Geopolitica
Rubio dice che gli USA non lasceranno la NATO
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rassicurato gli stati membri della NATO sul fatto che Washington resta fedele al blocco militare, insistendo tuttavia sulla necessità che i membri aumentino drasticamente la spesa per i loro eserciti.
Rubio ha rilasciato queste dichiarazioni durante la riunione dei ministri degli Esteri della NATO tenutasi giovedì a Bruxelles.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva precedentemente minacciato di lasciare la NATO se i membri del blocco militare non avessero aumentato la loro spesa militare, chiedendo un enorme aumento al 5% del prodotto interno lordo (PIL) dall’attuale parametro di riferimento del 2% raggiunto solo da 23 dei suoi 32 membri nel 2024.
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«Gli Stati Uniti sono nella NATO… Gli Stati Uniti sono attivi nella NATO come non mai», ha detto Rubio ai giornalisti, liquidando i dubbi su questo impegno come «isteria».
Il Rubio ha continuato sottolineando che Trump «non era contro la NATO», ma piuttosto contro un blocco «he non ha le capacità di cui ha bisogno per adempiere agli obblighi» previsti dal suo trattato fondativo.
Rubio ha insistito sul fatto che «ogni singolo» membro della NATO deve concordare un «percorso realistico» per destinare alla difesa il 5% del suo PIL, anche se potrebbero volerci anni.
I membri dell’Europa orientale come Estonia e Polonia hanno sostenuto la richiesta degli Stati Uniti, con l’Estonia che si è già impegnata a raggiungere il 3,7% del PIL e la Polonia che punta al 4,7%. Le principali economie dell’UE, tuttavia, come Italia e Germania, hanno criticato l’obiettivo del 5% come irrealistico, citando le pressioni fiscali.
Negli anni Trump si è sempre dimostrato NATO-scettico.
Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa Trump aveva ospitato nello Studio Ovale il segretario NATO Mark Rutte lasciandosi sfuggire che l’Alleanza Atlantica potrebbe «essere coinvolta» nell’annessione della Groenlandia da parte degli USA. Il mese scorso aveva dichiarato che l’Ucraina puà scordarsi di entrare nella NATO.
Il biondo ex presidente USA già l’anno passato avrebbe discusso dell’uscita del Paese dalla NATO o della riduzione drastica dell’impegno dell’America nel blocco in caso di vittoria delle elezioni del 2024.
In precedenza l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton aveva dichiarato al Washington Post che «in un secondo mandato Trump, penso che potrebbe benissimo ritirarsi dalla NATO».
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il politologo accademico Phillips Payson O’Brien ha dichiarato che il ritorno di Trump alla Casa Bianca metterebbe fine all’Alleanza Atlantica.
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Trump, NATO-scettico della prima ora, da presidente è arrivato ad avere incontri anche rudi con il segretario dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg.
La posizione di Trump si inserisce in una corposa, ma sottaciuta, matrice di pensiero politico americano contraria alla NATO iniziata con George Kennan e proseguita durante tutta la seconda parte del XX secolo e l’inizio del XXI, una tendenza ovviamente contraria all’interventismo zelota e sanguinario della fazione neocon, che riesce a spingere Washington in guerra chiunque sia il presidente – con eccezione di Trump che, appunto, rifiutò di attaccare l’Iran e licenziò in tronco il neocon Bolton.
In un video pubblicato all’inizio del 2023, Trump ha attribuito il conflitto a «tutti i guerrafondai e i globalisti “America Last” nel Deep State, nel Pentagono, nel Dipartimento di Stato e nel complesso industriale della sicurezza nazionale», che secondo lui erano «ossessionati dallo spingere l’Ucraina verso la NATO». Nel filmato l’ex presidente attaccava frontalmente i neocon facendo pure esplicitamente il nome di Victoria Nuland, funzionaria del Dipartimento di Stato considerata pupara del conflitto ucraino.
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Geopolitica
Convertiplani USA sorvolano la capitale venezuelana
En estos momentos se está llevando a cabo un ejercicio de respuesta militar estadounidense en la Embajada de los Estados Unidos en Caracas. Garantizar la capacidad de respuesta rápida del ejército es un componente clave de la preparación de la misión, tanto aquí en Venezuela como… pic.twitter.com/PpEwghap8r
— Embajada de los EE.UU. en Caracas (@usembassyve) May 23, 2026
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Geopolitica
Funzionari statunitensi forniscono dettagli su un possibile accordo con l’Iran
Gli Stati Uniti e l’Iran sono pronti a firmare un accordo che prolungherà il cessate il fuoco di altri 60 giorni, durante i quali lo Stretto di Ormuzzo verrà riaperto e le restrizioni sul commercio di petrolio verso Teheran saranno revocate. Lo riporta Axios, che cita funzionari americani. Nel frattempo, le parti cercheranno di raggiungere un accordo definitivo per porre fine al conflitto.
Sabato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il memorandum d’intesa (MOU) è stato «ampiamente negoziato» e si trova attualmente in fase di finalizzazione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato lo stesso giorno che le parti si stanno avvicinando a una «convergenza di vedute», ma ha sottolineato che Teheran rimane preoccupata per una possibile inversione di rotta da parte di Washington.
Una fragile tregua tra Washington e Teheran è stata stabilita all’inizio di aprile, dopo un mese di intense ostilità iniziate da Stati Uniti e Israele. Da allora, Trump ha ripetutamente minacciato l’Iran di un nuovo attacco se si fosse rifiutato di fare concessioni.
Secondo un articolo pubblicato domenica da Axios, nell’ambito del protocollo d’intesa, la navigazione attraverso lo Stretto ormusino, che rappresenta circa il 25% del commercio globale di petrolio greggio, sarebbe stata riaperta a tutte le navi senza alcun pedaggio.
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In cambio, Washington rimuoverebbe il blocco sui porti iraniani e consentirebbe a Teheran la vendita senza restrizioni di petrolio, hanno riferito le fonti. Durante il cessate il fuoco di due mesi, che potrebbe essere ulteriormente prorogato di comune accordo, le parti si impegneranno in negoziati sul programma nucleare iraniano, hanno aggiunto.
Secondo funzionari statunitensi, il memorandum d’intesa proposto prevede anche la fine della campagna militare israeliana contro Hezbollah in Libano, lanciata dallo Stato Ebraico poco dopo l’attacco all’Iran. Le fonti della testata americana hanno aggiunto che la revoca delle altre sanzioni economiche contro Teheran e lo sblocco dei fondi iraniani avverrebbero solo nell’ambito di un accordo definitivo.
Il Baghaei ha dichiarato in un’intervista televisiva che gli attuali colloqui tra Stati Uniti e Iran «si concentrano in generale sulla fine della guerra» e sulla lotta contro quella che ha definito «la pirateria e il banditismo marittimo statunitensi».
Lo Stretto di Ormuzzo «non ha nulla a che fare con l’America», poiché spetta agli stati costieri – Iran e Oman – definire un meccanismo per il suo utilizzo, ha insistito. «In questa fase non stiamo discutendo i dettagli della questione nucleare», ma probabilmente verrà affrontata in seguito durante la tregua, ha affermato il portavoce.
Secondo il Baghaei, la revoca delle sanzioni «illegali e disumane» e lo sblocco dei fondi iraniani rimangono la «richiesta costante» di Teheran nei contatti con gli intermediari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Trump annuncia la «finalizzazione» dell’accordo con l’Iran
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