Persecuzioni
Palestina, coloni israeliani attaccano una famiglia cristiana: donna ferita gravemente
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Gli estremisti hanno portato i loro capi di bestiame nei pressi della casa, poi hanno devastato i raccolti e lanciato pietre contro l’abitazione. I figli hanno cercato di difendersi, ma le forze di sicurezza li hanno arrestati proteggendo gli assalitori. Nel 2025 aumentate le violenze dei coloni. Nei giorni scorsi inaugurato nuovo insediamento a Beit Sahour.
Una donna cristiana palestinese è rimasta gravemente ferita in seguito ad un nuovo attacco sferrato da coloni israeliani contro la sua abitazione in Cisgiordania. Le violenze, ultime in un crescendo di assalti che hanno fatto registrare un numero record lo scorso anno, sono avvenute il 24 gennaio scorso alla periferia di Birzeit, cittadina a nord di Ramallah, poco distante dalla barriera militare di Atara. Gli estremisti ebraici hanno prima portato il loro bestiame al pascolo nei pressi della casa, poi hanno devastato di proposto i raccolti della famiglia e, infine, lanciato pietre verso le mura e le finestre.
A raccontare l’attacco ai media locali è Nafiz Emeid, figlio della 62enne Najat Jadallah Emeid che nell’assalto ha riportato gravi ferite alla testa e si trova ora ricoverata in una struttura per cure mediche. «Mia madre – spiega l’uomo al Middle East Eye (MME) – è stata portata in ospedale e ricoverata nel reparto di terapia intensiva, dove è stata diagnosticata una frattura al cranio». Lui stesso ha riportato ferite alle mani e diverse contusioni, mentre suo fratello Eid Emeid ha subito la frattura di una mano e di un dito cercando di allontanare i coloni dopo aver visto la madre a terra sanguinante e quasi priva di sensi.
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I coloni lo hanno aggredito lanciandogli pietre, per questo ha reagito scagliando a sua volta sassi contro gli assalitori e ferendone uno alla testa. Sorpresi dalla reazione di difesa, gli estremisti hanno chiamato l’esercito che è intervenuto arrestando i membri della famiglia cristiana. I soldati hanno fatto irruzione nella casa e hanno arrestato Eid, Nafiz e i loro cugini Saeb e Basem. In seguito hanno rilasciato solo Nafiz. «Non abbiamo attaccato i coloni, non li abbiamo aggrediti. Abbiamo difeso noi stessi, la nostra casa e la nostra terra – conclude Nafiz – dal loro barbaro attacco».
Nariman Koura, un’altra figlia di Najat, conferma che «questo non è il primo attacco» nei confronti della famiglia, ma è solo l’ultimo di una serie di episodi di intolleranza e prevaricazione, spesso compiuti con l’avallo di militari e autorità. «I coloni – prosegue la donna – portano regolarmente qui le loro pecore per molestarci e cercare di costringerci ad andarcene». Koura ha poi ammesso che la famiglia teme ulteriori attacchi, ciononostante è determinata a restare. «Non importa cosa faranno, non lasceremo – assicura – la nostra terra».
Dopo l’incidente, i coloni hanno iniziato a incitare alla violenza online, chiedendo la demolizione della casa e invocando attacchi contro Birzeit e Atara, omettendo qualsiasi riferimento all’aggressione alla madre anziana. Wadie Abunassar, coordinatore del Forum Cristiano della Terra Santa, ha condannato l’attacco e l’arresto dei membri della famiglia da parte dell’esercito che lascia «senza parole» in un contesto di crescente impotenza di fronte alla violenza dei coloni e alla protezione di cui beneficiano.
Secondo l’Alto Comitato Presidenziale per gli Affari Ecclesiastici, nel primo trimestre del 2025 si sono verificati 41 attacchi contro i cristiani, tra cui insulti verbali, sputi, lancio di pietre e aggressioni fisiche. Nel secondo trimestre si sono verificati 69 attacchi, tra cui profanazione di luoghi sacri, atti di vandalismo, sputi e insulti. Un caso emblematico è la cittadina palestinese di Taybeh, diventata lo scorso anno simbolo delle violenze degli estremisti ebraici.
Inoltre, fra il 23 dicembre 2025 e il 5 gennaio 2026 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha documentato 44 attacchi dei coloni in Cisgiordania, che hanno causato danni alla proprietà e almeno 33 feriti fra i palestinesi, tra cui bambini. La violenza ha anche contribuito allo sfollamento di circa 100 famiglie palestinesi, fuggite sotto minacce e intimidazioni. Attivisti locali parlano di un «piano di pulizia etnica» contro i villaggi e le cittadine palestinesi.
Secondo la Commissione per la resistenza alla colonizzazione e al muro, la popolazione dei coloni in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, ha raggiunto i 770.420 abitanti alla fine del 2024, distribuiti in 180 insediamenti e 256 avamposti, 138 dei quali agricoli o pastorali. Tutti gli insediamenti nei territori palestinesi sono da considerarsi illegali secondo il diritto internazionale, mentre vengono sostenuti e alimentati dal governo israeliano del premier Benjamin Netanyahu sostenuto da movimenti dell’ultra-destra e pro-occupazione. L’escalation delle violenze è confermato anche dai dati dell’esercito e dalle forze di sicurezza israeliane (Shin Bet), secondo cui i raid e gli assalti sono aumentati del 27% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Anche il numero di «gravi episodi» di matrice criminale «nazionalista» da parte di coloni estremisti, classificati dagli organismi di sicurezza israeliani come atti di terrorismo, è aumentato di oltre il 50%. Inoltre, gli attacchi, che si verificano con cadenza quasi quotidiana, rimangono in gran parte impuniti.
I funzionari del Comando Centrale Idf (le forze di sicurezza israeliane), responsabile della Cisgiordania e della Valle del Giordano, hanno dichiarato di provare un senso di «fallimento» per la loro incapacità di mitigare la crescente violenza. Nel corso del 2025, l’Idf e lo Shin Bet hanno registrato 867 episodi di «criminalità nazionalista», rispetto ai 682 dell’anno precedente, con un aumento del 27%. Oltre all’aumento generale degli attacchi dei coloni, nel 2025 si è registrato anche un aumento del numero di incidenti gravi, tra cui sparatorie, incendi dolosi e altri crimini violenti: 128 nell’ultimo anno, rispetto agli 83 del 2024 e ai 54 del 2023.
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Ad attacchi e violenze, si lega a doppio filo la politica espansionista del governo israeliano scandita da un riconoscimento crescente di insediamenti e avamposti illegali in territorio palestinese: la scorsa settimana, infatti, i coloni israeliani hanno inaugurato un nuovo insediamento sulla cima di una collina che si affaccia sulla città palestinese di Beit Sahour, in Cisgiordania, segnando il riconoscimento formale di quello che fino a poco tempo fa era un avamposto non autorizzato. Il nome ufficiale «Yatziv», che significa «stabile» in ebraico, ed è stato istituito con case prefabbricate a novembre ricevendo l’approvazione ufficiale il mese scorso. Imponenti le misure di sicurezza adottate dal governo, con soldati israeliani schierati intorno al sito mentre i coloni si riunivano per la cerimonia.
Beit Sahour, una comunità prevalentemente cristiana situata vicino a Betlemme e conosciuta in tutto il mondo come il biblico Shepherds’ Field, il Campo dei pastori, è famosa per essere il luogo dell’annuncio della nascita di Gesù.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Persecuzioni
Israele chiude un villaggio cristiano terrorizzato da coloni ebrei
Domenica scorsa l’esercito israeliano ha designato Taybeh, l’unico villaggio rimasto in Cisgiordania interamente abitato da cristiani, come «zona militare chiusa». La decisione è stata adottata nel contesto di un’escalation e di continui attacchi terroristici ebraici perpetrati dai «coloni» israeliani contro queste comunità. Lo riporta LifeSite.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato che il provvedimento è stato introdotto in risposta ad «alcuni attacchi violenti compiuti da israeliani nella regione». Di conseguenza, agli israeliani e a tutti gli altri non residenti è vietato l’ingresso nel villaggio.
Sebbene la chiusura venga presentata come una misura di protezione, il sindaco di Taybeh, Suleiman Khouria, ha osservato che impone ulteriori restrizioni agli stessi residenti e fa ben poco per proteggerli dai «coloni» ebrei, le cui colonie («insediamenti» e «avamposti») su terre palestinesi rubate sono tutte considerate illegali dal diritto internazionale.
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Il sindaco ha descritto la chiusura come «un tentativo di stringere ulteriormente il cappio attorno agli abitanti del villaggio, piuttosto che una misura per proteggerli».
Le autorità israeliane cercano di attuare una «pulizia etnica» a Taybeh «in silenzio» e senza testimoni.
L’attivista palestinese cristiano Ihab Hassan ha sottolineato come il nuovo provvedimento proibisca l’ingresso nella città a israeliani, stranieri e giornalisti, il che significa, in pratica, che «attivisti internazionali, osservatori dei diritti umani e giornalisti non potranno più entrare nel villaggio per documentare o rispondere agli attacchi quotidiani dei terroristi coloni israeliani».
Lo ha definito «un altro passo» delle Forze di Difesa Israeliane «verso la pulizia etnica dell’ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania. Vogliono farlo in silenzio, senza testimoni, senza giornalisti e senza che il mondo se ne accorga».
«Invece di arrestare i terroristi coloni responsabili di questi attacchi, le autorità stanno impedendo ai giornalisti e agli attivisti che li documentano di entrare nel villaggio», ha scritto su X.
In un post successivo, Hassan ha documentato come la polizia israeliana abbia impedito agli attivisti ebrei, che stavano cercando di proteggere i cittadini cristiani dai coloni israeliani, di entrare a Taybeh.
«L’isolamento di Taybeh… è iniziato», ha scritto. «Invece di fermare il terrorismo dei coloni, Israele sta escludendo le persone che lo documentano. Tutti gli occhi sono puntati su Taybeh. La campagna di pulizia etnica di questo villaggio cristiano non deve poter avvenire in silenzio»
A soli due giorni dalla chiusura, la presunta intenzione di proteggere gli abitanti della città è stata smentita da violenti attacchi sul territorio. L’11 agosto, coloni israeliani sono entrati nell’area di Jabas, alla periferia di Taybeh, hanno tentato di smantellare una recinzione che circondava un’abitazione, hanno provocato i residenti e hanno aizzato dei cani contro di loro.
È stato riferito che i terroristi coloni ebrei «hanno tentato di rimuovere e smantellare la recinzione che circondava la casa che avevano accerchiato e hanno poi provocato i residenti locali». I video di questo attacco sono circolati ampiamente sui social media.
Nel luglio 2025, dopo che terroristi israeliani hanno distrutto terreni agricoli, incendiato luoghi sacri e terrorizzarono famiglie cristiane a Tabyeh, i prelati della Terra Santa hanno accusato le forze dell’ordine locali di «facilitare e consentire» tali attacchi non applicando le leggi a tutela dei diritti umani fondamentali della popolazione palestinese che occupano illegalmente da oltre 59 anni.
Tali giudizi sono stati ripetutamente confermati da ministri israeliani, sia in carica che in pensione, i quali corroborano la complicità di funzionari del governo israeliano nel facilitare questi crimini in corso attraverso l’occultamento delle prove, l’incoraggiamento o assicurandosi che «i terroristi (ebrei) non vengano arrestati».
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Taybeh è abitata da cristiani apostolici da quando Gesù Cristo soggiornò con i suoi discepoli in questa città – chiamata «Efraim» nel Vangelo di Giovanni – poco prima della sua passione, morte e risurrezione.
Fawadleh ha inoltre rivolto un appello a Papa Leone XIV affinché «intervenga per quest’ultimo villaggio cristiano in Cisgiordania, in modo che cessino gli attacchi dei coloni e l’occupazione della nostra terra abbia fine. Vogliamo semplicemente vivere in pace, con giustizia e dignità».
Nel suo primo discorso annuale di rito al Corpo diplomatico della Santa Sede, lo scorso gennaio, Leone XIII ha ribadito il sostegno della Chiesa alla soluzione dei due Stati, ha condannato l’aumento della violenza dei coloni israeliani contro la popolazione civile in Cisgiordania e ha confermato il diritto dei palestinesi a vivere in pace rimanendo «sulla propria terra».
Come riportato da Renovatio 21, I coloni due mesi avevano hanno incendiatoTaybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.
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Immagine di Ralf Lotys via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Persecuzioni
Israele, cristiani attaccati 83 volte in tre mesi
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