Spirito
Quarant’anni fa, l’arcivescovo Lefebvre diceva la verità
Nel 1985, l’arcivescovo Lefebvre pubblicò la sua Lettera aperta ai cattolici perplessi.
Quarant’anni dopo, nel 2025, il sito web americano The Remnant ha pubblicato, sotto la penna di Robert Morrison, un articolo intitolato «La sacra saggezza dell’arcivescovo Marcel Lefebvre sulla crisi della Chiesa cattolica», in cui citava ampi estratti di questa lettera aperta, riconoscendo che «le citazioni dell’arcivescovo Lefebvre suonano più vere oggi di quando le scrisse decenni fa, e illuminano il cammino da seguire per rimanere fedeli cattolici».
Due anni dopo, nel 1987, l’arcivescovo Lefebvre aveva pubblicato Lo hanno detronizzato: dal liberalismo all’apostasia, la tragedia conciliare. Nel 2025, sullo stesso sito, The Remnant , apparve un articolo di Andrew Pollard intitolato «Cristo Re deve essere re-incoronato per salvare il mondo».
Quarant’anni fa, agli occhi dei «moderati» impenitenti, l’arcivescovo Lefebvre poteva sembrare uno di quei «profeti di sventura» che Giovanni XXIII non voleva più sentire quando aprì il Concilio Vaticano II, con un ottimismo la cui ingenuità oggi fa sorridere… o piangere.
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Vediamo lo stato attuale della Chiesa: pratica religiosa al suo punto più basso, seminari deserti, conventi vuoti, chiese distrutte o trasformate in sale espositive. Oggi non siamo più «perplessi», ma convinti che la diagnosi di Monsignor Lefebvre fosse corretta.
I fatti gli danno ragione in modo inconfutabile e i rimedi da lui proposti sono più che mai attuali, proprio perché non sono suoi, ma quelli della Tradizione bimillenaria: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto».
Quarant’anni è il tempo impiegato dagli Ebrei ad attraversare il deserto verso la Terra Promessa. Non osiamo affermare che presto raggiungeremo la terra «dove scorre latte e miele», ma adottiamo l’atteggiamento coraggioso dei veri pellegrini.
Nel deserto spirituale in cui viviamo, non costruiamoci idoli a nostra immagine e somiglianza e non rimpiangiamo le “cipolle d’Egitto”: questa sazietà di beni materiali offerta dal progresso tecnico, in cambio della servitù all’ideologia consumistica promossa dai nuovi faraoni.
Andiamo avanti! Non seguendo idoli moderni, ma dietro l’icona della Santissima Vergine. Andiamo avanti! Non sazi delle cipolle appassite di un edonismo ampiamente biodegradato, ma ben fortificati dalla manna della Santa Eucaristia. Andiamo avanti! Con l’inossidabile certezza che alla fine di questa lunga marcia si trova il trionfo dei Cuori uniti di Gesù e Maria.
Smettiamo di lamentarci dell’aridità del deserto spirituale che ci circonda, con i suoi tanti accessori a buon mercato. Con la grazia di Dio, scaviamo dentro di noi un’avidità spirituale : la fame e la sete dell’Unico necessario.
Abate Alain Lorans
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Fotocollectie Elsevier Nationaal Archief via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata
Spirito
«Sono interamente tuo, o Vergine Maria!»
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Spirito
Il futuro papa Leone XIV abbracciò la sinodalità e la leadership femminile quando era vescovo in Perù
Un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall’eterodosso National Catholic Reporter (NCR), che include interviste a membri della diocesi di Chiclayo, in Perù, offre nuovi dettagli su come l’allora vescovo Robert Prevost, futuro papa Leone XIV, abbia messo in pratica la sinodalità e accolto le donne in ruoli di leadership durante il suo mandato di ordinario. Lo riporta LifeSite.
Il reportage del 21 luglio riferiva che, al suo arrivo a Chiclayo nel 2014, inizialmente come amministratore apostolico della diocesi, sette anni prima che il Vaticano avviasse il Sinodo sulla Sinodalità, Prevost cercò di ricomporre una diocesi profondamente divisa costituendo un «gruppo di animazione pastorale diocesana» che sarebbe poi divenuto noto con l’acronimo spagnolo EDAP. Questo gruppo, in seguito definito un «laboratorio sinodale», era formato da sacerdoti, religiosi e laici che si spostavano attraverso la diocesi per ascoltare le necessità di ogni parrocchia, prestando particolare attenzione alla prospettiva dei laici.
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A Chiclayo, ecclesiastici e laici hanno spiegato a NCR come il vescovo Prevost si concentrasse sull’«ascolto» del punto di vista dei laici e difendesse addirittura la possibilità per le donne di guidare le commissioni sinodali.
«A quel tempo, monsignor Robert (Prevost) parlò di “corresponsabilità del laico”», ha dichiarato a NCR Luis Antonio Zapata, un catechista laico che è entrato a far parte dell’EDAP nel 2018. Ha aggiunto che Prevost affermava: «I sacerdoti sono occupati con i loro compiti, coinvolgete più laici, perché i laici sono i più indicati per raggiungere altri laici».
Padre Elmer Uchofen, un sacerdote che ha contribuito a guidare il processo sinodale della diocesi, ha evidenziato che il vescovo Prevost parlava spesso e poneva l’accento sull’«incontro» e sull’«ascolto» dei fedeli. Prevost «ci ha parlato dell’incontro, della necessità di ascoltare per poi capire quale strada intraprendere», ha detto il sacerdote.
«Il suo modo di essere è stato di grande aiuto, perché era un vescovo che sapeva ascoltare ed essere paziente», ha aggiunto. «Si sedeva nei gruppi e ascoltava le persone, tutti: i sacerdoti, i laici, coloro che si stavano un po’ allontanando o che si erano allontanati dalla Chiesa. In questo senso, era un vero pastore».
Di fatto, sin dalla sua elezione a 267° pontefice lo scorso anno, Leone ha più volte ribadito, in continuità con il suo predecessore Papa Francesco, la convinzione che la Chiesa debba essere una «Chiesa sinodale», a partire dalle sue prime dichiarazioni da pontefice.
«A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicina specialmente a chi soffre», ha detto il papa neoeletto dalla loggia.
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In una lunga intervista rilasciata lo scorso autunno alla corrispondente di Crux, Elise Ann Allen, per una biografia successivamente pubblicata, Leone ha ulteriormente sottolineato la continuità con Bergogliosulla sinodalità e su altre questioni fondamentali, osservando come il periodo trascorso in Perù abbia consolidato il suo legame con la visione del defunto pontefice argentino.
«Credo che il periodo trascorso in Perù sia stato significativo sia per il mio legame con papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che Papa Francesco aveva per la Chiesa, e di come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa oggi e domani», ha detto Leone.
In merito alla sinodalità, Leone è stato chiaro nell’affermare che il «processo iniziato ben prima dell’ultimo sinodo» deve proseguire.
«Credo ci siano grandi speranze se riusciamo a continuare a costruire sull’esperienza degli ultimi due anni e a trovare modi per essere Chiesa insieme», ha affermato.
Gladys Calderón, una laica membro dell’EDAP e coinvolta anche nel Rinnovamento Carismatico della diocesi, ha raccontato come Prevost si fosse mostrato più aperto nei confronti dei membri del loro movimento rispetto al suo predecessore.
«Come movimento, ci consideravamo a una certa distanza dalla diocesi, perché in quanto movimento carismatico abbiamo un modo particolare di vivere (la fede), ma monsignor Roberto ha scosso questa struttura e ci ha coinvolti nel cammino comune», ha dichiarato a NCR. «Siamo diventati più uniti, più integrati nella diocesi, condividendo i nostri diversi carismi: è stata una bellissima esperienza di costruzione dell’unità».
Un’altra laica, Birgit Weiler, teologa presso la Pontificia Università Cattolica del Perù, ha evidenziato come Prevost avesse consentito a diverse donne di guidare gruppi che offrivano «formazione sinodale» nelle parrocchie e avesse persino difeso questa scelta nonostante le resistenze di alcuni sacerdoti.
«Non tutti i parroci erano così contenti quando è arrivata una commissione guidata da una donna», ha detto Weiler, aggiungendo che Prevost «ha appoggiato pienamente le donne».
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Prevost «Prevost ha detto: “Sono preparate tanto quanto gli uomini e questa commissione è guidata da una donna, punto e basta”», ha affermato.
Come già avvenuto con l’enfasi sulla sinodalità, il desiderio del futuro Papa Leone di vedere le donne assumere ruoli di leadership sembra essersi protratto anche durante il suo pontificato.
Nel mese di giugno, il pontefice ha nominato Maria Montserrat «Montse» Alvarado, attualmente presidente e direttrice operativa di EWTN News, come prossima prefetta del dicastero per la comunicazione e prima donna a guidare un ufficio della Curia romana.
Leone ha inoltre confermato suor Simona Brambilla nel suo ruolo di Prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e l’ha nominata al Dicastero Episcopale. Il Pontefice ha anche confermato suor Raffaella Petrini e María Lía Zervino, già presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, nei loro incarichi in questo importante dicastero.
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Immagine di Diario La Industria – Chiclayo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Occulto
Danza di guerra pagana azteca invade il santuario della cattedrale cattolica
🗿🦅 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗜𝗡𝗙𝗢 — La cathédrale Notre-Dame des Anges de Los Angeles a accueilli la « Misa Azteca », une célébration organisée par l’archidiocèse mêlant la messe catholique à des danses, poèmes et symboles aztèques, présentée comme « une expérience de culte ». pic.twitter.com/LWsJLokw2Q
— L’Écho Chrétien (@lechochretien) July 23, 2026
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