Spirito
Il Sinodo sulla sinodalità discute di diaconi donne, preti sposati e «governance» laica
I partecipanti al Sinodo sulla sinodalità stanno attualmente discutendo i temi dei preti sposati, delle donne diaconi e del rafforzamento del ministero laico come parte del terzo dei cinque moduli tenuti durante l’evento. Lo riporta LifeSite.
Aprendo i lavori venerdì mattina, il relatore generale, card. Jean-Claude Hollerich, è intervenuto in cui ha evidenziato i principali temi che saranno oggetto di discussione nel sinodo fino a mercoledì.
La domanda centrale della discussione è «Corresponsabilità nella missione: come possiamo condividere meglio doni e compiti al servizio del Vangelo?» Tuttavia, i 35 gruppi ristretti si occuperanno delle cinque diverse sottosezioni del modulo, con solo una delle sottosezioni assegnata a ciascun gruppo per la durata del modulo.
All’interno dei fogli di lavoro forniti ai partecipanti al sinodo ci sono le domande da affrontare
- Leadership laica
- Ministero laico
- Clericalismo
- Ruolo delle donne nella governance
- Possibilità di diaconi donne
- Possibilità di preti sposati
- Formazione in seminario per promuovere la sinodalità
- Ruolo dei vescovi in una chiesa sinodale
- Hollerich ha prestato particolare attenzione nel sottolineare il tema della donna nella Chiesa nel suo discorso di apertura.
«La maggior parte di noi sono uomini. Ma uomini e donne ricevono lo stesso battesimo e lo stesso Spirito. Il battesimo delle donne non è inferiore al battesimo degli uomini», ha detto, in quella che sembrava essere un’allusione alla discussione a favore di un qualche tipo di ministero femminile.
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«Come possiamo garantire che le donne si sentano parte integrante di questa Chiesa missionaria? Noi uomini percepiamo la diversità e la ricchezza dei carismi che lo Spirito Santo ha donato alle donne? O il modo in cui agiamo spesso dipende dalla nostra istruzione passata, dalla nostra educazione ed esperienza familiare, o dai pregiudizi e dagli stereotipi della nostra cultura?»
«Ci sentiamo arricchiti o minacciati quando condividiamo la nostra missione comune e quando le donne sono corresponsabili nella missione della Chiesa, sulla base della grazia del nostro comune Battesimo?»
Il sacerdozio maschile viene posto accanto agli «altri ministeri battesimali», chiedendo se il clero fosse «pronto ad accettare che tutte le parti del corpo sono importanti».
«Oltre ad essere uomini, la maggior parte di noi sono anche ministri ordinati. Nel Popolo di Dio ci sono anche altre componenti, altri carismi, altre vocazioni e altri ministeri. Qual è il rapporto tra ministero ordinato e altri ministeri battesimali? Conosciamo tutti l’immagine del corpo che utilizza San Paolo. Siamo pronti ad accettare che tutte le parti del corpo sono importanti? Siamo pronti ad accettare che Cristo è il capo del corpo, e che il corpo può funzionare solo se ogni parte si relaziona con il capo e con le altre parti? Il corpo della nostra Chiesa può agire in armonia o le parti si distorcono in tutte le direzioni?»
Con i vari piccoli circoli che lavoreranno sui fogli di lavoro forniti nei prossimi giorni, sono i temi e le domande sollevate in quei testi a fornire indizi sulla direzione del sinodo.
La Scheda B2.2 afferma che il processo sinodale ha riconosciuto «una chiara chiamata a superare una visione che riserva qualsiasi funzione attiva nella Chiesa ai soli Ministri ordinati (Vescovi, Sacerdoti, Diaconi), riducendo la partecipazione dei battezzati a una collaborazione subordinata».
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Di conseguenza, i gruppi che studiano questa sezione dovranno considerare la domanda: «come possiamo rinnovare una comprensione del ministero non limitata al solo Ministero ordinato?” tra le altre domande.
La sezione B2.3 evidenzia che tutti i gruppi sinodali continentali hanno lanciato un «appello affinché venga affrontata la questione della partecipazione delle donne al governo, al processo decisionale, alla missione e ai ministeri a tutti i livelli della Chiesa, e affinché questa partecipazione sia data il sostegno di strutture adeguate affinché questa non rimanga solo un’aspirazione generale».
In quanto tale, viene quindi sollevata la questione riguardo alla possibilità di nuovi «ministeri» per le donne per rispondere a quella chiamata: «Quali nuovi ministeri potrebbero essere creati per fornire i mezzi e le opportunità per la partecipazione effettiva delle donne agli organi di discernimento e decisionali?»
Tali nuovi ministeri includono anche un appello per le donne diaconi, con la sezione B2.3 che si conclude con questa petizione diretta:
«La maggior parte delle Assemblee Continentali e le sintesi di diverse Conferenze Episcopali chiedono che venga affrontata la questione dell’inclusione delle donne nel diaconato. È possibile prevederlo e in che modo?»
Accanto al ruolo delle donne in particolare c’è il tema leggermente più generale dei laici nel governo della Chiesa, una corrente sotterranea generale di allontanamento da una gerarchia ecclesiale clericale verso una Chiesa sempre più guidata dai laici.
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Vengono presentate domande che invitano i partecipanti ad esaminare se i laici possono «svolgere il ruolo di leader di comunità, soprattutto nei luoghi dove il numero di ministri ordinati è molto basso? Quali implicazioni ha questo per la comprensione del Ministero ordinato?»
Viene inoltre evidenziato il ruolo dei diaconi permanenti – un argomento di crescente interesse in Vaticano mentre i funzionari tentano di rispondere alla crisi vocazionale che è endemica in molte parti del mondo. «Come va inteso il ministero del diaconato permanente all’interno di una Chiesa sinodale missionaria?»
Ma in più, e con un linguaggio che ricorda l’appello del Sinodo dell’Amazzonia per i viri probati , il testo solleva la questione dei preti sposati:
«Come propongono alcuni continenti, si potrebbe aprire una riflessione sulla disciplina dell’accesso al sacerdozio per gli uomini sposati, almeno in alcuni ambiti?»
Aprendo il modulo venerdì, Hollerich ha avvertito i partecipanti al sinodo di non «dare risposte affrettate che non considerino tutti gli aspetti di queste difficili domande”, poiché sono “alcuni dei punti chiave del nostro Sinodo».
«Non diamo risposte affrettate che non considerino tutti gli aspetti di queste difficili questioni. Abbiamo teologi che possiamo consultare e abbiamo tempo per pregare e approfondire le questioni che identifichiamo ora per giungere a una conclusione nella seconda sessione di ottobre 2024».
I risultati dei tavoli di discussione dei prossimi giorni saranno presentati ai responsabili della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e utilizzati per redigere la relazione finale del Sinodo dell’ottobre 2023.
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Spirito
Il Vaticano contro l’«estremismo» dei fedeli che «sollevano la questione» della Comunione in mano
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Un satanista intentó profanar la Sagrada Hostia en el Capitolio del Estado de Kansas mediante algún tipo de conjuro.
Sin embargo, en un acto de valentía y devoción, un hombre católico intervino rápidamente, tomó la Hostia y la consumió para evitar la profanación. ¡Así es! Un… pic.twitter.com/x3UGLLCnyq — Carolina ❤️🔥 (@realCarola2Hope) March 29, 2025
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«Per secoli la Chiesa ha preso in mano la comunione. Solo in alcuni secoli oscuri, temendo la mancanza di igiene, si è sostituito questo gesto con quello del prenderla in bocca» spiega monsignor Forte, forte forse di tanti insegnamenti pandemici pienamente recepiti dal cattolicesimo moderno. «Ma grazie a Dio oggi siamo tutti cresciuti. Le mani ce le laviamo», assicura l’arcivescovo, che in realtà non lo può sapere, e che probabilmente non è mai stato nel bagno di un Autogrill, dove è possibile osservare l’immancabile tragitto delle moltitudini dal pisciatoio all’auto senza passare per il lavandino. (Monsignor Forte probabilmente è di quelli che non sanno perché nei bar all’aperitivo la ciotola della nocciolino include un cucchiaino). «Per cui la Comunione si prende in mano» annunzia perentorio il religioso, «con il gesto umile di stendere la mano e di accoglierla». «Chi non lo fa, fa un atto di orgoglio, si crede più saggio e più esperto del papa e dei vescovi che hanno deciso che la Comunione si prende in mano». Anche qui, è sensibile un accento dai tempi pandemici, quando alla popolazione veniva ripetuto di fidarsi degli esperti. «Per piacere siate umili ed obbedienti alla Chiesa. Almeno nel momento in cui fate la Comunione, facendo la volontà che è quella espressa nella Chiesa, dal papa e dai vescovi». Non è chiaro da dove il monsignore esperto tragga l’ordine secondo cui «la Comunione si prende in mano» secondo la volontà di Chiesa, papa e vescovi. La Santa Comunione sulla lingua è stata la norma nella Chiesa per oltre 1.300 anni, mentre la Comunione sulla mano si è diffusa a livello mondiale solo con le riforme degli anni Settanta. Monsignor Forte è ritenuto da alcuni osservatori come teologo pro-LGBT che ha introdotto il tema dell’omosessualità al Sinodo per la famigliaITALY Bishop Bruno Forte BERATES three people for receiving Communion on the tongue He claims that Communion should only be received in the hands and that it is ‘pride’ that makes people do otherwise What are your thoughts? pic.twitter.com/bWqXm0UiSr
— Catholic Arena (@CatholicArena) April 24, 2025
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Spirito
Il segreto della santità di san Francesco
A otto secoli dalla sua morte, san Francesco continua a essere ammirato. Ma il suo vero esempio è assai più impegnativo dell’immagine che spesso viene data di lui.
Nelle abbondanti ricerche sui grandi mistici o sui grandi pensatori, non si può fare a meno di indagare la loro fonte di ispirazione. Per quanto riguarda san Francesco d’Assisi, non c’è bisogno di cercare lontano, perché lo dice egli stesso nel suo Testamento: «Dopo che il Signore mi ebbe dato dei frati, nessuno mi mostrò che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il santo Vangelo».
Di fatto, è nel Vangelo che cerca la sua vocazione. Dopo i sogni che lo distolgono dalla carriera delle armi, dopo il bacio al lebbroso e l’inizio del restauro della cappella di San Damiano, dopo essere stato rinnegato da suo padre, ascolta nel Vangelo del giorno l’invio in missione degli Apostoli (Mt 10, 5-16): «Predicate e dite: Il regno dei Cieli è vicino… Non possedete né oro, né argento, né denaro nelle vostre cinture; né sacco per il cammino, né due tuniche, né scarpe, né bastone…». Andrà dunque a predicare coltivando la povertà.
Quando dei discepoli lo raggiungono, è ancora nel Vangelo che cerca quali indicazioni dare loro: «Secondo uno dei racconti, egli fece semplicemente il segno della croce sul libro dei Vangeli, lo aprì in tre punti, e vi lesse tre testi. Il primo era la storia del giovane ricco il cui rifiuto di vendere tutti i suoi beni fu l’occasione del grande paradosso del cammello e dell’ago.
Il secondo era il comando ai discepoli di non prendere nulla con sé per il viaggio, né bisaccia, né bastone, né denaro. Il terzo era quella parola, che si può dire letteralmente cruciale, secondo cui il discepolo di Cristo deve anch’egli portare la sua croce». (1)
Il Vangelo preso alla lettera
Allora seguirà il Vangelo, alla lettera: rinnegato da suo padre, si rallegra di poter dire in tutta verità: «Padre nostro che sei nei cieli»; impone a coloro che vogliono diventare suoi discepoli di vendere tutti i loro beni, di darne il ricavato ai poveri (Mt 19, 21), poi di seguirlo. Quando entra in una casa, le augura anzitutto la pace (Mt 10, 12). Organizza i grandi capitoli che riuniscono tutti i frati in una gioiosa imprevidenza che inquieta san Domenico, poiché il Signore ha detto di non preoccuparsi del bere e del mangiare (Mt 6, 31), cose alle quali Egli provvede in modo spettacolare. È detto di abbandonare il mantello a chi chiede la tunica (Mt 5, 40): uno dei primi frati del santo si affretta a correre dietro a un ladro che aveva fatto solo metà del suo lavoro rubandogli il cappuccio, per dargli anche tutto l’abito.
Chesterton esulta nel riferire questo zelo evangelico e rileva, in quell’occasione, il miracolo delle prime due conquiste di Francesco, cioè Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani: «Ciò che vedevano i cittadini di Assisi non era altro che il cammello che passava in trionfo per la cruna dell’ago e Dio che compiva cose impossibili, perché a Lui tutte le cose sono possibili; non era altro che un prete che si strappava la veste come il Pubblicano, e non come il Fariseo, e un uomo ricco che se ne andava gioioso, perché non aveva più beni». (2)
La dottrina spirituale del santo di Assisi si trova dunque tutta intera nel Vangelo, e anzi, a detta degli specialisti, nei passi del Vangelo che sono letti nella liturgia, poiché non ne cita altri nei suoi diversi scritti. I vangeli delle domeniche bastano come cammino sicuro verso il cielo, a patto che li si metta in pratica!
Al di là delle apparenze, la vera vita cristiana
Ma il modo di metterli in pratica spaventa la Curia romana. Non soltanto perché la Regola sottoposta dal Poverello all’approvazione del papa sarà una regola religiosa in più, mentre il IV Concilio Lateranense nel 1215 aveva vietato di approvarne di nuove; ma anche perché sembra impraticabile. Al che un cardinale reagisce: se questa regola è impraticabile, significa che il Vangelo è impraticabile. Bestemmia inammissibile. Come più tardi san Benedetto Giuseppe Labre, san Francesco è un richiamo divino al pericolo che c’è nell’adagiarsi in una vita cristiana comoda al punto da confondere la sapienza umana con quella di Dio.
Eppure non si chiede a tutti di vivere così. E san Francesco sa fare la differenza tra le pratiche esteriori e la virtù. A proposito della beatitudine dei poveri in spirito, commenta: «Molti sono assidui all’orazione e agli uffici, praticano l’astinenza e la mortificazione corporale; ma per una sola parola che sembra loro un’ingiuria o perché li si priva di qualcosa, sono subito scandalizzati e turbati. Questi non sono poveri in spirito».
Allora in che cosa consiste la vita cristiana secondo il Vangelo? Basta rileggere il discorso della montagna (Mt 5-7). Non è bene riassumerlo, se Gesù ha ritenuto bene di entrare nei dettagli, ma diamone un’idea: evitare non soltanto i peccati che lasciano tracce (non uccidere, non rubare), ma anche gli altri (non insultare né disprezzare, Mt 5, 21-26), i peccati interiori (peccato di desiderio, Mt 5, 27-30), le intenzioni cattive dietro le buone azioni (Mt 6, 1-6), le occasioni di peccato (Mt 18, 8-9), saper rinunciare al proprio diritto per il bene della pace, dare più del dovuto e persino di ciò che viene chiesto (Mt 5, 38-42), coltivare la lealtà e la veracità piuttosto che i raggiri (Mt 5, 33-37).
Il miglior riassunto sarà sempre il doppio comandamento della carità, poiché è la carità soprannaturale che anima i nostri atti a fare la differenza tra la lettera disseccata e lo spirito che vivifica.
Il Vangelo è messo in risalto in modo notevole nella liturgia: processione per la lettura solenne alla messa cantata, incensazione, bacio del libro dei vangeli, giuramenti sul Vangelo, consegna dell’evangeliario al diacono, al vescovo, imposizione sulle spalle e sul capo dell’eletto all’episcopato, etc.
Sarebbe inammissibile che, nonostante questa pompa liturgica, il Vangelo che è stato il trampolino di san Francesco verso il cielo non sia letto, compreso e soprattutto praticato.
Don Nicolas Cadiet
NOTE
1) Gilbert Keith Chesterton, San Francesco di Assisi, c. 4.
2) Ibidem.
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Immagine: Lodovico Cigoli (1559–1613), San Francesco d’Assisi (1597-1599), Ermitage, San Pietroburgo.
Cremazione
Lo Stato italiano contro i morti
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