Cancro
Messina Denaro, colpo dell’oncologia terminale
La domanda a questo punto è se il cancro ha svolto una funzione antimafia più di decenni di apparati giudiziari e militari della Repubblica. Messina Denaro sconfitto dal tumore, anzi, nemmeno da quello, a dire il vero – perché quando si dice «ha perso la sua battaglia contro il cancro» significa in genere che l’uomo è morto. Lui non lo è, anzi.
È tutto un po’ surreale in questo capitolo finale della saga di Cosa Nostra. Avrete sentito che, a differenza di quando arrestarono Riina e Provenzano, ora e tutto molto tiepido. Eppure hanno preso un fantasma, un personaggio inafferrabile, di cui per tre decadi ci hanno raccontato le più inaudite efferatezze: se è vero che ha strangolato una donna incinta al terzo mese, ecco, non sappiamo se l’Inferno sia abbastanza. Di certo non lo è il 41 bis.
È surreale che l’uomo sembra non essere uscito dalla Sicilia dei paeselli, neanche per curarsi. Provenzano, è stato detto, forse andò a curarsi a Marsiglia. Certo, poi passava il resto del tempo in istato di monachesimo rurale, un casolare disperso tra le terre brulle, la ricotta, i pizzini, e pochissimi, selezionatissimi, comfort: il bucato fatto dalla moglie (che è quello che l’ha fatto beccare, ci hanno detto), una Bibbia, un mangiacassette con caricato su un nastro dove era stata registrata la sigla di Beautiful.
È surreale quel selfie col medico nella clinica oncologica. È surreale che una quantità imbarazzante di vicini di casa lo abbia visto per anni e anni – con in giro identikit abbastanza accurati, mostrati ogni tre per due al telegiornale delle otto.
È surreale vedere i giornaloni parlando di un patrimonio da 13 milioni – una cifra non impossibile nel conto in banca di un piccolo imprenditore risparmioso, un bottegaio magari di seconda o terza generazione, che possiamo aver visto, a dire il vero, anche nelle dichiarazioni dei redditi di certi politici. Ecco i discorsi sull’elegante cappotto Brunello Cucinelli, sulle scarpe da ginnastica firmate, sull’orologio da 35 mila euro: poi però dicono che andava in giro con una 164, un’auto semi-storica: forse è un omaggio all’Alfa Romeo, un segno di fede alfista, dettaglio che potrebbe guadagnargli qualche punto simpatia.
È surreale, ma come sempre, gustoso, che saltino fuori quei dettagli. Ecco che dalla perquisizione, del covo di cui non si aveva idea, saltano fuori Viagra e profilattici, perché al nostro piacevano le donne. Non tutti ricordano, tuttavia, che durante un antico raid in un appartamento dove Messina Denaro doveva incontrare la sua donna, trovarono un Super Nintendo. La passione per titoli del grande gruppo giapponese come Donkey Kong e Super Mario Bros sembra emergere anche da alcune lettere d’amore intercettate. E sarebbero altri punti simpatia per il boss assassino.
Dicevamo, tutto sotto tono. Niente teste di cuoio, raid, ondate di gazzelle con le sirene spiegate, capitani mascherati, adrenalina e testosterone, sostanze che pure sappiamo che nel nuovo corso endocrino dello Stato italiano forse non sono così benaccette.
Certo, c’erano state anticipazioni, talune sfacciate. Briciole di pollicino che a volte erano grandi come panelle sicule.
A novembre su un canale TV nazionale, un uomo che si dice abbia coperto la latitanza dei fratelli Graviano, dice: «Chissà che al nuovo governo non arrivi un regalino… che un Matteo Messina Denaro, che presumiamo sia molto malato, faccia una trattativa lui stesso di consegnarsi per un arresto clamoroso? Così arrestando lui, possa uscire qualcuno che ha ergastolo ostativo senza che si faccia troppo clamore?», nero su bianco alla trasmissione Non è l’Arena. «Tutto potrebbe già essere programmato da tempo».
Pochi giorni fa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si era autolanciato un augurio preciso: «Mi auguro di essere il ministro che arresterà Messina Denaro» aveva detto Piantedosi ad Agrigento, dove vi era un vertice sull’Immigrazione, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il 15 gennaio, il giorno prima dell’arresto, Dagospia pubblica un articolo del Corriere della Sera sul fantomatico archivio di Totò Riina. Il neofita scopre tante cose interessanti. Vi si parla della «mancata perquisizione del covo di Riina» seguito all’arresto.
«La sorveglianza del covo fu smantellata poche ore dopo l’arresto del boss, nessuno vide la famiglia Riina uscirne per rientrare a Corleone e nessuno si accorse dei mafiosi che, secondo il racconto dei pentiti, tornarono per portare via tutto. A cominciare dall’archivio di Riina, che chissà se esisteva e se davvero è l’arma di ricatto che (…) protegge ancora la latitanza di Matteo Messina Denaro. Ma proprio la perquisizione rinviata e mai eseguita alimenta i sospetti, veri o falsi che siano».
E quindi, se l’archivio, con tutti i ricatti possibili ivi contenuti, fossero mai nelle mani di Messina Denaro, è possibile che alla base di questa cattura vi sia davvero un accordo?
Perché lo stanno dicendo tutti, non solo pubblicamente sui canali TV, come abbiamo visto sopra. Un accordo raggiunto tra la Stato e il vertice della Mafia, affinché gli siano consentite cure.
Il lettore cerchi di capire. Ci hanno infilato per anni espressioni come «trattativa Stato-mafia» e «Mafia cancro per la società» (quest’ultima detta anche da un presidente della Repubblica siciliano). Ora l’arresto di Messina Denaro le realizza materialmente, ed è una cosa un filino grottesca. Una trattativa Stato-mafia basata sul cancro?
E a dire il vero, il tema della trattativa – negata con forza dal ministro dell’Interno – non ci appassiona, così come, in questo freddo finale di partita con quello che era diventato un nemico cinematografico e letterario non ci interessa.
Il potere di Messina Denaro, e della mafia siciliana, era oramai assai limitato. La strapotente controparte americana, quella con cui i servizi americani organizzarono lo sbarco in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale (con i locali che, si dice, cantavano «Viva l’America, viva la Mafia!») non esiste praticamente più, distrutta dalle inchieste dei giudici (iniziò, sapete, Rudolph Giuliani) e in generale dal decadimento del codice d’onore, con pentiti (rat, nel gergo americano) che spuntavano ovunque. L’episodio che mi piace ricordare, per significare la fine della mafia americana, è l’assassinio del boss Francesco «Frank Boy» Cali, vertice del clan Gambino, il quale fu ammazzato nel 2019 sull’uscio di casa da un ragazzino ossessionato da QAnon, e che probabilmente non sapeva nemmeno chi stava uccidendo: un tempo, non solo nessuno avrebbe osato, ma non sarebbe nemmeno riuscito ad avvicinarsi.
Ecco allora che i giornali ci dicono, dopo aver parlato di ben 13 milioni di euro da recuperare, che in verità i soldi in ballo sarebbero 4 miliardi, anzi 5. In teoria, dovremmo rimanere impressionati, se non fosse che abbiamo sentito su Report che in Calabria girano transazioni da mezzo trilione (500 miliardi).
E quindi, chi sta colpendo, lo Stato, con questo strambo colpo di grazia tumorale? Un nemico che ha tanto nome perché ci hanno fatto tanti film e tanti romanzi? Il nemico che fece stragi trent’anni fa per poi assopirsi nella campagna trapanese?
Neanche questo, infine, ci interessa in questo articolo – sono analisi che si faranno poi, ammesso che si sia qualcuno che abbia il coraggio di farle.
Quello che rileva è la cifra storica, metastorica, psichica, metapsichica, antropologica, umana di quanto potrebbe essere appena successo.
Messina Denaro, se fosse vero dell’accordo, si sarebbe arreso, prima che allo Stato, all’oncologia terminale. Questa è una svolta senza precedenti nella storia della mafia, che era una società che si basava, ci hanno detto in libri e film, sull’onore, il cui rito di iniziazione, il sangue versato su un santino che ti brucia in mano, stava a significare che l’uscita dalla mafia era possibile solo tramite la morte (come il rosso dei cardinali: un’altra organizzazione che con l’onore e le uscite di scena tradizionali dei boss sembra avere qualche difficoltà).
C’è un precedente fittizio: chi ha visto I Soprano (probabilmente la più grande serie TV di tutti i tempi), ricorderà uno dei personaggi più interessanti, l’azzimato John Sacrimoni detto «Johnny Sacks», che viene arrestato per morire in carcere di cancro: la sua collaborazione con la giustizia, anche solo per il fatto di aver ammesso di far parte della Cosa Nostra (cioè, aver ammesso implicitamente la sua esistenza) gli provocano il disprezzo totale dei colleghi mafiosi, che invocano le maniere old school, la tradizione, l’accettazione stoica della galera o la morte nell’omertà.
Il cancro ha convinto Messina Denaro a consegnarsi? Il cancro è più forte della celebre «mentalità mafiosa»? Il cancro è più forte del codice spirituale dell’antica criminalità sicula?
Beh, non solo c’è il tumore – c’è il fatto che qui si parla di chemioterapia, praticamente l’unica terapia consentita nella nostra società. Già qui, si aprirebbe un dibattito: chi ha passato la vita a sfidare lo Stato nel modo più assoluto e violento, si fida delle cure offerte dallo Stato? Chi sa che dietro al potere c’è il niente, e la menzogna, va a farsi curare come uno qualsiasi, con le cose che il nemico ti propina? Nessun dubbio?
Probabilmente, no: nessun dubbio. Ed è una lezione immensa: non è detto che chi avversa il potere dello Stato moderno abbia capito davvero la sua natura. Ci torna in mente anche quel fatto di cronaca che abbiamo segnalato a suo tempo: elementi ISIS che si fanno il vaccino mRNA.
E poi c’è la questione metafisica della latitanza. Morire latitante è una cosa che va ben al di là della propria vita: è l’esempio dell’immortalità dei propri ideali, davanti a quali nessuna negoziazione è possibile, nessun comfort umano e personale (vedere i parenti, un’ultima volta…).
Ad una certa ci tocca pure rivalutare Mazzini (ma cosa stiamo scrivendo?), morto in latitanza come un Bin Laden qualsiasi, come il sovversivo idealista (massone e maledetto) che egli era. Mica facciamo l’apologia di un reato: ricordiamo solo che un «padre della patria» unitaria e risorgimentale, cui dedicano piazze e viale e statue, ha scelto di morire così.
Più che altro, questa storia di latitanza e cancro non può non farci venire in mente la storia di un’altra figura ritenuta maledetta, il dottor Ryke Geerd Hamer.
Molti lettori lo conosceranno già, altri no. La sua storia è densa come poche altre. Il dottor Hamer era un chirurgo tedesco di grido, con brevetti su strumenti chirurgici e una famiglia stupenda: quattro figli dalla moglie medico, tra cui Birgit (bellissima, miss Germania 1976) Ghunield, Berni… e Dirk.
Il nome Dirk Hamer è conosciuto da molte persone attempate, perché al centro di caso crudele dell’estate 1978. Dirk, 19 anni, va in vacanza su una barca in Corsica. Mentre dorme, viene colpito da colpi di fucile sparati da Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo Re d’Italia, padre del noto personaggio TV Emanuele Filiberto. Alla base ci sarebbe una lita per un gommone con alcuni ospiti della barca.
Dirk perde molto sangue, la gamba va in gangrena, va in coma. Quattro mesi dopo, dopo atroce agonia, il ragazzo muore. Vittorio Emanuele verrà assolto dai giudici francesi, dei quali, in un’intercettazione di quasi trent’anni dopo fatta mentre si trovava in cella a Potenza, disse «Anche se avevo torto… devo dire che li ho fregati».
Il padre, il dottor Hamer, reagì in modo preciso alla morte dell’amato figlio: si ammalò di cancro, un carcinoma al testicolo, che gli verrà asportato. Questo fa scattare nel medico una riconsiderazione dell’intero impianto della medicina oncologica. Comincia a parlare di «conflitti biologici», dei traumi psicologici e delle loro correlazioni con i tumori, parla di shock biologico, cui dà il nome di «Sindrome di Dirk Hamer», in onore del figlio ammazzato. Rovesciando i dogmi della medicina, il medico arriva addirittura a sostenere che virus e batteri sarebbero coinvolti in processi di guarigione – e immaginiamo, oggi più che mai, la felicità di chi sostiene i vaccini e soprattutto li produce.
Anche la moglie si ammalerà di cancro, e proverà per prima le teorie del marito. Morirà nel 1985, venendo sepolta con il figlio Dirk al cimitero acattolico di Roma.
Hamer quindi comincia a curare pazienti, che parrebbero per libertà di cura non optare per la chemio, con quella che lui battezza Nuova Medicina Germanica. Arriva presto la radiazione dall’ordine (1986), ma lui continua a praticare in diversi Paesi, dove i pazienti interessati alle sue teorie – e interessati a rigettare la chemioterapia imposta loro praticamente come unica via di guarigione – non mancano. Viene condannato in Germania (1992), poi in Austria (1993). Viene arrestato in Spagna (2003) e quindi estradato in Francia, dove è condannato a tre anni di carcere (2004). Nel 2007 viene accusato in Germania di «incitamento all’odio razziale», un’accusa pesantissima su suolo tedesco, per suoi discorsi sugli ebrei ritenuti apertamente antisemiti.
Prendiamo tutte queste notizie da Wikipedia, che nella versione italiana mette anche una dettagliatissima lista dei casi di pazienti che sarebbero morti a causa del dottore – di nostro, ci chiediamo se liste di morti nonostante la chemio siano tenute anche per quei dottori che l’anno prescritta. Wikipedia, come ogni altra pubblicazione della terra, è particolarmente ricca di giudizi granitici sulla malvagità del «metodo Hamer»: «il trattamento di Hamer viene descritto non solo come pericoloso ma anche crudele» scrive l’enciclopedia online. «Hamer sostiene inoltre che la maggioranza dei decessi per tumore è da imputare al “conflitto non risolto”, alla tossicità della chemioterapia e a overdose di morfina e altri oppiacei (ammettendo invece altri farmaci antidolorofici)».
Capito? Era pure contro quelli. Immaginiamo qui il disappunto delle farmaceutiche, che non solo vedono contestato un prodotto blockbuster come la chemioterapia, ma pure gli oppioidi, che, come abbiamo scritto tante volte su Renovatio 21, sono ora ima delle prime causa di morte per i cittadini USA.
Torniamo alla vicenda del medico sovversivo. Uscito dalla galera francese nel 2006, Hamer sarebbe scappato in Norvegia, una volta saputo da una telefonata che il governo tedesco lo avrebbe incarcerato di nuovo. Non è chiaro se di lì si sia più mosso, ma pare di capire che il suo «metodo» sia andato avanti, anche in Italia, con annessi giri in tribunale e polemiche sui giornali – anche di recente.
Hamer morì in Norvegia del 2017 da latitante per la giustizia tedesca e UE. «Sono partito un giorno prima della mia cattura e sono venuto in Norvegia, perché la Norvegia non fa parte della Comunità Europea e qui è molto più difficile incarcerarmi» avrebbe detto in un’intervista del 2007. Fino alla fine, ha tenuto duro, senza cedere mai.
Non sposiamo le teorie di Hamer, i suoi discorsi, niente, né i reati connessi alla latitanza, questo sia chiaro. Tuttavia, in luce dell’arresto oncologico di Matteo Messina Denaro, non possiamo non pensare alla sua vicenda.
Ecco, questa ad alcuni può sembrare la vera latitanza di un uomo d’onore – un uomo il cui onore deriva dal proprio dolore, dal caro figlio Dirk e dal suo massacro impunito.
Un uomo che non ha subito il cancro – no, un uomo che lo ha combattuto, e con esso tutto ciò che c’è dietro, tutto il suo potere istituzionale, forse il potere stesso dello Stato nell’era della Cultura della Morte.
Nel momento in cui abbiamo compreso che la nostra libertà di cura, scritta in Costituzione, non vale nulla, queste storie aprono a cambiamenti di proporzione, a ripensamenti immani.
Se rifiutate il farmaco della sanità pubblica, potete considerarvi più sovversivi di un boss mafioso? Le immagini dell’arresto del mostro, così geometriche e silenziose, sono assai meno concitate di quelle della repressione dei manifestanti antipandemici degli scorsi anni.
E quindi, ci viene in mente ancora di chiedere: siete pronti, per non tradire le vostre idee, al sacrificio di tutti i vostri privilegi, diritti, averi?
È una domanda a cui tanti lettori hanno di fatto già risposto al tempo del green pass. Al momento non sappiamo se il geometra Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, aveva il green pass.
Ma non è che ci stupiremmo.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da YouTube
Cancro
Moderna avvia la sperimentazione del vaccino antitumorale a mRNA mentre gli esperti mettono in guardia sui rischi
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.
Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.
In un comunicato stampa, Moderna ha affermato che l’mRNA-4200 si differenzia dagli altri vaccini contro il cancro in fase di sviluppo in quanto è concepito come una «terapia antigenica pronta all’uso» che può essere utilizzata su molti pazienti.
Secondo la casa farmaceutica, l’mRNA-4200 fornisce istruzioni alle cellule del corpo per produrre sette proteine comunemente presenti nei tumori. L’obiettivo è aiutare il sistema immunitario a imparare cosa attaccare.
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La sperimentazione clinica valuterà l’mRNA-4200 da solo o in combinazione con Keytruda (pembrolizumab), un anticorpo monoclonale approvato per i pazienti oncologici, in un gruppo di partecipanti. L’altro gruppo riceverà una dose di mRNA-4106, un altro vaccino antitumorale a mRNA sviluppato da Moderna.
Complessivamente, 42 pazienti affetti da diversi tipi di tumori solidi, tra cui melanoma, tumore alla vescica, tumore alla cervice uterina, tumore al colon-retto, tumore allo stomaco e tumore alle ovaie, parteciperanno alla sperimentazione clinica.
David Berman, MD, Ph.D., responsabile dello sviluppo di Moderna, ha dichiarato in un comunicato che la sperimentazione clinica di mRNA-4200 riflette «l’impegno costante dell’azienda nell’ampliare il potenziale dell’immunoterapia oncologica al di là degli approcci a bersaglio singolo».
Tuttavia, diversi esperti medici e scientifici avvertono che l’mRNA-4200 potrebbe comportare rischi significativi per la salute pubblica, rischi che Moderna non ha ancora rivelato completamente perché non ha specificato quali siano le sette proteine tumorali che il vaccino mRNA-4200 produrrà.
Secondo l’immunologa e biochimica Jessica Rose, Ph.D., «antigeni specifici non divulgati ostacolano una valutazione indipendente e completa» della sicurezza del prodotto. Ha definito «una cattiva idea» lo sviluppo di un vaccino antitumorale che potrebbe di per sé provocare la crescita di tumori.
Diversi altri esperti avvertono che il processo di sviluppo temporaneo di proteine o frammenti proteici, comuni anche a molti tumori, potrebbe a sua volta provocare lo sviluppo di tumori, altre forme di cancro o altri rischi per la salute.
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La piattaforma mRNA è considerata «non sicura e inefficace»
Nel vaccino mRNA-4200, l’mRNA ha lo scopo di istruire alcune cellule a produrre temporaneamente proteine comunemente associate ai tumori. Il sistema immunitario riconoscerebbe quindi e attaccherebbe le cellule associate a tali proteine.
Ma Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha avvertito che questo processo può a sua volta portare al cancro. Ha affermato:
«Sembra – ed è – controintuitivo promuovere una terapia contro il cancro che a sua volta causa il cancro. Esistono diversi modi in cui la tecnologia a mRNA può favorire lo sviluppo del cancro, e si è osservato un aumento senza precedenti di tumori aggressivi in tutto il mondo dall’introduzione del vaccino a mRNA contro il COVID-19».
«L’immunosoppressione innata, gli acidi nucleici esogeni e i contaminanti specifici in grado di replicarsi nei mammiferi presenti nelle fiale del vaccino anti-COVID sono già stati collegati al cancro, e presumibilmente nessuno di questi elementi cambierebbe in una nuova formulazione».
Altri scienziati hanno affermato che la crescita cellulare innescata dal vaccino mRNA-4200 di Moderna potrebbe non rimanere confinata in una sola parte del corpo o non mantenersi a livelli tali da consentire al sistema immunitario di contrastarla. Per questo motivo, l’analista Jon Fleetwood ha dichiarato che lo studio clinico di Moderna solleva «evidenti interrogativi sulla sicurezza e sul consenso informato».
Fleetwood ha citato due studi recenti: uno pubblicato nel 2021 sul Journal of Extracellular Vesicles e una revisione del 2023 sulla rivista Pharmaceutics. Gli studi indicano che le cellule che producono una proteina bersaglio possono rilasciare vescicole extracellulari – particelle delimitate da membrana – che potrebbero trasportare tale proteina al di fuori delle cellule e oltre la sede di destinazione nell’organismo.
La farmacologa e biologa Hélène Banoun, Ph.D., ha affermato che tutte le terapie antitumorali che prevedono l’immunizzazione del paziente contro gli antigeni presenti sulle cellule tumorali comportano dei rischi. Ha dichiarato:
«Le cellule mutanti resistenti agli anticorpi diretti contro specifiche proteine tumorali acquisiranno un vantaggio competitivo e prolifereranno. Dopo un certo periodo di tempo, il tumore sfuggirà agli effetti della terapia mirata».
«Questo è ciò che generalmente accade con questo tipo di terapia: si osserva una riduzione del tumore per alcune settimane o mesi, dopodiché la crescita del tumore riprende se il paziente non è riuscito a eliminarlo completamente».
Per gli enti regolatori, tuttavia, la differenza relativa nei tassi di sopravvivenza è in genere «sufficiente perché le autorità sanitarie approvino questo tipo di terapia», ha affermato Banoun.
Secondo Banoun, mRNA-4200 è un esempio di prodotto di terapia genica, e tali prodotti sono stati collegati all’insorgenza del cancro.
«Uno degli effetti collaterali attesi, da monitorare con particolare attenzione con le GTP, è l’induzione di tumori, il che è paradossale per un trattamento destinato a curare il cancro», ha affermato Banoun.
Per i prodotti di terapia genica, è importante «studiare nello specifico la loro biodistribuzione all’interno del corpo del soggetto trattato e la loro escrezione nell’ambiente», ha affermato Banoun. Tuttavia, la sperimentazione clinica di Moderna «non include queste indagini», almeno stando alle informazioni disponibili al pubblico.
Rose si è detta d’accordo. Ha affermato che prodotti come mRNA-4200 «rappresentano strategie “pan-tumorali”» intese a colpire il cancro in modo ampio, e che questo tipo di terapie comporta un rischio perché «la stessa piattaforma di nanoparticelle lipidiche e mRNA si è dimostrata pericolosa e inefficace» nei vaccini contro il COVID-19.
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La riprogrammazione del sistema immunitario comporta il rischio di indurre malattie autoimmuni.
Nei vaccini a mRNA contro il COVID-19, le nanoparticelle lipidiche (LNP) veicolano l’mRNA alle cellule umane. Tuttavia, è stato riscontrato che le LNP trasferiscono quantità eccessive di mRNA, proteina spike e contaminanti del DNA ad altre cellule e in tutto il corpo, anche al di fuori dell’area di trattamento prevista.
Rose ha affermato che tra i potenziali eventi avversi figurano le malattie autoimmuni e il rilascio di citochine, una condizione in cui il corpo rilascia troppe proteine di segnalazione immunitaria troppo rapidamente, causando una risposta immunitaria eccessiva che può danneggiare tessuti e organi sani.
Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, «Riprogrammare il sistema immunitario comporta sempre il rischio di indurre malattie autoimmuni».
«Esiste un gruppo di proteine che sono spesso presenti sulle cellule cancerose. Le chiamiamo antigeni tumorali. Se si riesce a istruire il sistema immunitario a distruggere le cellule che esprimono queste proteine, il cancro potrebbe essere sconfitto dalle difese naturali» ha aggiunto.
Tuttavia, «una persona affetta da cancro avrà un rapporto rischio-beneficio drasticamente diverso»ì rispetto a una persona sana», ha affermato Jablonowski. «Moderna non ha mai ammesso un’eccessiva contaminazione da DNA nei vaccini contro il COVID-19, né una contaminazione da DNA all’interno delle nanoparticelle lipidiche (LNP), né il fallimento della DNasi [che degrada il DNA extracellulare] nel degradare tale contaminazione».
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Gli esperti mettono in guardia dal rischio di perdita di peso
Fleetwood ha scritto che ci sono anche dubbi sul fatto che il vaccino mRNA-4200 «o i suoi prodotti possano essere rilasciati dal ricevente originale ad altri attraverso esosomi o vescicole extracellulari nei fluidi corporei escreti».
Banoun ha concordato. Gli esosomi «possono passare nei fluidi corporei ed essere espulsi», ha affermato, un processo che è stato osservato con i vaccini a mRNA contro il COVID-19.
«Questo è ciò che accade con gli mRNA anti-COVID, che passano nel latte materno e probabilmente anche in altri fluidi corporei. È quindi teoricamente possibile che questi prodotti possano essere trasmessi ad altri individui attraverso il rilascio di sostanze», ha affermato Banoun.
Hooker ha affermato di dubitare che Moderna terrà conto dei noti problemi di sicurezza relativi alla tecnologia mRNA nelle sue sperimentazioni cliniche per i vaccini antitumorali a mRNA.
«Dubito che qualsiasi studio clinico sui vaccini antitumorali a mRNA tenga conto di tali problematiche, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine di queste iniezioni».
«Purtroppo, abbiamo un intero settore che nega e/o mente sui pericoli della tecnologia mRNA, e l’inevitabile sviluppo di nuovi tipi di terapie e profilassi porterà con sé gli effetti collaterali delle iniezioni originali e potrebbe persino causare danni maggiori».
Il vaccino mRNA-4200 è uno dei diversi vaccini antitumorali a mRNA che Moderna sta sperimentando.
All’inizio di quest’anno, un vaccino antinfluenzale a mRNA della Moderna ha ricevuto l’approvazione unanime da un comitato della Food and Drug Administration (FDA) statunitense per la potenziale approvazione per gli adulti di età pari o superiore a 50 anni, nonostante le preoccupazioni sulla sicurezza e la bassa efficacia.
Le preoccupazioni relative alla sicurezza della tecnologia mRNA hanno indotto un gruppo di scienziati a presentare lo scorso anno una petizione alla FDA per la sospensione o il ritiro dal mercato dei prodotti a base di mRNA.
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 20 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Governor Tom Wolf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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L’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…
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Cancro
Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali
Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.
Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.
Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.
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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.
«La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.
Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.
«Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.
«Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».
Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.
Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.
«È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.
Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.
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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.
In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.
Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.
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