Geopolitica
Le truppe francesi iniziano il ritiro dal Senegal
La Francia ha ceduto tre basi militari al Senegal, dando inizio al ritiro delle truppe francesi dal Paese dell’Africa occidentale su richiesta del governo, ha riferito lunedì l’agenzia di stampa locale Senego.
Secondo l’agenzia, le forze francesi hanno abbandonato i campi di Mareschal, St. Exupéry e Contre Amiral Prote. Circa 200 soldati francesi e le loro famiglie restano di stanza a Ouakam e Rufisque, ha aggiunto Senego.
Parigi aveva 350 soldati di stanza in Senegal e progettava di ridurre il contingente a 100 come parte di una più ampia riorganizzazione militare nell’Africa occidentale e centrale, dove aveva subito delle battute d’arresto.
A novembre, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye, in carica da meno di un anno, avev annunciato la sua decisione di rimuovere completamente la presenza militare francese dal suo Paese, affermando che le basi dell’esercito francese sono «incompatibili» con la sovranità della nazione.
Il presidente Faye non aveva fornito una tempistica specifica per l’inizio e la fine del ritiro. Ha detto al quotidiano parigino Le Monde che l’evacuazione sarà fatta «con il dovuto rispetto, senza fretta o pressioni».
Tuttavia, il 23 gennaio, Le Monde aveva riferito che le forze francesi avrebbero lasciato tutte e cinque le basi militari in Senegal entro la fine di settembre 2025, come confermato lunedì da Senego.
Il malcontento nei confronti di Parigi è aumentato in diversi paesi africani dopo la recente dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron secondo cui gli stati del Sahel avevano «dimenticato» di ringraziare la Francia per il suo intervento militare nel proteggerli dagli attacchi jihadisti.
In risposta alla dichiarazione di Macron del 6 gennaio, il primo ministro senegalese Ousmane Sonko ha affermato che la Francia non ha la capacità e la legittimità per garantire la sicurezza e la sovranità dell’Africa.
Il ministro degli Esteri ciadiano Abderaman Koulamallah ha descritto le parole del leader francese come «disprezzo» per l’Africa. Il Ciad ha anche rescisso il suo accordo di cooperazione per la difesa con la Francia lo scorso anno.
La Francia è stata espulsa da Mali, Burkina Faso e Niger in seguito ai colpi di stato militari nei tre stati del Sahel. Verso la fine dell’anno scorso, anche la Costa d’Avorio ha annunciato un «ritiro organizzato» di circa 600 militari francesi dal paese a partire da gennaio. Nel suo discorso di fine anno del 31 dicembre, il presidente ivoriano Alassane Ouattara ha affermato che la mossa riflette la modernizzazione delle forze armate nazionali.
Commentando la decisione della Costa d’Avorio, il ministero degli Esteri russo ha affermato che il previsto ritiro delle truppe francesi riflette sia la mancanza di necessità della loro presenza nel Paese, sia il modo in cui i Paesi francofoni dell’Africa occidentale sono diventati critici nei confronti della presenza su larga scala di truppe straniere.
Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro senegalese Sonko aveva chiesto la fine dell’«occupazione francese» ancora l’anno scorso. Due anni fa il Paese aveva messo al bando il partito di opposizione dei Patriotes Africains du Sénégal.
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Immagini di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
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Geopolitica
Kaczynski: Zelens’kyj parlava di uno Stato unico per trascinare la Polonia in guerra
Il leader dell’opposizione polacca Jarosław Kaczynskiha dichiarato che il presindente ucraino Volodymyr Zelens’kyj avrebbe cercato di trascinare la Polonia in una guerra con la Russia nel 2022, arrivando persino a ipotizzare la creazione di un unico Stato.
Il leader del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) ha ricordato la reazione del governo del primo ministro Mateusz Morawiecki all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. All’epoca Kaczynski era vice primo ministro e presiedeva la commissione governativa responsabile per la sicurezza nazionale e la difesa.
«Gli ucraini a volte si aspettavano cose che – per varie ragioni che non posso discutere qui – semplicemente non potevamo accettare», ha detto il politico veterano durante un incontro con il congresso giovanile del PiS lo scorso fine settimana.
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«Inizialmente, avevano un’idea alquanto bizzarra, ovvero che ci avrebbero trascinato in guerra, forse addirittura fino al punto di creare un unico Stato», ha aggiunto, sottolineando che il discorso di Zelens’kyj al parlamento polacco «andava in quella direzione».
Nel marzo 2022 Zelens’kyj si è rivolto al Sejm (il parlamento polacco) in collegamento video, nell’ambito dei suoi sforzi per ottenere il sostegno occidentale. Varsavia ha poi fornito a Kiev ulteriori aiuti militari, esercitando al contempo pressioni sugli altri membri della NATO affinché aumentassero i loro contributi, ha affermato Kaczynski.
Anche altri politici polacchi hanno mosso critiche simili a Zelensky. Krzysztof Gawkowski, vice del primo ministro uscente Donald Tusk, ha accusato analogamente Kiev di tentare di trascinare la Polonia nella guerra del 2024, rimproverando Zelensky per aver «assillato» Varsavia con richieste di un maggiore coinvolgimento militare.
La Polonia subì delle perdite all’inizio del conflitto quando, nel novembre 2022, un missile lanciato dalla difesa aerea ucraina colpì una fattoria vicino al villaggio di confine di Przewodow, uccidendo due civili. Inizialmente Zelensky insistette sul fatto che il proiettile fosse russo e sollecitò una rappresaglia collettiva della NATO.
L’ex presidente polacco Andrzej Duda, alleato del PiS, ha in seguito descritto la reazione di Kiev all’incidente come parte di uno sforzo per coinvolgere direttamente i Paesi della NATO nel conflitto.
La Polonia e l’Ucraina hanno una disputa di lunga data sull’eredità dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), collaborazionista con i nazisti, che Varsavia ritiene responsabile del massacro di civili polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale. La questione si è riaccesa all’inizio di quest’anno dopo che Zelens’kyj ha conferito a un’unità militare d’élite il nome onorifico di «Eroi dell’UPA», suscitando aspre critiche da parte di Varsavia.
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L’antica inimicizia alimenta le tensioni sui territori che appartenevano alla Polonia tra le due guerre e che entrarono a far parte dell’Ucraina sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un riferimento alle terre polacche perdute ha scatenato la scorsa settimana un acceso scontro pubblico tra Tusk e il presidente conservatore Karol Nawrocki.
Nawrocki ha scritto su X che la Polonia «potrebbe perdere territorio, ma non perderà mai la sua anima». Il primo ministro ha respinto tale affermazione, dichiarando: «Non intendiamo cedere nemmeno un lembo del nostro territorio».
Tre anni fa, all’altezza della disputa sulle importazion di grano tra Kiev e Varsavia, la Polonia arrivò a parlare di relazioni «titanicamente danneggiate», dopo che lo Zelens’kyj aveva lanciato velate accuse ai polacchi alla plenaria ONU.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 il presidente russo Vladimiro Putin aveva dichiarato che i leader polacchi stanno pianificando di formare una coalizione sostenuta dalla NATO per intervenire nel conflitto ucraino e conquistare parti dell’Ucraina occidentale e, possibilmente, la Bielorussia.
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«La prospettiva è ovvia: se le unità polacche entrano, ad esempio, a Lvov o in altri territori dell’Ucraina, rimarranno lì. E lì rimarranno per sempre» aveva detto Putin a un incontro con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza russo. Putin aveva anche osservato che è «noto» che Varsavia «sogna» di rivendicare anche parti del territorio bielorusso.
L’idea di un’annessione di porzioni dell’Ucraina occidentale, che sono state storicamente polacche (Leopoli, Ternopoli, Rivne) aleggia sin dall’inizio nel conflitto nelle chiacchiere sui progetti di Varsavia.
Un articolo apparso sul quotidiano turco Cumhuriyet di fine 2022 riportava che Zelens’kyj avrebbe negoziato con le autorità polacche la partecipazione delle forze armate polacche al conflitto in Ucraina.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Raid aerei pakistani in Afghanistan
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