Spazio
Whoopi Goldberg insiste: gli alieni ci stanno guardando
Dopo essersi dichiarata pubblicamente credente negli alieni la scorsa estate, la nota attrice Whoopi Goldberg ha esposto le sue convinzioni.
«Sono già qui», ha detto la Goldberg durante un recente scambio con la star del nuovo Ghostbusters Kumail Nanjiani nel talk show. «Sono qui da un bel po’ di tempo».
L’argomento è nato dopo che un altro dei conduttori dello show ha chiesto a Nanjiani se credeva nei fantasmi dopo la sua esperienza del remake dell’iconico film.
«Non so se credo ai fantasmi, non ho mai avuto un incontro o qualcosa del genere», ha detto. «Ti dirò una cosa: credo negli alieni. Penso che gli alieni ci circondino, aspettando che ci mettiamo insieme, così possono scendere».
È stato allora che nota attrice afroamericana sedicente ebrea ha detto ai suoi co-conduttori che secondo lei gli alieni sono tra noi. Proseguendo su questa falsariga, l’altro conduttore ha chiesto alla Goldberg cosa pensa che stiano facendo gli alieni, ed è stato allora che le risposte sono state decisamente curiose.
«Ci stanno guardando», ha osservato la star nuovayorkese in tono pratico, suscitando le risate sia del pubblico, che degli altri membri del cast, il che ha spostato l’argomento dall’extraterrestre a Nanjiani.
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L’attrice non è nuova a queste esternazioni. L’anno scorso è intervenuta durante un altro episodio di The View dichiarando che da tempo sposa questa teoria, seguendo anche «notizie» che provengono dall’interno dell’establishment americano.
«Beh, lo sapevo», ha detto Goldberg lo scorso luglio in merito alle udienze, in cui un ex dipendente governativo sosteneva che i militari avevano effettuato il reverse engineering di artefatti alieni. «Non so perché tutti gli altri siano così sorpresi. Non siamo gli unici nell’universo. Semplicemente non lo siamo».
«Ci sono più cose in cielo e sulla Terra di cui siamo consapevoli, e di cui dobbiamo essere consapevoli, perché questa è la natura dell’essere un terrestre», ha chiosato la Goldberg.
Come riportato da Renovatio 21, la Goldberg – nota per essersi un giorno presentata in TV con un maglione dove era stampato in bella vista un simbolo massonico – ha incontrato ancora una volta papa Francesco la scorsa settimana assieme ad un gruppo di comici per lo più abortisti, omosessualisti e vaccinisti.
Le osservazioni sul fatto che gli alieni ci stiano osservando – o studiando – sono su una linea sposata in passato anche da Dmitrij Rogozin, l’ex capo dell’agenzia spaziale russa Roskosmos, il quale in un discorso alla TV russa non ha escluso che la Terra sia già sotto osservazione extraterrestre e che gli attuali livelli della tecnologia umana e della comprensione della scienza potrebbero semplicemente non essere abbastanza avanzati allo stadio attuale per rendersene conto.
«Non siamo gli unici che possono studiare i microbi, ma possiamo essere studiati come i microbi» disse l’ex vicepremier Rogozin, che in seguito sarebbe uscito da Roskomos e sarebbe stato ferito durante un attentato in Donbass a dicembre scorso.
Stesso pattern per il pensiero di dell’astronomo di Harvard Avi Loeb, che in un’intervista dell’anno passato ha ipotizzato che gli alieni potrebbero costruire «piccoli universi» nei laboratori e che i suoi detrattori sono semplicemente «gelosi».
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Spazio
Gli Stati Uniti rivelano di possedere armi nello spazio
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Spazio
Israele sta sviluppando armi spaziali
Israele si prepara ad avviare lo sviluppo di capacità spaziali offensive, tra cui sistemi destinati a proteggere i satelliti israeliani da veicoli spaziali ostili e armi (compresi i laser) in grado di colpire obiettivi dallo spazio.
Tale iniziativa rientra nel piano di bilancio pluriennale del ministero della Difesa per il settore spaziale, che prevede il potenziamento e l’espansione delle capacità di intelligence e comunicazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Il piano stanzierà inoltre risorse per le operazioni spaziali offensive, concentrate su armamenti pensati per difendere i satelliti israeliani e su armamenti destinati a colpire obiettivi sulla Terra.
All’inizio dell’estate il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato l’impegno di Israele a diventare leader mondiale nelle capacità di attacco spaziale, un ambito della guerra che ha registrato un forte aumento di interesse militare israeliano grazie al suo ampio impiego per la raccolta di informazioni in Iran.
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«Uno degli obiettivi principali che il primo ministro [Benjamin Netanyahu] e io ci siamo prefissati è quello di reclutare le menti migliori», ha affermato. «Ad oggi, nessun Paese ha la capacità di sferrare attacchi nello spazio. Dobbiamo essere il Paese leader al mondo in questa capacità».
«Se raggiungeremo questo obiettivo, ci assicureremo il vantaggio della deterrenza, della capacità di attaccare, distruggere e di tutto il resto nei confronti dei nostri nemici dotati di grandi risorse.»
Negli ultimi anni lo sviluppo della guerra spaziale a livello globale è cresciuto in modo costante e alcuni ritengono che la recente attività di Israele costituisca un tentativo di recuperare terreno rispetto a Cina e Russia, impegnate a sperimentare le proprie capacità offensive nello spazio. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso la volontà che l’America segua lo stesso percorso, firmando l’Ordine Esecutivo 14369, «Garantire la superiorità spaziale americana».
Gli esperti avvertono tuttavia che i programmi di armi spaziali offensive di Israele e di altri Paesi hanno accresciuto le preoccupazioni in materia di proliferazione. La miniaturizzazione dei satelliti, la riduzione dei costi di lancio e la commercializzazione dell’industria spaziale hanno inoltre consentito a un numero maggiore di Stati di avviare i propri programmi spaziali, non tutti a scopo pacifico.
Le armi spaziali minacciano non solo i satelliti e le altre tecnologie non militari operanti nello spazio, ma la crescente diffusione e dipendenza da queste ultime renderà gli attacchi informatici ancora più pericolosi.
Come riportato da Renovatio 21, sei anni fa Israele ha annunciato lunedì di aver lanciato con successo un satellite da ricognizione nello spazio nel suo primo esperimento in questo settore.
Tre anni fa il ministro israeliano delle comunicazioni Shlomo Kahri aveva promesso che «Israele utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per combattere» la prevista fornitura dell’accesso internet Starlink a Gaza da parte del CEO di SpaceX, Elon Musk.
Come riportato da Renovatio 21, anche scienziati cinesi hanno minacciato di distruggere i satelliti Starlink. Stazioni di comunicazione Starlink vicine a Bakhmut sono state distrutte quest’estate dalle forze russe. La Russia sta inoltre approntando armi laser ASAT (anti satellite).
La potenza politica dimostrata dei satelliti di Musk suggeriscono l’imminenza di una vera e propria guerra spaziale, per la quale vari Stati si stanno preparando.
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È impossibile per Renovatio 21 terminare un articolo come questo senza citare il centenario attore e cineasta comico giudeo neoeboraceno Mel Brooks, che nel suo capolavoro La pazza storia del mondo aveva immaginato ebrei hassidici nello spazio, a ‘mo di space opera hollywoodesca.
Ecco rabbini che volano nel cosmo a bordo di astronavi a forme di stella di David, nei cui interni è possibile leggere, in ebraico, la parola kosher. Le navicelle giudaiche vengono attaccate da quelli che si intuiscono essere caccia stellari non-ebraici, cioè dei goyim.
Sotto parte una canzona rincuorante: «Siamo ebrei nello spazio / sfrecciamo proteggendo la razza ebraica / Siamo ebrei nello spazio / se si presenta un problema lo rimettiamo subito al suo posto / Quando i goyim ci attaccano / gli diamo uno schiaffo, glielo restituiamo in faccia/ Siamo ebrei nello spazio /sfrecciamo proteggendo la razza ebraica».
In realtà, gli ebrei israeliani hanno attivamente tentato di partecipare alla corsa allo spazio con missioni robotiche denominate Beresheet (che in ebraico significa «In principio», in riferimento alla Genesi), sviluppate dall’organizzazione no-profit SpaceIL in collaborazione con la Israel Aerospace Industries (IAI).
A dare un passaggio alle aspirazioni spaziali israeliane c’è ancora lui, Elon Musk, grande ammiratore di Mel Brooks che ha portato la sonda nel 2019 in un suo razzo Falcon X
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Spazio
Il capo NASA nel laboratorio nucleare per battere la Cina nella corsa alla Luna e a Marte
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