Spirito
Vedove ratzingeriane volanti: arriva il para-sedevacantismo aeronautico
La scorsa domenica sul cielo sopra litorale di Ostia è comparso un piccolo aereo da turismo di colore giallo che trainava uno striscione con un messaggio precisissimo: «Benedetto XVI non ha mai abdicato».
L’aereo, secondo le testimonianze, sarebbe arrivato dalla direzione di Roma per compiere diverse virate davanti alla spiaggia intorno alle 16:30, quando i bagnanti romani hanno digerito e oltrepassato la fase della pennichella per riversarsi in riva al Tirreno. Più tardi si sarebbe diretto a sud per essere avvistato in zona Circeo.
Numerosi testimoni hanno scattato foto e ripreso video del messaggio aereo per poi caricarle in rete.
15 Luglio 2023: Aereo sorvola il litorale di Ostia: «Benedetto XVI non ha mai abdicato». pic.twitter.com/FMLtMARV0t
— Fely ???????????? (@Felyorfelix) July 17, 2023
Mentre i giornali mainstream si grattano la testa in cerca di spiegazioni (sono arrivati a dire che il velivolo potrebbe essere scappato da un set di un film!), noi sappiamo che quella della mancata abdicazione di Benedetto è una teoria di qualche diffusione presso certuni ambienti catto-conservatori, quelli un tempo detti delle «vedove ratzingeriane», intellettuali e personaggi che non si rassegnavano alla fine del papato coincisa con la calata dell’argentino.
I sostenitori di questa teoria mancano di vedere come l’evoluzione della chiesa, anche sotto Ratzinger, avesse portato al caos apocalittico attuale, al quale lo stesso Benedetto ha dato man forte con la sua rinuncia, probabilmente l’atto più distruttivo della storia della Chiesa, un vero «sacco di Roma» in termini teologici, morali, storici, materiali.
In passato si erano registrati episodi di forte dissenso contro il papa con l’affissione di manifesti critici dell’operato di Bergoglio a firma di tale «Pasquino», nome della «statua parlante di Roma» alla quale si appendevano satire in versi che sbeffeggiavano personaggi pubblici dell’universo romano (le cosiddette «pasquinate»).
Tuttavia mai si era arrivati al messaggio diretto riguardante l’invalidità del papato bergogliano.
Di fatto, se Ratzinger non ha abdicato, Bergoglio non è davvero papa, quindi ora che il tedesco è morto, siamo in uno stato di sede vacante, il periodo in cui la chiesa non ha trovato ancora il legittimo successore di Pietro.
Ciò fa di questo frangente di vedove ratzingeriane dei veri sedevacantisti degli anni 2010; assai differenti dai sedevacantisti «classici» che ritengono che nessun papa sia stato validamente eletto dopo il Concilio Vaticano II. Non sappiamo quindi come definirli: para-sedevacantisti? neosedevacantisti? franco-sedevacantisti?
Vorremmo comunque rassicurare quei pochi che sono rimasti a fare il lavoro di ripulire il disastro del papato di Francesco I: in fatto di papato aeronautico, fanno più danno le conferenze stampa aeree di ritorno dai viaggi apostolici (quelli dove si sale solo dopo il siero mRNA) che il piccolo striscione del timido velivolo ad elica davanti alla spiaggia di Ostia. (Località, realizziamo solo ora, terminologicamente simbolica).
Immagine da Twitter
Spirito
Scomunica nucleare
In un’omelia pronunciata domenica 5 luglio, padre Paul Robinson (SSPX) ha affrontato il decreto del 2 luglio 2026, con il quale la Santa Sede ha dichiarato scomunicati i vescovi, i sacerdoti e i fedeli che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ha esortato i fedeli a rimanere saldi nella fede, fiduciosi che questa prova servirà in definitiva alla restaurazione della Chiesa.
Mercoledì scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato papale. Roma ha reagito prontamente con un decreto di scomunica.
E questo decreto di scomunica è, in un certo senso, una scomunica nucleare. Essa specifica che non solo i vescovi consacranti e i vescovi consacrati vengono scomunicati, come previsto dal diritto canonico, ma che, più in generale, chiunque sia legato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – siano essi sacerdoti, seminaristi, fratelli, religiosi o persino voi, fedeli – ne è colpito.
Si afferma che chiunque aderisca formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X incorre automaticamente nella scomunica. Per “adesione formale” si intende chi frequenta regolarmente le cappelle della Fraternità e ne adotta le posizioni dottrinali.
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Severità senza precedenti
Queste misure sono estremamente severe da parte del Vaticano.
Ciò è tanto più sorprendente se si considera la situazione attuale della Chiesa. Siamo onesti: oggi nella Chiesa ci sono eresie di ogni genere. Ci sono scandali di ogni genere. Si possono compiere molte azioni contrarie alla fede senza subire alcuna censura.
Si può celebrare la Messa in modo profondamente scandaloso. Si può rinnegare pubblicamente la fede cattolica. Si può esprimere approvazione per le unioni omosessuali, il divorzio e altre forme di immoralità. Eppure, nessuno di questi attacchi alla fede in sé comporta la scomunica.
Dobbiamo quindi chiederci: perché Roma ha improvvisamente riacquistato tutta la sua autorità per impiegare una misura così estrema contro un gruppo di cattolici tradizionalisti?
Sembra davvero eccessivo che ricorra a questa «scomunica nucleare».
Le scomuniche di massa sono molto rare nella storia della Chiesa. È eccezionale che un papa dichiari la scomunica di un intero gruppo di persone – nel nostro caso, parliamo di centinaia di migliaia di persone.
Quando mettiamo a confronto queste due realtà – da un lato, tante persone all’interno della Chiesa che agiscono contro la fede, distruggendo la fede e la Chiesa, senza ricevere la minima sanzione, e dall’altro, ciò che facciamo noi, che viene contrastato non solo con tutto il rigore della legge, ma anche con una quantità eccessiva di forza e censura – siamo portati a concludere che a Roma esiste una sorta di sindrome di ostilità verso la Tradizione.
C’è chiaramente una profonda avversione per ciò che facciamo, e soprattutto per quanto accaduto mercoledì scorso: la garanzia della continuità della Tradizione attraverso questi quattro nuovi vescovi.
Il fatto è che continueremo ad esistere. Non scompariremo. Consacrando questi vescovi, abbiamo assicurato il nostro futuro. E Roma sembra profondamente irritata da questa realtà e cerca di colpirci con sanzioni di una severità del tutto sproporzionata.
Persino i media laici riconoscono che queste misure sono estremamente dure.
Questa situazione è molto triste.
È molto triste perché il papa è nostro padre, e noi lo consideriamo tale. In ogni famiglia, quando un figlio viene maltrattato dal padre, anche quando fa qualcosa di buono, qualcosa per il bene della famiglia, e il padre risponde con punizioni e severità, è una situazione dolorosa.
Ma lo è ancor di più quando quel padre è il Vicario di Cristo, colui che incarna Cristo su questa terra.
Un settore fiorente della Chiesa
Com’è possibile che, nell’attuale panorama ecclesiastico, mentre la Chiesa sta morendo, mentre tante anime la abbandonano, mentre si svuota gradualmente da tanti anni, esista allo stesso tempo un settore della Chiesa che fiorisce, che è vibrante, dove troviamo tante famiglie cattoliche di spicco, tante persone profondamente legate alla fede, che prendono sul serio la propria fede, che si sforzano veramente di rimanere in stato di grazia…
E qual è questo gruppo che il Papa sceglie di condannare e di voler eliminare? Proprio quello che prospera, l’unico settore della Chiesa che fiorisce veramente.
Roma sta esercitando un’enorme pressione su di voi, fedeli della Fraternità San Pio X, affinché smettiate di venire da noi. Roma vuole veramente la realtà del cattolicesimo tradizionale scompaia. Ecco perché ha preso queste misure, pur offrendovi una via di riconciliazione con Roma: andate dal vescovo, fate una professione di fede e così via.
Ma, allo stesso tempo, si ha l’impressione che non capisca affatto perché siete qui. Se siete qui oggi, è perché avete già fatto molti sacrifici.
Alcuni di voi hanno perso degli amici. Altri hanno visto deteriorarsi i rapporti familiari o sono costantemente oggetto di rimproveri da parte dei parenti, che li accusano di essere scismatici o di altre cose simili semplicemente perché vengono qui. Quindi avete già pagato un prezzo.
Ci si aspetterebbe che, se Roma vi offrisse una via di riconciliazione, lo capisse e vi dicesse: «vi garantiremo i mezzi per vivere la fede cattolica tradizionale all’interno delle normali strutture della Chiesa». Ma sembra che non ci sia alcuna sensibilità a riguardo.
In definitiva, ciò che vi viene offerto è semplicemente la reintegrazione in un sistema in cui dovrete conformarvi proprio a ciò che temete, e a ragione: vedere la vostra fede compromessa dall’adozione della nuova Messa, dalle idee moderne, dalla falsa nozione di dignità umana, dall’ecumenismo, dalla libertà religiosa e da tutto ciò che ne deriva.
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San Maurizio: Obbedire senza tradire la fede
Durante il nostro pellegrinaggio in Svizzera questa settimana, pochi giorni dopo le consacrazioni e la pubblicazione di questo decreto, abbiamo avuto la grande grazia di visitare l’Abbazia di San Maurizio.
Questo è il luogo in cui la famosa Legione Tebana diede la vita per Cristo.
La Legione Tebana era composta da soldati provenienti dal Nord Africa che combatterono al servizio dell’Impero Romano. Questi soldati erano cristiani e vissero tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Erano sotto il comando dell’imperatore Massimiano.
Massimiano dichiarò loro: «questo esercito renderà omaggio a una divinità pagana. Celebreremo i riti di Mitra per ottenere la vittoria in battaglia. Tutti i soldati devono partecipare a queste cerimonie pagane. Pertanto, vi ordino di compiere questi riti».
La guida ci spiegò poi che la decisione di San Maurizio, comandante della legione, e dei suoi soldati, era di rispettare sia Dio che l’imperatore.
Da un lato, onorarono Dio rifiutandosi di partecipare a una sorta di cerimonia ecumenica in cui si adoravano falsi dèi; si rifiutarono di tradire la loro fede compiendo i riti mitraici.
Dall’altro lato, onorarono l’imperatore deponendo le armi davanti a lui; accettarono la punizione che intendeva infliggere loro, piuttosto che ammutinarsi o tentare di rovesciare la sua autorità.
Cosa decise allora l’imperatore?
Ordinò la famosa decimazione della legione. Tutti i soldati furono schierati. Una legione era composta da circa seimila uomini. Poi, un soldato su dieci fu giustiziato davanti agli occhi degli altri.
Dopo questa prima esecuzione, i sopravvissuti furono avvicinati: «avete visto cosa è successo. Siete ora pronti a compiere i riti pagani?».
Risposero: «no».
Così ricominciarono; ancora una volta, un uomo su dieci fu giustiziato. E questo continuò finché tutti i soldati non furono messi a morte.
Questa storia è molto simile alla nostra situazione, cari fedeli.
Di fronte alle sanzioni del Papa, vogliamo rispettare sia Dio che il Santo Padre; questa è la scelta che stiamo facendo.
Onoriamo Dio rimanendo fedeli alla nostra fede, rifiutandoci di comprometterla, come purtroppo molti altri hanno fatto nella Chiesa moderna, a danno della propria fede, ricevendo la Comunione sulla mano, partecipando alla nuova Messa o adottando idee moderne di ecumenismo o libertà religiosa.
D’altra parte, accettiamo le ingiuste sanzioni imposte dal papa, pur continuando a rispettare il suo ufficio e cercando di obbedirgli il più possibile, quando ciò non compromette la nostra fede.
Questi sono i due principi che guidano la nostra condotta.
In seguito a questa vittoria, Costantino prese il potere e promulgò l’Editto di Milano, che ripristinò la libertà di culto della Chiesa cattolica in tutto l’Impero Romano, senza ulteriori sanzioni. Possiamo credere che questi valorosi soldati, dando la vita per la fede, abbiano ottenuto grazie per la libertà della Chiesa.
Questo è ciò che don Pagliarani scrive al Papa nella sua lettera riguardo alle sanzioni imposte. Scrive: «offriamo le sofferenze causate da queste nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità».
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Può una scomunica essere ingiusta?
Naturalmente, non consideriamo valida questa scomunica. Una cosa è affermare che una scomunica è stata pronunciata; tutt’altra è sapere se sia reale o meno.
Quando il papa afferma: «vi siete scomunicati da soli commettendo questo atto; siete in scisma; e chiunque aderisca formalmente a questo scisma è automaticamente scomunicato», ciò non è necessariamente vero.
Sarebbe vero solo se esistesse effettivamente uno scisma e se ciò che stiamo facendo fosse oggettivamente peccaminoso e sgradito a Dio. Ma il Papa sta chiaramente ignorando tutto ciò che abbiamo spiegato per mesi.
Il diritto canonico stesso tiene conto delle disposizioni soggettive di coloro che compiono le consacrazioni. Stabilisce che se qualcuno agisce per necessità, o crede che esista uno stato di necessità, la pena della scomunica non si applica.
E noi crediamo fermamente che questa sia una reale situazione di necessità. Agli occhi di Dio, quindi, non esiste una vera scomunica.
Ciò che è chiaro, tuttavia, è che la strategia del Vaticano è quella di usare la forza e la paura contro i fedeli per impedire loro di essere cattolici tradizionali e di continuare ciò che facciamo da sessant’anni.
Vogliono farvi credere che partecipare alla Messa con la Fraternità Sacerdotale San Pio X vi ponga fuori dalla Chiesa.
La fede ci tiene nella Chiesa.
Stanno quindi cercando di intrappolarvi tra due paure.
Da un lato, la paura di perdere la fede. Probabilmente conoscete familiari o ex cattolici che hanno perso la fede. Nell’era post-Concilio Vaticano II, la fede si è annacquata e molti ora ne possiedono solo una comprensione molto superficiale. Quindi potreste pensare: «Se mi trovassi in quell’ambiente, la mia anima sarebbe in pericolo. Non voglio che accada».
Dall’altro lato, però, si cerca di farvi temere che rimanendo nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, sarete fuori dalla Chiesa.
Desidero assicurarvi, cari fedeli, che rimanere fedeli alla fede non vi espellerà mai dalla Chiesa. Queste due realtà non possono mai essere separate: la fede e la Chiesa.
La preservazione della fede è il fondamento primario dell’unità della Chiesa; è il principio primo che rende una persona membro della Chiesa. Questo è chiaro fin dal momento del battesimo: per essere battezzati, bisogna professare la fede e rimanervi fedeli.
Pertanto, se venite puniti proprio perché mantenete la vostra fede e accusati di essere fuori dalla Chiesa per questo motivo, tale affermazione è semplicemente falsa.
È la fede che vi mantiene nella Chiesa; non è mai la fedeltà alla fede che può escludervi, anche se coloro che attualmente governano la Chiesa affermano il contrario.
Lo vediamo ripetutamente nella storia della Chiesa.
In diverse occasioni, abbastanza numerose da far luce sulla questione anche oggi, nel XXI secolo, incontriamo grandi figure che furono scomunicate durante la loro vita, ma che la Chiesa in seguito onorò; alcune furono persino canonizzate.
Consideriamo il celebre caso di Sant’Atanasio, che rifiutò di accettare una formula semi-ariana riguardante la divinità di Cristo, una formula ambigua nel Credo.
Pensiamo a Santa Giovanna d’Arco, scomunicata e condotta al rogo come eretica.
Pensiamo anche a Santa Maria della Croce, la monaca australiana scomunicata dal suo vescovo per essere rimasta fedele ai suoi voti e alla sua regola religiosa.
Oggi, tutte queste figure sono onorate per il loro coraggio, perché sono rimaste fedeli alla verità nonostante le sanzioni ecclesiastiche.
Cari fedeli, questa è la situazione in cui ci troviamo.
Permettetemi di ricordarvi queste parole di conforto di Nostro Signore nel Sermone della Montagna: «beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Uno dei modi in cui Roma sta cercando in particolare di instillare grande timore nei fedeli è dichiarando, a voi e al mondo intero, che d’ora in poi i sacramenti amministrati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, in particolare la confessione e il matrimonio, sono invalidi.
Sapete che prima del 2015 non avevamo l’autorizzazione ad ascoltare le confessioni né ad assistere ai matrimoni, poi papa Francesco ci ha concesso questa giurisdizione. Abbiamo quindi beneficiato di questa giurisdizione per le confessioni e i matrimoni dal 2015 al 2026.
E dal 2 luglio questa giurisdizione ci è stata revocata. Ma ripeto: questo non è vero. Questi sacramenti rimangonovalidi nelle cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Perché rimangono validi?
Ancora una volta, grazie alle disposizioni del diritto canonico. Il diritto canonico prevede situazioni in cui un sacerdote che normalmente non possiede l’autorizzazione necessaria riceve comunque la giurisdizione richiesta dalla Chiesa, direttamente per legge, in modo che questi sacramenti siano validi.
Prendiamo l’esempio della confessione.
Il diritto canonico prevede che, non appena sussista la minima apparenza che il sacerdote possieda tale giurisdizione, la Chiesa gliela sostituisca. Il sacerdote deve solo dare l’apparenza di possedere tale giurisdizione. Ad esempio, dopo questa omelia, indosserò la stola ed entrerò nel confessionale. Con questo semplice gesto, do l’apparenza di possedere la giurisdizione necessaria, e questo è sufficiente perché il sacramento sia valido.
Pertanto, il diritto canonico contiene tutta una serie di disposizioni specificamente pensate per tali situazioni. La Chiesa desidera, per quanto possibile, garantire la validità delle confessioni e dei matrimoni.
Pertanto, ci appelliamo ancora una volta a questa giurisdizione supplementare per assicurarvi che questi sacramenti rimangono validi. La tempesta passerà.
Infine, credo che la stessa cerimonia di consacrazione sia per noi un magnifico simbolo.
Probabilmente avete assistito, in tutto o in parte, a questa cerimonia di sei ore che si è svolta mercoledì. Avrete sicuramente notato che subito dopo la consacrazione dei vescovi, dopo che avevano ricevuto la Santa Comunione dalle mani del vescovo consacrante, si è scatenato un violento temporale.
I sacerdoti, come me, erano sotto il tendone; non ci siamo bagnati, ma i fedeli, che erano fuori, sono stati letteralmente inzuppati. Prima che scoppiasse il temporale, era stato dato un annuncio: «Si sta avvicinando un violento temporale, mantenete la calma». «Pregheremo il Rosario; durerà circa mezz’ora. Pregheremo il Rosario».
Ed è esattamente quello che è successo. I fedeli, con grande coraggio, sono rimasti al loro posto; sono stati letteralmente flagellati dalla pioggia.
Abbiamo recitato il Rosario, abbiamo cantato il Rosario in latino. Le circa ventimila persone presenti hanno cantato insieme il Rosario in latino. Tutti sono rimasti calmi, poi la tempesta si è placata, la cerimonia è terminata e il sole è tornato a splendere. Tutti si sono asciugati e alla fine hanno potuto scattare una splendida foto di gruppo.
Questo è proprio il simbolo di ciò che sta accadendo. Subito dopo le consacrazioni episcopali è arrivata la tempesta: la tempesta di queste sanzioni romane.
Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rimanere calmi, dobbiamo pregare la Madonna, dobbiamo starle vicini e dobbiamo avere la certezza che anche questa tempesta passerà, passerà.
Si dice spesso che nulla di violento dura a lungo; anche questa violenta tempesta, alla fine, si placherà. Un giorno, la Chiesa sarà restaurata. Nel frattempo, siamo privilegiati; possiamo dire che stiamo ricevendo una grazia.
La grazia propria di questo momento è quella di mantenere questo buon spirito, di offrire in sacrificio l’ingiustizia commessa contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X, e ora anche contro di voi, cari fedeli. Offriamo questa ingiustizia per il bene della nostra Santa Madre Chiesa.
Credo che questo sarà un grande contributo alla restaurazione della Chiesa e sarà anche molto meritorio per le vostre anime.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa
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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier
Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).
Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!
Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.
Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.
La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.
Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».
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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.
E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.
È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!
Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.
Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».
E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»
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Immagine da FSSPX.news
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