Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Erdogan: gli USA complici dei crimini di guerra israeliani

Pubblicato

il

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e la sua amministrazione sono complici dei crimini di guerra israeliani a Gaza, ha sostenuto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, chiedendo sanzioni contro lo Stato Ebraico.

 

In un’intervista con Newsweek giovedì durante il vertice annuale della NATO a Washington, il leader turco ha affermato che gli attacchi «deliberati» di Israele alle infrastrutture civili a Gaza costituiscono crimini di guerra, cosa che Israele ha ferocemente negato.

 

«Il brutale omicidio di persone innocenti negli ospedali dove vanno per le cure, nelle ambulanze, nei mercati, nei centri dove vengono distribuiti gli aiuti umanitari e nelle aree definite sicure è la più grave violazione dei diritti umani», ha affermato Erdogan.

 

Tuttavia, secondo il presidente turco, l’amministrazione Biden «ignora queste violazioni e fornisce a Israele il massimo supporto».

 

«Lo fanno a scapito della complicità in queste violazioni», ha aggiunto Erdogan.

Iscriviti al canale Telegram

La Turchia, che è membro della NATO, ha ripetutamente condannato l’assalto di Israele a Gaza e criticato i governi occidentali per il loro continuo sostegno a Israele. Ankara ha interrotto il commercio con Israele subito dopo l’inizio del conflitto lo scorso ottobre. Parlando a Newsweek, Erdogan ha anche ribadito il suo appello a sanzionare Israele.

 

«A questo punto, chi imporrà che tipo di sanzione contro Israele per aver violato il diritto internazionale? Questa è la vera domanda e nessuno sta rispondendo», ha detto.

 

Secondo il Ministero della Salute dell’enclave, il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana di otto mesi a Gaza ha superato le 38.000 persone.

 

Erdogan ha inoltre ribadito la sua posizione sul conflitto tra Russia e Ucraina, affermando che i leader occidentali stanno adottando approcci potenzialmente pericolosi per entrambi i conflitti, che potrebbero degenerare in scontri più ampi.

 

«L’atteggiamento di alcuni dei nostri alleati occidentali nei confronti della Russia ha solo alimentato il fuoco», ha sostenuto. «Questo ha causato più danni che benefici all’Ucraina».

 

Secondo il leader turco la soluzione al conflitto ucraino dovrebbe essere una «pace duratura raggiunta attraverso il dialogo».

 

Come riportato da Renovatio 21, un mese fa Erdogan aveva fatto un appello ai musulmani per unirsi contro lo Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21 il leader turco ha effettuato in questi mesi molteplici attacchi con «reductio ad Hitlerum» dei vertici israeliani, paragonando più volte il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler e ha condannato l’operazione militare a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».

 

Il presidente lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UEa Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».

 

Un ulteriore nodo arrivato al pettine di Erdogan è quello relativo alle bombe atomiche dello Stato Ebraico. Parlando ai giornalisti durante il suo volo di ritorno dalla Germania, il vertice dello Stato turco ha osservato che Israele è tra i pochi Paesi che non hanno aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 1968.

 

L’Erdogano ha quindi accusato lo Stato Ebraico di aver superato il leader nazista uccidendo 14.000 bambini a Gaza. Israele, nel frattempo, ha continuato ad affermare che il presidente turco è tra i peggiori antisemiti della storia, a causa della sua posizione sul conflitto e del suo sostegno a Hamas.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Gli Houthi rivendicano l’abbattimento di un aereo saudita

Pubblicato

il

Da

Mercoledì le forze Houthi dello Yemen hanno dichiarato di aver abbattuto un caccia F-15 saudita, diffondendo un video dei resti in fiamme del velivolo. Se confermato, il filmato rappresenterebbe la prima prova in assoluto dell’abbattimento di un aereo saudita da parte della difesa aerea Houthi.   In una dichiarazione video, il portavoce degli Houthi, Yahya Saree, ha affermato che il jet è stato abbattuto sul governatorato di Marib, nello Yemen, utilizzando «un missile terra-aria di fabbricazione locale». Saree ha poi sostenuto che i combattenti Houthi hanno respinto con successo due ondate di F-15 e Eurofighter Typhoon sauditi, decollati per cercare il relitto.   Il Saree non ha precisato quando sia avvenuto l’incidente e l’esercito saudita non ha ancora confermato la perdita del jet.

Sostieni Renovatio 21

Un filmato diffuso dagli Houthi mostra un equipaggio addetto ai missili che prende di mira il jet e apre il fuoco. Si vede poi un missile colpire il velivolo, che precipita al suolo in una palla di fuoco. Non è chiaro se il pilota sia riuscito a eiettarsi dall’aereo in fiamme.   Le immagini riprese sul luogo dell’incidente mostravano i combattenti Houthi che sollevavano la coda dell’aereo, su cui sventolava la bandiera saudita. I militanti si sono messi in posa davanti alla coda, gridando «Morte all’America» e «Morte a Israele».   Prima di mercoledì, gli Houthi, noti anche come movimento Ansar Allah, avevano affermato di aver abbattuto tre caccia sauditi, uno nel 2017 e due nel 2018. Il gruppo aveva anche dichiarato di aver danneggiato, ma non abbattuto, un jet saudita nel 2018. Riyadh ha negato di aver mai perso un aereo da guerra a causa del fuoco degli Houthi e, in assenza di prove video inequivocabili, queste precedenti affermazioni erano impossibili da verificare.   L’Arabia Saudita è in guerra contro gli Houthi dal 2015, sebbene i combattimenti siano stati interrotti da un cessate il fuoco nel 2022. Le violenze tra sauditi e Houthi sono riesplose a luglio, quando il governo di Aden, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha colpito un aeroporto di Sana’a, città controllata dagli Houthi.   Gli Houthi hanno risposto con attacchi contro obiettivi sauditi, mentre i jet sauditi hanno ripreso i raid aerei su larga scala sullo Yemen. La scorsa settimana, le forze Houthi hanno attraversato la costa occidentale dello Yemen, conquistando la città portuale di Mocha e consolidando il loro controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa gli Houthi hanno dichiarato il blocco navale dell’Arabia Saudita.

Aiuta Renovatio 21

L’offensiva degli Houthi minaccia le vitali esportazioni di petrolio dell’Arabia Saudita. Il Regno wahabita ha recentemente spostato le sue esportazioni dal Golfo Persico a est al Mar Rosso a ovest, poiché lo Stretto di Ormuzzo rimane chiuso a causa della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Con gli Houthi al controllo della parte occidentale, le esportazioni saudite sono ora minacciate da entrambi i lati.   Secondo Saree, mercoledì le forze Houthi hanno anche colpito una base aerea saudita a Khamis Mushait e gli impianti petroliferi della compagnia nazionale Saudi ARAMCO a Yanbu con droni e missili balistici.   Come riportato da Renovatio 21, la situazione saudita, e mondiale, è ulteriormente aggravata dall’attacco all’oledotto Est-Ovest, che permette di aggirare lo Stretto ormusino, attacato da un drone che pare di essere provenuto dall’Iraq. Le spedizioni di petrolio per l’Europa sono quindi annullate.   La produzione petrolifera saudita è crollata al livello più basso dal 1990.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine Steve Lynes via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Geopolitica

Lavrov: una guerra tra Russia ed Europa sarebbe «molto breve»

Pubblicato

il

Da

La Russia avrebbe vita facile contro le nazioni europee se decidessero di attaccarla, ha dichiarato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

 

Alcuni Paesi europei, tra cui Germania, Polonia e Stati baltici, hanno sempre più spesso sostenuto che la Russia potrebbe prendere di mira il territorio della NATO nei prossimi anni, sollecitando maggiori spese militari in preparazione a tale eventualità.

 

Lavrov ha smentito tali affermazioni durante la sua partecipazione al Festival Internazionale della Gioventù nella città di Ekaterinburg, negli Urali, mercoledì.

 

«Abbiamo ripetutamente affermato di non avere alcuna intenzione di attaccare l’Europa. Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente affrontato la questione in dettaglio, sottolineando che non abbiamo alcun interesse a farlo», ha dichiarato.

 

Tuttavia, il ministro ha avvertito che «se l’Europa, che parla quotidianamente di prepararsi alla guerra contro la Russia, attaccasse la Russia, sarebbe una guerra completamente diversa, e sarebbe molto breve».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Durante il vertice dei BRICS a Nuova Delhi la scorsa settimana, Putin ha affermato che i governi occidentali stanno promuovendo un’immaginaria «minaccia russa» e spingendo l’Europa verso uno scontro diretto al fine di distrarre l’opinione pubblica dai numerosi problemi che affliggono i loro Paesi.

 

«Non stiamo minacciando e non minacceremo i paesi europei. Perché dovremmo farlo?», ha affermato.

 

Il presidente ha sottolineato che i piani avanzati da diversi Stati europei per il dispiegamento di forze in Ucraina violerebbero anch’essi le linee rosse di Mosca.

 

«Ora stanno valutando la possibilità di inviare truppe in territorio ucraino. Questo significa guerra con la Russia», ha affermato.

 

Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha dichiarato durante l’incontro sulla strategia europea di Yalta a Kiev lo scorso fine settimana: «Se la Russia ci attaccasse e noi non ci scomponessimo, credo che la sconfiggeremmo piuttosto rapidamente».

 

Nikolaj Patrushev, consigliere del presidente russo, ha replicato martedì a Sikorski, liquidando la sua valutazione come un «punto di vista dilettantistico» e affermando che Mosca non ha ancora sfruttato appieno il suo potenziale militare nel conflitto in Ucraina.

 

«Se la Polonia dovesse intraprendere un’azione militare contro la Russia, il nostro Paese impiegherebbe tutto l’arsenale di forze e risorse a sua disposizione, e lo Stato polacco cesserebbe di esistere entro due o tre giorni», ha dichiarato Patrushev.

 

Funzionari russi avevano già avvertito in precedenza che uno scontro diretto tra Russia e NATO non sarebbe stato convenzionale e avrebbe probabilmente portato all’impiego di armi nucleari.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che la vittoria dell’AfD è un monito all’élite europea che vuole provocare la guerra con la Russia.

Sostieni Renovatio 21

Di recente, la Bulgaria si è rifiutata di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco, un evento che secondo il Lavrov potrebbe portare all’escalation verso «l’inizio di una vera guerra».

 

Tre mesi fa durante una cerimonia per i laureati delle accademie militari il presidente russo Vladimiro Putin ha dichiarato che le nazioni occidentali non nascondono più i loro preparativi per una guerra con la Russia.

 

Secondo la Rassegna strategica nazionale pubblicata nell’estate 2025 dal Segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale, la Francia prevede una «guerra di vasta portata» in Europa entro il 2030.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l’ex capo del servizio segreto estero britannico MI6 Richard Dearlove aveva dichiarato che l’Europa occidentale si trova ora in uno stato di guerra aperta con la Russia, contraddicendo il punto di vista del primo ministro polacco Donald Tusk secondo cui il continente rimane in una situazione «prebellica».

 

Nel 2022  il viceministro della Difesa Marcin Ociepa aveva dichiarato che la Polonia sarà in guerra con la Russia tra 3 o 10 anni massimo. Pochi mesi dopo Polonia aveva  emanato lo scorso mese un bizzarro comunicato congiunto con il Dipartimento di Stato USA per «la sconfitta strategica della Russia».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

 

Continua a leggere

Economia

Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington potrebbe decidere se chiudere il conflitto con l’Iran oppure restare nel Paese e «tenersi il petrolio». Trump ha più volte minacciato di impadronirsi delle infrastrutture petrolifere della Repubblica islamica, spingendo i funzionari iraniani a definire il piano un’illusione.   Parlando con i giornalisti domenica, Trump ha detto che la guerra, in corso da oltre sei mesi, potrebbe concludersi «subito dopo» le elezioni di medio termine del 3 novembre e ha sostenuto che l’Iran «desidera ardentemente raggiungere un accordo» e «chiama continuamente».   Teheran ha ripetutamente smentito di essere alla ricerca di negoziati, definendo tali affermazioni «invenzioni» e aggiungendo che Washington sta confondendo la diplomazia con la «dittatura».   «Alla fine ce ne andremo, a meno che non decidiamo di restare e tenerci il petrolio, come ha fatto il Venezuela», ha poi detto Trump.   Il confronto riguarda l’accordo petrolifero concluso da Washington con Caracas dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi a gennaio.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Ad agosto Trump ha annunciato un’intesa che assegna a una società privata le concessioni su 17 giacimenti petroliferi venezuelani, per un totale di circa 65 miliardi di barili di riserve, con il governo americano che ottiene quote azionarie e diritti preferenziali sull’acquisto della produzione. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha tuttavia ribadito che il suo Paese «mantiene la proprietà e la sovranità sulle proprie risorse».   Trump ha ripetutamente avanzato l’ipotesi di prendere il controllo dei flussi petroliferi iraniani. Fine marzo, interrogato sulla possibilità che Washington si impadronisse del petrolio iraniano, ha risposto: «È un’opzione». A giugno è andato oltre, minacciando di occupare l’isola di Kharg — snodo che gestisce circa il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran — e di «assumere il controllo totale» dei mercati petroliferi e del gas iraniani.   All’epoca Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento iraniano, definì Trump «delirante e confuso» sulla minaccia a Kharg e avvertì che qualsiasi mossa sul territorio iraniano avrebbe innescato una risposta «che passerà alla storia».   Durante l’intero conflitto i media statunitensi hanno riferito che Washington aveva valutato l’occupazione dell’isola di Kharg, anche se i funzionari del Pentagono consideravano l’operazione estremamente rischiosa. Diverse fonti giornalistiche hanno inoltre indicato che l’esercito americano stava subendo l’esaurimento delle scorte di missili antiaerei e da crociera, un’affermazione sempre smentita da Trump.   Queste dichiarazioni arrivano dopo una nuova escalation: l’esercito statunitense ha sostenuto di aver distrutto diverse petroliere iraniane. L’Iran, dal canto suo, ha rivendicato attacchi a dieci imbarcazioni vicino allo Stretto di Ormuzzo, tra cui due navi della Marina americana e otto petroliere.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari