Geopolitica
Rubio: l’UE vuole un altro anno di guerra. Starmer abbraccia Zelens’kyj di ritorno dal disastro alla Casa Bianca
Alcuni paesi dell’UE sarebbero favorevoli a prolungare il conflitto tra Russia e Ucraina con l’idea di indebolire Mosca, ha accusato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, sottolineando che l’obiettivo di Washington è porre fine alle ostilità.
I commenti di Rubio sono arrivati dopo il pubblico scontro tra il presidente Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj di venerdì, che ha scatenato le accuse da parte dei funzionari americani secondo cui il leader ucraino avrebbe mostrato «mancanza di rispetto» e ingratitudine nei confronti degli Stati Uniti.
In un’intervista con la CNN di venerdì, Rubio ha sottolineato che Washington sta cercando la pace per l’Ucraina, aggiungendo che se c’è anche solo l’1% di possibilità che ciò accada, «bisogna esplorarla», suggerendo che alcune delle sue controparti dell’UE non sono esattamente a bordo con questo approccio.
Il Rubio ha citato un ministro degli esteri europeo non identificato che ha affermato che il piano dell’UE è di consentire «che la guerra continui… per un altro anno e a quel punto la Russia si sentirà così indebolita che implorerà la pace». Rubio ha criticato questo approccio, affermando: «questo è un altro anno di uccisioni, un altro anno di morti, un altro anno di distruzione e, tra l’altro, non è un piano molto realistico dal mio punto di vista».
Rubio ha anche chiesto a Zelens’kyj di scusarsi per quello che ha definito un approccio «antagonistico» durante l’incontro, rimproverandolo per la sua posizione su un accordo che concedeva agli Stati Uniti i diritti sulle risorse naturali dell’Ucraina, che avrebbe dovuto essere firmato alla Casa Bianca ma è finito nel limbo a causa del battibecco che ne è seguito.
Mentre lo Zelens’kyj, che ha esortato gli Stati Uniti a continuare a sostenere militarmente l’Ucraina, avvertendo che il mancato rispetto di questa disposizione si sarebbe ritorto contro di lui, è stato pesantemente criticato dai funzionari dell’amministrazione Trump e dai repubblicani, molti leader dell’UE si sono schierati a suo sostegno.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha elogiato la «dignità» di Zelens’kyj e lo ha rassicurato dicendo che «non è mai solo». Friedrich Merz, presunto futuro cancelliere tedesco, ha affermato che «non dobbiamo mai confondere aggressore e vittima in questa terribile guerra».
Nel frattempo, Kaja Kallas, la più alta diplomatica dell’UE, è andata ancora oltre, lanciando un rimprovero non troppo velato a Trump. «Siamo al fianco dell’Ucraina. Intensificheremo il nostro supporto all’Ucraina in modo che possa continuare a combattere l’aggressore… Oggi, è diventato chiaro che il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader. Tocca a noi, europei, accettare questa sfida».
Mentre la Russia ha elogiato l’amministrazione Trump per la sua volontà di trovare soluzioni per risolvere il conflitto in Ucraina, anche esaminandone le cause profonde, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha denunciato l’UE per quello che ha descritto come un desiderio di inasprire ulteriormente le ostilità.
Zelens’kyj ieri ha ricevuto un caloroso benvenuto a Londra dal primo ministro britannico Keir Starmer, che ha rassicurato il leader ucraino del «sostegno incrollabile» della Gran Bretagna «per tutto il tempo necessario» dopo un l’incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Starmer ha assicurato a Zelens’kyj il pieno appoggio di Gran Bretagna «per tutto il tempo necessario», sottolineando l’importanza di raggiungere una «pace giusta e duratura che garantisca la futura sovranità e sicurezza dell’Ucraina», secondo un portavoce.
Il Regno Unito ha anche annunciato sabato un nuovo prestito da 2,84 miliardi di dollari per rafforzare le capacità militari dell’Ucraina, che Londra spera venga ripagato con i profitti derivanti dai beni russi congelati. Zelens’kyj ha salutato «l’incontro significativo e caloroso» con Starmer e ha promesso che i «fondi saranno destinati alla produzione di armi in Ucraina».
Dal 2022, Washington e Bruxelles hanno congelato circa 300 miliardi di dollari in riserve della banca centrale russa, insieme a miliardi di asset privati. I funzionari occidentali hanno proposto di reindirizzare parte dei fondi all’Ucraina, ma preoccupazioni legali hanno rallentato tali sforzi. Tuttavia, i proventi degli asset vengono già utilizzati per sostenere alcuni dei prestiti del G7 all’Ucraina.
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Immagine di Number 10 via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Geopolitica
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisibi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraviso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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