Geopolitica
Arrestato l’ex capo di governo del Nagorno-Karabakh. Baku lo accusa di terrorismo
Le autorità azere hanno arrestato Ruben Vardanyan, ex alto funzionario armeni del Nagorno-Karabakh, con l’accusa di terrorismo e altri reati. Il sito governativo russo RT si riferisce all’uomo come ad un «miliardario» che «in precedenza aveva la cittadinanza russa».
Vardanyan è stato arrestato mentre tentava di lasciare l’enclave armena la settimana scorsa, quando è iniziato l’esodo di forse 100 mila armeni.
In una dichiarazione di giovedì, il Servizio di Sicurezza dello Stato dell’Azerbaigian ha annunciato che il magnate degli investimenti è accusato di finanziare il terrorismo, di partecipare alla creazione e al funzionamento di gruppi armati illegali e di aver attraversato illegalmente il confine del Paese. La prima accusa prevede una pena da dieci a 14 anni di carcere, mentre la seconda potrebbe portare all’ergastolo.
Citando l’accusa, l’agenzia azera ha affermato che Vardanyan avrebbe attraversato illegalmente il confine con l’Azerbaigian nel settembre 2022 «per commettere atti di terrorismo e sabotaggio» ed era entrato nella residenza temporanea delle forze di pace russe nel Nagorno-Karabakh.
Former Prime Minister of Nagorno-Karabakh Ruben Vardanjan was accused of financing terrorism????
The Azerbaijani intelligence services published a video of the arrested Vardanyan pic.twitter.com/VR0a89p5h5
— Sprinter (@Sprinter99800) September 28, 2023
«Inoltre, ha finanziato il terrorismo destinando fondi all’organizzazione di attività terroristiche» di formazioni armate nella regione contesa, si legge nella dichiarazione.
Vardanyan è stato arrestato mercoledì dalle guardie di frontiera azerbaigiane a un posto di blocco nel corridoio Lachin, mentre tentava di lasciare il Nagorno-Karabakh per l’Armenia, scrive RT.
Yerevan ha fatto appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per garantire la sua protezione, mentre il ministero degli Esteri armeno ha promesso di fare tutto il possibile per garantire il suo rimpatrio.
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Il 55enne armeno ha fatto fortuna negli anni ’90 quando ha co-fondato la società di investimenti Troika Dialogue, acquisita da Sber, la più grande banca russa, per 1,4 miliardi di dollari nel 2011. Nel 2021, Forbes ha stimato il suo patrimonio netto a 1 miliardo di dollari.
Nel settembre 2022, Vardanyan aveva annunciato che avrebbe rinunciato alla cittadinanza russa, richiesta ufficialmente accolta dal presidente Vladimir Putin a dicembre. Il miliardario si era trasferito nel Nagorno-Karabakh, dove ha ricoperto la carica di capo del governo tra novembre 2022 e febbraio 2023.
@PowerUSAID @amb_yurikim you ate in baku meeting with aliyev and talking about mutual respect.
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Ruben Vardanian was kidnapped and detained by Azerbaijan terrorist state ! #AzerbaijanIsATerroristState pic.twitter.com/Y3pRx4gWx7— Armenia The Great (@armeniathegreat) September 27, 2023
L’Azerbaigian ha rivelato le accuse contro Vardanyan lo stesso giorno in cui le autorità del Nagorno-Karabakh hanno annunciato lo scioglimento della repubblica, che inizialmente si era staccata da Baku negli anni del tramonto dell’Unione Sovietica.
La settimana scorsa, la regione a maggioranza armena ha concordato un cessate il fuoco con l’Azerbaijan, mediato dalla Russia, sotto la pressione di quelle che Baku descriveva come «misure antiterrorismo di natura locale» nell’area.
Come riportato da Renovatio 21, l’esodo degli armeni dell’Artsakh (così chiamano l’area) arriverebbe a contare 100 mila persone, in una zona dove la popolazione armena ha un numero di poco superiore. Le immagini del corridoio di Lachin intasato da vetture di famiglie che fuggono sono a dir poco impressionanti.
Il disastro arriva in un momento dove la frattura tra il governo armeno e il Cremlino, che finora aveva agito proteggendo Yerevan, è divenuta molto visibile.
Il primo ministro Pashinyan, cedendo alle lusinghe dell’Ovest, ha irritato giocoforza la Russia, che è l’unico Paese che si era impegnato davvero per la pace nell’area. Mosca non può aver preso bene né le esercitazioni congiunte con i militari americani (specie considerando che Yerevan aderisce al CSTO, il «Patto di Varsavia» dei Paesi ex sovietici) né l’adesione dell’Armenia alla Corte Penale Internazionale, che vuole processare Putin.
Qualsiasi sia stata la promessa di Washington a cui l’Armenia ha voluto credere, essa non sembra in nessun modo essere stata onorata: con evidenza, l’amministrazione Biden non ha intenzione di impelagarsi in una guerra ulteriore, soprattutto per un Paese che ha scarso significato strategico, anche a livello elettorale (la diaspora armena in USA è influente ma non estesa).
Bisogna aggiungere anche i rapporti dell’Occidente con Baku, considerato un fornitore energetico affidabile e ora piuttosto necessario all’Europa privata del gas russo. L’Azerbaigian è una delle ex repubbliche sovietiche ritenute più strategicamente vicine all’Occidente: si consideri inoltre le frizioni con l’Iran e quindi il ruolo nel contenimento degli Ayatollah.
Nella capitale armena si sono tenute nelle scorse settimane manifestazioni di protesta con masse inferocite che hanno gridato a Pashinyan di essere un traditore. Parimenti, si dice sia grande la delusione degli azeri nei confronti della Russia, che li avrebbe lasciati soli nonostante le promesse fatte in questi anni.
Da segnalare la visita degli scorsi giorni del presidente turco Erdogan, aperto sostenitore di Baku e la sua guerra anti-armena con ampie forniture di armi ed altro, presentatosi subito in Nagorno-Karabakh. «Si è aperta una finestra di opportunità per risolvere la situazione nella regione», ha detto Erdogan. «Questa opportunità non deve essere persa». È stato accompagnato nel suo viaggio dal capo dell’Agenzia turca per l’industria della difesa, Haluk Gorgun.
Come riportato da Renovatio 21, il clan Erdogan farebbe affari milionari in Nagorno-Karabakh e la Turchia, come noto, è già stata accusata di genocidio per il massacro degli armeni ad inizio Novecento.
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Immagine screenshot da Twitter
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Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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Geopolitica
Rubio: Trump non ha ancora deciso se effettuare nuovi attacchi contro l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha ancora deciso se colpire nuovamente l’Iran, nonostante i colloqui di pace siano ancora in una fase di stallo, ha dichiarato sabato il segretario di Stato americano Marco Rubio.
«Possiamo raggiungere gli obiettivi militari se ci impegniamo», ha dichiarato Rubio ai giornalisti durante una conferenza stampa ad Atlanta, in Georgia, dove ospitava i ministri degli esteri del G20 per una riunione di due giorni.
Tuttavia, ha sottolineato che Trump «non ha preso una decisione» su ulteriori azioni militari, in un contesto di notizie secondo cui Washington potrebbe riprendere gli attacchi dopo le elezioni di metà mandato statunitensi di martedì.
«Non ho alcun annuncio da farvi oggi a riguardo, e non prendiamo la questione alla leggera», ha detto Rubio.
Il segretario ha accusato Teheran di prendere di mira «attivamente e apertamente» navi mercantili, ma ha sottolineato che Trump preferisce una soluzione diplomatica. Si è rifiutato di valutare lo stato di avanzamento dei negoziati o di fornire una tempistica per un possibile accordo.
«Non intendo descrivere i progressi di questi colloqui né le tempistiche previste, se non per dire che, qualora si giungesse a una soluzione diplomatica, saremmo aperti ad essa», ha affermato Rubio.
Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani tenevano colloqui con i mediatori del Qatar a Doha sabato, nel tentativo di prevenire una ripresa delle ostilità, ha riferito Reuters, citando una fonte a conoscenza delle discussioni.
L’incontro ha fatto seguito a oltre 12 ore di negoziati tra funzionari iraniani e qatariani a Teheran, venerdì. Secondo la fonte, gli sforzi diplomatici sono stati coordinati attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato ad Al Jazeera che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance e ha descritto il tentativo di Washington di riaprire il dialogo come un «passo positivo».
«Il mio collaboratore si trova attualmente in Qatar per proseguire le consultazioni», ha dichiarato Araghchi, confermando la partecipazione di una delegazione iraniana agli sforzi di mediazione.
La lettera, presumibilmente inviata a un alto funzionario della sicurezza iraniana all’inizio di questa settimana, è stata interpretata come un tentativo di esplorare la possibilità di riavviare i negoziati. Trump, tuttavia, ne ha minimizzato l’importanza, affermando di aver autorizzato discussioni riguardanti la fornitura di materiale medico all’Iran.
Secondo Reuters, il Qatar ha proposto un piano di sette giorni che prevede misure reciproche di rafforzamento della fiducia tra Washington e Teheran in vista di negoziati di pace più ampi. I funzionari iraniani avrebbero ritenuto la proposta insoddisfacente.
Teheran ha invece proposto un proprio piano, che richiederebbe a Washington di revocare il blocco dei porti iraniani, sbloccare i beni congelati e approvare un accordo di navigazione sostenuto dall’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz prima che la strategica via navigabile possa essere riaperta.
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha messo in guardia Washington e Israele dal lanciare ulteriori attacchi, ordinando alle forze armate del Paese di prepararsi a una risposta immediata.
In una dichiarazione pubblicata sabato dal suo ufficio, Khamenei ha richiesto la «massima deterrenza» attraverso la preparazione a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse nuovamente attaccato.
Trump, che insieme a Israele ha lanciato la campagna militare contro l’Iran a febbraio, ha ripetutamente suggerito che Washington potrebbe riprendere gli attacchi. Di recente ha affermato di stare valutando se «dare il colpo di grazia», alimentando le speculazioni su una ripresa delle azioni militari dopo le elezioni di metà mandato statunitensi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Putin racconta la telefonata con i vertici di Finlandia e Norvegia
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