunciato la scorsa settimana un blocco navale dell’Arabia Saudita in risposta a quello che hanno definito l’ingiusto «assedio» del Paese.
Il portavoce della coalizione, il maggiore generale Turki Al-Maliki, ha dichiarato in un comunicato che gli attacchi hanno preso di mira siti militari utilizzati per «minacciare navi mercantili».
Secondo l’emittente televisiva Al Masirah, allineata con gli Houthi, alcune infrastrutture di telecomunicazione sono state colpite. L’emittente ha aggiunto che una donna è rimasta ferita in un attacco sull’isola di Kamaran, al largo della costa yemenita del Mar Rosso.
Secondo l’agenzia turca Anadolu, l’ala politica del gruppo ha condannato gli attacchi e ha promesso di rispondere a «un’escalation con un’escalation».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Poco dopo l’attacco a Hodeidah, la città industriale saudita di Jazan sarebbe stata colpita da un apparente attacco di rappresaglia degli Houthi. Secondo le notizie, un vasto incendio sarebbe scoppiato in un impianto gestito dalla compagnia petrolifera statale del regno, la celebre Saudi ARAMCO.
Gli Houthi hanno affermato di aver preso di mira due petroliere di proprietà saudita questa settimana. Riyad ha ammesso che la Encelia ha preso fuoco e in seguito ha dichiarato che un’altra nave saudita, la NCC MASA, ha subito danni lievi allo scafo in un attacco separato avvenuto venerdì.
Nel 2014 gli Houthi hanno conquistato Sana’a, la capitale dello Yemen. Un anno dopo, l’Arabia Saudita ha guidato un intervento a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale. La campagna di bombardamenti non è riuscita a sottomettere gli Houthi, ma ha aggravato la già drammatica crisi umanitaria dello Yemen.
Dopo lo scoppio della guerra a Gaza nel 2023, gli Houthi iniziarono a lanciare missili e droni contro Israele e ad attaccare navi in quello che definirono un atto di solidarietà con i palestinesi. Gli attacchi cessarono dopo che gli Houthi raggiunsero un accordo con gli Stati Uniti nel maggio 2025.
Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di infliggere «pesanti punizioni militari» agli Houthi, descrivendo il gruppo come «un’organizzazione per procura dell’Iran». Gli Stati Uniti hanno bombardato lo Yemen insieme alla Gran Bretagna e a Israele nel 2025.
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa aerei sauditi avevano bombardato l’aeroporto di Sana’a per non fare atterrare un aereo passeggeri iraniano. Gli attacchi avevano il supporto della Casa Bianca.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Sostieni Renovatio 21
Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
-



Gender2 settimane faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Pensiero1 settimana faEcône e il vero ordine mondiale
-



Morte cerebrale2 settimane faBambino dichiarato morto si risveglia in obitorio. La morte è una decisione tecnica?
-



Sanità2 settimane faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?
-



Cancro2 settimane faL’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…
-



Politica2 settimane faMuore il senatore falco Lindsey Graham: misteri e oscenità
-



Salute1 settimana faMorto in Thailandia l’influencer bodybuilder Connor Murphy
-



Bioetica7 giorni faLa bambina risucchiata dal bocchettone della piscina e la morte cerebrale












