Storia
Casse di documenti nazisti riemergono in Argentina
L’Argentina ha annunciato una «scoperta di importanza mondiale» dopo aver riportato alla luce una serie di documenti della Germania nazista conservati in casse di champagne vecchie di decenni, nel seminterrato della Corte Suprema del Paese.
Lunedì, la Corte Suprema dell’Argentina ha rivelato di aver aperto sette scatole di legno contenenti champagne, contenenti propaganda nazista, documenti di appartenenza al partito, quaderni, foto e persino cartoline.
Un dipendente del tribunale, che aveva fatto la scoperta iniziale durante i preparativi per un nuovo museo, aveva aperto una delle scatole e riferito di aver trovato materiali apparentemente «destinati a consolidare e diffondere l’ideologia di Adolf Hitler in Argentina, durante la seconda guerra mondiale».


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Le restanti sei scatole di champagne sono state aperte venerdì in tribunale alla presenza dei membri del Museo dell’Olocausto di Buenos Aires e del rabbino capo del centro comunitario ebraico Amia, noto per il sanguinario attentato subito negli anni Novanta che cagionò 85 morti e un mistero su cui non c’è ancora alcuna chiarezza.
Secondo un comunicato stampa della Corte Suprema, i primi riscontri indicano che le scatole arrivarono in Argentina il 20 giugno 1941 insieme a una spedizione proveniente dall’ambasciata tedesca a Tokyo a bordo del piroscafo giapponese «Nan-a-Maru».
All’epoca, i diplomatici nazisti in Argentina sostenevano che le scatole contenessero solo oggetti personali. Tuttavia, preoccupato per il rischio che l’Argentina neutrale venisse coinvolta in guerra, l’allora Ministro degli Esteri Enrique Ruiz Guiñazú aveva sequestrato le scatole.
Si è temuto che la propaganda trovata nelle scatole potesse essere utilizzata anche per danneggiare le democrazie degli alleati dell’Argentina.

Due mesi dopo, i funzionari della dogana e del Ministero degli Esteri ispezionarono cinque delle scatole, trovando migliaia di documenti del partito nazista e quaderni rossi con il simbolo del Fronte del lavoro tedesco, che sostituì i sindacati indipendenti in Germania durante la nazificazione del paese negli anni Trenta.
I documenti non sono mai stati restituiti all’ambasciata tedesca e sono rimasti, a quanto pare intatti, fino ad ora nei sotterranei della Corte Suprema.
Il presidente della Corte Suprema, Horacio Rosatti, ha dichiarato lunedì che, data la «rilevanza storica» della scoperta, ha ordinato un’indagine completa sui materiali per cercare nuove informazioni sull’Olocausto o altri aspetti sconosciuti della Germania nazista, come la proliferazione di denaro nazista a livello internazionale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Argentina divenne un punto di riferimento per simpatizzanti e funzionari nazisti, che cercavano di sfuggire ai processi per i loro crimini di guerra. Membri di alto rango del regime, tra cui il medico «Angelo della Morte» Josef Mengele, l’architetto dell’Olocausto Adolf Eichmann e il comandante delle SS Erich Priebke, furono tra coloro che cercarono rifugio nella nazione peronista.
Come noto, Eichmann, che conduceva una vita da mite impiegato in periferia con il nome di Ricardo Klement (i documenti gli furono dati dal vicario di Bressanone e rilasciati dal comune dell’Alto Adige), fu catturato dal Mossad e portato in Israele per essere sottoposto ad un processo che divenne spettacolo internazionale e infine giustiziato.
Secondo le cronache avrebbe detto «ci rivedremo presto» ai suoi boia israeliani prima di morire. Ma vi sono diverse versioni delle sue ultime parole.
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Il caso di Priebke, considerato responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine a Roma, interessò per quasi due decenni l’opinione pubblica italiana: assolto da un primo processo in Italia, fu sottoposto nuovamente a giudizio dopo il clamore mediatico unito alle veementi proteste della comunità ebraica romana. Priebke, che si era convertito nel frattempo al cattolicesimo, fu protagonista, anche da morto, di un’indegna canea montata da chi voleva perfino impedirne funerali e sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa l’Argentina aveva promesso di pubblicare anche i documenti sui rifugiati nazisti nel Paese.
Il mese scorso era emerso come la CIA aveva continuato segretamente la ricerca di Hitler in Sud America negli anni Cinquanta: con evidenza, i servizi di Intelligence americani non avevano certezza della sua morte.
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Immagini della Corte Suprema de Justicia de la Nacion.
Intelligence
Le origini della CIA e la nascita delle operazioni coperte
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Storia
Milei pubblica i documenti segreti di Adolfo Eichmann
All’inizio del 2025 il presidente argentino Javier Milei ha declassificato e reso pubblici oltre 1.850 fascicoli (migliaia di pagine) che documentano gli sforzi dell’Argentina per individuare e monitorare migliaia di criminali nazisti rifugiatisi in Sud America dopo la Seconda guerra mondiale. L’iniziativa è partita su pressione del senatore repubblicano statunitense Chuck Grassley e del Simon Wiesenthal Center.
Come riportato da Renovatio 21, la pubblicazione dei file nazisti era stata annunziata dalle autorità argentine ad inizio anno.
I documenti, digitalizzati e caricati sul sito dell’Archivio generale della nazione, coprono soprattutto gli anni tra la fine dei Cinquanta e gli Ottanta e includono decreti presidenziali segreti dal 1957 al 2005. Sono organizzati in sette grandi sezioni dedicate ai principali ricercati: Adolf Eichmann (catturato a Buenos Aires nel 1960 dal Mossad sotto il falso nome di Ricardo Klement), con prove che il governo peronista sapeva della sua presenza e in alcuni casi lo protesse; Josef Mengele, il medico di Auschwitz che visse per anni in Argentina prima di riparare in Paraguay e Brasile; Martin Bormann, Ante Pavelić, Rudolf Höss e Klaus Barbie.
Harley Lippman, membro della Commissione statunitense per il patrimonio americano all’estero e del board dell’Associazione Ebraica Europea, ha sottolineato l’importanza storica della pubblicazione: «Da un lato è vergognoso che l’Argentina abbia tenuto nascosti questi documenti per decenni; dall’altro va riconosciuto il coraggio dell’attuale governo nel renderli accessibili. Più che per gli ebrei, è fondamentale che gli argentini stessi facciano i conti con il proprio passato».
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A maggio 2025, durante il trasferimento degli archivi della Corte Suprema, sono state scoperte nel seminterrato 83 casse sigillate dal 1941: contenevano materiale di propaganda nazista intercettato alla dogana argentina su una nave giapponese diretta all’ambasciata tedesca di Buenos Aires. Il governo Milei ha annunciato che anche questi documenti saranno digitalizzati e declassificati.
Il capo di gabinetto Guillermo Francos ha spiegato la decisione di Milei: «Non esiste più alcun motivo per continuare a nascondere queste informazioni; non è nell’interesse della Repubblica Argentina mantenere tali segreti».
Lippman ha collegato la declassificazione al ritorno dell’antisemitismo globale: «Dopo l’“età dell’oro” di circa 80 anni in cui l’odio antiebraico sembrava sopito, il 7 ottobre 2023 e la successiva narrazione che dipinge israeliani ed ebrei come “genocidi” hanno riaperto vecchie ferite. Molti giovani sotto i 30 anni ignorano l’Olocausto o ne sottovalutano la portata: questi documenti possono ricordare che lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei è avvenuto appena 80 anni fa».
I fascicoli, ha aggiunto Lippman, potrebbero anche fare luce sul ruolo delle banche svizzere e argentine nel riciclaggio dell’oro e dei beni sottratti agli ebrei, nonché sul destino degli U-Boot carichi di valori nazisti arrivati in Argentina e sulle cosiddette «ratlines» che, con la complicità di alcuni governi locali, permisero a migliaia di criminali di guerra di rifarsi una vita in Sud America.
Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, invita l’ambasciatore dello Stato Ebraico alle riunioni emergenziali di gabinetto, piange copiosamente sul muro del Pianto, rituale inflitto a tutti i politici nordamericani ed ora pure sudamericani. Vari giornali argentini hanno ricostruito i rapporti di Milei con rabbini influenti e con oligarchi ebrei legati a Giorgio Soros.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa primavera documenti CIA hanno rivelato la ricerca segreta di Hitler negli anni Cinquanta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
Breve storia dei fratelli Dulles, tra nazismo e CIA
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