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Vaccini e M5S, intervista a Stefano Montanari

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Recentemente il Movimento 5 Stelle sembra aver drasticamente cambiato diverse sue posizioni sostenute in passato rispetto al tema Salute e alla lotta ai poteri forti. In particolare, ha molto colpito l’uscita di Beppe Grillo che chiede ai farmacisti di ritirare dalle farmacie i farmaci omeopatici, perché da lui considerati inutili.

Parliamo di questi “cambiamenti” con il Dr. Stefano Montanari, che con il leader-comico pentastellato ha avuto molto a che fare.



Dottor Montanari, dalla campagna elettorale al governo attuale, dove il Movimento 5 Stelle ha un ruolo fondamentale, sembrano cambiate molte cose, soprattutto in tema di vaccini. Questo la sorprende?

Mi sorprenderebbe il contrario. L’Italia è sempre stata molto accogliente nei riguardi di partiti politici che, per statura politica, culturale e morale, non mi pare abbiano riscontro nei paesi che pretendono l’aggettivo di avanzato o civile. I grillini, presi singolarmente, non hanno la più pallida idea di che cosa stiano sostenendo ora, di che cosa sostenessero ieri e di che cosa sosterranno domani. Il grillismo, se esiste la parola, è la traduzione tragica di quello che era un tempo la filosofia e il personaggio di Quelo, l’asse di legno con qualche chiodo piantato sopra che era visto come una specie d’incarnazione divina e muta e che, trattandosi di scenette divertenti, era spacciato come la fonte di buffe idiozie. Allora il comico Corrado Guzzanti credeva di aver inventato la caricatura di un personaggio archetipico, grottesco sì ma non di fatto esistente. Ora Quelo esiste sul serio e gli adepti di quella bislacca religione si contano a milioni. Se uno per uno i grillini sono così, immagini che cosa può essere la somma di ognuno di loro.

I grillini, presi singolarmente, non hanno la più pallida idea di che cosa stiano sostenendo ora, di che cosa sostenessero ieri e di che cosa sosterranno domani

 

Di Maio ha definito “una scelta scellerata” quella dei genitori che non vaccinano i propri figli.

Vabbè: stiamo parlando di Di Maio. Il giovane è un perfetto incompetente e tutto ciò che dice quando si esprime al di fuori del suo sapere, un sapere che, ammetto, ignoro quale possa essere, è semplicemente l’opinione del classico frequentatore di bar. Senza entrare in particolari scientifici che, di certo, troverebbero Di Maio spiazzato, sarebbe buffo chiedergli, se mai fosse in grado di capire la domanda, che ne dice di quanto i suoi correligionari, lui fra loro, raccontassero anche solo pochi mesi fa.


Però non è tutto: il Ministro del Lavoro ci ha tenuto a precisare, dopo le polemiche sul Milleproroghe, che la scuola inizierà con l’applicazione della legge Lorenzin. Il ché cambierebbe poco, o anzi nulla. Sbaglio?

Cornuti e contenti, becchi e bastonati… Il trattamento riservato agli ingenui che hanno votato per le stelline sta in quelle coppie di aggettivi. Un tempo, a Napoli, si facevano voti a San Gennaro implorando che facesse un certo miracolo. Se, poi, la cosa sperata avveniva e, dunque, la grazia veniva concessa, del voto si ci dimenticava subito e si diceva: «San Genna’, t’aggio fregato!»




Il Ministro Sig.ra Giulia Grillo, invece, continua a ribadire l’importanza della copertura vaccinale, e dice che l’obbligo deve essere flessibile in base alle coperture di ogni territorio. Cosa ne pensa?

Non mi faccia rischiare una querela. Posso solo consigliare alla ministra di studiare un po’. Non le farebbe male anche se acculturarsi le porrebbe qualche problema.

Un’epidemia è la diffusione rapida di una malattia infettiva che, in una popolazione, colpisce in brevissimo tempo una quantità di soggetti in netto eccesso rispetto a quanto statisticamente ci si può attendere. Al di fuori di questo siamo alla presa per i fondelli

 


Il Ministero della Salute, nella bozza recentemente redatta, dice anche che ci potrà essere coercizione nel caso di epidemia. Ma chi decide la definizione di epidemia?

Di epidemia ci sono varie definizioni: da quella corretta alle mille e una che fanno comodo a chi conta. Un’epidemia è la diffusione rapida di una malattia infettiva che, in una popolazione, colpisce in brevissimo tempo una quantità di soggetti in netto eccesso rispetto a quanto statisticamente ci si può attendere. Al di fuori di questo siamo alla presa per i fondelli, azione, a quanto pare, praticata con lena e con successo da chi conta.


Allora avremo da preoccuparci? La Grillo ha parlato, poco più di una settimana fa, di una confermata epidemia di morbillo avvenuta lo scorso anno.

Temo che la ministra non solo non conosca il significato della parola epidemia ma non sia stata informata di ciò che dice. In Italia non c’è né c’è stata in tempi recenti alcuna epidemia. Sarebbe divertente se l’onorevole dottoressa ci facesse vedere i dati e, magari, fosse disponibile a fare due chiacchiere, meglio se in pubblico e senza censure.


Accadono però altre cose curiose: come saprà, Davide Barillari, consigliere regionale dei 5 Stelle in Lazio, è stato firmatario di una proposta di legge che richiedeva l’isolamento da 4 a 6 settimane per i bambini appena vaccinati, come d’altronde consigliano alcuni bugiardini. 

Prima o poi qualcuno deciderà che l’accelerazione di gravità ha cambiato valore, che il principio di conservazione della massa non esiste, cosa, peraltro, sostenuta dai luminari che vivono e prosperano di corruzione, che il ciclo di Krebs è abolito… Barillari ha detto semplicemente una banalità ovvia e non c’è bisogno di una legge per qualcosa che fa parte della medicina elementare. Chiunque abbia anche solo una briciola di conoscenza nel settore sa che l’isolamento per i vaccinati è indispensabile per settimane. I produttori stessi dei farmaci sono chiari in proposito. Chiunque neghi quell’ovvietà si copre di ridicolo, cosa che, mi pare, non spaventa e non scoraggia certi personaggi. Resta il fatto che mandare a scuola un vaccinato a contatto con un bambino immunodepresso grida vendetta. Questo dal punto di vista medico. Di business non m’intendo abbastanza e così di psichiatria.

Chiunque abbia anche solo una briciola di conoscenza nel settore sa che l’isolamento per i vaccinati è indispensabile per settimane. I produttori stessi dei farmaci sono chiari in proposito

 

Nessuno, né Di Maio né la Grillo, ha proferito parola. Dopo pochi giorni però insorge Davide Casaleggio il quale, da privato cittadino quale dovrebbe essere, detta la linea:  «Il Movimento 5 Stelle prende totalmente le distanze dalle dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio Davide Barillari. La linea sui vaccini è quella messa nero su bianco nel contratto di governo votato dagli iscritti e portata avanti dal ministro della Salute Giulia Grillo».

Io ho avuto la sventura di conoscere Casaleggio padre e quello mi è bastato. Quanto al ragazzo, nessuna obiezione: quella delle stelline è una ditta privata e non c’è niente d’insolito se ad occuparsene è un uomo d’affari. Ma, se lei dà un’occhiata alla Costituzione, si accorgerà che tutti i parlamentari sono privati cittadini. Se Casaleggio figlio ritiene di potersi esibire in campo sanitario, sono fatti suoi. Rendersi ridicoli non è reato e contro certe patologie non ci sono vaccini.

 

Dottor Montanari, ma allora chi comanda in questo partito politico? 

Le potrei rispondere Quelo. Pensi a qualcuno che si porta in casa un tale Guido Silvestri e si risponda da solo.

 

Qual è il vero volto della Casaleggio e Associati, secondo lei, e quale ruolo ricopre nelle politiche pentastellate?

Come le ho detto, il partito è un’impresa privata e come tale si comporta. Se, poi, deborda un po’ prendendosi gioco dei suoi clienti, beh, ricordi che siamo in Italia. Tempo fa io restai esterrefatto quando vennero allestite quelle caricature di elezioni primarie in cui si votava solo dopo aver superato la censura preliminare, i voti arrivavano ad un sito Internet e lo spoglio avveniva al di fuori di qualunque controllo. Una cosa del genere avrebbe chiarito immediatamente tante cose. Eppure, a sostenere quella ditta sono in diversi milioni. Hanno ragione loro: uno vale uno e il quoziente intellettivo non fa numero.

 

Pensa possano esserci interessi con le lobby farmaceutiche? 

Se lei mi chiede un’opinione, le dico che sì: le lobby farmaceutiche sono pesantemente intrecciate con il partito di Grillo. Se lei mi chiede se ne ho una prova, le rispondo di no. Insomma, mi astengo. Chiunque rifletta sul loro comportamento e si faccia la sua opinione.

Se lei mi chiede un’opinione, le dico che sì: le lobby farmaceutiche sono pesantemente intrecciate con il partito di Grillo.

 

Ha letto l’ultima agghiacciante uscita di un suo vecchio conoscente, Beppe Grillo, a proposito dei farmaci omeopatici che secondo Grillo andrebbero ritirati dalle farmacie?

Ricordi sempre che stiamo parlando di un tale Giuseppe Piero Grillo la cui cultura scientifica è molto prossima allo zero assoluto. Se ha detto bestialità del genere, ripensi alla domanda che mi ha fatto sulle lobby farmaceutiche. Va da sé che anche lo scemo del villaggio ha diritto di espressione ed è giusto che Grillo, che sarà sì ignorantissimo di scienza ma che ha un’intelligenza che tutti gli invidiano, si esprima.

 

Come spiega questa uscita? 

Evidentemente qualcuno gli ha detto che cosa doveva sottoscrivere, atteggiamento non nuovo al personaggio. Chi si ricorda del giochetto del microscopio portato via sa di che cosa parlo.

 

Per saperne di più di Grillo e dei suoi rapporti intercorsi con lui bisogna leggere “Il Grillo Mannaro”. Riusciremo mai a vederlo in formato libro?

Certo che no. Comunque quel libro è ormai datato e ha solo un valore storico, se quell’aggettivo è applicabile a qualcosa di accaduto pochi anni fa. Oggi non sarei in grado di aggiornarlo perché da molto tempo non m’interesso di personaggi al di sotto di un certo livello.

 

Un’ultima domanda, legata ad un fatto di strettissima attualità. La vicenda del Ponte Morandi pone grandi interrogativi sulle politiche e sulle priorità delle precedenti legislazioni. Pensa che vi siano delle responsabilità gravi su quanto accaduto?

Non ci sono dubbi: le responsabilità ci sono e sono quelle dei criminali del salottino buono. In Italia le opere pubbliche nascono quasi di regola precedute da gare d’appalto allestite ad hoc per favorire l’amico. I materiali usati sono troppo spesso scadenti per ridurre le spese e intascare di più e pensi, al proposito, ai viadotti che sono crollati negli ultimi pochissimi anni. Ma basta andare per strada e contare i buchi. Da un po’ i cementi contengono percentuali molto significative di ceneri da rifiuti, il che, oltre a renderli tossici, ne abbassa la qualità e le proprietà meccaniche. Poi non si fa manutenzione o, se la si fa, può avvenire che il compito sia affidato ad un amico un po’ frettoloso. In aggiunta, le responsabilità sono rimpallate senza che mai si arrivi alla radice e accade che non di rado a pagare sia qualche pesce piccolo, cosicché chi ha incassato può farla franca in attesa del prossimo lavoro da eseguire. Quando arriva il guaio, poi, si risolve tutto con qualche piagnisteo televisivo, qualche intervista ai parenti delle vittime e, magari, il lutto al braccio dei calciatori quanto non il rimandare due partite: si voleva di più? Le confesso che io trovo tutto questo nauseante: a me delle partite rimandate o delle interminabili riproposizioni delle stesse immagini di macerie o del giornalista che strilla non importa un fico secco. Io vorrei che le opere pubbliche fossero fatte e mantenute come si deve ma, evidentemente, qui si andrebbero a toccare interessi troppo grossi: molto meglio una lacrimuccia in TV.

 

 

Cristiano Lugli

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AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

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Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.

 

La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.

 

Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».

 

«Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.

 


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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.

 

Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.

 

Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.

 

Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.

 

Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.

 

Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.

 

Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.

 

Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.

 

A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.

 

Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».

 

Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.

 

Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.

 

La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.

 

Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.

 

A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese

 

Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco

 

Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.

 

Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.

 

Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

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Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».   Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.   Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.  

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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.   In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.   Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.   Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.   «Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».   Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.   Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».   In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.   Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.   A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».      

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Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

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Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.

 

La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.

 

Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.

 

Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.

 

Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.

 

Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.

 

Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.

 

Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.

 

Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.

 

Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.

 

Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.

 

Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.

 

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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

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