Famiglia
La Russia vieta le adozioni nei Paesi pro-transgender
La Russia ha finalizzato un divieto di adozione di bambini nei Paesi che consentono le procedure di riassegnazione del genere.
Secondo un decreto firmato dal presidente Vladimir Putin sabato scorso, le persone provenienti da paesi che consentono il cambio di genere tramite procedure mediche, tra cui interventi chirurgici e bloccanti della pubertà, o semplicemente tramite modifiche ai documenti di identità senza alcun intervento medico, non potranno più adottare bambini russi.
Il decreto ha apportato modifiche al Codice della famiglia nazionale ed è entrato in vigore il giorno della sua pubblicazione.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La legislazione è in fase di elaborazione da oltre due anni. Ad agosto 2022, i legislatori hanno proposto di vietare le adozioni in tutti i «Paesi ostili» che hanno imposto sanzioni alla Russia in relazione al conflitto ucraino. Putin si è opposto alla proposta, sostenendo che il modo in cui è stato redatto il disegno di legge avrebbe violato i diritti degli ucraini che vivono in Russia.
A metà del 2023, la Russia ha imposto severe restrizioni alle procedure di riassegnazione di genere. La legislazione, che ha cercato di rafforzare la regolamentazione di quella che i legislatori hanno definito «industria transgender», ha proibito i cambiamenti legali di sesso e gli interventi medici associati alla transizione, fatta eccezione per casi medici gravi, come anomalie alla nascita.
Subito dopo l’approvazione della legge, i legislatori hanno proposto la prevenzione delle adozioni internazionali da parte di persone provenienti da paesi che consentono i cambiamenti di genere.
All’inizio di questo mese, il divieto è stato approvato dalla Duma di Stato, ricevendo un sostegno schiacciante. Il presidente della Duma Vyacheslav Volodin ha affermato all’epoca che il divieto mirava a proteggere i bambini russi da potenziali pericoli come «il possibile cambio di genere che i bambini adottati potrebbero affrontare in questi Paesi».
Volodin ha descritto le politiche occidentali nei confronti dei bambini come «distruttive», osservando che alcuni paesi europei consentono il cambio di sesso per gli adolescenti, mentre altri non hanno limiti di età per la riassegnazione legale del genere.
Aiuta Renovatio 21
La Russia ha vietato alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini nel 2013. Con la «Legge Dima Yakovlev» approvata quell’anno, il Paese ha anche vietato le adozioni da parte di cittadini statunitensi, dopo che un orfano russo adottato da una coppia della Virginia è stato lasciato in un’auto per nove ore ed è morto per un colpo di calore.
Come noto, la Russia ha anche vietato la distribuzione di contenuti omotransessualisti e il «movimento pubblico LGBT internazionale» è stato considerato ufficialmente come «movimento estremista» e dichiarato illegale nel Paese dal 2022.
Come notato da Renovatio 21, quando l’anno scorso partì la proposta di divieto di adozione in Paesi pro-omotransessualisti non era difficile vedere che la lista, in pratica, coincide con i Paesi NATO.
In America lo Stato va invece in direzione specularmente opposta: come riportato da Renovatio 21, nel 2023 emerse che i tribunali della California possono portare via ai genitori i bambini «transgender» qualora essi non «affermassero» la «transizione» del minorenne.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Famiglia
Mons. Viganò sta con la famiglia nel bosco. Ma perché lo Stato si sta accanendo in questo modo?
Nell’esprimere il mio pieno sostegno alla Famiglia del Bosco, ricordo le immortali parole di Pio XI, che dovrebbero suonare di condanna per tutti coloro che si sono resi responsabili di gravissime violazioni dei più elementari principi della civiltà e dell’umanità:
“La famiglia… pic.twitter.com/JkNALcXvVJ — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) March 12, 2026
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Famiglia
Funzionario sudcoreano nei guai per la richiesta di «importare vergini»
Il Partito Democratico (DPK) al governo in Corea del Sud ha espulso il capo della contea di Jindo, Kim Hee-soo, dalle sue fila dopo che il funzionario locale ha proposto di «importare vergini» dall’estero per affrontare i problemi demografici del Paese.
Lunedì il partito ha tenuto una riunione straordinaria del Consiglio Supremo per decidere le misure da adottare in seguito alle dichiarazioni controverse pronunciate da Kim la settimana scorsa. Le parole del funzionario hanno provocato indignazione in tutto il Paese e sono state giudicate in larga parte inappropriate e offensive verso le donne.
«La decisione è stata presa in risposta alla forte polemica pubblica scatenata dai suoi recenti commenti denigratori nei confronti delle donne straniere», ha affermato il portavoce capo del DPK, Park Soo-hyun, al termine della riunione.
Il capo della contea, situata su un’isola del sud, aveva fatto quelle dichiarazioni mercoledì scorso nel corso di un incontro sull’integrazione amministrativa tra la provincia di Jeolla Meridionale e Gwangju, la sesta città più grande della nazione.
«Se Gwangju e Jeolla del Sud si integreranno, dovremmo approvare una legge per contrastare l’estinzione della popolazione e, se questo non dovesse bastare, forse dovremmo importare giovani vergini da posti come lo Sri Lanka o il Vietnam, così che gli scapoli delle aree rurali possano trovare moglie», ha dichiarato Kim durante l’incontro, utilizzando un termine che indica sia «vergini» sia «giovani donne non sposate».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Le frasi si sono diffuse rapidamente in rete, generando una vasta reazione nazionale: il funzionario è stato accusato di sessismo e comportamento scorretto, con le critiche incentrate soprattutto sul verbo «importare». Di fronte alle proteste, Kim ha presentato delle scuse piuttosto tiepide, continuando però a difendere la sostanza del suo ragionamento nonostante il linguaggio impiegato.
Il funzionario ha ribadito che «la sola rivitalizzazione industriale non può risolvere il problema dell’estinzione della popolazione» e ha sottolineato i «problemi strutturali come il forte calo demografico nelle comunità rurali e di pescatori e il progressivo indebolimento delle basi del matrimonio e della natalità». Secondo lui, il declino demografico richiede interventi non solo a livello locale, ma anche una risposta coordinata da parte del governo nazionale.
La pratica tra gli uomini di cercare mogli all’estero è una realtà nota nella Repubblica Popolare Cinese, derivante dallo squilibrio di genere (più maschi rispetto alle femmien) indotta politica del figlio unico (abolita nel 2015) e dall’aborto selettivo basato sulla preferenza per i maschi. Questa politica, unita a tradizioni culturali che favoriscono i figli maschi per il sostegno familiare e la continuità del lignaggio, ha portato a un surplus stimato di circa 35 milioni di uomini rispetto alle donne, secondo il censimento del 2020. Il rapporto tra i sessi alla nascita è sbilanciato, con circa 111-112 maschi ogni 100 femmine, contro una media globale di 105-106.
Molti uomini cinesi, specialmente nelle aree rurali e tra i meno abbienti, faticano a trovare partner domestiche a causa di questo divario, aggravato da alti costi per le doti nuziali e dalla migrazione urbana delle donne. Di conseguenza, si rivolgono a spose straniere, principalmente da paesi del Sud-Est asiatico come Vietnam, Birmania, Cambogia, Laos e Indonesia, ma anche da Nepal, Corea del Nord e Pakistan – ma non mancano le segnalazioni anche in siberia.
Questa migrazione sessuale include matrimoni volontari, attratti da opportunità economiche in Cina, ma spesso coinvolge traffico di esseri umani: donne e ragazze vengono ingannate con promesse di lavoro, vendute per 3.000-13.000 dollari a famiglie cinesi e costrette a matrimoni o a partorire. Secondo il sito Migration Polict, tra il 2013 e il 2017, oltre 7.400 donne dalla Birmania sono state trafficate in Cina, con migliaia in matrimoni forzati; similmente, più di 3.000 dal Vietnam.
Nel 2024 il giornale di Hong Kongo South China Morning Post ha pubblicato le dichiarazioni un professore dell’Università di Xiamen che ha proposto di «importare» spose straniere per alleviare il problema dei maschi della Cina comunista rimasti soli, scatenando un acceso dibattito online con critiche per sessismo e rischi di sfruttamento. Il governo cinese ha intensificato misure anti-traffico, con arresti e cooperazioni internazionali, ma il fenomeno persiste a causa di confini porosi e pressioni sociali.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Essere genitori
Bambini nella neve, bambini nel bosco: pedolatria olimpica e pedofobia di sistema
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Spirito2 settimane faFoto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama
-



Sanità1 settimana faUna «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.
-



Vaccini1 settimana faStudio su oltre un milione di bambini rileva la miocardite solo nei bambini vaccinati
-



Pensiero6 giorni faMao e il «blocco storico» che ha vinto il referendum
-



Pensiero1 settimana faPerché votiamo Sì al referendum
-



Necrocultura2 settimane faUna città senza tifo è una città morta
-



Necrocultura1 settimana faVolontà politica e Stato moderno: Renovatio 21 saluta Bossi il disintegratore
-



Occulto1 settimana faEmergono ulteriori foto del futuro papa Leone al rito idolatrico della Pachamama













