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Mons. Viganò: il mercoledì delle ceneri lo ricordano Trump e Melania, mentre i vescovi pensano al Ramadan
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, con una piccola nota affidata a X, indica uno dei segni contradditori dell’ora presente: il presidente americano e sua moglie parlano ai cattolici della Quaresima, mentre i vescovi paiono impegnati in una gara di auguri per il Ramadan.
«Mentre i vescovi della chiesa bergogliana formulano gli auguri per l’inizio del Ramadan, il presidente Trump e la First Lady formulano gli auguri quaresimali ai cattolici abbandonati dai loro pastori» scrive Viganò.
While the bishops of the Bergoglian church give good wishes for the beginning of Ramadan, President Trump and the First Lady give Lenten wishes to Catholics abandoned by their pastors. https://t.co/g3bBi4f8Ip
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) March 6, 2025
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Nel messaggio originale della Casa Bianca pubblicato ieri, il presidente e sua moglie scrivono:
«Questo mercoledì delle Ceneri, ci uniamo in preghiera alle decine di milioni di cattolici americani e di altri cristiani che iniziano il periodo sacro della Quaresima, un periodo di attesa spirituale della passione, morte e Resurrezione del nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo».
«Durante il periodo quaresimale, i cristiani trascorrono 40 giorni e 40 notti pregando, digiunando e facendo elemosine per approfondire la nostra fede e rafforzare la nostra fede nel Vangelo. Oggi, i seguaci di Cristo indossano croci di cenere sulla fronte, un sacro promemoria della nostra mortalità e del nostro bisogno duraturo dell’infinita misericordia e dell’amore redentore di Cristo».
«Mentre contempliamo solennemente la sofferenza e la morte di Gesù Cristo sulla croce in questa Quaresima, prepariamo le nostre anime alla gloria imminente del miracolo pasquale».
«Vi offriamo i nostri migliori auguri per un periodo quaresimale di preghiera e arricchente. Possa Dio Onnipotente benedirvi e possa continuare a benedire gli Stati Uniti d’America».
Mentre la Casa Bianca dirama un simile messaggio, il portale d’informazione ufficiale della Santa Sede, Vatican News, manda online un articolo intitolato «Il Ramadan, tempo di preghiera e riconciliazione per il bene del Creato». In pratica, all’apertura all’Islam qui si aggiunge anche il dogma ecologico: comprendiamo quindi che la sottomissione vaticana odierna è multipla.
Come riportato da Renovatio 21, aveva destato scandalo l’equiparazione del Mercoledì delle Ceneri con il Ramadam proposta negli scorsi giorni dal cardinale arcivescovo di Nuova York Timoteo Dolan.
Monsignor Viganò già negli scorsi giorni si era scagliato contro il fenomeno degli auguri episcopali per la festa maomettana, parlando di «autorità civile e religiosa usurpata da rinnegati che si prostituiscono per il Ramadan».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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2026, un anno di transizione per il Sacro Collegio
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Venezuela: la Chiesa nell’attesa
Mentre il presidente Trump annuncia la cattura del capo di stato venezuelano Nicolás Maduro durante un’operazione militare su larga scala il 3 gennaio 2026, la Chiesa cattolica è più che mai al centro del gioco politico. Preso tra la speranza di liberazione e il timore di sanguinose rappresaglie, il clero venezuelano sembra ora essere in un limbo, in attesa di un futuro incerto.
Non dalla Situation Room della Casa Bianca, né dallo Studio Ovale come di consueto, ma dalla sua lussuosa residenza privata di Mar-a-Lago in Florida, il presidente degli Stati Uniti ha condiviso la notizia con i suoi compatrioti. Attraverso i suoi consiglieri e i suoi account sui social media, Donald Trump ha confermato che le forze americane sono riuscite a catturare Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores.
L’operazione, descritta come un «colpo su larga scala», è stata caratterizzata da potenti esplosioni che hanno scosso Caracas intorno alle 2:00 del mattino, ora locale, facendo tremare le finestre dei quartieri residenziali e gettando la popolazione in uno stato di terrore misto a shock.
In questo caos, tutti gli occhi sono puntati sulla Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV), pilastro morale di un Paese in cui il potere esecutivo è in gran parte assente. Per i sacerdoti e i vescovi del Paese, questa nuova era inizia non con gioia, ma con estrema cautela. Storicamente, la Chiesa cattolica è stata l’ultimo baluardo contro le tendenze autoritarie del regime.
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Ma questa posizione di mediazione e critica le è valsa la costante ostilità del governo. Oggi, mentre le milizie paramilitari – i famigerati «Colectivos» – potrebbero cercare capri espiatori dopo l’attacco, il rischio che la Chiesa subisca una repressione «in stile nicaraguense» è nella mente di tutti.
Diversi esperti religiosi citati dalla Catholic News Agency lanciano l’allarme. Il regime di Maduro aveva già avviato una strategia di delegittimazione della Chiesa cattolica, talvolta favorendo fedi alternative per erodere l’influenza dei vescovi.
Lo scenario temuto è che i fedelissimi rimasti al regime, messi alle strette, possano rivoltarsi contro chiese, scuole e sacerdoti, percepiti come alleati dell’opposizione e degli interessi stranieri. Perché non dobbiamo dimenticare il peso demografico e sociale della fede in Venezuela.
Su una popolazione di circa 28 milioni di persone, oltre il 72% si identifica come cattolico, rappresentando circa 25 milioni di fedeli. Per questa stragrande maggioranza, la Chiesa non è solo una religione, ma anche una vitale rete di solidarietà. In un Paese devastato dalla carenza di cibo e medicinali, sono state spesso le parrocchie e la Caritas a mantenere in vita la popolazione.
La recente cancellazione di grandi raduni, come quello previsto per la canonizzazione di José Gregorio Hernández – a causa delle pressioni politiche del regime, che voleva cooptare l’evento – dimostra quanto fosse alta la tensione già prima dei raid aerei americani.
Papa Leone XIV, parlando dal Vaticano, ha chiesto preghiere per le nazioni «insanguinate». In Venezuela, la Conferenza Episcopale del Venezuela (CEV) esorta i fedeli a mantenere la calma e la fraternità, sottolineando che la dignità umana deve rimanere al centro di qualsiasi transizione politica.
Resta una domanda: il Paese riuscirà a evitare la guerra civile? In ogni caso, i circa 25 milioni di cattolici venezuelani non aspettano più semplicemente la fine di un regime; sperano in una pace che non significhi nuove persecuzioni.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di NoonIcarus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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I fedeli dell’ex diocesi peruviana di Leone lo esortano a revocare lo «scandaloso» rifiuto del titolo di Corredentrice
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