Connettiti con Renovato 21

Protesta

Trieste, tragedia dell’impreparazione

Pubblicato

il

 

 

Diciamo che ci eravamo pentiti: domenica avevamo scritto un articolo polemico sul balletto di comunicati che giungevano dalla Woodstock portuale di Trieste (prima dei lacrimogeni: balli, canti, cibo etc.). In sostanza, dicevamo: le decisioni qui sono scostanti, irrazionali, la linea politica è ubriaca: comunicati in maiuscolo, smentite, post Facebook, rettifiche, dimissioni, etc.

 

Poi l’indomani è arrivata la repressione «nel nome della legge». Immagini epiche di persone inermi con il rosario in mano cui si oppone lo Stato corazzato, scudi-caschi-manganelli-idranti-lacrimogeni-maschere antigas. Che ingrati eravamo stati: questa è una resistenza eroica, questa è una cosa che non si era praticamente mai vista. Immagini di impatto politico e spirituale devastante: non per niente i media italiani le hanno ignorate mentre i media di ogni altro Paese ci sono saltati sopra subito.

 

Tutte le cose che sembravano un po’ sconnesse si dovevano perdonare. Le dimissioni. La richiesta di incontro con il governo che diventa un sabato pomeriggio con il ministro dell’Agricoltura (?!). Nascita di un nuovo soggetto che emana comunicati senza lo stampatello. Comunicati di risposta dei portuali che prendono le distanze dal loro leader, che in effetti si era dimesso, ma era andato lo stesso a parlare col Prefetto.

 

Potevamo passare sopra qualsiasi cosa: perché lo slancio della piazza era puro, genuino, struggente. Abbiano sentito parlare a braccio al microfono padri di famiglia venuti da lontano.  Figure dell’associazionismo antivaccinista che hanno lottato per decenni nell’ombra. Operai venetofoni che hanno perso il lavoro – cioè hanno perso tutto. Sacerdoti che ricordano le loro origini di esuli di Fiume – sì, Fiume, non Rijeka, Fiume – e fanno pregare in ginocchio la Piazza, non prima di aver rammentato al papa che egli «è consacrato a Dio e non ai banchieri».

 

Piazza Unità d’Italia d’Italia, webcam o meno, è il più grande concentrato di realtà del biennio pandemico. È il ritorno del rimosso – è l’emergenza inarrestabile di qualcosa di talmente vero che, per quante menzogne possano raccontare politici e giornalisti, non può essere nascosto a lungo.

 

La cosa più autentica, più vera, più giusta, più sacra che c’è al mondo, in questo momento, è Trieste.

La cosa più autentica, più vera, più giusta, più sacra che c’è al mondo, in questo momento, è Trieste.

 

La speranza non solo degli Italiani – e avete visto i canti solidarietà dei francesi, ma anche dei media di controinformazione di tutto il mondo che non parlano d’altro – è riposta tutta in Trieste.

 

Per questo abbiamo trovato tremendo il video del presunto leader della protesta di oggi. Da un vicolo deserto, K-Way, marsupio a tracolla e un’aria di qualche anno più giovane, eccolo che invita gli italiani a starsene a casa, a manifestare nelle loro città. Non bisogna andare a Trieste. Dice di sapere che c’è una trappola. Bande di agents provocateurs (termine che usiamo noi, non lui) sarebbero in marchia per il capoluogo giuliano, con il compito di far deragliare la manifestazione pacifica e quindi tutto il movimento.

 

 

«Centinaia e centinaia di persone che vogliono venir qui e rovinare l’obbiettivo a tutti».

 

Quindi, «noi abbiamo annullato la manifestazione di domani [venerdì 22 ottobre] e quella di sabato». Le persone che si stavano organizzando la trasferta devono smobilitare, insomma.

 

La speranza non solo degli Italiani – e avete visto i canti solidarietà dei francesi, ma anche dei media di controinformazione di tutto il mondo che non parlano d’altro – è riposta tutta in Trieste.

Tuttavia «L’appuntamento con il governo rimane», dice il nostro. Ma chi ci va? Lui? Non si è dimesso da capo dei portuali, che lo hanno anche scaricato via comunicato? Non è chiaro, ma non importa.

 

«Non venite qui, io non voglio mettere a repentaglio la vostra incolumità». Allarme: cosa sa che noi non sappiamo? Nubi su Trieste da qualche meteo privato?

 

«Rimanete a casa vostra». Ecco, il buon leader che sa essere anche, come dire, paterno. Al punto che sembra il classico invito leghista agli immigrati extracomunitari.

 

«Verrò io nelle piazze vostre nei prossimi giorni». Bene, ci scappa anche il tour, che già prevediamo sold out.

 

Innanzitutto, davvero: che cosa gli ha fatto cambiare idea? Chi gli ha detto dell’arrivo dei facinorosi?

 

stiamo pensando che l’apartheid biotica che stiamo subendo non sia un motivo sufficiente per andare in piazza?

E anche se fosse: perché non era preparato davanti a questa prospettiva di naturale evoluzione delle grandi proteste?

 

Dovrebbe sapere che quando si organizza una manifestazione si considera una cosa che si chiama «servizio d’ordine»: un manipolo di persone, per lo più nerborute o, diciamo così, autorevoli, che portino i manifestanti a non deviare da quanto programmato. Il compianto Gino Strada ha iniziato la sua carriera nel servizio d’ordine della protesta milanese degli anni caldi, un gruppo di simpaticoni chiamato «Katanga».

 

Non stiamo parlando di roba da scienziati balistici. Arrivano gli infiltrati? Bene, devi avere qualcuno che li stani, li segnali, li combatta – vogliamo dire che con centinaia di uomini del porto determinati a tutto, come si è visto, non si ha la forza-lavoro sufficiente per un servizio d’ordine con i fiocchi?

 

E se gli infiltrati non fossero black bloc anarchici, ma provocatori mandati da qualche istituzione per dipingere la protesta come violenta e autorizzare ancora più repressione? Beh, buongiorno, benvenuti al mondo. L’acqua è bagnata. Alle api piace il miele. A Napoli la pizza è buonissima. Se metti il piedi sulla buccia di banana, scivoli. Se non ci avete pensato prima, a cosa stavate pensando?

 

Mandela, Garibaldi, Gandhi, Washington avevano molti meno motivi di noi di scendere in strada

In verità, la supposta possibile «infiltrazione» è il segno del fatto che, come abbiamo detto sopra, la battaglia di Trieste è la più importante che c’è oggi, in Italia e nel mondo.

 

Quindi, a questo punto, dopo che si è detto che la battaglia dei portuali è per tutta l’Italia, per i lavoratori, per i bambini… nascondiamo la mano?

 

Di cosa abbiamo paura?

 

Ci chiediamo, pensando ai tani nomi di rivoluzionari celebrati dal mainstream per la loro disobbedienza civile: aveva paura Mandela? Aveva paura Garibaldi? Aveva paura Gandhi? Aveva paura Washington? Sì, probabilmente erano tutti terrorizzati, tutti avevano davanti a loro la galera o l’impiccagione. Eppure sono andati avanti lo stesso. Perché davanti a loro potevano esserci il fallimento, la catastrofe e il patibolo, ma dietro di loro, ci hanno raccontato, sentivano che premeva la libertà dei milioni, la voglia di giustizia del loro popolo.

 

Oppure stiamo pensando che l’apartheid biotica che stiamo subendo non sia un motivo sufficiente per andare in piazza? Pensiamo che il massone Garibaldi avesse più motivi di noi per fare la guerra in Italia? Pensiamo che al popolo del terrorista Mandela avessero impedito di uscire di casa? Pensiamo che allo schiavista Washington gli inglesi impedissero di lavorare? Pensiamo che l’India di Gandhi fosse costretta all’alterazione genica dell’mRNA?

 

Il popolo – che è sfiancato, esasperato da decenni di violenze e menzogne – chiede soluzioni di cui i normali leader partitici hanno paura. In milioni hanno capito di essere vittime della truffa del millennio: lo Stato moderno.

No. Tutti costoro avevano molti meno motivi di noi di scendere in strada. Tutti costoro, tuttavia, al momento fatale – quello che trasforma la sconfitta in vittoria – non si sono tirati indietro, non hanno dato ascolto a chi diceva loro «rimanete a casa».

 

La verità è che questa è una tragedia. La tragedia dell’impreparazione. La tragedia della mancata sincronia politica del XXI secolo: il popolo spinge più dei suoi leader, perfino più di quelli duri e puri che sorgono spontaneamente.

 

Lo abbiamo visto con Trump. Il popolo – che è sfiancato, esasperato da decenni di violenze e menzogne – chiede soluzioni di cui i normali leader partitici hanno paura. In milioni hanno capito di essere vittime della truffa del millennio: lo Stato moderno.

 

Lavora per pagare le tasse, e ottieni in cambio una schiavitù sociobiologica conclamata.

 

Metti al mondo un figlio, per vedertelo traviato dalla propaganda perversa.

 

Vai in ospedale perché ti sei fatto male, e ti squartano.

 

Prendi i farmaci che ti dicono di prendere, e ti ammali.

A questo punto non abbiamo bisogno di sentire altre voci, se non la nostra, quella della nostra coscienza, quella della coscienza del popolo. Non abbiamone paura: perché vox populi, vox Dei.

Vai a votare per il governo, e ti ritrovi un premier calato dall’alto, la Cina che ti ruba il benessere, e milioni di africani che diventano obbligatoriamente tuoi vicini di casa mantenuti a far niente a spese tue.

 

Il tutto mentre ti bastonano e ti sparano i gas lacrimogeni.

 

La misura è colma. Se non lo vuole capire la politica e lo Stato-partito, va bene. Se non vogliono capirlo i sindacati venduti, OK. Ma non possiamo permetterci il lusso di avere capipopolo che ignorano questa semplice verità.

 

Infiltrati o no, appelli a starsene a casa o no, a Trieste in questo momento si gioca tutto.

 

A questo punto non abbiamo bisogno di sentire altre voci, se non la nostra, quella della nostra coscienza, quella della coscienza del popolo.

 

Non abbiamone paura. Perché vox populi, vox Dei.

 

 

Roberto Dal Bosco

Occulto

L’arcidiocesi di Parigi approva mostre a tema occulto all’interno di chiese storiche. La Polizia reprime chi protesta

Pubblicato

il

Da

Alcune chiese cattoliche storiche di Parigi hanno ospitato eventi artistici blasfemi nell’ambito della Nuit Blanche (Notte Bianca) la scorsa settimana, sotto la direzione dell’attivista LGBT e cantante Barbara Butch, nota per la sua partecipazione alla dissacrazione dell’Ultima Cena durante la cerimonia per le Olimpiadi di Parigi 2024. Lo riporta LifeSite.

 

Il 6 e 7 giugno, diverse chiese cattoliche storiche della capitale francese sarebbero state utilizzate per esporre manufatti voodoo e diffondere suoni «inquietanti» con l’approvazione dell’Arcidiocesi di Parigi, scatenando un dibattito sull’uso di chiese consacrate per progetti contrari al culto cattolico.

 

«In fin dei conti, siamo in una chiesa. Non capisco», avrebbe detto un visitatore all’interno della chiesa di Saint-Laurent, secondo quanto riportato da Tribune Chrétienne.

 


«La vera questione riguarda la responsabilità della Diocesi di Parigi. Perché senza il suo consenso, nessuna delle installazioni presentate nelle chiese avrebbe potuto essere realizzata», afferma il rapporto. «Le installazioni più controverse non avrebbero mai potuto essere presentate in questi edifici senza l’esplicita approvazione delle autorità diocesane».

 

Come mostrano diversi video che circolano online, alcuni manifestanti cattolici si sono radunati davanti alla chiesa di Saint-Laurent per inginocchiarsi, pregare e protestare pacificamente. Nonostante ciò, le autorità – presumibilmente comprese quelle legate alla chiesa e alla diocesi – hanno ritenuto opportuno chiamare la polizia, che ha disperso i manifestanti, anche con la forza. Tra i manifestanti c’erano anche donne, sia giovani che anziane.

 

Sostieni Renovatio 21

 

Una delle principali attrazioni del festival era Sous la peau du ciel («Sotto la pelle del cielo»), un’installazione all’interno della chiesa di Saint-Laurent a Parigi. Secondo quanto riportato dai media francesi, i visitatori erano invitati a registrare i propri desideri personali tramite telefono. Questi messaggi venivano poi mixati con suoni d’atmosfera ed effetti audio digitali per creare quello che gli organizzatori descrivevano come un ambiente sonoro vivo e in continua evoluzione.

 

Durante l’evento, altoparlanti sono stati posizionati in tutta la chiesa, comprese le cappelle, gli altari, il battistero e i confessionali. I visitatori si muovevano in un interno buio mentre strati di voci registrate si sovrapponevano continuamente. Il quotidiano Tribune Chrétienne ha riportato di aver udito messaggi che esprimevano desideri personali e terreni, creando un’atmosfera strana e «inquietante» all’interno di un edificio normalmente dedicato alla preghiera, alla Messa e al culto eucaristico.

 

Un’altra installazione ha attirato l’attenzione nella cappella dell’ospedale Tenon. Lì, l’artista Stéphane Blanquet ha presentato Jungle haletante, un’opera composta da maschere e oggetti ispirati all’iconografia voodoo. I visitatori si sono trovati di fronte a installazioni accompagnate da sussurri, suoni di respiro, rumori metallici ed effetti scricchiolanti. Secondo Tribune Chrétienne, l’artista stesso ha descritto il progetto come un’esplorazione di una «percezione instabile della realtà» in modo «quasi ipnotico».

 

Anche Tribune Chrétienne ha riportato che la Nuit Blanche 2026 ha operato con un budget di 1,3 milioni di euro. La pubblicazione ha infine sostenuto che la questione principale sollevata dalla controversia non è la condotta degli artisti, che presentano apertamente la propria visione di «cultura», bensì le decisioni delle autorità ecclesiastiche che hanno permesso la realizzazione di questi progetti all’interno delle chiese.

 

L’Arcidiocesi di Parigi non ha fornito spiegazioni dettagliate in merito ai criteri utilizzati per autorizzare il progetto.

 

Barbara Butch, che ha organizzato l’evento cittadino, ha acquisito notorietà in seguito alle polemiche sorte intorno alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, una performance che lei ha definito una parodia dell’Ultima Cena, provocando critiche internazionali e diffuse accuse di blasfemia.

 

 

Butch, sedicente attivista lesbica di origini ebraiche, già dal nome fa comprendere il suo orientamento: butch nel gergo della nicchia saffica sta ad identicare la lesbica più mascolina di una coppia, mentre la controparte più femminile è definita femme. Da ragazza era stata nel gruppo dei boy scout giudei francesi, ora si occupa non solo di attivismo omotransessualista anche di «fat acceptance», ossia di campagne per spingere la società all’accettazione dell’obesità.

 

Per qualche ragione la Butch aveva portato anche la torcia delle Paralimpiadi.

Avvicinata da un giornalista che le ha chiesto riguardo la sua recente apparizione a Tel Aviv e sulla legge Yadan (la legge sull’antisemitismo in Francia) la Butch ha rifiutato di rispondere.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

 

Continua a leggere

Protesta

Proteste in Bolivia contro la crisi del costo della vita

Pubblicato

il

Da

Lunedì, a La Paz, capitale amministrativa della Bolivia, si sono verificati scontri tra la polizia antisommossa e i manifestanti antigovernativi. Le imponenti proteste, scatenate dall’aumento del costo della vita e dalla carenza di carburante, si sono trasformate in richieste di dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz, a soli sei mesi dal suo insediamento.   Paz, un conservatore centrista del Partito Cristiano Democratico, ha abolito i sussidi sui carburanti in vigore da decenni che avevano prosciugato le riserve valutarie della Bolivia, ma finora non è riuscito a stabilizzare le forniture di carburante. Migliaia di agricoltori, minatori, insegnanti, operai e attivisti indigeni protestano da settimane contro l’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari, l’instabilità economica e i presunti piani di privatizzazione delle aziende statali.   I filmati mostravano la polizia antisommossa che sparava gas lacrimogeni mentre i manifestanti lanciavano oggetti, petardi ed esplosivi artigianali vicino agli edifici governativi. Il video riprendeva anche degli arresti e un veicolo in fiamme.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo quanto riportato dai media locali, più di 100 persone sono state arrestate durante i disordini di lunedì.   I sostenitori dell’ex presidente socialista boliviano Evo Morales si sono uniti alle proteste, sfilando per le principali strade e viali e chiedendo al governo di impedire quella che hanno definito un’ingerenza statunitense negli affari interni del paese.   «Gli Stati Uniti danno istruzioni a Rodrigo Paz, e Rodrigo Paz si serve della polizia militare per compiere massacri», ha dichiarato Feliciano Vegamonte, leader della Confederazione dei Lavoratori Contadini, durante la marcia, aggiungendo che «l’attuale presidente è stato lavato nel sangue dei popoli indigeni».   La crisi politica in Bolivia si è aggravata dopo i disordini del 2019, quando Morales è stato estromesso dal potere in seguito a elezioni contestate in cui si era assicurato un quarto mandato consecutivo, oggetto di forti polemiche. In precedenza, aveva perso di stretta misura un referendum sull’abolizione del limite di mandati, che all’epoca fissava a due il numero massimo di mandati sia per il presidente che per il vicepresidente.   Domenica, i sostenitori di Morales hanno occupato un aeroporto a Chimore per impedire il suo presunto arresto da parte di quelle che lui ha definito forze appoggiate dagli Stati Uniti. L’azione avrebbe portato all’arresto di 57 persone ed è avvenuta poco dopo che Morales aveva affermato che Washington stava pianificando di arrestarlo.   Ulteriori filmati hanno ripreso centinaia di manifestanti fedeli a Paz che lunedì sera hanno sfilato per La Paz, condannando le proteste antigovernative e chiedendo alle autorità di dichiarare lo stato di emergenza.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
       
Continua a leggere

Immigrazione

Oceanica manifestazione anti-immigrazione a Londra

Pubblicato

il

Da

Una grande folla si è riversata nel centro di Londra per partecipare alla manifestazione anti-immigrazione denominata «Unite the Kingdom». Video e fotografie pubblicati sui social media sabato mostravano i manifestanti radunarsi nella capitale britannica diverse ore prima dell’inizio della marcia principale.

 

Secondola stampa locale, che citano fonti di polizia, si prevede la partecipazione di circa 50.000 persone. Il Guardian ha riferito che oltre 150.000 persone avevano preso parte alla precedente manifestazione «Unite the Kingdom» dello scorso settembre.

 

Gli organizzatori parlano invece di milioni di persone.

 

Il segno della Croce è stato ben visibile per tutto il corteo.

Sostieni Renovatio 21

Sui social media sono circolate notizie secondo cui la polizia avrebbe già effettuato almeno un arresto, fermando l’attivista di destra Ryan Bridge.

 

In vista dell’evento, organizzato da Tommy Robinson – attivista britannico anti-immigrazione il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon –, il premier britannico Keir Starmer ha annunciato che a diversi attivisti e commentatori stranieri era stato negato l’ingresso nel Regno Unito. Secondo Downing Street, undici persone sono state bloccate perché la loro presenza era considerata «non favorevole al bene pubblico».

 

I giornali britannici hanno identificato tra loro l’eurodeputato polacco Dominik Tarczynski, la commentatrice politica olandese Eva Vlaardingerbroek (che vive in Italia ed era già stata bandita dal Regno mesi fa), il commentatore statunitense Joey Mannarino e l’influencer statunitense Valentina Gomez. Secondo quanto riportato, il ministero dell’Interno britannico avrebbe revocato le autorizzazioni elettroniche di viaggio rilasciate ad alcuni partecipanti prima del loro arrivo previsto in Gran Bretagna.

 

Starmer ha dichiarato giovedì che il governo non permetterà a nessuno di «diffondere odio nelle nostre strade», secondo quanto riportato dal governo britannico. Le restrizioni hanno suscitato critiche da parte dei sostenitori della marcia, che hanno accusato le autorità di tentare di reprimere il dissenso politico e limitare la partecipazione.

 

La polizia metropolitana ha fatto sapere che migliaia di agenti sono stati dispiegati in tutta Londra perché l’evento «Unite the Kingdom», una marcia filo-palestinese in commemorazione del giorno della Nakba e la finale di FA Cup si svolgevano nello stesso giorno.

 

Il Robinson ha affermato che la manifestazione intende essere una protesta contro l’immigrazione clandestina, i crimini con armi da taglio e quelli che definisce fallimenti del governo in materia di sicurezza delle frontiere e libertà di parola. Nei video promozionali dell’evento online, ha invitato i sostenitori a «unire il regno» e a recarsi a Londra per «far sentire la propria voce».

 

All’interno del gruppo sembra esservi polemica, in quanto il Robinson è percepito come anti-islamico e pro-Israele (bandiere con la stella di David si sono viste in testa al corteo), mentre una porzione dei manifestanti recava striscioni contro lo Stato Ebraico. Il Robinson è spesso accusato su Twitter di collaborare con Israele.

 

In bella vista anche bandiere dell’Iran dello shah.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Più popolari