Spirito
Il trionfo di Satana finirà con l’uccisione dell’anticristo da parte di San Michele. Omelia di mons. Viganò per l’epifania del Signore
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la festa dell’Epifania del Signore
Surge et illuminare
Omelia nell’Epifania di Nostro Signore
Surge et illuminare, Jerusalem,
quia venit lumen tuum,
et gloria Domini super te orta est.
Sorgi e risplendi, Gerusalemme:
poiché è venuta la tua luce
e su di te è sorta la gloria del Signore.
Is 60, 1
Questa grande festa dell’Epifania, che assieme alla Pasqua, all’Ascensione e alla Pentecoste è chiamata giorno santissimo nel Canone della Messa, completa la festa del Natale del Signore.
Se nella Notte santa abbiamo adorato l’Emmanuele con gli Angeli e con i pastori, oggi nel Re Bambino adoriamo il dominator Dominus, ai piedi del Quale tutte le genti sono chiamate da ogni confine della terra. Et adorabunt eum omnes reges terræ: omnes gentes servient ei, dice la Scrittura: Lo adoreranno tutti i re della terra, e tutti i popoli Lo serviranno.
L’abbiamo cantato nell’Introito: Ecce, advenit dominator Dominus; et regnum in manu ejus, et potestas, et imperium. Ecco viene il Signore dominatore: nella sua mano il regno, e la potestà regale e il potere.
Non è, questo, un auspicio, un pio desiderio destinato a compiersi solo in parte o ad essere infranto dalla cruda realtà di un mondo ribelle; è invece un’affermazione certissima, fondata sulla necessità ontologica del trionfo di Cristo, al quale nessuno potrà mai opporsi e che nessuno potrà mai impedire.
Ma mentre siamo concentrati sull’adorazione dei Magi, che rendono il proprio tributo di oro, incenso e mirra al Re dei re dopo il povero omaggio dei pastori, non dobbiamo dimenticare che il Signore stesso, con l’Incarnazione, è venuto su questa terra per offrire alla Santissima Trinità, e al Padre eterno, il tributo delle anime strappate al dominio di Satana e conquistate nella Passione e Morte sulla Croce. I Magi offrono l’oro alla Regalità di Cristo, l’incenso alla Sua Divinità, la mirra a Cristo Vittima sacrificale.
Essi sono pertanto figura di Nostro Signore, che all’eterno Padre offre tutti noi, e con noi, tutti coloro che la Provvidenza ha destinato alla gloria del Cielo, mediante l’offerta di Cristo Vittima, innalzata sull’altare del Calvario da Cristo Sacerdote, che come Re rappresenta l’umanità che Gli appartiene per diritto divino, di stirpe e di conquista, e che come Dio può redimere riparando le nostre colpe infinite e l’infinita offesa arrecata a Dio.
Ce lo conferma la Secreta di oggi: Ecclesiæ tuæ, quæsumus, Domine, dona propitius intuere: quibus non jam aurum, thus, et myrrha profertur: sed quod eisdem muneribus declaratur, immolatur, et sumitur, Jesus Christus Filius tuus Dominus noster: Guarda benigno, o Signore, te ne preghiamo, alle offerte della tua Chiesa, con le quali non si offre più oro, incenso e mirra, bensì proprio Colui che, mediante le medesime, è rappresentato, offerto e ricevuto: Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.
Nei Magi – come già nei tre Angeli che visitarono Abramo – possiamo vedere anche una figura delle Tre Persone della Santissima Trinità che si compiacciono di veder compiuta nel Figlio la divina Volontà: Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale Mi sono compiaciuto (Mt 3, 17). Ciò che è significato con i tesori dischiusi dai Magi nel silenzio di Betlemme – la divinità di quel Bambino – è proclamato dal Suo Padre celeste al momento del Battesimo nel Giordano, che parimenti oggi celebriamo assieme al miracolo dell’acqua mutata in vino alle nozze di Cana.
La solennità della manifestazione divina del Salvatore – questo il significato della parola epifania usata nella Chiesa Romana e della parola teofania della Chiesa d’Oriente – ci pone dinanzi alla divina Regalità di Cristo sotto due aspetti: quello della Sua prima e quello della Sua seconda venuta.
La prima venuta si è compiuta nella povertà, nel silenzio, nell’umile obbedienza ai Genitori per trent’anni, nella predicazione per tre anni, nell’affrontare i tormenti della Passione, l’ignominia della Croce, la Morte e la Deposizione nel sepolcro; e poi nella Resurrezione – compiuta lontano dallo sguardo di tutti, nel silenzio dell’alba di una domenica di millenovecentonovantadue anni fa, e si è conclusa con l’Ascensione al Cielo e quella promessa dell’Angelo: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo (At 1, 11).
La seconda venuta del Signore avverrà nella gloria: et iterum venturus est cum gloria judicare vivos et mortuos, proclamiamo nel Credo. E sarà sempre quel Re divino a chiudere lo scorrere del tempo e della storia nel Giudizio Universale, a terminare la fase della prova, et sæculum per ignem. Allora si compirà definitivamente quanto annunciato nel passo del Profeta Isaia che abbiamo appena ascoltato: Alzati o Gerusalemme e rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te (Is 60, 1).
Questa Luce, venuta nel mondo duemilaventicinque anni fa, risplenderà nel Corpo Mistico, di cui Cristo è Capo divino, dopo questi tempi oscuri di apostasia e dopo la Passio Ecclesiæ: Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Come nel Cristo sfigurato e sofferente era oscurata la gloria che sfolgorò nella Resurrezione, così nel Suo Corpo Mistico oggi deturpato è eclissata la gloria che lo attende.
La persecuzione predetta dalle Scritture sarà l’ultima battaglia che l’umanità dovrà affrontare, schierandosi con Dio o contro di Lui, e le sorti di quell’epocale scontro sono già segnate dalla vittoria di Cristo sulla Croce: o mors ero mors tua; morsus tuus ero, inferne, dice il profeta Osea (Os 13, 14), ripreso dall’Apostolo Paolo.
Ma prima di quella persecuzione vedremo i re della terra e i potenti delle nazioni allearsi all’Anticristo e avere il potere di bestemmiare il suo Nome, e il suo tabernacolo, e gli abitatori del cielo (Ap 13, 6), ossia Dio, la Santa Chiesa e gli eletti. E fu concesso [alla Bestia] di far guerra ai santi, e di vincerli. E le fu dato potere sopra ogni tribù, e popolo, e lingua, e nazione. E la adorarono tutti quelli che abitano la terra, i nomi dei quali non sono scritti nel libro di vita dell’Agnello, il quale fu ucciso dal cominciamento del mondo. Chi ha orecchio, oda (Ap 13, 7-9).
È Cristo l’Agnello che patisce e trionfa in chi crede in Lui: in Abele è ucciso dal fratello, in Noè è schernito dal figlio, in Abramo fu pellegrino, in Isacco fu offerto, in Giuseppe fu venduto, in Mosè fu esposto e scacciato, nei Profeti lapidato e segato, negli Apostoli sballottato per terra e per mare, e nei Martiri tante volte e in tante maniere ucciso.
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Eppure, questa parentesi di apparente trionfo di Satana è destinata a finire con l’uccisione dell’Anticristo da parte dell’Arcangelo San Michele e con la testa del Serpente schiacciata dalla Vergine Immacolata.
Ci rassicura nuovamente il profeta Isaia: Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore (Is 60, 3-6).
Poco oltre, il Profeta Isaia si rivolge alla Santa Chiesa, la nuova Gerusalemme: Le tue porte saranno sempre aperte; non saranno chiuse né giorno né notte, per lasciar entrare in te la ricchezza delle nazioni e i loro re in corteo. Poiché la nazione e il regno che non vorranno servirti, periranno; quelle nazioni saranno completamente distrutte (Is 60, 10-11). Quando osserviamo con sgomento i rivolgimenti politici ed economici degli stati, dobbiamo ricordarci del destino di rovina preannunciato per le nazioni che si ribellano al Signore.
All’inizio e al termine dell’anno liturgico la Santa Chiesa ci ricorda la seconda venuta del Signore e ci esorta ad essere pronti, come erano pronti alla prima venuta gli Ebrei fedeli alle profezie dell’Antico Testamento: Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate (Lc 12, 40).
E questo monito dovrebbe far tremare noi tutti, ma soprattutto quanti il Signore ha costituito in autorità, tanto nella Chiesa quanto nella società civile: il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli (Lc 12, 46).
La Vergine Madre, augustissima Regina e Signora, assiste oggi all’atto di adorazione dei Magi al Suo divin Figlio. Ella assisterà domani, coronata di stelle e assisa sul Suo trono di gloria su cui siede dall’Assunzione al cielo, all’adorazione di quanti nella prima venuta di Cristo non Lo riconobbero e dei popoli pagani che si saranno convertiti al Suo Figlio.
E come il Padre porrà i nemici di Cristo a sgabello dei Suoi piedi, così farà Nostro Signore con la Mater Ecclesiæ, umiliando i nemici della Vergine Sua Madre e della Chiesa Sua Sposa: I figli di quelli che ti avranno oppressa verranno da te, abbassandosi; tutti quelli che ti avranno disprezzata si prostreranno fino alla pianta dei tuoi piedi e ti chiameranno la città del Signore, la Sion del Santo d’Israele (Is 60, 14).
Possa l’intercessione di Maria Santissima, Regina Crucis, proteggerci nel momento della prova e concederci la Grazia della perseveranza.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
6 Gennaio 2025
In Epiphania Domini
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Immagine di Edward Burne-Jones (1833–1898), L’adorazione dei magi (1904), Museo d’Orsay, Parigi.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Porte chiuse per la FSSPX
Dichiarazione di Don Aldo Rossi
Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente. Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo. Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati. Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno». La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo. E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo». Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?». Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce. Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono». Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita. Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Il vescovo Strickland difende Miss California
Renovatio 21 pubblica il messaggio apparso sul social network X del vescovo emerito di Tyler, Texas, monsignor Joseph Strickland in sostegno dell’ex Miss California Carrie Prejean Boller, espulsa dalla Commissione per la libertà religiosa dell’amministrazione Trump per essersi rifituata di sottomettere la sua fede cattolica alla dottrina sionista. La Prejean Boller dice che, alle prime avvisaglie di censura da parte della leader de facto della commissione, la «pastora» protestante fondamentalista e ultrasionista Paula White, il vescovo Barron e il cardinale neoeboraceno Dolan avevano in privato espresso solidarietà nei suoi confronti. Negli ultimi giorni invece sia i due alti membri della gerarchia cattolica americana avevano preso le distanze dalla Miss, criticandola aspramente. Monsignor Strickland aveva ancora due settimane fa pubblicato un accorato appello contro la montante forza anti-cattolica in USA, dove soprattutto i tradizionalisti sono ora accusati di antisemitismo.
Nei giorni scorsi sono venuto a conoscenza della rimozione della signora Carrie Prejean Boller dalla Commissione presidenziale per la libertà religiosa, insieme alle accuse pubbliche che ne sono seguite. Dopo aver esaminato la sua versione dei fatti e le circostanze che circondano questa vicenda, ritengo necessario esprimermi con chiarezza.
La signora Boller è stata trattata ingiustamente. Una donna cattolica, parlando in coscienza e in fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, è stata pubblicamente criticata e rimossa dal suo incarico, senza che sia stata fornita alcuna motivazione chiara e fondata. Tale mancanza di trasparenza non rende giustizia. Danneggia la reputazione e mina la fiducia.
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Ancor più preoccupante è la causa apparente: il fatto che abbia sollevato legittimi interrogativi sul sionismo e difeso la semplice verità che i cattolici non sono vincolati ad alcuna ideologia politica.
Vorrei essere chiaro. La Chiesa cattolica non insegna che il moderno Stato di Israele detenga un mandato divino che debba essere sostenuto da tutti i credenti. Né la Chiesa insegna che l’opposizione al sionismo politico sia intrinsecamente antisemita. Queste non sono dottrine della fede cattolica.
Allo stesso tempo, la Chiesa respinge inequivocabilmente ogni forma di odio verso il popolo ebraico. Ogni persona umana deve essere amata, difesa e trattata con dignità. Ma questa verità non deve essere distorta. Mettere in discussione le politiche o le azioni di una nazione moderna – qualsiasi nazione – non è odio. È una responsabilità morale quando è in gioco la vita di un innocente. Stiamo assistendo a grandi sofferenze in Terra Santa. Uomini, donne e bambini innocenti – soprattutto a Gaza – hanno subito immense devastazioni. Parlare a nome della vita umana, ovunque essa sia minacciata, non è estremismo politico. È fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo.
La signora Boller ha fatto ciò che molti oggi hanno paura di fare: ha parlato. Ha parlato a nome dei cattolici, sempre più pressati a conformarsi a narrazioni politiche che non rispecchiano la pienezza della nostra fede. Ha parlato per garantire che l’antisemitismo non venga erroneamente confuso con una legittima preoccupazione morale. Ha parlato a nome della dignità di ogni vita umana, sia ebraica che palestinese.
Per questo motivo, è stata descritta in modo errato.
Statement regarding Mrs. Carrie Prejean Boller
In recent days, I have become aware of the removal of Mrs. Carrie Prejean Boller from the Presidential Religious Liberty Commission, along with the public accusations that have followed. After reviewing her account and the… pic.twitter.com/l1BYHseYI5
— Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) March 28, 2026
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È particolarmente scoraggiante quando un simile trattamento sembra provenire, in parte, da coloro che all’interno della Chiesa dovrebbero essere i primi a difendere i fedeli quando parlano con sincerità e in buona coscienza. I pastori sono chiamati a proteggere, non ad abbandonare; a chiarire, non a confondere; a stare con le pecore, specialmente quando sono sotto attacco.
Il silenzio di fronte all’ingiustizia non è prudenza. È una mancanza di carità e di verità. Pertanto, esprimo il mio sostegno alla signora Carrie Prejean Boller.
Ribadisco il suo diritto, in quanto cattolica e in quanto americana, di esprimersi con chiarezza su questioni di fede, moralità e vita pubblica senza essere ingiustamente etichettata o allontanata senza spiegazioni. Chiedo inoltre maggiore chiarezza ed equità da parte dei responsabili del suo allontanamento, affinché prevalga la verità e non le speculazioni.
Questo momento richiede coraggio. Non coraggio politico, ma coraggio cristiano: quel tipo di coraggio che si fonda saldamente sulla verità pur rimanendo radicato nella carità. Dobbiamo respingere l’odio in tutte le sue forme, ma dobbiamo anche respingere l’abuso di questa accusa per mettere a tacere coloro che parlano in difesa della vita e della verità morale.
Preghiamo per la pace in Terra Santa: per gli ebrei, per i palestinesi e per tutti coloro che soffrono. E preghiamo per la Chiesa, affinché parli sempre con chiarezza, carità e incrollabile fedeltà a Gesù Cristo, che è la Verità.
In Cristo,
Joseph E. Strickland
Vescovo
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Spirito
Leone XIV e la «Comunione Anglicana»
Contesto storico
La Comunione Anglicana conta attualmente circa 85 milioni di membri distribuiti in 165 paesi e organizzati in oltre 40 province autonome. Storicamente, questa rete di chiese si è sviluppata dalla Chiesa d’Inghilterra dopo la Riforma inglese e si è espansa a livello globale grazie alla presenza coloniale britannica e all’opera missionaria. Tuttavia, durante il secolo scorso, il centro demografico dell’anglicanesimo si è spostato considerevolmente verso l’Africa e alcune parti dell’Asia. Ciò è stato particolarmente vero in quanto il centro britannico è diventato sempre più liberale, mentre la periferia africana ha persistito in un conservatorismo sempre più ostile a Canterbury.Sostieni Renovatio 21
Una divisione che cova da quasi un secolo
La «famiglia anglicana», per usare la terminologia del messaggio, è ora in completo disordine, addirittura sull’orlo del collasso. E l’ascesa al trono di Dame Mullally non è una coincidenza in questa situazione. È vero che la divisione ha profonde radici storiche. Nel 1930, la Conferenza di Lambeth dei vescovi anglicani approvò l’uso limitato della contraccezione, segnando una svolta significativa nella dottrina morale. Nei decenni successivi si sono verificati ulteriori cambiamenti: molte province anglicane hanno iniziato a ordinare donne e, nel 2014, la Chiesa d’Inghilterra ha approvato la nomina di donne vescovo. Nel 2015, la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, rendendolo obbligatorio nel 2018. Altre chiese anglicane occidentali hanno adottato politiche simili e aperto l’ordinazione al clero dichiaratamente LGBT. Le province conservatrici, in particolare in Africa, hanno respinto questi cambiamenti. Chiese come la Chiesa anglicana in Nigeria, Uganda, Kenya e Tanzania hanno mantenuto i loro insegnamenti tradizionali sul matrimonio e non consentono alle donne di servire come vescovi nelle loro giurisdizioni. Le tensioni si sono riaccese nel 2025, quando Cherry Vann è stata eletta Arcivescovo del Galles. È diventata la prima donna arcivescovo nelle Chiese anglicane del Regno Unito e la prima vescova apertamente lesbica convivente con la sua compagna a ricoprire la carica di primate all’interno della Comunione anglicana. Henry Ndukuba, primate della Chiesa di Nigeria – la più grande provincia anglicana del mondo – ha criticato la decisione, considerandola la prova che alcuni settori della Comunione stavano abbandonando quella che lui definiva la fede storica. L’elemento più recente di questo scontro è stata l’elezione di Sarah Mullally ad Arcivescovo di Canterbury. Pur mantenendo la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna, l’Arcivescovo ha sostenuto proposte che consentissero la benedizione delle coppie dello stesso sesso e ha parlato della necessità che la Chiesa riconoscesse il danno subito dalle persone LGBT.Aiuta Renovatio 21
La Conferenza Globale sul Futuro dell’Anglicanesimo (GAFCON)
La GAFCON, fondata a Gerusalemme nel 2008, è emersa da questa evoluzione. Il movimento è stato creato da vescovi conservatori che ritenevano che gli sviluppi dottrinali all’interno delle chiese anglicane occidentali, in particolare per quanto riguarda la sessualità e l’autorità ecclesiastica, andassero oltre ciò che consideravano l’insegnamento biblico. Sebbene il movimento affermi di non essere una chiesa indipendente, la sua influenza è cresciuta costantemente. Alcune province e diocesi, fedeli alla propria prospettiva teologica, si sono già distanziate dalle strutture tradizionali della Comunione Anglicana. Il recente incontro ad Abuja ha semplicemente formalizzato una frammentazione già più o meno in atto. Riunitisi nella capitale nigeriana durante la prima settimana di marzo, i leader del GAFCON hanno annunciato la creazione di un organo di governo globale destinato a rappresentare quella che il movimento considera la maggioranza degli anglicani fedeli alla dottrina «tradizionale» in tutto il mondo: il Consiglio Anglicano Mondiale. Di fronte a questa situazione, Tom Middleton, direttore di Forward in Faith, un gruppo che rappresenta gli anglicani inglesi, ha dichiarato a OSV News che la Comunione Anglicana non esiste più come organizzazione coesa: «A differenza della Chiesa cattolica, è, nella migliore delle ipotesi, una federazione molto debole». Pertanto, Dame Mullally ora rappresenta solo la Chiesa d’Inghilterra, certamente ricca di milioni, ma completamente esausta e sull’orlo dell’estinzione.Una comunione impossibile
Un passaggio della lettera di Papa Leone XIV cita la Dichiarazione congiunta del 5 ottobre 2016: «Nonostante i molti progressi, i nostri predecessori immediati, Papa Francesco e l’Arcivescovo Justin Welby, hanno francamente riconosciuto che “nuove circostanze hanno generato nuovi disaccordi tra noi”». Quali circostanze? Il testo della Dichiarazione specifica: questi disaccordi riguardano «in particolare l’ordinazione delle donne e questioni più recenti relative alla sessualità umana». Un osservatore ben informato, mons. Michael Nazir-Ali, che è entrato nella Chiesa cattolica nel 2021 ed è stato membro di due commissioni di dialogo cattolico-anglicane, condivide le sue riflessioni. Ammette che un’unione con l’anglicanesimo non è più un’opzione. Aggiunge: «Dobbiamo ora essere cauti nel confrontare le dottrine e le pratiche anglicane con ciò che insegna la Chiesa cattolica», ha affermato. «Il fatto che gli anglicani siano così divisi è un invito ai cattolici a chiarire i propri principi». Nel frattempo, mons. Nazir-Ali ha dichiarato che la forte «tendenza protestante» tra gli anglicani contemporanei ha reso la vita più difficile a coloro che sentono un’affinità con la tradizione cattolica, e ha previsto che le conversioni alla Chiesa cattolica continueranno. Ha inoltre ribadito che la Chiesa cattolica non ha contestato la decisione di Papa Leone XIII, espressa nella sua lettera apostolica del 1896, Apostolicae curae, secondo cui le ordinazioni anglicane sono «assolutamente nulle». È difficile credere che Papa Leone XIV non fosse a conoscenza di quanto appena riportato, soprattutto considerando che all’inizio della sua lettera dice al suo corrispondente: «vi state assumendo questi incarichi in un momento delicato della storia della famiglia anglicana».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Qual è dunque lo scopo del titolo di arcivescovo conferito a Dame Mullally da Leone XIV?
Dato che Leone XIV non riconosce alcun potere d’ordine nella Chiesa anglicana, e ancor meno se detenuto da una donna, come ci ricorda la citazione della Dichiarazione congiunta tra Francesco e Justin Welby, qual è il significato del titolo di arcivescovo così generosamente conferito in questa corrispondenza? I termini «responsabilità», la richiesta del «dono della sapienza» e l’ispirazione dello Spirito Santo difficilmente si conciliano con un potere puramente «politico». Piuttosto, suggeriscono che il titolo conferito da Leone XIV significhi il riconoscimento del potere giurisdizionale sulla Chiesa d’Inghilterra (nome dato alla Chiesa anglicana nel Regno Unito). Ed è indubbiamente questo aspetto ad attirare l’attenzione: una Chiesa «sorella», guidata da una donna, offre un’idea chiara di come Leone XIV, seguendo Francesco, intendesse il potere giurisdizionale. La stessa idea emerge chiaramente nel documento finale del Gruppo di Studio 5, sulla «Partecipazione delle donne alla vita e al governo della Chiesa». Questa situazione è una manna dal cielo per il femminismo «cattolico». La gerarchia, seguendo Francesco, sembra essersi radicata in questo femminismo. Dopo le nomine di donne a capo di dicasteri e le regolari promozioni femminili a incarichi di governo, negare a Dame Mullally il titolo legato alla sua elezione sarebbe un intollerabile passo indietro per il mondo e per i membri «sinodali» della Chiesa. Ci troviamo quindi nell’assurda situazione di una donna a capo della diocesi di Canterbury, osteggiata dalla maggioranza degli anglicani – che vedono questa elezione come un tradimento dell’ideale riformista – ma sostenuta e incoraggiata dal Papa regnante. Quest’ultimo, inoltre, ha in programma di ricevere Dame Mullally in Vaticano alla fine di aprile, durante la sua visita a Roma. In queste circostanze, l’assurdità dell’ecumenismo si manifesta con particolare acutezza, il che dovrebbe far riflettere tutti coloro che non sono ancora stati insensibilizzati dal modernismo dilagante. In ogni caso, si tratta di un’ulteriore manifestazione dello stato di necessità all’interno della Santa Chiesa. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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