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Mons. Viganò: «UE progetto sinarchico e satanico»

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Renovatio 21 ripubblica l’intervista rilasciata dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò a Radio Roma TV. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La situazione nella Chiesa Cattolica è più che preoccupante: è una Chiesa piegata alla «moda», che si modella, si plasma, contraddicendo non solo il Vangelo, ma perfino i Comandamenti. Come è potuto accadere? Da dove ha origine tutto questo? Aveva ragione Paolo VI quando, nel 1972, disse che: «Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»? Si riferiva al Concilio Vaticano II?

La Chiesa Cattolica, come sappiamo, è indefettibile, perché divinamente assistita dallo Spirito Santo. Ciò non significa però che essa non possa essere travagliata da grandi crisi, ferita nella sua unità da scismi, colpita nella sua dottrina da eresie, sfigurata dalla corruzione morale dei suoi Ministri. La promessa di Nostro Signore – portæ inferi non prævalebunt – deve essere intesa quindi non come una preservazione della Chiesa da queste crisi, ma nel senso che le porte degli inferi non riusciranno nel loro intento, che è appunto quello di distruggerla. Ci andranno però molto vicino.

 

L’apostasia di cui parla l’Apocalisse, insieme ai messaggi della Madonna e alle rivelazioni dei Santi e dei mistici, ci mettono in guardia su questa guerra senza quartiere tra Dio e Satana, una guerra fatta di molte battaglie dagli esiti alterni, ma in cui alla fine il trionfo di Dio è certissimo e definitivo. Quel trionfo è stato sancito sulla Croce dalla Passione e Morte dell’Uomo-Dio, con il fatto storico della Resurrezione.

 

Siccome la Chiesa è Corpo Mistico di Cristo, la passio Ecclesiæ è legata intrinsecamente alla Passio Christi, sicché anch’essa dovrà affrontare il proprio Calvario, essere misticamente crocifissa ed essere creduta vinta dai suoi nemici. I quali sono riusciti a penetrare nella Cittadella, usurpando come ai tempi di Cristo l’autorità legittima per distruggerla dall’interno con nuovi Giuda.

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Paolo VI è noto per le sue inquietanti contraddizioni tra certe sue parole e il suo comportamento, come quando denunciò quel fumo di Satana che egli stesso aveva scientemente fatto entrare nel tempio, avvallando le cosiddette riforme del Vaticano II e dando mano libera a coloro che sino a Pio XII erano giustamente considerati eretici o pervertiti ma che già sotto il suo Pontificato erano all’opera (basti pensare ad Annibale Bugnini o al gesuita cardinale Agostino Bea).

 

L’indulgenza di Roncalli e Montini verso questi personaggi faceva parte di un piano di occupazione della gerarchia: un’azione eversiva in piena regola, dinanzi alla quale Paolo VI non solo rimase inerte, ma che egli stesso favorì, estromettendo parallelamente tanti buoni prelati che egli considerava (giustamente) come nemici del Modernismo di cui egli era convinto fautore.

 

Come ha fatto la Chiesa Cattolica – o meglio: la sua gerarchia – a giungere a sovvertire il Magistero immutabile e ad insegnare apertamente quegli errori dottrinali e morali che sino ad allora erano severamente condannati?

 

Con l’aver favorito quel senso di inferiorità della Chiesa Cattolica – la Domina gentium – rispetto al mondo, abbassandola al livello delle false religioni e delle superstizioni idolatriche; con la corruzione morale dei singoli ecclesiastici; con la perdita della vita interiore e dello stato di Grazia; con l’assuefazione ad una vita in peccato mortale e in continuo sacrilegio.

 

Un sacerdote che vive in contraddizione con ciò che dovrebbe credere e professare diventa una preda perfetta per il Demonio e non riesce più ad insegnare ciò che egli per primo non pratica.

 

Da qui, l’accecamento spirituale e l’incapacità di comprendere la perfezione della Divina Rivelazione.

 

Da qui, l’illusione di poter piacere al mondo annacquando la Fede e la Morale, di poter ottenere ascolto e apprezzamento facendo proprie le sue mode.

 

Così facendo, la Gerarchia ha progressivamente trasformato la Chiesa in un’entità umana, con orizzonti umani, condannandola all’irrilevanza sociale. D’altra parte, perché il Signore dovrebbe benedire e proteggere gli uomini di un’istituzione che Lo hanno messo da parte — letteralmente: basta vedere l’abbandono dei Tabernacoli nelle nostre chiese — e che credono di poter fare a meno di Lui?

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I sodali di McCarrick, i cardinali Farrell, Cupich, McElroy, Wuerl, Gregory, Tobin e tanti altri, sono stati promossi ad alte cariche in Vaticano e nella Chiesa Cattolica statunitense che, guarda caso, va a braccetto con il partito democratico. Quello che sostiene l’aborto, propaganda l’ideologia gender e, più in generale, qualsiasi cosa sia contraria all’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Coincidenze?

Gli eredi di McCarrick costituiscono una cupola eversiva ultra-progressista oggi presente a Roma e nelle Diocesi statunitensi (e non solo). Essi sono espressione della deep church, della corruzione dei suoi membri, dalla complicità nel perseguimento di un medesimo piano eversivo con l’oligarchia globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Per risollevare le sorti della Chiesa è dunque imprescindibile denunciare, perseguire e allontanare coloro che ne hanno occupato i vertici per demolirla dall’interno. Il loro comportamento configura un delitto di alto tradimento, e come tale va punito.

 

Quanto hanno pesato, nelle dimissioni di Papa Benedetto XVI e nell’elezione di Bergoglio, la mafia di San Gallo, il Deep State statunitense, e il blocco dei sistemi di pagamento elettronici del Vaticano?

Non saprei dirlo, perché ciò che conosciamo di quel colpo di Stato che ha portato al Soglio di Pietro l’usurpatore Bergoglio è parziale e frammentario. Occorre un’indagine seria e imparziale, che verifichi le responsabilità dei singoli e soprattutto porti alla luce l’esistenza, peraltro incontrovertibile, di un unico copione sotto un’unica regia.

 

Dobbiamo anche considerare che avere un papa che agisse come quinta colonna del nemico fa parte di un progetto, portato alla luce nell’Ottocento, ad opera della Carboneria italiana: è la «rivoluzione in cappa e tiara» delle istruzioni dell’Alta Vendita.

 

Essa è stata ripresa non solo dal deep state statunitense e più in generale dalla lobby globalista internazionale, ma anche dalla dittatura comunista cinese, specialmente dopo la sua entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 con la «conversione liberale» di Xi Jinping (formato al King’s College di Londra e quindi vicino agli ambienti della massoneria angloamericana). Come ho spiegato nella mia recente dichiarazione sull’Accordo segreto sino-vaticano, la Cina comunista è considerata indispensabile alleata del globalismo di Davos.

 

Dopo la sinizzazione delle economie occidentali con la concorrenza sleale di Pechino, era utile avere dalla propria parte il Vaticano, in modo da «cinesizzare» anche il Cattolicesimo. In questo Bergoglio, McCarrick, Parolin, Zuppi, i gesuiti e i potentati della sinistra cattolica – tra cui la Comunità di Sant’Egidio – hanno giocato un ruolo decisivo che Benedetto XVI aveva cercato di contrastare.

 

Ecco perché Benedetto doveva essere costretto alle dimissioni – anche con il blocco del sistema interbancario SWIFT – per far posto a un emissario dell’agenda globalista woke. È evidente che Bergoglio ha perfettamente realizzato ciò che i suoi padroni si aspettavano da lui, ad iniziare dal vergognoso tradimento dei Cattolici cinesi fedeli alla Sede Apostolica.

 

La sua effigie, nella galleria dei Papi, meriterebbe di essere coperta da un drappo nero, come fece il Senato veneziano per il doge Marin Faliero, traditore della Serenissima, decapitato pro crimine proditionis nel 1355 dopo aver cercato di instaurare una dittatura personale al posto della Monarchia elettiva.

 

Nonostante tutto fino a Benedetto XVI il papato ha cercato di fare barriera alla crescente influenza massonica nelle alte sfere vaticane. Con l’avvento di Bergoglio, sono state aperte le porte?

Mi spiace doverLa contraddire: la massoneria è penetrata nelle alte sfere vaticane già prima del Concilio. L’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli – che si dice fosse stato iniziato alle Logge sin da quand’era Nunzio in Turchia – ci conferma che il potere delle sette segrete era già presente all’interno della Chiesa, soprattutto durante gli ultimi anni del Pontificato Pio XII.

 

Le udienze ai capi della loggia ebraica del B’nai B’rith, gli ammiccamenti massonici di Paolo VI – «Anche noi, noi più di tutti, siamo cultori dell’uomo», disse nell’Allocuzione del 7 Dicembre 1965 – e più in generale l’adozione dei principi rivoluzionari nei documenti del Concilio, ci mostrano una Chiesa sotto la diretta influenza della massoneria. La cordata va dal cardinal Villot a Casaroli, dal cardinal Silvestrini a Pietro Parolin.

 

Quest’ultimo ha meritato il pubblico elogio del massone Di Bernardo, che ne auspica l’elezione. Mi permetto di far notare che tutti gli esponenti della chiesa conciliare e sinodale godono dell’apprezzamento delle Logge, che li riconoscono come promotori degli ideali massonici: basterebbe questo per comprendere il loro ruolo di quinte colonne del nemico.

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La Chiesa di Bergoglio ha imposto il vaccino come atto d’amore, ma un atto d’amore forzato è una violenza. È stata la prima ad adottare il green pass, licenziando le guardie svizzere non vaccinate, incitando così alla discriminazione. È scritto «Ama il prossimo tuo come te stesso», non in base a quante dosi si è fatto, o ricordo male? Ha fermato le Messe proprio quando le persone avevano più bisogno del conforto spirituale, eliminato l’acqua santa, aperto le porte delle Chiese alle forze dell’ordine. La maggior parte dei sacerdoti non hanno dato benedizioni ed estreme unzioni ai malati Covid, sospesi anche i funerali. Ma non è forse scritto: «Perché io ero malato e mi avete visitato»?

L’azione di Bergoglio nella Chiesa è stata l’indispensabile corollario del golpe sanitario dell’OMS, finanziato da Bill Gates e dalle case farmaceutiche. Lo scopo era l’inoculazione di un siero a tecnologia mRNA che inducesse modifiche a livello genetico, distruggesse il sistema immunitario, provocasse gravi patologie tra cui tumori e sterilità e in molti casi fosse mortale.

 

Oggi la pericolosità dei sieri spacciati per vaccini miracolosi è confermata dalle ammissioni di chi li ha distribuiti e imposti. La loro illiceità morale era data anche dalla presenza di tessuti fetali non solo per produrre l’antigene, ma anche per replicarli. L’autorizzazione al loro uso da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede – che all’epoca contestai con un’ampia documentazione – costituisce la prova della complicità della chiesa bergogliana al piano di depopolazione perseguito dall’Agenda2030.

 

Ma se per drammatizzare la pandemia le autorità sanitarie sono giunte a imporre le mascherine e i distanziamenti (del tutto inutili), uccidendo gli anziani e i fragili con farmaci micidiali (come il Propofol o il Rivotril) e la ventilazione forzata, non c’è da stupirsi se questa obbedienza superstiziosa all’antiscienza sia stata propagandata usurpando l’autorità papale per ingannare i fedeli e indurli a danneggiare se stessi e i propri cari.

 

Senza la farsa delle chiese chiuse, della Comunione amministrata coi guanti, dell’amuchina al posto dell’acqua santa, dei funerali proibiti, delle Confessioni sospese e delle Messe online, la narrazione psicopandemica avrebbe avuto scarsissimo successo (…) presto o tardi arriverà anche un giudizio dal tribunale della Storia: lo stesso giudizio che attende i collaborazionisti del regime sanitario in tutte le nazioni occidentali.

 

Benedetto XVI diceva che il primo diritto di un essere umano è quello di poter vivere dignitosamente nella terra dove nasce e che il diritto all’immigrazione viene dopo; Bergoglio ha ribaltato questo concetto, facendo dell’accoglienza indiscriminata una sorta di dogma. Esattamente come per il green e il woke. È un papa globalista che benedice il WEF: dove si trova tutto questo nel Vangelo, nella parola di Dio?

La sostituzione etnica mediante invasione incontrollata di immigrati è stata teorizzata dal Piano Kalergi, che prende il nome dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, uno dei «padri fondatori» dell’Unione Europea. L’ecumenismo conciliare doveva dare le basi dottrinali a questa operazione di ingegneria sociale, e così è stato.

 

Per questo Macron ha fatto pressioni sul Collegio Cardinalizio per scongiurare l’elezione del cardinale Sarah, notoriamente contrario alle politiche migratorie globaliste. Per questo Bergoglio ha deturpato Piazza San Pietro con un orrendo monumento all’invasione islamica via mare. Sono tutti esponenti della stessa organizzazione eversiva.

 

Un Romano Pontefice autenticamente cattolico è consapevole che le proprie parole e le proprie azioni devono essere coerenti con l’intero papato cattolico e con Cristo Sommo Pontefice: eodem sensu eademque sententia, nello stesso senso e con le medesime parole; o come scriveva San Vincenzo di Lerino, quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est: occorre che ciò che noi professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti. Per questo i Papi – i Papi cattolici, intendo – usano il plurale humilitatis, perché per mezzo loro parla l’intera Chiesa docente.

 

Questa visione sacrale dell’autorità del Romano Pontefice garantisce che ogni Papa, per essere tale, deve anzitutto custodire e tramandare fedelmente il Depositum Fidei: non deve togliere e aggiungere nulla a ciò che Nostro Signore, Capo della Chiesa, ha stabilito.

 

Chi modifica, cambia, aggiunge, toglie, rilegge, reinterpreta, tace certezze e insinua dubbi, non parla da Papa, né da Vicario di Cristo, ma agisce a titolo personale e pertanto la sua autorità non è l’autorità di Cristo. Lo ha ammesso Bergoglio stesso, con il suo «Chi sono io per giudicare?». Bergoglio non si considerava né Vicario di Cristo, né Successore del Principe degli Apostoli, né Servo dei servi di Dio: riteneva che il Papato fosse cosa sua, e in questo non era molto diverso da altri suoi immediati predecessori, per i quali le novità e i cambiamenti erano un’abitudine all’insegna del più disinvolto personalismo.

 

Ma con Bergoglio andiamo ben oltre: nulla di ciò che costituisce anche solo le apparenze esteriori del papato romano è stato risparmiato, sicché ogni esplicitazione esteriore del munus petrinum era in realtà una manifestazione di prepotente egocentrismo, una provocazione, una ostentazione di forza. Basta vedere con quale arrogante orgoglio Bergoglio scandalizzava i semplici, ad iniziare dallo stare in piedi coram Sanctissimo per poi gettarsi carponi davanti a governanti africani o carcerati. Impediva con fastidio di farsi baciare l’anello dai fedeli, (…) umiliando il Pontificato e la Chiesa.

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E sempre sotto l’occhio delle telecamere e dei fotografi, pronti a immortalare «l’umiltà di papa Francesco». Nostro Signore lavò i piedi agli Apostoli, non a Caifa, a Erode o a Pilato: a costoro rispondeva per monosillabi, e non mancava di ricordare loro che non avrebbero avuto alcun potere, se non fosse stato dato loro dal Padre Suo.

 

Se comprendiamo che Bergoglio aveva un’idea tutta sua del «papato», totalmente aliena al Papato cattolico, comprendiamo anche che è del tutto ragionevole ipotizzare un vitium consensus nell’accettare l’elevazione al Soglio; un vizio che rende l’accettazione del tutto invalida e nulla, perché Bergoglio era convinto che il Papato fosse qualcosa di cui egli poteva disporre a proprio piacimento per distruggere la Chiesa Cattolica.

 

Come «papa della chiesa sinodale», egli si sentiva autorizzato a predicare il verbo globalista, l’ideologia woke, l’omosessualismo arcobaleno, la frode climatica e pandemica, l’immigrazionismo sfrenato, la morale situazionale e via dicendo. Considerandosi un monarca assoluto, sciolto cioè da ogni vincolo con l’autorità di Cristo, Bergoglio ha svolto il compito assegnatogli dai suoi padroni: dare corpo a una chiesa dell’umanità – auspicata dalla massoneria – totalmente desacralizzata ed orizzontale, globalista, ecumenica e sincretista, greengender fluid e gay friendly.

 

Egli ha usurpato l’autorità e il potere del papato romano, asservendolo ai potenti del Nuovo Ordine Mondiale. In questo senso, egli è stato a tutti gli effetti Vicario dell’Anticristo (1Gv 4, 3). Ora la sua eredità è raccolta da personaggi come Pietro Parolin e Matteo Zuppi, Tagle, Grech, Hollerich, i porporati americani della filiera McCarrick e molti altri, tutti emissari della stessa lobby di potere, tutti graditi al Grand’Oriente, a Tel Aviv e a Pechino.

 

 

Quale Chiesa ci aspetta? Bergoglio ha nominato la maggioranza dei Cardinali elettori e i Cardinali tradizionalisti, pronti a dare battaglia, si contano sul palmo della mano. Il cardinale Camerlengo Kevin Farrell e il Sostituto della Segreteria di Stato Edgard Peña Parra hanno un potere tale da influenzare il Conclave? Dobbiamo confidare nello spirito Santo?

Lei vede nel Collegio cardinalizio dei Cardinali autenticamente fedeli alla Tradizione? Io no: al massimo, sono conservatori, ma tutti di matrice conciliare. Chi accoglie gli errori del Concilio e della riforma liturgica accetta le premesse ideologiche che hanno condotto a Bergoglio, e non può curare il cancro conciliare semplicemente indossando ogni tanto una cappamagna, ma continuando a riconoscere Bergoglio come Papa e il Novus Ordo come forma ordinaria del Rito Romano.

 

Il Conclave è lo specchio della situazione disastrata in cui versa l’intera Gerarchia: 108 Cardinali sono stati creati da un usurpatore che non era Papa. Essi cercheranno di perpetuare l’usurpazione bergogliana con un papa che ne raccolga il testimone e porti a termine l’azione distruttrice di Jorge Bergoglio: ammissione delle donne agli Ordini Sacri, abolizione del Celibato sacerdotale, eliminazione della Messa di sempre, cancellazione della Tradizione cattolica, legittimazione della sodomia, obnubilazione della condanna dell’aborto e dell’eutanasia, liceità della manipolazione genetica, democratizzazione del governo della Chiesa, disumanizzazione delle attività intellettuali con l’accettazione della cosiddetta intelligenza artificiale.

 

Il loro essere eretici, e molti di essi moralmente pervertiti, li rende del tutto estranei all’autorità che usurpano. C’è da sperare che quei pochi Porporati timidamente conservatori si decidano a “dare battaglia”.

 

Lei mi chiede se dobbiamo confidare nello Spirito Santo. Giova ricordare le parole di Nostro Signore: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna (Mc 3, 29). Il Catechismo ci insegna che tra i peccati contro lo Spirito Santo vi sono la presunzione di salvarsi senza merito, l’impugnare la verità conosciuta, l’ostinazione nei peccati e l’impenitenza finale.

 

Ora, non si vede come lo Spirito Santo possa agire su personaggi che considerano tutte le religioni equivalenti, che rifiutano il Magistero perenne e immutabile della Chiesa, che legittimano e incoraggiano i peggiori vizi e che ritengono che non vi sia nulla di cui chiedere perdono a Dio se non la mancata accoglienza dei migranti, il rifiuto del vaccino o le emissioni di CO2. Il Signore non viola il nostro libero arbitrio e lo Spirito Santo non può ispirare chi gli resiste. Ciò non toglie che si debba pregare per queste anime, perché si convertano, si pentano e facciano penitenza.

 

Molti osannano Bergoglio, ma non ha forse agito promuovendo i corrotti e togliendo di mezzo chi lo contraddiceva, lo intralciava, chi si ostinava a seguire la parola di Dio? Per Bergoglio sono tutti fratelli, tutti sono degni di accoglienza, tranne coloro che seguono il Vangelo, che si oppongono alle sue eresie, o che mettono in discussione il Concilio Vaticano II e le sue conseguenze per la Chiesa e la fede cattolica?

Chi osanna Bergoglio non può dirsi cattolico, come chi vuole domare un incendio non può incoraggiare e apprezzare di chi lo ha appiccato e alimentato. Ma la rivoluzione non è iniziata con Bergoglio, ma con Giovanni XXIII e con il Concilio. Sono sessant’anni che da tutti i pulpiti viene fatta una propaganda ereticale martellante, con riti irriverenti e protestantizzati, con critiche al passato della Chiesa e con la riabilitazione di eresiarchi e apostati.

 

E sono sessant’anni che le pochissime voci dissenzienti sono perseguitate, ostracizzate e scomunicate per non aver voluto mercanteggiare il Magistero Cattolico con promozioni e potere. Io ho capito questa frode solo in tempi recenti, ma ho avuto la coerenza di trarne le dovute conseguenze e denunciare non solo la corruzione morale, ma anche e soprattutto le deviazioni dottrinali che sempre si accompagnano a quella. Non riuscirei più a celebrare la Messa riformata, dopo aver compreso perché essa è stata voluta contro la Messa tradizionale.

 

Se l’ho fatto io, perché non lo possono e non lo vogliono fare i miei Confratelli?

 

 

Manipolare, mistificare, ingannare, far apparire bene ciò che è male è tipico del demonio. Dalla Pachamama a Fiducia Supplicans, da Fratelli Tutti al Sinodo, da «Gesù quel giorno faceva un po’ lo scemo» a Maria Santissima che era umana e che sotto la croce forse diceva «Bugie! Sono stata ingannata!». È tutto così chiaro, come è possibile che i sacerdoti e i fedeli siano stati ingannati da tutto questo?

Sacerdoti e fedeli sono stati abituati a praticare l’obbedienza senza distinzione, facendone un fine e non un mezzo. L’obbedienza non è un bene in sé: è un bene se si obbedisce a un’autorità legittima per un ordine legittimo; è un male se si obbedisce a un’autorità illegittima o a un ordine illegittimo. Trasformare l’obbedienza in un fine, quand’essa è un mezzo ordinato ad un fine superiore, è un grave errore che, se compiuto consapevolmente, diventa anche un peccato.

 

Nel considerare l’obbedienza, troppo spesso dimentichiamo che non vi è solo l’obbligo da parte del suddito di obbedire al superiore, e solo nelle questioni su cui egli ha autorità e senza mai disobbedire a Dio; ma vi è anche il dovere del superiore di impartire ordini legittimi e finalizzati al bene. Chi abusa della propria autorità pretendendo un’obbedienza acritica dai suoi sudditi per un fine illecito – come costringere i fedeli a compiere peccati contro la Fede o la Morale, o comunque obbligarli a disobbedire alla Chiesa e a Dio – rende odiosa l’autorità che esercita illecitamente e disobbedisce a sua volta a Colui che lo ha costituito in autorità.

 

Purtroppo l’ignoranza del Catechismo e dei rudimenti della Religione Cattolica è stata imposta proprio da chi sapeva bene che un popolo istruito avrebbe saputo disobbedire e ribellarsi ai falsi pastori e alle loro false dottrine. E dopo sessant’anni ne vediamo i risultati: i fedeli cattolici e moltissimi sacerdoti credono che l’obbedienza verso l’autorità ecclesiastica sia doverosa senza alcuna limitazione. Ma così si è legittimata la tirannide, e Bergoglio è stato un tiranno a pieno titolo.

 

La sospensione della scomunica al gesuita Rupnik, la promozione di sodomiti notori, la protezione di pedofili e predatori sessuali è solo una manifestazione dell’assolutismo degno di un satrapo babilonese, così come la persecuzione dei suoi avversari contro il diritto e contro la giustizia.

 

Io ho sempre sostenuto che quello europeo, quello della UE, è un disegno satanico, ho commesso peccato?

Commetterebbe peccato se non considerasse satanico il progetto sinarchico della Unione Europea e dell’élite globalista. Non dimentichiamo che l’ideologia che sta alla base del Nuovo Ordine Mondiale è essenzialmente luciferina e anticristica. O, come ha detto eufemisticamente Ursula von der Leyen, «di ispirazione talmudica».

 

Cosa dobbiamo fare, noi cattolici a cui Dio ha concesso la grazia di comprendere l’inganno del demonio? Restare nella Chiesa Cattolica, continuare a frequentare le Messe e a ricevere i Sacramenti? Oppure allontanarcene per seguire i sacerdoti fedeli alla parola di Dio? Perché là fuori c’è di tutto, perfino chi fa incetta di «fedeli» proclamando di essere in contatto diretto con la Madonna. Il Demonio è sempre in agguato, i fedeli sono spaesati e rischiano di disperdersi, lei che è un buon pastore, come guiderebbe il gregge?

Non dobbiamo commettere l’errore di credere che un Cattolico, per rimanere tale, debba allontanarsi dalla Chiesa: sono gli eversori che la occupano che devono esserne cacciati e non i fedeli, che invece hanno pieno diritto di restarvi. Il pascolo e l’ovile non si cambiano: sono da cambiare i mercenari e i falsi pastori. I fedeli, quali pecore che riconoscono la voce del loro Pastore, devono piuttosto esercitare quel discernimento che è indispensabile nei tempi di crisi: riconoscere i buoni sacerdoti e sostenerli, materialmente e con la preghiera, perché prima o poi tornerà il Padrone della messe e finirà questa situazione assurda.

 

Quel che è certo è che occorre iniziare a non dare alcun aiuto a chi, nella Chiesa, appoggia gli errori della setta che la occupa: né offerte, né donazioni, né otto per mille. E se nella propria parrocchia il parroco è un eretico, non la si deve frequentare né per la Messa né per altro.

 

Va tenuto anche presente che, in una situazione di crisi, è fisiologico che si creino delle nicchie di anarchia non solo nell’istituzione, ma anche sul fronte opposto. Il Demonio non smette mai di seminare zizzania, né di corrompere anche le migliori intenzioni facendo leva sulle meschinità e sulle debolezze umane. Se guardiamo a chi oggi trova visibilità mediatica – non credo occorra fare dei nomi – ci rendiamo conto che il Sistema ha tutto l’interesse di convogliare l’opposizione verso figure di gatekeeper, di fatto vanificando e frustrando ogni resistenza.

 

Ma la resistenza vera – come quella di Sant’Atanasio, di cui abbiamo festeggiato la memoria liturgica la settimana scorsa – esiste eccome, anche se silenziosa o poco nota.

 

È il pusillus grex, il piccolo gregge sparso nel mondo al quale il Signore rivolge le Sue parole di consolazione e di speranza: Non temere: Io ho vinto il mondo (Gv 16, 33).

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Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Mons. Schneider: la FSSPX ha dovuto scegliere tra Roma e «l’integrità della fede»

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Il vescovo ausiliare di Astana, monsignor Athanasius Schneider, ha rottoil silenzio riguardo le ordinazioni episcopali della Fraternità San Pio X (FSSPX) ad Écône lo scorso 1 luglio. Le dichiarazioni di monsignor Schneider sono state pubblicate in un lungo e denso testo a firma del prelato apparso nel sito della vaticanista Diane Montagna. Sua Eccellenza aveva chiesto espressamente e più volte Leone XIV affinché concedesse alla FSSPX il mandato apostolico indispensabile per ordinare nuovi vescovi ed evitare così una nuova rottura. Nel suo appello del 24 febbraio domandava esplicitamente al Pontefice di agire come «costruttore di ponti» e mise in guardia dal rischio di provocare «una nuova divisione veramente inutile e dolorosa all’interno della Chiesa». Solo due mesi fa, sempre in un testo pubblicato dalla Montagna, monsignore aveva detto che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della Fraternità. Nei mesi precedenti, sempre esortando a sostenere la FSSPX, aveva affermato che la scomunica della Fraternità sarebbe stata invalida.    

Il dilemma tra preservare l’ integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuti dal Papa

È utile ricordare un caso storico in cui un grande santo si trovò di fronte al seguente dilemma: la scelta tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuto dal papa. Quel santo era il padre della Chiesa del IV secolo, Sant’Atanasio di Alessandria. Nel 357, papa Liberio, dopo aver firmato una formula di fede ambigua (che ometteva il termine dottrinale cruciale «consustanziale»), ordinò a Sant’Atanasio di entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani, vescovi con i quali lo stesso papa, sotto la pressione dell’Imperatore, era purtroppo entrato in comunione.   Sant’Atanasio si rifiutò di obbedire al papa, il quale, secondo la testimonianza di Sant’Ilario di Poitiers e altre fonti storiche, lo scomunicò, accusandolo di turbare la pace della Chiesa. Nonostante la scomunica, Sant’Atanasio continuò a governare la sua diocesi ad Alessandria e mostrò persino comprensione per la deplorevole condotta di papa Liberio. Tuttavia, papa San Damaso, successore di papa Liberio, ringraziò Sant’Atanasio e si consultò con lui sulle questioni relative ai vescovi orientali. Papa Liberio fu il primo papa a non essere canonizzato, mentre Atanasio non solo fu canonizzato, ma anche dichiarato Dottore della Chiesa.   Oggi Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di «scisma» contenuta nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di entrare in comunione con i membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al papa.

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Le consacrazioni episcopali celebrate a Écône dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) il 1° luglio 2026 rappresentano un esempio di questo raro dilemma: dover scegliere tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica così come è stata insegnata dal Magistero nel corso dei secoli, o essere canonicamente riconosciuti dal papa. Questo dilemma è evidente nelle condizioni poste per il riconoscimento canonico della FSSPX da parte del papa: essa deve accettare alcune ambiguità dottrinali recentemente introdotte (come si evince da alcuni insegnamenti non definitivi del Concilio Vaticano II e da alcune affermazioni e atti del Magistero post-conciliare), e accettare non solo la validità ma anche la correttezza (legittimità) del rito della Nuova Messa, nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il rito romano tradizionale.   Nell’affrontare questa complessa questione, è essenziale mantenere una prospettiva equilibrata, chiarire la terminologia e tenere sempre presente il vero e ultimo fine della Chiesa e la sua grande tradizione; una tradizione che affonda le sue radici ben oltre i secoli e i decenni recenti. In tal senso, occorre anche considerare situazioni analoghe tratte dalle principali crisi della storia della Chiesa.   Nel corso dei secoli, all’interno della Chiesa si sono manifestate due tendenze malsane che hanno portato a una visione ristretta della realtà: la tendenza a considerare l’aspetto giuridico quasi assoluto, ovvero il legalismo; e la tendenza ad assolutizzare la persona del papa e l’obbedienza a lui, ovvero il papalismo. Il legalismo, ossia la rigida adesione alla lettera della legge, e il papalismo, ossia l’obbedienza indifferenziata e quasi assoluta al papa, sono giunti a prevalere sulla necessità di chiarezza nella fede e nella liturgia.   Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale, come nel caso di papa Onorio I, le cui lettere dottrinalmente ambigue, emanate nell’ambito del suo Magistero ordinario, furono fermamente condannate dai papi successivi e da tre Concili Ecumenici, nonostante i tentativi del suo secondo successore, papa Giovanni IV, di una sorta di ermeneutica della continuità.   Ai giorni nostri, all’interno della Chiesa si afferma diffusamente che non possa sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede. Ciò significa, in definitiva, che l’obbedienza al papa è considerata talmente importante da ritenere preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto. Inoltre, si è affermata anche una concezione ristretta di comunione, sia con il papa che con la Chiesa.   L’obbedienza al papa è vista come indistinguibile dalla comunione con la Chiesa. Questo rischia di elevare l’obbedienza al papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio.   Occorre inoltre distinguere tra diritto positivo – ovvero le leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa – e diritto divino, ossia le verità di fede rivelate da Dio. Nessuno può contraddire il diritto divino e rimanere cattolico. Tuttavia, in circostanze davvero straordinarie e rare, un cattolico può essere chiamato in coscienza ad agire contro il diritto positivo, proprio per rimanere fedele senza compromessi al diritto divino.   I concetti stessi di «scisma» e «sottomissione» non sono ancora stati pienamente chiariti nella loro applicazione concreta e pratica. Il Codice di Diritto Canonico (Canone 751) definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». Di fatto, nella storia recente della Chiesa è emersa un’interpretazione molto ristretta di «scisma» e «sottomissione», in cui la disobbedienza materiale al papa – a prescindere dall’intenzione – è praticamente equiparata allo scisma formale.

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Occorre inoltre tenere presente lo stato di scisma formale, che significa il rifiuto, in linea di principio, dell’autorità papale attraverso l’istituzione di una gerarchia separata – come accadde con la Chiesa greco-ortodossa nel 1054, e in seguito con i numerosi e vari gruppi sedevacantisti fino ai giorni nostri. Tuttavia, non si può parlare di stato di scisma formale finché persiste la fede soprannaturale nel dogma del primato e dell’infallibilità papale, insieme al desiderio di vivere in concreta sottomissione all’autorità papale – anche se, a causa di una crisi straordinaria nella Chiesa, ciò non può al momento realizzarsi pienamente.   Una tale crisi straordinaria nella Chiesa può comportare un temporaneo offuscamento o una sospensione del compito principale del ministero papale, ovvero difendere e proclamare, in modo inequivocabile, l’integrità della fede e della liturgia cattolica.   Lo stesso vale per il concetto di essere «in comunione» con il papa. Per un periodo molto lungo, le ordinazioni episcopali furono effettuate senza il coinvolgimento diretto del papa, e le singole Chiese e i singoli vescovi esprimevano la loro comunione con lui in vari modi. Solo più tardi nella storia della Chiesa i papi richiesero che ogni ordinazione episcopale avvenisse con un mandato papale. Eppure, anche dopo questo sviluppo, il diritto canonico non considerava le ordinazioni episcopali illecite – cioè quelle compiute contro la volontà del papa – come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi. Ancora oggi, l’attuale Codice di Diritto Canonico elenca le ordinazioni episcopali illecite tra le offese riguardanti la celebrazione dei sacramenti o le classifica come atti di usurpazione d’ufficio.   In realtà, la norma che richiede un mandato papale per le consacrazioni episcopali è una questione di diritto positivo, non di diritto divino. Altrimenti, questa norma sarebbe stata osservata per tutta la storia della Chiesa, sempre, ovunque e da tutti, senza eccezioni. Naturalmente, un mandato papale per le consacrazioni episcopali è ordinariamente necessario ed è stato saggiamente istituito per garantire al meglio la sottomissione gerarchica dell’episcopato al papa.   La natura straordinaria dell’attuale crisi nella Chiesa si rivela, nel caso presente, nel fatto che una comunità la cui caratteristica essenziale è il desiderio di essere fedele al papa — e la Fraternità Sacerdotale San Pio X si considera tale — si trova di fronte a una tragica scelta: obbedire al papa, ed essere così costretta ad accettare aspetti incerti e poco chiari della dottrina e della liturgia, oppure disobbedire al papa in una questione di grave importanza, come la consacrazione dei vescovi, con l’unico intento di preservare i mezzi per trasmettere la fede e la liturgia nella loro piena integrità — come servizio alle anime, e quindi a tutta la Chiesa, papato compreso.   Non bisogna però sottovalutare la portata della crisi attuale della Chiesa, ma piuttosto esaminarla con onestà, risalendo alle sue radici. Queste radici affondano in alcune affermazioni dottrinali vaghe e ambigue del Concilio Vaticano II che, negli ultimi sessant’anni, hanno seminato confusione, come il relativismo dottrinale derivante dall’insegnamento e dalla pratica dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, che hanno contribuito a minare l’unicità di Gesù Cristo e della Sua Chiesa come unica via di salvezza. Inoltre, alcune lacune dottrinali e rituali della riforma liturgica, con le sue tendenze protestantizzanti, hanno oscurato la natura sacrificale centrale della Messa e la sua focalizzazione cristocentrica.   San Giovanni Enrico Newman fece la seguente notevole e opportuna osservazione : «i vescovi, quando non insegnano formalmente [ex cathedra], possono errare, come abbiamo constatato che errarono nel IV secolo. Papa Liberio poteva firmare una formula eusebiana [ariana] a Sirmio, e la messa dei vescovi ad Ariminum [Rimini] o altrove, eppure potevano, nonostante questo errore, essere infallibili nelle loro decisioni ex cathedra ” (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464). Ciò che il vescovo di Ratisbona Mons. Rudolf Graber, più di cinquant’anni fa, descrive in modo ancora più preciso la situazione attuale della Chiesa: «Ciò che accadde più di 1600 anni fa si ripete oggi, ma con due o tre differenze: Alessandria è oggi l’intera Chiesa universale, la cui stabilità è scossa, e ciò che allora fu intrapreso con la forza fisica e la crudeltà viene ora trasferito a un livello diverso. L’esilio è sostituito dal bando nel silenzio dell’indifferenza, l’uccisione dall’assassinio della reputazione» (Athanasius and the Church of Our Time, Edimburgo 1974, p. 23; originale: Athanasius und die Kirche unserer Zeit, Abensberg 1973).

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La Fraternità Sacerdotale San Pio X è praticamente l’unica comunità nella Chiesa odierna che richiama apertamente l’attenzione sulle evidenti ambiguità dottrinali presenti in alcune dichiarazioni conciliari e nel rito della Nuova Messa, chiedendone un chiarimento inequivocabile e, se necessario, anche una modifica, in conformità con il costante Magistero della Chiesa.   L’«ermeneutica della continuità» o della «riforma in continuità» – un approccio di per sé valido e utile – può però trasformarsi in una sorta di «camicia di forza», che si limita a coprire, superficialmente, le ferite causate dalle ambiguità e dalle confusioni dottrinali e liturgiche. Di fatto, la Santa Sede richiede una forma di ragionamento circolare: che tutto sia in ordine, a patto di compiere sforzi intellettuali sufficientemente rigorosi.   In realtà, con la sua instancabile insistenza sulla chiarezza nella dottrina e nella liturgia, la Fraternità Sacerdotale San Pio X rende un grande servizio a tutta la Chiesa, un servizio di valore storico. Se la Santa Sede prendesse sul serio questa posizione della Fraternità e, inoltre, riconoscesse le ambiguità oggettive presenti in alcune affermazioni del Concilio Vaticano II e nel rito della Nuova Messa, segnerebbe l’inizio della fine per il progetto modernista all’interno della Chiesa, che in realtà ha avuto inizio più di cento anni fa.   L’attuale crisi tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X può essere illustrata anche dalla seguente parabola: scoppia un incendio in una grande casa. Il capo dei vigili del fuoco autorizza l’uso solo dei nuovi metodi antincendio, sebbene questi si siano dimostrati meno efficaci dei vecchi metodi e strumenti collaudati. Un gruppo di vigili del fuoco disobbedisce a quest’ordine, continua a usare i metodi collaudati e addirittura recluta nuovi membri – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – e, di fatto, l’incendio viene circoscritto in molti punti. Eppure questi vigili del fuoco vengono etichettati come disobbedienti e scismatici e puniti per questo.   Per estendere ulteriormente la parabola: il capo dei vigili del fuoco ora ammette solo quei pompieri che riconoscono i nuovi metodi e obbediscono ai nuovi regolamenti della caserma. Ma data l’enorme portata dell’incendio, la disperata lotta per contenerlo e l’insufficienza dei metodi ufficiali, altri soccorritori intervengono con altruismo – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – apportando competenza, conoscenza e buone intenzioni, e alla fine contribuendo a salvare proprio la casa che il capo dei vigili del fuoco stava cercando di proteggere.   Col tempo, le circostanze storiche cambiano ed emerge un nuovo capo dei vigili del fuoco, che riconosce gli effetti negativi dei nuovi metodi antincendio. Non solo concede il permesso di utilizzare nuovamente i vecchi metodi collaudati, ma ne diventa egli stesso un fervente sostenitore. Riconosce inoltre il contributo di quei vigili del fuoco che un tempo erano stati incompresi, duramente puniti, trattati come emarginati ed espulsi come ribelli, e li riaccoglie tra le sue fila. Alla fine, una volta superato quel grande sconvolgimento, ciò che un tempo era stato condannato come disobbedienza e ribellione si rivela essere stato un atto di altruismo e dedizione.

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La storia un giorno rivelerà se le seguenti parole di Sant’Agostino si applicano alla situazione attuale della Fraternità Sacerdotale San Pio X:   «Spesso la divina provvidenza permette che anche uomini buoni vengano allontanati dalla congregazione di Cristo dalle tumultuose sedizioni di uomini carnali. Quando, per amore della pace della Chiesa, sopportano pazientemente quell’insulto o quell’offesa, e non tentano novità in fatto di eresia o scisma, insegneranno agli uomini come Dio debba essere servito con una vera disposizione e con grande e sincera carità. L’intenzione di tali uomini è di tornare quando il tumulto si sarà placato. Ma se ciò non è permesso perché la tempesta continua o perché il loro ritorno potrebbe scatenarne una ancora più violenta, essi rimangono fermi nel loro proposito di vegliare sul bene anche di coloro che sono responsabili dei tumulti e dei disordini che li hanno cacciati. Non formano conventicoli separati, ma difendono fino alla morte e sostengono con la loro testimonianza la fede che sanno essere predicata nella Chiesa cattolica. Questi il ​​Padre che vede nel segreto incorona nel segreto. Sembra che questo sia un tipo raro di cristiano, ma gli esempi non mancano. Così la divina provvidenza si serve di ogni genere di uomini come esempi per la sorveglianza delle anime e per l’edificazione del suo popolo spirituale» (De vera religione, 6,11).   Ciò che Sant’Atanasio scrisse ai suoi confratelli vescovi in ​​tutto il mondo, nel mezzo di una straordinaria crisi di fede, è applicabile anche al nostro tempo:   «I canoni e i decreti della Chiesa non furono dati ai giorni nostri, ma furono rettamente e fedelmente trasmessi a noi dai nostri antenati. Né la fede ebbe inizio in questo tempo, ma ci è giunta dal Signore per mezzo dei suoi discepoli. Affinché dunque le ordinanze che sono state conservate nelle Chiese fin dai tempi antichi non vadano perdute ai nostri giorni, e la custodia che ci è stata affidata sia richiesta dalle nostre mani, risvegliatevi, fratelli, come amministratori dei misteri di Dio, vedendoli ora sottratti dagli stranieri». (Ep. encyclica, 1)   Dio, nella Sua Provvidenza, scrive dritto anche su linee che, da una prospettiva puramente legale, appaiono storte. Possa Egli far sì che questo giorno giunga presto. Gioiamo in mezzo alla tribolazione e diciamo: Credo nell’invincibilità della Chiesa e del oapato, e credo che la Santa Sede un giorno risplenderà di nuovo come Cattedra di verità davanti al mondo intero.   Mons. Athanasius Schneider Vescovo

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Spirito

Belgio, i vescovi favorevoli ai preti sposati

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Su invito dell’arcivescovo anglicano di York, l’arcivescovo Luc Terlinden di Mechelen-Bruxelles ha partecipato al Sinodo generale anglicano tenutosi a York dal 10 al 12 luglio 2026. Al suo ritorno, il 15 luglio, ha rilasciato un’intervista al quotidiano olandese Nederlands Dagblad.

 

In risposta a una domanda sui sacerdoti sposati all’interno della Comunione anglicana, il vescovo Terlinden ha espresso il suo sostegno all’ordinazione di uomini sposati. «Nel contesto del sinodo del 2023, noi vescovi belgi abbiamo chiaramente indicato in un documento inviato a Roma di essere aperti a una discussione sulla possibilità di ordinare uomini sposati».

 

Ha proseguito: «a mio avviso, i sacerdoti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa». Ha tuttavia precisato che un simile passo non potrebbe essere compiuto senza l’approvazione del papa.

 

L’arcivescovo belga ha citato l’esempio delle Chiese cattoliche orientali: «ho parlato con un vescovo greco-cattolico che mi ha detto che il 90% dei suoi sacerdoti è sposato. In Occidente non sempre mostriamo sufficiente rispetto per questa tradizione orientale, che è anch’essa cattolica».

 

L’arcivescovo di Mechelen-Bruxelles sottolinea che i vescovi belgi auspicano un certo grado di decentramento da Roma. Ad esempio , il vescovo Johan Bonny di Anversa, in una lettera pastorale datata marzo 2026, ha annunciato la sua intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati (viri probati) entro il 2028.

 

«La nomina del vescovo di Anversa è frutto di una sua iniziativa personale, ma, naturalmente, non può ordinare sacerdoti sposati senza il permesso del papa», ha commentato il vescovo Terlinden.

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Riguardo al celibato sacerdotale

Alla luce della confusione generata dai vescovi belgi e da altri, è necessario chiarire la pratica tradizionale del celibato sacerdotale nella Chiesa cattolica. Ecco l’introduzione a un articolo di padre Frédéric Weil , pubblicato su La Porte Latine il 20 febbraio 2020, che può essere letto integralmente con profitto. Questo estratto fornisce già utili chiarimenti e ribadisce alcune verità.

 

«Fin dalle origini e per tutta la sua storia, la Chiesa ha dovuto affrontare continui attacchi contro la pratica del celibato sacerdotale. Tuttavia, le autorità romane non hanno mai dato ascolto alle lamentele e hanno mostrato grande vigore nell’applicazione di questa disciplina».

 

«Ma dal Concilio Vaticano II sono state introdotte delle eccezioni alla legge, eccezioni che non si erano mai verificate prima nell’Occidente latino. Bisogna riaffermare, contro gli oppositori, che questa legge sulla continenza è, con ogni probabilità, di origine apostolica».

 

«Ne sono una prova i lavori del gesuita Cochini del 1990 e del cardinale Stickler, pubblicati nel 1993. È proprio su questi ultimi che ci baseremo ampiamente in questo articolo, riassumendoli per illustrare la prassi della Chiesa in materia».

 

«Per evitare la comune confusione su questo argomento, è essenziale distinguere tra due concetti: continenza e celibato. Infatti, la disciplina ecclesiastica riguarda principalmente la continenza del clero, ovvero l’astinenza totale e perpetua, fin dal momento dell’ordinazione , da ogni rapporto carnale con la moglie. Per questo motivo, a volte i vedovi vengono ammessi al sacerdozio, anche se hanno avuto figli in precedenza. Si può persino affermare che la Chiesa ha sempre ammesso gli uomini sposati, purché si separino dalle mogli di comune accordo».

 

«Tuttavia, casi del genere sono diventati sempre più rari nel corso dei secoli. La Chiesa, persino alla vigilia del Concilio Vaticano II, concedeva tale permesso su decisione della Santa Sede, ma solo se anche la moglie entrava nella vita religiosa e se i figli non dipendevano più da lei. Questo fu il caso, in particolare, di padre d’Elbée, autore di Credere nell’amore, la cui moglie entrò nell’ordine carmelitano».

 

«Il celibato sembra dunque essere il mezzo più adatto per raggiungere questa continenza, ma non è ciò che si ricerca in primo luogo. L’espressione “celibato sacerdotale” è alquanto fuorviante. Sarebbe più preciso parlare di continenza del clero, poiché riguarda anche suddiaconi e diaconi».

 

L’abate Weil aggiunge che «se ora a Roma si parla apertamente di ordinare viri probati (“uomini che si sono dimostrati virtuosi”), per richiamarsi all’antica disciplina, si finge di dimenticare che questi uomini erano tenuti alla perfetta continenza».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Spirito

Condannati ingiustamente: rispondete con la carità

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Omelia pronunciata domenica 26 luglio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars di Flavigny da padre Gaud.   «La mia casa è una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri».   Questa è la parola che Nostro Signore pronuncia quando scaccia venditori e acquirenti dal Tempio. Poco prima, prima di entrare nel Tempio, mentre si avvicinava a Gerusalemme, Gesù pianse.   Quando Gesù dice questo, sta citando un profeta dell’Antico Testamento, il profeta Geremia, nel capitolo 7:   Non confidate in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore». Ecco, voi confidate in parole ingannevoli che non servono a nulla. Rubate, uccidete, commettete adulterio. Poi venite e vi presentate davanti a me in questa casa e dite: «Siamo salvati», per continuare a commettere tutte queste abominazioni. Questa casa è forse ai vostri occhi una spelonca di ladri?

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Il pericolo di una fede che rimane esteriore

Gesù vuole mostrarci un punto importante, poiché, come sapete, annuncia contemporaneamente la distruzione di Gerusalemme. Pertanto, l’insegnamento che impartisce in questo momento è fondamentale per il futuro di una società, per il futuro di una Chiesa, per il futuro di ciascuno di noi. Ciò che egli denuncia qui, come vedete, è una sorta di rifugio ingannevole nelle realtà sante.   Gesù non dice che il popolo ebraico rinneghi Dio. Nemmeno Geremia lo dice. Sono un popolo che crede, e credono così tanto da sentirsi al sicuro perché possiedono il Tempio di Gerusalemme.   Anche noi possiamo cadere nella stessa trappola, ovvero dire: «sono battezzato, vado a messa, prego, cosa ne so io? Appartengo al Tempio di Dio, che è la Chiesa Cattolica. Sono persino in comunione con Roma. Quindi va tutto bene».   Tutte queste realtà sono sacre, naturalmente, ma diventano pericolose se cercano di evitare una profonda conversione nei nostri cuori, di evitare un atteggiamento di verità, di rimanere superficiali.   I Padri della Chiesa, commentando questo passo, ammoniscono i cristiani dicendo: fate attenzione, perché quando Gesù dice questo, non si riferisce semplicemente al Tempio di Gerusalemme costruito in pietra, ma parla di voi stessi, della vostra persona, del vostro stesso corpo. San Paolo aveva affermato: «Voi siete il Tempio di Dio. Il vostro corpo è il Tempio di Dio».   Ciò che è importante ricordare in questo avvertimento di Gesù è cosa Dio trova in questo tempio. Quando Cristo viene, ad esempio, quando viene a voi durante la comunione, quando vi avvicinate alla Santa Mensa, Egli entra in voi. Cosa trova in questo tempio? Trova forse una tana di ladri, cioè un cuore interamente assorbito, ossessionato dalle finanze, dai beni materiali, dalle preoccupazioni di questo mondo?   Gesù non dice: «Non dobbiamo preoccuparci delle preoccupazioni di questo mondo», ovviamente no. Abbiamo una responsabilità in questo senso. Ma Gesù ci dice: non dobbiamo permettere che le preoccupazioni di questo mondo prendano il sopravvento al punto da invadere la nostra anima e il nostro cuore, non lasciando spazio a Dio stesso, al sacro.   Ed è proprio questa la domanda che ci poniamo ogni sera prima di andare a letto, quando esaminiamo la nostra coscienza: oggi, cosa ha trovato Cristo entrando nel mio cuore?

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Due tentazioni di fronte alle condanne di Roma

Vorrei applicare questo concetto agli eventi attuali e in particolare, come ben sapete, alle condanne a cui è stata sottoposta la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Vedete, nel nostro atteggiamento verso Roma e le sue condanne si manifestano due tentazioni in qualche modo opposte.   La prima tentazione sarebbe semplicemente quella di affidarci alla nostra appartenenza alla Tradizione della Chiesa.   Il rischio che corriamo è pensare, a volte anche senza rendercene conto: «abbiamo conservato la vera, santa liturgia. Abbiamo conservato la vera dottrina della Chiesa, la santa dottrina, senza mescolarla con tutti questi errori moderni. Quindi, siamo necessariamente i più fedeli». Beh, no, non necessariamente.   Preservando la sacra liturgia, i veri sacramenti della Chiesa e la completa dottrina tradizionale, avete tutti i mezzi per essere i più fedeli. Ma non siamo necessariamente i più fedeli. Possiamo dire: «questa è la vera Chiesa», non «il Tempio del Signore, il Tempio del Signore«, ma «questa è la vera Chiesa, la vera Chiesa, la vera Chiesa».   Eppure, gli ebrei avevano il Tempio e furono condannati proprio perché erano attaccati unicamente a questa apparenza esteriore. Noi non dovremmo essere un po’ farisei, per così dire, un po’ superficiali, rivolti all’esteriorità, dicendo: «abbiamo conservato la liturgia, la fede, e perciò siamo i più puri».   Il cuore e l’anima devono essere in sintonia con le forme, la verità e la dottrina. Sintonizziamoci interiormente su ciò in cui crediamo. Credo, cari fratelli, che sia proprio questo che state cercando di fare bene.   La seconda tentazione, per certi versi opposta, è quella di coloro che, all’interno della Chiesa, diranno oggi: «Noi abbiamo il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, e siamo in comunione con Roma, siamo in comunione con Roma, in comunione con Roma. Perciò siamo i veri fedeli. La Fraternità Sacerdotale San Pio X è deviante perché Roma ha deciso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarà scomunicata».   Ma dobbiamo andare molto oltre. Dobbiamo porci la domanda interiormente.   Coloro che dicono: «siamo con il papa attuale, quindi dobbiamo avere ragione», stanno facendo esattamente ciò che Geremia denuncia riguardo agli ebrei: «abbiamo il Tempio, quindi siamo salvati. Apparteniamo visibilmente, esteriormente e legalmente all’istituzione. Quindi siamo salvati». Questo è falso. È la stessa cosa. È il pericolo della superficialità, del fariseismo. È la stessa cosa.   In ogni caso, per tutti i cattolici è necessario andare oltre questa superficialità. Bisogna andare al cuore della verità. E il cuore della verità, il cuore di ciò che salverà un cattolico, di ciò che salverà l’umanità sulla terra, è la conformità al Vangelo. Si vive veramente il Vangelo, conformandosi alla fede della Chiesa, alla morale della Chiesa, che non è altro che la fede tradizionale, la morale tradizionale, che il Vangelo, i Padri della Chiesa e l’intero Magistero hanno predicato per duemila anni.   Ma non basta averlo nella testa, indossarlo, averlo addosso, nel proprio abbigliamento, nel proprio modo di fare; bisogna averlo nel cuore. Questo è ciò che state facendo, questa è la battaglia spirituale che stiamo combattendo, e Dio sa che la nostra vita nel mondo moderno non è facile.   Dio ti offre molte opportunità per combattere la battaglia spirituale e rimanere fedele al Vangelo, e questo è meraviglioso. Ciò dimostra che sei veramente sincero nel cuore. Non sei superficiale perché, proprio perché, affronti le tentazioni e le combatti con perseveranza.   Come vedete, questo è un profondo invito da parte di Cristo oggi ad andare oltre la superficialità.

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Prima di combattere, bisogna amare

Il secondo punto importante di questo brano del Vangelo è che Nostro Signore Gesù Cristo sta per condannare Gerusalemme e dirà: “Non rimarrà pietra su pietra”. Questo è un vero giudizio di Dio. Ma prima di pronunciare questo giudizio, cosa fece? Pianse. E questo dovrebbe mostrarci l’atteggiamento che dovremmo avere anche noi: pianse su Gerusalemme.   Per noi è la stessa cosa nella nostra lotta per la difesa dell’autentica Tradizione cattolica, cioè della fede, per la difesa delle forme liturgiche, come diciamo oggi, della liturgia tradizionale, cioè per la validità e la fecondità dei sacramenti.   Prima di combattere, dobbiamo avere, come Nostro Signore Gesù Cristo, questo amore di compassione per i nostri fratelli cattolici che hanno questo atteggiamento superficiale: «abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma».   Dobbiamo piangere per coloro che non capiscono – non li accuso, perché spesso non capiscono – che si rifugiano dietro questo atteggiamento superficiale che è una trappola, che impedisce loro di andare a fondo delle cose e di vedere che ci sono infedeltà nella santa Chiesa cattolica oggi contro le quali dobbiamo combattere.   È il nostro amore compassionevole per tutti i nostri fratelli e sorelle, siano essi papi, vescovi o fedeli. Dobbiamo coltivare questo amore compassionevole nelle nostre anime. Dobbiamo piangere per la Chiesa, o meglio, non per la Chiesa nel suo complesso, ma per gli uomini e le donne di ecclesiastico di oggi; dobbiamo piangere, avere questa compassione e pregare per loro.   E così, ancor prima di dire: «chi ci condanna si sbaglia. Papa Leone XIV, almeno a quanto pare, si sbaglia», dobbiamo piangere. Questo pianto viene dal cuore, da un amore compassionevole per le anime, per coloro che un giorno compariranno davanti al Signore.   Prima di correggere gli altri, dobbiamo amarli. Questo è veramente l’atteggiamento che il nostro Superiore Generale – avete tutti letto la sua lettera del 3 luglio al Papa – è il magnifico atteggiamento che ci insegna.   Prima di giudicare e condannare Gerusalemme, dichiarandone la distruzione, Cristo piange per amore della città e del suo popolo. La ama prima di riprendersela, e poi scende nel Tempio e scaccia i mercanti.   Non si sottrae al suo dovere verso lo Stato, non è un liberale; caccia i mercanti dal Tempio e ne spiega il motivo. Spiega loro i loro peccati, ma tutto ciò scaturisce da un amore immenso. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere.

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«Lasciate che la carità sia la radice di tutte le vostre azioni»

Concludo citando un magnifico passo di Sant’Agostino che descrive appieno la situazione che stiamo vivendo. Si trova nel suo trattato De vera religione, capitolo 6:   «Spesso, la divina Provvidenza permette che le vittime di agitazioni sediziose fomentate da uomini carnali, persino i giusti, vengano esclusi dall’assemblea dei cristiani, scomunicati. Se queste persone giuste sopportano tale ingiustizia e ignominia senza spirito di scisma, senza turbare la pace della Chiesa, senza fomentare divisioni, insegnano con il loro atteggiamento verso gli uomini con quale amore sincero e vero affetto Dio deve essere servito».   E poi aggiunge:   «Il loro obiettivo è tornare non appena la tempesta si sarà placata. E se non possono, perché la stessa tempesta persiste o si fa ancora più violenta, conservano comunque nel cuore la carità verso coloro da cui subiscono ingiustizie. E difendono, fino alla morte, con la loro testimonianza, la fede che sanno essere costantemente predicata nella Chiesa cattolica. Dio sta segretamente preparando la ricompensa per la loro pazienza».   È splendido, rispecchia perfettamente la situazione attuale.   Nel trattato Sul battesimo contro i donatisti , conclude con questa celebre frase, che dovrebbe essere un motto: «molti di coloro che sembrano essere dentro, e molti di coloro che sembrano essere fuori sono in realtà dentro».   È esattamente ciò che accadde con il Tempio di Gerusalemme. Tutti quegli ebrei che misero a morte Nostro Signore Gesù Cristo sembravano essere figli di Abramo, ebrei, veri credenti. In realtà, non la possedevano più; erano fuori dalla fede. E il Tempio sta per essere distrutto.   In conclusione, lasciamo la parola finale a Sant’Agostino. In un commentario all’Epistola di San Giovanni, egli afferma che dobbiamo lottare per difendere la fede:   «Ma se correggete, correggete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se tacete, tacete per amore. La carità sia la radice di tutte le vostre azioni.»   Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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