Connettiti con Renovato 21

Spirito

Pene invalide, sacramenti validi

Pubblicato

il

Nell’omelia pronunciata domenica 5 luglio 2026 nella chiesa del Seminario San Pio X di Ecône, padre Bernard de Lacoste, direttore del seminario, ha risposto, alla luce del diritto canonico, alle principali questioni sollevate dal decreto del 2 luglio riguardante le consacrazioni episcopali e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Miei carissimi fratelli,

 

Il 2 luglio, il giorno dopo le consacrazioni, il cardinale Fernández ha pubblicato un decreto, un decreto severo, riguardante le consacrazioni e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Vorrei dire qualche parola su questo decreto e rispondere in particolare a quattro domande.

 

Innanzitutto: quanto accaduto il 1° luglio costituisce davvero uno scisma?

 

E poi: esiste davvero una scomunica per i vescovi, i sacerdoti e i fedeli che approvano queste consacrazioni?

 

E ancora: i sacramenti celebrati nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sono leciti?

 

Infine: le confessioni e i matrimoni celebrati nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sono validi?

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Le consacrazioni del 1° luglio costituiscono uno scisma?

Se torniamo alla definizione di scisma, non è un qualsiasi atto di disobbedienza al Papa a costituire uno scisma. Lo scisma è una disobbedienza che sfida il primato del Papa; è una ribellione contro l’ufficio papale stesso.

 

Ma questo non è assolutamente ciò che è accaduto il 1° luglio a Écône.

 

Al contrario, nella Fraternità Sacerdotale San Pio X riconosciamo Papa Leone XIV come nostro capo, Vicario di Cristo. Ciò è particolarmente evidente in tutte le comunicazioni che il nostro Superiore Generale gli ha inviato. Le lettere che gli ha indirizzato sono permeate dal rispetto di un figlio che si rivolge al padre, di un suddito che parla al suo superiore e guida.

 

Inoltre, l’anno scorso siamo andati a Roma per l’Anno Santo, cosa che gli scismatici non farebbero mai.

 

Ad ogni Messa, i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X nominano Leone XIV nel Canone della Messa, e preghiamo per il papa ad ogni Benedizione del Santissimo Sacramento, cosa che nessun scismatico può fare.

 

È dunque certo che le consacrazioni episcopali del 1° luglio non costituirono un atto scismatico.

 

Abbiamo un indizio interessante a riguardo. Nel 1988, le autorità romane dichiararono: «avete commesso un atto scismatico», quando l’arcivescovo Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa.

 

Eppure, oggi, nel 2026, ci viene nuovamente detto che siamo in scisma e che stiamo abbandonando la Chiesa, quando già nel 1988 ci veniva detto la stessa cosa. Possiamo abbandonare una società dalla quale siamo già usciti? È assurdo.

 

Le consacrazioni del 2026 non sono quindi più scismatiche di quelle del 1988. La Fraternità Sacerdotale San Pio X è opera della Chiesa e obbedisce al Papa ogniqualvolta impartisce ordini conformi alla fede e alla morale.

Sostieni Renovatio 21

I vescovi, i sacerdoti e i fedeli sono scomunicati?

Le disposizioni del decreto del cardinale Fernández sembrano severe.

 

Esiste un principio fondamentale del diritto canonico: non c’è punizione ecclesiastica senza peccato. Solo chi ha commesso un peccato mortale può incorrere in una punizione ecclesiastica.

 

Ma l’atto del 1° luglio ha costituito un atto di fedeltà alla fede cattolica: trasmettere il sacerdozio, trasmettere l’episcopato, trasmettere la fede e i sacramenti come la Chiesa ha sempre voluto trasmetterli.

 

Esiste un altro grande principio del diritto penale canonico: chi agisce sotto l’influenza di una situazione di necessità non può incorrere in alcuna pena.

 

È evidente, tuttavia, che le consacrazioni del 1° luglio si sono svolte proprio per una simile necessità: la drammatica necessità in cui ci troviamo oggi nella Chiesa, dove la fede non viene più insegnata, dove la morale viene calpestata, dove i fedeli vivono in grande confusione e profonda oscurità, perché le stesse massime autorità della Chiesa a volte diventano fonte di confusione.

 

Il Codice di Diritto Canonico del 1983 aggiunge addirittura che non è prevista alcuna sanzione, nemmeno in caso di errore nella valutazione di tale necessità.

 

Pertanto, chi si sbagliasse pensando che sussista un caso di necessità, quando in realtà non c’è, sfugge anche alla pena automatica che il diritto canonico chiama latae sententiae.

 

Si deve dunque concludere che né i vescovi della Fraternità, né il clero, né i fedeli sono scomunicati.

 

Inoltre, un altro indizio è molto interessante.

 

Ricorderete che nel 2009 la Santa Sede revocò le presunte scomuniche dei quattro vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre nel 1988. Tuttavia, queste presunte scomuniche furono revocate nonostante i soggetti interessati non avessero mai mostrato il minimo segno di contrizione, pentimento o intenzione di cambiare.

 

Tuttavia, nella Chiesa esiste una regola molto rigida: quando una persona viene scomunicata, non può essere riabilitata se non si pente del suo peccato. Eppure i nostri quattro vescovi non si sono mai pentiti delle consacrazioni del 1988. Al contrario, hanno sempre espresso la loro gratitudine all’arcivescovo Lefebvre e la loro gioia per aver ricevuto tale consacrazione.

 

Eppure, le presunte scomuniche furono revocate. Forse le stesse autorità romane non ci credevano.

 

Quanto a voi, cari fedeli, siete forse scomunicati? No, come abbiamo appena visto. Ma c’è un ulteriore argomento.

 

Il decreto del cardinale Fernandez del 2 luglio è accompagnato da una nota integrativa che a sua volta rimanda a una nota del 24 agosto 1996. Tuttavia, questo documento della Santa Sede afferma esplicitamente: «le diverse situazioni devono essere valutate caso per caso».

 

La Santa Sede stessa chiarisce che non esiste una scomunica generale che colpisca indiscriminatamente tutti i fedeli, ma che ogni situazione deve essere esaminata individualmente. In altre parole, un fedele non sarà certamente scomunicato a meno che non sia stato emesso un giudizio specifico che lo riguardi personalmente.

 

Pertanto, potete essere certi di non aver subito alcuna scomunica.

Iscriviti al canale Telegram

I sacramenti celebrati nella Fraternità sono leciti?

Il decreto stabilisce che, d’ora in poi, i sacramenti celebrati nella Fraternità Sacerdotale San Pio X sono illeciti, ovvero proibiti e illegali. È corretto?

Questo sarebbe vero in una situazione pacifica e normale per la Chiesa. Ma esiste un grande principio del diritto canonico, già presente nei Decretali di Gregorio IX e in San Tommaso d’Aquino: «la necessità rende lecito ciò che è illecito». In altre parole, ciò che non è permesso in circostanze normali diventa permesso quando ci si trova in una situazione di necessità.

 

Questa è esattamente la situazione che stiamo vivendo oggi.

 

È vero che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non gode di un ordinario status canonico. Se tutto andasse bene nella Chiesa, non avrebbe bisogno di esercitare il suo ministero. Ma oggi ci troviamo in una situazione drammatica. Molti sacerdoti regolarmente approvati non insegnano più la vera fede o danno cattivi consigli morali.

 

Ci troviamo dunque in un autentico caso di necessità, in cui sacerdoti fedeli alla Tradizione esercitano un ministero perfettamente legittimo per il bene delle anime, al fine di porre rimedio alla tragica situazione in cui si trovano oggi tanti cattolici.

 

Le confessioni e i matrimoni sono validi?

Per quanto riguarda la validità del sacramento della penitenza, è vero che un sacerdote, per concedere validamente l’assoluzione, deve avere giurisdizione sul penitente. Tuttavia, i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X attualmente non possiedono la giurisdizione ordinaria e abituale.

 

Tuttavia, il diritto canonico prevede espressamente la giurisdizione sostitutiva in numerosi casi, poiché la preoccupazione primaria della Chiesa è la salvezza delle anime. Questa è la sua legge suprema. Pertanto, la Chiesa conferisce molto spesso la giurisdizione a un sacerdote che ne è privo, affinché possa validamente impartire l’assoluzione.

 

Ad esempio, quando un fedele sta per morire e l’unico sacerdote presente non ha giurisdizione, la Chiesa gliela conferisce in virtù della sola situazione in cui si trova.

 

Lo stesso vale quando un sacerdote dimentica inavvertitamente che il suo mandato è scaduto e che non possiede più la giurisdizione.

 

Oppure, ancora, quando c’è un equivoco diffuso: tutti credono che il sacerdote abbia giurisdizione, mentre in realtà non è così. Anche in questo caso, interviene la Chiesa.

 

Per analogia, e l’analogia giuridica è un principio riconosciuto anche nel diritto canonico, le soluzioni previste dalla legge vengono applicate a situazioni analoghe.

 

È dunque assolutamente certo che i sacerdoti fedeli alla Tradizione beneficiano ora di una giurisdizione supplementare che consente loro di assolvere validamente tutti i fedeli che vengono a confessarsi davanti a loro.

 

Qualcuno potrebbe obiettare: «non sono del tutto convinto da questa argomentazione. Presenta certamente ragioni valide, ma nutro ancora qualche dubbio».

 

Tuttavia, il diritto canonico prevede espressamente che, quando un sacerdote ha solo una giurisdizione dubbia, la Chiesa gli conferisce una giurisdizione certa affinché i fedeli possano essere certi della validità dei sacramenti.

 

Pertanto, anche se qualcuno ritenesse dubbia la nostra giurisdizione, questa sostituzione della Chiesa rende certa la giurisdizione dei sacerdoti fedeli alla Tradizione.

 

Per quanto riguarda il matrimonio, occorre ricordare che il ministro del sacramento non è il sacerdote, bensì gli sposi stessi, che si conferiscono reciprocamente il sacramento con il loro consenso matrimoniale.

 

Il Concilio di Trento ha effettivamente richiesto che tale consenso fosse scambiato davanti al parroco, pena l’invalidità del matrimonio. Tuttavia, il diritto canonico ha sempre previsto situazioni in cui è molto difficile sposarsi davanti al sacerdote: perché è assente, perché si rifiuta di venire, o perché sussistono gravi impedimenti fisici o morali.

 

In queste circostanze, il diritto canonico afferma che il matrimonio rimane valido, anche se non è stato contratto davanti al parroco. È lecito anche se celebrato davanti a un altro sacerdote che non ha giurisdizione.

 

Pertanto, nelle attuali circostanze della Santa Chiesa, quando un giovane e una giovane si scambiano le promesse di matrimonio davanti a un sacerdote fedele alla Tradizione che non sia parroco, tale matrimonio è certamente valido e lecito.

Aiuta Renovatio 21

Conclusione

In realtà, cari fedeli, il problema fondamentale non è la questione delle consacrazioni senza mandato papale. La prova è che in Cina le consacrazioni avvengono regolarmente senza mandato papale e che negli ultimi anni la Santa Sede non ha scomunicato nessuno.

 

Ciò che oggi preoccupa le autorità romane è il nostro attaccamento alla dottrina cattolica e il nostro rifiuto degli errori del Concilio Vaticano II. Questo è il nocciolo del problema.

 

La prova migliore di ciò è che la Santa Sede, pochi giorni fa, ha istituito un’intera procedura per i sacerdoti che desiderano lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X per rientrare nell’ordinamento giuridico. Diversi documenti devono essere letti e firmati, e uno di questi richiede esplicitamente l’accettazione del Concilio Vaticano II.

 

Il problema è quindi di natura dottrinale, non disciplinare.

 

In conclusione, cari fedeli, dobbiamo rimanere profondamente legati alla fede cattolica e avere la certezza che il ministero dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X è pienamente parte della Santa Chiesa Romana; questi sacerdoti continueranno a impartirvi i sacramenti con la stessa devozione, per il bene delle vostre anime.

 

Potremmo essere tentati di provare una certa animosità verso il Papa o il Cardinale Fernández, ma questo non sarebbe un atteggiamento cristiano. Dobbiamo continuare ad amare il Papa, e anche il Cardinale Fernández, a perdonarli di cuore e a pregare per loro. Sì, il Papa ha bisogno delle nostre preghiere; la Chiesa ha bisogno delle nostre preghiere.

 

E siamo felici di continuare a lavorare per preservare la fede e dare a tutta la Chiesa una splendida testimonianza della nostra fedeltà.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Satira

Scomuniche, la grande profondità teologica della TV dei vescovi e del vostro 8 per mille

Pubblicato

il

Da

TV2000, il canale televisivo della della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) con un servizio giornalistico ci informa, senza nominarli, della situazione dei fedeli della FSSPX.   La clip, che immaginiamo sia passata sull’etere, è visibile sullo YouTubo con il titolo «Lefebvriani, le conseguenze della scomunica: ecco cosa significa». Clicchiamo fiduciosi.   Compare un tizio barbuto e canuto con una camicia scuro-violacea e delle bretelle a pois.   Il giornalista gli porge il microfono episcopale e gli chiede «cosa è la scomunica e perché un cattolico dovrebbe temerla?»   Il signore intervistato, un giardino sullo sfondo con un forte sottofondo di grilli che cantano, risponde: «la deve temere perché significa essere fuori dalla comunione con la chieza. Non riguarda solo chi magari compie gesti particolari di rottura, ma anche chi aderisce a questi gesti». L’accento centroitaliano è forte, ma è un’altra informazione che ci colpisce: il tizio è un prete, anzi, deppiù: un teologo della Pontificia Università Lateranense. Confessiamo che quando parla genericamente di «gesti», non sappiamo a cosa si riferisce: il gesto dell’ombrello? Il gesto delle corna? Un beau geste?   Non importa: l’importante è capire che dentro allo scomunicone tuchone ci sono dentro anche i fedeli, cosa che non sembra turbare il nostro.  

Sostieni Renovatio 21

Il denso minutino di intervista antilefebvriana continua: cosa non può fare uno scomunicat?   «Non può partescipare alla comunione eugaristiga, per ezempio. Né agli altri sacramenti» ammonisce don Barba, mentre il montaggio manda le immagini della folla oceanica di Econe attraversata dall’infinita processioni di religiosi FSSPX, lasciando ancora in sottofondo, per qualche ragione, i grilli. «Ciò che invece deve fare è più importante: cioè deve convertirsi, deve cercare un gammino di riconciliaziòne con la comunità». Eccerto.   «Con lo scisma lefebvriano quindi il rischio c’è non solo per i vescovi ma anche per i fedeli laici» chiede l’invisibile giornalista con una domanda che sgorga spontaneissima, neanche un po’ programmata per terrorizare lo spettatore con tendenze tradizioniste.   Il rischio, dice don bretella, è «per chi aderisce, ovviamende convindamende, poi nella coscienza dell persone penzo  che non può andare nessuno, nemmeno il Sant’Uffizio». È un’ammissione oscura che non sappiam bene come prendere.   «Però nel momendo in cui si aderisce, e si sa, consapevolmente, a una comunidà che si sa fuori della Chiesa cattolica, si aderisce e si è sco-municati» continua don camicia, senza metterci troppo significato, ma con la manina che a questo punto va su è giù.   Infine arriva la perla.   Scorrono i filmati della potente cerimonia ad Econe. «La gente è affascinata dalla ricchezza, dalla solennità delle liturgia dei tradizionalisti» attacca il giornalista. «Lei guardando le immagini cosa ha pensato?».   «Ho pensato che… pure è un po’ colpa nostra» risponde il teologo scomunicatore. «Perché forse abbiamo troppo banalizzato la celebrazione… la celebrazione è divendada un momendo quasi insomma di volemose bene.. di ztare insième bbène eccètera».   La microintervista scomunicatrice finisce così, alla grandissima, con la rivelazione che la Chiesa non vuole più il volemose bene almeno non con i lefebvriani, mentre con l’arcivescovessa canterburina, i transessuali di Ostia, i maomettani e i gommonauti afrolampedusani tutti dobbiamo volerse bbèene, e tantissimo.

Aiuta Renovatio 21

Occhei. Solo un dettaglia da specificare al lettore:  TV2000 è finanziata in modo significativo attraverso i fondi dell’8 per mille destinati alla Chiesa Cattolica.   La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) destina annualmente una quota del gettito totale dell’8 per mille alla gestione dei propri mezzi di comunicazione sociale, raggruppati sotto la società Rete Blu S.p.A. Questo budget serve a coprire i costi di produzione e trasmissione di TV2000, del circuito Radio InBlu e dell’agenzia di stampa Agenzia SIR. Accanto a questi fondi ecclesiastici, il canale si sostiene anche attraverso la normale raccolta pubblicitaria commercializzata sulla propria rete.   Cioè, si prendono le vostre tasse (magari facendo spot pietosi in cui si vedono i preti che aiutano i poveri, i drogati, etc.) e poi si fanno un canale dove c’è pure la réclame, oltre che il terrorismo conciliare.   Come per dire: se non lo avete ancora fatto, dismettete da subito il vostro 8 per 1000 alla Chiesa cattolica. Con la certezza che prima o poi, visto che è quello che solamente gli interessa (assieme all’IMU e alle scuole paritarie: i veri temi che infiammano la chiesa italiana, non l’aborto, la provetta, l’eutanasia) lanceranno, immaginiamo, anche uno scomunicone per i renitenti alla kirchensteuer italica.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Spirito

Mons. Viganò: la Chiesa sostituita da un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Viganò del 29 giugno 2026

 

Diligis me?

Omelia per la Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

 

Si diligis me, pasce oves meas. Non enim pascit oves qui non diligit Christum.

Mercenarius est qui non diligit, sed suum quærit, non quæ Jesu Christi.

 

Se mi ami, pasci le mie pecore. Infatti non pasce le pecore chi non ama Cristo.

È un mercenario chi non ama, ma cerca il proprio interesse, non quello di Gesù Cristo.

Sant’Agostino

 

Con la solennità odierna dei Santi Apostoli Pietro e Paolo la Santa Chiesa ci pone dinanzi al mistero tremendo del mandato affidato da Nostro Signore al Principe degli Apostoli. A riparazione del triplice rinnegamento nel Pretorio, Egli chiede a Simon Pietro una triplice professione di amore, dopo essere apparso ai discepoli sul lago di Tiberiade. Mi ami tu? Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore (Gv 21, 15-19). È su queste parole del Maestro — insieme a quelle pronunciate a Cesarea di Filippo, Tu sei Pietro (Mt 16, 17-18) — che si fonda il Papato cattolico.

 

Il Signore edifica la Sua Chiesa su Pietro, ordinandogli di pascere il Suo gregge, di amare il Suo Corpo Mistico e il suo Capo Divino dello stesso amore soprannaturale — la Carità — che è senza condizioni e che giunge a dare la vita per gli amici (Gv 15, 13). Un mandatum intrinsecamente eroico, che fa di Pietro e dei suoi Successori i legittimi Vicari di Cristo in terra; e che per le implicazioni che comporta nel governo della Chiesa e nella salvezza delle anime richiede, come imprescindibile condizione, l’unione coerente della Verità e della Carità. Tanto è il potere dato da Dio a un uomo, tanta la potestà regale e sacerdotale che Cristo riversa nel Papato. E quanto più il Sommo Pontefice si distingue per la propria individualità — il papa buono, il papa del sorriso, il papa globe-trotter, il papa teologo, il papa delle periferie — tanto meno echeggia la voce del Maestro nelle sue parole.

 

Oggi l’ordine che il divino Legislatore ha voluto dare al Papato Romano e alla Sua Chiesa è sovvertito proprio da chi siede ai vertici dell’istituzione. Il tradimento non è dissimulato, ma ostentato senza ritegno, nella folle convinzione di avere ormai raggiunto lo scopo, di essere a poca distanza dallo sciagurato traguardo della dissoluzione della Chiesa Cattolica, per sostituirla con un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo.

Sostieni Renovatio 21

Ubi sedes beatissimi Petri, et Cathedra veritatis ad lumen gentium constituta est — scriveva papa Leone XIII nel suo Esorcismo — ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suæ; ut, percusso pastore, et gregem disperdere valeant. Dove il Signore ha posto la sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della verità per illuminare i popoli, lì i Suoi nemici hanno posto il trono dell’abominazione e della loro empietà, perché dopo aver colpito il Pastore, possano disperdere il Gregge.

 

Le parole profetiche della visione di Leone XIII possono aver lasciato forse sgomenti e increduli i contemporanei di quel papa, e così è stato fino a Pio XII. Ma cent’anni dopo, esse si rivelano tanto inquietanti quanto precise, e completano il monito della Vergine Santissima a La Salette: Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo. E cos’è questa, se non l’abominazione della desolazione di cui parlano il Profeta Daniele (Dan 9, 27; 11, 31; 12, 11) e lo stesso Vangelo (Mt 24, 15 e Mc 13, 14)? Cos’è, se non la desolazione della Città santa (Ap 11,2) e la Grande Meretrice (Ap 17, 1-18), seduta sui sette colli, ubriaca del sangue dei Santi, che simboleggia ogni forma di apostasia e di falsa religione che si allea con il potere politico contro la Chiesa?

 

Chi se non la sede dell’Anticristo e il trono dell’abominazione fulminerebbe la scomunica a quei Vescovi che non intendono avvallare il tradimento di Roma e che denunciano la rivoluzione conciliare da oltre sessant’anni? Potremmo mai concepire, come Cattolici, che sia un Papa, un Vicario di Cristo, a comminare sanzioni canoniche a chi impugna le eresie del Vaticano II? E che l’intero Episcopato avvalli e incoraggi deviazioni dottrinali e morali, anziché contrastarle energicamente?

 

Una stolida miopia induce molti conservatori a rifugiarsi nella casistica di manuali scritti e pensati in tempi di normalità, cercandovi la soluzione ad una crisi unica, biblica, apocalittica, escatologica; e ad escludere categoricamente che un eretico non decada dal Papato, e che gli ci si possa appena resistere, riconoscendogli autorità e potestà. Essi non comprendono che la promessa del divino Redentore a San Pietro — Portæ inferi non prævalebunt — presuppone comunque un conflitto tremendo in cui la Sinagoga di Satana sembrerà prevalere, e la Chiesa Cattolica verrà data per morta. Presuppone un’apostasia generale che riguarda non solo gli agnelli — ossia i neofiti e i Cattolici fragili e insicuri — ma l’intero gregge, con i suoi pastori sostituiti dolosamente da mercenari e lupi feroci.

 

Ed è tremendamente vero: le potenze dell’inferno certamente non prevarranno contro la Chiesa di Cristo, ma dimostrano di aver già conquistato un’altra chiesa – anzi un’altra religione – che si vuole fondata non su Pietro, ma su una reinterpretazione ecumenica e sinodale del Papato alla luce del documento bergogliano «Il Vescovo di Roma. Primato e Sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint”».

 

Quando Simone fece la propria professione di fede – Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16) – il Signore gli rispose subito dopo: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli (ibid., 17). La Verità appartiene a Dio, e solo chi pensa e agisce secondo Dio parla con le parole di Verità. Per questo Pietro è beato. Ma è anche homo peccator per sua stessa ammissione (Lc 5, 8), meritevole di essere trattato dal Signore come il tentatore nel deserto: Via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! (Mt 16, 23). E il primo modo di pensare secondo gli uomini è rifiutare la Croce: Signore, non ti accada mai una cosa del genere! (Ibid., 25).

 

Ma non è appunto «pensare secondo gli uomini» e contraddire la Croce e il Sacrificio redentore di Nostro Signore, affermare che tutte le religioni sono sentieri che conducono a Dio? Non è “pensare secondo gli uomini” affermare con Amoris Lætitia che la morale si deve adattare alle voglie degli uomini, e che con Fiducia Supplicans la Chiesa deve ratificare i vizi più turpi, anziché additare alle anime la via stretta che conduce al Cielo? Non è vanificare la Passione di Nostro Signore sostenere una fratellanza universale che prescinde dalla paternità divina in Cristo?

 

La Chiesa è santa e indefettibile, certamente. Santa e indefettibile è la Cattedra del Beatissimo Pietro. Ma l’indefettibilità di chi è investito del Supremo Pontificato non è una sorta di “pilota automatico” che costringe il Pontefice a fare e dire ciò che vuole Nostro Signore. Il libero arbitrio gli consente di rispondere ed assecondare l’azione della Grazia di stato, ma anche di sottrarsi ad essa, rifiutandosi di compiere la volontà di Dio e usurpando la Sua sacra autorità per lo scopo opposto a quello stabilito da Gesù Cristo. Ciò rende odiosa l’autorità dei Vescovi che pretendono dai fedeli un’obbedienza che è buona e legittima solo se chi la esercita è a sua volta sottomesso ed obbediente al Capo del Corpo Mistico, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Fare dell’obbedienza un idolo — trasformare cioè in fine un mezzo ordinato — rappresenta un abuso intollerabile da parte di chi pretende dai sudditi un assenso acritico e servile, proprio nel momento in cui si sottrae alla suprema autorità di Dio e si arroga il diritto di decidere cosa del Depositum fidei meriti di essere conservato e cosa possa essere modificato.

 

La sinodalità — così come formulata da Prevost nei suoi molteplici interventi — crea la base dottrinale alla rivoluzione permanente che porterà il Vaticano II alle sue estreme conseguenze, ovvero alla dissoluzione dell’edificio cattolico per come lo conosciamo — l’ennesima battaglia vinta dalle porte degli Inferi, in una guerra in cui alla fine esse non prevarranno, in cui alla fine il Cuore Immacolato trionferà, in cui alla fine l’Anticristo sarà ucciso da San Michele Arcangelo, in cui alla fine Nostro Signore precipiterà Satana nell’abisso. Alla fine. E nel frattempo, mentre i codardi consegnano le armi e si arrendono al nemico, altri conseguono la vittoria finale sotto le insegne di Cristo Re.

 

Chi non deplorerebbe un generale che, avendo le armi e le truppe per sconfiggere l’avversario, deliberatamente ne impedisse l’uso, abbandonasse a se stessi i soldati e lasciasse saccheggiare e devastare la fortezza dopo averne spalancato le porte altrimenti inviolabili? Come lo si potrebbe considerare legittimo rappresentante di un sovrano, che ha tradito in tutto al quale nega i titoli regali per compiacere i suoi nemici?

 

Riconoscere legittimità a chi usurpa il Papato per demolirlo e distruggere con esso la Chiesa, trasforma il Pontificato in un monstrum autoreferenziale, lo trasforma nel trono dell’abominazione e di ogni empietà – secondo le parole di Leone XIII. E contraddice la Sacra Scrittura, dal momento che Nostro Signore stesso, per riammettere Pietro nel ruolo che con il rinnegamento aveva perduto, gli ha chiesto una triplice professione di Fede e di Carità. Se l’apostasia dei lapsi in tempi di persecuzione poteva comportare la loro esclusione dal corpo ecclesiale e una severa penitenza a vita, quale penitenza dovrebbe essere imposta a Papi e Vescovi che e tradiscono il Mandato ricevuto apostatano dalla Fede Cattolica?

 

La Fraternità San Pio X fa benissimo ad appellarsi allo stato di necessità per conferire le Consacrazioni episcopali senza il mandato papale. E se oggi il loro venerato Fondatore fosse ancora tra noi, di sicuro egli considererebbe queste Consacrazioni come indispensabili non solo alla sopravvivenza della Fraternità, ma anche e soprattutto alla difesa – per tutta la Chiesa – del Depositum Fidei, del Sacerdozio e della Messa Cattolica, garantendo una Successione Apostolica non inficiata da riti dubbi e da dottrine ereticali. Sarebbe infatti ben poco cattolico avere maggior sollecitudine per il proprio Istituto che non per l’intero corpo ecclesiale; e lo stato di necessità invocato per il bene delle anime perderebbe legittimità, se dovesse riguardare solo la salus Fraternitatis.

 

Se già all’epoca di Giovanni Paolo II l’arcivescovo Lefebvre denunciava le deviazioni conciliari, oggi egli non potrebbe non denunciare con maggior forza l’apostasia sinodale. Cedere alle minacce o alle lusinghe di Roma si è già dimostrata una scelta rovinosa e perdente: lo sanno bene i transfughi della Fraternità San Pietro, per i quali le promesse fatte prima che abbandonassero Ecône sono state in gran parte disattese.

 

Dopo Traditionis Custodes — tuttora in pieno vigore — sarebbe ancor più sconsiderato dar seguito all’invito che il cardinale Müller ha lanciato al Concistoro di questi giorni: replicare il meccanismo ricattatorio del Motu Proprio Ecclesia Dei che concede libertà liturgica in cambio dell’addomesticamento dottrinale e morale al Vaticano II e alla sua versione sinodale.

Aiuta Renovatio 21

Ancora una volta la quinta colonna del neomodernismo rappresentata dal conservatorismo ratzingeriano di alcuni ben noti Porporati impone l’accettazione del Concilio e della Messa montiniana come condicio sine qua non della comunione ecclesiastica, facendo eco a Leone che proprio pochi giorni fa ha riconosciuto come la minacciata scomunica alla Fraternità San Pio X non sia motivata da una questione canonica, quanto da una ragione dottrinale non negoziabile: l’accettazione del Vaticano II e della via sinodale. Tutto questo ti darò, se prostrato accetterai il Vaticano II e il Novus Ordo.

 

Sant’Agostino così commenta le parole del Vangelo: Si diligis me, pasce oves meas. Non dixit: Pasce tuas, sed meas. Pasce ergo meas, si me diligis: non sicut tuas, sed sicut meas. Quære in eis gloriam meam, non tuam; dominium meum non tuum; lucra mea, non tua. Se mi ami, pasci le mie pecore. Non ha detto: Pasci le tue, ma le mie. Pasci dunque le mie, se mi ami: non come se le considerassi tue, ma come mie. Cerca in esse la mia gloria, non la tua, la mia signoria, non il tuo dominio; le anime che ho riscattato, non il tuo vantaggio personale.

 

Preghiamo, fratelli carissimi, per la Santa Chiesa. Preghiamo e prepariamoci a combattere per lei, affrontando i nemici che vi si sono infiltrati e che oggi ne tengono il timone dirigendo la Barca di Pietro verso gli scogli. Sosteniamo pubblicamente quanti conducono questa battaglia con coraggio, spesso venendone perseguitati e ostracizzati. Non smettiamo di proclamare il Vangelo nella sua interezza, perché il silenzio di tanti, troppi pavidi finisce con l’essere complicità e non suona molto diverso dal rinnegamento di Pietro: Non lo conosco.

 

Ci accompagnino in questo tempo di prova e di disvelamento i Principi degli Apostoli, in onore dei quali offriamo alla Maestà divina la Vittima immacolata. Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus, ipsi intercedant pro nobis ad Dominum.

 

Amen.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo 

 

Viterbo, 29 Giugno MMXXVI 

Ss.rum Petri et Pauli Apostolorum

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Guido Reni (1575–1642), Pietro e Paolo (circa 1605), Pinacoteca di Brera, Milao.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Spirito

Gli scismatici buoni e quelli cattivi

Pubblicato

il

Da

Roma condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X in nome dello scisma, mentre allo stesso tempo alimenta scismi ben reali. Possiamo ancora parlare di coerenza?   Si può avere una mente logica eppure sbagliarsi. Ma il contrario non è possibile: affermazioni contraddittorie non possono essere entrambe vere allo stesso tempo. È così che alcuni cercano di ribaltare la situazione a danno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tentando di dimostrare l’incoerenza di una posizione che giura obbedienza al papa e al tempo stesso gli disobbedisce apertamente. Non si tratta qui di riesaminare la debolezza di tale obiezione, che trascura il fatto che l’autorità può essere fallace.   L’obiettivo qui non è quello di riesaminare la coerenza della posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ampiamente dimostrata altrove, ma di esaminare quella di Roma stessa. Senza per un istante ammettere che la Fraternità San Pio X sia scismatica, esaminiamo se Roma sia coerente nel trattarla come tale, dato il suo atteggiamento nei confronti di gruppi effettivamente scismatici.   1) Roma ha riconosciuto le consacrazioni episcopali con giurisdizione compiute in uno spirito chiaramente scismatico dal Partito Comunista Cinese e continua a riconoscere i vescovi nominati da un governo ufficialmente ateo e dottrinalmente materialista che cerca di controllare e sovvertire la dottrina cattolica per fini ideologici. Eppure, Roma si rifiuta di riconoscere le consacrazioni episcopali senza giurisdizione compiute senza intenti scismatici dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il bene delle anime. Lo scisma rivendicato è tollerato; lo scisma esplicitamente respinto è condannato.   2) Le scomuniche del 1054 contro i cosiddetti scismatici «ortodossi» – anch’essi eretici su diversi punti (1) furono revocate e «condannati all’oblio» da Paolo VI nel 1965 (2). Da allora, gli ortodossi hanno consacrato centinaia di vescovi con giurisdizione, senza mandato papale, senza il minimo riguardo per Roma e contro la volontà del Papa (3), senza che il Vaticano imponesse loro alcuna condanna. Eppure la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha visto revocate le sue scomuniche nel 2009 (4), solo per vederle ripristinate pochi anni dopo per consacrazioni effettuate senza giurisdizione, in stato di necessità e con il sincero desiderio di ottenere la comprensione di Roma.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

3) Il nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 844 §2, consente ai cattolici – in contrasto con la disciplina tradizionale – di confessarsi a un sacerdote scismatico in determinate circostanze e, incidentalmente, riconosce la validità usuale del sacramento della penitenza per alcuni scismatici (5) . Eppure il decreto del 2 luglio nega questa validità ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Con quale logica peculiare la confessione sarebbe valida per gli scismatici orientali ma invalida in una Fraternità Sacerdotale San Pio X considerata scismatica?   4) Il canone 1117 dello stesso Codice esenta coloro che sono nati all’interno dello scisma dall’obbligo di osservare la «forma canonica» del matrimonio. In altre parole, i matrimoni tra scismatici sono considerati validi secondo il diritto canonico. Tuttavia, la nota del 2 luglio dichiara invalidi i matrimoni all’interno della FSSPX, ma allo stesso tempo considera la FSSPX scismatica dal 1988, a rischio di una completa contraddizione. (6)   5) Il cardinale Ratzinger disse degli scismatici orientali che «Roma non dovrebbe chiedere all’Oriente, riguardo alla dottrina del primato, più di quanto sia stato formulato e vissuto durante il primo millennio» (7). Al contrario, la nota del Dicastero per la Dottrina della Fede richiede ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere che il Concilio Vaticano II costituisce un autentico magistero al quale si deve aderire. I primi sono tenuti a riconoscere il primo millennio; la Fraternità Sacerdotale San Pio X, gli ultimi cinquanta.   6) A seguito del Concilio di Giovanni Paolo II, Roma riconosce ora gli scismatici orientali come «Chiese sorelle», e documenti romani ufficialmente approvati hanno affermato – in aperta sfida al dogma proclamato da Bonifacio VIII – che il primato papale non è un elemento necessario per la salvezza (8) e che la conversione degli scismatici orientali non dovrebbe più essere ricercata (9). Eppure, il 2 luglio, la DDF ha dichiarato, in un registro di proclami che si credeva scomparso senza lasciare traccia dopo il Concilio Vaticano II, che «tutti i fedeli sono esortati a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice». Questa dichiarazione era indirizzata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che tuttavia riafferma il primato papale contro un collegialismo che mina l’autorità papale. Ciò che non è più rilevante per i veri scismatici che non riconoscono questo primato diventa un’affermazione teatrale di fronte a coloro che già lo riconoscono.   7) Il Papa ha steso il tappeto rosso per accogliere Sarah Mullaly, l’«Arcivescova» di Canterbury, con tutti gli onori dovuti a un arcivescovo, nonostante la dottrina cattolica non riconosca la validità delle consacrazioni anglicane né l’ordinazione delle donne e, inoltre, sostenga posizioni sull’omosessualità, sui diritti LGBT e sull’aborto che sono gravemente contrarie alla morale tradizionale. Eppure, Roma non si affretta a rispondere alle lettere del Superiore Generale di una congregazione interamente cattolica e si rifiuta ostinatamente di ascoltare le sue ripetute richieste di udienza con il Papa.

Iscriviti al canale Telegram

8) Il 26 marzo, Roma ha promosso il vescovo Heiner Wilmer dalla sede di Hildesheim a quella di Münster, tre volte più grande. Eppure, questo vescovo appoggia apertamente il Cammino sinodale tedesco, le cui richieste conducono sempre più allo scisma, se non addirittura all’eresia: l’ordinazione delle donne, la messa in discussione della morale sessuale e la benedizione delle coppie omosessuali. Roma, quindi, premia un vescovo che appoggia questa deriva scismatica, mentre nega le sedi episcopali a coloro che si sforzano di preservare intatta la fede cattolica.   9) Il 5 marzo 2023, il cardinale Fernandez, allora arcivescovo di La Plata, pronunciò un’omelia in cui criticava la teologia tradizionale della Chiesa: «[La Chiesa] ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per categorizzare le persone, per etichettarle. “Questo è così, quello è cosà. Questo può ricevere la comunione, quello no. Questo può essere perdonato, quello no…” È terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Eppure, lo stesso uomo che un tempo rifiutava l’esclusione e le etichette ora pronuncia l’esclusione di tanti fedeli devoti alla fede cattolica, li raggruppa sotto la famigerata etichetta di «scismatici» e stabilisce precise condizioni per il «ritorno» dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).   Dobbiamo dunque concludere che esistono due categorie di scismatici? La prima, i «buoni scismatici», è benvenuta quando rifiuta sinceramente i dogmi cattolici e l’autorità della Sede Apostolica. La seconda, i «cattivi scismatici», è trattata con inflessibile severità perché si rifiuta di vedere la dottrina cattolica modificata, sforzandosi al contempo di rimanere unita al Romano Pontefice. In altre parole, i cattivi scismatici… proprio perché non sono scismatici.   Tuttavia, questo atteggiamento possiede, nella sua essenza, una certa coerenza, come ha affermato lo stesso Nostro Signore: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Mt 6,24). Non si può infatti cercare di avvicinarsi a coloro che sono ai margini della Chiesa senza, al contempo, allontanarsi dal suo centro. Non si può offrire amicizia a chi rifiuta la fede cattolica senza finire per guardare con sospetto a coloro che si sforzano di preservarla intatta e che, prima o poi, diventano un rimprovero vivente e un ostacolo.    Di conseguenza, diventa quasi inevitabile che coloro che rifiutano la fede vengano trattati come partner, mentrecoloro che si rifiutano di abbandonarla diventino i veri avversari. La severità di Roma testimonia quindi indirettamente l’integrità della Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Don Frédéric Weil   NOTE 1) In particolare, il primato papale, l’infallibilità papale e l’Immacolata Concezione.   2) Dichiarazione congiunta di Papa Paolo VI e del Patriarca Atenagora del 7 dicembre 1965.   3) A meno che non si voglia presumere che i papi accettino tali consacrazioni, il che solleva molti altri seri problemi teologici e un’ulteriore incoerenza riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.   4) Va notato che il decreto del 2009 ha revocato solo le presunte scomuniche dei quattro vescovi, senza mai menzionare i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Si deve quindi concludere che Roma non considerava i sacerdoti della Fraternità San Pio X scomunicati, contrariamente alla sorprendente nota del 2 luglio.   5) Il canone 844 §2 afferma: «[…] è permesso ai fedeli che sono fisicamente o moralmente impossibilitati a ricorrere a un ministro cattolico di ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli Infermi da ministri non cattolici nella cui Chiesa questi sacramenti sono validi». Questo canone presuppone logicamente che il sacramento della Penitenza sia già consuetudinariamente valido tra gli scismatici, anche prima dell’eccezione in esame. Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo del 1993 ribadisce la stessa disposizione al paragrafo 123, specificando che si applica ai ministri delle Chiese scismatiche orientali. Ciò solleva una questione sussidiaria, poiché il canone 966 richiede che il sacerdote che ascolta le confessioni abbia ricevuto questa facoltà dall’autorità, così come il canone 722 §2 del Codice delle Chiese Orientali. Come possono gli scismatici essere considerati in possesso di questa facoltà di confessione da un’autorità papale che essi stessi rifiutano? Due ipotesi: – O Roma concede agli scismatici una giurisdizione generale supplementare, nel qual caso non è chiaro perché tale facoltà venga negata alla FSSPX. – Oppure Roma si basa sulla nuova idea del Concilio Vaticano II, secondo la quale la giurisdizione è conferita dalla consacrazione episcopale, per concludere che i vescovi scismatici possono concedere questa facoltà di confessione ai loro sacerdoti. Ma allora come potrebbe Roma giustificare il fatto che la FSSPX non abbia questo potere? Dovremmo forse concludere che la FSSPX in realtà non possiede alcuna giurisdizione, come afferma, il che implicherebbe che la giurisdizione non derivi dalla consacrazione, contrariamente al Concilio Vaticano II, e quindi che la FSSPX non sia scismatica? Chi può comprendere… Da parte nostra, continueremo ad ascoltare validamente le confessioni in virtù di una giurisdizione supplementare derivante dall’analogia giuridica (can. 20/CIC 1917; can. 19/CIC 1983).   6) Ammesso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia scismatica (cosa che non ammettiamo), sarebbe comunque coerente, secondo il diritto canonico, considerare invalidi i matrimoni di cattolici che siano «entrati nello scisma» durante la loro vita, poiché in tal caso sarebbero considerati come se avessero abbandonato la Chiesa con un atto formale e sarebbero quindi soggetti al Motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che li obbliga alla forma canonica e quindi invalida il loro matrimonio. Ma questo non potrebbe mai applicarsi a due persone nate dopo il 1988 nella Fraternità Sacerdotale San Pio X a causa del canone 1117. Dovremmo quindi interpretare la nota del 2 luglio come un velato riconoscimento del fatto che i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X siano in gran parte cattolici provenienti da strutture ufficiali? O dovremmo in definitiva considerarla come un’ammissione che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è scismatica e quindi soggetta alle leggi comuni della Chiesa sulla forma canonica del matrimonio? Lasciamo a Roma il compito di risolvere le proprie contraddizioni e noi, da parte nostra, continueremo a celebrare validamente i matrimoni dei fedeli in virtù del canone 1098/CIC 1917 (c. 1116/CIC 1983).   7) Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre: Bausteine ​​​​zur Fundamentaltheologie, Monaco, 1982, p. 209.   8) «Lo ius divinum non deve essere inteso nel senso che il primato universale, quale istituzione permanente, sia stato stabilito direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Né significa che il primato universale sia una “fonte della Chiesa”, come se la salvezza di Cristo dovesse necessariamente passare attraverso di esso». (Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana (ARCIC I), citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e Sinodalità nei Dialoghi Ecumenici e nelle Risposte all’Enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 49).   9) «Questa forma di “apostolato missionario”, […] che è stata chiamata “uniatismo”, non può più essere accettata né come metodo da seguire né come modello dell’unità ricercata dalle nostre Chiese». Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, Uniatismo, un metodo di unione del passato e l’attuale ricerca della piena comunione (Dichiarazione Balamand, 23 giugno 1993), n. 12, citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 131.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari