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Geopolitica

459° giorno di guerra

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– Lukashenko: è cominciato il trasferimento di armi nucleari dalla Russia alla Bielorussia. Ieri i ministri della Difesa di Russia e Bielorussia hanno firmato documenti sul dispiegamento delle armi nucleari non strategiche russe sul territorio della Repubblica di Bielorussia. Questa è stata la conferma ufficiale del precedente accordo tra Putin e Lukashenko, ha affermato il presidente della Bielorussia.

 

– Medvedev ritiene che il conflitto ucraino si protrarrà «per molto tempo, forse per decenni»

 

– Gli Stati Uniti hanno fatto sapere all’Ucraina che si oppongono all’uso di attrezzature americane per gli attacchi al territorio russo, ha detto il portavoce della Casa Bianca Kirby. Kiev in risposta ha assicurato che «rispetterà questi consigli», ha detto Kirby. Le autorità dei due paesi hanno discusso la questione «di recente, proprio ieri o giù di lì».

 

– Zelens’kyj ha incaricato il ministero della giustizia di preparare un disegno di legge per introdurre l’ istituto delle unioni civili omosessuali.

 

– Ospedale ucraino colpito a Dnipropetrovsk

 

 

 

– Attacco con droni all’amministrazione di un oleodotto nella regione di Pskov. Pskov è a circa 800 km dal confine ucraino.

 

– Un frammento di un razzo cade su una strada trafficata a Kiev.

 

 

Daily Telegraph: Le autorità ucraine sono passate a metodi aggressivi di mobilitazione, cercando di compensare le perdite tra i militari in vista della controffensiva.

 

Bloomberg: i caccia americani F-16 sono vulnerabili alle ultime attrezzature militari russe. Gli F-16 che Kyiv intende ricevere dall’Occidente hanno radar meno potenti e missili a raggio più corto rispetto ai moderni caccia e sistemi di difesa aerea russi. A causa di queste limitazioni, l’esercito ucraino dovrà probabilmente ripensare le proprie aspettative di superiorità aerea. Gli interlocutori di Bloomberg notano che questi F-16, molto probabilmente, non saranno in grado di modificare in modo significativo l’equilibrio di forze nella regione o dare a Kiev un vantaggio sulla Russia. Nonostante ciò, l’F-16 fornirà comunque all’Ucraina «capacità aggiuntive che attualmente non ha».

 

– La nave da ricognizione e intelligence “Ivan Khurs” è stata attaccata da alcuni droni navali mentre si trovava a circa 140 chilometri a nord-est del Bosforo, nella zona economica esclusiva della Turchia. Ignoto il risultato dell’attacco ma non si segnalano richieste di soccorso.

 

 

 

– Le imprese italiane rimangono e rimarranno in Russia, ha dichiarato il presidente dell’Associazione degli imprenditori Italiani in Russia, Vittorio Torrembini. «Siamo sotto pressione da tutte le direzioni. Ma negli ultimi decenni le imprese italiane sono penetrate profondamente nell’economia russa, hanno investito miliardi di euro in essa, decine di aziende sono presenti qui. Non lasceremo un mercato così attraente».

 

– Il senatore Lindsey Graham va Kiev a dire a Zelensky che i soldi per uccidere i Russi sono quelli meglio spesi.

 

 

 

– Una delle condizioni per raggiungere la pace in Ucraina è la rinuncia di Kiev ad aderire a NATO e UE e il ritorno dell’Ucraina a uno status neutrale non di blocco, ha detto a TASS il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin.

 

– Lukashenko ieri (a Tokaev che aveva espresso timori per l’acquisito status nucleare della Bielorussia): se il Kazkhistan entra nello Stato Riunito ci saranno atomiche per tutti.

 

– Raffineria petrolifera di Kharkov colpita da un drone suicida Geran

 

 

 

– Putin: ho deciso di ripristinare i collegamenti aerei con la Georgia per le persone di quel paese che vogliono rapporti normali con la Russia e per i nostri cittadini che ci vogliono andare in vacanza.

 

– Nell’ultimo anno, le consegne indiane di prodotti petroliferi alla UE sono aumentate del 70% a 15 miliardi di dollari, sullo sfondo di una forte crescita di esportazioni di greggio dalla Russia all’India da 2,5 a 31 miliardi di dollari.

 

Newsweek ritiene che le elezioni turche abbia vinto Putin.

 

– Missili su Zhytomir.

 

 

 

– Il ministro degli interni russo Kolokol’zev ha visitato l’Arabia Saudita ed ha trovato affinità con la Russia: in entrambi i paesi, dice, si intende resistere alla cultura dell’occidente, dove presto si potranno sposare gli animali.

 

– Trattative fra Arabia Saudita e New Development Bank in vista di un ingresso dei sauditi nell’istituto finanziario dei BRICS con sede in Cina.

 

– Antiaerea in azione nella zona russa di Rostov

 

 

 

– La Cina potrebbe ritardare la costruzione del gasdotto Power of Siberia-2, preferendo dare la precedenza a Linea D, progetto di un gasdotto dell’Asia centrale per le forniture di gas dal Turkmenistan. riferisce Reuters citando fonti.

 

– Pashinyan ha affermato che ad oggi non esiste una bozza di trattato di pace concordato con Baku che possa essere firmata. In precedenza, in un incontro a Mosca, Aliyev aveva annunciato la possibilità di raggiungere un accordo di pace tra Baku e Yerevan, dal momento che l’Armenia ha riconosciuto il Karabakh come parte dell’Azerbaigian.

 

– Scontri in Kosovo

 

 

 

–  Zelens’kyj propone di imporre sanzioni contro l’Iran per 50 anni, secondo una bozza di risoluzione da lui presentata sabato alla Rada.

 

Financial Times: «L’Ucraina ha bisogno di fondi. È giunto il momento per le obbligazioni popolari europee. La stragrande maggioranza degli europei sostiene l’assistenza finanziaria all’Ucraina e, con l’aumentare delle esigenze di Kiev, la UE e un certo numero di paesi europei dovrebbero utilizzare direttamente la buona volontà delle loro popolazioni nei confronti dell’Ucraina. L’Europa deve emettere gli eurobond per l’Ucraina. Gli Stati Uniti forniscono il maggior supporto militare e la maggior parte dei costi futuri della ricostruzione dell’Ucraina dovrebbero essere sostenuti dall’UE e dagli Stati membri».

 

– La presidente moldava Sandu: l’idea di unirci alla Romania non riscuote grande consenso, per cui abbiamo deciso di puntare tutto sull’integrazione europea.

 

– Guerra di trincea

 

 

 

– Il ministero dell’interno russo ha inserito il senatore americano Lindsey Graham nella lista dei ricercati.

 

Politico: Ungheria e Grecia stanno bloccando l’undicesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Pretendono che Kiev rimuova loro società da un elenco di entità che «favoriscono la guerra».

 

– I militari russi avrebbero fatto saltare la diga Karlovka

 

 

 

– Dichiarazioni del capo di stato maggiore degli Stati Uniti Milley sulla guerra:
– Obiettivi strategici ucraini – liberare tutto il territorio occupato dai russi – «possono essere raggiunti con mezzi militari, ma probabilmente non nel prossimo futuro»;
– in Ucraina ci sono «diverse centinaia di migliaia di truppe russe»;
– «Cosa significa? I combattimenti continueranno, saranno sanguinosi e duri. E ad un certo punto, entrambe le parti avvieranno i negoziati. Oppure arriveranno a una soluzione militare in futuro e noi continueremo a sostenere l’Ucraina nella lotta per la libertà»

 

– Elezioni turche, festa per dei supporter di Erdogan dinanzi alla sua residenza

 

 

 

 

– Lukashenko ha dichiarato di aver concordato con Putin che l’introduzione di una moneta unica per il momento non è all’ordine del giorno.

 

– Il Pakistan ha ricevuto accesso diretto al mercato russo, con i collegamenti commerciali marittimi con la Repubblica islamica. All’inizio di giugno è previsto l’arrivo in Pakistan della prima petroliera con il petrolio russo nell’ambito di un accordo raggiunto ad aprile. Le autorità pakistane hanno annunciato la spedizione della prima partita di petrolio russo di 100 mila tonnellate, con uno sconto di 16-18 dollari al barile dai prezzi Platts. I pagamenti saranno effettuati in yuan cinesi

 

– Esplosioni a Berdjansk: potrebbero essere i missili britannici Storm Shadow lanciati dall’Ucraina nell’area di Zaporiggia

 

 

 

– Rapporto riassuntivo della Wagner sulle perdite dell’esercito ucraino sul fronte di Bakhmut:
Militari dell’esercito ucraino uccisi – 72.095
Catturati – 509
Carri armati distrutti – 309
Veicolo da combattimento della fanteria – 566
Veicolo trasporto truppe – 131
Automobili blindate – 1134
Auto distrutte – 2075
Mortai e cannoni distrutti – 3155
Cannoni anticarro – 300
Cannoni semoventi – 124
MLRS – 83
Sistemi di difesa aerea distrutti – 45
UAV distrutti – 282
Aerei distrutti – 5
Elicotteri distrutti – 4
Sistemi di guerra elettronica/radar distrutti – 149

 

 

 

– Il patriarca Kirill ha destituito l’ arciprete Leonid Kalinin, che aveva sollevato delle obiezioni tecniche al trasferimento della Trinità di Rublev dalla galleria Tret’jakov al Monastero di San Sergio di Sergeev Posad.

 

– Atroci filmati GoPro dei combattimenti a Bakhmut.

 

 

 

– Prigozhin dice che se non impegnata in Ucraina, Wagner può liberare in due mesi un quinto dell’Africa.

 

– Spot di reclutamento delle Forze Ucraine

 

 

 

Bloomberg: il gruppo BRICS dei mercati emergenti – Brasile, Russia, India e Cina, con il Sudafrica aggiunto in seguito – è passato da uno slogan inventato in una banca d’investimento a un club del mondo reale che controlla anche un’importante banca di sviluppo. Ora paesi di tutte le tendenze politiche, tra cui Iran e Arabia Saudita, chiedono a gran voce di aderire, creando potenziali attriti al vertice del club del 22-24 agosto a Johannesburg.

 

– Lavrov è in Kenia, impegnato nel quarto viaggio diplomatico in Africa dall’inizio dell’anno.

 

– La Repubblica Centrafricana (RCA) è interessata ad ospitare una base militare russa sul proprio territorio. Lo ha detto l’Ambasciatore della Repubblica Centrafricana a Mosca, Leon Dodon.

 

 

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia e Intel Slava Z.

 

 

Immagine da Telegram

 

 

 

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Economia

Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington potrebbe decidere se chiudere il conflitto con l’Iran oppure restare nel Paese e «tenersi il petrolio». Trump ha più volte minacciato di impadronirsi delle infrastrutture petrolifere della Repubblica islamica, spingendo i funzionari iraniani a definire il piano un’illusione.

 

Parlando con i giornalisti domenica, Trump ha detto che la guerra, in corso da oltre sei mesi, potrebbe concludersi «subito dopo» le elezioni di medio termine del 3 novembre e ha sostenuto che l’Iran «desidera ardentemente raggiungere un accordo» e «chiama continuamente».

 

Teheran ha ripetutamente smentito di essere alla ricerca di negoziati, definendo tali affermazioni «invenzioni» e aggiungendo che Washington sta confondendo la diplomazia con la «dittatura».

 

«Alla fine ce ne andremo, a meno che non decidiamo di restare e tenerci il petrolio, come ha fatto il Venezuela», ha poi detto Trump.

 

Il confronto riguarda l’accordo petrolifero concluso da Washington con Caracas dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi a gennaio.

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Ad agosto Trump ha annunciato un’intesa che assegna a una società privata le concessioni su 17 giacimenti petroliferi venezuelani, per un totale di circa 65 miliardi di barili di riserve, con il governo americano che ottiene quote azionarie e diritti preferenziali sull’acquisto della produzione. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha tuttavia ribadito che il suo Paese «mantiene la proprietà e la sovranità sulle proprie risorse».

 

Trump ha ripetutamente avanzato l’ipotesi di prendere il controllo dei flussi petroliferi iraniani. Fine marzo, interrogato sulla possibilità che Washington si impadronisse del petrolio iraniano, ha risposto: «È un’opzione». A giugno è andato oltre, minacciando di occupare l’isola di Kharg — snodo che gestisce circa il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran — e di «assumere il controllo totale» dei mercati petroliferi e del gas iraniani.

 

All’epoca Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento iraniano, definì Trump «delirante e confuso» sulla minaccia a Kharg e avvertì che qualsiasi mossa sul territorio iraniano avrebbe innescato una risposta «che passerà alla storia».

 

Durante l’intero conflitto i media statunitensi hanno riferito che Washington aveva valutato l’occupazione dell’isola di Kharg, anche se i funzionari del Pentagono consideravano l’operazione estremamente rischiosa. Diverse fonti giornalistiche hanno inoltre indicato che l’esercito americano stava subendo l’esaurimento delle scorte di missili antiaerei e da crociera, un’affermazione sempre smentita da Trump.

 

Queste dichiarazioni arrivano dopo una nuova escalation: l’esercito statunitense ha sostenuto di aver distrutto diverse petroliere iraniane. L’Iran, dal canto suo, ha rivendicato attacchi a dieci imbarcazioni vicino allo Stretto di Ormuzzo, tra cui due navi della Marina americana e otto petroliere.

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Geopolitica

Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione

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Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.   Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.   Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».   Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».

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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».   Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».   «E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».   Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».   «Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
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Geopolitica

Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese

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Secondo il ministro degli Esteri di Bangkok, Sihasak Phuangketkeow, Israele deve impegnarsi di più per spiegare ai propri cittadini come ci si aspetta che si comportino in Tailandia.

 

Sihasak, che è anche vice primo ministro, ha incontrato martedì l’ambasciatrice israeliana Alona Fisher-Kamm dopo una serie di episodi scandalosi e potenzialmente penali che coinvolgono cittadini israeliani e che hanno acuito le tensioni in Thailandia.

 

«La Tailandia è un Paese che accoglie i turisti. Ma accogliere i turisti non significa che i visitatori, a prescindere dalla nazionalità, possano fare quello che vogliono in Tailandia», ha dichiarato il ministro alla stampa. «I visitatori devono comprendere e rispettare la cultura e le tradizioni thailandesi», proprio come fanno i turisti thailandesi quando viaggiano all’estero.

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Fisher-Kamm, che prima dell’incontro aveva espresso l’intenzione di manifestare preoccupazione per la crescente ostilità verso israeliani ed ebrei in Thailandia, ha definito il confronto con Sihasak «positiva e aperta» e ha detto che ha riguardato «la stretta cooperazione in agricoltura, lavoro, sanità e sicurezza informatica».

 

Sihasak ha detto di aver chiesto a Gerusalemme Ovest di interagire di più con turisti e residenti in Thailandia, dove esistono numerose comunità di cittadini israeliani a Phang Nga e Phuket, per assicurare un comportamento adeguato.

 

La Tailandia, da tempo nota per una vita notturna orientata al turismo, sta cercando di staccarsi dalla fama di meta degli eccessi e di attrarre altri tipi di visitatori, tra cui famiglie e chi è interessato all’ecoturismo.

 

Il cambio di linea coincide con un mutamento di atteggiamento verso gli stranieri da parte di una parte della popolazione locale, soprattutto quando i visitatori sono visti come una fonte di disturbo all’ordine pubblico. Il governo ha introdotto diverse misure, tra cui visti più brevi e procedure di espulsione più semplici, pensate per contrastare i disturbatori.

 

Venerdì scorso il cittadino israeliano Jacob Ohayon è diventato il primo straniero espulso in base alle nuove norme sui rimpatri. Un tribunale tailandese lo aveva condannato a 15 giorni di carcere con sospensione condizionale e a una multa per una controversia con i proprietari del Samui Exotic Park, una donna thailandese e un uomo francese.

 

La lite è nata dall’esposizione di una bandiera palestinese, a cui Ohayon si è opposto in un modo che le autorità tailandesi hanno ritenuto contrario alla legge locale. Tra le altre cose, l’israeliano ha organizzato una campagna di «recensioni a raffica» online contro il loro parco divertimenti a Koh Samui e ha proferito minacce personali.

 

Le minacce gli sono costate il diritto di restare in Tailandia: il primo ministro Anutin Charnvirakul, che è anche ministro degli Interni, ha firmato personalmente l’ordine di espulsione. Anche il cittadino francese Kevin Dimino è stato espulso per il suo comportamento molesto e violento durante lo scontro.

 

Sihasak ha citato il caso, sottolineando che «chiunque, indipendentemente dalla nazionalità, violi la legge taailandese deve affrontare severe sanzioni». Il ministro degli Esteri ha aggiunto che Bangkok tiene alle buone relazioni con Israele, dove oggi lavorano oltre 60.000 lavoratori tailandesi.

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I turisti israeliani non sono nuovi a storie di guai in località in giro per il mondo.

 

Il fenomeno è ormai documentato da anni e ha un nome quasi standardizzato nel gergo giornalistico israeliano e internazionale, dove si parla di «rotta post-militare», quel periodo di viaggio prolungato che moltissimi giovani israeliani intraprendono subito dopo la fine del servizio militare obbligatorio, che dura in genere due o tre anni. Le mete più gettonate sono da sempre il subcontinente indiano, in particolare zone come Goa, Manali, Dharamsala e la valle di Parvati, il Sud America (Perù, Bolivia, Argentina) e più di recente il Sud-est asiatico. Si tratta di viaggi che possono durare da alcuni mesi fino a un anno intero, spesso finanziati con la liquidazione ricevuta alla fine del servizio.

 

Il problema di cui si parla riguarda una minoranza di questi viaggiatori, ma abbastanza visibile da aver generato tensioni ricorrenti con le comunità locali. Si sono accumulate nel tempo segnalazioni di comportamenti aggressivi o irrispettosi verso residenti e altri turisti, di episodi legati all’uso di droghe pesanti in alcune enclave turistiche diventate quasi extraterritoriali rispetto al contesto locale, di conflitti con la popolazione per l’occupazione di spazi pubblici o per la gestione di locali e ostelli gestiti da israeliani per israeliani, con la conseguenza di creare delle bolle culturali isolate dal paese che li ospita.

 

In alcune località dell’India e del Sud America sono comparsi negli anni cartelli in ebraico che invitavano esplicitamente i turisti israeliani a comportamenti più rispettosi, un segnale piuttosto insolito che testimonia quanto il problema fosse percepito come ricorrente dalle comunità locali.

 

Diversi osservatori, anche israeliani, hanno provato a spiegare le radici di questo fenomeno collegandolo alla decompressione psicologica dopo un periodo di servizio militare spesso segnato da stress, disciplina rigida e in alcuni casi esposizione diretta a conflitti armati. Il viaggio viene descritto da molti come una sorta di valvola di sfogo collettiva, quasi un rito di passaggio verso la vita adulta, in cui il bisogno di libertà assoluta dopo anni di regole ferree si traduce talvolta in eccessi.

 

Il basso costo della vita in alcune di queste destinazioni, unito alla presenza di reti consolidate di connazionali che facilitano il viaggio, ha inoltre creato negli anni dei veri e propri circuiti paralleli, con menu in ebraico, servizi dedicati e un turismo che si autoalimenta senza grande necessità di integrarsi con il contesto locale.

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa un hotel ristorante di montagna a Davos (proprio la cittadina del WEF), in Svizzera, ha annunciato che non avrebbe noleggiato più l’attrezzatura per lo sci e altri sport sulla neve agli ospiti ebrei, a causa di una presunta lunga storia di comportamenti indisciplinati, danni alla proprietà e furti. Le accuse di antisemitismo arrivarono subito dopo.

 

Per anni vi sono state tensioni tra Polonia e Israele riguardo ai viaggi di studenti e cittadini ad Auschwitz.

 

In un episodio, che causò ulteriori problemi nel rapporto tra Varsavia e Tel Aviv, un ufficiale dell’esercito dello Stato Ebraico alzò sul sito del campo di concentramento un cartello che scriveva, in polacco, «anche voi avete partecipato». Israele, in seguito a polemiche che avevano coinvolto anche i Parlamenti, aveva cancellato l’intero programma di visite studentesche a Auschwitz.

 

Anche l’India ha la sua dose di questioni con i giovani turisti israeliani che, finiti i tre anni di naja (cioè di guerra), sciamano nel subcontinente per «riposare» spesso con l’aiuto della musica trance dei rave e dei cannabinoidi: alcuni indiani chiamano infatti questa categoria di visitatori «israeli chilum smokers».

 

Diversi psicologi e sociologi israeliani hanno descritto il viaggio, spesso in India o Sud America, come un tentativo di elaborare l’esperienza del servizio, che per molti include l’esposizione diretta a violenza, perdita di commilitoni o compiti in zone di conflitto. In questo quadro, l’uso di sostanze psichedeliche, in particolare funghi allucinogeni e in misura minore LSD, viene descritto da alcuni ricercatori come parte di una ricerca quasi terapeutica di elaborazione dell’esperienza, spesso in contesti collettivi legati alla scena delle feste psytrance, un genere musicale che ha radici storiche proprio nella comunità di viaggiatori israeliani a Goa fin dagli anni Novanta e che resta tuttora fortemente associato a questo tipo di turismo.

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Altri ritengono che, più che guarigione psicologica, si richerchi lo sballo: nelle località citate non vi si consuma solo cannabis ma pure droghe sintetiche come MDMA e Ketamina, che sono il carburante psicochimico di tutti i rave trance, compreso probabilmente quello nel deserto attaccato brutalmente da Hamas con il massacro del 7 ottobre 2023: qualcuno si è chiesto quanti di quei ragazzi fossero soldati, pochi si sono domandati se lo stato di alterazione della tragica massa di giovani non sia stato uno dei motivi della scelta dell’obbiettivo.

 

Episodi di overdose o crisi psicotiche acute che hanno portato al ricovero o al rimpatrio di alcuni giovani, soprattutto in zone dell’Himalaya indiano come la valle di Parvati, che nel tempo è diventata una delle aree di coltivazione di cannabis e hashish più note al mondo ed è quindi diventata una calamita per questo tipo di turismo. Vi sarebbe poi il coinvolgimento di alcuni di questi giovani anche dal lato dello spaccio locale, non necessariamente come organizzatori ma come piccoli anelli di reti di distribuzione rivolte proprio alla comunità di turisti israeliani, un fenomeno che ha portato nel tempo a arresti sporadici documentati dalla stampa israeliana stessa, che segue con una certa attenzione le vicende giudiziarie dei propri connazionali all’estero.

 

La questione è conosciuta dallo stesso Stato Ebraico, che con alcune organizzazioni no-profit ha sviluppato nel tempo programmi di supporto psicologico rivolti proprio a questi viaggiatori, anche attraverso ambasciate e consolati in India e Sud America.

 

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Immagine di United Nations Office on Drugs and Crime via Wikimedia Creative Commons Attribution 4.0 International

 

 

 

 

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