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L’educazione sessuale come «educastrazione»
La notizia la leggiamo sepolta dentro un’intervista del quotidiano La Verità al presidente della Società Psicoanalitica Italiana, cioè al capo dei seguaci di Freud – autore divenuto, nell’era del gender, lettura mostruosamente proibita. Parlando della follia dei bloccanti alla pubertà inflitti ai bambini – la famosa triptorelina offerta gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale – Sarantis Thanopulous sgancia en passant un dato clamoroso:
«La sessualità è seriamente repressa. È usata come dispositivo eccitante e antidepressivo o come calmante, ma sotto lo spettacolo in superficie si diffonde l’astensione dalla profondità del coinvolgimento erotico profondo» commenta. «Tra il 1991 e il 2021 la percentuale degli adolescenti americani che durante le High School hanno fatto l’amore almeno una volta è scesa dal 60%al 30% (dati ufficiali del governo americano)».
Fermi tutti. Cosa ci dice Thanopulous? Che i giovani figli della società laica americana, dove pure si è creata una vaga antropologia della perdita della verginità legata al ballo di fine anno del liceo, non si accoppiano più?
La questione è gigantesca, e riguarda, in verità, tutto l’Occidente moderno: in un mondo dove il sesso è stato detabuizzato, dove le oscenità e le perversioni vanno a finire persino in TV, in radio, a Sanremo, dove la pornografia è destigmatizzata e ubiqua, dove le pornostar diventano modelli di vita, la gente copula di meno?
E ancora: adesso che la cosiddetta «educazione sessuale» viene imposta nelle scuole fin dalla più tenera infanzia, per rendere tutto esplicito, visibile in ogni dettaglio, accessibile sempre, e così demolire a forza l’innato senso del pudore, davvero i ragazzi fanno l’amore meno di quelli che erano cresciuti nel rigoroso silenzio del sesso, con i gettoni telefonici in tasca al posto degli smartphone?
Pare, secondo la statistica, che sia davvero così: il sesso liberato genera meno sesso. È una clamorosa eterogenesi dei fini, in apparenza. In realtà, non lo è affatto.
Tutto questo non nasce dal nulla. È un preciso un impegno istituzionale, continuo e radicatissimo, quello di spingere i giovani alla conoscenza di tutto ciò che riguarda il sesso, magari terminologicamente edulcorando il tema con ritocchi cosmetici orwelliani, come accade con l’etichetta tanto carina dell’«affettività».
Accade ovunque. Prendiamo l’esempio di un prestigioso liceo italiano, dove in tutte le classi nel corrente anno scolastico viene avviato il progetto di Educazione all’affettività e alla sessualità «approvato dal Collegio dei Docenti e realizzato in collaborazione e con il finanziamento del Comitato Genitori».
Si parte dalla lezione su «Emozioni e sentimenti: riconoscere, vivere e raccontare il mio sentire: riconoscere le emozioni e riconoscerle nel corpo», per arrivare presto a quella su «Anatomia sessuale: piacere, strutture biologiche esterne ed interne: la mia rappresentazione dei genitali», nella quale bisogna «creare un clima di condivisione e di confronto, anche in assenza dell’esperto, affrontare l’imbarazzo e conoscere e ri-conoscere le strutture anatomiche dei genitali esterni ed interni adibite al piacere e alla salute sessuale». Per familiarizzare col tema «ognuno disegna i genitali esterni maschili e femminili. Si disegnano insieme alla lavagna, analizzando l’anatomia genitale insieme, confrontandosi e lasciando spazio di espressione e dialogo ai ragazzi».
Non è impossibile pensare che tali discorsi anatomici possano causare, nei maschietti, tracolli di testosterone se non disfunzioni erettili conclamate.
Consapevoli del disagio che possiamo causare al lettore con la seguente citazione (della citazione), dopo averci pensato a lungo, ci sentiamo tuttavia di riportare un brano del Di[zion]ario erotico, bizzarro libro uscito lustri fa, del giornalista e scrittore Massimo Fini, perché rappresenta perfettamente ciò che potrebbe toccare ai giovani studenti. Si tratta di una lunga descrizione tecnica, tratta dall’Espresso, delle dinamiche biomeccaniche e biochimiche che investono l’organo maschile sottoposto a stimolo erotico: «”Lungo è il cammino che porta lo stimolo sessuale dall’ipotalamo (la zona del cervello dove ha sede l’eros) al muscolo liscio del pene causandone il rilassamento e il conseguente riempimento di sangue delle arterie che lo irrorano (l’erezione). A portare il messaggio al pene sono i trasmettitori che viaggiano lungo il midollo spinale fino ai nervi periferici situati nel pene. Qui, prima dell’arrivo del messaggio erotico, la situazione è tranquilla: il muscolo del pene è teso e arterie e vene fanno scorrere il sangue liberamente. Ma quando il neurotrasmettitore arriva col suo messaggio di eccitazione, le migliaia di caverne che formano il muscolo si rilassano, le spugne del tessuto si gonfiano di sangue, le arterie si dilatano e irrigano i corpi cavernosi e le vene bloccano il riflusso sanguigno mantenendo l’erezione. Uno dei messaggeri chimici che il cervello invia al pene è l’ossido di azoto che viene trasportato nell’organo genitale da un enzima, il GmpC. È questo enzima che induce l’erezione e, dopo l’orgasmo, viene distrutto da un’altra molecola, il Pde5, che ha il compito di ripristinare la quiete” (L’Espresso, 17 giugno 1999)».
L’autore quindi commenta: «È chiaro che dopo questa lettura terrorizzante uno il cazzo non se lo ritrova più, tanto è diventato piccolo, ci vuole la pila».
«La modernità – leggiamo ancora nel libretto finiano –, con la sua pretesa di illuminare tutto, spiegare tutto, smontare tutto, vivisezionare tutto, destrutturare tutto, ha tolto anche al sesso il mistero e quindi l’incanto. Il sesso vuole zone d’ombra, passaggi sconosciuti e mente sgombra da troppe elucubrazioni. “Il cazzo non vuole pensieri” dicono saggiamente i napoletani». Ancora: «il corpo funziona in base a certi automatismi di cui quello sessuale è uno dei più delicati. Per molte cose l’ignoranza è meglio della conoscenza. Se io mi metto a pensare intensamente al meccanismo che mi fa camminare mi paralizzo».
Torniamo ai programmi di «affettività» del prestigioso liceo. Un ulteriore incontro si intitola «Valori e norme interpersonali contrastanti in famiglia e nella società: il corpo delle donne» si tratterà di «potenziamento del pensiero critico, della libertà di scelta; legittimare la libertà di scelta e di pensiero. Identificare stereotipi e pregiudizi di genere». Possiamo immaginare di cosa si tratti questo fervore a favore della «scelta» (ci basta tradurre in inglese: pro-choice), ed è interessante che si tirino fuori, così, esplicitamente, gli eventuali contrasti tra quanto si respira in famiglia e l’aria che tira nella società.
Non accade solo dei licei. Anche le scuole inferiori sono oramai zeppe di pratiche di riprogrammazione psicosessuale dei bambini.
Raccogliamo storie da una chat di genitori sempre più sconvolti.
«Il mio l’ha fatto in terza media. Solo il primo incontro poi l’ho tenuto a casa. Ha portato a casa dei disegni che a momenti vomitavo io. Passando oltre ai soliti genitali descritti con minuzia, addirittura una partoriente con bimbo mezzo fuori in veduta frontale. Vi lascio il tempo di visualizzare e vomitare» dice una madre disgustata. «Ditemi a cosa serve in terza media sapere esplicitamente come nasce un bambino. L’avessi visto io alla sua età manco avrei fatto figli». La signora, forse inconsapevolmente, centra alla perfezione il discorso.
L’educazione sessuale, alla pari della cosiddetta «rivoluzione sessuale» (e la sua musica: l’espressione Rock and Roll è di fatto un riferimento osceno al sesso prematrimoniale che i giovani praticavano in auto, magari nei drive in), è stata concepita come strumento di controllo sociale, o meglio, come strumento e sterilizzazione delle masse.
Solo apparentemente si tratta di qualcosa di controintuitivo: più il sesso è libero e disinibito, più diventa centrale nella vita dell’individuo (al punto da generare minoranze), più ne sono ossessivamente esplorati, indagati, esaminati i meccanismi, meno è gioioso e fecondo. Semplicemente viene abbattuto il suo slancio vitale.
La «rivoluzione sessuale» del resto viene introdotta, casualmente, proprio quando compaiono sul mercato ormoni steroidei in grado di sterilizzare la donna (la pillola, dei cui allucinanti effetti collaterali si parla solo ora) e mentre spuntano leggi che, nei vari ordinamenti, permettono di sbarazzarsi degli effetti indesiderati della sessualizzazione precoce e totale, ovvero con la legalizzazione dell’aborto.
Più sesso, meno popolazione. Una contraddizione solo apparente. Ora i dati raccontano che si è andati ben oltre: più educazione sessuale, più pornografia, meno sesso.
Con ciò certamente il padrone del vapore vuole degradarci e umiliarci, e il sesso disordinato è una tecnica sublime per farlo. Ma non è questa la cosa che gli importa di più. Vuole, soprattutto, la diminuzione della popolazione sulla terra. E ci sta riuscendo. Sessualità, omosessualità, transessualità, polisessualità, sono tutti strumenti per contrarre le nascite.
A rivoluzione sessuale (anzi omotransessuale) pienamente compiuta, ci tocca usare una parola coniata da Mario Mieli, tratta da un suo famigeratissimo passo – che non ripeteremo – contenuto nel suo libro-manifesto Elementi di critica omosessuale: «educastrazione». E tocca persino ringraziare per lo spunto. Grazie, Mario!
È un fatto. L’educazione sessuale è precisamente questo: educastrazione. L’educazione sessuale è di fatto un anticoncezionale. Un modo per allontanare l’essere umano non solo dalla riproduzione, ma perfino dal sesso in generale. Un sistema di controllo biologico fatto per interrompere la vita con i suoi processi.
Del resto, nella follia dei cambi di sesso promossa presso i giovani, le castrazioni sono materialmente una pratica centrale. Gli educastrati, imbottiti di ormoni sintetici e mutilati delle parti intime (quelle mostrate loro con perizia alla lavagna) non faranno figli. Ma ne faranno meno anche quelli che semplicemente si sono sciroppati a scuola anni di letteratura biomedica sul membro, con gli effetti anatomo-patologici di cui parlava più su il Fini.
Il progetto è tutto qua ed è chiarissimo. Chi combatte la vita vuole riportarvi all’inorganico – quindi non solo darvi la morte, ma evitarvi la riproduzione.
Se per realizzarlo devono distruggere i magici tremori dell’adolescenza – viva la mononucleosi! – di milioni di esseri umani, pazienza: l’hanno già fatto chiudendoli in camera per due anni in compagnia di un schermo elettronico.
Ora si tratta di capitalizzare il disagio prodotto e di ingranare un cambio di marcia, e accelerare sull’autostrada diretta verso un inferno dove la tangenziale della fornicazione corre il rischio di restare deserta, o chiusa per sempre.
RDB
EF
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Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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