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Politica

Vaccini e M5S, intervista a Stefano Montanari

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Recentemente il Movimento 5 Stelle sembra aver drasticamente cambiato diverse sue posizioni sostenute in passato rispetto al tema Salute e alla lotta ai poteri forti. In particolare, ha molto colpito l’uscita di Beppe Grillo che chiede ai farmacisti di ritirare dalle farmacie i farmaci omeopatici, perché da lui considerati inutili.

Parliamo di questi “cambiamenti” con il Dr. Stefano Montanari, che con il leader-comico pentastellato ha avuto molto a che fare.



Dottor Montanari, dalla campagna elettorale al governo attuale, dove il Movimento 5 Stelle ha un ruolo fondamentale, sembrano cambiate molte cose, soprattutto in tema di vaccini. Questo la sorprende?

Mi sorprenderebbe il contrario. L’Italia è sempre stata molto accogliente nei riguardi di partiti politici che, per statura politica, culturale e morale, non mi pare abbiano riscontro nei paesi che pretendono l’aggettivo di avanzato o civile. I grillini, presi singolarmente, non hanno la più pallida idea di che cosa stiano sostenendo ora, di che cosa sostenessero ieri e di che cosa sosterranno domani. Il grillismo, se esiste la parola, è la traduzione tragica di quello che era un tempo la filosofia e il personaggio di Quelo, l’asse di legno con qualche chiodo piantato sopra che era visto come una specie d’incarnazione divina e muta e che, trattandosi di scenette divertenti, era spacciato come la fonte di buffe idiozie. Allora il comico Corrado Guzzanti credeva di aver inventato la caricatura di un personaggio archetipico, grottesco sì ma non di fatto esistente. Ora Quelo esiste sul serio e gli adepti di quella bislacca religione si contano a milioni. Se uno per uno i grillini sono così, immagini che cosa può essere la somma di ognuno di loro.

I grillini, presi singolarmente, non hanno la più pallida idea di che cosa stiano sostenendo ora, di che cosa sostenessero ieri e di che cosa sosterranno domani

 

Di Maio ha definito “una scelta scellerata” quella dei genitori che non vaccinano i propri figli.

Vabbè: stiamo parlando di Di Maio. Il giovane è un perfetto incompetente e tutto ciò che dice quando si esprime al di fuori del suo sapere, un sapere che, ammetto, ignoro quale possa essere, è semplicemente l’opinione del classico frequentatore di bar. Senza entrare in particolari scientifici che, di certo, troverebbero Di Maio spiazzato, sarebbe buffo chiedergli, se mai fosse in grado di capire la domanda, che ne dice di quanto i suoi correligionari, lui fra loro, raccontassero anche solo pochi mesi fa.


Però non è tutto: il Ministro del Lavoro ci ha tenuto a precisare, dopo le polemiche sul Milleproroghe, che la scuola inizierà con l’applicazione della legge Lorenzin. Il ché cambierebbe poco, o anzi nulla. Sbaglio?

Cornuti e contenti, becchi e bastonati… Il trattamento riservato agli ingenui che hanno votato per le stelline sta in quelle coppie di aggettivi. Un tempo, a Napoli, si facevano voti a San Gennaro implorando che facesse un certo miracolo. Se, poi, la cosa sperata avveniva e, dunque, la grazia veniva concessa, del voto si ci dimenticava subito e si diceva: «San Genna’, t’aggio fregato!»




Il Ministro Sig.ra Giulia Grillo, invece, continua a ribadire l’importanza della copertura vaccinale, e dice che l’obbligo deve essere flessibile in base alle coperture di ogni territorio. Cosa ne pensa?

Non mi faccia rischiare una querela. Posso solo consigliare alla ministra di studiare un po’. Non le farebbe male anche se acculturarsi le porrebbe qualche problema.

Un’epidemia è la diffusione rapida di una malattia infettiva che, in una popolazione, colpisce in brevissimo tempo una quantità di soggetti in netto eccesso rispetto a quanto statisticamente ci si può attendere. Al di fuori di questo siamo alla presa per i fondelli

 


Il Ministero della Salute, nella bozza recentemente redatta, dice anche che ci potrà essere coercizione nel caso di epidemia. Ma chi decide la definizione di epidemia?

Di epidemia ci sono varie definizioni: da quella corretta alle mille e una che fanno comodo a chi conta. Un’epidemia è la diffusione rapida di una malattia infettiva che, in una popolazione, colpisce in brevissimo tempo una quantità di soggetti in netto eccesso rispetto a quanto statisticamente ci si può attendere. Al di fuori di questo siamo alla presa per i fondelli, azione, a quanto pare, praticata con lena e con successo da chi conta.


Allora avremo da preoccuparci? La Grillo ha parlato, poco più di una settimana fa, di una confermata epidemia di morbillo avvenuta lo scorso anno.

Temo che la ministra non solo non conosca il significato della parola epidemia ma non sia stata informata di ciò che dice. In Italia non c’è né c’è stata in tempi recenti alcuna epidemia. Sarebbe divertente se l’onorevole dottoressa ci facesse vedere i dati e, magari, fosse disponibile a fare due chiacchiere, meglio se in pubblico e senza censure.


Accadono però altre cose curiose: come saprà, Davide Barillari, consigliere regionale dei 5 Stelle in Lazio, è stato firmatario di una proposta di legge che richiedeva l’isolamento da 4 a 6 settimane per i bambini appena vaccinati, come d’altronde consigliano alcuni bugiardini. 

Prima o poi qualcuno deciderà che l’accelerazione di gravità ha cambiato valore, che il principio di conservazione della massa non esiste, cosa, peraltro, sostenuta dai luminari che vivono e prosperano di corruzione, che il ciclo di Krebs è abolito… Barillari ha detto semplicemente una banalità ovvia e non c’è bisogno di una legge per qualcosa che fa parte della medicina elementare. Chiunque abbia anche solo una briciola di conoscenza nel settore sa che l’isolamento per i vaccinati è indispensabile per settimane. I produttori stessi dei farmaci sono chiari in proposito. Chiunque neghi quell’ovvietà si copre di ridicolo, cosa che, mi pare, non spaventa e non scoraggia certi personaggi. Resta il fatto che mandare a scuola un vaccinato a contatto con un bambino immunodepresso grida vendetta. Questo dal punto di vista medico. Di business non m’intendo abbastanza e così di psichiatria.

Chiunque abbia anche solo una briciola di conoscenza nel settore sa che l’isolamento per i vaccinati è indispensabile per settimane. I produttori stessi dei farmaci sono chiari in proposito

 

Nessuno, né Di Maio né la Grillo, ha proferito parola. Dopo pochi giorni però insorge Davide Casaleggio il quale, da privato cittadino quale dovrebbe essere, detta la linea:  «Il Movimento 5 Stelle prende totalmente le distanze dalle dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio Davide Barillari. La linea sui vaccini è quella messa nero su bianco nel contratto di governo votato dagli iscritti e portata avanti dal ministro della Salute Giulia Grillo».

Io ho avuto la sventura di conoscere Casaleggio padre e quello mi è bastato. Quanto al ragazzo, nessuna obiezione: quella delle stelline è una ditta privata e non c’è niente d’insolito se ad occuparsene è un uomo d’affari. Ma, se lei dà un’occhiata alla Costituzione, si accorgerà che tutti i parlamentari sono privati cittadini. Se Casaleggio figlio ritiene di potersi esibire in campo sanitario, sono fatti suoi. Rendersi ridicoli non è reato e contro certe patologie non ci sono vaccini.

 

Dottor Montanari, ma allora chi comanda in questo partito politico? 

Le potrei rispondere Quelo. Pensi a qualcuno che si porta in casa un tale Guido Silvestri e si risponda da solo.

 

Qual è il vero volto della Casaleggio e Associati, secondo lei, e quale ruolo ricopre nelle politiche pentastellate?

Come le ho detto, il partito è un’impresa privata e come tale si comporta. Se, poi, deborda un po’ prendendosi gioco dei suoi clienti, beh, ricordi che siamo in Italia. Tempo fa io restai esterrefatto quando vennero allestite quelle caricature di elezioni primarie in cui si votava solo dopo aver superato la censura preliminare, i voti arrivavano ad un sito Internet e lo spoglio avveniva al di fuori di qualunque controllo. Una cosa del genere avrebbe chiarito immediatamente tante cose. Eppure, a sostenere quella ditta sono in diversi milioni. Hanno ragione loro: uno vale uno e il quoziente intellettivo non fa numero.

 

Pensa possano esserci interessi con le lobby farmaceutiche? 

Se lei mi chiede un’opinione, le dico che sì: le lobby farmaceutiche sono pesantemente intrecciate con il partito di Grillo. Se lei mi chiede se ne ho una prova, le rispondo di no. Insomma, mi astengo. Chiunque rifletta sul loro comportamento e si faccia la sua opinione.

Se lei mi chiede un’opinione, le dico che sì: le lobby farmaceutiche sono pesantemente intrecciate con il partito di Grillo.

 

Ha letto l’ultima agghiacciante uscita di un suo vecchio conoscente, Beppe Grillo, a proposito dei farmaci omeopatici che secondo Grillo andrebbero ritirati dalle farmacie?

Ricordi sempre che stiamo parlando di un tale Giuseppe Piero Grillo la cui cultura scientifica è molto prossima allo zero assoluto. Se ha detto bestialità del genere, ripensi alla domanda che mi ha fatto sulle lobby farmaceutiche. Va da sé che anche lo scemo del villaggio ha diritto di espressione ed è giusto che Grillo, che sarà sì ignorantissimo di scienza ma che ha un’intelligenza che tutti gli invidiano, si esprima.

 

Come spiega questa uscita? 

Evidentemente qualcuno gli ha detto che cosa doveva sottoscrivere, atteggiamento non nuovo al personaggio. Chi si ricorda del giochetto del microscopio portato via sa di che cosa parlo.

 

Per saperne di più di Grillo e dei suoi rapporti intercorsi con lui bisogna leggere “Il Grillo Mannaro”. Riusciremo mai a vederlo in formato libro?

Certo che no. Comunque quel libro è ormai datato e ha solo un valore storico, se quell’aggettivo è applicabile a qualcosa di accaduto pochi anni fa. Oggi non sarei in grado di aggiornarlo perché da molto tempo non m’interesso di personaggi al di sotto di un certo livello.

 

Un’ultima domanda, legata ad un fatto di strettissima attualità. La vicenda del Ponte Morandi pone grandi interrogativi sulle politiche e sulle priorità delle precedenti legislazioni. Pensa che vi siano delle responsabilità gravi su quanto accaduto?

Non ci sono dubbi: le responsabilità ci sono e sono quelle dei criminali del salottino buono. In Italia le opere pubbliche nascono quasi di regola precedute da gare d’appalto allestite ad hoc per favorire l’amico. I materiali usati sono troppo spesso scadenti per ridurre le spese e intascare di più e pensi, al proposito, ai viadotti che sono crollati negli ultimi pochissimi anni. Ma basta andare per strada e contare i buchi. Da un po’ i cementi contengono percentuali molto significative di ceneri da rifiuti, il che, oltre a renderli tossici, ne abbassa la qualità e le proprietà meccaniche. Poi non si fa manutenzione o, se la si fa, può avvenire che il compito sia affidato ad un amico un po’ frettoloso. In aggiunta, le responsabilità sono rimpallate senza che mai si arrivi alla radice e accade che non di rado a pagare sia qualche pesce piccolo, cosicché chi ha incassato può farla franca in attesa del prossimo lavoro da eseguire. Quando arriva il guaio, poi, si risolve tutto con qualche piagnisteo televisivo, qualche intervista ai parenti delle vittime e, magari, il lutto al braccio dei calciatori quanto non il rimandare due partite: si voleva di più? Le confesso che io trovo tutto questo nauseante: a me delle partite rimandate o delle interminabili riproposizioni delle stesse immagini di macerie o del giornalista che strilla non importa un fico secco. Io vorrei che le opere pubbliche fossero fatte e mantenute come si deve ma, evidentemente, qui si andrebbero a toccare interessi troppo grossi: molto meglio una lacrimuccia in TV.

 

 

Cristiano Lugli

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Politica

Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump auspicherebbe che il presidente della FIFA Gianni Infantino diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.

 

Anbche il Washington Post ha citato una fonte vicina a Trump, secondo la quale il presidente ritiene che Infantino sia «rispettato da tutti in tutto il mondo» e che possieda una «speciale capacità di unire le persone». Non è tuttavia chiaro se il dirigente calcistico di origine svizzera sia interessato all’incarico, ha precisato il quotidiano.

 

Infantino avrebbe sviluppato un legame stretto con Trump, conferendogli a dicembre il primo Premio Nobel per la Pace della FIFA, dopo che il presidente statunitense aveva più volte sostenuto di meritare il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi volti a porre fine ai conflitti. La loro amicizia è finita sotto i riflettori durante i Mondiali di calcio FIFA, co-organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

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Poco prima degli ottavi di finale, la FIFA ha inaspettatamente sospeso la squalifica di una giornata comminata alla stella statunitense Folarin Balogun. Trump ha in seguito confermato di aver chiamato personalmente Infantino per chiedere una revisione della sanzione, che considerava ingiusta.

 

La UEFA, organo di governo del calcio europeo, ha condannato la decisione qualificandola come un caso senza precedenti di ingerenza politica. Anche l’UE ha criticato duramente la FIFA per aver revocato la squalifica.

 

Infantino, tuttavia, ha negato di aver svolto alcun ruolo nella decisione riguardante il giocatore americano. Gli Stati Uniti sono stati eliminati dopo la sconfitta per 4-1 contro il Belgio.

 

Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sarà scelto entro la fine dell’anno, dato che il mandato di Antonio Guterres terminerà a dicembre. Il suo successore dovrà prima ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, e successivamente dell’Assemblea Generale. Tutti i precedenti titolari dell’incarico erano stati in passato politici o diplomatici.

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Sebbene il potere decisionale effettivo risieda nei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale rappresenta il principale volto dell’organizzazione sulla scena globale.

 

Trump, che ha costruito una carriera di successo come conduttore del reality show televisivo The Apprentice, ha assegnato incarichi governativi a diversi ex atleti e figure del mondo dello spettacolo. Durante il suo secondo mandato ha nominato Linda McMahon, co-fondatrice ed ex CEO della lega di pro-wrestling (ossia la lotta simulata del compianto Hulko Hogan e compagni) WWE, segretaria all’Istruzione.

 

Infantino aveva ricevuto anche grandi critiche per un supposto favoritismo nei confronti dell’Argentina, squadra apprezzata da Trump ma soprattutto dai vertici dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, in una scenetta gustosa, Infantino durante la premiazione finale ha cercato di spiegare con mestizia a Trump che non poteva essere nella foto finale con la squadra vincitrice, la Spagna, che alza la coppa. Con estrema probabilità, Trump sapeva tutto, ma ha optato per il photobombing,

 

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Gender

Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»

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Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.   La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.   Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.   «Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».

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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.   Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.   L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.   La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.   Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.   «Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».

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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.   In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.   Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».   La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere   Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.   La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».  

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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.   L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».   La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».   Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.

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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.   L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.   Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.  

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Politica

Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è intromesso nella cerimonia di premiazione della Coppa del Mondo FIFA, consegnando personalmente il trofeo alla Spagna dopo che i campioni d’Europa hanno sconfitto i campioni in carica dell’Argentina per 1-0 ai tempi supplementari al MetLife Stadium di East Rutherford, nel Nuovo Jersey.

 

Domenica, Trump ha raggiunto il presidente della FIFA Gianni Infantino sul palco della cerimonia. I video girati nello stadio hanno mostrato i due accolti da un misto di applausi e fischi mentre entravano in campo per la premiazione.

 

Prima che Trump consegnasse il trofeo al capitano della Spagna, Rodri, sono state consegnate le medaglie ai giocatori di entrambe le squadre.

 

Il presidente degli Stati Uniti è rimasto quindi al centro del podio, dove i giocatori si erano riuniti per la tradizionale cerimonia di premiazione. Infantino ha apparentemente spostato delicatamente Trump di lato per dare più spazio alla squadra, ma è rimasto accanto ai giocatori mentre Rodri alzava la coppa, creando un momento leggermente imbarazzante.

 

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L’episodio ha scatenato un’ondata di condanne e derisione online, con alcuni che hanno suggerito che a Trump si sarebbe dovuto dire che non è un membro della nazionale di calcio spagnola. Altri hanno contrapposto l’insistenza del presidente americano nel voler apparire nella foto con gli spagnoli alle sue recenti invettive contro Madrid. All’inizio di questo mese, Trump aveva dichiarato in una conferenza stampa della NATO che la Spagna era una «causa persa», mentre l’anno passato ha ventilato l’ipotesi di un’espulsione di Madrid dalla NATO.

 

«Non vogliamo più fare affari commerciali con la Spagna», aveva detto, lamentandosi del fatto che Madrid è «un pessimo partner nella NATO» e che «sono senza speranza. Gente cattiva».

 

La verità è che il presidente americano, genio incontrastato nell’uso dei media, conosce il valore iconico dell’immagine finale, quindi non ha resistito alla possibilità di un photobombing presidenziale. Le polemiche e le prese in giro a breve spariranno, la foto con la i giocatori spagnuoli – e Trump – che alzano la Coppa resterà per sempre.

 

Ad ogni modo, continuano le polemiche sul vertice FIFA Gianni Infantino, considerato succube del presidente statunitense, al punto da accogliere l’incredibile suggerimento di annullare un cartellino rosso per un componente della sfortunata selezione USA.

 

La Spagna ha dominato grandemente la finale, costringendo il portiere argentino Emiliano Martinez a ben 12 parate. La squadra del cattolico Luis de la Fuente ha registrato i primi 20 tiri in porta della partita.

 

L’Argentina è rimasta in dieci uomini poco prima dell’inizio dei tempi supplementari, dopo l’espulsione di Enzo Fernandez per doppia ammonizione. Lo stile di gioco falloso e bullesco della squadra sudamericana ha scatenato critiche da ogni parte.

 

Il subentrato Ferran Torres ha finalmente sbloccato il risultato al 106° minuto, insaccando da distanza ravvicinata dopo un colpo di testa di Nico Williams su cross di Pedro Porro.

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La vittoria ha assicurato alla Spagna il suo secondo titolo mondiale maschile, 16 anni dopo il trionfo in Sudafrica nel 2010. Con la vittoria della squadra femminile nel torneo del 2023, la Spagna è diventata anche il primo paese a detenere contemporaneamente i titoli mondiali sia maschile che femminile.

 

La sconfitta ha impedito all’Argentina di conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo e ha posto fine in modo deludente a quella che probabilmente è stata l’ultima apparizione di Messi ai Mondiali. Il 39enne ha faticato a incidere contro la difesa spagnola, dopo aver contribuito a portare l’Argentina alla sua seconda finale consecutiva.

 

Prima della partita, Messi aveva alimentato le voci sul suo ritiro condividendo l’immagine di un paio di scarpini con la scritta «El Último Tango» – «L’ultimo tango». Al fischio finale, non è riuscito a trattenere le lacrime, vedendo svanire le speranze dell’Argentina di difendere il titolo.

 

La memoria di questa partita sarà per sempre segnata dall’infamia del comportamento violento e infantile degli argentini, che dopo il fischio di chiusura hanno scatenato risse e prodotto atti di mancanza di rispetto indegni, come voltare le spalle mentre la squadra vincitrice viene premiata. Essendo che il risultato è stato ampiamente meritato, visto il gioco superiore degli spagnuoli (con ulteriori reti valide annullate per falli che sembrano in realtà sospette simulazioni), va compreso che si tratta di una vera, intollerabile immaturità da parte dei giocatori argentini, Messi incluso, che mentre piange a favor di steadycam si accorge della rissa fatta partire dai suoi compagni di squadra ma non fa nulla per fermarli: il problema del campione, dunque, non è solo la mancanza di carisma.

 

Per questo spettacolo indegno – che ha compreso l’evidente mancanza di ossequio istituzionale verso il presidente Trump e soprattutto verso il presidente del Messico Claudia Sheinbaum, la FIFA ha aperto un’inchiesta, che speriamo porti ad una squalifica, magari lunga anni, per la nazionale di Buenos Aires.

 

Trump è diventato il primo presidente statunitense in carica ad assistere a una finale di Coppa del Mondo sul suolo americano. Prima della partita, ha salutato il torneo allargato a 48 squadre come un grande successo e ha dichiarato che gli Stati Uniti sono diventati «un Paese di calcio».

 

Trump sembrava propendere per l’Argentina, pur rifiutandosi di fare una previsione esplicita. «Non prenderò posizione, ma penso che sia molto difficile scommettere contro Messi. È fantastico», aveva detto in precedenza a Fox Sports, aggiungendo di aver «sempre apprezzato» sia Messi che il suo storico rivale Cristiano Ronaldo.

 

Due giocatori argentini, Lisandro Martinez e Cristian Romero, si sono rifiutati di stringere la mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la cerimonia di premiazione della medaglia d’argento, dopo la sconfitta per 1-0 dell’Argentina contro la Spagna nella finale dei Mondiali.

 

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Martinez ha evitato di stringere la mano sia a Trump che al presidente della FIFA Gianni Infantino, mentre Romero ha salutato Infantino ma ha evitato Trump, stringendo invece la mano alla presidente messicana Claudia Sheinbaum e al primo ministro canadese Mark Carney.

 

Alcuni, guardando le immagini, hanno sostenuto che il capitano dell’Argentina Lionello Messi di fatto abbia quasi snobbato Trump, che invece sembrava volergli parlare.

 

Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta.

 

In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.

 

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