Salute
Fascicolo Sanitario Elettronico: avete fino a domenica per difendere i vostri dati sanitari (o almeno, una parte)
Avete circa tre giorni per mettere al riparo i vostri dati sanitari dal grande database della sanità pubblica.
Da domenica 30 giugno infatti non sarà più possibile rifiutare la condivisione dei vostri dati sanitari sulle piattaforme digitali. Si tratta, per essere precisi, solo di una parte della vostra storia medica, quella che va dal 2012 al 2020. Dopodiché, tutto finirà in quello che si chiama Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), con lo scopo di agire una super-integrazione dei dati sanitari di tutti i cittadini italiani provenienti da tutte le Regioni entro il 2026.
C’è da rimanere sconvolti di come questa storia, a suo modo enorme (e non solo per chi, come Renovatio 21, si occupa di bioetica, biopolitica, etc.) non sia stata minimamente discussa pubblicamente, né dai giornali, né dalle TV, né dai politici, dagli amministratori, etc. Il cittadino italiano si avvia a questo cambio, che sancisce un ulteriore colpo assestato alla sua privacy già disintegrata da COVID e greenpass, senza sapere nulla. Vorremmo dire: déja vu, anche per il silenzio-assenso sulla donazione degli organi (cioè, sulla predazione di parti del corpo, previo squartamento a cuor battente) fu così, magari con qualche piccola eco di protesta in più – all’epoca forse esisteva ancora qualche sperduta voce cattolica che gridava nel deserto…
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Alla base di questa novità c’è in realtà un decreto del fatale 2020 (DL 34/20), che stabiliva che il FSE doveva essere alimentato in maniera automatica, «in maniera continuativa e tempestiva, dai soggetti e dagli esercenti le professioni sanitarie che prendono in cura l’assistito». Il che vuol dire, ogni referto, verbale di pronto soccorso, profilo sanitario, lettera di dimissione, cartella clinica, vaccinazione, lettere di invito alle visite e, in più, anche la parte privata: le prescrizioni specialistiche finiscono nel calderone.
C’è di che rimanere sbalorditi: tanti discorsi per la privacy, e poi si viola in questo modo il privato dell’individuo?
Lo stesso Garante per la Privacy in un parere del 2022 dichiarava che il FSE apriva a rischi di «accessi abusivi e illeciti» nonché di «perdita e distruzione dei dati per finalità non compatibili». Dal linguaggio, non riusciamo a capire se si stia parlando di qualcuno che ruba i dati per ricattarvi o per utilizzarli a vostro danno: forse è solo la nostra immaginazione, ma è una possibilità, specie in un’era che va ad aprirsi, cioè quella delle «armi biologiche di precisione», le «bioarmi custom», cioè di virus artificiali in grado di colpire una sola persona, una sola famiglia, un solo gruppo etnico. Come? Fantascienza, dite?
C’è di che rimanere ancora più sbalorditi: tanti discorsi la cybersecurity, e poi si va a costruire un unico nodo nel quale gli hacker possono penetrare e impossessarsi dei dati dell’intera nazione?
Citiamo il Corriere, che ha intervistato un esperto di sicurezza informatica, il quale ha spiegato che i dati «se confluiscono nel fascicolo possono essere usati per finalità non sanitarie, cosa che invece avviene per legge con i dati post-2020». I rischi, dice l’informatico «non sono pochi, Avere un database unico che raccoglie dati quasi irrilevanti ai fini di cura perché oramai vecchi, ma che possono finire nelle mani di persone sbagliate è un dettaglio da non trascurare. Ci si espone da hackeraggi, fuga di dati e abusi informatici».
Il solo quotidiano è occuparsi della questione è stato, ancora una volta, La Verità, che ricorda come solo ieri la newsletter dell’Authority del Garante avvertiva che ben 18 regioni e due province a statuto speciale sono sotto procedimento «per le numeroso violazioni nell’attuazione del Fascicolo Sanitario». Il Garante comunica la gravità della situazione specificando di aver condiviso l’allarme con la presidenza del Consiglio poiché «è urgente intervenire per tutelare i diritti di tutti gli assistiti coinvolti nel trattamento del FSE».
Va riconosciuto che il giornale diretto da Maurizio Belpietro si era occupato del tema ancora giorni fa, in solitaria. Nel numero di oggi è possibile leggere un bouquet di affermazioni degli altri giornali, per i quali chi si oppone al FSE è un no-vax, un complottista, etc. «La crociata no-vax contro la banca dati sanitaria» titola il giornale agnelliano La Stampa.
La Repubblica scrive che «dopo i no-vax e i no green pass arrivano i no-Fascicolo Sanitario Elettronico, più o meno le stesse persone, a occhio meno numerose». L’ulteriore giornale agnello-elkaniano irride «le opposizioni registrate sul sito del ministero ieri [cioè due giorni fa, ndr]» che «erano 90.640, delle quali 6.371 riguardano minorenni. Se si considera che il Fascicolo interessa tutti i cittadini italiani, siamo intorno allo 0,15% degli abitanti».
Sono, crediamo, gli stessi giornali che ogni tanto riportano dei colpi hacker ai vari sistemi sanitari regionali: per esempio, ricordate la Regione Lazio, nel 2020? Noi lo ricordiamo. E gli ospedali colpiti dai grandi gruppi di hacker con i ransomware? Pure. E le farmacie americane paralizzate dal ciberattacco a inizio 2024? Renovatio 21 aveva parlato anche di questo.
In pratica, se non consegnate la totalità dei vostri dati medici, andate insultati. E, attenzione, il governo Meloni vuole che segnaliate il vostro dissenso entro domenica, senza possibilità successiva di opt-out.
Questa è biosorveglianza, questo è biototalitarismo. Non che facciano molto per allontanare il sapore di distopia: una delle scuse che accampano è quella della ricerca, il che significa far finire i vostri dati intimi nel frullatore dell’Intelligenza Artificiale – cioè armarla anche la conoscenza intima, biologica, della vostra condizione organica. Per chi vede nell’Intelligenza Artificiale un possibile nemico dell’umanità – e a farlo non sono solo gli antivaccinari cospirazionisti, ma perfino gli stessi suoi creatori – è un colpo mica male.
Eccoci, dunque, portati per legge a divenire cibo per la bestia, carburante per l’ascesa dell’apocalittica macchina pensante.
Non che prima fosse diverso. Nel 2017 passò la legge per cui diveniva possibile usare i dati personali degli italiani per ricerca scientifica. Il che vuol dire: dati sanitari alle multinazionali, pronte a darli in pasto ad algoritmi per ricerverne profitto.
Circa una diecina di anni fa ci fu il caso della Sardegna, dove un ente no profit aveva raccolto dati genetici di migliaia di abitanti per ricerche sulla longevità. Si parlò quindi di un furto alla banca genetica. La società senza fine di lucro finì poi in mani private, e alcuni dissero che la legge italiana non si esprime con chiarezza riguardo alla validità di un consenso dato in passato dai donatori.
Poi c’è il caso di una famosa multinazionale, desiderosa di testare la sua IA, a cui un precedente governo avrebbe trasferito ulteriori dati medici della popolazione. Tutto legale, con queste leggi. Rassegnatevi, il vostro corpo non vi appartiene: il biennio pandemico ce lo ha illustrato in modo lucidissimo.
Sostieni Renovatio 21
Il Garante della Privacy, ad ogni modo, ha dichiarato che l’utente ha il diritto di chiedere l’oscuramento di tutti i dati sanitari contenuti nel FSE che ritiene opportuno, rendendoli consultabili solo da chi li ha generati oltre che dalla persona stessa.
Chi desidera rifiutare, come previsto da un decreto del ministero dell’Economia dello scorso 11 aprile, può farlo solo online, all’interno del portale del sistema tessera sanitaria. Seguendo una semplice ricerca su Google per «fascicolo sanitario», si può giungere al sito della Sanità italiana, dove vi è un riquadro «come opporsi al pregresso» che porta ad un altro link, sistemats.it. Qui bisognerà accedere con la SPID, oppure la CIE (carta di identità elettronica) o con la carta nazionale dei servizi, ossia la tessera sanitaria emessa dopo il 2011. Se non si hanno strumenti di identificazione sanitaria, si deve accedere all’area libera del sistema tessera sanitaria con il tesserino della salute o il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente).
Chi non segnalerà la propria opposizione ritroverà automaticamente i dati della propria storia sanitaria 2012-2020 nel FSE.
Non pensate, tuttavia, che quei dati spariranno: in caso di accesso al pronto soccorso, il personale potrebbe avere accesso a tutti i dati del paziente. L’emergenza prevale sulla privacy: un’altra grande lezione biopolitica dell’era COVID.
Non solo: di fatto i vostri dati biomedici dal 2020 in poi finiscono, come per decreto del governo Conte, direttamente nell’FSE.
Non solo: due anni fa il governo Draghi passò in totale assenza di discussione pubblica il decreto con cui si adottava la cosiddetta «interoperabilità dei silos», ossia la possibilità per 400 enti o amministrazioni di scambiarsi i dati dei cittadini, inclusi quelli medici. Nella lista degli enti, riporta La Verità, «si va dall’Agenzia delle Entrate alle ASL, ma anche al traforo del Monte Bianco o al gestore delle acque di Verona. Qualcuno ha mai spiegato il perché di tale lista? La risposta è, pure stavolta, no».
In realtà, una risposta vorremmo provare a darla noi: perché è la totalità dei dati che permette il controllo capillare dell’esistenza dell’individuo nell’era della sorveglianza ultra-totalitaria: dati medici, economici, logistici, telefonici… come state, quanto guadagnate e spendete, dove siete, dove andate, con chi vi vedete, cosa dite, cosa pensate…
Nel Nuovo Ordine – dove, come insegna Davos, la convergenza di Stato e multinazionali è consumato una volta per tutte – il controllo di ogni aspetto della vostra vita, e persino la sua precognizione, sono un elemento irrinunciabile. I vostri dati sanitari non fanno differenza, sono una tessera – intina e fondamentale, certo – del puzzle della vostra sottomissione.
Quindi, vi tocca anche questo scherzetto della vostra Sanità pubblica, quella che dicono essere la migliore del mondo. Lo Stato moderno è sempre più tecnocratico, quindi, nell’era dell’informatica, è datacentrico. I dati, è spesso ripetuto, sono il petrolio del XXI secolo.
I vostri dati personali, quindi, sono il sangue del sistema economico e politico in caricamento nell’ora presente. Un sistema dove non siete soggetti, ma oggetti. Non siete individui, ma prodotti.
In pratica, lo Stato della vostra schiavitù, fondata anche sulle informazioni strappate al vostro corpo, alla vostra storia, alla vostra intimità.
Ma tranquilli, non la chiamano schiavitù: la chiamano piattaforma. Finiremo, comunque, schiacciati sotto di essa.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Intelligenza Artificiale
Il boom dei data center AI alimenta un’ondata di nuove produzioni di PFAS
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
I produttori aumentano la produzione nonostante i rischi per la salute e l’ambiente.
ChemSec ha esaminato i piani di 10 tra i principali produttori mondiali di PFAS e ha scoperto che quasi tutti intendono incrementare la produzione negli Stati Uniti, in Europa e in Asia per soddisfare la crescente domanda dell’intelligenza artificiale. Nei data center, computer e server si surriscaldano. Per raffreddarli, si utilizza in genere un compressore con gas refrigeranti ad aria o acqua, simile a un frigorifero, ma su scala molto più ampia, secondo il Sierra Club. Alcuni di questi gas contengono PFAS. In alternativa, i computer sono immersi in un fluido chimico, anch’esso contenente PFAS, che assorbe il calore. In entrambi i casi, le sostanze chimiche possono disperdersi nel terreno o nell’aria. Il boom dell’Intelligenza Artificiale sta anche determinando un’impennata nella produzione di semiconduttori, che elaborano i dati ad alta velocità. I chip per computer tradizionali sono troppo lenti per soddisfare le esigenze di modelli linguistici complessi, che richiedono chip a semiconduttore la cui produzione dipende dai PFAS (polifenoli, fosforo, ammonio e sodio). Secondo il rapporto, Chemours, la società chimica statunitense scorporata da DuPont nel 2015, produce o utilizza più sostanze PFAS di qualsiasi altra azienda presente nella lista di ChemSec. ChemSec stima che tra la metà e i due terzi del fatturato dell’azienda siano legati alle PFAS. Chemours sta sviluppando un fluido fluorurato, Opteon 2P50, specificamente progettato per il raffreddamento dei server dei data center. Il prodotto chimico è ancora in attesa dell’approvazione federale, ma Chemours afferma che «rivoluzionerà» il raffreddamento dei data center, riducendo drasticamente il consumo energetico dei sistemi di raffreddamento fino al 90% e il consumo energetico complessivo dei data center fino al 40%. Ad esempio, il produttore giapponese Daikin prevede di triplicare la propria capacità produttiva di fluoropolimeri entro il 2027, con la domanda di semiconduttori tra i fattori trainanti di questa espansione, secondo quanto riportato da ChemSec. I veicoli elettrici e altre tecnologie alimentate a batteria rappresentano un’ulteriore fonte di domanda. I fluoropolimeri sono utilizzati come leganti e rivestimenti separatori nelle batterie agli ioni di litio. Tra le altre aziende che prevedono di espandere la propria produzione di PFAS figurano Bayer, AGC, Arkema, Orbia Fluor & Energy Materials, Solstice, 3M e Syensqo, quest’ultima attualmente impegnata nella costruzione del più grande impianto di produzione di PVDF per batterie del Nord America. Solo due aziende presenti nell’elenco di ChemSec, BASF e Archroma, stanno riducendo la produzione di PFAS.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Le grandi aziende chimiche accumulano multe salatissime.
Il mercato dei PFAS è relativamente piccolo rispetto ad altre sostanze chimiche: secondo il rapporto, il suo valore si aggira intorno ai 25-30 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, si stima che i costi per la salute umana e ambientale derivanti da questo settore raggiungeranno circa 440 miliardi di euro (510 miliardi di dollari) nella sola Europa entro il 2050. Secondo Reuters, nel 2017 DuPont e Chemours hanno concordato di pagare 670,7 milioni di dollari per risolvere circa 3.550 richieste di risarcimento per danni alla persona derivanti dalla contaminazione da PFOA (acido perfluorottanoico, un tipo di PFAS) associata allo stabilimento Washington Works di DuPont vicino a Parkersburg, in Virginia Occidentale. Nell’ambito dell’accordo, le aziende hanno negato qualsiasi illecito. In una decisione separata del giugno 2026, l’amministrazione Trump ha raggiunto un accordo con Chemours in merito agli scarichi illegali a lungo termine di sostanze chimiche persistenti nelle acque del West Virginia, della Carolina del Nord e del New Jersey. Le sanzioni e i costi per gli interventi di ripristino sono stimati in circa 450 milioni di dollari. Complessivamente, secondo il rapporto di ChemSec, Chemours ha sborsato 2,4 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni per violazioni relative alle sostanze PFAS negli Stati Uniti. Se si includono i costi per il trattamento della contaminazione dell’acqua potabile, le spese aumentano significativamente. Nel 2024, un tribunale federale ha approvato un accordo in base al quale 3M si è impegnata a versare fino a 10,3 miliardi di dollari ai sistemi idrici pubblici che avevano rilevato, o avrebbero potuto rilevare in futuro, la presenza di PFAS. Per anni, l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale (EPA) si è affidata in gran parte a programmi volontari dell’industria, a obblighi di segnalazione delle sostanze chimiche e a raccomandazioni sanitarie non vincolanti sulla qualità dell’acqua potabile per affrontare il problema dei PFAS. Solo nell’aprile del 2024 l’EPA ha stabilito i primi limiti nazionali legalmente vincolanti per l’acqua potabile relativi a queste sostanze chimiche, inclusi livelli massimi di contaminazione pari a 4 parti per trilione per PFOA e PFOS. Il quadro normativo è da allora cambiato. Nel 2025, l’amministrazione Trump ha annunciato che avrebbe mantenuto i limiti per PFOA e PFOS, riconsiderando al contempo gli standard per diverse altre sostanze PFAS, avviando di fatto un arretramento rispetto ai primi limiti in assoluto imposti alle sostanze PFAS nell’acqua potabile. Nel 2026, l’EPA ha proposto di estendere i tempi di conformità per PFOA e PFOS e di revocare i limiti per l’acqua potabile per altre sostanze chimiche persistenti, tra cui PFHxS, PFNA, GenX e altre miscele contenenti diversi PFAS. Brenda Baletti Ph.D. © 15 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni. SOSTIENI RENOVATIO 21Salute
«Non è la solita storia di coaguli»: gli scienziati chiedono di indagare sugli strani coaguli di sangue bianchi
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare strutture insolite nei vasi sanguigni, spingendo un piccolo gruppo di scienziati a indagare. Il dottor John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati. Entrambi hanno affermato che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la natura di queste strutture e il motivo per cui così pochi patologi le studiano. «Non vorrei che, col tempo, questo venisse considerato qualcosa di normale», ha dichiarato il dottor Daniel Santiago, farmacologo della Florida.
Nel 2021, gli imbalsamatori hanno iniziato a segnalare qualcosa che, a loro dire, non avevano mai visto prima: lunghe strutture bianche ed elastiche all’interno dei vasi sanguigni.
Le segnalazioni sono emerse poco dopo l’inizio della campagna di vaccinazione contro il COVID-19. Da allora, sono stati segnalati coaguli simili in pazienti viventi e nei tubi di drenaggio di pazienti in cure palliative, il che ha spinto un piccolo gruppo di scienziati a indagare sulla loro natura, sulla loro formazione e sulla loro frequenza.
Il commentatore medico Dr. John Campbell ha recentemente intervistato due di questi scienziati: il Dr. Daniel Santiago, farmacologo della Florida, e Greg Harrison, chimico organico australiano.
«Questa non è la solita storia di un coagulo di sangue», ha detto Santiago.
Ecco i punti salienti emersi dalle loro interviste.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
In che modo questi coaguli si differenziano dai normali coaguli di sangue?
Le strutture bianche sono lunghe, pallide ed elastiche.
Sono stati definiti «calchi fibrosi» perché sono difficili da rompere e alcuni conservano la forma dei vasi sanguigni nel punto in cui si sono formati.
Harrison ha affermato che i coaguli possono essere allungati e persino sostenere il peso delle pinze. Li ha descritti come più simili a plastiche o gomme prodotte artificialmente «dal corpo stesso» che a normali coaguli di sangue.
Queste strutture resistono anche ai normali meccanismi dell’organismo per la disgregazione dei coaguli di sangue.
«Non ha nulla a che vedere con i normali coaguli di sangue, né prima né dopo la morte», ha affermato Campbell. «È una cosa completamente diversa».
Sostieni Renovatio 21
Di cosa sono fatti i coaguli?
Gli scienziati hanno trovato centinaia di proteine diverse nelle strutture, tra cui grandi quantità di fibrinogeno, una proteina coinvolta nella normale coagulazione del sangue.
Hanno inoltre trovato prove del fatto che alcune delle proteine presentano una forma insolita e ripiegata in modo errato, che hanno descritto come «simile all’amiloide».
L’amiloide è un tipo di accumulo anomalo di proteine associato a diverse malattie, tra cui l’Alzheimer. Tuttavia, Harrison ha sottolineato che i ricercatori non affermano di aver dimostrato in modo definitivo che le strutture contengano amiloide.
«Stiamo procedendo con molta cautela. E il referto afferma esplicitamente che si tratta di una sostanza simile all’amiloide», ha detto.
I ricercatori hanno affermato che questa distinzione è cruciale perché descrivono l’aspetto delle proteine, non stabiliscono esattamente cosa siano o quale ruolo svolgano.
Santiago ha affermato che le alterazioni anomale delle proteine possono avere importanti conseguenze, poiché le proteine svolgono molte delle funzioni essenziali dell’organismo.
«Queste proteine sono i pilastri del corpo e, se qualcosa va storto, ecco che si manifesta una patologia», ha affermato.
I ricercatori hanno anche affermato che queste strutture sembrano formarsi molto più rapidamente rispetto all’accumulo di amiloide tipicamente associato a malattie come l’Alzheimer. Harrison ha definito questo uno degli aspetti più preoccupanti dei risultati.
«Questa è la parte spaventosa… ci vogliono anni perché si accumuli nel cervello una quantità di placca tale da manifestarsi come Alzheimer», ha affermato. Ma i coaguli bianchi «si presentano in quantità».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Quanto possono diventare grandi?
Alcune di queste strutture sono straordinariamente grandi. Campbell ha descritto dei calchi che, a suo dire, erano abbastanza grandi da ostruire completamente l’aorta, l’arteria più grande del corpo.
«E se si blocca completamente l’aorta, le gambe diventano nere piuttosto in fretta. Quindi ho pensato che si formassero dopo la morte», ha detto.
Harrison ha offerto una spiegazione diversa. Ha affermato che le strutture potrebbero iniziare come coaguli o depositi molto più piccoli che si attaccano alle aree danneggiate dei vasi sanguigni e crescere gradualmente. «Alla fine, una volta raggiunte certe dimensioni, ostruiranno completamente il vaso sanguigno, ma potrebbero volerci anni prima che ciò accada», ha affermato.
I ricercatori non sanno ancora con quale rapidità crescano queste strutture, perché alcune crescano e altre no, o cosa determini il luogo in cui si formano. Campbell ha inoltre sollevato un’altra possibilità: che molte persone possano sviluppare microcoaguli più piccoli che non si sono ingranditi fino a formare le grandi strutture osservate dagli imbalsamatori.
«Questa è la parte spaventosa, ed è per questo che la questione deve essere indagata», ha detto Harrison.
Sono nuovi?
I ricercatori hanno trovato almeno un precedente storico per insoliti coaguli bianchi ed elastici.
Harrison ha individuato, tra il 1988 e il 1992, segnalazioni che descrivevano la «sindrome del coagulo bianco» associata all’eparina ad alto peso molecolare, un farmaco utilizzato per prevenire o trattare i coaguli di sangue.
Gli ospedali sono quindi passati all’eparina a basso peso molecolare. I ricercatori affermano di non aver trovato da allora altra documentazione comparabile di queste strutture fibrose bianche. Santiago ha affermato che i risultati potrebbero rappresentare «una nuova patologia che stiamo esaminando».
Campbell ha aggiunto: «alcuni sostengono che questi fenomeni siano stati osservati per decenni, ma non è vero. Si tratta di una novità».
Le prime segnalazioni rendono inesatto affermare che strutture simili non siano mai state viste prima. Tuttavia, i ricercatori sostengono che le strutture ora segnalate siano sufficientemente insolite, e potenzialmente diffuse, da giustificare ulteriori indagini.
«Anche se sparisse domani… ce l’abbiamo da ormai cinque anni, giusto? Bisogna comunque dare una spiegazione», ha detto Campbell.
Aiuta Renovatio 21
Quanto sono comuni?
Una delle maggiori lacune nella ricerca riguarda le informazioni di base sulla frequenza di queste strutture.
Campbell ha citato quattro sondaggi annuali auto-compilati condotti tra il 2022 e il 2025 tra gli imbalsamatori. I sondaggi hanno raccolto 808 risposte provenienti da cinque Paesi.
Tra il 66% e l’83% degli imbalsamatori intervistati ha riferito di aver trovato questi strani coaguli almeno occasionalmente. La percentuale di corpi in cui gli imbalsamatori hanno dichiarato di averli visti variava dal 19% al 27%.
Tali indagini non stabiliscono quanto siano comuni queste strutture nella popolazione generale, e i ricercatori riconoscono che i risultati variano considerevolmente.
Harrison ha affermato che alcuni imbalsamatori hanno recentemente riferito di aver riscontrato queste strutture nell’80% dei corpi, mentre altri stimano che siano presenti nel 30-40%.
«Purtroppo, che sia in calo o meno, la sua concentrazione è comunque tale da richiedere ulteriori studi», ha affermato Harrison.
Sostieni Renovatio 21
Quali potrebbero essere le cause?
La tempistica del fenomeno ha sollevato interrogativi sui vaccini contro il COVID-19 e sul virus stesso.
I ricercatori non affermano di aver stabilito un collegamento tra i vaccini contro il COVID-19 e i coaguli di sangue. Harrison ha specificamente messo in guardia dal dare la colpa ai vaccini o alla proteina spike.
«Non stiamo puntando il dito contro i vaccini, e certamente non stiamo puntando il dito contro la proteina spike in sé. Ma quello che stiamo dicendo è che sembra essere correlato al virus stesso», ha affermato. «Dobbiamo essere molto cauti su questo punto perché vogliamo rimanere entro i limiti delle conoscenze scientifiche di cui disponiamo».
Harrison ha affermato che le prove suggeriscono che l’infezione da COVID-19 stessa potrebbe contribuire alla formazione di microcoaguli simili all’amiloide. Ha citato i risultati che mostrano come questi microcoaguli anomali e appiccicosi siano stati trovati all’interno di una persona vivente che era stata precedentemente infettata dal COVID-19 ma non aveva ricevuto il vaccino contro il COVID-19.
Campbell ha sollevato la possibilità che vaccinazione e infezione possano avere un effetto combinato.
«Se dovessi pensarci ad alta voce, direi che potrebbe trattarsi di un doppio effetto negativo. Potrebbe essere la combinazione di vaccino e infezione naturale», ha affermato.
«Ci sono ancora dei pezzi del puzzle che ci mancano», ha detto Santiago.
Aiuta Renovatio 21
Perché i coaguli non vengono studiati più a fondo?
Sia Santiago che Harrison hanno affermato di aver incontrato difficoltà nell’ottenere finanziamenti e supporto scientifico per il loro lavoro. Hanno finanziato gran parte della ricerca di tasca propria e, finora, le riviste scientifiche si sono rifiutate di esaminare o pubblicare i loro risultati.
«Abbiamo provato a sottoporre il lavoro a una rivista di patologia, ma non abbiamo ricevuto risposta», ha detto Santiago.
Harrison ha affermato che i ricercatori hanno dovuto rivolgersi a quella che ha definito «una rivista, osiamo dire, di livello leggermente inferiore, per riuscire a pubblicare l’articolo». Ha inoltre descritto un incontro con un imbalsamatore che si era offerto di fornire dei campioni, ma che ha smesso di rispondere quando i ricercatori hanno cercato di organizzare un incontro.
Campbell ha affermato di aver sentito parlare di esperienze simili, suggerendo che «ad alcune persone sembra sia stato detto di tacere». «Sembra esserci una certa opposizione concertata» allo studio di questo argomento, ha affermato.
Campbell ha inoltre sollevato dubbi sul perché non ci siano più medici legali che esaminano queste strutture. «Perché i patologi non sono in festa in tutto il mondo?» ha chiesto. «Il silenzio nella comunità patologica è semplicemente assordante».
Gli scienziati chiedono a patologi, università e agenzie governative di raccogliere e studiare i coaguli in modo indipendente.
«È molto semplice iniziare ad approfondire la natura compositiva di questo materiale», ha detto Harrison. «Se lo si segue logicamente… si arriva alla stessa conclusione a cui siamo arrivati noi. È inevitabile».
Campbell ha affermato che le agenzie governative, tra cui i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e la Therapeutic Goods Administration australiana, dovrebbero indagare su queste strutture.
«È una vera e propria vergogna internazionale che ciò non venga fatto», ha affermato.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Perché è importante?
Santiago ha affermato che la sua indagine sui coaguli è iniziata poco dopo la distribuzione del vaccino contro il COVID-19, quando pazienti e altre persone hanno iniziato a segnalare problemi di salute insoliti che non aveva mai riscontrato prima.
Ha affermato che i ricercatori non dovrebbero ignorare le esperienze delle persone a causa di dibattiti politici sui vaccini.
«Non possiamo ignorare ciò che le persone stanno vivendo», ha detto Santiago. «Avete sentito queste storie… su X, le avete viste su Facebook… Sta succedendo davvero».
Ha inoltre messo in guardia dal permettere che il fenomeno venga accettato semplicemente perché si è manifestato nel tempo. «Non voglio che, col tempo, questo venga considerato qualcosa di normale», ha detto.
La conclusione dei ricercatori è semplice: ci sono abbastanza segnalazioni di queste strutture insolite da giustificare la necessità di scoprire esattamente cosa siano e perché si manifestino. «È un problema che deve essere affrontato», ha affermato Santiago.
Jill Erzen
© 11 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Salute
Il malori della 37ª settimana 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Bioetica2 settimane faMorte a Venezia. E inferno sulla Terra senza soprannaturale
-



Vaccini2 settimane faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
-



Politica4 giorni faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Civiltà2 settimane faChi sono i fabiani?
-



Animali2 settimane faI migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
-



Morte cerebrale1 settimana faIl test d’apnea: crudele strumento dell’industria della morte cerebrale
-



Vaccini6 giorni faI dati sulla mortalità rivelano «segnali di allarme allarmanti» in seguito alla campagna di vaccinazione contro il COVID
-



Cremazione2 settimane faLe ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia









