Spirito
Il Natale degli orfani della Signora Blu
Puntuale con un’ostinazione che nemmeno la TV italiano con le repliche di Una poltrona per due anche in questa vigilia del Natale Renovatio 21 propone il suo ormai classico racconto natalizio, a benefizio di chi non lo conosce, e di chi vuole rileggerlo. Le storie dei bambini della Signora Blu non smettono, nemmeno in questo 2024 che va a morire, di stupirci, di interrogarci, di colpirci nel profondo. Il cielo è caduto, demoni mostruosi sono a piede libero, e noi attendiamo che una donna, e un bambino, vengano per la nostra salvezza. Buon Natale, cari lettori.
Natale: nell’immaginario che ciascuno si porta dietro dall’età infantile, c’è una buona dose di storie a base di bambini senza casa abbandonati al freddo e alla crudeltà della società sino alla redenzione fiabesca: la piccola fiammiferaia, i bambini di Dickens, l’orfanella e le stelle d’oro, la stessa leggenda di San Nicola poi trasformatosi nella persistenza della cultura popolare nel tizio chiamato «Babbo Natale».
Mi sono talvolta chiesto, specie durante il Santo Natale quale idea del Creatore e del creato possa avere un bambino orfano, cioè un piccolo essere umano al picco della sua immaginazione – e quindi della sua devozione potenziale. Come l’innocenza può spiegarsi l’ammasso di dolore ed irrazionalità di un mondo tremendo, se non è neanche minimamente schermata dalla presenza dei genitori?
Una risposta mi arrivò, tempo addietro, dalla lettura di un articolo di un giornale statunitense.
Nel giugno 1997 la giornalista Linda Edwards pubblicò una storia nel Miami New Times con il titolo Myths Over Miami («Le leggende sopra Miami») in cui elencava una serie di racconti vividi uditi da bambini senzatetto della grande città della Florida.
La Edwards intervistò i piccoli vagabondi nei rifugi dei barboni e lungo le strade, facendo una scoperta sensazionale: una mitologia, una religione segreta sorprendentemente coerente era stata elaborata con grande dettaglio dal mondo degli orfani. Secondo la giornalista, questa sorta di canone teologico era condiviso da tutti i bambini senzatetto di età inferiore ai 10 anni, e probabilmente – scriveva – non solo a Miami, ma in tutti gli Stati Uniti, con esempi da Chicago e Oakland, in California.
Queste storie rappresentavano, e rappresentano tuttora, «un esempio eclatante di “poligenesi”, termine usato dagli studiosi di folclore per designare l’apparizione simultanea di storie vivide e simili in luoghi lontani fra loro». Un caso che conferma idee come quella dell’inconscio collettivo proposto da Carl Gustav Jung.
Trasmessa per via orale da bambini nei rifugi per homeless, tale religione – a cui talvolta ci si riferisce come secret stories, «storie segrete» – era un miscuglio ricco e bizzarro, carico di orrore e pericolo imminente. Agli occhi dello studioso delle religioni essa appare come uno strano, struggente, disperato culto gnostico. Le leggende si accompagnavano a rituali e credenze per evocare o contenere le forze demoniache, che erano tremende e quotidianamente attive nella vita di strada.
11 settembre in Paradiso
Secondo l’articolo, questi bambini credevano che la notte di Natale di qualche anno prima i demoni avessero assaltato il cielo, mandando in frantumi il palazzo di marmo di Dio e facendolo fuggire; da allora Dio non era mai più tornato, di lui non si hanno notizie, forse è esiliato da qualche parte. Di conseguenza, sono rimasti solo gli angeli a difendere ciò che era rimasto del Cielo e della Terra dopo questo repentino golpe demoniaco.
Il disastro – una sorta di 11 settembre in Paradiso – fu tenuto segreto dal resto del mondo, ma i bambini senzatetto furon stati allertati dai parenti morti che, come spiriti, avevan il compito di trasmettere la notizia. In particolare, i genitori o i fratelli morti, per il credo degli street children, appaiono in alcuni momenti per guidare i vivi: non vengono dall’aldilà.
Tali spiriti (i bimbi evitano la parola ghost, che secondo loro richiama baggianate della cultura popolare come il fantasmino Casper, preferendo sempre il termine spirit) nel quale la religione degli scugnizzi americani non crede, al massimo risiedono in una sorta di campo di base degli angeli da qualche parte nelle foreste paludose delle Everglades, un luogo magico custodito da alligatori giganti che divorano gli intrusi e dove scorre un fiume di acqua limpida, fredda e potabile.
Per assicurarsi che i cari defunti arrivassero lì, una foglia di palma fresca doveva essere posta sulle loro tombe per fungere da pass per l’ingresso nell’accampamento angelico.

L’orfano Andre disegna la base degli angeli nelle Everglades, con un fiume gelido di acqua potabile e immensi alligatori a fare da guardiani
I parenti morti agiscono quindi come intermediari tra gli angeli e i bambini, portano notizie dalla battaglia contro i demoni. Questi spiriti hanno le esatte fattezze di quando erano vivi, persino indossano i medesimi vestiti, ma possiedono intorno a loro lievi aureole colorate. All’inizio, uno spirito non può che muovere le labbra senza produrre suoni, ma alla fine, mentre imparano a comunicare dal mondo degli spiriti, possono essere ascoltati, avvertendo e consigliando i bambini. Un bambino ha raccontato di suo cugino morto manifestandosi per congratularsi con lui per aver vinto una gara di spelling in un rifugio, per poi mostrargli una scorciatoia per la sua scuola elementare che evitava i branchi di ubriachi e avvertendolo della fuga di Satana dalla sua prigione.
Un altro caso straziante è quello di Miguel, un bimbetto di otto anni. Suo padre, un immigrato nicaraguense, faceva il turno di notte in una stazione di servizio di Miami. Miguel camminava sempre per strada da solo per portare a suo padre una bibita proprio prima di andare a letto, così da fare due chiacchiere con il papà. Poi una notte il padre fu assassinato: «la polizia dice che i ladri hanno lasciato dei fiammiferi accesi sopra di lui prima di ucciderlo», ricorda Miguel.
La madre di Miguel non parlava inglese ed era analfabeta. Spesso veniva pagata meno di due dollari l’ora per i lavori temporanei che poteva trovare a Little Havana (lavare i pavimenti dei negozi, lavare i piatti nei ristoranti). Dopo la morte del marito, perse il suo appartamento. A prescindere da dove dormissero Miguel e la sua famiglia orfana (i bancali di una chiesa, un letto di rifugio, un marciapiede), lo spirito di suo padre appariva, insanguinato e bruciato in ogni parte del corpo da minuscole fiammelle.
Gli insegnanti di Miguel lo acchiappavano spesso mentre scappava dalla sua scuola nel centro di Miami, con i suoi piccoli pugni pieni di verdi foglie di palma, determinato a trovare la tomba di suo padre. Quando alla fine un assistente sociale lo portò al cimitero, Miguel si rifiutò di offrirle spiegazioni. «Ho bisogno di mio padre per trovare gli angeli» disse Miguel alla Edwards in una struttura caritatevole dell’Esercito della Salvezza situata vicino al quartiere di Liberty City. «Andrò lì quando verrò ucciso».
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Satana e le porte dell’Inferno
Come risultato della scomparsa di Dio, i demoni trovarono delle «porte d’accesso» al mondo umano. I bambini credono che questi portali si nascondano in frigoriferi abbandonati, Jeep Cherokees con finestre oscurate, specchi e «la città fantasma», cioè come essi chiamano un cimitero nella contea di Dade. Attraverso le «porte», i demoni (chiamati proprio in questo modo: ogni wicked spirit, «spirito cattivo», è definito «demone») vengono a sfamarsi: essi si cibano delle emozioni disforiche degli umani. Gelosia, odio e paura.
Satana aveva un odio speciale per Miami a causa di un’umiliazione che aveva sofferto lì mentre era in perlustrazione alla cerca di porte di accesso per i suoi demoni. Satana non ebbe problemi ad infiltrarsi tra la gente benestante di South Beach, nonostante fosse coperto di scaglie d’oro e d’argento; i bimbi ritengono che «la gente ricca talvolta può essere davvero stupida e venire fregata». Il demonio trovò una delle sue possibili bocche dell’Inferno sotto un edificio sul lungo di Ocean Drive, l’Hotel Colony.
Tuttavia, mentre era intento a corrompere il proprietario con 10 Mercedes, Satana fu catturato dagli angeli e intrappolato sotto il fiume che scorre attraverso Miami. A causa di questo, la sua pelle diventò di colore bordeaux, le corna crebbero dalla sua testa e il fiume bollì e si trasformò in sangue, mentre le urla spettrali dei bambini che aveva assassinato risalirono dalle sue profondità.

Il Colony Hotel, dove gli angeli vanno a cibarsi delle luci dei neon. [Credit Jason Ferguson (CC BY-NC-ND 2.0)]
Ma, dicono le storie segrete, Satana non rimase intrappolato a lungo. Scappò dalla sua prigione fluviale per tornare alla sua opera di devastazione. Allineati contro l’esercito di demoni erano gli angeli, che amano i neon abbondanti di Miami perché ne mordicchiano la luce per permettere loro di volare.
Le pallottole della Signora Blu
La principale figura di questo esercito di creature del bene è la Blue Lady, che ha la pelle pallida e vive nell’oceano; non può usare il suo potere per contrattaccare i maligni liberamente, però, perché a causa di un incantesimo demoniaco bisogna conoscere il suo nome segreto per riuscire ad evocarla – e purtroppo in pochi conoscono quel nome.
«Se tu e i tuoi amici siete su un angolo di una strada quando una macchina viene sparando proiettili e un bambino urla il suo vero nome, tutti saranno al sicuro – racconta una delle fonti di Linda Edwards, un bimbetto di nome Andre – anche se le pallottole ti strappano la pelle, la Blue Lady le fa cadere a terra. Lei può parlare con noi, anche senza che venga pronunciato il suo nome. Lei dice “tieni duro”».
Un’altra ragazza ha descritto di aver visto la Signora Blu, con fiori che scendono dalle sue braccia, e i disegni dei bambini spesso la mostrano mentre protegge i bambini sparando con la rivoltella a demoni e gangster.
Una volta che hanno visto la faccia di un bambino, sia la Blue Lady che i demoni possono sempre trovarli di nuovo. Lo stesso vale per gli spiriti. I bambini vivevano nella paura della più terrificante figura in questa orda di demoni. Essa era chiamata con una espressione spagnuola: La Llorona, cioè «colei che piange». È conosciuta anche come Bloody Mary, un demone di tale potenza da essere temuta dagli angeli e persino dallo stesso Satana.
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La madre sanguinaria
La Llorona, o Bloody Mary, piange sangue o lacrime nere da orbite vuote e si nutre del terrore dei bambini. Credevano che se si svegliassero di notte e la vedessero, sarebbero stati segnati a morte. Una bambina di 10 anni di nome Otius, descrisse come Bloody Mary predava i bambini: «Alcune ragazze senzatetto sentono le unghie graffiare sulla pelle delle loro braccia. La loro mano sembra un fuoco rosso. È Bloody Mary che le trascina in schiavitù – facendole entrare nelle gang, facendole divenire pazze».
Bloody Mary può essere evocata in una stanza buia cantando il suo nome davanti a uno specchio cosparso di acqua dell’oceano; e quando arriva, fa esplodere i vetri mutilando le sue vittime prima di ucciderle. I bambini credevano che portasse un rosario rosso che usava come arma, colpendo i bambini in faccia per ucciderli. I bambini credevano anche che lei fosse la grande alleata di Satana. Secondo le storie segrete, aveva ucciso il suo stesso bambino e aveva quindi giurato di uccidere tutti i bambini umani.
C’era tuttavia una solida speranza: su 1.000 ragazze senzatetto, una era definita la Special One, una bambina intelligente, coraggiosa, pura, una bambina che poteva fungere da esempio per le altre. Bloody Mary non poteva toccarla, e in sua presenza fuggiva, lasciando intravedere un volto grazioso e luminoso nella sua scia, cioè l’immagine di come era prima che fosse consumata dal male.
In una allucinante, rivoltante distorsione blasfema, i bimbi credevano che Dio, negli ultimi giorni prima di fuggire dal Cielo, fosse stato quasi sopraffatto da tutte le crisi sulla Terra create da Bloody Mary, e questa distrazione le permise di prendere d’assalto le mura con il suo esercito di demoni e cacciare fuori Dio; ma che non era solo questo che fece fuggire Dio – lo fece, impazzito dal dolore, quando realizzò la vera identità di Bloody Mary: la Madre di Cristo. Era così sconvolto, che era fuggito per non farsi più trovare.
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Metafora per il lettore
Questa storia è disturbante quanto spettacolare, tanto che dopo una decade l’articolo è riemerso in piena era social media con migliaia di condivisioni, forum in rete che fanno le pulci all’articolo (molti lo ritengono un falso). Ci sono echi di altre credenze nella religione degli orfani – il nome Bloody Mary e la sua evocazione sono storielle di paura familiari ai bambini in tutto il mondo occidentale, mentre Blue Lady assomiglia a Yemaya, una dea Santeria cubana, ed Erzulie, uno dei Loa del Vudù; nulla di simile a una mitologia coerente a livello nazionale tra i bambini tuttavia era stata rivelata prima.
Gli scrittori di romanzi immediatamente vi si ispirarono. Stephen King usò alcuni aspetti della storia in uno dei suoi libri. L’autrice fantasy Mercedes Lackey vi basò sopra un libro, Mad Maudlin. La (quella sì demoniaca) Disney acquistò i diritti dell’articolo della Edwards nel 2000, al fine di realizzare un film (che ancora non si è visto) tramite la mano del «maestro dell’horror» (ah, Topolino!) Clive Barker, un omosessuale capace di fantasie particolarmente cruente come visibile in Hellraiser.
Tuttavia, non è fiction quello che questa storia ispira a me.
Questa religione degli orfani è, per l’appunto, la religione di un popolo innocente e abbandonato. Un popolo tradito, sotto costante attacco del male, un popolo i cui difensori vivono in riserve indiane; un popolo che in qualche modo resiste alla lusinga del male che appare il vincitore materiale della storia della creazione.
È un credo disperato sino alla perversione, perché divenuto cieco, privo di riferimenti, dove il vertice ha misteriosamente abdicato alle sue sacre responsabilità, e la figura della madre diventa orrenda assassina prima del suo stesso figlio e poi dei figli dell’uomo tutti…
Caro lettore, cosa ti ricorda tutto questo? Davvero non riesci a vederlo?
Viviamo un incredibile momento, taciuto da tutti, dove le forze del male hanno preso il Sacro Palazzo, dove il capo umano è fuggito, dove la Madre (l’istituzione era chiamata anche così, Madre Chiesa, prima che accettasse il gender con l’Amoris Laetitia) è diventata massacratrice di Cristo in riti in cui oltraggia il Suo corpo nel modo più osceno, e assassina materiale dei bambini, quando, come con l’avallo della legge 194/1978 e della 40/2004 tollera e financo stimola de facto la strage dei bimbi innocenti.
Una chiesa infestata dai demoni, sotto cui qualcuno pure è riuscito a mantener la Fede, nell’attesa di una santa persona (una Vergine?) che faccia sfuggire il mostro di iniquità che la neochiesa è divenuta.
I bambini di Miami, nella loro disperazione, lo hanno in qualche modo capito.
Siamo stati abbandonati, ma non per sempre.
Buon Natale, lettore, che sei anche tu orfano come me della nostra madre.
Buon Natale, dal profondo di quel poco di cuore innocente che ci è ancora rimasto.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Michael Porebiak via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
Arte
Leone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
Is Dancing Queen an appropriate song for a General Papal Audience? Thoughts? (Lord, help me to hold my tongue…) pic.twitter.com/rnSinnJfyx
— Raymond Arroyo (@RaymondArroyo) May 6, 2026
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Spirito
Predicatore sostiene che l’arcivescovo di Malta avrebbe impedito ai sacerdoti di criticare l’Islam
Un predicatore cristiano maltese ha affermato che i sacerdoti cattolici appoggiavano privatamente le sue critiche all’Islam, ma che sarebbero stati impediti di parlare pubblicamente dall’arcivescovo Charles Scicluna. Lo riporta LifeSite.
Il 12 maggio, il predicatore cristiano Jesrit Angel Camilleri ha dichiarato in un video pubblicato su Facebook dal Partito Conservatore maltese Ahwa Maltin che diversi sacerdoti cattolici locali lo avevano contattato privatamente per lodare la sua difesa pubblica del cristianesimo e la sua critica all’Islam. Allo stesso tempo, ha affermato che non potevano esprimersi apertamente perché monsignor Scicluna avrebbe proibito tali interventi.
Le dichiarazioni di Camilleri sono state poi riprese in un articolo pubblicato il 16 maggio da un blog locale, che ha collegato le accuse a precedenti controversie riguardanti il sostegno aperto dello Scicluna all’insegnamento religioso islamico nelle scuole maltesi.
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«Numerosi sacerdoti cattolici mi hanno contattato privatamente», ha affermato Camilleri nel video. Ha aggiunto che questi sacerdoti «volevano parlare pubblicamente, ma sarebbero stati impediti dal farlo dall’arcivescovo».
Non è stata ancora prodotta alcuna prova indipendente a sostegno dell’affermazione secondo cui ai sacerdoti sarebbe stato formalmente ordinato di non esprimersi pubblicamente contro l’Islam.
Nell’aprile del 2017, monsignor Scicluna si è mostrato aperto all’insegnamento religioso musulmano nelle scuole statali e confessionali per gli studenti musulmani. All’epoca, l’Imam Mohammed El Sadi aveva proposto che gli alunni musulmani delle scuole statali potessero ricevere un’educazione religiosa islamica in modo paragonabile all’insegnamento religioso cattolico.
Secondo un articolo pubblicato da MaltaToday il 5 aprile 2017, Scicluna ha accolto favorevolmente la proposta, affermando che l’inclusività fa parte dell’etica della Chiesa cattolica. Il giornale ha riportato che la reazione dell’arcivescovo ha sorpreso persino El Sadi in persona.
«Sono rimasto sorpreso dalla sua nobile approvazione del diritto degli studenti musulmani a studiare l’Islam nelle scuole statali», ha dichiarato El Sadi a MaltaToday all’epoca. Ha anche affermato di essere rimasto «sbalordito» dalla disponibilità di Scicluna a prendere in considerazione l’istruzione islamica per gli studenti musulmani che frequentano le scuole confessionali.
Secondo MaltaToday, la proposta ha suscitato critiche tra alcuni genitori maltesi e amministratori di scuole cattoliche. I critici sostenevano che gli istituti scolastici cattolici dovrebbero rimanere incentrati sul cristianesimo piuttosto che facilitare l’insegnamento di altre religioni. La controversia si è intensificata dopo che una petizione online che chiedeva la rimozione di Scicluna avrebbe raccolto più di 2.000 firme in otto giorni.
Lo stesso articolo del 2017 affermava che l’allora ministro dell’Istruzione maltese, Evarist Bartolo, aveva «accolto con cautela» la proposta, sottolineando tuttavia che, «come nel caso dei corsi di religione cattolica o di etica, questi insegnamenti sull’Islam sarebbero stati riservati solo a coloro che ne avessero fatto esplicita richiesta e non sarebbero stati obbligatori per tutti gli studenti».
Il Bartolo ha inoltre affermato che qualsiasi programma di studi islamici richiederebbe l’approvazione del Ministero dell’Istruzione e dovrebbe essere conforme all’ordinamento costituzionale maltese, agli standard in materia di diritti umani e ai principi democratici.
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In seguito alla controversia, Scicluna ha risposto pubblicamente affermando che la sua proposta «non ha nulla a che fare con l’Islam». Nel tentativo, a quanto pare, di placare gli animi, il Times of Malta ha riportato che Scicluna «sarebbe favorevole all’istruzione religiosa dei bambini musulmani nelle scuole confessionali, considerandola sia una questione di libertà religiosa che un diritto umano».
Scicluna è arcivescovo di Malta dal 2015. Negli anni precedenti si era fatto conoscere a livello internazionale per il suo lavoro in Vaticano sulle indagini sugli abusi del clero, prima di tornare a Malta per guidare la Chiesa locale per volontà di papa Francesco. Il dibattito sull’Islam e sull’educazione religiosa a Malta si è intensificato durante gli anni 2010, in concomitanza con i cambiamenti demografici del Paese e l’aumento dei residenti stranieri, compresa la crescita delle comunità musulmane.
Malta è diventata meta di massicci flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, in quanto tappa intermedia nel percorso verso l’Europa continentale, in particolare Italia, Germania e Francia.
Come riportato da iRenovatio 21, nel 2024 l’arcivescovo maltese Scicluna offre una messa di anniversario per un gruppo LGBT.
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Immagine di Anton Zelenov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International.
Spirito
Il cardinale Eijk: «diversi cardinali e vescovi esprimeranno le loro obiezioni a Roma»
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«Gli atti omosessuali sono intrinsecamente sbagliati»
Il cardinale Eijk inizia denunciando il trattamento riservato alle relazioni omosessuali nella relazione sinodale. Il prelato sottolinea in particolare un passaggio in cui si afferma che un testimone «dichiara di aver scoperto che il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia omosessuale, ma nella mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione». Il cardinale ha immediatamente denunciato tale affermazione: «il ragionamento di questo testimone è fondamentalmente errato. Gli atti omosessuali sono intrinsecamente malvagi: questa è una dottrina cattolica consolidata. Un cristiano credente che commette tali atti certamente manca di fede nella misura in cui non confida nella grazia di Dio, che gli permette di evitare il peccato. Ma questo non significa che il peccato risieda principalmente nella mancanza di fede piuttosto che nell’atto stesso, come suggerisce questo testimone». Il cardinale si è poi concentrato sulla seconda testimonianza presentata nella relazione, quella di una persona che inizialmente si era rivolta a Courage International, un apostolato cattolico che aiuta le persone con tendenze omosessuali a vivere secondo la castità cristiana. Secondo lui, il rapporto presenta questo apostolato in modo profondamente ingiusto: «il rapporto ritrae Courage in modo negativo, suggerendo che ‘separi fede e sessualità’ e affermando falsamente che offra terapie di conversione». Il cardinale riassume quindi la logica della testimonianza scelta dagli autori: il testimone trova infine rifugio nelle comunità cristiane e presso sacerdoti che accolgono «persone rifiutate perché appartenenti alla comunità LGBT». L’implicazione ovvia è che questo secondo testimone, che vive una relazione omosessuale, lo fa con il sostegno e l’approvazione di questi sacerdoti e di queste comunità». Il cardinale Eijk ritiene che il rapporto contribuisca direttamente alla normalizzazione delle unioni omosessuali nella vita ecclesiastica: «evidenziando tali testimonianze senza un commento dottrinale, il rapporto di fatto normalizza le relazioni omosessuali in un contesto ecclesiastico. Ciò rappresenta un chiaro tentativo di indebolire la proclamazione della dottrina morale cattolica».«Una rottura radicale con la teologia morale cattolica»
Per il cardinale Eijk, il problema va ben oltre le questioni puramente sessuali. La sua principale critica riguarda il quadro metodologico complessivo adottato dagli autori del rapporto: «gli autori subordinano tutto alla descrizione di un “processo sinodale” incentrato sulle pratiche e sulle esperienze delle persone. Rifiutano esplicitamente ciò che definiscono “la proclamazione astratta e l’applicazione deduttiva di principi stabiliti in modo immutabile e rigido”. Al contrario, auspicano il mantenimento di “una feconda tensione tra quanto stabilito dalla dottrina della Chiesa, la sua prassi pastorale e le esperienze vissute”». Il cardinale denuncia questo approccio: «Questo linguaggio appare pastorale e cristocentrico, ma cela una rottura radicale con la teologia morale cattolica». Il cardinale critica poi l’uso che il rapporto fa delle parole di Cristo: «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato». Gli autori le usano per suggerire che le norme morali non sono assolute e che dovrebbero essere ammesse delle eccezioni in base alle circostanze individuali. Il cardinale replicò con fermezza: «Questa è un’interpretazione fondamentalmente errata delle Scritture». Spiegò poi: «L’insegnamento di Gesù sul sabato riguardava la legge positiva divina, ovvero le norme rivelate nelle Scritture che non sono intrinsecamente assolute, se non quando coincidono con la legge naturale. Le leggi liturgiche ebraiche sono effettivamente scomparse nel Nuovo Testamento. Ma la legge morale riguardante il matrimonio e la sessualità è di natura completamente diversa». Il cardinale spiega: «Queste norme derivano dal diritto naturale, che riflette le intenzioni di Dio nella creazione dell’umanità, del matrimonio e della sessualità stessa». Il cardinale ribadisce che «ogni atto che violi le intenzioni creative di Dio riguardo al matrimonio e alla sessualità è sempre inammissibile, senza eccezioni».Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Un’ambiguità deliberata»
Il cardinale accusa gli autori del rapporto di aver deliberatamente creato confusione dottrinale. Cita in particolare questo passaggio del documento: «la verità universale dell’uomo, nella sua espressione storica, non può essere determinata una volta per tutte, ma si trova nelle forme concrete delle diverse culture, in un dialogo continuo». Il cardinale risponde categoricamente: «Questo è semplicemente falso». Poi spiega: «Le intenzioni con cui Dio ha creato la persona umana nel contesto del matrimonio e della sessualità sono verità universali, stabilite una volta per tutte, che gli esseri umani possono conoscere spontaneamente attraverso la legge morale naturale e che si trovano nella Sacra Scrittura. San Paolo insegna che quando i Gentili «adempiono naturalmente i precetti della legge, essi, che non hanno la legge, sono legge a se stessi. Dimostrano che i precetti della legge sono scritti nei loro cuori» (Rom 2,14-15). Il cardinale critica la nozione di «cura pastorale» utilizzata nella relazione. Gli autori cercano di evitare «un approccio orientato alla risoluzione dei problemi», rifiutano anche «una soluzione generalizzabile» e preferiscono «modalità concrete per avviare un processo attraverso l’ascolto». Il cardinale ha quindi riassunto il loro approccio: «Questo rappresenta ‘andare oltre il modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”». Ha poi commentato duramente: «In altre parole, la relazione rifiuta l’applicazione della dottrina della Chiesa e della teologia morale classica nella cura pastorale e nella confessione».Sostieni Renovatio 21
Un errore che ha avuto origine negli anni Sessanta
Il cardinale vede in questo approccio l’eredità diretta di un vecchio errore teologico: «Deriva da un persistente fraintendimento che ha afflitto la teologia pastorale fin dagli anni Sessanta: l’idea che la cura pastorale consista nel trovare compromessi tra l’insegnamento morale della Chiesa e la realtà concreta della vita delle persone. Questo approccio presuppone che la verità morale abbia un duplice statuto: da un lato, una verità dottrinale astratta, dall’altro, una verità esistenziale concreta, con priorità data a quest’ultima per consentire eccezioni alle norme universali». Rifacendosi all’enciclica Veritatis Splendor (1993) di Giovanni Paolo II, che cercava di affrontare la crisi morale emersa negli anni Sessanta – l’epoca del Concilio Vaticano II e degli eventi del maggio ’68 – ma che purtroppo tentava di rifondare la morale cattolica in una nuova ed errata prospettiva personalista, il cardinale contrappone questo falso approccio pastorale, derivante da quel periodo, alla vera missione del pastore: «Il vero accompagnamento pastorale non cerca compromessi con la verità morale. Il pastore conduce le persone alla verità, che si trova in ultima analisi nella Persona di Gesù Cristo. Egli deve incoraggiare coloro che gli sono affidati a conformare le proprie azioni alla verità espressa nelle norme morali. Non c’è vera carità pastorale nell’oscurare la verità morale o nel suggerire che le norme universali ammettano eccezioni basate sulle circostanze individuali».«Questa notizia deve essere categoricamente smentita»
In conclusione, il cardinale Eijk sostiene che le conseguenze del documento si estendono ben oltre le questioni sessuali: «il rapporto del Gruppo di Studio n. 9 contraddice radicalmente la dottrina morale cattolica e ne mina profondamente l’applicazione alla condotta morale. Relativizza la dottrina morale della Chiesa, con conseguenze che vanno ben oltre le questioni di sessualità e che riguardano persino la tutela della vita umana stessa. Questo rapporto deve essere fermamente confutato». Infine, egli afferma che «i fedeli possono essere certi che numerosi cardinali e vescovi faranno conoscere le loro obiezioni al Magistero Romano. L’insegnamento della Chiesa non è né oscuro né soggetto a revisione tramite processi sinodali. È la verità che ci rende liberi».Aiuta Renovatio 21
Prima messa pontificale tradizionale
La posizione del cardinale Eijk è accompagnata, nel prelato olandese, da un chiaro interesse per la liturgia tradizionale della Chiesa. Il 15 marzo, l’Arcivescovo di Utrecht ha celebrato pubblicamente la prima Messa pontificale solenne nei Paesi Bassi secondo il rito romano tradizionale, nella Chiesa dell’Immacolata Concezione di Oss, in occasione della Domenica Laetare . Questa cerimonia, che ha attirato molti fedeli nonostante le critiche di alcuni media progressisti, è stata descritta dallo stesso cardinale come «un’esperienza impressionante e indimenticabile». Il prelato ha sottolineato in particolare la massiccia presenza di giovani e famiglie, evidenziando anche l’importanza del silenzio liturgico, le numerose confessioni ascoltate in questa occasione, nonché l’orientamento del sacerdote verso Dio: «il sacerdote non celebra ‘dando le spalle al popolo’, ma rivolto verso l’altare e, di conseguenza, verso Cristo». Il cardinale Eijk ha inoltre osservato un fenomeno che molti sacerdoti stanno riscontrando oggi in diversi paesi europei: il ritorno di alcuni giovani alla fede cattolica attraverso la liturgia tradizionale. «È sorprendente che un numero significativo di loro stia ritrovando la via verso Cristo e la sua Chiesa attraverso la Messa tridentina». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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