Geopolitica
Trump pianifica il ritiro dalla Siria
Il Pentagono sta elaborando piani per un ritiro completo delle truppe statunitensi dalla Siria, ha riferito la NBC News, citando due funzionari della difesa anonimi. Ciò avviene poco dopo che il presidente Donald Trump ha suggerito che il coinvolgimento militare dell’America nel paese non serve a scopi utili.
Le truppe statunitensi sono entrate in Siria nel 2014 con il pretesto di combattere l’ISIS e da allora hanno mantenuto una presenza nel Paese, nonostante non siano mai state invitate da Damasco.
Secondo il servizio dell’emittente NBC pubblicato martedì, i funzionari della difesa degli Stati Uniti hanno iniziato a preparare piani di ritiro, con tempi che vanno dai 30 ai 90 giorni. Fonti hanno detto alla rete che il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Mike Waltz, ha incontrato i comandanti militari senior presso la sede centrale del Comando centrale degli Stati Uniti a Tampa, Florida, venerdì. A quanto si dice, è stato informato sulla situazione in Medio Oriente.
Commentando i resoconti della stampa che suggerivano che aveva informato Israele dell’imminente ritiro, Trump ha detto la scorsa settimana: «prenderemo una decisione in merito. Non stiamo ottenendo, non siamo coinvolti in Siria».
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«La Siria è un disastro a sé stante. Hanno già abbastanza guai laggiù. Non hanno bisogno che ci coinvolgiamo», ha aggiunto.
L’emittente pubblica israeliana Kan ha diffuso questa affermazione in merito ai presunti piani di ritiro verso la fine del mese scorso, il che presumibilmente ha causato preoccupazione tra i funzionari israeliani.
Nel dicembre 2018, durante il suo primo mandato, Trump annunciò i piani per ritirare le truppe statunitensi dalla Siria. La decisione incontrò una forte opposizione da parte del Segretario alla Difesa James Mattis, che alla fine si dimise per protesta. Mentre parte del personale è ritirato, molti altri sono stati in seguito ridistribuiti.
Poco dopo il rovesciamento del governo di Bashar Assad nel dicembre 2024 da parte di una coalizione libera di gruppi di opposizione armati, il Pentagono ha riconosciuto che il numero di truppe statunitensi nel paese era in realtà di 2.000, rispetto alle 900 segnalate in precedenza. Diversi organi di informazione hanno affermato più tardi quel mese che diversi grandi convogli militari statunitensi carichi di armi ed equipaggiamento erano entrati in Siria dall’Iraq, rafforzando ulteriormente il contingente statunitense.
Assad e Mosca hanno ripetutamente denunciato la presenza militare statunitense come un’occupazione illegale, sottolineando che a Washington non è mai stato concesso il permesso di stazionare truppe in Siria. L’ex governo di Damasco ha anche accusato Washington di aver rubato le risorse naturali del paese, dato che le basi statunitensi si trovano nelle zone nord-orientali della Siria ricche di petrolio.
Le ultime affermazioni sul potenziale ritiro dalla Siria sono arrivate mentre Trump ha annunciato martedì una proposta che include un piano per «prendere il controllo» di Gaza. Non ha escluso di schierare truppe statunitensi nell’enclave palestinese, promettendo di «fare ciò che è necessario».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato si erano diffuse voci di violenti scontri tra l’esercito siriano e forze americane e dei curdi filoamericani. Tensioni si erano registrate anche due mesi fa, mentre a marzo le basi americane erano state attaccate da missili.
Sempre a inizio anno l’allora Capo di Stato Maggiore USA Mark Milley aveva visitato le truppe americane che occupano parte della Siria. Milley, come noto, è stato recipienti pochi giorni fa di una grazia preventiva da parte del presidente uscente Joe Biden.
Come riportato da Renovatio 21, una anno fa milizie irachene avevano lanciato attacchi con droni alla guarnigione USA di stanza nella controversa base siriana citata come centrale del terrore da Assad. Ulteriori scontri si erano registrati presso Deir ez Zor, luogo di occupazione USA ricco di petrolio.
Bombardamenti ritorsivi da parte dell’aviazione statunitense si sono avuti in queste settimane, l’ultimo a dicembre 2024. Il Pentagono sostiene che i raid aerei sono attacchi a quelli che sostiene siano «proxy iraniani» in Siria.
Milizie arabe avevano attaccato gli americani in Siria ancora mesi fa.
Gli Stati Uniti mantengono una forza di circa 900 militari in Siria, mantenendo un’impronta nel Paese dilaniato dalla guerra dal 2016. Tuttavia, la loro presenza laggiù non ha legalità, non avendo acquisito né il permesso di Damasco né un mandato da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
A marzo 2023 il deputato della Florida Matt Gaetz aveva tentato inutilmente di far votare una risoluzione – War Powers (H.Con.Res.21) – per la rimozione delle truppe statunitensi dalla Siria. «Il presidente dei capi di Stato maggiore Mark Milley ha fatto una rara visita senza preavviso in Siria sabato» aveva detto il giovane rappresentante floridiano «che è stato il suo primo viaggio in quel luogo come massimo generale americano. Lo scopo era quello di riaffermare la presenza e la missione delle truppe statunitensi lì, anche se il pubblico si è in generale stancato dei coinvolgimenti militari stranieri».
È noto che, nonostante vi siano soldati USA morti, la maggior parte degli americani è completamente all’oscuro del fatto che la Casa Bianca abbia dispiegato truppe per occupare parte della Siria negli ultimi otto anni.
Gaetz, avversato fortemente dalla lobby ebraica, era stato nominato a capo del dipartimento di Giustizia, ma ha rinunziato a causa di uno scandalo – latente da anni – di natura sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Assad si è spinto a dire di avere le prove che terroristi islamisti siano addestrati sul territorio della base militare americana (illegalmente presente su territorio siriano) di Al-Tanf.
Già nel 2022 l’Intelligence russa accusava gli Stati Uniti di addestrare militanti ISIS in Siria per la guerra ucraina. I miliziani takfiri consumerebbero così il loro desiderio di vendetta nei confronti dei russi. L’ISIS, ancora presente sul territorio, un anno fa ha ucciso a Palmira 14 soldati siriani.
Tra il 2022 e il 2023 gli USA hanno sostenuto di aver ucciso in Siria tramite drone il leader ISIS Maher al-Magal; tuttavia, poco prima, avevano ucciso un altro capo dello Stato Islamico, Abu Inrahim al-Hashimi al Qurayshi, il quale tuttavia abitava in un’area della Siria occupata dalla Turchia (alleata USA) e da Al Qaeda (che alcuni ritengono, con varie sigle, sostenuta da Washington nella guerra siriana contro Assad).
Da notare come toppe dell’ISIS siano comparse fra combattenti ucraini armati e sostenuti dall’amministrazione americana. L’anno passato l’Intelligence russa ha accusato gli USA di addestrare in Siria militanti ISIS per spedirli al fronte in Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro degli Esteri russo Sergio Lavrov ha affermato che la presenza militare statunitense nelle province siriane ricche di petrolio, nonché le paralizzanti sanzioni economiche imposte nel corso degli anni, hanno contribuito alla caduta dell’ex presidente Bashar Assad.
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Immagine di pubblico dominio CCO via Flickr
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Geopolitica
Raid aerei pakistani in Afghanistan
Lunedì mattina l’aviazione pakistana ha colpito presunti nascondigli di militanti nell’Afghanistan orientale, uccidendo almeno tre persone e inasprendo nettamente le tensioni transfrontaliere.
Gli attacchi all’alba nel distretto di Nurgal, nella provincia di Kunar, e nel distretto di Barmal, nella provincia di Paktika, sono stati una rappresaglia per l’attentato suicida di venerdì in una moschea all’interno di una struttura di polizia nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord-ovest del Pakistan, che ha causato almeno 16 morti e numerosi feriti.
Secondo quanto riportato, funzionari pakistani avrebbero dichiarato di aver ucciso 28 presunti militanti dopo attacchi di aerei da combattimento e droni contro obiettivi nella zona di Patang, nel distretto di Nurgal, e nelle aree di Torkandi e Rukha, nel distretto di Barmal. Il governo talebano afghano ha invece affermato che gli attacchi hanno causato la morte di tre civili: una donna e due uomini.
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Il viceportavoce del governo afghano, Hamdullah Fitrat, ha dichiarato che la casa di un abitante del villaggio di Pathan, nel distretto di Nurgal, di nome Noor Ahmad, è stata distrutta, causando la morte sua e di due membri della sua famiglia e il ferimento di altri quattro parenti.
Gli attacchi aerei rischiano di aprire una nuova escalation tra i due Paesi confinanti. Un portavoce del governo talebano, Zabiullah Mujahid, ha condannato gli attacchi pakistani e ha promesso una «risposta adeguata».
«Condanniamo questa aggressione e oppressione, considerandola una ripetizione di tali crimini», ha scritto Mujahid su X. «Gli ambienti militari pakistani hanno commesso ancora una volta un simile crimine per distogliere l’attenzione dai fallimenti in materia di sicurezza del loro Paese».
Negli ultimi mesi gli attacchi dei militanti sono aumentati nelle zone di confine del Pakistan. Islamabad ha accusato l’Afghanistan di ospitare i militanti e, in risposta, il suo esercito ha lanciato attacchi all’interno del Paese. Kabul, tuttavia, sostiene che gli attacchi colpiscono i civili, comprese donne e bambini.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa era emerso che l’Afghanistan aveva lanciato attacchi con droni all’interno del Pakistan. Ciò avveniva dopo che Islamabad ha lanciato attacchi di confine che hanno causato 28 morti nel Paese.
Nel corso dell’anno Afghanistan ha inoltre accusato il Pakistan di aver eseguito un raid aereo contro l’ospedale Omid di Kabul, una struttura con 2.000 posti letto specializzata nel trattamento delle dipendenze, che ha causato la morte di almeno 400 persone nel mese di marzo.
Come riportato da Renovatio 21, in primavera l’Afghanistan aveva accusato il Pakistan di «crimini di guerra imperdonabili».
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Islamabad ha ribadito più volte che i suoi attacchi in Afghanistan sono mirati contro gli insorti che operano sul suo territorio e non colpiscono i civili. Il Pakistan imputa in parte le tensioni con Kabul al crescente coinvolgimento del regime talebano con l’India, storica rivale di Islamabad. Nuova Delhi negli scorsi mesi ha dichiarato il sostegno a Kabullo.
Da mesi i due Paesi limitrofi si scambiano colpi nonostante le tregue. Il Pakistan accusa da tempo l’Afghanistan di dare rifugio a gruppi armati che compiono incursioni transfrontaliere e attacchi terroristici, tra cui l’attentato a una moschea di Islamabad nel febbraio scorso, che ha causato la morte di oltre 30 persone. I talebani hanno negato di fornire aiuto ai militanti che attaccano il Pakistan.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta cercando di fare da paciere tra i due Paesi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Capo della sicurezza diplomatica polacca cade dal terzo piano
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