Ambiente
Una città ai piedi dell’Himalaya si sta sbriciolando
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Da alcuni giorni crepe sempre più profonde nelle case e nelle strade di questo centro dell’Uttarakhand dove vivono 20 mila persone. Il missionario padre Ajo Thelappily ad AsiaNews: «Frane senza precedenti. Pregate per noi». Sotto accusa l’eccessivo pompaggio dell’acqua per usi agricoli che avrebbe reso friabile il terreno in un’area geologicamente già instabile.
Nello Stato indiano settentrionale dell’Uttarakhand, ai piedi dell’Himalaya, la montagna sopra la città di Joshimath si sta letteralmente sbriciolando. In oltre 600 case delle circa 4500 che formano questa località abitata da 20mila persone a 1800 metri si stanno accentuando le crepe, con gravi problemi di stabilità. È l’effetto della combinazione tra i cambiamenti climatici e una struttura geologica già instabile.
Nei giorni scorsi è crollato anche un tempio, aumentando i timori dei residenti che si sono accampati al freddo.
Anche la cruciale strada Joshimath-Malari, nel distretto di Chamoli, che collega al confine con la Cina, si è spaccata in diversi punti a causa delle frane nei pressi della stazione dei taxi di Malari.
Padre Ajo Thelappily, religioso dei Carmelitani di Maria Immacolata (CMI) e parroco a Jyoti Niwas, una missione che si trova vicino a Joshimath, racconta ad AsiaNews: «La città è stata colpita da frane senza precedenti a partire dal 6 gennaio. Le aree maggiormente colpite sono le catene montuose di Auli e alcune porzioni della città di Joshimath. Le persone maggiormente colpite sono circa 600: 150 di loro sono state trasferite in luoghi più sicuri. Per il momento la nostra zona non è interessata: i funzionari governative la definiscono un’area sicura. Tuttavia, non sappiamo che cosa ci aspetta in futuro”».
«La municipalità di Joshimath potrebbe acquisire la nostra scuola per ospitare le persone sfollate – continua padre Ajo Thelappily -. Sia il governo dell’Uttarakhand sia quello di New Delhi stanno lavorando per trovare una soluzione al problema. Vi preghiamo di ricordare la nostra missione e la popolazione di Joshimath nelle vostre preghiere».
Quanto sta accadendo a Joshimath non è un fatto inaspettato: la politica indiana sta discutendo in queste ore sulla mancata prevenzione di un disastro annunciato.
Sotto accusa il fatto che nel corso dei decenni, molta acqua sia stata pompata dal sottosuolo per l’agricoltura, rendendo fragile la sabbia e la pietra, fino allo sprofondamento di oggi.
Jairam Ramesh, già ministro dell’Ambiente ai tempi del governo Singh, ha accusato: «“Quando ero ministro dell’Ambiente, ho cercato affrontato la questione di uno sviluppo rispettoso dell’ambiente nell’Uttarakhand. Questo non mi ha fatto guadagnare molti amici, ma le immagini che arrivano da Joshimath confermano che avevo ragione».
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Ambiente
La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa
Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).
Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.
Up close footage of a big hole in the hull of a Russian LNG tanker Arctic Metagaz https://t.co/p7SY5Pbi0d pic.twitter.com/1oPnfE2akw
— Special Kherson Cat 🐈🇺🇦 (@bayraktar_1love) March 30, 2026
Authorities in Italy have described the Russian gas carrier Arctic Metagaz, attacked off the coast of Malta, as a “ticking time bomb filled with gas.”
The Italian government held a special meeting chaired by Prime Minister Giorgia Meloni, according to CNN.
Although the incident… pic.twitter.com/lQUW1zvJb5
— Visegrád 24 (@visegrad24) March 17, 2026
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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.
In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.
La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.
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Ambiente
«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio
In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute. Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.Israel’s bombings of fuel depots in Tehran violate international law and constitute ecocide.
Residents face long-term damage to their health and well-being. Contamination of soil and groundwater could have generational impacts. Israel must be punished for its war crimes. pic.twitter.com/K9bU57ZBTC — Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) March 16, 2026
“Flames from the fire at the #Tehran oil refinery.” Saturday, March 7, 10:00 PM (local time) Strikes on major energy infrastructure risk disrupting essential services that millions of civilians depend on. Tragic. #Iran pic.twitter.com/kDJ5DKxPFC
— Omid Memarian (@Omid_M) March 7, 2026
🇮🇷⚡Footage From Tehran, Iran After strikes on oil storage facilities, flames poured onto the road. Fuel flooded into the sewer and drainage channels pic.twitter.com/ARRhtjtpAo
— King Chelsea Ug 🇺🇬🇷🇺 (@ug_chelsea) March 8, 2026
This is Teheran this morning – Yes, this morning. Thick black clouds are covering the city – oil and ashes are raining down on the streets. War is hell. A PH test of the water in Teheran also shows that the water has become acidic- resulting from the oil and ashes leaking… pic.twitter.com/M2LRoDXp6o
— ScharoMaroof (@ScharoMaroof) March 8, 2026
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Ambiente
Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini
Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio – è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.
In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.
Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.
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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.
Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».
Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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