Geopolitica
Parata dei talebani con le armi americane abbandonate in Afghanistan
I talebani hanno celebrato l’anniversario del caotico ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan organizzando una parata militare presso la base aerea di Bagram, che è stata il principale centro operativo americano durante i 20 anni di guerra.
Lo sfoggio degli armamenti «abbandonati» dagli USA è stato imponente.
Le forze talebane hanno preso la capitale, Kabul, il 15 agosto 2021, dopo il crollo del governo sostenuto dagli Stati Uniti. La leadership ora segna la data come il giorno ufficiale della vittoria della «jihad afghana», mentre il 31 agosto è celebrato come il giorno in cui l’ultimo soldato americano ha lasciato l’Afghanistan.
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La parata militare di Bagram di mercoledì ha anche visto la partecipazione di carri armati, pezzi di artiglieria e aerei dell’era sovietica. Altre parate con armi americane si sono tenute a Kabul, nella provincia di Kandahar e altrove nel paese.
I video degli eventi, trasmessi a livello internazionale, hanno anche mostrato colonne di forze di sicurezza afghane in uniforme che marciavano con fucili e mitragliatrici pesanti. Uno stormo di motociclette ha mostrato bombe artigianali utilizzate in agguati lungo la strada contro le forze guidate dagli Stati Uniti durante la guerra.
JUST IN: ???????? ???????? The Taliban held a military parade using United States military equipment that was left behind after the U.S. withdrawal from Afghanistan.
This parade marks the third anniversary of the Taliban’s return to power in the nation. pic.twitter.com/oZzg0RuAo5
— BRICS News (@BRICSinfo) August 14, 2024
NEW: The Taliban held a military parade at Bagram Airfield in Afghanistan with the US military equipment they stole after the disastrous Biden-Harris withdrawal.
The Taliban was celebrating the third anniversary of taking over the former US air base as they trolled the US with… pic.twitter.com/UUuANxX4UO
— Collin Rugg (@CollinRugg) August 14, 2024
Taliban organized a massive military parade at Bagram Military Base on the 3rd anniversary of the US withdrawal from Afghanistan.
Military equipment left by the U.S. forces everywhere. pic.twitter.com/fvcU3qCXWk
— Clash Report (@clashreport) August 14, 2024
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Migliaia di persone hanno partecipato, tra cui alti funzionari talebani e diplomatici stranieri, secondo quanto riportato. Lo spettacolo militare è stato seguito da discorsi commemorativi di quella che il Primo Ministro Mohammad Hassan Akhund ha definito una «vittoria decisiva su una forza internazionale arrogante e occupante».
Come riportato da Renovatio 21, i talebani avevano inaugurato «l’Esercito dell’Emirato Islamico» con una parata simile tre anni fa.
Durante l’evento erano presenti elicotteri (di cui Kabul ora avrebbe un numero superiore a quello dell’esercito australiano), il che lascia pensare che il problema dell’assenza di piloti addestrati sia stata risolta.
La quantità di armi che Washington ha lasciato ai jihadisti scatenò ironie diplomatiche dalla Cina, il cui portavoce degli Esteri scherzò sulle «macchine da guerra trasformate in parco giochi talebano».
Più preoccupanti le notizie secondo cui i talebani si sarebbero subito impossessati dei sistemi e dei database biometrici con i quali gli americani avevano censito la popolazione afghana.
In un evento a Mar-a-Lago in Florida, l’ex presidente Trump ha affermato che l’allora generale Mark Milley, vertice del Pentagono che aveva programmato il ritiro, gli aveva detto che lasciare gli aerei in Afghanistan era più economico che spostarli in un altro Paese. «Fu allora che mi resi conto che era un fottuto idiota», ha detto Trump, suscitando un’ondata di risate dalla folla.
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Come riportato da Renovatio 21, in recenti dichiarazioni da parte dei deputati afroamericani Byron Donalds e Wesley Hunt, in un meeting con il capo dei talebani, Donald Trump gli aveva rapidamente mostrato sul telefono un’immagine satellitare della sua casa, dicendo che sarebbe stata incenerita qualora fosse torto un solo capello ad un americano, per poi uscire dalla sala.
Passati sotto Biden, l’esito è stato il disastro assoluto che ricordiamo, con un attentato all’aeroporto che ha massacrato personale dei marines e con le immagini allucinanti di cittadini afghani che cadono dai carrelli degli aerei a cui si eran aggrappati.
La guerra per «esportare la democrazia» non ha solo, di fatto, prodotto l’eterogenesi dei fini di un nuovo Emirato Islamico. Secondo alcune testate internazionali, in Aghanistan sarebbe altresì tornato il mercato delle schiave sessuali, anche bambine. In questi anni nei campi profughi creatisi con la crisi umanitaria in queste settimane si muore di fame e di freddo.
Capolavori della geopolitica neocon: quella che ora vuole trascinarci in una guerra con la superpotenza nucleare russa.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Trump respinge l’offerta di pace iraniana
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Geopolitica
Fico: la Slovacchia rifiuta di aderire ai prestiti UE per Kiev
La Slovacchia non parteciperà ad alcun prestito UE destinato all’Ucraina, compreso il pacchetto di debito comune da 90 miliardi di euro approvato da Bruxelles il mese scorso, ha dichiarato il Primo Ministro Robert Fico.
Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca avevano precedentemente deciso di non partecipare al servizio del prestito, citando rischi finanziari. In un videomessaggio pubblicato domenica su Facebook, Fico ha ribadito che il suo governo non prenderà parte né all’attuale pacchetto di aiuti né a eventuali futuri.
«È risaputo che mi sono rifiutato di appoggiare il prestito di guerra di 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Ho anche intrapreso azioni legali per garantire che la Slovacchia non partecipi a questo prestito», ha affermato. «La Slovacchia non prenderà parte ad alcun ulteriore prestito annunciato per l’Ucraina».
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Il prestito, garantito da un finanziamento congiunto dell’UE, è strutturato sul presupposto che verrebbe rimborsato qualora Kiev ottenesse un risarcimento dalla Russia, una prospettiva che Mosca ha respinto definendola «irrealistica». Il prestito è stato proposto dopo che i piani per sequestrare i beni sovrani russi congelati al fine di finanziare Kiev sono falliti a seguito di una lunga controversia tra Bruxelles e il primo ministro ungherese uscente Viktor Orban.
Orban ha bloccato l’erogazione del prestito dopo che Kiev ha interrotto le forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, costruito dai sovietici e che rifornisce sia l’Ungheria che la Slovacchia, adducendo danni causati da presunti attacchi russi. Mosca ha respinto le affermazioni definendole «bugie», mentre Orban e Fico hanno accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di usare la mossa per «ricattare» i due stati dipendenti dall’energia e costringerli a sostenere il prestito di cui Kiev ha bisogno per risollevare la sua economia in collasso.
L’UE ha approvato il pacchetto poco dopo la ripresa delle forniture, meno di due settimane dopo le elezioni ungheresi che hanno visto la sconfitta del partito Fidesz di Orban da parte del partito filo-europeo Tisza guidato da Peter Magyar. Il nuovo primo ministro ungherese ha dichiarato che avrebbe mantenuto la decisione di Orbán di non aderire al prestito di 90 miliardi di euro, ma si è impegnato a non porre il veto ai finanziamenti UE per Kiev.
Nel suo intervento video, Fico ha osservato che il suo rapporto con Kiev – e in particolare con Zelens’kyj – è caratterizzato da visioni diametralmente opposte su numerosi argomenti, ma ha sottolineato che, essendo un paese confinante con l’Ucraina, Bratislava è obbligata a dialogare con il regime di Kiev, soprattutto per garantire il continuo transito di energia.
Fico ha dichiarato di aver avuto una conversazione telefonica con Zelens’kyj domenica per discutere di futuri incontri e visite.
Mentre Zelensky ha affermato, dopo la telefonata, di essersi assicurato l’appoggio di Fico per la candidatura dell’Ucraina all’UE, il premier slovacco ha minimizzato la cosa, affermando di vedere semplicemente «più vantaggi… che svantaggi» in una potenziale adesione, tra cui la riduzione del rischio che «soldati ucraini temprati dalla battaglia» si uniscano alla criminalità organizzata e rappresentino un pericolo per gli stati vicini dopo la fine del conflitto. Ha tuttavia osservato che alcuni dei più forti sostenitori di Kiev nell’UE sono anche tra i più contrari alla sua adesione, definendolo «un crudele paradosso».
Fico si è a lungo opposto agli aiuti occidentali a Kiev, sostenendo che prolungano il conflitto, e ha criticato le sanzioni contro la Russia, definendole dannose per l’UE. Sotto la sua guida, Bratislava – insieme a Budapest – ha contestato il piano dell’euroblocco di eliminare gradualmente i combustibili fossili russi entro il 2027, definendolo un «sabotaggio economico».
Il primo ministro di Bratislava mantiene stretti legami con la Russia e prevede di partecipare alla parata del Giorno della Vittoria del 2026 a Mosca nel corso di questa settimana.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Geopolitica
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