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Epidemie

Il vero contagio è quello della disperazione

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Abano Terme è una località termale in provincia di Padova, sulle pendici dei Colli Euganei, che è sempre vissuta delle attività legate al turismo e alla salute. Da un anno a questa parte è una città fantasma. Sabato scorso un ragazzo di vent’anni si è ucciso buttandosi dal terzo piano di un albergo abbandonato. Sotto gli occhi della sua mamma che lo inseguiva, impotente. Era depresso.

 

Un nostro figlio è morto gridando nel vuoto il suo dolore. Mille e mille altri nostri figli soffrono in silenzio dentro le mura di casa, da reclusi. Oppure in transito in qualche altro luogo sterile e sterilizzato, ad accesso controllato e in rigoroso regime d’emergenza. Entro orari tassativi è concessa una pausa d’aria, purché senza respirarla, l’aria, perché resta obbligatorio indossare ovunque il bavaglio senza soluzione di continuità. Come è obbligatorio, per esempio, rispettare il senso unico pedonale per le vie del centro, dove una fitta segnaletica e posti di blocco delle forze dell’ordine stanno a significare la cogenza del precetto e incutono la dovuta soggezione ai peripatetici, nuova categoria criminologica posta sotto speciale sorveglianza. E comunque, è vietato stare vicini – nella bozza dell’editto prossimo venturo si legge: «al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa». È bene ripetere: qualsiasi-altra-forma-di-aggregazione-alternativa.

Procedete come automi, esecutori implacabili di ordini insensati, dispensatori a vostra volta di ordini inventati, in un crescendo di demenza senza fine. Ma davvero non vedete come il vento di follia da cui vi lasciate trasportare a corpo morto lasci dietro di sé una scia di tristezza quando non di disperazione, e molte più vittime di quelle causate dal microbo nefasto?

 

Di fatto, è dunque vietato giocare, stare insieme, passeggiare liberamente, alzarsi dal posto e sgranchirsi le gambe, è vietato innamorarsi se non tenendosi tutto dentro il cuore, o affidando brandelli di sé all’attrezzo digitale. Niente ritrovi, niente festine, niente abbracci, un grottesco simulacro di scuola.

 

Come si può non soffrire? È impossibile. C’è chi si fa forza e in qualche modo cerca di reagire a una realtà opprimente, chi si rinchiude nel suo bozzolo e magari gli pare di starci pure bene, chi piange. Chi si fa del male. Che prezzo immane pagheremo per questo feroce esperimento sociale quando, cessata la sbornia mediatica indotta per ottundere i cervelli, verrà davvero il tempo dei bilanci?

 

Amministratori, voi che fate a gara per ideare vessazioni inedite, ce l’avete una vaga percezione di cosa state infliggendo ai nostri giovani? «Educatori», voi che, impegnati e compunti, esortate gli alunni a praticare la «resilienza» come chiedono i manuali di (ri)educazione civica, riuscite per un attimo a pensare al disastro umano di cui vi state rendendo complici?

 

Procedete come automi, esecutori implacabili di ordini insensati, dispensatori a vostra volta di ordini inventati, in un crescendo di demenza senza fine. Ma davvero non vedete come il vento di follia da cui vi lasciate trasportare a corpo morto lasci dietro di sé una scia di tristezza quando non di disperazione, e molte più vittime di quelle causate dal microbo nefasto?

 

Pensate forse che di questo danno immane non sarete chiamati a rispondere?

Pensate forse che di questo danno immane non sarete chiamati a rispondere?

 

 

Educazione civica e resilienza

Il monstrum, che porta il nome bello e rassicurante di «educazione civica», sta velocemente radicandosi come un parassita rampicante nel cuore degli insegnamenti curricolari, succhiando ore e linfa e senso alle discipline fondamentali: è stato congegnato con tempismo strabiliante per entrare in vigore al momento giusto, in piena palingenesi pandemica.

 

Non è altro che un nuovo catechismo – abbracciato con slancio anche dalle parrocchie, in sostituzione di quello scaduto – funzionale a instillare e progressivamente cementare nelle teste degli scolari, attraverso una serie di formulette rituali, i nuovi comandamenti dettati sul monte Davos e scritti nelle tavole della legge «umanitaria» che va sotto il nome di Agenda 2030: quella che dà titolo a tutti i libri di testo della nuova supermateria.

Un nuovo catechismo  funzionale a instillare e progressivamente cementare nelle teste degli scolari, attraverso una serie di formulette rituali, i nuovi comandamenti dettati sul monte Davos e scritti nelle tavole della legge «umanitaria» che va sotto il nome di Agenda 2030

 

È il manuale del bravo cittadino obbediente, conforme, ligio all’autorità. Si fa presto, così, a plasmare eserciti di soldatini modello, scandendo a ritmo totalitario i dogmi del civismo di regime, e insieme alimentando la paura e i sensi di colpa, e ancora demonizzando e reprimendo sul nascere ogni impulso di insubordinazione: l’insopprimibile bisogno di appartenere a un gruppo in cui riconoscersi esercita sui giovani una pressione potente e quasi invincibile. Basta minacciare l’ostracismo, e il gioco è fatto.

 

Una delle parole d’ordine del decalogo è la famosa «resilienza», che fino a poco tempo fa era una proprietà dei materiali e stava a indicare, dal latino resilio («salto indietro», «rimbalzo»), la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.

 

Ultimamente il termine va di moda in senso traslato, a significare l’attitudine di un individuo, o di un sistema, di adattarsi a una condizione negativa o traumatica. Piace alla gente che piace, soprattutto agli psicologi e ai sociologi, alle soubrette televisive e ai presidenti incaricati, perché suona bene e permette di darsi un tono di elevazione culturale a buon mercato, mentre fornisce a chi lo sfoggia la prova incontrovertibile di essere à la page. Un noto influencer e deejay, tale Gianluca Vacchi, se lo è fieramente tatuato sulla pancia. Sgarbi, dopo il discorso di Draghi al Senato, che lo ha ripetuto dieci volte dieci, ha detto che si tratta di neologismo «usato solo dagli incapaci, dai cretini, dagli ignoranti». 

 

«Resilienza»: Sgarbi, dopo il discorso di Draghi al Senato, che lo ha ripetuto dieci volte dieci, ha detto che si tratta di neologismo «usato solo dagli incapaci, dai cretini, dagli ignoranti»

Ma sbaglierebbe chi lo liquidasse come mero fenomeno di folklore linguistico, perché in realtà è ben di più: è strumento di una manovra di persuasione collettiva per cui, in presenza di radicali cambiamenti per la loro vita, le persone vanno educate ad adeguarvisi senza opporre alcuna resistenza e, ancor prima, senza tentare di comprendere cosa davvero accada, ad opera di chi, e perché.

 

In pratica, la gente deve convincersi che la virtù risiede nel saper sviluppare in ogni circostanza un indefinito spirito di adattamento, in modo che lo sforzo sia rivolto sempre e solo verso se stessi, a prescindere dal tipo di cambiamento, dalla sua genesi e dalla sua bontà: non deve essere contemplata l’opzione di contrastarlo e superarlo, nemmeno quando implichi imposizioni palesemente ingiuste, dissennate, distruttive.

 

E così, a scuola, bisogna programmaticamente scoraggiare ogni velleità di pensiero autonomo e alternativo, che rischi di indurre qualcuno a non subire supinamente i comandi diramati dalla centrale.

 

 

In pratica, la gente deve convincersi che la virtù risiede nel saper sviluppare in ogni circostanza un indefinito spirito di adattamento, in modo che lo sforzo sia rivolto sempre e solo verso se stessi, a prescindere dal tipo di cambiamento, dalla sua genesi e dalla sua bontà: non deve essere contemplata l’opzione di contrastarlo e superarlo, nemmeno quando implichi imposizioni palesemente ingiuste, dissennate, distruttive

Il protocollo scolastico veneto

Il Veneto laborioso ed efficiente è un laboratorio di eccellenza per testare il tasso di resilienza della popolazione. Possiede un governatore nominato per acclamazione, e un inveterato rispetto per le istituzioni. Vige, qui, un nuovo protocollo per la gestione dell’epidemia nelle scuole. Lo ha elaborato l’autorità sanitaria sottoforma di linee guida e poi la regione lo ha imposto alle scuole di ogni ordine e grado, asili esclusi, senza nemmeno recepirlo con un qualche genere di provvedimento formale.

 

Il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, dunque, è diventato legislatore. Congratulazioni.

 

Ebbene, questo protocollo prevede che, alla presenza di un caso di positività, anche se riguarda un soggetto asintomatico e quindi verosimilmente non contagioso (lo dice pure Fauci), scatta il tamponamento di massa, tramite convocazione allo stadio, curva sud (non è una boutade), di tutta la classe.

 

Cioè, non solo dei contatti stretti, individuati secondo i criteri stabiliti tenendo conto della pletora di stringenti misure di sicurezza imposte agli scolari e ai docenti (mascherine sempre, rigoroso distanziamento, igienizzazione, finestre aperte, divieto di scambio di materiali, eccetera eccetera). No. Tutto il repertorio di restrizioni è di fatto vanificato dalla trovata del «contatto scolastico», categoria inventata per far partire in automatico per classi intere la giostra dei tamponi seriali e l’eventuale quarantena.

È stato costruito un marchingegno perfetto per sottomettere le famiglie, senza eccezioni, a un ciclico rituale, che testimoni la partecipazione corale alle sacre liturgie della nuova religione terapeutica la quale, come ogni religione che si rispetti, richiede offerte

 

Tutti allo stadio per il trattamento, tutte le volte che si verifichi un presupposto che è ormai fenomeno corrente, normale, persino fisiologico.

 

È stato costruito un marchingegno perfetto per sottomettere le famiglie, senza eccezioni, a un ciclico rituale, che testimoni la partecipazione corale alle sacre liturgie della nuova religione terapeutica la quale, come ogni religione che si rispetti, richiede offerte.

 

Se poi la conversione non fosse spontanea, scatta la minaccia.

 

Un manipolo di signori senza arte né parte, che non sa nemmeno cosa sia il diritto e ne brandisce a vanvera le parole, in virtù della divisa che indossa si permette di tenere sotto schiaffo una popolazione fatta di bambini, di giovani, di famiglie, di lavoratori, attraverso la forza e l’intimidazione

Sì, perché il testo redatto dalla autorità sanitaria onnipotente, e recepito con atto di fede dalla autorità amministrativa, prevede che, nell’ipotesi residuale in cui qualcuno rifiuti il tampone – com’è nel suo diritto costituzionalmente garantito in materia di trattamenti sanitari –, lo stesso SISP, «oltre a porre in quarantena i contatti scolastici senza test di screening», valuti «le strategie più opportune per la tutela della salute pubblica, inclusa la possibilità di disporre la quarantena per tutti i contatti scolastici (a prescindere dal test di screening)». Tradotto: ti passa per la testa l’idea di non far tamponare tuo figlio con le modalità zootecniche prescritte? Sappi che possiamo scatenarti addosso una cinquantina di genitori infuriati, ti avvertono le istituzioni provvidenti, quelle stesse che organizzano compulsivamente progetti contro il bullismo nelle scuole.

 

Ricapitolando: un manipolo di signori senza arte né parte, che non sa nemmeno cosa sia il diritto e ne brandisce a vanvera le parole, in virtù della divisa che indossa si permette di tenere sotto schiaffo una popolazione fatta di bambini, di giovani, di famiglie, di lavoratori, attraverso la forza e l’intimidazione.

 

La tragedia vera è che le vittime, per lo più, incassano, sacrificando all’idolo sanitario ogni bene e ogni libertà.

 

 

La tragedia vera è che le vittime, per lo più, incassano, sacrificando all’idolo sanitario ogni bene e ogni libertà

Chi sta pagando e chi pagherà

Le greggi stanno dimostrando una docilità probabilmente insperata al loro stesso mandriano. Il terreno è già pronto per la soluzione finale, verso la quale accorreranno in molti, dietro il miraggio del ritorno a una normalità i cui connotati vengono nel frattempo via via ridefiniti.

 

Non tutti però sono disposti a offrire i propri figli come vittime sacrificali al nuovo feticcio terapeutico. E chi vede il disegno in controluce non si arrenderà facilmente.

 

Se può ancora darsi che qualche povero teledipendente sia convinto della narrazione ufficiale diffusa a reti unificate – gli stessi media che esercitano una censura serrata contro qualsiasi voce dissonante – è difficile, ormai, credere alla buona fede di chi ricopre posizioni di potere; impossibile pensare che lorsignori ignorino come centinaia di medici onesti e intraprendenti stiano onorando l’antico giuramento e curino la gente in casa con farmaci sicuri, di lungo corso, che hanno il solo effetto collaterale di essere innocui ed economici.

 

Non tutti però sono disposti a offrire i propri figli come vittime sacrificali al nuovo feticcio terapeutico. E chi vede il disegno in controluce non si arrenderà facilmente

Impossibile che non sappiano che il COVIDsi sconfigge a domicilio e che è entrato a far parte, come era per l’influenza stagionale oggi miracolosamente scomparsa, della nostra quotidianità.

 

Impossibile che non vedano i danni incommensurabili che il COVID pigliatutto ha provocato, numeri alla mano, col sottrarre l’assistenza ai malati di altre più gravi patologie, che muoiono come le mosche per carenza di cure.

 

Vergognoso che facciano finta di non accorgersi della barbarie che le procedure dell’emergenza portano con sé, della solitudine siderale dei vecchi e dei malati, della sofferenza dei giovani segregati nella prigione dei sensi e criminalizzati se sognano di evadere.

 

Nulla ha senso nello scenario apocalittico che da un anno stiamo subendo, come tante comparse involontarie di un osceno film dell’orrore. Basterebbe essere in tanti a resistere ai ricatti e a obbedire alla legge, quella vera, che riconosce e garantisce le libertà fondamentali e sta lì proprio per proteggere quelle libertà dagli abusi degli apprendisti tiranni.

 

Arriverà il momento in cui la verità, autoevidente, diventerà contagiosa e soppianterà altri contagi. E allora tutti quelli che l’hanno pervicacemente calpestata, al riparo di un sistema criminale che si crede imbattibile, saranno chiamati in fila per uno a pagare il conto

Ma, intanto, quel nostro figlio si è buttato dal terzo piano di un albergo diroccato sotto gli occhi di sua madre. Intanto ai nostri figli viene di giorno in giorno sottratto un pezzo di vita. Gliene stanno graziosamente lasciando qualche boccone che sa di medicina, sotto stretto controllo dell’autorità, in alternativa al trasferimento armi e bagagli nell’inferno della finzione virtuale in via di rapido consolidamento nel dicastero di Colao.

 

Finché arriverà il momento in cui la verità, autoevidente, diventerà contagiosa e soppianterà altri contagi. E allora tutti quelli che l’hanno pervicacemente calpestata, al riparo di un sistema criminale che si crede imbattibile, saranno chiamati in fila per uno a pagare il conto.

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

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Epidemie

Il dipartimento dell’Agricoltura e l’Esercito USA iniziano la costruzione di un impianto contro un parassita carnivoro

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Le autorità statunitensi hanno dato il via ai lavori per la costruzione di un impianto in Texas per la produzione di mosche sterili della Mycoplasma cynoplasma (NWS), un parassita che si nutre di carne e che si è diffuso in tutto il Messico, rappresentando una seria minaccia per il bestiame, la fauna selvatica e la salute pubblica degli Stati Uniti.

 

Situata nella base aerea di Moore, a Edinburg, la struttura «è in fase di costruzione con una tempistica serrata, progettata per espandere rapidamente la capacità di produzione nazionale di mosche sterili», ha dichiarato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) in un comunicato del 17 aprile.

 

L’avvio delle operazioni iniziali è previsto per novembre 2027, con una produzione di 100 milioni di mosche sterili a settimana. «La costruzione proseguirà immediatamente dopo la fase operativa iniziale per portare la piena capacità produttiva a 300 milioni di mosche sterili a settimana», ha aggiunto il dipartimento.

 

Le mosche femmine della specie NWS depongono le uova negli orifizi o nelle ferite degli animali a sangue caldo, dalle quali in seguito si schiudono le larve. La larva si insinua in profondità nelle ferite, nutrendosi della carne dell’ospite.

 

La ferita si allarga man mano che si schiudono altre uova e altre larve si nutrono della carne, portando infine l’animale alla morte. Una singola mosca femmina può deporre fino a 3.000 uova nel corso della sua vita. Grandi sciami di questi parassiti provenienti dal Messico rappresentano una seria minaccia per l’industria zootecnica americana.

 

Attualmente, i casi attivi più vicini al confine tra Stati Uniti e Messico sono stati segnalati nello stato messicano di Nuevo León, situato a meno di 70 miglia dal confine.

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È possibile contrastare gli sciami di mosche NWS rilasciando maschi sterili nel gruppo. Quando i maschi si accoppiano con le femmine, depongono uova non fecondate. Col tempo, lo sciame si riduce, allontanando la minaccia.

 

Nella sua recente dichiarazione, l’USDA ha affermato di produrre già mosche sterili in uno stabilimento a Panama che produce 100 milioni di insetti a settimana. Inoltre, l’agenzia ha investito 21 milioni di dollari in uno stabilimento messicano, che dovrebbe entrare in funzione quest’estate.

 

L’impianto della base aerea di Moore, con una capacità produttiva massima di 300 milioni di mosche sterili a settimana, rafforza gli sforzi americani per contrastare la minaccia del NWS (Sindrome della mosca della frutta e della sabbia).

 

A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all’importazione di animali vivi (bovini, cavalli e bisonti) dal Messico a causa del parassita NWS. Oltre che negli animali, il virus NWS è noto per infettare anche gli esseri umani in rari casi.

 

Secondo un rapporto del 14 aprile dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie CDC), sono stati segnalati numerosi casi di questo tipo al di fuori degli Stati Uniti. «Nel 2023, Panama e Costa Rica hanno identificato un focolaio di NWS. Da allora, tutti i paesi dell’America Centrale e del Messico, dove la NWS era stata precedentemente tenuta sotto controllo, hanno identificato casi negli animali e nell’uomo», ha affermato il CDC. «Al 14 aprile 2026, questi paesi hanno segnalato quasi 168.000 casi di NWS negli animali e oltre 1.700 casi nelle persone».

 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un caso confermato di infezione da NWS è stato riscontrato in una persona rientrata nel Paese da El Salvador.

 

L’infezione da Cocciniglia del Nuovo Mondo nell’uomo è generalmente non fatale se diagnosticata e trattata precocemente. Tuttavia, se non individuate e trattate precocemente, le infestazioni possono causare danni estesi ai tessuti e un dolore intenso e persistente in caso di lesioni ai nervi. Inoltre, se le larve penetrano negli organi vitali, possono insorgere complicazioni.

 

Nell’uomo, i sintomi includono dolore, sanguinamento della ferita, odore sgradevole intorno alla zona infetta e mancata guarigione naturale, con l’individuo che tende a percepire il movimento delle larve nella zona ferita.

 

Il CDC ha chiarito che le mosche NWS non sono state rilevate negli Stati Uniti e che non vi è «alcun rischio immediato di infestazione per le persone».

 

Come noto al lettore di Renovatio 21, la sterilizzazione via immissione di insetti geneticamente modificati è un tipo di operazione già programmata nel caso delle zanzare OGM, il cui uso dal controllo della popolazione parassitica si è esteso a quello della popolazione umana, con progetti di vaccinare le persone tramite zanzare bioingegnerizzate.

 

Le zanzare OGM sono state rilasciate in varie parti del pianeta, dall’Africa alle Hawaii alla Caliornia alla Florida al Brasile – dove la dengue, in seguito, è aumentata del 400%.

 

Anche nel caso delle zanzare è sensibile la presenza dell’esercito USA, oltre all’onnipresente Bill Gates.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.   Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione? Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.   Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute? Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.   Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione? La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.   E cosa ha fatto il ministero? Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.   Perché non si sono fermati? Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.   Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino? Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.   Perché? Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo? Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.   A cosa ha portato tutto questo? Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».   Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»? Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».   Cosa è successo durante l’udienza? Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».   Solo un ricatto? Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.   Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite. Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.   I politici vaccinisti stanno cambiando idea? Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.   Quale valore ha la Commissione in questo momento? I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.   Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21? Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.  

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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Epidemie

Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.

 

Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».

 

«Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.

 

LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.

 

La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.

 

La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.

 

Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.

 

Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.

 

A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».

 

Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.

 

Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.

 

Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.

 

«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.

 

«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».

 

«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».

 


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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.

 

Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.

 

Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.

 

Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.

 

 

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